CARA BELTA’

24 dicembre 2006 at 7:20 14 commenti

“Cara Beltà”, bellezza amata, questo il titolo del Concerto di Natale organizzato ieri alla parrocchia dei santi Nazaro e  Celso, a Bresso. La bellezza, per non essere soltanto ammirata o concupita, deve spirare da dentro. Oggi come mai abbiamo bisogno di questa bellezza. Io lo chiedo non soltanto per quelli che mi amano e che amo, ma anche e soprattutto per chi non sarà né amato né ricordato.

In particolare, questo Natale, il mio pensiero di bellezza va a Roberto Buffo e a Piergiorgio Welby.

Buon Natale! 

Daniela Tuscano

 

L’AMORE FA (Quattordici volte amore)

L’amore fa l’acqua buona

Fa passare la malinconia
Crescere i capelli l’amore fa
L’amore accarezza i figli
L’amore parla con i vecchi
Qualcuno vuole bene ai più lontani
Anche per telefono
L’amore fa guerra agli idioti
Agli arroganti pericolosi
Fa bellissima la stanchezza
Avvicina la fortuna (quando può)
Fa buona la cucina
L’amore è una puttana
Che onora la bellezza
Di un bacio per regalo
Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere
L’amore fa belli gli uomini
Sagge le donne l’amore fa
Cantare le allodole
Dolce la pioggia d’autunno
E vi dico che fa viaggiare, sì
Illumina le strade
Fa grandi le occasioni
Di credere e di imparare
Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere
Fa crescere i gerani e le rose
Aprire i balconi l’amore fa
Confondere le città
Ma riconoscere i padroni (l’amore lo fa)
Aprire bene gli occhi
Amare più se stessi
L’amore fa bene alla gente
Comprendere il perdono
L’amore fa.
Ivano Fossati**** 

ULTIM’ORA. Da don Paolo Farinella ricevo e pubblico volentieri il seguente avviso:

A tutte le amiche e amici, che mi hanno scritto  moltissime e-mail sulla morte di Welby.

Il 24 dicembre domenica IV di Avvento io e la mia comunità nella chiesa di San Torpete in Genova centro storico, alle ore 10,00 celebreremo la Messa per Giorgio Welby e lo innesteremo nella immensa e infinita misericordia di Dio attraverso la  misteriosa riserva che per Ebrei e Cristiani si chiama  “merito dei Padri e delle Madri”. Celebreremo l’Eucaristia per  ringraziare il Signore di averlo già accolto nella casa della sua Paternità. Noi credenti sappiamo e crediamo che sulla croce è morto Gesù che ha abbracciato tutti senza escludere nessuno.

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Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, frammenti, religioni e società, semi di speranza.

LO SCHIAFFO DEL SOLDATO – Negati a Welby i funerali religiosi. Ma dov’è finita la carità? ALBA DI SANGUE – Impiccato Saddam Hussein. Vendetta è fatta

14 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  24 dicembre 2006 alle 9:43

    Spero che la partecipazione alla messa di don Paolo sia sentita e numerosa. Invito tutti gli altri a unirsi spiritualmente in preghiera nell’esatto momento in cui inizierà la funzione. Ciò che mi abbatte è che adesso, a causa dell’intransigenza della Chiesa gerarchica e dell’agitazione radicale, i soliti sciacalli di ogni schieramento politico ne approfitteranno per una bieca propaganda “ideologica” (chiamiamola così) che nulla ha da spartire col concreto dramma umano, spirituale ed etico non solo dei diretti interessati, ma di tutti noi.

    Dio deve amarci davvero tanto, se continua a sopportarci.

    Di nuovo, buon Natale e buon Anno a tutti!

    Rispondi
  • 2. daniele  |  24 dicembre 2006 alle 20:16

    Questa poesia è dedicata al piccolo Marian scomparso due notti fa. Marian è un bimbo che ho adottato a distanza tramite l’associazione Prometeo di Massimiliano Frassi.

    Mentre la primavera è in fiore
    la neve scioglie il mio cuore,
    dagli alberi scendono foglie
    che non hanno più colore.
    Il vento che sconvolge i miei capelli
    è come lame di ghiaccio
    che trasparenti affondano
    dentro l’anima e il cuore.
    Adesso non sento più rumore
    la carezza che mi hai dato
    mi ha accompagnato nel sonno
    e quando mi risveglierò
    tutto sarà bianco.
    Anche adesso che non ti vedrò più
    e il respiro andava riposando
    la corsa su quella macchina rossa
    resterà accanto anche nel sogno.
    Stretta accanto a te
    e sopra di lei te ne sei andato via
    ma nel coro degli angeli
    io ti rivedrò.
    Le mie mani tremano
    mentre le lancio nel vento
    nel tentativo di fermarti
    ma non riesco.
    Ogni attimo è un motivo in più
    per non dimenticare
    e quella piuma che scende
    si ferma sul cuore
    e stretta nel pugno
    sarà solo un pensiero d’amore.
    “Non volare troppo in alto
    che non ti vedo”
    Così colorerò i muri del mio dolore
    graffiti graffiati dalle unghie
    mentre piango il tuo ultimo sorriso.
    Adesso gioca felice
    nei giardini che nessuno sa
    e il tuo gioco non finirà mai
    dentro di me.

