CECITA’ E “TRISTIZIA”?

18 gennaio 2007 at 9:01 34 commenti

Sono triste ed attonito per quello che è successo a Pascarola (Napoli): un gruppo di persone omosessuali credenti, seguito e sostenuto dal parroco Padre Edoardo, è stato sciolto per intolleranza e scandalo da parte dei parrocchiani [la notizia è stata fornita da “Repubblica” e da gay.it; per i dettagli, cfr. commento n° 1].
“Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!”. Così recita il Vangelo (Mt 18,6-7).
In questa situazione paradossalmente mi sa che il vero scandalo l’ha dato chi si è scandalizzato e, sentendosi totalmente giustificato, si è arrogato il diritto di far sentire la sua voce e di far valere la propria indignazione. Grottesco no? Mi vengono da fare alcune riflessioni.
In Italia esistono pochi gruppi di cattolici-omosessuali, meno ancora “sostenuti” dai parroci o dalla Chiesa.
“La Perla” era una piacevole eccezione, un apprezzabile tentativo di accoglienza e d’incontro con una realtà (quella omosessuale) che pare rappresentare, soprattutto per il magistero e chi gli va dietro, un terreno particolarmente scomodo.
Ebbene, l’eccezione di questa Chiesa accogliente è sorprendentemente stata cancellata per l’intervento di boriosi parrocchiani. Anche qui una sorpresa, perché i sondaggi ci descrivono una società più aperta rispetto alla “questione” omosessuale. Evidentemente non è così, o non lo è dappertutto. Se poi ci si sofferma sul fatto che la pietra di scandalo sono stati degli omosessuali credenti, che si ritrovavano per pregare e darsi un minimo di sostegno sotto l’insegna di un Dio che è Padre e Amore, c’è veramente da rimanere basiti di fronte alla tracotanza dei parrocchiani offesi.
Che “male” hanno commesso queste persone così velocemente allontanate? C’è qualcosa di non detto? Fa paura il gay o la lesbica che non si rinchiude nella propria solitudine? Che non sta nei luoghi bui e nascosti degli stereotipi in cui il benpensante lo confina? Fa paura chi con sofferenza ed umiltà cerca di conservare e vivere la propria fede integrandola con la propria affettività “diversa”? Fa paura e scandalo chi, alla fine della sofferenza, raggiunge una serena dignità e comincia a percepire la propria condizione di vita non più soltanto come una condanna o una croce ma come una possibilità, un dono? Per i parrocchiani di Pascarola (visto anche la modalità con cui sono inveiti contro l’altro gruppo fondato da don Edoardo, l’”Edith Stein” ) la risposta mi pare solo una: sì.
Al gruppo scacciato (non voglio pensare disperso ma seminato nel mondo, come un seme che morendo può portare frutto) va tutta la mia solidarietà e stima.
Al parroco va la mia comprensione ed ammirazione per essersi fatto interprete e testimone di Cristo ora, nel 2007 a Pascarola. Al vescovo la delusione di un esempio mancato per la protezione negata a questi fratelli, per essersi piegato apparentemente alla logica del male minore.
Pilato è ancora vivo in mezzo a noi se la Chiesa non sa proteggere i più deboli.

Cristiano

F. e P. A. Picenardi, Cristo risana il cieco nato , Cattedrale di Cremona

È d’uopo pubblicare i messaggi altrui con la formula “Riceviamo e volentieri pubblichiamo”. Formula cui, di norma, ricorro anch’io. In questo caso ho preferito evitare, per via di quell’avverbio. Non pubblico infatti questa lettera “volentieri”. Speravo, invece, di non esser più costretta a parlare di una Chiesa che rifiuta, scaccia e maledice. Speravo di mostrare il volto di una Chiesa accogliente, misericordiosa, lieta: una Chiesa insomma evangelica. E quando ciò è avvenuto, anche con gli omosessuali (ché sembra l’impresa più ardua per i cattolici, di questi tempi), non si è mai mancato di sottolinearlo https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/08/unanima-antica/. Sì, perché una delle caratteristiche della misericordia è la gioia, e chi sa amare, pur nelle difficoltà, è felice. Questo tipo di gioia, totalmente diversa dalla superficialità irenista, è quella trasfigurata e trasfigurante di Gesù, che amava gli uomini prima della conversione, per ciò che erano in quel momento, nella loro realtà concreta fatta di luci ed ombre. Si tratta di una gioia, per dir così, “seria”, perché il suo splendore viene dal di dentro. È un luogo comune associare la fede alla tristezza.

Ma i luoghi comuni li costruiamo noi. I parrocchiani di Pascarola, a quanto pare, si credono buoni cristiani, e anzi proprio in nome del cristianesimo si sentono in dovere di discriminare e di spingere i loro pastori a fare altrettanto (e quelli, guide cieche, si lasciano subito convincere). Però com’è triste, anzi tristo, questo cristianesimo degradato a moralismo. E il moralismo – non ci s’illuda – si scatena non solo contro i reietti omosessuali. Finisce per rifiutare tutti: sia gli ex-tossici (anch’essi infatti allontanati), e, possiamo immaginare, gli immigrati, specie quelli che “attentano” alla nostra civiltà e al nostro credo. I divorziati, le donne che abortiscono. I Welby che non riescono più a sopportare il martirio. Li si teme. La logica che anima i teo-con, gli strenui difensori della cittadella assediata, è esattamente la stessa. La loro fede è del tutto auto-referenziale. È la “fede atea” e senza amore dei fondamentalisti https://danielatuscano.wordpress.com/2006/10/03/fondamentalisti-gli-atei-doggi/ .

Ho pure faticato a trovare un’immagine che commentasse questa vicenda. Di primo acchito ho pensato a Cristo e l’adultera. Poi alla cena in casa di Levi. Poi ancora al fariseo e al pubblicano. Ma qualcosa non mi tornava. Gesù amava senza dubbio l’adultera e i pubblicani, ma non avallava il loro comportamento. E infatti essi si convertono. In questo caso, avrei ingenerato ambiguità d’interpretazione. Sarebbe cioè stato facile identificare l’adultera con gli omosessuali, poveri peccatori trattati forse un po’ troppo severamente, ma pur sempre peccatori.

