RIPENSARE “IL DONO”

24 gennaio 2007 at 11:10 9 commenti

…Che dire, tutto il mondo ormai sa che ho letteralmente detestato quel disco. Da un po’ di tempo a questa parte devo però ammettere, non di essermi ricreduta (continuo a considerarlo un lavoro “minore” del Nostro), ma di aver superato, ecco, certe chiusure – pur se il termine non mi piace, ma al momento non me ne vengono altri -.

Io a volte me la sono presa con Renato, con la sua paraculaggine, le sue finte illuminazioni, il suo tono predicatorio ecc. ecc., però… però, tutto sommato, malgrado gli anni che passano e la lontananza, talvolta abissale, dallo spirito degli esordi (ma non sempre), o forse proprio in virtù di quei difetti troppo evidenti per essere davvero condannabili, il Nostro continua a sembrarmi, se non tutto “genuino”, di sicuro meno artefatto di altri. Lui, capace di colpi bassi, conserva però una sua intima sincerità. Non nascondo di essere rimasta scioccata dalla cattiveria con cui l’hanno assalito alcune frange socio-politiche e mi sono chiesta il motivo di tanto livore. Ho trovato odiose e strumentali certe polemiche, che avevano il solo, ultimo scopo di frugare nel suo intimo: ma come si permettevano???… Allo stesso tempo, ho ritenuto intollerabile il tentativo di ingabbiarlo in un unico schema, quasi ci si volesse appropriare della sua esclusiva immagine: perché? Non è forse un artista popolare?

Ma poi, di là da tutto, mi sono accorta (ed è la cosa più importante) che il cuore aveva ancora bisogno di lui. Non voglio fare la romantica a tutti i costi, il cuore a volte può sbagliare, ma non in determinate situazioni, non nei casi-limite. Andando a trovare il mio amico Roberto, mi tornavano alla mente questi versi: “Nelle corsie occupate dal dolore” e li sentivo così veri, così autentici. Ma vabbè, obietterà qualcuno, quello era il Renato del passato. Allora svelerò che mi è capitato di SOGNARE una situazione in cui si udiva un brano di Renato, e questo brano era… La Vita è un Dono.

(Realizzazione grafica a cura di ZeroNotturno)

La parola mi piace, mi è sempre piaciuta moltissimo, così come i suoi derivati: per-dono, con-dono. Mi dànno un’idea di comunione, di cattolicità (nel senso di universalità). E invero Renato è l’unico artista che possa eseguire un brano simile risultando credibile.

Sì, quel pezzo era per me come un balsamo, rigenerante. Così ho ripreso, dapprima con esitazione, poi sempre più convinta, ad ascoltare tutto il disco. Ripeto, non lo considero un granché, è stato registrato in fretta e Renato ha puntato sulla sua professionalità per far accettare pezzi altrimenti poco fruibili. Con tutto ciò, come si può negare che p. es. Dal mare non sia dannatamente, potentemente sua? “Io non riesco a odiarti” è Renato, forse anche il miglior Renato. Non è certo al livello di Mio fratello che guardi il mondo; però è schietta, semplice, non superficiale.

Immi Ruah? L’immagine dei sandali e il sottofondo “etnico” sono scontatissimi, eppure quel che dice è ciò che Renato pensa: si può negarlo?

D’aria e di musica? Gran lavoro di limatura anche qui, però, che stoffa! E pur augurandomi di non ritrovarmi un altro Dono, pur non posso negarlo… mi fa piacere ascoltarlo (non tutto), in questo periodo sto ascoltandolo molto, perché di “donare” e “per-donare” abbiamo bisogno tutti, ed è bello che a dircelo sia stato, ancora una volta, Renato.

Daniela Tuscano

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Entry filed under: Renato Zero.

