NESSUNA GIUSTIZIA – Nella condanna a morte di Saddam Hussein neanche l’ombra della giustizia

8 novembre 2006 at 13:52 9 commenti

Il Partito umanista esprime tutto il suo dissenso rispetto alla condanna a morte dell’ex-dittatore iracheno. Lontano dall’essere un atto di giustizia, la condanna a morte Saddam Hussein non rappresenta neanche una vittoria.Il verdetto del tribunale speciale di Bagdad riguarda il massacro di 148 sciiti nel villaggio di Dujail, dopo un fallito attentato alla vita del rais, vale a dire una delle tante repressioni, neanche la più grave. Oltre ad essere una pratica che nulla ha a che vedere con la giustizia, la condanna a morte, in questo caso, è anche un clamoroso sbaglio, perché avrà come unici risultati quello di far diventare Saddam Hussein un martire per i sunniti e di inasprire ulteriormente i rapporti tra le diverse etnie in Iraq.
È successo molte altre volte: l’attuale amministrazione americana ha sbagliato di nuovo. Tutta la vicenda, dall’arresto di Saddam Hussein fino ad oggi, è stata gestita malissimo ed è finita ancora peggio. Il fatto, poi, che tale condanna sia stata pronunciata alla vigilia di importanti elezioni negli Stati Uniti, dimostra quanto poco Bush, i conservatori e buona parte dei democratici abbiano veramente a cuore il futuro del popolo iracheno.
La volontà di far coincidere i due eventi – la condanna a morte di Saddam Hussein e le elezioni americane – è dimostrata dalla “strana” fretta della Corte del Tribunale di Bagdad, che non ha consentito alla difesa di convocare un certo numero di testimoni a discarico che dovevano ancora essere ascoltati. Secondo la difesa molti documenti prodotti dall’accusa contro gli imputati erano falsi e il tribunale non ha convocato esperti internazionali per verificarne l’autenticità, ma solo “esperti” iracheni legati all’attuale ministero dell’interno.
Per non parlare della dubbia imparzialità della stessa corte giudicante. Prima di tutto i giudici sono stati nominati dal governo, il che già la dice lunga sulla loro imparzialità, visto che uno dei pilastri di un paese democratico è proprio l’indipendenza tra il potere esecutivo e quello giudiziario.Ma non è bastato: infatti alcuni giudici sono stati anche sostituiti, perché non si allineavano sulle posizioni ufficiali delle autorità o si dimostravano scarsamente efficaci.Infine il tribunale, sin dall’inizio, è stato finanziato dagli Usa, che hanno anche elaborato il suo Statuto, poi formalmente approvato dall’Assemblea nazionale irachena nell’agosto 2005.

L’esultanza di Bush alla notizia della condanna a morte dell’ex dittatore iracheno presenta sostanzialmente due aspetti: la prevedibilità e la stupidità.

Il primo aspetto – la prevedibilità – deriva dal fatto che G. W. Bush, quando era governatore dello stato del Texas, è stato corresponsabile della condanna a morte di ben 147 persone.

Inoltre se il presidente americano avesse voluto un processo regolare e una giustizia imparziale, avrebbe consegnato Saddam Hussein al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja. Ma Gli Stati Uniti, come anche la Cina e la Russia, non hanno ratificato il trattato che ha istituito il TPI, non solo perché il TPI non prevede la pena di morte, ma sostanzialmente perché non vogliono correre il rischio di vedere un giorno i propri responsabili sul banco degli imputati.

Il motivo principale, però, del perché non era gradito un processo con un dibattimento trasparente – come indubbiamente sarebbe stato se si fosse svolto in un tribunale internazionale – sta nel fatto che sarebbero emerse le complicità tra Saddam e gli americani, soprattutto quando Saddam, durante la guerra Iran-Iraq, era il potente rais laico che si opponeva all’islamismo iraniano.

Eppure, visto che Saddam Hussein è stato condannato per “crimini contro l’umanità”, un tribunale internazionale sarebbe stata la sede più adatta per affrontare un crimine del genere.

Il secondo aspetto – la stupidità – deriva dalla constatazione che l’esultanza di Bush è l’espressione di un sentimento tipico di chi sta partecipando attivamente a quella che ormai, in Iraq, è diventata una vera e propria guerra civile. Ora, se Bush è il presidente di un paese che ha mandato centinaia di migliaia di soldati in Iraq per favorire l’avvento della democrazia e della pace, come fa ad esultare per un evento – la prossima impiccagione di Saddam – che promuoverà, se non l’ha già fatto, il rais al ruolo di martire e simbolo della rivolta sunnita, e alimenterà al tempo stesso l’intransigenza sciita che punta su una rapida esecuzione della sentenza?

