NEL TUNNEL DEL NON-SENSO… aspettando la luce

12 dicembre 2006 at 20:17 18 commenti

Lo confesso: ogni tanto commetto il peccato, mi capita di imbattermi in un tg o persino in una trasmissione di Bruno Vespa, e non faccio zapping. Ne ignoro i motivi, credo più che altro si tratti di stanchezza; spero almeno sia solo quello, e non, per esempio, rassegnazione all’ineluttabile. Come che sia, ieri ho appunto seguito un servizio al telegiornale e ho scoperto l’esistenza di Sedrina, paese della Val Brembana perennemente immerso in un cono d’ombra. A quell’altitudine, infatti, pare che i raggi del sole non riescano a valicare le cime d’un aguzzo monte, ai cui piedi s’abbarbica la piccola comunità. Dopo vari tentativi (specchi, pannelli solari), gli abitanti hanno quindi deciso di “decapitare” la montagna.

La telecamera scorreva lenta tra le semplici abitazioni, e ogni tanto indugiava sul volto di corteccia di un alpigiano, che davanti ai microfoni, con ampi ed essenziali gesti delle mani, esprimeva la sua semplice e assoluta aspirazione: “Così si può ogni tanto vedere il sole”. Ma nella sua voce si avvertiva una sorta di rimpianto, quasi di scusa, per la montagna da sacrificare. Come se dovesse profanare una madre, il grembo stesso della Natura.

Sarà stato per quel dispiacere sobrio e infantile o per quei ritmi cadenzati – monotoni – che mi sfilavano di fronte, ma la storia del paesino oscuro non suscitava in me alcuna malinconia. Anzi, la seguivo come si segue una fiaba, dove i protagonisti riescono alfine a superare le difficoltà della vita grazie al cuore e all’istintiva sapienza. Forse perché negli occhi dell’alpigiano, la luce si vedeva lo stesso; si vedeva già. Diciamo che s’intuiva, nel desiderio primigenio e basilare di uscire allo scoperto. Uscire dal grembo è doloroso; ma il bambino comprende che è indispensabile, e si lancia e lancia al mondo la sua sfida e la sua presenza. Così, e solo così, potrà “ogni tanto vedere il sole”.

Nelle nostre città affollate le montagne non esistono. Eppure sono anch’esse buie. Non oscure: buie. Nulla, in esse, del fascino raccolto, quieto, brulicante di palpiti e di intimità delle oscurità profonde. Domestiche. No, un buio totale, assoluto, tetro. Il buio di un cielo vuoto di stelle e ingombro di una cappa caliginosa. Una montagna invisibile chiamata inquinamento, che nessun mezzo meccanico potrà mai abbattere. E un’altra montagna chiamata indifferenza, più tenace e invincibile dell’inquinamento atmosferico, lo smog dell’anima, che mai permetterà ai nostri cuori di godere, sia pure ogni tanto, d’un autentico raggio di sole.

In questo consiste la disparità tra noi e l’alpigiano. Noi, dal nostro grembo, non vogliamo uscire. Ma non per una forma d’affetto, sia pure regressivo e isterilito: nulla sappiamo dell’affetto. Il nostro è solo tedio. Di noi, del futuro e degli altri, che non conosciamo né c’importa di conoscere. Tedio della vita. Inutilità. Non-senso.

E’ anzi proprio il non-senso a caratterizzarci. Una forma amorfa, una radice senza terreno, che non diverrà mai pianta, o sarà pianta illusoria, irreale, capace però di portare frutti veri: i frutti avvelenati dell’odio, dell’incomprensione, della malinconia, dell’assenza.

Da un lato ci abbandoniamo a violenze efferate ai danni dei più deboli, temiamo l’immigrato che ci “ruba” un’identità che da tempo abbiamo abbandonato senza rendercene conto. Vediamo in ogni musulmano il rappresentante d’un mondo arcano e ostile, ma nel contempo (o, magari, proprio in virtù di ciò) dichiariamo di non volerne urtare la sensibilità. E siccome, nell’universo del non-senso, le parole hanno perduto il loro significato, ecco che crediamo di rabbonirlo, così come si tiene calma una bestia irragionevole, auto-censurando quelle vestigia di noi stessi che ci sono diventate indecifrabili. Così hanno infatti “pensato” i governanti inglesi: per non offendere la religiosità dei musulmani, si vietino nelle città gli addobbi natalizi! Come se non si sapesse che quegli addobbi nei nostri cuori li abbiamo vietati da un pezzo, da quando cioè abbiamo bestemmiato il Natale rendendolo rito pagano e consumistico, e il Consumismo, è noto, divora tutto e financo sé stesso, in un gigantesco sabba del Nulla. Non è più tempo di acquisti. La gente è povera. La luce serve per risparmiare. I colori di plastica non attirano più. Lo dicano, finalmente, come stanno in realtà le cose, e non si trincerino dietro la religione e i musulmani, che nei secoli hanno condiviso con cristiani ed ebrei una vita di Natali (quelli veri), Ramadan, Purim senza suscitare scandalo né riprovazione. Ma quelli erano tempi lenti. Tempi in cui si cercava insieme la luce. Si usciva allo scoperto. Si abbattevano le montagne. Erano tempi di senso, tempi di Dio. E, dunque, tempi dell’uomo.

Nei tempi del non-senso, nei tempi delle cose, non stupisce nemmeno non solo la mancanza di radici, ma il loro ribaltamento. L'”albero strano” che Dante incontra nel suo Purgatorio attira i golosi col suo profumo, ma non può essere mangiato, e si presenta capovolto, a significare la sovversione operata in terra da questi peccatori materiali. Noi non siamo ancora pentiti, a quanto pare. Tocca dunque a noi sovvertire, ricomporre, distruggere e confondere. Fino alle estreme conseguenze.

Ci deve importare della morte impunita di un topo di fogna, di un miserrimo caudillo, di un emulo di Francisco Franco? In tutta sincerità, no: meno di zero. Perché rammaricarcene? Piuttosto rammarichiamoci per tutte le vittime del topo di fogna che non siamo riusciti a salvare, e adoperiamoci per evitare che altri topi di fogna usurpino il trono della dignità umana. Compiendo poi tutte le atrocità del caso.