SHALOM, ABBE’ PIERRE! I GIORNI DELLA VERGOGNA

9 commenti Add your own

  • 1. valentino  |  24 gennaio 2007 alle 22:29

    Non v’è dubbio che l’ultimo cd di Zero non sia paragonabile a “amore dopo amore”. Ma non si può pretendere di vedere e sentire sempre lo stesso Renato Zero. I veri artisti come lui non sono mai statici, ma più che dinamici. Essi spaziano da un genere a dun altro, da un tipo di sentimento ad un altro. Questo significa essere poliedrici e non monotoni! Certo, Zero poteva fare di più, ma non crediate che egli non lo sappia. Anzi! E poi voglio ricordare che in un asua intervista ad Enzo mollica, fece presente e puntualizzò che questo suo ultimo lavoro, così come il relativo concerto era un pò insolito e diverso dagli altri. Diciamo pure sperimentale e sofisticato per certi versi! Nel suo tour zeromovimento per la prima volta, credo, non ha chiuso con il brano di punta “il cielo”, nè ha cantato la tanta attessisima i “migliori anni della nostra vita”. Ciò forse a riprova di quanto dicevo prima. C’è la canzone, ad esempio, immiruah, che è un capolavoro. Lo stesso Enzo M, quello che cura la parte musicale del tg 1, l’ha definita bella e sorprendentemente innovativa. Nel cd, invece, “Cattura” c’è poi Magari il cui arrangiamento musicale, forse, è uno dei più riusciti. Un cronista di rds addirittura la definica la canzone d’amore più bella di Zero. E forse non ha torto! Questo, il mio parere. Spero lo condiviate. E se no, dite la vostra. L’importante è essere sempre aperti al confronto. Questo ci dice Zero, infondo.

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  • 2. voyeur84  |  25 gennaio 2007 alle 1:13

    a me il dono è piaciuto da subito. in qualunque album di qualunque cantante c’è almeno una canzone “inutile” o “sprecata”, e “il dono” non è da meno.
    ma “mentre aspetto che ritorni” (che adoro molto più ora di prima), “una vita fa” (magistrale), “d’aria e di musica” e “l’esempio” sono canzoni particolarmente emozionanti. lo stesso vale per “dal mare”, triste ma sentita.
    e vi dirò che anche “stai bene li'” non mi dispiace affatto! ho sentito molte critiche su questo pezzo, ma io penso sia un lavoro che non necessita di forzati moralismi sul contenuto. credo che sia volutamente frivolo e stereotipizzato.
    poi quel finale con i “may-day” mette allegria, dai!
    senza dimenticare, ovviamente, “e dopo un viaggio che sembra senza senso, arriva fino a noi l’amore che anche questa sera, dopo una vita intera, è con me…”
    si, a me “il dono” piace.

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  • 3. orfeo  |  25 gennaio 2007 alle 7:00

    Daniela ti sei spiegata benissimo, anche secondo me “Il Dono” non e’ uno dei migliori lavori di Renato anzi secondo me e’ il lavoro peggiore che ha fatto rispetto ai precedenti.
    Mi ha dato l’idea(e questa e’ una mia impressione) che questo lavoro sia stato pubblicato per forza e anche un po’ tirato via.
    Era magari meglio che aspettava facendo un lavoro un pochino migliore.
    Comunque c’e’ da sottolineare che nell’album ci sono anche dei pezzi molto belli.
    Se proprio dovessi dargli un voto all’album io gli aggiudicherei un bel 5.
    Ripeto questo e’ solo il mio giudizio che ad altri non puo’ star bene

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  • 4. danielatuscano  |  25 gennaio 2007 alle 7:33

    Non prenderei come pietra di paragone Amore dopo Amore. Capisco lo sia per gli zerofolli giovani, ma per me, che arrivo da Zerofobia – anzi, da Trapezio -, sono ben altri gli album significativi (Zerofobia appunto su tutti, lì c’è Renato al 100% senza il personaggio i profetismi i sorcini e il gossip). AdA è un album sontuoso, per carità, ma appositamente studiato a tavolino; solo che, rispetto al Dono, i risultati sono stati di gran lunga migliori.