Se non si tratta di stupidità – e avremmo dei forti dubbi in proposito – allora è mero calcolo elettoralistico. Ma sappiamo, anche per le recenti esperienze che qui in Italia abbiamo avuto e continuiamo ad avere, che i due aspetti – la stupidità e il calcolo egoistico – se portati avanti con perseveranza, alla fine possono coincidere.

Pur non mettendo assolutamente in dubbio le accuse nei confronti di uno dei peggiori criminali della storia umana, gli umanisti rifiutano la logica della vendetta, di cui la pena di morte è una delle espressioni peggiori.

Ciò che sta accadendo in Iraq è orribile. Inoltre gran parte della stampa e dei media ci bombarda con un’informazione settaria e politicizzata, senza mai parlare della situazione irachena se non in termini di quanti morti ci sono stati oggi e quanti ieri. Raramente si assiste ad una riflessione seria e approfondita. Intanto il paese è martoriato da una vera e propria guerra civile.

Altrimenti il rischio è quello di generare, con l’impiccagione di Saddam, un altro Saddam.

Carlo Olivieri – Segreteria Programmatica Partito umanista

  Accanto: il kit del Saddam impiccato, ultima disgustosa “trovata” del tabloid inglese “The Sun”, il giornale più venduto del Regno Unito (ivi, commento n° 1)

“Non esiste bestia al mondo, per quanto feroce, che non abbia almeno un sentimento di pietà. Ma io non ne ho alcuno, perciò non sono una bestia”. (Shakespeare, Riccardo III)

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Entry filed under: il punto caldo, Italia, Europa, mondo, Politica-Mente, strade umaniste.

AMICO ASSOLUTO REALTA’ SENZA DIO, OGGI

9 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  9 novembre 2006 alle 12:10

    LA MORTE COME UN VIDEOGAME
    Da “la Repubblica” del 7 novembre, questa edificante notizia:
    “Il kit per Saddam impiccato” sul tabloid londinese The Sun
    LONDRA – Un Saddam da ritagliare e impiccare. Il tabloid The Sun, il giornale più venduto del Regno Unito, ha unito la figurina dell’ex raìs al classico gioco dell’impiccato. “Il vostro kit per Saddam impiccato, ritagliate e giocate il nostro divertente gioco del cappio”, titola l’articolo.
    Accanto, una foto del deposto leader iracheno, condannato a morte per impiccagione due giorni fa. Sezionata in varie parti da ritagliare; man mano che si azzeccano le lettere di due celebri frasi dedicate all’ex dittatore (un titolo sempre scandaloso del Sun dopo la cattura, e il soprannome che Saddam si guadagnò dopo le stragi contro i nemici interni), un pezzo della figurina può essere portato sotto al cappio, esattamente come nel gioco dell’impiccato.
    “Una volta che tutte le parti del tiranno saranno appese al cappio, Saddam avrà finalmente avuto quel che si merita”, conclude la didascalia.
    ****
    Il “Sun” non mi stupisce di certo. E non perché si tratti di un “giornale popolare” (io lo definirei in altro modo, ma pazienza). O meglio, proprio per quello, visto che si conferisce a “popolare” l’equivalente di “bocca buona” oppure “gossip”, o anche “stampa rosa”; quanto ci sia di “buono” e di “rosa” nel simpatico puzzle offerto in omaggio col giornale, ognuno può constatarlo.
    La volgarità del consumo, la ferocia del voyeurismo, l’annullamento della realtà, la morte come un evento di Halloween: finzione, videogame. Di qui ai riti satanici, ai sassi dal cavalcavia, il passo è davvero breve. E’ un nesso logico, inevitabile.
    Togliere sacertà alla morte, sia pure alla morte di un assassino, è negare la vita stessa. La vita e la morte appartengono entrambe, nella loro interezza, al nostro mondo, alla nostra specificità. Paradossalmente ma non troppo, ridicolizzando o banalizzando la morte, si nega anche la vera vita.
    La vita diventa strumento, tecnologia, pezzo smontabile, puzzle. Ci si scompone, ci si decompone. L’anima è un videogame. Quali conseguenze!
    Il “Sun” è un giornale “popolare”, letto anche dai ragazzi e dagli anziani. Da tutti. L’assuefazione al male “finto”, crea dei mostri veri. Faremmo bene a riflettere su queste cose, prima di chiamare “barbari” gli iracheni…

    Rispondi
  • 2. pato  |  10 novembre 2006 alle 13:00

    A volte bastano semplici gesti per partecipare agli eventi di un epoca.

