STOP AIDS!!!

1 dicembre 2006 at 19:42 8 commenti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 preservativoDall’inizio della pandemia a oggi in Italia sono stati diagnosticati 56.076 casi di Aids: tra questi 16.940 sono riferiti alla Lombardia e 8.620 alla sola provincia di Milano, dato che corrisponde al 15% dei casi nazionali, con un tasso di incidenza di 5,3 nuovi casi su 100.000 abitanti nella provincia (dati COA/ISS dicembre 2005). Di questi 8.620 casi nella provincia ben 4721 (54,8%)è riferito a cittadini milanesi.

Da un punto di vista della diffusione del virus la situazione è anche più preoccupante. Infatti si stima che le persone viventi in Lombardia con HIV/AIDS possano essere tra le 25.000 e le 35.000.

In Italia le persone infette asintomatiche (no AIDS) sono circa 140.000 ed il 70% sono persone eterosessuali. Il 50% delle persone positive al test è già in Aids. Mentre il 75% delle donne HIV ha contratto il virus da un partner fisso, il 10% ha già delle resistenze ai farmaci. La popolazione omosessuale sta tornando ad essere una categoria a rischio dimostrando un abbassamento della guardia preoccupante. Numerose donne in gravidanza si rifiutano di fare il test.

Questo è un panorama preoccupante, poiché dimostra che le poche campagne di prevenzione sono state totalmente insufficienti.

Massimiliano Frassi

In questi anni l’attenzione verso il morbo sta calando. Fino a poco tempo fa c’era più attenzione, o meglio, più PAURA… con conseguente emarginazione dei “sospetti”. Oggi invece c’è un disinteresse diffuso, infatti i dati c’informano che i casi stanno aumentando, anche in Europa. Se ne è accorta persino
la Chiesa, visto che pochi giorni fa papa Ratzinger ha incaricato una commissione di esperti di valutare la possibilità di ammettere l’uso del preservativo nei casi di coniuge con Hiv+. Ricordo bene le prediche dei moralisti negli anni ’90: il profilattico è uno strumento intrinsecamente cattivo, perché da un lato è come se si dicesse al partner: “Ti voglio perché ti amo”, ma dall’altra: “Mi proteggo da te perché mi uccidi”. His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, veniva boicottata qualsiasi campagna non solo di prevenzione, ma anche di educazione sessuale.

Anche se non credo che la posizione della Chiesa cambierà, l’annuncio della commissione resta comunque sintomatico.Le associazioni gay si sono mobilitate per prime contro il flagello che, all’inizio, sembrava colpire soprattutto la loro comunità. E ciò tra l’indifferenza e il disprezzo della maggioranza dei “normali” che ritenevano l’Aids la “peste dei froci”. Ben presto si è scoperto che si trattava, invece, di una malattia molto… democratica, come del resto tutte le malattie che si “rispettino”, e mieteva vittime indifferentemente fra gay, etero, tossicodipendenti, e, giusto per non farsi mancar nulla… bambini.Quando, in Europa e nei Paesi ricchi, l’avanzata parve arretrare grazie di nuovo a una massiccia campagna di prevenzione, tornò il disinteresse: tanto a schiattare erano solo gli africani.Il risultato è che le cifre dei decessi sono tornate a livelli stratosferici, e il vaccino, malgrado i miglioramenti ottenuti nella cura soprattutto dei sieropositivi, ancora non esiste. In altre parole di Aids si continua a morire. I reparti infettivi degli ospedali pullulano di persone giovani o giovanissime, assistite dai genitori o dagli amici, ed è straziante la condizione vissuta non soltanto dai protagonisti, ma anche dalle madri e dai padri, costretti a vedere deperire i figli ancor giovani per uno sfregio maledettamente brutale, allucinante e sgarbato riservatogli dalla vita.Ma abbiamo accennato ai bambini. Quelli d’Africa, senza dubbio, ma non solo loro. Massimiliano Frassi c’informa che l’Aids dilaga presso la popolazione infantile dei Paesi dell’Est europeo anche per colpa della pedofilia. I “predatori di bambini”, per usare il titolo di un suo libro di successo, nella loro insaziabile fame di “carne fresca” non si accontentano di lasciar impresso in quella stessa carne lo stigma indelebile dell’obbrobrio: ma spesso, quando risparmiano la vita (fisica) alle loro piccole vittime, ne aggiungono un altro, una morte per procura, che li afferrerà più tardi, ancor più inermi, vacillanti, soli.Per questo segnalo con piacere anche l’iniziativa dell’Arcigay a favore di quegli stessi piccini, qui sotto. Se mai ci volesse altro per far sussultare le nostre sbiadite coscienze…

