Archive for febbraio, 2007

L’INIZIO E IL FINE – I domenica di Quaresima (Mt 4, 1-11)

C’è qualcosa di troppo immediato, diretto, e quindi brutale, nel Vangelo che introduce al tempo di Quaresima. Intanto perché redatto da Matteo. E l’apostolo degli ebrei, lo sappiamo, è uomo concreto. Soffermiamoci sull’incipit: “In quei giorni, Gesù fu trasportato dallo Spirito Santo nel deserto per essere tentato dal diavolo. Matteo lo annota così, con freddezza da contabile, retaggio forse della sua antica professione. E lascia sgomenti. Ci domandiamo: ma come? Gesù non sta muovendo i primi passi della sua missione? Anzi, forse non ha nemmeno le idee chiare riguardo al futuro. Lo immaginiamo giovane, pieno di sogni e di entusiasmo, di aspirazioni e di gioie improvvise, con gli occhi colmi di un fremito incontenibile e abbacinante, e già Dio permette venga sottoposto a una così forte tentazione? Peggio: è lo stesso Spirito di Dio che “trasporta” Gesù in quel luogo inospitale, affinché resti in balia dell’avversario. Lo lascia solo.

F. e P. A. Picenardi, Cristo nutrito dagli angeli nel deserto, Cattedrale di Cremona

Con la stessa asciuttezza esordisce il libro di Giobbe, che ci sarà compagno durante la Settimana Santa. “Hai visto il mio servo Giobbe? – chiede Dio a satana – Sulla terra non c’è un altro come lui: retto, integro, timorato di Dio e alieno dal male”. E quella replica sprezzante dell’avversario: molto logica, pratica, tangibile: per forza, tutto gli va bene, è potente, ricco e benvoluto, ma togligli i suoi averi e vedrai come ti benedirà in faccia. Nell’originale si parla di bestemmia; ma questo è uno dei rari casi in cui la traduzione italiana ci sembra egualmente efficace, forse involontariamente, perché dietro l’apparente eufemismo si nasconde un sarcasmo crudele, accentuato dal vocabolo plebeo “in faccia”. Insomma, argomenta satana, facile fare i virtuosi quando tutto fila liscio, in realtà l’uomo non ha alcun bisogno di Dio, anzi Dio è una sua invenzione, una fantasia consolatoria; l’uomo è naturalmente egoista, cattivo, legato solo alla terra. Privalo del suo, e vedrai come ti benedirà in faccia, vale a dire… verrà fuori la sua vera natura, malvagia, sterile, gretta. Inerte materia.

O. Kulhanek, Giobbe

Anche Gesù è in balìa della materia. Anzi, possiede solo quella, la propria vita. La vita fisica. E’ inerme, minacciato. Conseguente, e allettante, l’invito del diavolo: se sei figlio di Dio, fa’ che questi sassi diventino pane. Niente di più naturale, ovvio, indispensabile, primario. Chi negherebbe il pane a sé stesso. E agli altri. Sarebbero tutti contenti, e potrebbero pure permettersi, come Giobbe, il lusso di comportarsi bene, magari anche di lodare Dio.

A patto di sentirsi indispensabili, unici, auto-referenziali. A patto di esaurirsi nel finito e nell’immanente. A patto di una soddisfazione palpabile destinata a finire, di barattare il volto per una maschera che solo per poco tempo celerebbe il ghigno ferino, aguzzo, insaziabile del lupo.

Gettati giù dal monte, ritenta allora satana. Se Dio esiste ti salverà. E per avvalorare la propria teoria, ricorre a citazioni sacre. Ci ricorda il fondamentalista, che ogni momento brandisce le Scritture come scimitarre affilate per sterminare gli infedeli. In nome di Dio, Gott mit Uns. Il kamikaze pensa: non morirò veramente, sto compiendo la volontà di Dio. Egli mi aspetta a braccia aperte. Nel buio. Annullarsi per affermarsi, morire per esistere. A volte la tentazione si presenta così, gentile, suadente, dimessa, umile, scorrevole e intelligibile come un placido rivo. Altre volte stravolge ogni retto sentire, capovolge la realtà, fa desiderare il male per il bene e viceversa. Nel primo caso, il miraggio del “pane per tutti”, nel secondo il delirio della “morte per la vita”.

Ma all’ultima tentazione è praticamente impossibile resistere: tutti i regni della terra io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai. Potenza è forza. Gloria. Certezza. Vittoria. Eternità.