    Nessuno Tocchi Caino si batte da anni contro la pena di morte nel mondo e riproporrà la richiesta di moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    INVITO

    NESSSUNO TOCCHI CAINO e la NAZIONALE ITALIANA CANTANTI

    in collaborazione con

    MEDFILM FESTIVAL e l’associazione INVIATI PER LA SOLIDARIETA’ (onlus)

    Il nome è tratto dalla Genesi. Nella Bibbia non c’è scritto solo “occhio per occhio, dente per dente”, c’è scritto anche: “Il Signore pose su Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato”. Nessuno tocchi Caino vuol dire giustizia senza vendetta.

    LANCIANO LA RACCOLTA FIRME ON LINE PER

    NESSUNO TOCCHI CAINO – NESSUNO TOCCHI SADDAM

    SABATO 11 NOVEMBRE 2006

    h. 17.45
    AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE
    (via della Conciliazione 4 a Roma)
    con

    ENRICO RUGGERI (Presidente Nazionale Italiana Cantanti)
    NICOLO’ FABI, cantante
    CARMEN MAURA, attrice
    LUCA BARBAROSSA, cantante
    ANDREA MINGARDI, cantante
    LINA SASTRI, attrice
    PASQUALE SQUITIERI, regista
    PASQUALE SCIMECA, regista
    ANDREA MIRO’, cantante
    ALESSANDRO HABER, attore
    STEFANO DISEGNI, vignettista
    GIULIANO GIUBILEI, giornalista
    RAFFAELE GENA’, giornalista
    LAMBERTO SPOSINI, giornalista
    Prof. GIUSEPPE CAPUA, Presidente anti doping Federcalcio
    SERGIO D’ELIA, segretario di Nessuno tocchi Caino
    ELISABETTA ZAMPARUTTI, tesoriere di Nessuno tocchi Caino
    GINELLA VOCCA, Presidente del Medfilm Festival
    e molti altri ancora….

    L’evento è per rilanciare la raccolta firme on line ( http://www.nessunotocchicaino.it) per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali e per l’appello “Nessuno tocchi Saddam” che non significa la sua impunità, ma il rispetto della sua dignità umana. La recente condanna a morte di Saddam Hussein può essere ancora scongiurata solo con una grande mobilitazione di opinione pubblica oltre che di parlamenti e di governi. Ma non c’è solo Saddam. Ogni anno oltre 5000 persone sono giustiziate nel mondo. Per tutti loro occorre rilanciare urgentemente la campagna per una moratoria ONU di tutte le esecuzioni capitali che è la via maestra per giungere all’abolizione della pena di morte. Nel corso della manifestazione scorreranno le immagini realizzate da Oliviero Toscani per Nessuno tocchi Caino.

    Ti aspettiamo!!!

    L’ingresso è aperto al pubblico
    Per informazioni: 06 6880 3848 – http://www.nessunotocchicaino.it

    _________________
    …..Se non ha un’alba in piu gli do la mia! Finche durera, ma per passare passa notte balorda la tua eternita…..

    Rispondi
  • 3. pato  |  10 novembre 2006 alle 15:16

    CIAO A TUTTI …GRAZIE A DANIELA .:)

    VOLEVA DIRE CHE NESSUNO DI NOI …PUO LASCIARE DI FIRMARE QUESTO
    PETITORIO

    SI NO LO VUOI FARE PER SADDAM LO PUO FARE PER ALTRI 5.000 PERSONE NEL MONDO CHE STANNO ASPETTANDO LA PENA DI MORTE.

    VI PREGO …FIRMATE .

    NESSUNO TOCCHI CAINO E UNA SOCIETA SERIA ..
    CHE FA ANNI LOTTA PER LA LIBERTA E IL NO ALLA PENA DI MORTE..