Sembra che Stefano Delle Chiaie, in fuga per le accuse (pure impunite) di piazza Fontana, avesse trovato un sicuro rifugio nel Cile pinochettiano. In molti, d’altronde, consideravano Pinochet un campione della democrazia e del comunismo, da Reagan al papa Giovanni Paolo II che con lui si fece ritrarre al celebre balcone.

Dicevo di piazza Fontana, già, oggi ricorre il 27° anniversario di un eccidio rimasto senza colpevoli. La giunta Moratti non ha dato, prevedibilmente, alcuna enfasi alla cosa, che è anzi passata del tutto sotto silenzio. Da un’inchiesta risulta che la maggioranza dei giovani d’oggi attribuisce la responsabilità della strage alle Brigate rosse. Dopo aver incolpato e lasciato morire Giuseppe Pinelli – definito da Bertinotti “la diciassettesima vittima” (qui sotto, le lapidi in suo ricordo) – e aver indagato in un’unica direzione – quella “sbagliata”, sia chiaro – non c’è male davvero!

Ricevo due lettere, quasi in contemporanea e fra loro complementari. La prima è di Massimiliano Frassi. Il quale scrive: “Capita oramai sempre più spesso di leggere notizie dove i canoni classici delle storie sono ribaltati, vittime punite ed assassini in libertà.
Oggi noto che chi commette dei crimini è sempre più rispettato, peggio ancora, a tratti quasi ‘premiato’. Gli si dedicano targhe o film. Ed un posto al talk show del momento statene certi è garantito. Mentre a chi subisce resta solo il vuoto di una perdita, quelle lacrime mai del tutto estinte. Un dolore unico da non poter essere condiviso. Da piccolo mi hanno inculcato che se non andavi a scuola venivano i carabinieri.
Oggi se magicamente azzerassi la mia anagrafe forse l’esempio che riceverei sarebbe opposto. Azzardati a fare il bravo che prima o poi ti passi qualche guaio.
Quella che vi può sembrare una provocazione nasce in realtà da una situazione, a tratti unica, che da tre anni vivo in prima persona.
Mi occupo, per chi ancora non lo sapesse, di bambini che hanno subìto abusi www.associazioneprometeo.org.
Da tre anni sono finito nell’obbiettivo di un comitato, formato da pedofili, loro parenti e sostenitori vari. Gente che ha preso fino a 13 anni in secondo grado per aver abusato bambini di tre e quattro ani d’età e gente che, temo, a processo mai ci finirà. Scopo di questo comitato è quello di far chiudere la mia associazione e ridurre il sottoscritto ‘all’eterno silenzio’.
Per farlo usano ogni arma in loro possesso, partendo da quella della calunnia che in ogni tipo di mafia, giacché anche le lobbies pedofile sono mafiose, dà buoni risultati.
Sono stati fati volantini contro di me, mandati in rete falsi lanci di agenzia, dove tra le varie si leggeva che ero stato arrestato per possesso di materiale pedofilo, o si faceva circolare la notizia che quelle immagini, da me spesso denunciate con ‘toni violenti’, mi avessero invece come protagonista. Grazie al lavoro certosino di questi delinquenti ho perso aiuti, supporti, contatti, amici. Ho visto i miei libri venire ritirati dalle librerie e le mie conferenze, fino ad ora circa duecento, cancellate per le infamie mandate agli organizzatori.
Il tutto senza che nessuno, e ribadisco nessuno, nella legalità intervenisse. Ricacciando i delinquenti al silenzio e permettendo a chi difende i bambini di continuare ad operare.
Segno questo che la rete pro pedofilia è sempre più attiva, ma anche, come ho detto prima che oggi stare dalla parte del bene rende la vita sicuramente meno facile. Per quasi tutti. Criminali esclusi”
.

La seconda è del Centro Wiesenthal. Il quale scrive: “Il regime iraniano ha convocato 70 revisionisti dell’Olocausto da 30 paesi diversi per partecipare alla conferenza a Teheran intitolata: L’Olocausto, un prospetto del mondo. Questa conferenza viene dopo che il Presidente iraniano Ahmadinejad ha dichiarato che l’Olocausto è ‘un mito’ e la sua sponsorizzazione dei cartoni revisionisti a Teheran di quest’anno.
Queste bugie non possono non essere combattute.
Noi ti chiediamo di aderire alla petizione del Simon Wiesenthal Center indirizzata al Segretario Generale (designato ndr) delle Nazioni Unite Ban Ki-moon (
http://www.wiesenthal.com/site/lookup.asp?c=fwLYKnN8LzH&b=2284823) per chiedergli di istituire una Commissione ONU per protestare contro questa dissacrazione dell’Olocausto e per onorare le parole del Segretario Generale Kofi Annan quando disse nella giornata della Memoria del Gennaio 2006: ‘Il negazionismo dell’Olocausto è il lavoro degli stupidi. Noi dobbiamo rifiutare i loro falsi proclami ogni volta, dovunque vengano fatti, e da chiunque vengano fatti’.
Il Segretario Generale Annan ha anche detto: ‘Le Nazioni Unite sono state fondate come reazione agli orrori della Seconda Guerra Mondiale’.
Ma, questa Conferenza, insulta i principi fondatori delle Nazioni Unite e ridicolarizza la Risoluzione dell’Assemblea Generale che ha dichiarato il 27 Gennaio giorno internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto.
Contemporaneamente alla festa dell’odio di Teheran, sta riunendo i ‘testimoni della verità’, una videoconferenza trasmessa in tre città, Los Angeles, New York e Toronto, che riunisce i superstiti dell’Olocausto che esporranno gli orrori della “Soluzione Finale Nazista” e smentiranno i negazionisti.
Il regime iraniano, che ha minacciato il genocidio dello Stato ebraico, usa il negazionismo dell’Olocausto come un simbolo di Stato. Il loro ultimo obiettivo è demonizzare il popolo ebraico, la sua storia, i valori e la fede. Noi NON DOBBIAMO restare in silenzio.
Per favore, usa questo link per firmare adesso la petizione (http://www.wiesenthal.com/site/lookup.asp?c=fwLYKnN8LzH&b=2284823 ) -queste minacce non possono rimanere incontestate. E dopo aver firmato la petizione, per favore usate la funzione ‘invita i tuoi amici’ (appare in automatico dopo aver firmato la petizione ndr), per trasmettere questo importante messaggio ai vostri amici ed alla vostra famiglia.
Mandate le vostre domande (in inglese)  a:
information@wiesenthal.net
Oppure scrivete a Simon Wiesenthal Center, 1399 South Roxbury, Los Angeles, California 90035 Telefono: 310-553-9036 Sito Internet:
http://www.wiesenthal.com“.