    Rispondi
  • 3. rino  |  27 dicembre 2006 alle 11:50

    Consiglio a tutti di leggere la bellissima intervista rilasciata oggi a “repubblica” da mina Welby, la vedova di Piergiorgio, e il relativo commento di Adriano Sofri. E’ stato consolante comunque vedere al funerale quelle suorine che, seguendo lo Spirito e non il Vaticano senz’anima, mentre le porte della chiesa erano sbarrate, si trovavano li, per l’ultima preghiera a piergiorgio…

    A proposito, ieri era il suo compleanno: auguri, dott. Welby, non ti dimenticheremo.

    Rispondi
  • 4. amalia  |  26 dicembre 2006 alle 20:54

    Informo che alcuni parroci di Milano durante l’omelia della messa di mezzanotte e del giorno di Natale hanno detto che pregavano per Welby e la sua famiglia e non condividevano il comportamento della gerarchia ecclesiastica che aveva rifiutato il funerale a Welby. La Chiesa deve accogliere, Welby aveva molto sofferto e bisognava comprenderlo pur essendo loro contro l’eutanasia.

    Durante la messa di mezzanotte i presenti hanno battuto le mani.

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  27 dicembre 2006 alle 12:19

    Cara Amalia, sarebbe buono conoscere i nomi o almeno le parrocchie in cui si è pregato per Piero, anzi per “Chicco” come lo chiamava la moglie Mina. In ogni caso anch’io ho letto un sacco di messaggi di solidarietà (cattolici) ai Welby e nel contempo di indignazione per i sepolcri imbiancati, i pastori sordi, le guide cieche che oggi dovrebbero “illuminarci”. Quel portone chiuso in piazza San Giovanni vale più di qualsiasi commento, è lì come un monito, ed è un monito brutto, molto brutto.

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  • 6. ettore masina  |  24 dicembre 2006 alle 18:42

    Ettore Masina
    http://www.ettoremasina.it

    3. La Lettera di San Giacomo e il cardinale Ruini
    21 dicembre
    Mina Welby non è una donna qualunque, basta guardarla in faccia: gli occhi stanchi di chi ha avuto sonni continuamente interrotti, il volto con le rughe di chi troppe volte ha dovuto fingere un sorriso o nascondere un pianto.. Ha mantenuto in vita il suo uomo per una catena di giorni che sembrava infinita, come solo certe donne eroiche sanno fare quando il marito diventa un lungo degente e loro sono costrette a trasformare l’amore che gli portano, a diventare madri di un bambino senza bellezza. Sul corpo che un tempo si strinse gioiosamente al loro devono cercare ogni giorno, per tamponare, se è possibile, il progredire di un disfacimento senza recupero: le terribili piaghe da decubito, la perdita di funzionalità degli arti e degli sfinteri, la voce che diventa un bisbiglio, lo sguardo, talvolta, della bestia braccata, la speranza ormai evasa da ogni realtà. Così ha vissuto per anni e anni Mina Welby e se ci fosse una medaglia all’amore coniugale, dovrebbe esserne insignita.
    Quella medaglia dovrebbe dargliela, penso, il Movimento per la vita, perché Mina Welby ha mantenuto vivo e vigile (come suol dirsi) un uomo di cui si è innamorata e che ha sposato quando già le condizioni di lui erano segnate, segnato il suo destino. Lo ha conosciuto, ha raccontato, a una “gita parrocchiale” . Questo particolare mi commuove: tra i frutti più belli del Concilio c’è la nuova consapevolezza delle comunità cristiane a proposito dell’eminente dignità del malato; ogni volta che ad una festa o a un’altra lieta occasione vedo un gruppo di persone raccogliersi sorridendo intorno a una carrozzina, ripenso a un testo altissimo del Vaticano Secondo: “La Chiesa riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Salvatore”.
    Per anni e anni Mina Welby ha dato al suo uomo non soltanto vita ma dignità di vita. Mi ha intenerito più volte vedere nelle fotografie come fosse propre questo malato: pulito e stirato il maglioncino, sbarbato il volto, pettinato il capo. Ma una donna non può ottenere l’impossibile neppure a costo di soccombere alla fatica. La vita di Piero è diventata una agonia sempre più atroce: speranze, nessuna; previsioni, terribili: fra qualche mese o settimana, non avrebbe più potuto deglutire, avrebbero dovuto operarlo nuovamente, introdurgli nell’in-testino una sonda per nutrirlo e idratarlo. Allora il corpo di Welby sarebbe stato definitivamente una crisalide di morte, una persona impedita di essere tale per la completa separatezza dalle funzioni umane. Infine – prima o poi… – sarebbe sopravvenuta la morte, per soffocazione. Piero Welby, che aveva retto tante sofferenze, di questa modalità di morte aveva il terrore.
    Mia moglie ed io abbiamo testimoniato, anni fa, in una causa di beatificazione, sulle virtù eroiche di Luigi Rocchi, un popolano di Tolentino. Malato della stessa malattia di Welby, Luigi aveva fatto del suo letto una cattedra di coraggio e di fede. Ma la morte era arrivata a quarant’anni e senza la costrizione meccanica imposta al marito di Mina dalla paradossale crudeltà del progresso tecnologico. E non tutti possono essere santi od eroi. “Luigino” Rocchi era noto a molti e da molti fu pianto e viene ricordato. Ma ebbe la fortuna di non diventare, come Piergiorgio Welby, un “caso”, un nodo di paure ancestrali e di speculazioni politiche, di commi e di moralismi, di giuste preoccupazioni e di filosofemi. Nessuno si arrogò il diritto di condannarlo a morte o a una non-vita. La madre eroica che egli ebbe accanto non dovette ascoltare discussioni su un caso piuttosto che su un uomo. Intorno a Piergiorgio, invece, si è eretto un circo mediatico in cui le conferenze stampa hanno prevalso su un rispettoso silenzio e una silenziosa solidarietà.
    Quelle intorno al caso Welby non sono state tutte parole inutili ma non credo siano servite molto a Mina. Sappiamo che Mina voleva, disperatamente voleva, che Piero non la lasciasse; ma anche che non si sentiva di imporgli, costringendolo a “vivere”, di andare verso l’orribile morte temuta.
    22 dicembre
    Neppure alla fine, lei restò con quel caro corpo, contorto dalla malattia, ma ormai in pace. Lo Stato glielo sottrasse per indagare su un possibile crimine. Intanto il dibattito continuava. Ma non per il Vicariato di Roma. Il cardinale Ruini, lui aveva soltanto certezze: il peccato per lui dominava la tragedia. E quando Mina desiderò che la Chiesa, la “sua” Chiesa, perchè Mina è cattolica, si prendesse cura del suo dolore nella celebrazione di un funerale religioso, il porporato ha risposto che no, non si poteva, lo vietava il codice di diritto canonico. Lo ha spiegato ai telegiornali, con serena fermezza, il vescovo monsignor Fisichella: é vero che, a differenza di quanto avveniva un tempo, la Chiesa concede oggi ai suicidi funerali religiosi perchè può darsi che la loro scelta sia il risultato di un improvviso squilibrio psichico; ma Piergiorgio Welby era perfettamente consapevole di ciò che chiedeva. Perfettamente lucido e libero nelle sue decisioni dopo un martirio di tanti anni, una tortura quotidiana e prospettive ancora più atroci? Mina Welby, il suo dolore, il suo eroismo – ha detto la Curia – possono attendere. Forse più avanti, in forma riservata… I commi dei giuristi prevalgono sull’insegnamento del Cristo? Dice la Lettera di San Giacomo: “religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro padre è soccorrere gli orfani e le vedove nel momento delle loro afflizioni.. .”. Parola di Dio, ma non a Roma.