    SI HANNO SALVATO MILE DI VITA …CON UNA FIRMA.

    un bacio a tutti

    e piu che DECIRE…E FARE. 🙂

    pato 🙂

    Rispondi
  • 4. giancarlo  |  10 novembre 2006 alle 19:44

    Firmata la petizione di nessunotocchicaino…

    Rispondi
  • 5. rino  |  10 novembre 2006 alle 20:30

    E delle famose ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA che NON esistevano, NE VOGLIAMO PROPRIO PARLARE??????

    Per fortuna l’altro giorno i guerrafondai di Bush le hanno prese di santa ragione alle elezioni, perdendo la maggioranza in senato e alla camera, Rumsfeld se ne è andato fuori dalle scatole, purtroppo è rimasto Swarnegger in California, speriamo che mandino via anche lui il più presto possibile…

    Rispondi
  • 6. danielatuscano  |  11 novembre 2006 alle 8:25

    Io invece ho appena saputo che l’otto per mille destinato alla “cultura” serviva in realtà per finanziare la guerra in Iraq… Io ad ogni buon conto non gli ho mai dato un centesimo, lo versavo alla Chiesa cattolica ma ho smesso da quando è stato eletto Ratzinger (preferendole associazioni serie, come la Prometeo). Anche in quest’ultimo caso – della Chiesa cattolica, intendo – mi hanno riferito che i soldi servivano più che altro a pagare gli avvocati rotali per le pratiche di annullamento del matrimonio, altro che opere di bene… 😡 ma non so nulla di preciso al riguardo, mentre la prima news è documentata e quanto prima la metterò in bell’evidenza.

    Rispondi
  • 7. Massimo Trapani  |  11 novembre 2006 alle 10:39

    Oddio Danie’ quanto sono combattuto, ma quanto !!!
    Non voglio essere fautore della pena di morte, no assolutamente, ma non ce la faccio, non ce la faccio proprio a dimenticare i 5000 curdi e tutto i genocidi attuati da Saddam e dai suoi fedelissimi. Lo metto allo stesso paragone con Hitler e Mussolini, penso allora se e’ vero che dovremmo risparmiargli la vita, la stessa cosa doveva essere per i due dittatori sopra citati, delle belve feroci che se fossero state tenute in vita e condannate all’ergastolo avrebbero di sicuro cambiato il corso della storia contemporanea.
    Quale cattolico appoggio l’appello di Nessuno tocchi Caino, sicuramente, ma dentro me sento un subbuglio interiore che mi fa’ dire, perdonatemi, che in questo caso questa vita non dovrebbe essere salvata, in quanto non e’ la vita di un’uomo, anche se le sembianze sono esse, ci stiamo battendo per salvare la vita ad un’animale.

    Rispondi
  • 8. Adele  |  12 novembre 2006 alle 17:36

    Grazie Daniela per aver pubblicato questo articolo e aperto questa discussione interessante.
    Anche io di fronte alle atrocità commesse o istigate da Saddam Hussein rimango perplessa, però in ogni caso dentro di me sono serena quando affermo che la pena di morte non è una punizione perseguibile.
    Ancora una volta, e forse non è un caso che sia successo quasi in concomitanza con la condanna di Hussein, la lezione mi arriva forte e chiara dal Sud Africa, paese in cui vivo e che esce da un passato pesante di razzismo. E’ morto P.W. Botha, presidente del Sud Africa prima di F.de Clerk (fautore del cambiamento di regime, assieme a Mandela). Botha è stato uno dei più accaniti difensori dell’apartheid e della politica di segregazione. Anche lui è un criminale di “guerra”, responsabile della morte di migliaia di persone.
    E’ morto nel suo letto, all’età di 90 anni, circondato dall’affetto della sua famiglia.
    Non ha ricevuto funerali di stato, ma le bandiere erano a mezz’asta, e questo non è stato voluto dai nostalgici, ma da Thabo Mbeki, Presidente attuale, il cui padre ha speso gran parte della vita a Robben Island, l’isola prigione, e fu mandato lì proprio dal regime di Botha.
    Ho trovato le bandiere a mezz’asta eccessive, ma non è forse una lezione questa?
    Dopo la fine dell’apartheid il Sud Africa ha svolto dei processi, attraverso la commissione della verità e riconciliazione, ed ha potuto mettere le carte in tavola rispetto al passato.
    Un procedimento doloroso e lungo, che però alla fine ha dato i suoi frutti.
    Forse anche altre nazioni potrebbero prendere esempio da questo.
    A volte penso che anche l’italia dovrebbe fare un po’ di conti con la sua coscienza storica…

    Adele

    Rispondi
  • 9. danielatuscano  |  13 novembre 2006 alle 18:52

    Adele ha già risposto per me, e io non avrei saputo far di meglio. Tuttavia, visto che Massimo mi ha interpellata direttamente, mi sembra necessario fargli giungere anche la mia voce.