La seconda missiva ha un carattere più “tecnico”, ma data l’importanza del messaggio l’ho trascritta per esteso.

Sia Frassi, sia il Centro Wiesenthal parlano di ribaltamento delle prospettive, dei valori, insomma del non-senso – e non dimentichiamo che, se oggi i negazionisti della Shoah rialzano la testa, non lo si deve solo ai gruppi neonazisti, ma anche a quelle frange della sinistra radicale che bruciano le bandiere d’Israele “imperialista e amerikano”, come è accaduto di recente in una manifestazione dove i Diliberti di turno si facevano immortalare in pose da alternativi mentre, alle loro spalle, giovinastri più simili a teppisti che a rivoluzionari si apprestavano ai loro riti vandalici e allucinati -. Certe frasi sono stilettate e non mi sento di aggiungere nient’altro alla loro inoppugnabilità. 

Se continueremo a barricarci dietro la montagna del non-senso e della noia, i risultati saranno questi e anche peggiori. E non ci risparmieranno. La barriera dello spirito, infatti, è spessa, ma vuota; ci impedisce di uscire, ma fa entrare tutto l’odio. E l’odio ha sempre la meglio su un cuore torpido e malato.

Daniela Tuscano (vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/07/20/quando-le-parole-diventano-kamikaze-a-proposito-del-partito-pedofilo-olandese/, https://danielatuscano.wordpress.com/2006/05/19/antisemitismo-nessuna-ambiguita/, https://danielatuscano.wordpress.com/2006/05/24/ahmadinejad-il-passato-che-ritorna/)

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ROBERTO, CON L’AMICIZIA DI SEMPRE… FACILE COME BERE UN BICCHIERE (D’ORO)

18 commenti Add your own

  • 1. danielebausi  |  13 dicembre 2006 alle 11:58

    Ci sarebbe molto da dire, ma anche da fare.
    Per farti un esempio molto sintetico del menefreghismo della gente, perchè di questo si tratta, lo scorso anno in occasione di un mercatino di Natale organizzato da me per l’ospedale pediatrico dove faccio il volontario, avevamo anche deciso per una lotteria. Quando mi sono presentato al bar di fronte a dove lavoro, la ragazza che ci lavorava, alla mia richiesta di acquistare un biglietto, mi ha risposto: “no, non mi interessa, se era per degli animali lo compravo subito, per il resto non mi importa”. Sarebbero serviti per i giochi dei bambini ricoverati, tendo a ricordarlo.
    Ecco, questo è un esempio del nostro mondo che sta piano piano rovesciandosi, e se le idee sono queste, non cambieremo mai nulla.
    “Armiamoci e partite” sembra diventato lo slogan di noi italiani. “Che ce frega a noi tanto non si può fare niente”. Anche questo sento dire purtroppo molto spesso, ma se nessuno comincia, mai cambierà qualcosa.
    Il buio che crea la montagna, non mette in oscurità solo il paesino, ma il cuore della gente e di questo c’è da avere davvero paura.

    Rispondi
  • 2. federica  |  12 dicembre 2006 alle 20:23

    e io aggiungo …e che la paura fa 90. Ma di cosa hanno paura lasciando la libertà di “consumare” – perchè tutta la ridondanza esteriore del Natale è sopratutto un fatto consumistico – tradizionalmente il Natale? Lo scambio di auguri a scuola e le festicciole aziendali – a parte i costi e lo “spreco” di tempo salariato…- in che maniera possono turbare? Anzi se la classe è multietnica il Natale è un momento di grande solidarietà verso tutta l’ umanità, quindi un momento aggregante.
    Qual’ è il vero scopo di una simile idiozia?
    Mi sembra che l’ umanità occidentale stia finendo in un vortice di assurdità… è come se trionfasse il panico…

    Ne approfitto – alla faccia del Regno Unito – per inviare a tutti gli amici i miei più grandi auguri di
    Buon Natale!!
    Federica
    P.S. Cara Daniela se non avessi fede cadrei in depressione……. E giriamo tutti gli appelli

    Rispondi
  • 3. oscarferrari  |  13 dicembre 2006 alle 22:57

    Molti anni fa in un fumetto lessi la stessa storia del paesino in cui il sole non tramontava mai. Al protagonista (non mi ricordo bene, ma penso fosse Braccio di Ferro), entrato in un bar di quel paesino, il barista chiese cento dollari per un caffè. Quando Braccio di Ferro chiese spiegazioni sul perchè di quel costo esorbitante, il gestore del bar rispose che in quel paesino, e quindi nel suo bar, non veniva mai nessuno perchè era sempre freddo e il sole non c´era mai. Braccio di Ferro tagliò la montagna e il paesino ebbe il sole, anche se il barista non gli restituì i cento dollari. Da allora mi sono sempre chiesto: ma la gente ci pensa o no, prima di costruire un paese, se e quanto il sole ci arriva?