Ma la faccenda è molto più seria. A meno che il gruppo della “Perla” non abbia compiuto qualcosa di oggettivamente grave, da quanto sappiamo gli omosessuali sono stati allontanati soltanto perché tali, e come tali si presentavano e pregavano. E questo smaschera l’ipocrisia di certa pastorale ufficiale, la quale da anni va ripetendo che non stigmatizza gli omosessuali per quel che sono, ma per quel che fanno. Se leggiamo bene i documenti dell’allora card. Ratzinger, le cose non stanno così: egli più volte ha scritto che è la stessa condizione omosessuale a essere intrinsecamente disordinata, e che, del resto, gli omosessuali più o meno dichiarati vogliono far accettare la loro inclinazione http://www.ratzinger.it/documenti/leggi_omosessuali.htm (sempre non a caso sono fioriti numerosi “studi” cattolici che promettono una  “guarigione” dall’omosessualità, e altri che ancora la classificano come vizio). Ne consegue pertanto che qualsiasi approccio pastorale che non sia di totale condanna e/o chiusura è di fatto impossibile e ritenuto sovversivo, si trattasse pure di recitare le litanie del Rosario. In altre parole: se questi lo fanno nascondendosi, passi; in caso contrario, no. Il vero cristiano non può che essere eterosessuale. Se i “fedeli” di Pascarola si sono mossi su questa linea, è stato del tutto logico perché questo è il messaggio che giunge ai fedeli. Se, invece, si è trattato di un equivoco, è giusto dare alla notizia la sua rilevanza, proprio perché i segnali recepiti vanno in direzione opposta.

A corredo di questa triste, o meglio, trista storia, mi è parso quindi giusto aggregare l’immagine del cieco nato: in quanto ciechi siamo tutti, coi nostri limiti e i nostri pregi, e tutti possiamo essere illuminati, se lo vogliamo: ma se diciamo “noi vediamo”, il nostro peccato rimane (Gv 9, 41). Da quel che risulta, i pii pascarolesi sono convinti di vedere. 

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/02/05/i-pascarolesi-noi-non-discriminiamo-nessuno/  )

Annunci

Entry filed under: religioni e società, Uguali&Diversi.

UN BEL GIOCO DURA POCO – Per scongiurare l’ampliamento della base Usa a Vicenza SHALOM, ABBE’ PIERRE!

34 commenti

  • 1. danielatuscano  |  18 gennaio 2007 alle 9:10

    Ecco l’antefatto, come raccontato da “la Repubblica” del 15 gennaio scorso.

    A Pascarola i fedeli protestano e ottengono la cessazione di una serie di incontri promossi dal parroco Capuano

    “No agli omosessuali in chiesa”
    Il vescovo di Aversa scioglie il gruppo di preghiera

    Niente più omosessuali in chiesa. Lo ha deciso il vescovo di Aversa, Mario Milano, che ha vietato a padre Edoardo Capuano, parroco della chiesa di San Giorgio Martire di Pascarola, di continuare il programma pastorale contro l’emarginazione degli omosessuali.
    Pare che “La Perla”, il nome scelto per il gruppo di preghiera, abbia scosso l’intera cittadinanza. Da qui la richiesta dei fedeli al vescovo di fermarli e “di cacciarli via “. Il gruppo era composta da gay e lesbiche. Si incontravano in chiesa per confrontarsi e raccontare le discriminazioni che subiscono ogni giorno.
    Nelle intenzioni di padre Capuano, “il gruppo doveva combattere l’emarginazione sociale che vivono gli omosessuali” . Un’interpretazione della carità cristiana poco condivisa dai cittadini di Pascarola che si sono opposti con sdegno a questa “apertura” verso la diversità.
    I fedeli hanno contestato l’iniziativa e, nel colloquio con il vescovo, hanno accusato il parrocco della chiesa di Pascarola provocando l’immediato intervento di Milano che ha “consigliato” a padre Edoardo di mettere fine al gruppo di preghiera. Il parroco ha cercato di trovare una soluzione al problema: “Ho tentato di far capire che non c’era nulla di male negli incontri”, dice Capuano, “il mio intento era quello ci integrare queste persone parlando dei loro problemi, della loro vita ordinaria, ma questo a qualcuno non è piaciuto”.
    La “cacciata degli omosessuali” non è nuova a Pascarola. Già sei anni fa gay e lesbiche furono allontanati da tutte le attività pratiche della parrocchia. “Colpa del parroco” commentano. “Una persona troppo liberale ed esplicita nei suoi modi di agire”, lo accusano.
    Tra i nemici dei pascarolesi non ci sono solo gli omosessuali. La “gente” ha criticato anche l’altro gruppo di preghiera messo su da padre Edoardo e dedicato a “Edith Stein”, la prima martire cattolica di origine ebraica a essere canonizzata. Questo secondo gruppo doveva essere un supporto e un punto d’incontro per famiglie con figli tossicodipendenti e disabili, coppie in attesa di adozione o giovani in crisi. Anche in questo caso la protesta è stata molto forte. “Una iniziativa inopportuna, non sta bene mettere in piazza i propri problemi”, il commento dei parrocchiani.

    EMILIO MARCHESE

    Si veda anche http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22474

  • 2. ernesto  |  18 gennaio 2007 alle 10:32

    Sono sempre più atterrito, tutta la mia solidarietà agli amici di napoli e a loro dedico questa bellissima canzone di R. Zero, molto molto attuale

    UN ALTRO PIANETA
    Partiremo presto
    mancano soltanto dei minuti
    per tutte le offese
    a noi sconsiderati, noi fottuti.
    Partiremo, andremo
    spinti bassi verso un alto strato
    avremo più rispetto
    quello stesso che ci hanno negato.
    E la veste al corpo
    con la dignità che ti è concessa
    la diremo noi
    non altre anime la nostra messa.
    Noi nel giusto
    e gli altri nel peccato tutti intorno
    voleremo insieme
    sarà una festa senza ritorno.
    Per noi
    siamo noi condannati
    noi, calcoli sbagliati
    noi relegati negli angoli bui
    verrà un giorno perverso, sarà un giorno diverso
    anche lui, per noi
    siamo noi svergognati
    noi, noi, uomini mancati
    sarà un altro pianeta
    un’altra terra o chissà
    e saprai quanto costa a un bastardo
    la sua libertà.
    Partiremo presto
    liberi dal marchio dell’errore
    dentro ai nostri polsi
    sarà solo un battito, un motore.
    E con gli occhi attenti
    nel seguire il ghiaccio dall’interno
    noi saremo su
    e l’immoralità andrà all’inferno.
    Cancellando ombre
    dietro false immagini o pretesti
    né vitttime, né eroi
    non più risate dietro ai nostri gesti.
    Fieri di volare
    con questi brividi nelle ossa
    per un cielo nuovo
    adesso prima, prima che si possa.
    Noi, siamo noi gli esiliati
    noi, gli angeli deviati
    costretti ad amarci
    vergognarci di noi
    verrà un tempo infinito
    sarà il tempo invertito che vuoi.
    Noi, ma vuoi che esistiamo noi?
    Sarà un altro pianeta
    o un universo più in là
    dove conta già esistere
    senza disprezzo o pietà!