Ma un’eternità contraddittoria. Un’eternità conquistata con mezzi limitati. Con materiale deperibile. Un orizzonte di cartone dorato, come il mare artificiale contro cui va a cozzare il protagonista di Truman Show. L’eternità umana, troppo umana, super-umana, si trasforma ben presto nel suo contrario. Il superuomo contrapposto all’uomo trasfigurato, si rivela una diminuzione, non un potenziamento dell’umanità. “Il superuomo – affermava Schweitzer – consiste nel fatto che, in base alle sue conquiste nel campo della scienza ed alla propria capacità di realizzarle, l’essere umano non solo dispone delle forze fisiche del proprio corpo, ma s’impadronisce anche delle forze della natura e le piega al proprio servizio […] però soffre di un infausto difetto spirituale: non riesce ad impiegare una razionalità superumana, corrispondente al potere superumano che possiede. Questa gli consentirebbe di servirsi del potere raggiunto soltanto per realizzare ciò che è sensato e buono… Per questo le acquisizioni raggiunte nel campo della scienza e della sua applicazione pratica, anziché acergli recato un vantaggio, gli sono divenute fatali” (Conferenza al Nobel per la Pace, Oslo 1954).

Albert Schweitzer, 1875-1965 

Ora, chissà, comprendiamo meglio il significato di quell’originaria violenza. Le tentazioni di Gesù rientrano nell’ordine della cruda natura. Sono tattili, spesse, coriacee, dure come la pietra, ma volute da Dio, per metterci di fronte a una carnalità che ci definisce, ma non ci esaurisce né ci soddisfa. Non si tratta di negarla né di esaurirsi in essa: ma di assumerla su di sé, nel deserto della sua nudità, per giungere sopra di essa. E vederla meglio. Senza specchi.

Daniela Tuscano

 

QUARESIMA DI FRATERNITA’ A BRESSO. Quest’anno le tre parrocchie bressesi (S. Carlo, Ss. Nazaro e Celso, Madonna della Misericordia) hanno unito bisogni e risorse raccogliendo ogni settimana del denaro da destinare a progetti di aiuto nelle realtà più disagiate. In particolare:

Bambini di strada. – Fundacion Padre Semeria – Cile (Padre Antonio Bottazzi)

– Oné Respé – Repubblica Dominicana (Dona Un Sorriso)

– Camillian Social Center – Thailandia (Fr. G. Dalla Rizza)

– Fundavida – Argentina (Dona Un Sorriso)

Settore sanitario. – D.ssa Anna Semeraro – Burundi

– Padre Mario Cuccarello – Armenia

– Presidio Sanitario “Vescovo Asili” – Uganda (Sr. Ernestina Akulu)

Settore istruzione. – Sr. Giovanna Bianchi – Etiopia

– Padre Marco Brioschi – Filippine

Attività sociali. – Sr. Emilia Martelli – Colombia

– Sr. Alda Vola – Mozambico

Oggi invitiamo a casa nostra uno dei 2000 ragazzi delle scuole salesiane di Zway (Oromo – Etiopia). Nelle scuole in cui suor Giovanna Bianchi, nostra concittadina, svolge il suo servizio missionario, questi ragazzi seguono un programma di nutrizione, che spesso li salva da morte sicura, e un cammino di alfabetizzazione di base. Si aprono poi per loro percorsi di informatica, di sartoria e di preparazione di insegnanti che potranno poi lavorare nelle scuole dello Stato. Inoltre la Missione salesiana si è attivata in un serio progetto idrico a favore di popolazioni che vivono in zone semidesertiche.

 

 

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25 febbraio 2007 at 19:00 5 commenti

LA MIA “Z-LIST”

Contribuisco anch’io, come altri amici, a diffondere l’unica “catena di sant’Antonio” che ritengo utile. La mia amica Stefania mi ha citata nella sua “Z-list”, elenco dei blog meritevoli di attenzione per contenuti, originalità o altre ragioni. Sempre Stefania m’informa che l’idea è partita un paio di mesi fa, da un’idea da un americano, The viral garden , con lo scopo di dare evidenza ai blog meno noti offrendo loro maggiori contatti, in contrapposizioni forse agli elenchi ufficiali (A-list) che solitamente sono i blog di personaggi famosi. Questa è la mia Z-List. Chi vorrà proseguire la catena dovrà fare altro che copiare questa lista ed aggiungere in cima all’elenco sia il blog in cui sono stati nominati sia i blog che trovano interessanti. Semplice no?