    Rispondi
  • 7. federica  |  29 dicembre 2006 alle 18:12

    Dal Blog di Beppe Grillo

    Ricevo e pubblico una lettera di Maria Fidia Moro.

    “Gentile Signor Grillo,
    mi permetto di scriverle, anche senza conoscerla personalmente, per chiedere il suo aiuto. Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro. Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio (un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi sempre basati su fonti parziali o discutibili. Una vera apoteosi dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante, ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura -come nel film di Bellocchio– si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile ed assurdo
    Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia etico. Perché –mi chiedo io- persone che hanno cooperato, a vario titolo, al rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica? E perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema essa svanisce senza quasi lasciare traccia. Proprio come nel caso Welby in nome di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale. Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione . Ma quale? Forse quella di dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?! Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).
    Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e misurassimo le cose con la ragione del cuore.
    Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del perdono). Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né tantomeno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana? In quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro non lo ricordi attraverso una inutile fiction. Mi piacerebbe che cadesse un fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia. In migliaia mi hanno detto “ Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo “. Adesso possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace.
    Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine per quanto vorrà e potrà fare”.
    Maria Fida Moro

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  • 8. donatella  |  27 dicembre 2006 alle 22:06

    La santità è compatibile con l’omosessualità ? Perché no? Lo testimoniano le biografie di alcune figure storiche della chiesa. Che praticarono o no. E che si travestirono o no.

    I Santi sono più di 10000. Possibile che nemmeno uno sia gay?
    Nulla impedisce che un omosessuale casto diventi un “testimone di virtù” attraverso il quale Dio, come dice la Costituzione apostolica Divinus perfectionis magister, “si fa presente a noi e ci parla”.
    Ma se da una parte Sant’Antonio abate è tentato da visioni di donne molto attraenti ed è, evidentemente, eterosessuale dall’altra nessun santo, se non negli apophthegmata (detti edificanti) attribuiti a santi monaci, risalenti al quinto secolo sembra essere stato più tentato da giovani maschietti.
    La Congregazione delle Cause dei Santi, ente preposto alla canonizzazione, svolge analisi approfondite della vita dei presunti Santi prima della Canonizzazione effettiva. Che siano allergici ai gay?
    Non lo sappiamo ma, nel corso della Storia, qualche indizio sulla presunta omosessualità di numerosi Santi sembra essere sfuggito ai censori…

    I SANTI GAY SIMBOLICI
    Hanno assurto a ruolo di santi gay simbolici numerosi santi celebrati dalle comunità gay cattoliche. La loro omosessualità però, non è supportata da prove documentarie.
    Il santo gay per antonomasia è San Sebastiano. Derek Jarman nel film Sebastiane attribuisce al soldato romano un rapporto particolare con l’Imperatore ma è davvero troppo poco per affermare che Sebastiano sia stato gay.
    E’ più probabile che sia diventato un’icona gay perché dal Rinascimento è rappresentato come un giovane bellissimo, nudo, legato ad un albero e sofferente per le frecce che lo trapassano. Oggi, secondo le gerarchie cattoliche è patrono di Atleti, Arcieri, Vigili urbani, Tappezzieri e non dei gay.

    L’omologo femminile di San Sebastiano è Santa Giovanna d’Arco (c.1412-1431) .
    Testimonianze dell’epoca sostengono che quella che diverrà l’eroina di Francia rifiutasse risolutamente gli abiti femminili e che portasse un taglio di capelli maschile.
    Immaginiamola come una cavallerizza munita di spada e armatura su di un destriero… In effetti ha tutte le carte in regola per essere un’icona lesbica, ma abbiamo pochi elementi di certezza sulla sua omosessualità . Sul fatto che si travestisse da uomo non sembrano, però, esserci dubbi.