    Rispondi
  • 4. dino  |  13 dicembre 2006 alle 11:30

    un altro anno sta passando mancano pochi giorni al Santo Natale, che per non fare offesa ai Mussulmani, vorrebbero anche togliere…
    Accettare questo significherebbe mandare in soffitta o al cimitero anni di tradizioni, di Sacralità di speranze, sogni passioni desideri, promesse mai mantenute…
    Si promette per l’ Anno Nuovo di essere più buoni, ma io sono 56 anni che sento queste promesse, che pochissimi al mondo hanno mai rispettato..
    ..ma si sa questa è la tradizione.. per farsi più belli di fronte agli altri..
    Ma il Signore stesso ha detto se fai l’ elemosina a un povero non farla solo quando gli altri ti vedono, perchè sarai più stimato dagli altri, ma falla quando nessuno ti vede, perchè è l’ anima che ne trarrà vantaggio…
    Se ti fermi a pregare non farlo solo quando tanta gente ti vede solo per sentirti dire sei un Santo e credi in Dio, ma fallo all’ ombra senza che nessuno ti veda,solo allora potrai raggiungere il Signore… con il cuore e con la mente.
    Nemmeno io sono esente da questi proponimenti, ho fatto delle promesse a me stesso, che non ho nemmeno mai cominciato, però se trovavo una persona che aveva sete la dissetavo se aveva fame la sfamavo, perchè il Signore dice date da bere agli assetati da mangiare a chi ha fame e vestire chi è nudo.
    anche se non è proprio questo che voleva dire…
    Non sono un Santo e non voglio nemmeno esserlo, solo un po più rispettato,e non solo rispettare anche a me vengono pensieri, dubbi, alle volte vorrei gridare tutta la mia ira al mondo intero, ma poi cosa avrei risolto…
    Alle volte mi vergogno di essere Italiano, quando vedo e sento tutte quelle ipocrisie che sento e vedo e alcune dette anche dalle massime autorità della chiesa….
    Comunque chi sono io per poter giudicare gli altri, se non sono nemmeno capace di farmi rispettare…
    Termino augurando a tutti voi di passare un Buon Natale senza tanti proponimenti che poi non riusciremmo mai a mantenere, ma con un semplice io sono vicino a te, col mio cuore con la mente e se mi è possibile con la grazia di Dio..
    Un caloroso abbraccio dal profondo del mio cuore
    Dino

    Da qualche parte,
    lassù, sopra l’arcobaleno;
    I tuoi dolci pensieri.
    I raggi di luce,
    la leggerezza delle nubi;
    lassù, sopra l’arcobaleno,
    ci sono I tuoi sogni.
    Quei dolci attimi del tuo sognare,
    I pensieri;
    da qualche parte, lassù,
    nell’ arcobaleno
    volano I sogni che hai fatto. Un giorno esprimerò un
    desiderio
    su una stella cadente e
    mi sveglierò quando le nuvole
    saranno lontane;
    dietro di me.
    Mi troverai lassù,
    vicino ai camini
    e alle cime montuose;
    lassù in alto, da qualche parte,
    sopra l’arcobaleno. Vedo gli alberi del prato e
    anche le rose rosse;
    le guarderò mentre fioriranno
    per me e per te;
    e pensando, tra me e me,
    che mondo meraviglioso! Vedo cieli blu e nuvole
    bianche
    e la luminosità del giorno;
    mi piace il buio e pensando tra me e me
    che mondo meraviglioso! I colori dell’arcobaleno
    così belli nel cielo
    sono anche sui visi delle persone
    che passano ;
    vedo degli amici che salutano e
    ti chiedono come stai?
    In realtà stanno dicendo ti voglio bene.
    Ascolto I pianti dei bimbi
    e li vedo crescere;
    impareranno molto di più
    di quello che sapremo.
    Penso tra me e me
    che mondo meraviglioso! Un giorno esprimerò quel
    desiderio,
    lo stesso sulla medesima stella cadente.
    Mi troverai lassù,
    sopra l’arcobaleno.

    Rispondi
  • 5. federica  |  13 dicembre 2006 alle 21:20

    Agli auguri aggiungerei…Tanta Fiducia e Speranza! Questo è l’ unico vantaggio della fede: avere dove fondare queste risorse ineguagliabili quando il contesto non da nessun appiglio se non allo conforto e alla voglia di buttare la spugna………
    In questo caso anche l’ orgoglio – quello salubre – è un ottimo strumento. Mai dare la possibilità allo sconforto di dominarci!!!!!!!!!!!!!!!!!

    …e sempre alla faccia del Regno Unito: Ari-Buon Natale!!!!

    Rispondi
  • 6. donatella  |  13 dicembre 2006 alle 20:23

    cari amici free huggers, simpatizzanti, etc. etc..
    il 23 Dicembre si sta organizzando la giornata italiana degli abbracci-gratis per dare sempre più forza allo spirito che anima le nostre abbracciate e coinvolgere sempre più persone.
    invito tutti ad organizzare una abbracciata nel posto che preferite delle città o paesi dove abitate, all’ora che volete, e a comunicarcelo.
    potrete farlo rispondendo a questo indirizzo e-mail o all’indirizzo eventi@abbracci-gratis.it che trovate anche sul sito http://www.abbracci- gratis.it.
    i luoghi e gli orari delle vostre abbracciate saranno pubblicati su http://www.abbracci-gratis.it .
    se vi va potete mandare anche un vostro indirizzo e-mail o numero telefonico di riferimento da pubblicare.
    fatemi sapere anche se realizzerete video o foto della vostra iniziativa: vedremo come pubblicarli su internet.

    vi chiedo di girare questa mia mail ai vostri amici e conoscenti così saremo tantissimi

    abbracciarsi per strada con degli sconosciuti è molto divertente, bello ed unitivo. è facile: basteranno un po’ di cartelli con su scritto qualcosa che ti piace, tipo abbracci-gratis, free hugs, etc; uno per te e gli altri per qualche tua/o amica/o che comincerà l’avventura con te, e per i passanti che vorranno unirsi a voi per abbracciare la gente. un po’ di coraggio all’inizio e il gioco è fatto… non potrai più farne a meno.