 

Daniela Tuscano

COMUNICATO STAMPA

Bologna, 30 novembre 2006 

AIDS: ARCIGAY RACCOGLIE FONDI PER ADOZIONE BAMBINI SIEROPOSITIVI

INIZIATIVE DELL’ASSOCIAZIONE IN DECINE DI CITTA’ PER
LA GIORNATA CONTRO L’AIDS
 
Un progetto pilota per l’adozione a distanza di bambini orfani sieropositivi e 80mila profilattici distribuiti gratuitamente nella rete dei 67 circoli ricreativi dell’associazione. In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids del 1° dicembre, sono decine le iniziative che coinvolgono Arcigay su tutto il territorio nazionale. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, i comitati locali di Arcigay sono impegnati in convegni, concerti, feste, iniziative di raccolta fondi, punti di consulenza, mostre fotografiche, spettacoli teatrali, proiezioni di film, distribuzione di preservativi e materiale informativo davanti alle scuole e nelle discoteche. Tra le città interessate: Aosta, Bologna, Brescia, Catania, Cremona, Domodossola, Genova, Mantova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Pistoia, Reggio Emilia, Roma, Urbino e Verbania. Una nuova fase di impegno contro l’Aids meno ideologica è più efficace” è la richiesta che il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, rivolgerà domani pomeriggio al ministro Livia Turco, parlando davanti al presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, all’iniziativa
“Stop Aids. Mantenere la promessa” organizzata dal ministero della Salute, al Palazzo dei congressi di Roma. Le richieste dell’associazione includeranno pure “campagne informative specificamente indirizzate ai gay, una massiccia diffusione del preservativo in più luoghi possibili, la promozione del test per l’Hiv, un monitoraggio sulla qualità del trattamento offerto alle persone sieropositive sul territorio nazionale”. 
Tra le novità messe in campo da Arcigay quest’anno, un’iniziativa pilota di raccolta fondi a sostegno di un programma di adozione a distanza di bambine e bambini orfani e sieropositivi dello stato dello Swaziland, nell’Africa meridionale. Il programma, dal nome “Una scuola per amica”, è gestito da Legambiente e garantisce ai piccoli orfani di Aids che vivono in stato di semiabbandono, un luogo protetto dove crescere, essere curati, assistiti e coccolati. Dal 1° dicembre al 6 gennaio, i clienti del club affiliato Arcigay, Frequency, di Roma, potranno devolvere al programma di adozione i soldi di resto delle loro consumazioni. L’ammontare raccolto sarà raddoppiato da una donazione dei gestori del locale. Garanti della raccolta fondi saranno l’onorevole Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario Arcigay e il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri, co-fondatore dell’associazione. Nei locali affiliati e nei principali punti di ritrovo di Arcigay saranno inoltre installati speciali dispenser per la distribuzione gratuita di 80mila preservativi. L’elenco completo delle iniziative dei comitati territoriali Arcigay, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, sarà consultabile sul sito http://www.arcigay.it. Ufficio stampa Arcigay:
Luigi Valeri, cell. 335.310655, tel. 051.6493055, e-mail: luigi.valeri@arcigay.it

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Entry filed under: associazione Prometeo, il punto caldo, semi di speranza, Uguali&Diversi.

AMICIZIA E’… FAMIGLIA – Daniela Tuscano, Daniele Quattrocchi e Stefania Travagin LA PACE COMINCIA DENTRO DI NOI

8 commenti Add your own

  • 1. associazione prometeo  |  1 dicembre 2006 alle 20:30

    A TUTTI I NOSTRI CONTATTI,
    CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE.