    Chi non condividerebbe la sua lotta interiore? Il suo senso della giustizia ne è fortemente scosso. “Ma perché – si chiede – difendere un dittatore sanguinario?”. E’ l’eterna domanda dell’innocente, perché Dio permette il male?

    Credo, tuttavia, che alla base ci sia un errore di prospettiva.

    Il senso dell’appello non è la difesa del dittatore Hussein. Forse, nemmeno dell’uomo Hussein, ma dell’uomo e basta. Perché sappiamo bene che, se misurando le sue azioni Hussein meriterebbe mille morti, l’uomo (Hussein) deve vivere, anche se consciamente ha rinunciato al suo status di uomo.

    Mi viene in mente quell’episodio di Balla coi lupi in cui, dopo aver sconfitto le truppe di Custer che stavano razziando un villaggio indiano, non risparmiando donne e bambini, il protagonista dice ai suoi amici Sioux: “Uccidere quegli uomini, oggi, è stato giusto. Mi ha fatto piacere”.

    Era giusto ed era un piacere, non escludo potesse trattarsi anche di un piacere sensuale.

    Il protagonista si gloriava di aver freddato un truce e obbrobrioso sergente che si apprestava a sparare a freddo alla tempia di un ragazzo indiano e che, subito dopo esser stato colpito, aveva teso un braccio verso di lui, in un’ultima, disperata, assurda richiesta di aiuto – o di odio?

    Allo stesso modo, nei Promessi sposi, il giovane Ludovico, poi fra Cristoforo, uccide il nobile che “voleva la morte di lui, ad ogni costo”. E che però, pochi istanti prima di spirare, chiede perdono. Ma Ludovico non si dà pace lo stesso, e finisce come sappiamo. Lui diventa un santo ecc.

    Balla coi lupi e Ludovico hanno però questo in comune: hanno agito d’istinto, per amicizia, per umanità, per spirito di conservazione.

    Riavutosi, Ludovico si sente colpevole perché ha distrutto una vita e perché, in qualche modo, ha cagionato anche lui una situazione che lo ha degradato a livello bestiale.

    Il punto è proprio questo: la vendetta, così istintiva e “naturale”, è davvero pienamente umana?

    Ci migliora? Ci fa stare bene, ci eleva? O non è assai simile alla manzoniana “bevanda del condannato”? Non è un piacere sensuale al limite del sadismo? Non innesca una reazione-domino, “di delitto in delitto, di scelleratezza in scelleratezza”?

    Porgere l’altra guancia non significa chiudere un occhio sui crimini. Ma non è nemmeno questione di scomodare questo insegnamento così inconcepibile, così poco “naturale” per noi che possiamo metterlo in pratica, a volte, solo con un aiuto superiore. No, qui ci troviamo a uno stadio ben precedente, al confine tra l’uomo e la bestia.

    La condanna a morte è bestiale, perché non ha neppure l’alibi di una reazione “a caldo”. Non c’è nulla di istintivo come nel caso di Balla coi lupi e di Ludovico, è anzi frutto di un calcolo ponderato, non nasce cioè dalla natura sbrigliata ma dall’intelligenza. Eppure il risultato, come dicevo, è bestiale. Volutamente.

    Già nel caso di Angelo Izzo https://danielatuscano.wordpress.com/2005/05/02/19/ e degli assassini di Baldoni https://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-dellumanita/ avevo parlato di individui che rinunciavano scientemente alla loro dignità di uomini ed erano regrediti verso l’animalità, usando, supremo abominio, proprio lo strumento – il cervello – che avrebbe dovuto distinguerli dagli esseri bruti. Non si tratta di loro. Si tratta di noi. E domando: possiamo ripagarli con la stessa moneta? Magari attraverso una vendetta di Stato?

    Per un Hussein impiccato, quanti Botha, come giustamente ha ricordato Adele, quanti Pinochet, quanti Stalin sono morti o moriranno tranquillamente nel loro letto?