  • 3. Karina Olivera  |  18 gennaio 2007 alle 22:18

    Hola, mi chiamo Karina, ho letto molto volentieri i tuoi post anche quello sulla base a Vicenza a dodici km da dove abito io. Sono naturalmente schifata dall’articolo di Napoli non ne sapevo niente. L’uomo e la sua arroganza millenaria… non ho più parole! Tornerò a leggerti… besitos Kary

  • 4. angel in the sky  |  18 gennaio 2007 alle 23:00

    Beh…Eduardo è il coordinatore del mio gruppo e noi ci stiamo
    attivando per esprimere solidarietà a questo parroco.
    Aggiungo che già nel 2004 il vescovo in questione proferì parole
    offensive sugli omosessuali, quindi è recidivo!

    Pace e bene
    Angel

  • 5. alessandro  |  19 gennaio 2007 alle 8:25

    La chiesa accoglie. la Chiesa non accoglie

    leggere la Leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij.

  • 6. danielatuscano  |  19 gennaio 2007 alle 14:36

    Lieta di conoscerti Katrina, ho fatto un rapido giro sul tuo blog e ho cercato di inserirmi nella categoria “Amici”, ma Splinder mi gioca sempre brutti scherzi, dopo un po’ cancella la mia iscrizione e mi registra come “utente anonimo”. Però quando ci riprovo, mi segnala che un iscritto col mio nick esiste già (e ti credo, sono io 😐 ) e devo inventarmene un altro. Insomma non so se sono riuscita a spiegarmi, ma le cose stanno così. Potresti inserirmi tu (e io farei altrettanto con te)? Mi piacerebbe anche sapere dove mi hai scoperta, penso attraverso Frassi. Un abbraccio.

  • 7. angel in the sky  |  19 gennaio 2007 alle 20:45

    Ciao.
    Vedo di informare i partecipanti al mio gruppo. Cerco però di postare nel tuo blog una risposta dei “papaboys” in merito.
    Grazie mille per quello che stai facendo!!

  • 8. danielatuscano  |  19 gennaio 2007 alle 21:54

    Grazie a te…

    I ragazzi dell’Emmanuele hanno scritto una lettera, sarebbe interessante sentire l’altra campana, e vediamo come se la cavano stavolta… Posso scusarli solo se è accaduta una cosa GRAVISSIMA da parte della “Perla”.

    Mi pare poco probabile, però non si sa mai; io ai miracoli credo.

  • 9. angel in the sky  |  19 gennaio 2007 alle 22:10

    Ascolto e accoglienza. Ma in concreto?

    di Redazione/ 17/01/2007

    Il vescovo di Aversa chiede ad un parroco di interrompere
    l’esperienza di un gruppo di preghiera con giovani omosessuali. Il diretto interessato obbedisce, ma con amarezza. E l’accoglienza diventa uno stile difficile da vivere.

    Mettere al primo posto uno stile di accoglienza, pur affermando con chiarezza valori e principi è difficile, ma necessario. Perché quello di oggi è un momento storico in cui si deve parlare chiaro (“il vostro parlare sia sì, sì e no, no”), senza dimenticare però che la vita e le situazioni interpellano, anche con le loro contraddizioni. È per questo motivo che quanto accaduto ad Aversa nei giorni scorsi lascia un po’ l’amaro in bocca. Ma partiamo dai fatti: padre Eduardo Capuano ha 34 anni ed è il parroco della chiesa di San Giorgio Martire di Pascarola, una piccola frazione di Caivano, in provincia di Napoli. Il religioso aveva promosso da settembre un gruppo di preghiera e di accompagnamento per giovani omosessuali. Un’iniziativa nata da una precisa richiesta di aiuto dei ragazzi (quattro femmine e due maschi).
    “Nel nostro unico incontro, a settembre, abbiamo pregato assieme; – spiega padre Eduardo – si erano avvicinati alla fede, venivano a messa. Mai la loro sessualità è stata al centro dei nostri discorsi, anche perché non ho la competenza per cose del genere”.

    Insomma, un’occasione di confronto e di riflessione, respinta
    tuttavia, dagli altri fedeli che si sono organizzati e hanno chiesto al vescovo di Aversa, mons. Mario Milano, di intervenire. Il presule ha così contattato padre Eduardo, consigliandolo “caldamente” di
    interrompere lì l’esperienza. L’obbedienza, si sa, è una promessa e un impegno e il religioso si è visto costretto ad obbedire, anche se a malincuore. “Non ho più visto né sentito quei ragazzi; – ha detto al quotidiano La Repubblica – peccato, credo che potesse essere un’esperienza utile. Constato che i tempi per simili esperienze di fede non sono ancora maturi e che in una piccola realtà come la nostra manca la necessaria apertura mentale”. “Segno – ha commentato con amarezza – che l’omosessualità per i cattolici se non è proprio un tabù, viene ancora gestita come tale”. Ad Aversa, in particolare, già sei anni fa si erano registrati episodi simili e ancora viene ricordata un’intervista di mons. Milano al Corriere del Mezzogiorno (11 novembre 2004), in cui, ferma restando la “comprensione della Chiesa”, il presule parlava di “fratelli e sorelle affette da
    patologie”, quando invece è noto che per l’Organizzazione mondiale della sanità e per la medicina in genere, l’omosessualità non è una malattia, ma “una variante del comportamento sessuale umano”.

    E attenzione, un presupposto simile non sminuisce assolutamente la posizione morale della Chiesa e la valorizzazione della famiglia fondata dal matrimonio: una affermazione che nasce da una visione positiva della vita, dato che la morale non è un elenco di no, ma un inno di sì alle dimensioni più belle e profonde dell’uomo. Inoltre, la posizione contro un gruppo di preghiera come quello di Aversa, non c’entra niente neppure con la battaglia sui pacs che i cristiani hanno il diritto di portare avanti con assoluta legittimità. Ma un conto è l’aspetto legislativo su cui è lecito confrontarsi (a partire dal dibattito sulle priorità e le categorie da tutelare); altra cosa è il vissuto del singolo, con la fatica, i limiti e le contraddizioni. Uno stato di cose valido specie per un omosessuale credente, chiamato a misurarsi e ad accogliere nel bene e nel male la propria storia, a prescindere dalle scelte concrete che farà.

    La Chiesa dovrebbe essere presente proprio in questo tratto profondo del cammino, esercitando il suo ruolo di maestra, ma ricordando che molto spesso è più facile parlare al cuore con un atteggiamento materno. Quello adottato da tanti confessori e guide spirituali, che potrebbe tuttavia esprimersi anche in iniziative pubbliche, proprio come aveva tentato di fare padre Eduardo. È questa la strada da seguire, anche con altre categorie, a cominciare dai separati e dai divorziati, per far capire che nella Chiesa nessuno è escluso e che nonostante tutto, al di là delle condizioni e degli stati di vita, è la misericordia la meta a cui guardare. Ferma restando la dottrina, siano due braccia aperte la chiave per comunicare.