    Incontro solidale

    Carissimi Amici,
    Vi inviamo in allegato la lettera di invito alla cena di solidarietà che si terrà il prossimo sabato 16 dicembre.
    Quest’anno la cena sarà interamente dedicata al problema dell’infanzia violata in Romania. In nostri operatori di ritorno da Bucarest ci racconteranno le ultime notizie sui bimbi da noi seguiti a distanza e si presenterà la nuova edizione del libro di Massimiliano Frassi “I bambini delle fogne di Bucarest – versione aggiornata”.
    Vi preghiamo di diffondere a tutti i vostri contatti questo invito intervenendo così numerosi, per poter creare un fronte comune in difesa dell’infanzia violata.
    Vi aspettiamo
    Gli amici di Prometeo

    p.s.: per chi viene da fuori provincia la possibilità di alloggiare a prezzi bassissimi. Una bella occasione per una gita fuori porta.

    Rispondi
  • 2. donatella  |  1 dicembre 2006 alle 21:13

    AIDS: 17/A GIORNATA MONDIALE, MONITO E’ TENERE ALTA GUARDIA

    ROMA – Nella 17/ma Giornata mondiale di lotta all’Aids proclamata dall’Onu, da esperti e associazioni giunge un chiaro monito: e’ necessario non abbassare la guardia poiche’ il virus continua a diffondersi, soprattutto nei paesi piu’ poveri e tra donne e bambini.

    Una Giornata densa di iniziative, ma anche all’insegna delle polemiche per il mancato finanziamento da parte dell’Italia al Fondo Globale per la lotta ad Aids, malaria e tubercolosi. Mentre si riaccendono le speranze per la messa a punto di un vaccino contro quella che e’ stata ormai definita la pandemia del nostro secolo: Ci vorranno ancora 5-6 anni, ha precisato il ministro della Salute Girolamo Sirchia spegnendo i facili ottimismi, ma intanto la ‘madrina’ del vaccino italiano contro l’Aids messo a punto dall’Istituto superiore di Sanita’, Barbara Ensoli, ha definito positivi i risultati della prima fase di sperimentazione.

    MONITO ASSOCIAZIONI: TENERE ALTA LA GUARDIA, ALLARME BAMBINI

    Nel mondo, ci sono tre milioni di piccoli colpiti dal virus: ”Ma sono principalmente nei paesi poveri – ha affermato il responsabile medico di Medici senza frontiere (Msf), Gianfranco De Maio – e non rappresentano, dunque, un mercato appetibile per le aziende farmaceutiche’ ‘. La mancanza di farmaci pediatrici, e’ l’allarme di Msf, e’ oggi un ”problema gravissimo” . Contro il virus e’ quindi necessario non abbassare la guardia, soprattutto in relazione ai piu’ piccoli. Per questo, Msf ha chiesto ”urgentemente’ ‘ all’Unicef, all’Oms e ai singoli governi nazionali di fornire dati aggiornati e di farsi carico del problema dello sviluppo di farmaci pediatrici. Ma un invito a stare in allerta arriva anche dall’Osservatorio della Terza eta’-Ageing Society: L’Aids, avverte, colpisce sempre di piu’ anche gli anziani e l’ 8,3% dei casi conclamati riguarda gli over-50. Informazioni e campagne mirate vanno quindi rivolte anche a tale fascia di popolazione.

    TANTE INIZIATIVE E VERDI DISTRIBUISCONO PRESERVATIVI

    Oltre 1.500 i preservativi sono stati distribuiti a Roma, davanti a Montecitorio e per le vie del centro, dal movimento giovanile dei Verdi. E’ cominciata cosi’, con il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, la campagna di sensibilizzazione all’ uso del profilattico per la prevenzione dell’Aids. Si prevede di distribuire almeno 15 mila preservativi e ventimila volantini in 14 citta’ italiane. Ma la Giornata di lotta all’ Aids ha visto anche altre iniziative: navigando in rete con Tiscali, ad esempio, si potra’ devolvere parte del traffico ai programmi di Cesvi per prevenire la trasmissione del virus Hiv dalle mamme sieropositive ai bambini. Ed ancora: 12 artisti napoletani hanno prestato il proprio volto per un calendario. I fondi serviranno per la costruzione di una casa famiglia.