    Rispondi
  • 7. Massimo Trapani  |  14 dicembre 2006 alle 11:34

    Ancor prima di essergli arrivata una fetta di sole dal taglio della montagna, questa gente il sole lo avevano nel cuore, quel sole che pervade chi ama in maniera indissolubile la propria terra, le proprie origini.
    Certo col passare del tempo avrebbero fatto pian piano una sorta di transumanza verso altri paesi piu’ assolati, ma loro amando quella porzione cosi’ strana di mondo non lo avrebbero lasciato mai, avrebbero preferito vivere nella penombra delle loro care cose per tutta la vita.
    Quello che hai raccontato nella prima parte della tua news, non e’ proprio cio’ che succede al resto del mondo, cosi’ incline a tradire il proprio territorio, le proprie radici a volte certo per effettivo bisogno, altre la maggior parte per l’odore attraente dei soldi che chiamano da un’altra parte.
    Cio’ mi rimanda alla nostalgia dei miei genitori quando pensavano ai loro parenti dispersi da anni tra gli Stati Uniti e l’Argentina a cercare un sole che a volte non e’ mai sorto, anzi e’ calato su loro una tenebra ancora piu’ decisamente scura che nei loro paesini d’origine.
    Voglia forse di arrivare alla conquista di quelle cose materiali che reclamizzate come necessarie, vitali, non potevano mancare nelle loro piccole, fredde e umili case.
    Il sole loro ce l’avevano negli occhi a cercare di dimenticare il loro cuore tra quelle pietre povere di paese, davanti ad una statua e ad un porto che li avrebbe accolti con distrazione e con disprezzo a volte.
    Credo ci sia stato un grosso errore di fondo in tutta questa migrazione, il classico errore che ti fa’ dire che l’erba del vicino e’ sempre piu’ verde.
    Complicita’ ed ignoranza di uno Stato che non ha saputo vedere allora cosa stava per perdere, quante braccia, quante menti che non sarebbero piu’ rientrati oppure sarebbero rientrati solo per fare i turisti.
    E’ un passivo, questo, che paghiamo ancora, di quelle perdite d’esercizio cosi’ pesanti da portare certi paesi stupendi abbarbicati nelle montagne brulle di una Sicilia che non c’e’ piu’ a chiudere i battenti.
    Tradizioni, volti e cuori che neanche il sole piu’ scottante d’agosto ci potra’ far recuperare.
    Uomini, donne e bambini confinati nei lager dell’economia liberale, che ne ha fatto macchine per la produxione della loro immensa ricchexxa.

    Rispondi
  • 8. rino  |  14 dicembre 2006 alle 23:23

    Dalla “Repubblica”. No comment…

    “Rispettiamo i bimbi islamici niente canzoncine di Natale”

    PIERLUIGI DEPENTORI

    ——————————————————————————–

    BOLZANO- Niente canzoncina su Gesù per rispetto dei bambini musulmani. Lo hanno deciso le insegnanti della scuola materna «Casa del bosco» di Bolzano in vista della recita di Natale, pensando di dare un buon esempio di integrazione in un asilo a forte presenza multietnica. Ma a scoppiare non è stata la pace, come si auguravano le maestre, bensì una polemica politica che rischia di arrivare sul tavolo del governo.
    Siamo ad Oltrisarco, uno dei quartieri di Bolzano con la maggior presenza di stranieri nelle scuole. Tutti gli istituti sono alla ricerca della migliore ricetta per favorire l´integrazione: alla «Casa del bosco» le maestre hanno preso la situazione in mano proprio in vista della festa di Natale. E quando si è trattato di programmare le canzoni della recita, hanno avuto l´illuminazione: niente canzoncine in cui si parla di Gesù, meglio un rispettoso silenzio per non offendere i bambini musulmani. Apriti cielo: le prime ad essersi infuriate sono state le stesse mamme che non hanno capito il perché di quella decisione e hanno chiesto alla direzione scolastica di cambiare idea. Subito dopo è arrivata la durissima presa di posizione della sovrintendente scolastica dell´Alto Adige, Bruna Rauzi: «È una scelta che non condivido per nulla. La nostra identità culturale va salvaguardata e non dobbiamo aver paura di tirar fuori Gesù Bambino quando arriva Natale. Quando si regge un´istituzione bisogna seguire norme e leggi, e in questo caso si tratta di cultura e non di religione. Se non siamo più in grado di salvaguardare il dna della nostra cultura occidentale ed europea finiamo per essere autolesionisti». La sovrintendente non lo dice a chiare lettere ma oggi conta di trovare sulla sua scrivania il dietrofront ufficiale della scuola.
    La polemica ha presto varcato i confini scolastici per arrivare alla politica. L´Union fuer Suedtirol, il partito della “pasionaria” altoatesina Eva Klotz, non ha dubbi: «La tolleranza nei confronti delle altre culture non significa che dobbiamo rinunciare alla nostra cultura ed ai nostri costumi». Per l´ex sindaco di Bolzano Giovanni Benussi, della Cdl, la cosa è «assurda ed aberrante» perché «censurare il Dio che si incarna per amore dell´umanità forse sarà politically correct, ma certamente è una offesa per i cristiani e per la nostra cultura». Il senatore di Alleanza Nazionale Alfredo Mantovano ha annunciato un´interrogazione al ministro della pubblica istruzione «perché il governo chiarisca se comportamenti come quelli tenuti nella scuola materna di Bolzano, oltre a essere patetici, siano conformi alle leggi dello Stato». Secondo Alessandra Mussolini, europarlamentare di Azione sociale, «un conto è la tolleranza ed il rispetto per tutte le religioni, altro è la cancellazione di ogni riferimento alle nostre radici cristiane. Stiamo andando verso una ghettizzazione e una marginalizzazione dei cattolici veramente insopportabile». Infine il presidente dell´Osservatorio sui diritti dei minori, Antonio Marziale: «Il ministro dell´istruzione intervenga e ponga fine a questa storia infinita di cancellazione della nostra storia e della nostra fede».