  • 10. danielatuscano  |  19 gennaio 2007 alle 22:31

    Dunque gli omosessuali non avevano combinato un bel nulla, si limitavano a esserci? E’ questa l'”accoglienza” proclamata dai papaboys? Grazie Val. 😡

  • 11. lilith  |  20 gennaio 2007 alle 9:22

    Mi chiedo come si può….essere Papa Boys?, ma sono pagati?
    E a don Eduardo consiglio di continuare a vedere quei ragazzi…magari in altro contesto. La Chiesa vuole che si faccia così…niente ufficilità nè clamore…poi tutto è concesso!
    Un prete può avere il fidanzato, la fidanzata… i figli basta che non sia visibile….non faccia rumore.
    Traslare la legge per altre situazioni, incontrare i ragazzi nelle “catacombe”, proteggere questi giovani dai “leoni feroci”… un giorno di giudizio si prepara per loro.
    Dal sangue dei martiri è nata la forza della Chiesa, dal sangue di questi martiri si rinnoverà il futuro della NUOVA CHIESA!

    Forza gay credenti di Pascarola LILITH

  • 12. giovanni  |  20 gennaio 2007 alle 10:58

    Mi chiamo giovanni e vivo a Napoli da sempre, sono gay e cristiano e credo, per grazia di Dio, di aver raggiunto quella serenità interiore che mi consente di gridare ad alta voce che nessun vescovo del mondo, nonchè papa, potrà intervenire nella mia vita a dirmi che sono sbagliato o che la mia affettività è un’affettività debole. Mi sento chiesa a tutti gli effetti, non perchè un prete o un vescovo me ne diano il consenso, ma perchè è Cristo, con il suo amore infinito, che mi ha chiamato a farne parte, a qualsiasi categoria umana appartenga. Sono cristiano perchè Dio mi ha disegnato sul palmo della sua mano, e mi ama e mi protegge con la delicatezza di una madre.
    La cosa terribile e scandalosa della vicenda di Pascarola e che il vescovo si sia sentito in dovere di intervenire contro la carità e non a favore di essa. Quei cittadini che hanno inveito, sono certo, sarebbero pronti di nuovo a crocifiggere Cristo in nome di norme o leggi astratte che non tengono conto della vita delle persone, ma che al contrario le distruggono. Non mi vergogno affatto di quello che sono, anzi ritengo di dover gridare al vescovo di Pascarola e ai suoi concittadini di andarsi a rileggere il Vangelo di Cristo e di imparare cosa vuol dire la Bibbia quando afferma: Amore io voglio e non sacrifici.
    Tutta la mia solidarietà al parroco e al gruppo la perla, con affetto e amore cristiano, giovanni

  • 13. Stefania  |  21 gennaio 2007 alle 10:30

    Per me è sempre più difficile credere in una chiesa che dovrebbe essere esempio di accoglienza, di fratellanza, di comprensione, di tolleranza (anche se non amo questa parola)…e invece è sempre più arroccata sui suoi principi obsoleti e spesso discriminanti. Io non credo che Gesù avrebbe rifiutato la vicinanza di una persona per i suoi gusti sessuali “diversi” dal “normale”. Continuo a credere in Dio e spero che illumini le menti di chi dovrebbe rappresentarlo sulla terra.
    Complimenti per il tuo blog e per quella che sei 😉
    Un abbraccio da una collega sorcina

  • 14. danielatuscano  |  22 gennaio 2007 alle 11:26

    Ciao a tutti e un salutone a Stefania, “collega” di blog e di zerofollia. 🙂 Sono grata anche a Giovanni per la sua testimonianza, e capisco il suo scoramento, non solo per il fatto in sé, ma perché questi episodi ci lasciano sempre a un “punto morto”.

    Essere cioè costretti a ribadire di appartenere al “genere umano” come tutti gli altri, cercare di convincere che non si è né reietti né deviati, insomma “giocare in difesa”, confermando fra l’altro lo stereotipo dolorante del gay infelice e frustrato.

    La martellante campagna ratzingeriana, con la sua ossessività, mira oltre al resto a evitare un qualsivoglia confronto antropologico serio e nega fin dall’inizio la validità e la creatività dello specifico apporto degli omosessuali a una maggiore comprensione delle realtà umane e religiose.

    La tentazione di reagire male, o di infischiarsene, è forte, a volte irresistibile. Purtroppo difendersi è obbligatorio, stante il perdurare dell’omofobia nella società che le alte sfere vaticane non mancano di rinfocolare; ma, al tempo stesso, non occorre demordere nell’impegno positivo. Alla fine, come in questo caso, giunge pure un momento in cui i prepotenti diventano troppo prepotenti, e indifendibili persino da chi pedissequamente srotola loro il tappeto rosso. Come afferma Silo, il tempo è dalla vostra parte; ma intanto voi, voi dovete fare la vostra parte.

  • 15. Daniela  |  23 gennaio 2007 alle 13:10

    io sono di aversa.credo in Dio ma non a tutto ciò che la chiesa dice. ho letto sui giornali il fatto di quei giovani che sono stati quasi costretti ad “abbandonare” la chiesa a causa a quel grande ????? del vescovo Milano. Sono molto incazzata… molte volte sento dire in giro che i giovani dovrebbero di più frequentare la chiesa e tutto ciò che la circonda…ma se la chiesa si comporta cosi è normale che nessuno ci va.Io ho molti amici gay e molte amiche lesbiche.Sono persone eccezionali. E poi credo che sia la gente che la chiesa dovrebbe accettarli non per cosa o chi sono attratti ma solamente da persona quanto tali. Vorrei far capire a TUTTI che i gay e le lesbiche provano sentimenti, emozioni, sensazioni, gioie, dolori come tutte le persone etero…quindi non è solo un fatto di sesso come si pensa il più delle volte.Spesso vengono “discriminati”,presi in giro……….Raga ma la vogliamo smettere.Basta a questo mondo di m…Vivete e lasciate vivere.Scusate per il mio sfogo.Un abbraccio a tutti Dany