    SPERANZE PER VACCINO, MA CI VORRANNO ANCORA ANNI

    Il vaccino contro l’Aids non e’ dietro l’ angolo. Il ministro Sirchia, da Genova, boccia i facili ottimismi: ”E’ una speranza, non una realta’, ed e’ ottimistico – ha detto – pensare di averlo prima di 5-6 anni”. Un invito alla prudenza condiviso anche dalla ricercatrice dell’Iss barbara Ensoli, la quale si e’ comunque detta ”molto soddisfatta’ ‘ dai risultati della prima parte della fase I di sperimentazione del vaccino da lei messo a punto. Un richiamo e’ anche giunto dal Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini: e’ necessario puntare sull’ istruzione, ha affermato in un videomessaggio trasmesso nel corso di un convegno a Roma, perche’ l’ignoranza e’ la madre di malattie e poverta’, soprattutto nei paesi piu’ poveri.

    CORO DI CRITICHE PER MANCATO FINANZIAMENTO ITALIA A FONDO AIDS

    Coro di critiche, da parte di associazioni e politici, per il mancato finanziamento sia per il 2004 sia per il 2005 di cento milioni di euro che il governo italiano aveva promesso al Global Found per la lotta all’Aids. Nove parlamentari dell’ opposizione puntano il dito contro il governo in un’ interrogazione (affermando che il Fondo e’ a rischio) e un duro giudizio giunge anche da Verdi, Ds e varie associazioni. In prima linea Medici senza frontiere: quella del governo italiano, hanno commentato i responsabili di Msf, e’ una decisione ”gravissima e ingiustificabile’ ‘.

    Rispondi
  • 3. Luisa  |  2 dicembre 2006 alle 1:30

    E’ sicuramente necessario tenere alto l’interesse attorno a questo orribile morbo che continua a mietere vittime di ogni età e condizione. Nonostante aumentino i decessi, si sente parlare poco di aids. Anche la scuola, oltre alla famiglia alla quale spetta il compito fondamentale di educare i giovani, francamente potrebbe fare molto di più.

    luisa

    Rispondi
  • 4. luca  |  1 dicembre 2006 alle 15:29

    Domenica 3 Dicembre dalle 14.00 qlle 20 in occasione della Giornata internazionale per la lotta all’AIDS, Orlando Comitato provinciale Arcigay di Brescia organizza un banchetto di sensibilizzazione e di distribuzione di preservativi in Corso Palestro angolo contrada Santa Croce.
    Distribuiremo preservativi, materiale informativo e un volantino che abbiamo realizzato grazie al contributo di un nostro socio che fa il grafico!
    Abbiamo pensato ad un formato tascabile, che possa comodamente entrare nel portafogli, così che tutti lo possano tenere in tasca. Chiunque desideri averne una copia mi mandi una mail che glielo faccio avere. Se vi può servire basta che cambiate la quarta pagina personalizzandola con gli indirizzi della vostra città!
    Ciao a tutti e buon lavoro!
    Luca Trentini

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  2 dicembre 2006 alle 10:05

    Sì… a giudicare anche dal numero dei commenti giunti qui, la mia teoria è corretta.

    Viviamo in un mondo lunare. La speranza è solo nella gente. Nel momento in cui persino il Papa prende in considerazione l’idea del preservativo come “male minore”, il presidente della più grande potenza mondiale, George W. the best(ia), rilancia l’astinenza come unico baluardo contro la diffusione della pandemia. Non ciulate e non avrete grane! Soprattutto, smetteranno di scassar le scatole a me con richieste di fondi non dico per la sanità (da noi è privata, chi ha i soldi si curi, gli altri ciccia), ma almeno per la distribuzione dei palloncini stessi. Quei pochi sono buoni ed è meglio tenerli stretti per un’altra gloriosa impresa tipo quella irachena. Già si sa che chi non tromba diventa più aggressivo quindi in ultima analisi più maschio. E invece di perder tempo con le porcherie ha pure l’occasione di servire la patria. E la morale è salva! Vuoi mettere il vantaggio? Paghi uno e prendi due!