    Rispondi
  • 9. chiara daccò  |  15 dicembre 2006 alle 11:13

    Ciao ; la riflessione sul senso della vita e della morte e inevitabilmente riflettere su questo mi ha portato a ripensare ancora una volta al mio problema personale con il tempo e la mia percezione distorta di questo elemento tremendamente matematico e spietato… .
    Vorrei portare la mia idea sulla vita e sulla morte ma temo che sarà tutto un cumulo di riflessioni confuse…
    Quando avevo 18 diciotto anni vivevo un periodo della mia vita particolarmente felice, avevo molti sogni, e la mia felicità si basava sulla prospettiva di un’idilliaca esistenza futura che stava prendendo, dopo un precedente periodo di scoraggiamento, la direzione che volevo.
    Poi ho assaporato l’amaro gusto della crescita.
    Devo ammettere che mi sono anche successe un sacco di cose straordinarie da allora, ho conosciuto gente fantastica, ho scoperto ed imparato tante cose incredibili e sono abbastanza contenta della mia vita e di quello che sono riuscita a fare finora.
    Ma sembra che sia sempre necessario correre (e non mi riferisco soltanto alla frenesia del lavoro o ad un’ora in palestra, quelle le considero frenesie sane e liberatrici) e che la vita e le persone siano sempre più avanti e non ti concedano mai il tempo di arrivare, afferrare le occasioni, fare cose, o anche riflettere prima di rispondere a una domanda o prima di fare un’affermazione (anche qui lo intendo nel senso più ampio del termine).
    A volte riesco a “ritirami in un luogo dove non esiste il tempo”: quando mi concedo di stare da sola, leggere, scrivere, passeggiare in mezzo al verde e non avere paura perché il tempo lì appartiene solo a me e ai miei personaggi; ci riesco quando sono con i miei monumenti che sono meno soggetti alle leggi spietate e impersonali del tempo, sono solidi e statici e sono come dei vecchi saggi amici trasudanti di passioni e di eventi stupendi o terribili che gli sono scivolati addosso senza minare la loro intima essenza.
    Questi momenti mi portano anche alla “confusaquasicertezza”che esista qualcosa che va oltre la realtà senza esserle estraneo e che la completa, ho anche imparato su un piano intellettuale diverse cose sulle diverse caratteristiche che le persone attribuiscono a Dio.
    Credo che la cosa principale sia salire su quel treno, poi venga l’assaporare fino in fondo il panorama del viaggio.
    Ma il treno e i suoi passeggeri non aspettano mai…

    Un abbraccio.

    Chiara D.

    Rispondi
  • 10. rino  |  16 dicembre 2006 alle 7:17

    Sempre più no comment…

    Canzoni di Natale, dietrofront a Bolzano “I bambini canteranno Stille nacht”

    BOLZANO – I bambini della scuola materna «Casa del bosco» di Bolzano saliranno sul palco per la recita di Natale e canteranno «Stille nacht»: il dietrofront è stato deciso ieri mattina dal direttore del circolo scolastico Gianfranco Cornella.
    Troppe polemiche, troppi attacchi a una decisione – quella di non cantare la canzoncina su Gesù per non offendere i bambini musulmani – che avrebbe voluto essere di “distensione etnica” ma che si è presto rivelata un clamoroso boomerang.
    «Abbiamo trenta bambini stranieri su ottanta, siamo impegnati in un progetto interculturale che ci impegna molto ed è in questo senso che era nata l´idea di non far cantare riferimenti a Gesù», ha spiegato Cornella, che ha messo le mani avanti dicendo che comunque non era stata ancora presa alcuna decisione definitiva.
    Sorride la sovrintendente Bruna Rauzi, che ieri aveva tuonato con forza e che ora può dire distesa «caso chiuso, non se ne parli più. Siamo per l´inclusione, ma vogliamo conservare le tradizioni locali, perché appartengono al nostro Dna».
    Ma a non considerare chiuso il caso è la politica. Ieri trentadue deputati di Forza Italia hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché nelle scuole italiane vengano mantenuti i simboli del Natale.
    E a rispondere è stato subito il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, tirato in ballo da una serie di interrogazioni parlamentari sul caso. «Cancellare il Natale dalla scuola italiana? Ci mancherebbe altro, facciamo pure la mostra dei presepi al ministero», ha detto Fioroni.
    Per il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè, «le maestre di Bolzano hanno adottato un´iniziativa del tutto personale e ciò rende ancora più grave l´episodio, ultimo in ordine di tempo di molti capitoli già visti, non riconoscendo cioè nemmeno l´importanza che per il credo religioso più diffuso nel Paese riveste la nascita di Gesù».
    L´ex ministro di An Maurizio Gasparri parla di «vicenda sconcertante e delirante. Indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno non si può non tener conto del concordato tra lo stato e la Chiesa e, comunque, delle tradizioni della nostra nazione». (“la Repubblica”)

    Rispondi
  • 11. joelle  |  14 dicembre 2006 alle 11:46

    Un augurio per un Natale pieno di gioia…
    Perchè sia Natale ogni giorno!

    Vi abbraccio,

    Joelle

    Rispondi
  • 12. pato  |  13 dicembre 2006 alle 9:58

    SENZA MIO PERMESSA QUI NON SE MUOVE UNA FOGLIA !!!

    27.000 PERSONA TORTURATA …TRA LORO …BIMBI … DONNE
    IN CINTA … RAGAZZI …. TUTTO QUELLA ATROCITA CHE UNO SE
    PUO IMMAGINARE E ANCHE DI PIU…!!!

    3500 MORTE DE GENTE INNOCENTE …

    226 PERSONA CHE ANCORA OGGI NON SE SA DOVE SONO ..

    E A TUTTO QUESTO …125 CONTO BANCARIO … CON PIU 120 MILLARDI
    DI DOLLARE

    E QUESTO UOMO HA MORTO SENZA CHE SI FACCIA GIUSTIZIA

    E QUELLO CHE PIU DISPIACE ADESSO….

    SPERO CHE SE PUDRA NEL INFERNO … !!

    QUI A BUENOS AIRES E UNA FESTA NEL CENTRO DELLA CITA
    LO STESSO IN QUASI TUTTE LA CITTA DEL MONDO
    PURE IN SPAGNA STA LA GENTE IN STRADA….

    MAI MI HA SUCCESSO DI VEDERE GENTE FELICE PER
    STRADA PER LA MORTE DE UN OMICIDA COSI

    E IO …
    PER PRIMA VOLTA CREDO…SENTO UNA GRAN FELICITA
    PER LA MORTE DI UNA PERSONA

    pato

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  13 dicembre 2006 alle 10:04

    Pinochet è morto a 91 anni nel suo letto. Spero proprio ci risparmino gli onori militari, e che smettano di passare in tv e sui giornali quelle immagini da buon nonnino pacioso. Piuttosto diffondano l’immagine di lui appena salito al potere, con gli occhiali neri e la mascella brutale, circondato dai suoi sgherri, mentre Allende si suicidava.