    Agli esperimenti quindi sono abituata ed è anzi giusto ci siano, non mi piacerebbe un Renato sempre uguale a sé stesso (e in 30 anni di cambiamenti ne ho visti a iosa). Tanto è vero che fra gli album da me più amati ci sono Voyeur e La curva dell’angelo, di solito sotto-stimati dal sorcino tradizionale (e tradizionalista) perché rompono col classico schema di Zero.

    So perfettamente che Renato è consapevole, col Dono, di non aver realizzato un capolavoro! Ai tempi lo scrissi subito: il fatto di aver aggregato un video in cui SPIEGAVA le sue canzoni, al di là del richiamo commerciale, era la spia che lui per primo sapeva, e quasi voleva scusarsi (“…non ho avuto tanto tempo stavolta…” ) della riuscita “a metà” del disco. Era già pronto il copione: fosse andato male, avrebbe tirato fuori la storia della mancanza di tempo, fosse andato bene, com’è avvenuto, “mo’ ce sto primo in classifica”. Renato è fatto così.

    Cattura rispetto al Dono è “un altro pianeta”, e non solo per Magari. So che non si può essere sempre all’altezza di sé stessi, e non sarebbe nemmeno giusto, l’unica cosa è che avrei preferito che un successo così clamoroso fosse avvenuto per album di tutt’altra levatura. Ma adesso si sta toccando un altro tema. Io volevo comunicare le mie sensazioni su quel disco, che sono in parte cambiate malgrado la mia valutazione complessiva del medesimo sia rimasta uguale. Per ragioni, se si vuole, sentimentali, o semantiche. E’ una faccenda strana, insomma. Giustamente come scrive Valentino l’importante è confrontarsi.

    P.S.: Una vita fa e L’esempio sono canzoni molto coinvolgenti. 🙂

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  • 5. laura  |  25 gennaio 2007 alle 15:59

    …che belle parole riesci sempre a trovare!
    E a volte riesci anche a chiarirmi le idee: ricordi quando ti dicevo che ero legata a quest’album, ma lo sentivo un po’ “estraneo”? Be’, tu l’hai spiegato perfettamente.
    C’è una specie di conforto ne “Il Dono”, pur non essendo musicalmente il Renato migliore. C’è qualcosa di profondamente umano che mi – ci – aiuta a guardare avanti.
    E a volte è giusto mettere da parte la testa e “pensare” col cuore.

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  • 6. Fede  |  25 gennaio 2007 alle 16:06

    L’ho apprezzato da subito..
    Quello stile diverso su immi ruah..
    Quelle dolci noti su Dal mare..(canzone semplice ma diretta e veritiera)
    La tecnica, la professionalità, la voce, su D’aria e di musica.
    L’amore perso in Mentre aspetto che ritorni ( una delle mie preferite)
    La critica e la melodia trascinante su Radio o non Radio.
    Il ritmo da ballo su Mi chiamo Aria..
    L’eloquente messaggio in L’esempio e La vita è un dono..

    A me è sempre piaciuto e ci ho sempre trovato degli spunti interessanti sia musicalmente che anche come testi (anche se in minor parte).
    Arrangiato molto bene da Phil Palmer e ottimi musicisti.
    Non è un capolavoro ( per me i capolavori sono: Zerofobia, Voyeur, L’imperfetto, Amore dopo Amore, La curva dell’angelo e Cattura) ma è un lavoro godibile e molto piacevole!

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  • 7. piub  |  25 gennaio 2007 alle 22:06

    Ricordo l’interpretazione di D’aria e di musica fatta da Renato durante il concerto a Firenze: MAGICA E MERAVIGLIOSA.
    Si vedeva che è innamorato di questo suo capolavoro.
    Ed anch’io amo questa canzone.

    Come anche L’esempio e Una vita fa, che voglio sottolineare.

    Il CD, nel suo complesso, non è tra i migliori di Renato ma ha qualche perla e qualche canzone non proprio riuscita (Stai bene lì o Fai da te).
    Tutto qua.