    Perciò ribadisco che la sensibilizzazione (orrenda parola, ma all’istante non me ne vengono altre) è indispensabile e preoccupa il fatto che a tenere alta la guardia siano rimasti piccoli gruppi organizzati. Se aspettiamo un aiuto dall’alto, stiamo freschi. E certi statisti sono da rottamare.

    Rispondi
  • 6. associazione viottoli  |  8 dicembre 2006 alle 16:29

    Viottoli – Foglio di comunità n° 12/06

    L’Aids che non si racconta

    Tutto ebbe inizio nel 1981, quando i bollettini dei Centri per il Controllo delle Malattie di Atlanta e Los Angeles, segnalarono due casi di una patologia sconosciuta e mai classificata prima, che presto sarebbe divenuta tristemente nota in tutto il mondo con il nome di AIDS o sindrome da immuno-deficienza acquisita. Poiché il virus aveva colpito solo maschi bianchi e dichiaratamente omosessuali, virologi e ricercatori si limitarono inizialmente a fare solo vaghe supposizioni espresse con quel leggero spregio che da sempre la scienza riserva alle patologie legate alla sessualità. Fino al 1990 circa, la sindrome da immunodeficienza acquisita continuò ad essere osservata come una patologia legata ai rapporti tra persone dello stesso sesso il cui sistema immunitario veniva colpito da un retrovirus denominato HIV che infettava le cellule favorendo l’insorgenza di svariate infezioni. Più tardi si scoprì che non esisteva categoria immune all’HIV e che non tutti i soggetti contagiati si ammalavano immediatamente. In alcuni casi il virus si faceva attivo anche a distanza di 15 anni dal contagio dando luogo alla formazione di sarcomi e linfomi.

    L’HIV è riuscito finora a farsi beffe dei tentativi di debellarlo, l’unico sviluppo positivo è stata la scoperta dei farmaci retrovirali che ne rallentano l’evolversi, tutto il resto è affidato alla prevenzione. Ma che accade in paesi come Botswana, Sud Africa, Kenya, Uganda ecc. con una ecatombe già in atto e una spesa sanitaria che non supera i 20-50 dollari pro-capite e dove l’accesso ai farmaci retrovirali è ancora un’utopia? La risposta è semplice: l’eventualità di essere curati resterà un’utopia. Donne e bambini saranno le prime vittime dal momento che ogni giorno nel continente africano nascono circa 1500 piccoli infetti e ogni anno ne muoiono circa 500.000 bambini ammalati di AIDS. Oltre agli attuali 12 milioni di orfani fra cinque anni se ne conteranno altrettanti e la situazione sarà grave soprattutto nelle zone dove le guerre avranno devastato il sistema sanitario accelerando il propagarsi dell’AIDS.

    Adam Tanner, da 20 anni in prima linea con un’associazione che ha aiutato decine di ammalati di AIDS si dice frustrato dal comportamento del governo americano. Davanti ai dati infernali degli ultimi rapporti, le esortazioni di Bush all’astinenza come unico modo “sicuro” per evitare il contagio suonano come una beffa. Benché tre anni fa la sua amministrazione avesse allertato il resto del mondo impegnandosi a lottare per evitare altre morti, oggi si scopre che gli Stati Uniti non possiedono neppure un piano domestico per debellare l’AIDS. Il fratello minore del presidente, Jeb Bush, governatore della Florida, non ha invece commentato i 101.013 nuovi casi registrati nello stato durante il 2005. I tagli drastici ai fondi per la lotta all’AIDS non fanno prevedere nulla di buono neppure per la contea di Los Angeles, altro feudo repubblicano, dove nel 2005 si sono avuti 66.000 nuovi casi. Washington ha un solo centro dove sieropositivi, ammalati all’ultimo stadio, ex-drogati che sospettano di aver contratto il virus possono rivolgersi per trovare aiuto. Bill Bryant, giudice di Washington, ha definito “aberrante” la situazione degli sieropositivi in carcere, molti dei quali sviluppano la malattia nel corso della detenzione.