    Qualcuno ha detto che, se ci fosse la giustizia retributiva qui in terra, finiremmo tutti ammazzati. Penso abbia ragione, tuttavia, poiché credo nell’aldilà, voglio immaginare e (lo confesso) mi farebbe piacere che stasera si trovi in un posto ben peggiore del comodo salotto della villa dove ha trascorso riverito la sua vecchiaia mal spesa. E’ uno sfogo, lo so, non si dovrebbe dire, e allora rettifichiamo, o meglio, facciamo nostre le parole di Yoko Ono, la vedova di Lennon: individualmente non perdono il suo assassino, ma si ricordi il messaggio di pace di John; anzi, propongo che l’8 dicembre sia la Giornata Mondiale del Perdono. L’enfasi non va posta sulla vendetta, che ci disumanizza sempre più. Lasciate il dolore privato a chi sta soffrendo, capitelo, consolatelo, non lasciatelo degenerare in altro, sennò fate il gioco dei nemici del perdono, della pace, della giustizia.

    Pinochet è morto. Il suo destino non ci riguarda più. Piuttosto battiamoci affinché non nascano nuovi Pinochet.

    Rispondi
  • 14. mauro  |  19 dicembre 2006 alle 13:39

    “Quest’anno ho deciso di rinnovare il Natale allestendo in casa mia,
    io unico musulmano laico della famiglia, un presepe e un albero più
    belli e più grandi per condividere con i miei cari la gioia e la
    meditazione sul mistero della Natività. (…)
    Ed è proprio perché la Vergine Maria e suo figlio Gesù, venerati
    anche dall’islam, incarnano il miracolo della vita, che il Natale
    dovrebbe diventare una festa comune per onorare lo stesso Dio ed
    elevare il valore della sacralità della vita a fondamento della
    nostra umanità. Uso il condizionale avendo in mente la schiera dei
    laicisti nostrani che vorrebbero trasformare l’Italia in un ennesimo
    laboratorio del multiculturalismo, eliminando i simboli religiosi e
    umani che s’ispirano al cristianesimo, relativizzando e uniformando
    le fedi, i valori, le culture e persino la realtà manifesta della
    nostra diversità. Ma penso anche ai quei musulmani che sono
    ideologicamente avversi alla condivisione con il cristianesimo e
    l’ebraismo dei valori assoluti, universali e trascendentali che
    rappresentano l’essenza della nostra umanità, perché immaginano di
    essere i detentori dell’unica e indiscutibile Verità a cui tutta
    l’umanità dovrebbe sottomettersi.
    E pensare che mentre in Italia, Gran Bretagna e Canada c’è chi,
    perfino a livello di autorità politiche e giuridiche, ha assunto dei
    provvedimenti anti-natalizi per non «urtare la suscettibilità dei
    musulmani», in 25 Paesi a maggioranza musulmana il Natale cristiano
    (25 dicembre) o il Natale ortodosso (7 gennaio) è considerato festa
    nazionale. (…)
    Come non dare ragione ad Avvenire quando scrive che «il sospetto,
    sempre più concreto, è che il cosiddetto rispetto delle religioni
    sia solo un pretesto per mascherare fini bassamente ideologici»? I
    nemici del presepe, dei canti natalizi o comunque della festa della
    nascita di Gesù, abbiano il coraggio di dire che sono nemici di
    questa civiltà occidentale e cristiana, sappiano che di fatto sono
    alleati degli integralisti e degli estremisti islamici,mala smettano
    di tirare in ballo i musulmani impegnati a condividere un’identità
    italiana e una comune civiltà dell’uomo.”

    18 dicembre 2006
    Da: Canti cancellati, bambinelli rimossi. «Battaglia che ci
    danneggia»
    di
    Magdi Allam

    Rispondi
  • 15. gianfranco monaca  |  23 dicembre 2006 alle 16:55

    Mai come in questo Natale abbiamo assistito alla strumentalizzazione dei simboli religiosi. Il presepio è utilizzato come arma ideologica per la rivendicazione dell’identità “cristiana”, delle “radici cristiane” della “nostra” cultura, come non si sapesse (e forse molti davvero non lo sanno) che il messaggio evangelico è innanzi tutto un appello alla cancellazione delle barriere – storico-politiche, culturali, sociali, etniche, religiose, di genere – con una sola distinzione: da una parte il Dio povero e perseguitato di Gesù di Nazaret (quello del presepio, appunto) che sta sempre con i perseguitati e gli oppressi, dall’altra i pesecutori e gli oppressori che stanno con il dio-idolo dell’onnipotenza imperiale e scrivono sulle loro orribili bandiere “In hoc signo vinces” (“Gott mit uns”, “In God we trust”, “Dios lo quiere”, “Dio lo vuole”, Deus lo volt”, a seconda delle carneficine e dei ladrocini che hanno praticato e intendono praticare in tutto il pianeta). In più, quest’anno si è data molta pubblicità al presepio (davvero infausto) allestito a Montecitorio, il luogo più simbolico che esista della politica italiana (dove al massimo avrebbero potuto non sfigurare il bue e l’asinello, la cui presenza, peraltro, nel racconto evangelico non è citata). Se proprio volevano ospitare una coppia di extracomunitari con un neonato, potevano prendere quelli veri e non quelli simbolici. di gesso. Il presepio è diventato così una squallida genuflessione a quella parte di gerarchia cattolica che sembra qualificarsi come barriera alla laicità della politica, mentre si ignorano voci autorevoli (come quella dell’arcivescovo di Milano, e scusate se è poco) che ha scandalizzato recentemente i bacchettoni quando ha proclamato alto e forte (citando, del resto, il suo predecessore sant’Ambrogio) che è preferibile essere cristiani senza dirlo piuttosto che dirlo senza esserlo.
    Il cardinale Tettamanzi (come a suo tempo papa Roncalli, Lercaro, e tuttora Bettazzi, Casale, per restare tra i vescovi italiani) forse non à considerato politicamente corretto nell’attuale sacrestia vaticana, ma è consolante pensare che la chiesa è più grande della sacrestia. A tutti Buon Natale (possibilmente quello vero).