Ecco la mia Z-List:

 

http://aghost.wordpress.com/

http://aiellogianluca.wordpress.com/

http://blog.alfemminile.com/blog/see_170980_1/ArteMusica-Parole

http://axelmanhattan.wordpress.com/

http://carminemiccoli.altervista.org/

http://cecio.krur.com/

http://www.colorporpora.it/

http://www.icaro2000.splinder.com/

http://iperio.wordpress.com/

http://www.milanoumanista.org/

http://www.partecipami.it/?q=node/1800

http://www.pibua.net/

http://www.raffaelemangano.splinder.com/

Continuate voi, ed eventualmente segnalatemi il vostro link…

 Daniela Tuscano

 

25 febbraio 2007 at 9:15 9 commenti

MA DI QUALE INFORMAZIONE STIAMO PARLANDO? – Botta e risposta tra Daniela Tuscano e Massimo Del Papa

Allora, Massimo.

La prima domanda è lapidaria, e anche un po’ scema: cosa pensi di Previti (foto) ai servizi sociali, più precisamente nella comunità di don Picchi (aiuterà minorenni e tossicodipendenti, mantenendo lo stipendio da deputato: 12.000 euro al mese!!! – n.d.A.)?

Chissà perché considero un po’ pelosa la zelante carità di certi prelati per questi poveri peccatori, subito redenti a quanto pare. Pensi che le intercessioni di mons. Mastella (sotto) c’entrino in questa edificante vicenda di pubblica redenzione?

La seconda riflessione è più articolata (o prolissa, vedi tu…).

Domenica scorsa (18 febbraio, n.d.A.), durante un pigro pomeriggio tardo-invernale, mi sono imbattuta nella rubrica di approfondimento di Domenica In, curata da un professionista di razza come Massimo Giletti.

L’ambizione di Giletti è leggendaria: fare un giornalismo popolare (a proposito, sai se è iscritto all’albo?) e nel contempo di qualità. Lodevole. E quanto ha sgomitato, e sgomita, per raggiungere i suoi obiettivi, ma dopo ciò che ho visto ogni dubbio è dissipato: li ha pienamente raggiunti. Siamo ormai all’apoteosi.

L’argomento su cui si discuteva erano “i telefonini a scuola”. Prevedibile, data la kermesse di notizie di cui hanno infarcito i media in questi giorni. Ma Giletti è uomo universale: poteva accontentarsi di simili inezie? Nossignori. Non poteva. E infatti, con rara maestria, nel giro di un’oretta ha spaziato dai film sexy anni ’70 (protagoniste supplenti e alunni guardoni, of course: Fenech e Vitali in testa) al bullismo (termine comprensibile soltanto da chi l’ha coniato, peraltro), dalla violenza sulle donne al disagio adolescenziale; e non è mancato un accenno, fulmineo ma significativo, alle coppie gay.

Il fascinoso Giletti (www.pantelleria.it)

Giletti, però, non ha voluto strafare, e ha chiamato a raccolta un gruppo di esperti del settore. Vale a dire: Klaus Davi (chi è? Cosa fa? Da dove spunta veramente?), lo psicologo di Italia sul Due – lanciato da Costanzo e poi deputato di FI – Alessandro Meluzzi, la superlativa Lory Del Santo (da antologia lo scambio di battute fra lei e l’ammiccante Giletti: “La mia scuola era molto severa… ma certo che alcuni professori… mmm… quando avevo 14 anni uno di loro volle accompagnarmi a casa in macchina… mmm…”, “Eeehh, ma diciamolo Lory, a 14 anni tu eri bellissima… ehhhhhhhhh…”). Quindi Eleonora Giorgi, cui, dopo una dotta dissertazione del Meluzzi sui doveri dei padri e delle madri, si deve il trinciante e risolutivo sillogismo: “E allora vedi? Ci vogliono un padre e una madre, mica due padri e due madri!”. Dopo la Gardini e la Carfogna ora anche la Giorgi si candida come “maitresse” (non sogghignare, maliziosone…) à penser della morale teo-cojon. Chissà se, anche in tal caso, le eccellenze Ruini, Fisichella e Tonini approveranno benedicenti.

Le locandine di alcuni film con Lory Del Santo (a sinistra) ed Eleonora Giorgi (a destra)

Più tardi è stata la volta di Chiara Moroni e del suo affondo contro i messaggi perversi della tv; solo che, a sentir certi toni da una berlusconiana, mi si annebbiavano le idee. In compenso un rappresentante dei Verdi di cui non ricordo il nome ci ha (credo) dispensato pillole di rara saggezza. L’inciso è d’obbligo perché del fervorino del nostro progressista non ho capito una mazza: delle sue quattro parole, sette erano in inglese. Faceva più figo, più “glamour”: sta di fatto che la sottoscritta, e verosimilmente non solo lei, decifra unicamente il volgare italiano, quindi confido nell’acume del nostro politicante, aveva un’aria da primo della classe, avrà sicuramente enucleato concetti fondamentali. Anche se incomprensibili ai più.