    I patroni dei ‘matrimoni’ simbolici tra gay americani sono san Sergio e Bacco, soldati romani e martiri cristiani. Le notizie sulla loro esistenza sono disparate.
    “Sergio e Bacco – dice Antonio Borrelli – erano soldati delle Legioni di confine, ed occupavano un alto grado nel palazzo di Massimino Daia († 313), divenuto Cesare nel 305 con il governo dell’Oriente; accusati come cristiani da nemici invidiosi, furono condotti al tempio di Giove ed invitati a sacrificare, ma essi rifiutarono, venendo così degradati e fatti girare per dileggio per le vie della città, vestiti da donna”. Ma non è il travestitismo che ha colpito la comunità gay credente americana. La ripubblicazione di un antico manoscritto greco, la Passio antiquior SS. Sergii et Bacchi (“Passio Antiquior Ss. Servii et Bacchi”, Analecta Bollandiana 14, 1895) descrive Sergio è come “dolce compagno e amante” di Bacco.

    Santa Perpetua e Felicita sono celebrate nelle unioni lesbiche. Morirono nelle persecuzioni di Septimio Severo nel 203 a Cartagine

    Tertulliano ci ha lasciato una impressionante narrazione del loro martirio in vita, parzialmente scritto dalle Sante stesse e da contemporanei. Parte della loro fama gay sta nella supplica di amore e il conforto che si scambiarono le due donne in carcere prima del martirio.
    In più, nella quarta visione di santa Perpetua – tutti i santi che si rispettino hanno visioni – la martire si vede trasformata in un uomo che lotta vittoriosamente contro un bruto egizio (Passio s. Perpetuae et Felicititatis 10, ed. Jacqueline Amat: Passion de Perpétue et de Félicité, suivi des Actes, “Sources Chrétiennes” 417, Paris 1996, pp. 32-34.). Maschia…
    Le interpretazioni troppo estensive possono portare davvero lontano con la fantasia. Ma da qui a sostenere che i Santi citati fossero realmente gay o lesbiche ne passa…

    I SANTI GAY
    Ancora nessun Santo sembra essersi iscritto ad Arcigay ma sono indubitabili, ad esempio, i sentimenti omofili che ha provato Sant’Agostino di Ippona per un suo amico.
    Una rilettura in chiave omo delle sue Confessioni, che contengono una tra le condanne più feroci all’omosessualità , non lascia dubbi.
    “Mi ero fatto un amico, che la comunanza dei gusti mi rendeva assai caro. Mio coetaneo, nel fiore dell’adolescenza come me, con me era cresciuto da ragazzo. […] Con me ormai la mente del giovane errava, e il mio cuore non poteva fare a meno di lui” (Confessioni, Libro 4, 6-8). La morte dell’amico purtroppo li separò:
    “L’angoscia – ricorda Agostino – avviluppò di tenebre il mio cuore. Ogni oggetto su cui posavo lo sguardo era morte. Era per me un tormento la mia patria, la casa paterna un’infelicità straordinaria. Tutte le cose che avevo avuto in comune con lui, la sua assenza aveva trasformate in uno strazio immane. I miei occhi se lo aspettavano dovunque senza incontrarlo, odiavo il mondo intero perché non lo possedeva e non poteva più dirmi: “Ecco, verrà”, come durante le sue assenze da vivo. Io stesso ero divenuto, per me un grande enigma. Chiedevo alla mia anima perché fosse triste e perché mi conturbasse tanto, ma non sapeva darmi alcuna risposta” (Le Confessioni, Libro 4, 10). Enigma?
    Ancora, il giovane Agostino giunto a Cartagine ha qualcosa che ricorda un omosessuale di provincia che giunge al Green Village:
    “Giunsi a Cartagine, e dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi […] inquinavo la polla dell’amicizia con le immondizie della concupiscenza, ne offuscavo il chiarore con il Tartaro della libidine. Sgraziato, volgare, smaniavo tuttavia, nella mia straripante vanità, di essere elegante e raffinato. Quindi mi gettai nelle reti dell’amore, bramoso di esservi preso”. (Confessioni. 3, 1; v. anche Rebecca West: St. Augustine, Thomas More Press, Chicago 1982, p. 33) Ma Agostino ci pare ancora troppo velato.

    Lo è decisamente meno Sant’Aelred di Rievaulx (c. 1110-1167) che fu uno dei più appassionati commentatori dell’amicizia tra uomini. Nei suoi scritti il tema centrale è l’omoerotismo.
    In particolare, dopo un soggiorno a Roma, nel 1142, scrisse lo Speculum Caritatis (Elredo di Rievaulx, Speculum charitatis, testo latino nel Corpus Christianorum, vol. 1, pp. 5-161. Traduzione italiana come: Lo specchio della carità, Edizioni paoline, Milano 1999.) nel quale celebra l’intima amicizia con un monaco di nome Simone. In alcuni passi è evidente che il santo teme la possibilità che tale amicizia diventi carnale. Ma il loro rapporto sembra l’esempio perfetta di un amore gay e casto. Simone morì prematuramente.
    Ecco un brano, non a caso considerato tra i sommi esempi dell’espressione dell’omoerotismo Medioevale, nel quale Aelred lo ricorda:
    “tu, mio amato, introdotto alla gioia del tuo Signore, pranzi gioiosamente alla mensa di quel sommo Padre, e in quel regno del Padre ti inebrii del frutto novello della vite assieme al tuo Gesù.
    Sopporta tuttavia che io ti offra le mie lacrime, che ti apra il mio affetto, che riversi su te, se ciò è possibile, tutto il mio animo. Non proibire queste lacrime che la dolce memoria tua, mio carissimo fratello, fa scorrere.
    Non ti pesi questo gémito, che non è provocato dalla disperazione, ma dall’amore, e non frenare queste lacrime, causate dalla pietà, non dalla mancanza di fede”. Ecco il santo gay che cercavamo.