    Gianfranco Monaca

    Rispondi
  • 16. donatella  |  30 dicembre 2006 alle 11:21

    Luís Gerez è vivo, trionfo per i diritti umani in Argentina
    Riapparizione con vita, esigeva tutta l’Argentina democratica. “Sono gli stessi di sempre”, sono state le sue prime parole una volta liberato. Lo hanno sequestrato in strada, lo hanno incappucciato, di nuovo torturato come la prima volta, nel 1972 quando aveva appena 16 anni, hanno finto di fucilarlo più volte, ma poi il dispiegamento di forze voluto immediatamente da Nestor Kirchner -che ha parlato alla nazione- li ha indotti a rilasciarlo. E’ un trionfo per i diritti umani in Argentina.

    Luís Gerez, 50 anni, muratore, militante peronista, era stato sequestrato mercoledì notte a Escobar, nel nord del Gran Buenos Aires. Il suo sequestro si presentava identico a quello di Jorge López, tre mesi fa, testimone chiave come Gerez in processi per violazioni di diritti umani, che ad oggi continua ad essere desaparecido. La colpa di Gerez era stata quella di avere riconosciuto tra i suoi torturatori del 1972, quando aveva appena 16 anni, il poliziotto di Escobar, Luís Patti, che poi avrebbe fatto carriera politica. Come negli anni ’70, come per Jorge López, Luís Gerez -costantemente minacciato da mesi- era scomparso nel nulla nel breve tragitto da casa di un amico al macellaio dove doveva comprare la carne per l’asado. Già nella prima notte, appena informato, il governo aveva risposto con immediatezza. Diciannove case o grandi tenute rurali erano state perquisite nella notte, oltre 50 nelle successive 24 ore, centinaia di uomini erano stati coinvolti facendo volutamente filtrare la notizia che si fosse a conoscenza che i sequestratori -al momento ci sarebbe solo una donna detenuta- fossero collegati allo stesso Patti.
    Quando Gerez ieri sera è stato visto da una ragazzina, seduto su un marciapiede, a torso nudo ed in grave stato di choc, mostrava segni di percosse, bruciature sul petto, i polsi segnati dalle manette, ed ha denunciato di essere stato più volte fucilato (una delle tipiche tecniche di tortura psicologica insegnata nella Scuola delle Americhe di Fort Benning). Ricoverato in Ospedale, oltre ai familiari, ha ricevuto la visita del Ministro degli Interni e la telefonata del presidente Kirchner, per il quale Gerez è un militante attivo.
    IL DISCORSO DEL PRESIDENTE La gravità della situazione di ieri, venerdì, era testimoniata dal discorso -appena il secondo in quattro anni- che il presidente Kirchner aveva rivolto alla nazione poche ore prima del rilascio, sul caso che stava sconvolgendo l’Argentina: “Cento giorni fa, mani anonime sequestrarono il testimone del caso Etchecolatz, Jorge Julio López. Da due giorni non abbiamo notizie del testimone del caso Patti, Luis Gerez. Tutto fa pensare che in entrambi i casi abbia agito quella che conosciamo come mano d’opera disoccupata, ovvero elementi paramilitari e parapolizieschi che minacciano per raggiungere l’obbiettivo di mantenere l’impunità”.
    Se Patti aveva minacciato per tutta la vita Gerez -già quando aveva 14 anni gli diceva “negro, sei nel mirino”- adesso era Patti ad essere nel mirino del Presidente della Repubblica, che lo nominava espressamente in un discorso pubblico. Ma non solo. Il discorso di Don Nestor aveva una portata più vasta. Parlava mostrandosi visibilmente irato: “L’intera società argentina è sotto aggressione da parte di quelli che continuano a pretendere l’impunità. Sappiano tutti che questo Presidente non avallerà nessun tipo di amnistia”. Si riferiva ai gruppi filo-militari -anche in questo Kirchner è stato esplicito- che il 5 ottobre manifestarono in piena Plaza San Martín pretendendo l’amnistia per i torturatori e gli assassini.
    Il fatto che il governo consideri in maniera prioritaria la difesa dei testimoni, e il fatto che il caso Gerez sia arrivato a conclusione positiva proprio per la decisa azione del governo, non sposta i termini né la gravità della questione. Per garantire che in Argentina sia definitivamente ristabilito lo stato di diritto si devono fare i processi e arrivare a condanna per migliaia di repressori.
    Migliaia di testimoni, spesso anziani, e decine di migliaia di familiari, vedono oggi sconvolta la loro vita, quasi sempre ricostruita con fatica dopo essere stati esposti alla brutalità più ignobile. Oggi sono sotto mira da parte di gruppi paramilitari, forse limitati numericamente ma non meno pericolosi, che hanno dimostrato di poter colpire quando vogliono.
    Sgominare la banda Patti e trovare gli amici di Etchecolatz che hanno sequestrato e con ogni probabilità ucciso Jorge López è un imperativo per la democrazia argentina che deve fisicamente dimostrare che oggi l’egemonia e la correlazione di forze sono dalla parte della democrazia e non c’è nessuno spazio per aprire trattative con violatori di diritti umani. L’ultima battaglia per la verità e per la giustizia in Argentina è appena cominciata.

    http://www.gennarocarotenuto.it

    Rispondi
  • 17. gianna  |  28 dicembre 2006 alle 8:26

    Sono i musulmani per primi a voler difendere il Natale. L’ho letto oggi.

    Rispondi
  • 18. danielatuscano  |  28 dicembre 2006 alle 15:30

    Ma è ovvio. Siamo solo noi, immemori, incolti, senza storia né futuro, impauriti e armati fino ai denti, che viviamo ormai al di là del bene e del male.

    Un’amica mi gira questa notizia:

    (ANSA) – SALERNO, 28 DIC – Madri appartenenti a 22 nazioni differenti e a quattro diverse confessioni si riuniranno in preghiera per invocare un 2007 di pace. Si tratta di 150 donne emigrate e residenti nel Cilento che domani, alle 16.30, nella tensostruttura comunale di Agropoli, con una preghiera multireligiosa chiederanno al proprio Dio la pace. L’evento, organizzato dall’ Associazione cattolica ‘Centro aiuto alla vita’, terminera’ con l’invio di una lettera al Pontefice e al Presidente della Repubblica.

    Rispondi

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