Concludeva la carrellata un’insegnante elementare che, da ciò che raccontava, o non sapeva tenere una classe (di bambini), o era finita in mezzo a delinquenti in erba. Può succedere, si capisce. Come può succedere che si abusi del cellulare (ma in tutte le scuole dove ho insegnato, e in 16 anni ne ho viste tante, il regolamento d’Istituto ne vietava espressamente l’uso), che docenti e/o alunni sclerino, ecc. ecc. Ma che un gruppo di parolai incompetenti, lolite invecchiate, analisti da gossip e diplomate al Cepu presentino il mondo della scuola come un Grande Bordello dove prof e studenti trascorrono il tempo a spogliarsi, palpeggiarsi e, dulcis in fundo, ammazzarsi a vicenda, insomma quel micidiale cocktail di pornografia e violenza in cui sguazzano i gossipari sopra citati, non è soltanto insoffribile, ma criminale.

Criminale, non semplicemente e non tanto verso gli educatori, contro i quali è in atto una evidente opera di denigrazione (coi nostri limiti siamo rimasti gli unici assertori del diritto al pensiero; e il pensiero è il primo nemico della tirannide consumista); ma soprattutto nei confronti di loro, dei ragazzi. A differenza di quanto blaterano i tanti urloni strapagati per berciare in tv le loro fesserie, noi li incontriamo veramente, ogni giorno. Li troviamo smarriti, incerti, smarriti, deboli, come tutti i giovani, e come tutti i giovani scompostamente contraddittori, in preda ai sogni e terribilmente concreti, alla ricerca, talora spasmodica, di risposte vere. Certo, la realtà che li circonda è quella che è. E loro vorrebbero credere in qualcosa, ma non sanno da dove cominciare: gli hanno distrutto tutto e ora vorrebbero strappargli via l’unico tratto che li differenzi dagli adulti: l’innocenza. Non quella romantica e ipocrita dei vecchi sussidiari, che era un’altra invenzione degli adulti, ma quella autentica, fatta di ansie, dubbi, sete di assoluto, bisogno di fiducia, speranza, bellezza. E invece no: gli fanno credere che di speranza e di bellezza non se ne trova più nemmeno a scuola, li invitano a odiare e a odiarsi, a diffidare, a sopprimere, a digrignare i denti, a essere contemporaneamente vittime e carnefici.

Lo fanno attraverso giornali, film, spettacoli. Lo fanno attraverso Giletti e circo annesso. E domando: siamo proprio indifesi davanti a questa “informazione”, a questi figuri? Sappiamo bene che basta un’ora di Giletti per rovinare un lavoro di sei mesi in classe. Tu sei giornalista, io insegnante e mi appresto a diventare pubblicista: è ancora possibile esercitare questa professione con dignità?

Daniela Tuscano 

Previti da don Picchi: spero che venga picchiato. Su Giletti & c., concordo col tuo senso di nausea dalla prima all’ultima parola. Io, molto democraticamente, certi programmi li vieterei, spedendo in un gulag quanti a vario titolo vi partecipano. E’ ancora possibile praticare questo mestiere? No, è morto. Di più approfondito trovi, sul “Mucchio” in edicola, il servizio sul libro di Giuseppe Altamore I padroni delle notizie.

mdp (www.babysnakes.splinder.com – Vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/07/28/per-lindulto-governo-sinistro-ti-ringrazio/ )

Raccolgo la provocazione di Massimo, sperando che altri rispondano. Del resto, se entrambi resistiamo, significa che qualcosa ancora si può fare… e io ne sono convinta. Malgrado tutto. 😉 (D. T.)

20 febbraio 2007 at 12:35 12 commenti

VICENZA, COME VOLEVASI DIMOSTRARE

E’ andata esattamente come si prevedeva: un grande corteo (notevole, e forse maggioritaria, la presenza femminile) di pace, forza e allegria. Slogan desueti? Può darsi, ma a noi non pare. Erano comunque, sono e saranno, gli slogan del Movimento Umanista, e mai come in questo momento storico risultano attuali. Altro che desuetudine.

Tutto come previsto, ho scritto. Ma previsto da chi? Dai nostri politici? Dai nostri intellettuali? …Beh, non proprio. Al contrario. A sentire i loro comunicati, a leggere i loro giornali, a seguire le loro televisioni, a Vicenza c’era da temere come minimo la terza guerra mondiale. Adesso è sbucato persino il nostro “Amato” Topolino per spiegarci che, se non è successo nulla, il merito è suo. Cioè, per capire: è merito suo di un’analisi socio-politica del tutto sballata, e di conseguenza è merito suo se tutto è filato liscio. Chiaro, no? Ci è pure capitato di leggere su un giornale “progressista” le accomodanti parole di un generale americano, in versione zuccherino, che se non lo vedevi addobbato di mostrine sembrava un hippy post-litteram: giusto manifestare, siamo in una democrazia, la guerra in Iraq? Oddio, io l’ho sempre considerata sbagliata, ecco. Però la colpa non è mica di tutti gli americani.