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  26 febbraio 2007 alle 9:58

    Sono d’accordo. 😉

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  • 9. Aurora  |  26 ottobre 2008 alle 0:58

    Nel giugno del 2007 ero a San Siro quando, durante il concerto, Renato ha salutato una ragazza, Simona, che in quel periodo stava affrontando la chemioterapia. A quella frase, ho sentito un tuffo al cuore perché anch’io, purtroppo, so cos’è la chemioterapia.
    Quando nell’aprile del 2005 mi diagnosticarono un tumore al seno, mi sembrò che il mio mondo di piccole certezze si fosse sgretolato. Ho avuto paura di morire e, più forte ancora di questa paura, era il dispiacere al pensiero del dolore che avrei inflitto ai miei se ciò fosse successo. I momenti più duri sono stati i primi, quando all’improvviso la voragine di una malattia così minacciosa mi si è spalancata davanti lasciandomi terrorizzata e incredula perché, in realtà, non sentivo di star male eppure mi sentivo in pericolo, in pericolo sul serio. Pensavo a mia madre, che è morta trent’anni fa dello stesso male senza poter crescere i suoi figli e mi chiedevo se avrei visto crescere le mie nipotine. Poi, parlando con i medici, ho realizzato che questa malattia si può combattere e, non appena ho iniziato la chemioterapia, buona parte della paura si è come dissolta: volevo guarire. Ricordo che lo dissi al primario che, prima del primo ciclo di farmaci, mi spiegò che mi sarebbero caduti i capelli: “Non me ne importa niente” dissi “Io voglio guarire!”. Ed era così chiaro dentro di me quest’obiettivo che, quando i capelli mi sono caduti, quasi non ci ho fatto caso. Ricresceranno, mi sono detta e, nel frattempo, ho comprato una bella parrucca e tanti cappellini colorati.
    Ho fatto sei mesi di chemioterapia prima dell’operazione. Certo, non è stata una passeggiata, ci sono state le nausee, e una debolezza sottile, latente a cui quasi ti abitui; ho avuto ancora paura e momenti di tristezza. Però ho attraversato tutto con una forza che non credevo di avere. Ho continuato a lavorare, limitando le assenze dal lavoro ai soli giorni immediatamente successivi ai cicli di terapia. E, quando il pomeriggio ero troppo stanca per fare qualsiasi cosa, leggevo. Ho letto tanto, soprattutto gialli e legal thriller. Leggevo in ospedale, mentre mi facevano le flebo, ovunque andassi avevo sempre un libro con me. Di quel periodo ricordo soprattutto l’affetto dei miei familiari, delle colleghe e degli amici, la gentilezza delle infermiere e dei medici. E il pensiero costante, confortante che, per fortuna, questa cosa era successa a me e non a mia sorella.
    I malesseri causati dalla terapia li ho sopportati con pazienza perché pensavo che quei farmaci mi stavano curando, che mi avrebbero guarita.
    Poi è arrivato il momento dell’operazione. Io vivo a Reggio Calabria ma ho deciso di farmi operare al Centro Tumori di Milano. E così il 21 novembre sono partita, accompagnata da mia sorella. Pochi giorni prima era uscito “Il dono” e non vi dico l’emozione che ho provato quando ho sentito quella frase: “La vita è un dono che si deve accettare, condividere e poi restituire”. Quanta verità in queste poche parole!
    Il giorno dell’operazione ero serena, tranquilla. Non so perché, ma non avevo paura e nemmeno ansia. Accanto a me c’era mia sorella, mio fratello che era arrivato quella mattina stessa e Mario, un caro amico che vive a Roma e che è venuto fino a Milano per essere con me in quel momento. Ho telefonato a mio padre che era rimasto a Reggio Calabria per rassicurarlo. Può sembrare strano, ma ero quasi di buonumore. Quando mi sono risvegliata dall’anestesia ho pensato che il più era fatto e che il peggio era passato.