    Sant’Anselmo di Canterbury (1033/4-1109) filosofo, teologo, monaco e arcivescovo ci ha lasciato una nutrita corrispondenza di lettera ai suoi amici che appaiono senza dubbio come corrispondenza fra amanti (“Padre Anselmo a Dom Gilbert, fratello, amico, amato amante…dolce con me, dolce amico… la nostra separazione mi ha mostrato quanto ti amo…” v. Jhon Boswell, Christianity, social tolerance and homosexuality, University of Chicago Press, London 1980, p. 218). Anselmo parla di abbracci e baci che raffigurano l’unità spirituale, la fusione di anime e la proiezione divina sui legami umani…

    Amanti, qualche secolo prima erano anche San Paolino di Nola (353-431) e Ausonio. Paolino, che era sposato, era appassionatamente innamorato del suo maestro, lo scrittore Ausonio.
    Nei versi che si scambiavano ci sono elementi della poesia classiche, con componenti erotiche, che indicano una relazione decisamente distinta da una semplice amicizia.

    Tra i Santi gay italiani è annoverato San Giovanni Bosco (1815-1888). “Quello dell’omosessualità di san Giovanni Bosco – dice Giovanni Dall’Orto – è uno dei segreti che volgarmente vengono detti “di Pulcinella”. Se ne parla ormai da anni, tanto che già nel 1983, al congresso internazionale di studi omosessuali Among men, among women, erano ben due gli studi dedicati a don Bosco e al suo ideale di “amore pedagogico” per l’educazione dei fanciulli (Paul Pennings, “Don Bosco breathes his last. The scenario of Catholic social clubs in the Fifties and Sixties”. In: Among men, among women, Amsterdam 1983, pp. 166-175 e 598-599. Stephan Sanders,”A phenomenon’s bankrupcy; Don Bosco and the question of coeducation” . Ibidem, pp. 159-165 e 602-603)”.

    Infine è in lista per diventare un Santo gay il Cardinal John Henry Newman (1801-1890) di cui è in corso il processo di beatificazione. Sembra certo che Newman, la più celebre conversione al cattolicesimo dell’800, si astenne dal sesso ma è certo anche che spese la maggior parte della sua vita con l’amico Fr. Ambrose St. John.
    Qualcuno ha sostenuto che alla morte dell’amico Newman utilizzasse il letto di Ambrose e nelle sue volontà il Cardinale ha chiesto di essere seppellito nello stesso loculo dell’amico. Entrambi sono oggi seppelliti insieme.

    I SANTI CHIACCHIERATI
    Insieme ai santi simbolici e a quelli gay abbiamo anche santi molto chiacchierati. Tra questi c’è san Giovanni Evangelista il discepolo che Gesù ‘amava’.
    “Nelle bestemmie e nel folclore dei sodomiti antichi – dice Giovanni Dall’Orto – il santo sodomita era […] san Giovanni Evangelista (non Giovanni Battista, che lo fu invece nella pittura), perché è colui che all’Ultima Cena “giaceva sul petto” di Gesù (“qui recubuit super pectus eius”)”.
    Tra i santi ‘non del tutto gay’ è annoverato san Giorgio martire, sovente ritratto come un giovane androgino e attraente alle prese con un drago. Un testo (Budge, The martyrdom and Miracles of St. Gorge of Cappadocia: The coptic texts, Nutt, London 1988, p. 282) asserisce che Gesù volesse Giorgio “come un puro e virginale promesso sposo”. Che Cristo sia favorevole al matrimonio gay?
    E’ molto dubbia, ancora, l’omosessualità di San Paolo apostolo, uno tra i santi più omofobi della storia. Non era sposato, cosa inusuale per un ebreo del suo tempo, e si accompagnava a tutta una serie di giovani uomini, come San Timoteo. In un suo scritto Paolo accenna ad una non specificata “spina nella carne” (Corinzi 12: 7-11). Mah.