Allora viene da pensare, ancora una volta, che gli scemi siamo noi. Che siamo analfabeti. O che l’italiano è diventato una semplice espressione grafica: si scrive una cosa ma se ne ha in mente un’altra. Succedeva così nel Seicento, succede così in quest’epoca di novella Controriforma.

Avessimo infatti capito che non ce l’avevano con noi, né col movimento per la pace in blocco. Che sì, in pratica hanno scritto che fiancheggiava i terroristi, che stava creando un clima di tensione come si evinceva dalla violenza negli stadi avvenuta poche settimane prima (già, secondo la spericolata fantasia di taluni alla testa dei criminali assassini di poliziotti non c’erano balordi senz’arte né parte, e di simpatie semmai destrorse, ma i loro veri ispiratori erano i pacifisti: afferrata l’antifona?). Hanno scritto e detto questo e molto altro, hanno blindato la città, Grilli e MaScalzoni prevedevano scenari da seconda Intifada, e com’erano seri, e come parlavano gravi e compunti: e noi, idioti e permalosi, ci siamo cascati! Macché, ma ci volevano bene, le loro parole erano quelle, ma stavano solo scherzando. E non si può nemmeno più scherzare?

 

Ma, via! Non scherza forse un presidente del Consiglio che loda le manifestazioni di piazza, e al tempo stesso ci fa sapere che non cambierà un tubo, e che questa base s’ha da allargare? Come sketch è divertente e raffinato; non possiamo negarlo. Colpa di noi illetterati plebei, per i quali “pace” significa “pace” e nient’altro. Ma i nostri mattacchioni stanno su ben altro livello verbale. Difatti, se per loro i pacifisti sono terroristi, le azioni militari in Iraq e Afghanistan sono “missioni di pace”. Lo si deduce, oltre che dai brillanti risultati ottenuti (solo ieri 66 morti fra cui molti bambini, ma iracheni: chi se ne frega?), dai fantasiosi nomi conferiti a tali missioni: Vendetta infinita era, in effetti, un po’ troppo scoperto; non c’era gusto, si capiva subito, e allora addio divertimento. Meglio, molto meglio Libertà duratura, poi Giustizia sempiterna, domani, chissà?, Benessere incommensurabile.  Il gioco, ammettiamolo, vale la candela. Parimenti scherza, non può che scherzare, un noto politico che un giorno sì e l’altro pure tuona contro le unioni di fatto. Altrimenti, le sue esternazioni sarebbero inspiegabili. Chi prenderebbe sul serio uno con un nome da postribolo, divorziato e convivente, che pretende di insegnare ad altri il vero amore, benedetto e santificato dalla Chiesa?

 
 
 
 
 

Insomma, siamo un Paese di ridanciani e cretini noi se non ce ne rendiamo conto.  Forse perché l’anti-americanismo, diventato un peccato persino più imperdonabile della convivenza (e ci vuol tutta), ci ottenebra la mente. E poco importa si obietti che l’anti-americanismo non c’entra un piffero, che nessuno di noi si sogna di contestare una democrazia i cui valori molti hanno apprezzato e la cui dirigenza oggi semmai rimproverano, proprio perché ha tradito quei valori; d’altro canto, per quanto concerne gli umanisti, la cosa sarebbe doppiamente assurda, visto che Silo, fondatore del movimento, è egli stesso americano. Certo, perché gli americani non sono solo gli statunitensi, ma anche gli argentini, i brasiliani, gli ecuadoregni ecc.

Macché. Ci hanno accusato pure di questo, e meno male che i roghi non vanno più di moda altrimenti per noi sarebbe finita male.

Ma forse, anche in questo caso, scherzavano.

Ci attraversa solo un sospetto, ma chiediamo venia in anticipo, a motivo della nostra ottusità e della nostra proverbiale mancanza di umorismo: che si confonda la voglia di scherzare col senso del ridicolo. Nella remota ipotesi, infatti, che i nostri politici-esperti-generali-moralisti ecc. abbiano parlato sul serio, bisognerebbe come minimo consigliar loro di cambiar mestiere; e di dedicarsi a qualche lavoro socialmente utile, che so, i netturbini o i muratori, di cui oggi si avverte gran bisogno, liberando dall’incombenza i numerosissimi laureati, immigrati e no, costretti a un lavoro “sporco” o a rischiare di volar giù da qualche impalcatura visto che i posti a loro spettanti sono occupati da incompetenti notori.