    Ma Massimo obietta: e allora? cos’avreste fatto davanti a Hitler?

    Penso allora a un altro film tratto da Stephen King, La zona morta.

    Il protagonista per una serie di traumi personali riesce a prevedere il futuro e capisce che un nuovo astro nascente della politica sarà un novello Fuehrer che scatenerà una terza guerra mondiale. Sente che deve fermarlo a tutti i costi e chiede a un amico: “Tu cos’avresti fatto se avessi conosciuto in anticipo i piani di Hitler?”. Risposta: “Beh, se devo dirti la verità, l’avrei ucciso quel figlio di puttana”.

    Penso tutti conosciate il film e il suo epilogo, il protagonista non riesce a eliminare l’aspirante tiranno ma riesce comunque a rovinargli l’ascesa politica e quest’ultimo, disperato, si suicida.

    Sulla fine da riservare a Hitler siamo, è ovvio, tutti d’accordissimo e la terremmo (giustamente) per opera più che meritoria.

    Ma il discorso da cui sono partita non cambia di una virgola, l’omicidio, pur se legalizzato, non può mai diventare una regola (non per nulla lo è stato, nelle nazioni cosiddette civili, solo in situazioni eccezionali come la guerra ma di recente il nostro Codice l’ha vietato anche in questo caso), perché l’esperienza insegna che alle regole subentrano sempre le eccezioni e poi… e poi, ecco la domanda fondamentale, siamo sicuri che un Saddam, un Hitler, un Mussolini, un Franco siano sorti d’incanto, dal nulla?

    Non sono essi stati il frutto avvelenato di una cultura, di un’educazione, di una serie illimitata e impunita di soprusi, millanterie, violenze, pregiudizi che, quelli sì, avrebbero potuto essere fermati molto prima, e senza alcuno spargimento di sangue, né innocente né colpevole?

    Hitler sarebbe stato possibile senza una secolare tradizione di antigiudaismo cristiano, antisemitismo positivista, varie teorie delle razze superiori e inferiori, odio per il “diverso”, gelosia, invidia, rabbia, ignoranza e ostinazione in essa?

    Senza i roghi medievali e moderni sui giudei che bollivano e crocifiggevano i bimbi cristiani, ma anche senza le “battutine innocenti e spiritose” sull’ebreo usuraio, dal naso adunco, ipocrita falso ed egoista?

    La risposta è NO. No, se noi tutti avessimo avuta ben chiara la coscienza dell’intima uguaglianza con l’altro, Hitler e i suoi deliri avrebbero al massimo ammorbato le orecchie di qualche medico del sanatorio di Berlino dove il brutale idiota sarebbe stato legato al letto di contenzione.

    Certo, se ti ritrovi di fronte il brutale idiota col coltello brandito, il tuo istinto di conservazione reagisce! Ma non è necessario arrivare a questo punto.

    E giungiamo a Saddam e al senso dell’appello dei miei amici umanisti.

    Ci poniamo le stesse domande: Saddam è sbucato dal nulla? Davvero gli americani ignoravano le sue stragi di curdi e di sciiti? Davvero potevano credere, nei lunghi anni in cui è stato da essi foraggiato e rifornito di armi (come lo stesso Bin Laden e i Talebani in funzione anti-sovietica), che si trattasse di un leader civile e democratico ingiustamente assediato dalla furia fondamentalista degli ayatollah?

    Chiaramente NON lo credevano, non lo crede nemmeno Bush, che pure non è un’aquila.
    Saddam è ora un pretesto, un sinistro trofeo da brandire per rivalutare una campagna iniziata male e condotta peggio. Merce di scambio, che non serve più. E tutto quanto è molto sporco. Peggio: è disonesto.

    Uccidere il “cattivo” sostenuto fino a ieri, mostrarsi più “cattivi” per essere considerati “buoni”: ma davanti a quale frutto di perversione mentale ci troviamo davanti?

    Ecco allora che il rifiuto di questa logica belluina, belluina come Saddam, deve scattare altrettanto istintivamente.

    Perché, allora, non uccidere anche Botha? Perché aver sostenuto Pinochet? Perché Batista? Perché gli assassini di Romero (Romero!)? Perché, perché…?

    Tutto quanto prescinde dal caso Saddam per toccare tutti noi. Come disse un sacerdote in tv: “Forse X non era un bravo cristiano. Ma chi lo è? Allora, dovremmo essere tutti uccisi”.

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