    Il giorno dopo l’operazione l’ho passato quasi interamente al telefono, seduta nel corridoio per non disturbare le pazienti che erano ricoverate con me. Ho letteralmente bruciato la batteria del cellulare, tante sono state le telefonate che ho ricevuto. E ricordo il chirurgo che mi ha operato, un bell’uomo alto con capelli e barba rossi, che mi guardava sorridendo e mi diceva che non avevo l’aria di una reduce da un’operazione. In effetti, mi sentivo allegra, rinata. Nel pomeriggio mi sono venute a trovare Daniela di Milano, che aveva saputo della mia operazione perché pochi giorni prima mi aveva chiamato per sapere che ne pensavo del nuovo album di Renato, e Carmen, un’amica calabrese come me che lavora a Novara e che nel 2007 è venuta a San Siro con me.
    Anche Renato ha, in un certo senso, accompagnato la mia convalescenza. “Il dono”, per me, rimarrà indissolubilmente legato alla sensazione di rinascita che ho provato dopo l’operazione. In più, coincidenza ha voluto che, proprio pochi giorni dopo la mia operazione, Renato fosse ospite in TV a “Domenica In” proprio a fianco di Umberto Veronesi, il dottore che tanti anni fa ha inventato la tecnica con la quale sono stata operata. Ma la storia non finisce qui.
    In febbraio, per completare il ciclo di cure, ho dovuto fare la radioterapia. Sono quindi rimasta un mese e mezzo ospite di mio cognato che, allora, lavorava a Romano di Lombardia, un paesino a mezz’ora di treno da Milano. Faceva freddo, per una calabrese come me, ed ero lontana da casa, eppure è stato un periodo allegro. Grazie a mio cognato, che per me è molto più di un cognato, è un amico insostituibile a cui voglio un mondo di bene, e grazie alle sue dolcissime sorelle e ai loro compagni che mi hanno ospitato e coccolato. E grazie anche al fatto che il mese e mezzo di terapia è coinciso con il tour di Renato. Ogni mattina, dal lunedì al venerdì, prendevo il treno delle 6,50 per andare a Milano in ospedale; il venerdì mi portavo appresso con un piccolo zaino in cui mettevo le poche cose indispensabili e, appena finita la terapia, andavo in stazione a prendere il treno. Sono stata un po’ dovunque: Montichiari, Genova, Torino, Roma, Perugia, Firenze, Bologna e, naturalmente Milano. Ho seguito mezza tournèe in giro per l’Italia, e il titolo del tour “Zeromovimento” mi è sembrato azzeccatissimo, visto la quantità di treni, metro, bus e taxi che ho preso nel giro di un mese e mezzo! Alla fine, il 31 marzo, l’ultimo giorno di terapia, ho preso l’aereo e, invece di tornare a casa a Reggio Calabria, sono andata a Palermo.
    E così quello che doveva essere un noioso periodo di cura è diventato una vacanza divertente, affollata di incontri, di amici, di abbracci, di musica e di emozioni.
    Quando nel giugno del 2007 ho rivisto Renato sul palco, ho pensato che erano trent’anni esatti che ascolto le sue canzoni. E’ stato la colonna sonora della mia vita, una fiammella che il tempo non ha spento né smorzato. Una riserva di entusiasmo e di energia. Una splendida voce che, ancora oggi, è capace di emozionarmi. E, come per una sorta di piccola magia, nei momenti cruciali della mia vita, belli o brutti che fossero, Renato c’è sempre stato, con le sue canzoni, a dire la cosa giusta al momento giusto. Per questo, caro Renato, ti dico grazie. Semplicemente grazie.
    Ora sto bene, faccio periodici controlli e la mia vita ha ripreso i suoi ritmi normali. Ho voluto raccontare la mia storia per dire a tutti quelli che si trovassero ad affrontare un’esperienza simile alla mia, che la malattia sarà solo una parentesi, una prova da superare con quel coraggio e quella forza che, forse, non immaginiamo neanche di avere. Un abbraccio a tutti. E, come dice Renato, non arrendiamoci mai.
    Aurora.

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