    SANTI TRAVESTITI e TRANSESSUALI
    Se santità e omosessualità , come abbiamo rilevato, sono compatibili abbiamo forti dubbi che lo siano, al contrario, santità travestitismo e transessualità .
    Il caso vuole che, nel corso della nostra ricerca, abbiamo incontrato Lorenzo L. Gallo uno studioso esperto addirittura in ‘sante travestite’.
    “Il motivo del travestimento – sostiene Gallo – compare in numerose vite di sante orientali: è un espediente per rendersi indipendenti dagli uomini, ma anche per segnare un rifiuto del genere sessuale in toto.
    La prima santa travestita è Tecla, discepola di s. Paolo; poi Teodora, Eugenia ed Eufrosina di Alessandria, Marina di Antiochia, Pelagia di Gerusalemme e altre ancora. Le loro biografie furono trascritte nel corso dell’alto Medio Evo e godettero del favore del pubblico al punto che diversi concili (a partire da quello di Gangra del IV secolo), dovettero interdire alle donne tale travestimento. Nell’Europa occidentale le gesta di queste sante furono tradotte, ma di sante latine ‘travestite’ conosco un solo esempio, s. Papula di Tours; in altre vite di sante compare il taglio dei capelli (Ermelinda, Bililda, Doda) o il travestimento (Christina di Markyate) come espedienti per fuggire le brame maschili, ma non rappresentano una scelta di vita. Giova però ricordare che loro grande ammiratrice fu Caterina da Siena, che – come narra il suo biografo Fra Raimondo da Capua – si faceva chiamare Eufrosina perché desiderava emularne le gesta, facendosi ‘monaco’ in un monastero maschile, e Christine de Pizan ne citò due (Marina ed Eufrosina) nel suo libro La cité des dames”.
    A questo punto, potremo cercare santi sadici e santi masochisti, e, sono sicuro, ne troveremo con estrema facilità. Ci fermiamo qui.
    Rileggendo l’esperienze di questi “esempi di rettitudine” emerge solo tutta la nostra confusa umanità. Santi, in fondo in fondo, sembrano essere tutti gli omosessuali che sopportiamo stoicamente il martirio a cui li sottopongono coloro che dai santi dovrebbero prendere esempio.

    Rispondi
  • 9. giovanni  |  28 dicembre 2006 alle 19:34

    Su ARCOIRIS TV è possibile firmare a sostegno di mons. Giovanni Nicolini. Il sito è: http://appelli.arcoiris.tv/pro_giovanni_nicolini/index.php?lb=0

    Firmate numerosi e fate circolare la notizia. Il tutto per una chiesa senza discriminazioni per i conviventi e le persone omosessuali. Se raggiungeremo un buon numero di firme, cercheremo di far pervenire l’elenco al card. Caffarra visto che diversi del nostro gruppo emiliano romagnolo hanno idea di chiedere un incontro al cardinale durante il quel proporre anche una serie d’indicazioni pastorali per Bologna. Intanto allego anche la dichiarazione, che ho rilasciato a Repubblica-Bologna in merito ad un’iniziativa positiva proprio dell’arcivescovo. Ho proceduto una volta consultato Vittorio e membri di Nsc Er.
    Grazie
    Giovanni

    IL CARDINALE E LA LETTERA AI MUSULMANI: UN FATTO POSITIVO

    Apprendiamo che il card. Carlo Caffarra ha scritto una lettera alle famiglie musulmane. La missiva sarà consegnata dai parroci durante le prossime benedizioni pasquali. Nel testo l’arcivescovo afferma che “la visita del sacerdote vuol essere anche un augurio di bene per tutti” e soprattutto per i musulmani con i quali “condividiamo la fede nell’unico Dio creatore dell’uomo e dell’universo”. Un’iniziativa lodevole, che va nella giusta direzione d’un dialogo interreligioso impostato sull’idea dell’unico Dio per ebrei, cristiani e musulmani. Non si tratta d’un fulmine a ciel sereno. La Curia bolognese, regista mons. Stefano Ottani, sta conducendo un percorso di confronto ed amicizia con i fratelli di fede musulmana. Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna, movimento di riforma ecclesiale senza alcuna animosità nè pregiudiziale nei confronti dei propri Pastori, incorraggia e sostiene il suo arcivescovo in questa iniziativa. Nella cristianità purtroppo ci sono ancora tanti fedeli, che non ammettono l’unicità di Dio per tutte e tre le fedi monoteistiche. Su questo punto le parole del cardinale fanno davvero chiarezza.

    Giovanni Panettiere
    portavoce “Noi Siamo Chiesa- Emilia Romagna”

    Bologna, 27/12/06

    Rispondi
  • 10. tiziana  |  27 dicembre 2006 alle 12:40

    Ciao,
    inoltro un invito alla Due giorni di pace.
    Un abbraccio e a presto, Tiziana

    ===
    Comunicato stampa 27-12-2006

    Giorgio Schultze alla Due giorni di pace
    all’Hiroshima Mon Amour

    Il Partito Umanista promuove e partecipa alla Due Giorni per la Pace organizzato dai Cantieri di Pace Torino.
    Quarantott’ore di musica,mostre, proiezioni e testimonianze; un momento di incontro, di riflessione e di divertimento dedicato alla costruzione della pace, della non violenza e della tolleranza il 28-29 dicembre all’HIROSHIMA MON AMOUR.
    Ospiti del primo appuntamento, giovedì 28 dicembre, saranno i Mau Mau. Il secondo appuntamento, venerdì 29, sarà scandito invece dal folk’n’roll degli El Tres: Roberto Bovolenta, Mario Congiu, Vito Miccolis e Luca Mangani.
    A partire dal 28 saranno esposte alcune mostre fotografiche che resteranno in visione fino al 13 gennaio 2007

    Nell’ambito di questa manifestazione, il Presidente dell’Internazionale Umanista Europea, Giorgio Schultze, parlerà del rinnovato pericolo di un riarmo nucleare e presenterà la Campagna per il Disarmo giovedì 28 dicembre a partire dalle ore 21.


    Mulier sum, nihil humani alienum a me 😉

    Rispondi
  • 11. gianna  |  29 dicembre 2006 alle 19:04

    Morto James Brown, condannato Saddam Hussein. Giustizia è fatta (ovviamente sono molto ironica). Bella lì……….. 😡

    Rispondi
  • 12. arcigay nazionale  |  31 dicembre 2006 alle 13:10

    Giornata mondiale per il dialogo tra religioni e omosessualità

    Il 13 gennaio 1998 Alfredo Ormando, poeta siciliano si tolse la vita in piazza San Pietro per denunciare l’omofobia vaticana.
    Il 13 gennaio 1998 Alfredo Ormando, poeta siciliano si tolse la vita in piazza San Pietro per denunciare l’omofobia vaticana.