Ma le cose stanno senz’altro diversamente. Stavano solo scherzando. E’ confortante sapersi in così buone mani. Ci vuole proprio una bella, larga, confortante risata.

“IO C’ERO”: PARLANO I PROTAGONISTI

Tra i partecipanti al corteo di Vicenza c’erano anche loro, il mio amico Cristiano, del Gruppo Emmanuele, che abita nella città del Palladio da molti anni; e l’altro mio amico Alberto, del Movimento Umanista, che a Vicenza è andato partendo dalla sua Milano. Li abbiamo intervistati.

– Cristiano, come si è svolta la manifestazione?

In maniera serena, pacifica e molto composta. C’era odore di vino e di marijuana.

– Ci sei andato di tua sponte o con qualche gruppo organizzato?

Sono andato per mia volontà, ma mi sono trovato all’ultimo momento assieme ad altri 3 miei amici del gruppo del teatro da me frequentato.

– Perché volevi esserci?

Volevo dimostrare che non sono d’accordo sul fatto di costruire od ampliare basi militari, a maggior ragione in questo caso così pericolosamente attaccate alla città. Una minaccia per la popolazione civile e anche per i beni artistici (Vicenza è molto bella).

 
 
 
 
 

– Si è parlato di una città blindata…

La città era ben protetta. Mentre mi recavo al punto di ritrovo ho visto o attraversato alcuni gruppi di militari (carabinieri, guardia di finanza , etc) che erano a presidiare alcuni punti strategici, pronti ad intervenire in caso di disordini. Non ho però respirato una tensione insopportabile. C’era un alto livello di attenzione (anche dall’alto alcuni elicotteri continuavano a monitorare la situazione), le misure prese (tra cui quella di chiudere le scuole e gli esercizi commerciali) sicuramente hanno contribuito a mantenere più sotto controllo la situazione.

– Come motivi le paure irrazionali manifestate da politici e mass-media nei giorni immediatamente precedenti il corteo? A parer tuo c’è l’intento di diffamare il movimento per la pace?

Credo che le paure fossero solo in parte irrazionali. Qualche anno fa abbiamo assistito anche noi ai terribili fatti di Genova e, non più tardi di una settimana fa, abbiamo purtroppo visto come assembramenti di persone comuni (tifosi in quel caso) possono attirare e nascondere dei violenti imbecilli. Il dissenso non fa piacere a nessuno, ma non penso che ci sia qualche macchinazione per gettare del fango sui pacifisti.

– Sai descrivere la “fisionomia” dei partecipanti? Tra essi si trovavano, per esempio, gruppi cattolici?

Purtroppo non ho visto tutto il corteo. Sono rimasto per lo più nella metà di fondo, composta da molti gruppi politicizzati o comunque di sinistra (varie associazioni sindacali, gruppi comunisti, comunisti anarchici…) provenienti da tutt’Italia (molto forte la partecipazione dal Salento e dalla Toscana). So che gli scout di Vicenza hanno marciato in corteo.

– E riguardo agli infiltrati, ai facinorosi, ai violenti?

Non so se ci fossero molti infiltrati violenti. Ho solo visto lo striscione di quelli che chiedevano la liberazione degli arrestati a Padova e Milano (subito allontanati). Con mia sorpresa e gioia, invece, ho visto alcuni Americani che si sono uniti alla protesta. Condivido quello che hanno detto: il corteo non era anti-popolo-americano ma anti-politica-americana di Bush. Il distinguo quindi è d’obbligo. Credo che alle volte si giochi troppo con le parole e semplificando si mettano i presupposti per le generalizzazioni ottuse. Mi piacerebbe sapere realmente quanti sono negli USA le persone che la pensano così (anti Bush). Per questi ho stima, per gli altri dico : “Poveri noi!”.

– Ed eccomi a te, Alberto. Cominciamo da una polemica terminologica. Hai sempre affermato che la definizione “no global”, affibbiata in genere a tutto il movimento per la pace e quindi anche agli umanisti, ti ha sempre infastidito…

Sì, mi infastidisce, perché è scorretto. Noi umanisti, infatti, siamo per una vera globalizzazione: che riguardi cioè non solo le economie, come avviene ora, ma i diritti e le opportunita’ per le persone e per i paesi. Oggi assistiamo ad una globalizzazione delle economie dei paesi più ricchi (Europa, Nord America, Estremo Oriente) e a un’arretratezza mostruosa dei paesi piu’ poveri (ad esempio l’Africa). E questo non ci sta bene. Ma da qui a definirci no-global ce ne corre. E’ l’esatto contrario. Noi non siamo né nostalgici, né romantici utopisti.