  • 16. un abitante di Pascarola  |  24 gennaio 2007 alle 12:05

    Mi rendo conto che leggendo i giornali non si lascia molto spazio per la replica dei pascarolesi…
    l’articolo, o meglio gli articoli e i vari blog aperti sull’argomento sono molto duri nei nostri confronti…
    posso solo testimoniare per quello che so e che ho visto che nessuno mai è stato cacciato dalla chiesa nella parrocchia a pascarola. Anzi mi rammarico e sono veramente mortificato per i presunti partecipanti alla “perla” la cui presenza è stata strumentalizzata insieme alla pazienza dei pascarolesi e al vescovo Milano.
    un vero uomo avrebbe agito diversamente da come ha fatto il capuano… offendere le proprie pecore non è degno di un “buon pastore”!
    se venite a pascarola vi accorgerete che ragazzi gay (o presunti non dichiarati) venivano, vengono e continuano a venire in parrocchia senza che nessuno li cacci via, anke perchè l’unico a poter cacciare volendo è il parroco!
    quindi, in conclusione mi sorge un dubbio: ma a don edoardo serviva pubblicità? bhe se è così allora ha sbagliato metodo e palazzo. ciao

  • 17. danielatuscano  |  24 gennaio 2007 alle 13:33

    Caro abitante di Pascarola,

    innanzi tutto ti ringrazio di aver scelto il mio blog per fornire una versione più completa dell’accaduto. Era proprio quello che volevo; d’altra parte, quando mi giungono informazioni, io cerco sempre – contrariamente a molti cronisti “accreditati”, su questo hai ragione – di verificarle e di ascoltare, per quanto possibile e se esistono, le ragioni della controparte. Questo caso non è stato un’eccezione, infatti ho premesso: “Se la faccenda si è svolta proprio così”, precisando subito dopo: “Non mi fa piacere scrivere certe cose”.

    Accolgo dunque i tuoi suggerimenti. Con tutto ciò, persistono in me alcune perplessità.

    Mi sfugge, ad esempio, cosa significhino le frasi: “…Anzi mi rammarico e sono veramente mortificato per i presunti partecipanti alla ‘perla’ la cui presenza è stata strumentalizzata insieme alla pazienza dei pascarolesi e al vescovo Milano”. In un primo momento, infatti, sembrerebbe quasi che queste persone non esistessero (usi il termine “presunti”); ma l’affermazione seguente lo smentisce, dato che tale presenza (reale, dunque) sarebbe stata “strumentalizzata” assieme “alla PAZIENZA dei pascarolesi e del vescovo Milano”.

    Questo è il passaggio più oscuro del tuo intervento. Cosa significa “pazienza”? Siete stati provocati, vi hanno mancato di rispetto o che altro? Lo chiedo proprio per capire, non per polemizzare. Perché se questo gruppo ha commesso mancanze, è giusto si sappia.

    Secondo: quando parli di “pecore” ti riferisci solo a voi fedeli “normali” o anche ai gay? Perché vedi, che in chiesa vadano anche omosessuali (o presunti NON DICHIARATI, tornerò su questo punto) non è certo una novità, è così dall’inizio. La differenza – sostanziale – fra i gay occulti e/o senza uno spazio proprio e i gruppi credenti è proprio questa: che i gay cristiani si sono stancati di stare nell’ombra, fingendo di non esistere per non offendere il “decoro” o il “comune senso del pudore” dei rispettabili fedeli eterosessuali. E chiedono di riunirsi DA OMOSESSUALI per parlare, finalmente, di sé in modo completo, cercando la parola liberante del Vangelo. Non gli basta più il tacito, compassionevole silenzio-assenso basato sul vecchio e ipocrita adagio “Si fa ma non si dice”.

    Terzo: visto che nessuno caccia via gli omosessuali, che ne è del gruppo della “Perla”? Tu scrivi che è stato il parroco ad averli allontanati… Da quanto si è letto ha invece sciolto, su sollecitazione del vescovo, il gruppo di preghiera. Sia come sia, gli ex-componenti della “Perla” sono dunque ancora fra voi? E se non lo sono, perché?

    Quarto: è comunque vero che avevate scritto al vescovo Milano per protestare contro i ragazzi, o anche questa è un’invenzione dei giornali? Se la prima risposta è affermativa gradirei sapere, in virtù di quel che ho scritto sopra, i motivi che vi hanno spinto a un simile gesto. Se, invece, si è trattato di un equivoco e il prete era davvero e solo in cerca di pubblicità, non abbiate timore a manifestarlo in questa sede.

    Sinceramente.

  • 18. un abitante di Pascarola  |  24 gennaio 2007 alle 16:17

    volendo risponderti brevemente ti dico che l’unico protagonista di questa storia è il parroco capuano!

    al primo punto ho usato il termine “presunti” in quanto il gruppo è anonimo e riservato quindi non ci sono notizie sul numero esatto dei partecipanti. in paese ci conosciamo quindi possiamo immaginare chi fossero e per questo posso dire che attualmente continuano a frequentare la parrocchia e volendo andare oltre uno di loro ha affermato di non essere mai stato cacciato fuori da nessuno. quindi la tanto famosa “cacciata” è una bufala.
    PAZIENZA vuol dire voler un parroco che si interessi di tutta la parrocchia e non vada solo in cerca di un pretesto pubblicitario.

    secondo punto: il termine “pecore” è riferito a tutti i cristiani (della parrocchia). non esistono fedeli normali e anormali ma solo fedeli… penso che questa differenza sia stata messa in ballo da capuano nel momento in cui crea un gruppo “etichettato”

    terzo punto: il punto è chi è stato cacciato e chi ha cacciato?
    allo stato attuale delle cose non mi sembra che sia stato cacciato qualcuno… si tratta di un caso inesistente
    anche perchè a detta del capuano lui non ne sa niente!

    quarto e ultimo: il paese è piccolo manifestazioni tali non passerebbero inosservate. posso dire che non ci sono state petizioni o manifestazioni contro la perla. ma se pure qualcuno abbia scritto al vescovo o si sia recato li la mia domanda è: secondo voi un vescovo x due o tre persone scatena un putiferio?
    penso che sia più plausibile l’idea di un vescovo che consiglia al capuano di andare cauto nel formare gruppi ad hoc e di compiere piccoli passi… Evidentemente le manie di grandezza hanno preso il sopravvento.
    ci sono tanti preti che si occupano di seguire omosessuali nella fede ma non per questi li rinchiudono in un gruppo anonimo come se l’omosessualità fosse anormalità.

    Grazie x l’interessamento

  • 19. danielatuscano  |  25 gennaio 2007 alle 7:56

    Gruppo anonimo non direi: da quel che scrivi il parroco ha fatto esattamente il contrario, li ha resi cioè “visibili”.

    Comunque la tua testimonianza è importante e, poiché devo anche redigere un articolo e necessito di informazioni sicure, segnalo il tuo intervento a tutti i gruppi con cui sono in contatto (qualora non l’abbiano già letto), comprese alcune persone di Pascarola o dintorni che hanno fornito dell’accaduto un’altra versione.

    E se si sarà trattato di una bufala, non esiteremo a renderlo noto.

    Un saluto.