    Lo conferma la storia di Richard Johnson che, per motivi che esulano dalla comprensione umana, è stato trasferito da una cella di detenzione normale in un reparto di massima di sicurezza, dove ha trascorso gli ultimi tormentati dieci giorni della sua esistenza. Johnson, ormai incontinente e prossimo alla morte, è morto legato ad una sedia dove le guardie l’avevano costretto a sedere. Margaret Moore, la direttrice del sistema penitenziario dello stato di Washington si è detta “molto sorpresa” per il trattamento riservato a Johnson. Ma la verità è che la crudeltà nei confronti dei detenuti affetti da malattie infettive è sistematica nelle galere degli Stati Uniti. Mancano le più elementari norme di rispetto per l’altro, mancano quei valori che lo stato dovrebbe insegnare alle guardie carcerarie prima di assegnarle alle sorveglianza dei detenuti. Detto altrimenti: è venuta a mancare ogni parvenza di quella che un tempo veniva definita “etica professionale”.

    Tuttavia, seppure contrarre l’AIDS nelle galere americane è la cosa più facile del mondo, non è escluso che anche chi non ha vi ha mai messo piede scopra un giorno di aver contratto la malattia dopo essere venuto a contatto senza neppure sospettarlo con il sangue di un detenuto. In Gran Bretagna l’archivio che conteneva i documenti relativi agli ammalati di emofilia trasfusi con sangue infetto proveniente da un carcere dell’Arkansas sono stati volutamente distrutti, ma in altri paesi tutto è stato conservato scrupolosamente. La vicenda ebbe inizio a metà degli anni Ottanta, quando l’allora governatore dell’Arkansas, Bill Clinton, autorizzò l’apertura di un laboratorio di analisi all’interno di uno dei penitenziari di stato. Nonostante i ripetuti avvertimenti della Food and Drugs Administration, il laboratorio iniziò a prelevare sangue dai detenuti per poi rivenderlo all’estero. E persino quando emerse la certezza che il sangue conteneva i virus che avrebbero inevitabilmente portato eventuali riceventi ad ammalarsi di epatite C, HIV e altre patologie,il commercio continuò. Reporter Associati, una testata di informazione online italiana oggi defunta, fu tra i primi a rivelare i particolari dello scandalo nel 2003.

    Il governo americano aveva ammesso già nel 1995 una parte di responsabilità ma la storia del sangue infetto continuava ad essere uno dei segreti meglio custoditi della storia degli Stati Uniti. Il laboratorio, noto come HMA, realizzò profitti per miliardi di utili pur sapendo che migliaia di persone innocenti avrebbero pagato quel turpe commercio con la morte. In Arkansas il programma di lavoro nelle carceri non prevede alcun compenso per i detenuti che per un compenso di sette dollari a prelievo accettarono di vendere il proprio sangue.

    Le sacche di plasma venivano rivendute ad un laboratorio canadese, il Continental Pharma Cryosan Ltd. Una volta scoperta la presenza di virus mortali, la Food and Drug Administration tentò di recuperare le sacche riuscendovi solo in parte. In Canada almeno novemila esseri umani moriranno per la criminale avidità dei personaggi coinvolti nel lucroso affare. All’epoca, il Department of Corrections era diretto da un intimo amico di Clinton che provvide a far sparire le prove dei prelievi. Non solo: la HMA riuscì persino a rinnovare il contratto e a compiere una nuova serie di prelievi, il tutto con il beneplacito anche di altre eminenti figure della scena politica dell’Arkansas come il senatore David Pryor. Nel colossale imbroglio venne coinvolto anche quel Richard Mays, già avvocato di Clinton e già sospettato di aver aggirato le leggi elettorali per sostenere l’ascesa politica del suo assistito.