– Il segretario della Uil, Angeletti, ha dichiarato che il terrorismo non è un problema del sindacato italiano ma della società italiana…

Anch’io penso che il problema terrorismo abbia radici nella
società. Il fatto che esistano “sindacalisti terroristi”
non e’ sinonimo di sindacato terrorista. Sarebbe come fare di un filo d’erba un fascio.

– Ritieni ci sia un clima di intimidazione e si cerchi di far passare per violento l’intero movimento pacifista?

Sì. Penso che il clima di intimidazione sia strumentale: serve per scoraggiare gli attivisti e chiunque voglia un cambiamento non violento, e per ridurre il numero di manifestanti.

– Credi anche tu che “antiamericano” equivalga oggi a un’infamia di cui ci si deve liberare?

Sì. La parola viene usata come insulto per intendere che si è contro gli americani (statunitensi) e la loro cultura. Invece gli
“antiamericani” la maggior parte sono persone che non condividono la linea di governo della leadership politico-economica statunitense.

– Si cerca di collegare in un clima di unica violenza fatti molto diversi tra loro, come il terrorismo e il teppismo criminale degli pseudo-tifosi di Catania, col pretesto che bisogna arginare le forze eversive. Sei d’accordo?

No. Secondo me sono violenze di natura diversa: la primo si ammanta di una forte componente ideologica, è organizzata e ha obiettivi politici, la seconda non ha nessuna di queste componenti. Comunque l’unico “antidoto” alla degenerazione del clima è la non-violenza attiva, che gli umanisti propugnano da sempre. In un prossimo incontro potremmo parlarne più diffusamente, ci stai?

– D’accordo!
 

Daniela Tuscano (nelle foto: umanisti in partenza per il corteo, Jan Tamas, i manifestanti a Vicenza e un’immagine allegorica sulla pace inviatami da Donatella Camatta. Vedi anche: L’intervento umanista, http://www.pumilano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=204&Itemid=1 , http://www.petition online.com/vicenza/ , http://www.partitoumanista.it/petizioni , https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/16/un-bel-gioco-dura-poco-per-scongiurare-lampliamento-della-base-usa-a-vicenza/)

18 febbraio 2007 at 13:05 16 commenti

SAN VALENTINO

Youssef aveva trascorso la notte in un’ansia febbrile, per abbandonarsi solo al tocco fra le lenzuola un po’ ruvide. E pensare che i suoi amici italiani, per la maggior parte, si erano mostrati insofferenti; soprattutto Giacomo, il quale, agitando le grosse mani, ripeteva in continuazione: “È una rottura bella e buona. Qualcosa devo portarle, sennò si offende; però i miei regali non le piacciono mai. E poi dài, mi sento una femmina anch’io, a entrare nel negozio per scegliere quei ridicoli oggettini”. I colleghi risero di gusto, alzando a mo’ di calici i bicchierini di plastica del caffè espresso. Giacomo crollò il capo, tornando ai comandi della gru. Ma Youssef si limitava a sorridere piano, calando sugli occhi nerissimi le tende enigmatiche delle lunghe ciglia. Era il suo modo per celare una fugace, pudica vergogna. Perché, a lui, quel giorno piaceva. La gente gli sembrava più gentile. E anche la fioraia sotto casa, quando il suo arrivo era stato annunciato dal trillo di mille campanellini disordinati, l’aveva accolto con un sorriso tra il complice e il materno: “Li hai trovati, i biglietti, Youssef?…”.

Perché quella era la novità, due cartoncini plastificati ch’egli sentiva palpitare tra le mani, quasi fossero vivi. Quei cartoncini significavano condurre Stefania molto lontano da lì, in una casa dai mattoncini rossi che la stava aspettando con quieta curiosità e un po’ d’apprensione. Ascoltare lo scalpiccio di passi all’unisono sulla ghiaia candida d’una strada familiare. Che conosceva i suoi segreti, che aveva visto, talvolta sopportato, i suoi fantasiosi e riflessivi giochi – ogni tanto Youssef si fermava a meditare, attorniato da voci senza tempo – e che ora l’avrebbe visto tornare, sempre leggero, adulto, essenziale, con una bionda creatura al fianco. L’immaginava proiettare sulla ghiaia i contorni luminosi e sfumati, e avrebbe detto, di fronte al lampo screziato degli occhi caldi: “Niente paura, son qua io”. Youssef scrisse semplicemente: “A Fès, 2007. Ti amo”. Poi fece sparire la busta tra i fiori che l’attendevano pazienti e festosi. Uscì dal negozio col suo fantasmagorico mazzo ridente di youyou, carezze e suoni.