    Un gesto clamoroso, che scosse l’opinione pubblica mondiale ma che non ha convinto le gerarchie ecclesiastiche a mutare atteggiamento verso la comunità lesbica e gay, come dimostrano le parole ribadite in più occasioni da papa Ratzinger che è arrivato a definire l’amore omosessuale “eclissi di Dio”.

    Ogni anno, il 13 gennaio, Arcigay organizza una giornata di incontro e di riflessione, dedicata al dialogo con esponenti e gruppi religiosi. Quest’anno l’organizzazione dell’appuntamento è stata affidata a Marina Zela, avvocato e vicepresidente di Arcigay Roma, che intende mettere a confronto le esperienze dei numerosi gruppi di credenti omosessuali presenti in Italia, da quelli cattolici a quelli buddisti”.

    “Dialogare vuol dire scambiarsi idee, pensieri e magari partire anche da posizioni differenti – afferma Marina Zela – proprio per questo è incomprensibile l’atteggiamento di chiusura che alcune confessioni hanno nei confronti delle persone lesbiche e gay. Da parte nostra c’è piena disponibilità al confronto, senza chiusure e senza dogmi, ci aspettiamo dei segnali”.

    Anche quest’anno sabato 13 gennaio si terranno:

    Il tradizionale SIT IN in piazza Pio XII alle ore 12.00

    Il Convegno Internazionale “La libertà come grammatica della fede”

    alle ore 16.30

    presso la Sala della Fondazione Olivetti in via Zanardelli 34 a Roma

    Per tenersi informati su date e appuntamenti

    Segreteria

    06 64501102

    Ufficio Stampa – Carlo Guarino

    349 1976191

    13gennaio@arcigay.it

    http://www.january13.org

    Lettera autografa di Ormando ad un amico

    Palermo, Natale 1997

    Caro Adriano, quest’anno non sento piu’ il Natale, mi e’ indifferente come tutte le cose; non c’e’ nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

    I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo e’ il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico e’ la’ ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile.

    Non sono riuscito a sottrarmi a questa idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno fare finta di vivere e progettare per un futuro che non avro’: il mio futuro non sara’ altro che le prosecuzione del presente.

    Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e cio’ non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perche’ ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.

    Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: e’ una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualita’, demonizzando nel contempo la natura, perchè l’omosessualita’ e’ sua figlia.

    Alfredo

    Rispondi
  • 13. ecumenici posta  |  30 dicembre 2006 alle 2:06

    Buona festa “Eid Mobark”

    Auguri di buona festa

    Sabato 30.12.2006 tutti i musulmani nel mondo festeggiano il grande evento della festa del sacrificio Al Eid Al kabir, la festa grande, ossia la festa del sacrificio. Per questa occasione la Biblioteca Islamica di Chiasso augura sincera serenità, felicità, immensa gioia e buona festa a tutti i musulmani.

    Ci rivolgiamo a tutti i nostri amici con rispetto e gratitudine rivolgendo a loro i nostri sinceri auguri di guida e di pace, ricordando a tutti che questa nostra festa cade in un periodo di grande importanza e motivo di festa per i cristiani.

    La preghiera della festa sarà celebrata dalle ore 09.00

    • Roveredo Grigioni
    • Sopra Ceneri alla Mussala di Via Baraggi Giubiasco
    • Sotto Ceneri alla Moschea di Via Maggio 21 a Lugano-Cassarate

    Hassan El Araby
    Biblioteca Islamica di Chiasso
    0041-79 230 13 55

    Il cammino verso la Mecca
    Di, Hassan ElAraby
    Pubblicato sul GdP durante il pellegrinaggio del 1426 “21.01.2006,
    Con piccole modifiche,

    I pellegrini verso la Mecca sono giunti ai luoghi sacri, per compiere il pellegrinaggio e per rispondere al richiamo di Ibraheem*, pronti a mantenere la promessa di purificazione. Essa giunge dal cielo, laddove è annullata ogni differenza e classe sociale, uomini vestiti di bianco e donne, tutti attorno alla Ka’ba ed in coro rendono gloria al nome del Signore e richiamano la pace per l’umanità.

    Giorni di alta spiritualità, di grande valore umano e d’immensa umiltà e sottomissione al Creatore. Chi è attorno alla fonte inesauribile di Zamzam a bere come fece il fanciullo Ismaeal*, chi cammina con animo quieto, frettolosamente o adagio tra le due colline di Al Safa e Al Marwa come fece la madre del fanciullo, Hajar, durante la ricerca di acqua e di cibo per il suo bambino; altri sono in fila per un bacio o uno sguardo, o almeno un saluto da lontano alla pietra nera che è giunta dal cielo, come vorrebbe la tradizione profetica.

    Tutti insiemi poi alla valle di Mina per un alloggio breve, sotto le tende, in piccoli gruppi, vivono il colmo della loro fede e del loro credo, e all’alba del nono giorno del mese partono per la tappa di Arafa, dove ciascuno chiede perdono e clemenza: ciascuno da solo con il Signore, ad ammettere i propri peccati e chiedere clemenza e misericordia, e quando giunge il tramonto, con animi sereni e pace nei cuori, si avviano verso la valle di Mozdalafa.