  • 20. danielebausi  |  1 febbraio 2007 alle 11:54

    Non riesco a capacitarmi come oggi, in una società che si proclama civile, al passo con i tempi, con il progresso e via via tutto il resto, ci dobbiamo sentire reietti, esclusi, emarginati, come degli appestati, dalla chiesa e dai suoi uomini. L’omosessualità come delitto, come vergogna, come malati degenerati che non meritano rispetto e nient’altro. Non passa giorno che il papa e i suoi seguaci, per mezzo dei suoi discorsi e i giornali al seguito, non riportino i duri attacchi contro di noi. No ai pacs, no alle coppie di fatto, no ai rapporti omosessuali che sono contro natura, che sono vergogna, che distruggono l’immagine della famiglia comune. Come ci dobbiamo sentire? Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo? Perché gli uomini di chiesa continuano a predicare la loro versione dell’amore quando Gesù ha detto di amarci gli uni con gli altri? Non ho mai letto nei Vangeli o nella Bibbia che Gesù abbia detto: “amatevi gli uni con gli altri ma solo tra uomini e donne”.

    L’omosessualità è sempre esistita, dai tempi dei tempi e ha sempre trovato radici nelle comunità. Non è uno scoop, sono cose che si sanno da sempre. Ci sono voluti secoli perché finalmente si potesse vivere allo scoperto, non vergognandoci, non sentendosi degli esclusi. Lo sappiamo che la chiesa condanna l’omosessualità, ma un accanimento come questo, quasi una guerra, mediatica anche, io non l’ho mai visto. Basta l’intervento di un tipo qualunque, trovatosi lì solo per pura fortuna e rivestito di un ruolo che non gli appartiene proprio per la sua ristrettezza mentale, sulla cui sessualità esistono forti dubbi, per farci tornare indietro di secoli. Sì, ho scritto dubbi sulla sua sessualità , perché io la penso così. Solo uno che non si accetta, che non ha possibilità alcuna di sfogarsi, si accanisce in questo modo. In qualche modo deve pulirsi la coscienza, deve lavare quest’onta, allora sfoga tutte le sue frustrazioni facendo proclami subdoli e, per il ruolo che ha, ascoltati da molti. Uno che proclama tanto la famiglia e di famiglia non capisce niente perché non ce l’ha. Come si può ascoltare uno così?

    Non abbiamo niente di cui vergognarci, siamo uomini che amano, che lavorano, che credono in degli ideali, che vanno in chiesa e che pregano. Uomini che fanno esattamente le stesse cose che fanno quelli che si accoppiano con donne. Perché mi devo sentire colpevole se nel mio privato, e quindi non deve interessare nessuno, tanto meno la chiesa, amo uno del mio stesso sesso. L’odio nasce dal profondo, quando viene stratificato con insistente determinazione all’esclusione di un diritto che ci appartiene poiché esseri umani, uomini, esseri viventi. L’odio per uno o più rappresentanti della chiesa, quando vogliono far valere ad ogni costo le loro leggi anche nel mondo politico, influenzandone i membri. Non arriveremo mai a niente di questo passo. Guardatevi dentro, dietro a quelle porte, sotto a quelle tonache, perché quando la sera si spengono le luci, quei letti, se potessero parlare, di peccati da confessare ce ne sarebbero tanti. Non ho ancora perso la fede, ancora resisto e forse mi aiuta quella croce che ogni mattina prego nel mio silenzio, senza presenze di prelati o simili. Lui mi ha insegnato l’amore, ad amare, e se non avesse accettato la mia sessualità, forse, non mi avrebbe fatto nascere.

    In ginocchio… nel riflesso di una candela… chiedo perché!

  • 21. DELUSA  |  4 febbraio 2007 alle 12:49

    SONO UNA DELUSA ABITANTE DI PASCAROLA KE DI QUESTA FACCENDA NN NE SAPEVA NIENTE…..CONOSCO BENE I MIEI COMPAESANI, I GAY SONO SEMPRE STATI PRESENTI NELLA MIA PARROCCHIA, LA PERLA NON INTEGRAVA GLI OMOSESSUALI BENSì LI EMARGINAVA ULTERIORMENTE IN QUANTO IL GRUPPO SI INCONTRAVA IN LUOGHI, GIORNI ED ORARI SEGRETI……QUESTO è INTEGRARE O NASCONDERE????????SE L’OBIETTIVO DI PADRE EDUOARDO FOSSE STATO INTEGRARE I GAY NELLA CHIESA I SUOI INCONTRI(BEH 1 SOLO!)LI POTEVA FARE IN CHIESA ALLA LUCE FORSE TUTTO QUESTO POLVERONE NON SI SAREBBE SCATENATO!I GAY NN SONO PERSONE “ANORMALI” E NOI LI ABBIAMO SEMPRE ACCETTATI!!!!

  • 22. Felix  |  4 febbraio 2007 alle 16:33

    Bhe.. a volte la mente umana fa paura! ed io ne ho tanta di PAURA! soprattutto quando si è capaci di far passare il buono, il giusto, la genuinità, la semplicità di cittadini PASCAROLESI per avvoltoi in cerca di cadaveri morti!!! e NO! BASTA, ne avete scritto fin troppo… AL PUNTO DI SCUOTERE anche me anziano cittadino di questo paesello, visto che spesso mi caraterizza il silenzio … stò ZITTO in realzione a quanto il Parroco e la Parrocchia propone… ma questa volta LUI… ha esaggerato… facendoci passare per gli ANTAGONISTI della sua STORIA dove lui in PRIMIS SI SENTE IL PROTAGONISTA SUPREMO!!! BASTA NON INTENDO ACCUSARE NESSUNO, ANCHE SE L’HO GIA’ FATTO! ma ALMENO VOGLIO E VOGLIAMO, e lo si sappia in giro, che da 50 anni che vivo a Pascarola non ho mai trovato segni di esclusione per NESSUNO!!! per vostra informazione, forse è il centro dove potrete trovare una pluralità di Razze… che in molti accolgono, sostengo e danno lavoro, uno fra questi sono IO, ho presso nella mia azz. 2 fratelli Polacchi e un Ucraino… è nulla! ma qualifica l’apertura relazionale e vitale di un piccolo centro con valori genuini che non cercano corruttibilità! E NON PERMETTEREMO CHE QUALCUNO DISONORI IL NOSTRO VIVERE QUOTIDIANO ….
    Zio Felix!