 

Daniela Tuscano

 

 

 

14 febbraio 2007 at 8:49 19 commenti

IL FUNERALE DEL CONDOM USATO

La mia amica Franca Banti, del Partito umanista milanese, mi ha inviato un’amena quanto interessante mail, che sottopongo all’attenzione dei lettori. 

Avrei una proposta per un’iniziativa sul “capolavoro” varato all’unanimità dal consiglio regionale della Lombardia (Tutti d’accordo, anche i consiglieri del centrosinistra ) in merito al funerale dell’embrione lombardo che stabilisce che tutti i feti morti in Lombardia, a causa di interruzione di gravidanza sia spontanea sia volontaria, abbiano diritto alla sepoltura, che sarà a carico della famiglia oppure della struttura sanitaria dove è avvenuta l’interruzione di gravidanza e le Asl avranno il compito di informare i familiari della possibilità di richiedere la celebrazione di un funerale e quindi la sepoltura in apposite aree cimiteriali.   

(da www.politbjuro.com)

Fa inorridire l’immaginazione perversa che sovrappone il corpo di un bambino a un grumo di cellule che per delibera regionale ha ottenuto un’anima e che, ordina il provvedimento, sarà buttato in una fossa comune come le vittime dei genocidi.  E’ davvero ipotizzabile che una donna chieda al medico cui si è rivolta (volontariamente) per abortire di consegnarle il feto per il funerale? Che la stessa donna prenda la cassetta (la provetta o che altro…) e si presenti davanti a un prete dicendo: questo è il mio “prodotto abortivo”, può benedirlo? Inoltre:  che cosa resta di un feto di meno di venti settimane? Niente, come hanno spiegato i medici interpellati. Poco o niente, perché sempre di “prodotto abortivo” si tratta. E’ terribile? Può darsi, ma è forse peggio pensare (anche solo per un secondo) che tutto finisca in una “fossa comune”. A meno che quella fossa comune non debba diventare un monumento alla memoria, un “monito” per le donne che si trovano davanti a un bivio. Qualcuno ci spieghi il senso di questa nuova legge che mette in difficoltà tutti: le donne che abortiscono, i medici non obiettori, le aziende ospedaliere che devono mettere in pratica la norma e, crediamo, la Chiesa (un funerale per il feto, una parola buona per la madre “colpevole”?).   La proposta è di portare all’estremo il processo alle intenzioni che si fa alla donna comprendendo anche l’uomo…  

IL FUNERALE DEL CONDOM USATO  Propongo un appuntamento davanti alla Regione in un giorno X per consegnare al sig. Formigoni una cassa carica carica di… preservativi usati (se proprio non riusciamo a produrne tanti naturalmente possiamo provvedere a riempirne un po’ di liquido similare…).  

Non si tratterà di humour inglese, questo è pacifico; ma di fronte alla prospettiva (o tentazione?) di scaricare addosso al pudibondo Formigoni una quintalata di condom gocciolanti temo di non resistere. D’altronde, come si dice, chi di “cazzate” (proprie) ferisce, di “cazzate” altrui (e usate) perisce. 😀 

Daniela Tuscano

13 febbraio 2007 at 16:46 14 commenti

NEL SANGUE

…E non voler lasciare un senso di pace così dolorosamente guadagnato,

lo sguardo trasognato, l’aurora lenta e maestosa,

la voglia santa e maledetta di abbandonarsi,

di sentirsi deboli e cullati,

la fecondità solare di un mattino rinnovato e bianco,

il nitore di una fede viva, vera e pura,

cattedrali che sorgono tenui e gravi come donne incinte

e rosoni e cuori trafitti d’oro nelle navate

e amore casto e bizantino,

la rinnovata freschezza di un corpo bello e redento,

trasfigurato e lussureggiante.

Nostalgie di vite psichedeliche e albe grigie di pavimenti metropolitani,

uomo del futuro e gioco estatico della prima età.

I colori squillanti e aromatici di un’improbabile cittadina africana,

i suoi ritmi da bistrot e il fumo di una nuvola d’incertezza sessuale,

le tende verdi da cucina, le piastrelle che trasudano ore quotidiane,

di amori e di frittura,

e padelle quaderni libri pantofole sorrisi femminili e padri esploratori con sguardi dolenti, tentativo di fughe esotiche, sogno di un Eden accarezzato e orfano,

un continente da creare,

un porto sepolto da abbracciare,

una luna che custodisca, complice e indulgente,

tutte le nostre solitudini.

Non voglio perder/ti…

Daniela Tuscano (ascoltando “Wish You Were Here – part VII”)

11 febbraio 2007 at 14:32 15 commenti

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