    Passano la notte a Mozdalafa, coperti di cielo e di stelle attendono l’alba per lapidare il demonio come fece Ibraheem * prima di loro.

    Cosi giunge il giorno del grande sacrificio, che cambiò la vita e la storia dell’umanità, quando il Signore mandò ad Ibraheem * l’agnello per il sacrificio al posto del fanciullo, e sia gioia e festa per Ibraheem *, salvezza per Ismaeal* , grande felicità e festa per l’umanità, luce su luce e Dio guida alla luce.

    In quella luce e per questi valori chiamiamo tutti i musulmani a vivere, festeggiare e ricordare questo grande evento.
    *********************************************************************
    * che sia pace e benedizione di Dio su di lui
    Mecca
    Ibraheem Abramo, padre di tutti i profeti
    Ka’ba cubo ricostruito da Abramo che fu il primo luogo di preghiera dedicata a Dio
    Ismaeal Ismaele, primo figlio di Abramo
    Zamzam fonte inesauribile di acqua santa dal tempo di Abramo a Mecca, in Arabia Saudita
    Al Safa e Al Marwa due colline tra le quali Hajar, moglie di Abramo, cercava l’acqua per nutrire suo figlio
    Mina grande valle
    Arafa montagna vicino a Mecca dove Abramo ha conosciuto Dio
    Mozdalafa valle a Mecca

    Festa è anche un motivo d’incontro
    Di Hassan El Araby
    Pubblicato sul GdP durante il pellegrinaggio del 1427 “29.12.2006,
    Con piccole modifiche,

    Questa, per i Cristiani e i Musulmani di tutto il mondo, è una settimana molto importante. In questa settimana i Cristiani vivono e festeggiano tra la festa di Natale e Capodanno, festività che lascia traccia nel cuore di tutto l’occidente. Festeggiamenti iniziati e che continuano fino l’anno nuovo.

    Questa settimana è anche la celebrazione del pellegrinaggio, il grande richiamo di Dio, che fu eseguito da Abramo*, e viene compiuto annualmente da milioni di Musulmani, che giungono da ogni contrada, in servitù verso il Signore, con obbedienza al Creatore, compiendo testimonianza, preghiere, carità, digiuno, pellegrinaggio, i cinque pilastri dell’Islam nel medesimo luogo e nel stesso tempo.

    Per i musulmani il pellegrinaggio è una grande manifestazione di rinnovata sottomissione a Dio, al Creatore dei cieli e della terra. Lui l’Eccelso , che ordinò ad Abramo* “Chiama le genti al pellegrinaggio: verranno a te a piedi e con cammelli slanciati da ogni remota contrada” Corano 22/v27.

    E questo fu quando Abramo* stesso, sottomettendosi alla volontà Divina, lasciò la propria moglie Hajar e il suo figlio Ismail * nel deserto a Mecca, una terra sterile a quel tempo, invocando il Signore dicendo “O Signor nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, o Signor nostro, assolvano all’orazione. Fai che i cuori di una parte dell’umanità tendano a loro; concedi loro [ogni specie] di frutti. Forse Ti saranno riconoscenti.” Corano14/v37.

    Proprio per questo i pellegrini arrivando a Mecca alla vista del luogo sacro rispondono al richiamo dicendo; “Labbeika Allahomma Labbeika, Labbeika La sharik lak Labaika ,inna al Hamda wa al Naamat lak wal molk, la sharik lak”-eccomi a Te mio Dio eccomi a Te, Eccomi a Te che non hai associati eccomi a Te, a Te appartengono la lode, la Grazia e il Regno,Tu non hai associati – rispondono al richiamo di Dio Eccelso che esaudisce l’invocazione di Abramo *.

    La convinzione di tutti, è che Dio esaudisce le invocazioni sincere rivolte a Lui . Nel pellegrinaggio vi è anche una grande manifestazione di uguaglianza: tutti i pellegrini, uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri, nessuna differenza, vestiti degli indumenti del pellegrinaggio invocano lo stesso Dio, eseguono gli stessi riti tutti uniti, una profonda collettività spirituale che è carica di aspetti emotivi individuali che non hanno pari. E’ una grande manifestazione carica di significati religiosi, sociali, psicologici.

    Il pellegrinaggio è di obbligo per tutti i musulmani adulti che hanno la capacità fisica e psichica ed i mezzi finanziari una volta nella vita. Secondo la tradizione profetica chi parte per il pellegrinaggio con animo sincero ed esegue i riti come ce li ha insegnati il Messaggero *, allora ritorna puro come un fanciullo neonato senza peccati.

    Dunque pellegrinaggio carico di spiritualità e fede che conclude con il giorno del sacrificio, che in questo anno cade sabato 30 dicembre 2006, l’ultimo atto, dopo di che è festa, quattro giorni di festa.

    All’insegna di questi giorni di comune allegria, felicità, di tradizione e di festa. Preghiamo il Signore che valgano di più le ragioni dell’incontro, della pace e del dialogo, e che l’incontro tra oriente e occidente sia l’incontro della pacifica convivenza attraverso la reciproca conoscenza nel rispetto per i valori umani dono di Dio e patrimonio della nostra umanità.

    Hassan El Araby
    Consigliere comunale Chiasso
    Responsabile
    Biblioteca Islamica di Chiasso
    hassan.elaraby@bluewin.ch
    0041-79 230 13 55

    Rispondi
  • 14. danielatuscano  |  30 dicembre 2006 alle 12:25

    Auguri! 🙂

    Rispondi

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