  • 23. danielatuscano  |  4 febbraio 2007 alle 17:26

    Allora, Delusa e Zio Felix: so per esperienza quanto i grandi media, malgrado l’autorevolezza, a volte alterino – o fraintendano – le notizie e non ho motivo di non accogliere le vostre accorate proteste (però, non credevo di essere così conosciuta a Pascarola! 😉 ); d’altro lato, come si può notare, ho ricevuto testimonianze che confermavano, o almeno non smentivano, la versione di “Repubblica”. Tanto è vero che se ne è parlato anche in un sito di papaboys (vedi commento n° 9). Respingo invece qualsiasi accusa: ho pure aggiunto un’ultim’ora ben visibile. Nei vostri confronti non è stata pertanto esercitata alcuna censura, e poi il mio blog è aperto a tutti, tranne che a razzisti e violenti. Io avevo pubblicato una riflessione della cui onestà non è lecito dubitare, visto che ho più volte mantenuto il beneficio del dubbio, tuttavia riconosco di aver nutrito qualche diffidenza nei vostri confronti poiché, purtroppo, di episodi in cui gli omosessuali sono stati cacciati dalla chiesa cattolica ce ne sono a bizzeffe (l’ultimo caso riguarda la Curia di Venezia, che si è opposta alla campagna anti-omofobia lanciata dal sindaco Cacciari). Se infatti si legge bene il mio articolo ci si accorgerà che il vero destinatario non erano tanto i pascarolesi, quanto una determinata pastorale, per sua natura discriminatrice e intollerante.

    A tutt’oggi comunque, nemmeno le vostre smentite colmano del tutto talune nebulosità sui reali contorni della vicenda. Resto dunque in attesa di notizie più dettagliate da tutte le parti in causa e, nel frattempo, vi saluto e vi ringrazio.

  • 24. gruppoemmanuele  |  4 febbraio 2007 alle 19:45

    Infatti, a proposito della Curia di Venezia…
    Ecco di seguito un altra crisi isterica nella
    chiesa..

    POSTER ANTIOMOFOBIA, DIOCESI DI VENEZIA CONTRO CACCIARI
    ‘Diseducativi’ e ‘discriminatori’ verso ‘larga parte di famiglie’
    venerdì 26 gennaio 2007 , di APCOM

    Roma, 26 gen. La diocesi di Venezia critica il sindaco Massimo Cacciari per la campagna promossa dal Comune (“L`amore secondo noi”) contro omofobia e discriminazioni sessuali. Si tratta, per la diocesi guidata dal patriarca Angelo Scola, di messaggi “fortemente diseducativi” .

    “L’intenzione dalla quale muove, o almeno sembra muovere, l’iniziativa del Comune è in sé condivisibile” , scrive il settimanale diocesano in edicola domani, ‘Gente Veneta’, in un editoriale a firma di don Sandro Vigani:
    “Contrastare ogni discriminazione verso chi vive una condizione di omosessualità o diversa dall’eterosessualità . Siamo tutti convinti – prosegue il sacerdote – che ciascuno ha il pieno diritto di vedere riconosciuta e rispettata la propria dignità di persona, qualunque sia la sua scelta e condizione di vita. Di fatto, però – aggiunge l’editoriale della Chiesa cattolica di Venezia – la campagna, corredata da manifesti più che mai eloquenti e direi anche inopportuni (ad esempio ‘La mia campagna di banco è lesbica. E allora?’) finisce per porre sullo stesso piano omosessualità ed eterosessualità . L’idea che passa è che amore gay e amore eterosessuale siano sostanzialmente la stessa cosa: che ogni rapporto affettivo e sessuale abbia lo stesso significato e valore per la realizzazione della persona che lo vive”.

    Per ‘Gente veneta’ “questi messaggi generano confusione, sono fortemente diseducativi e possono avere un esito devastante tra i giovanissimi, che spesso vivono con fatica la scoperta del proprio orientamento sessuale. Difficile non cogliere in questi messaggi un pregiudizio ideologico, che si fonda su un concetto parziale di libertà. Essi muovono dal presupposto che
    l’uomo è libero quando fa ciò che gli piace, ciò che ‘sente’ importante per la sua vita”. “Stupisce, e un poco anche scandalizza – prosegue l’editoriale – il modo superficiale con il quale la campagna promossa dal Comune affronta temi che richiederebbero invece grande discrezione e un imponente sforzo
    educativo, poiché riguardano una delle dimensioni fondamentali
    dell’esistenza e dell’evoluzione della persona, qual’è la sessualità”.
    Secondo il giornale cattolico, l’amministrazione Cacciari si attribuisce “un ruolo educativo che non le spetta, lanciando ai giovani messaggi opposti a quelli che una larga parte di famiglie che abitano nel territorio del Comune, con fatica e con convinzione, cercano di trasmettere ai propri figli. A noi pare che questa sia discriminazione! “.

  • 25. danielatuscano  |  4 febbraio 2007 alle 21:50

    Traduzione: il sesso fa schifo e la sodomia ancora di più, questi viziosi devono piantarla, si facciano le loro cosacce nei cespugli e stiano zitti!

    Questo è il vero pensiero dei pretacci ciellini come Scola: si sentono discriminati, poverini, quando loro sono i primi a farlo! Ma, mi dispiace tanto per gli zitelloni fascistoidi, i tempi dei roghi sono finiti da un pezzo.

  • 26. ANDREA  |  5 febbraio 2007 alle 1:43

    NEL PARLARE SIAMO TUTTI BRAVI, NEL DIRE CAZZATE E “FALSITA'” MOLTE PERSONE SONO PROFESSIONISTI. E VISTO CHE QUANDO SI DICONO CAZZATE E FALSITA’ L’UOMO NE GODE, DICO ALLA SIGNORA TUSCANO, PRENDA LE GIUSTE INFORMAZIONI SU PASCAROLA E SU I PASCAROLESI NON DICA CAZZATE SENZA NEPPURE CONOSCERE DOVE E SITUATO SULLA CARTINA DELL’ITALIA. E POI DOPO UN’ATTENTA RICERCA ED INFORMAZIONE PROFFESIONALE, PUO’ INIZIARE A SCRIVERE QUALCOSA. DI SENSATO. A PRESTO

  • 27. danielatuscano  |  5 febbraio 2007 alle 7:02

    Caro signor Andrea,

    finché si tratta di repliche civili e urbane, io sono disposta ad ascoltare tutti; quando però si passa alle ingiurie, il discorso cambia. Molto. Se invece di aggredirmi Lei avesse letto attentamente sia il mio articolo, sia il richiamo al piede dello stesso, sia i commenti pubblicati fin qui, forse avrebbe evitato di indirizzarmi vocaboli offensivi e grossolani. Lo faccia, e poi magari ne riparliamo. Ok? Buona giornata.

  • 28. massimodelpapa  |  5 febbraio 2007 alle 9:39

    dovrei conoscere l’oggetto delle proteste; mi pare comunque che non ci sia niente di meno che corretto. se le proteste vertono sulla libertà di opinione o di riportare notizie attendibili, lasciano il tempo che trovano.