    Nel 1991, la direzione delle carceri dell’Arkansas dichiarò apertamente ad un reporter che la vendita di plasma sarebbe andato avanti fino a quando non fosse stata venduta l’ultima goccia. Solo nel 2005 un regista è riuscito a girare un documentario sulla vicenda per far conoscere la verità. Tutto quello che resta da dire è che sentir parlare di Bill Clinton e del suo impegno nella lotta contro l’AIDS nella giornata dedicata a questa terribile epidemia rischia di sembrare una farsa. In una conversazione filmata con una delle tante fidanzate si sente chiaramente Bill Clinton dire “Ma chi te lo fa fare a dire la verità ? Se la scoprono puoi sempre mentire”. Persino un vecchio mafioso come John Gotti rimase scandalizzato…..

    Bianca Cerri
    Fonte: http://www.altrenotizie.org

    Rispondi
  • 7. fabio  |  5 dicembre 2006 alle 19:30

    Dall’ASA…
    baci
    Fabio

    Cena di Natale
    ASA
    Associazione Solidarietà Aids
    Presso Via Arena 25 Milano
    Sabato
    9 Dicembre 2006
    alle ore 21.00
    Porta qualcosa da mangiare
    o da bere…sarà tutto gradito
    prenotazioni: 02.58107084

    Laura & Lina
    Ti aspettiamo!

    Rispondi
  • 8. alessandro  |  15 dicembre 2006 alle 7:46

    Il Lesotho muore di Aids, il Papa: astinenza e fedeltà

    (Fonte http://www.unita.it)
    «È di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel
    matrimonio e l’astinenza al di fuori di esso sono la via migliore
    per evitare l’infezione e per fermare la diffusione dell’Aids». In
    occasione della visita in Vaticano del nuovo ambasciatore del
    Lesotho, Makase Nyaphisi, il papa Benedetto XVI non ha perso
    l´occasione per ribadire quella che la chiesa cattolica ritiene la
    via migliore per combattere la pandemia che, secondo l´Unaids
    (programma congiunto delle Nazioni Unite sull’Hiv/Aids) ogni anno
    uccide quasi tre milioni di persone in tutto il mondo (più della
    metà in Africa).

    Astinenza e fedeltà, secondo Ratzinger, sono dunque la sola via per
    sconfiggere quella che definisce la «piaga dell’Aids, che affligge
    milioni di persone nel continente africano e ha portato indicibili
    sofferenze alla popolazione del Leshoto». Papa Ratzinger ha voluto
    poi «assicurare l’impegno della Chiesa Cattolica per fare quanto
    possibile nel portare aiuto a coloro che sono afflitti da questa
    crudele malattia».

    Nel 2006, sempre secondo Unaids, le persone contagiate dal virus
    sono state circa 4,3 milioni. In tutto il mondo, in totale, sono
    circa 40 milioni le persone che vivono con l´hiv. In particolare il
    Lesotho, secondo i dati di Medici Senza Frontiere, con il 29,8% di
    adulti contagiati, è il terzo paese al mondo con la più alta
    prevalenza di Hiv/Aids. Il triste primato viene battuto solo da
    Botzwana e Swaziland, ma il Lesotho rimane il più povero dei tre. Su
    una popolazione totale di 2 milioni di persone circa 330mila adulti
    e 27mila bambini sono malati di Aids.

    In una recente dichiarazione in occasione della giornata mondiale
    contro l´Aids, Peter Piot, Direttore generale di Unaids, parlando di
    prevenzione per quella che, secondo gli esperti, continuerà ad
    essere una delle maggiori e più diffuse epidemie virali, ha tenuto a
    sottolineare: «È necessario ribadire che la parola “solo” non
    funziona con l’Aids, sia che si tratti “solo” di prevenzione, “solo”
    di astinenza, “solo” di preservativo, “solo” di circoncisione
    maschile. Il successo può essere garantito dall’armonizzazione di
    tutte le misure possibili, anche se continuo a chiedermi come si
    possa fare prevenzione se ogni uomo africano dispone di quattro
    profilattici l’anno!»

    Rispondi

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