  • 29. danielatuscano  |  5 febbraio 2007 alle 11:49

    Grazie, Massimo. In effetti, cominciavo a non poterne più.

  • 30. che tristezza lo dico io!  |  5 febbraio 2007 alle 19:21

    Penso che la tristezza sia tutta nostra! abito a pascarola e so come sono andate le cose. Titty è stata chiara e non c’è nulla da aggiungere perchè è la verità. ciò che mi continua a mortificare cara daniela è il continuo voler vedere cose “oscure e nebulose” in un episodio che non lascia spazio alla benchè minima incertezza. i fatti sono che nessuno si permette di discriminare e nessuno si permette di giudicare (cosa avvenuta con una faciloneria e scusatemi con tanta voglia di “inciucio” che sono allibita e triste per la vostra cecità, non la nostra. vede signora daniela neanche noi conoscevamo nè lei, nè altri giornalisti, nè siti, nè forum e se permette le dico che avrei preferito non conoscerli. Qui la fede, la chiesa, i fedeli (tutti perchè non li distinguiamo – noi – in categorie)non c’entrano un bel niente. Tutti quelli contrari alla Chiesa hanno trovato pane per i loro denti ed io vi dico: calmatevi perchè veramente qui gli argomenti religiosi non c’entrano NIENTE (mi dispiace non c’è inciucio cari miei) C’è una persona che voleva un po’ di notorietà e pur di averla ci ha trascinato in questo SCHIFO! ed adesso si lamenta pure… che tristezza e che cecità da parte di molti lo dico io!..

  • 31. danielatuscano  |  5 febbraio 2007 alle 21:53

    Una sola precisazione: ho cancellato il commento di Titty perché l’ho utilizzato per un articolo a parte https://danielatuscano.wordpress.com/2007/02/05/i-pascarolesi-noi-non-discriminiamo-nessuno/. L’avevo promesso: eguale spazio per tutti, purché non violenti e intolleranti, e così è stato. (Ovviamente l’ultim’ora si è resa inutile: e l’ho cancellata.) Colgo l’occasione al/la sig./ra Chetristezza ecc. che ho sempre detestato le contrapposizioni noi/voi, e quanto ai contrari alla Chiesa, bastava leggere anche solo distrattamente il mio blog (ma pure l’articolo “incriminato”) per rendersi conto che la sottoscritta tenta, con le sue imperfezioni, di essere cattolica.

    Se ritiene non ci sia riuscita, o considera il mio blog una sventura me ne dispiace, ma non posso farci nulla. Una cosa è sicura: in tanti anni di attività tra la gente e a scuola non sono mai andata a caccia di “inciuci” (parola da me mai pronunciata). Un cordiale saluto.

  • 32. ANDREA  |  6 febbraio 2007 alle 1:53

    NON VORREI ESSERE RIPETITIVO, E SE HO SCRITTO QUALCOSA CHE PER LEI PUO’ ESSERE OFFENSIVO NON ME NE DISPIACE PER NIENTE PERCHE’ HO SCRITTO QUELLO CHE IL MIO ANIMO PROVAVA IN QUEL MOMENTO. L’OFFESA E QUALCOSA DI PEGGIO, L’OFFESA E COMMETTERE ATTI OSCENI IN CHIESA VISTO CHE L’ARGOMENTO DI QUESTO SITO PARLA DI CHIESA.
    IO PENSO CHE OGNI LUOGO VADA RISPETTATO PER QUELLO CHE E, VEDERE COSE OSCENE IN CHIESA (E NON STO QUI AD ELENCARLE) PUO’ FAR MALE ALL’ANIMO. PUO’ FAR MALE AL MIO ANIMO, AL SUO, ALL’ALTRO, TRA LE TANTE ANIME CHE VEDONO MAGARI TRA LORO CI POSSONO STARE DELLE PICCOLE ANIME CHE SENZA VOLERLO SI RITROVANO IN UN LUOGO SACRO PER CRESCERE IN MANIERA DIVERSA E CHISSA FORSE MIGLIORE. TUTTO AD UN TRATTO SI RITROVANO A VEDERE HO SENTIRE COSE BRUTTE! CHE PENSIERI FANNO? COSA PENSANO DELLA VITA? DELL’AMORE? DEL SESSO? DI COME VA LA SOCETA? DI COSA SONO FATTI? PERCHE’ ESISTONO? MI RISPONDA A QUALCHE DOMANDA E POI VEDIAMO SE E IL CASO DI COMPORTARSI IN UN CERTO MODO O NO. LE RIPETO NON E NIENTE DI PERSONALE CON LEI, HO CON CHIUNQUE HA DETTO LA SUA SU QUESTO SITO, MA PRIMA DI PARLARE HO DI SCRIVERE HO DI COMMENTARE INFORMATEVI, CHIEDETEVI COSE’ NORMALE OGGI, IO NON HO NIETE CONTRO NESSUNO CONVIVO CON TUTTI PERCHE’ E GIUSTO CHE SIA COSI, MA MOLTE VOLTE L’UOMO (CARNE O PESCE CHE SIA) FA PAURA, PERCHE’ VIVIAMO IN UNA SOCIETA’ CHE FA PAURA, IO NON GIUDICO L’ESSERE IO GIUDICO LA CATTIVERIA CHE E DIFFERENTE. ECCO PERCHE’ DICO E RIPETO CHE A PARLARE SIAMO BRAVI TUTTI!!! A PRESTO.

  • 33. che tristezza lo dico io  |  6 febbraio 2007 alle 10:23

    Buondì! solo per chiarire che “noi” non sta per cattolici, ma per pascarolesi e inciuci non è riferito al suo blog, ma alle cose dette e scritte sui vari giornali e forum. a presto!

  • 34. danielatuscano  |  6 febbraio 2007 alle 15:30

    Perfetto. Mi sarebbe comunque piaciuto un commento anche sul mio nuovo scritto, che avevo segnalato a Lei e agli altri pascarolesi. Quanto al sig. Andrea, poiché continua a usare espressioni aggressive e scomposte (ricordo, fra l’altro, che il maiuscolo significa URLARE) mi vedo costretta a chiudere i commenti a questo post. Se si vuole intavolare uno scambio costruttivo sono sempre disponibile, se invece si vuole continuare una polemica sterile, no. Non sarà né la prima né l’ultima volta che giungono notizie poco attendibili, io ho dato voce a entrambe le versioni perché mi sembrava giusto, e le posizioni ormai sono state chiarite a sufficienza. E visto che ci siamo, nemmeno io sono dispiaciuta di quanto ho scritto. Non siamo in un’aula di tribunale, e soprattutto non mi sento affatto (né voglio essere) un’imputata.


Calendario

gennaio: 2007
L M M G V S D
« Dic   Feb »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: