RENATO ZERO: “ERAVAMO DIVERSI PER SENTIRCI MENO SOLI”

1 febbraio 2007 at 10:00 29 commenti

Sul divano di una stanza ovattata dell’hotel Cavalieri di Roma, camicia bianca e un paio di occhiali scuri che gli nascondono gli occhi, Renato Zero sorride. L’occasione è l’uscita del triplo cd Renatissimo!, oltre 30 anni di successi, quindi non posso che chiedergli dei primi passi nella Roma di fine 60 e inizio 70. “In quegli anni imperversava l’esterofilia, arrivava di tutto: Otis Redding, Jeff Beck, John Mayall, Wilson Picket, Clapton… Ero lambito dal rhytm’n’blues, dal funky, forme musicali molto poco nostre. Facevo tutto per colmare quelle tre, quattro ore di show, in club tipo cantinoni. Il repertorio non era ancora il mio, la gente voleva ballare, divertirsi”.


Nel 1967, ai tempi del “Piper”: Renato aveva 17 anni.

Come ti sei ritrovato a frequentare il Piper?
“Ci si riconosceva, ci si annusava. Cioè: oltre al tipico piperino – perché molti che si agghindavano per cercare di sembrare, non dico più coatti, ma più beatnik o flower power, hippie e così via – c’erano altri che non vivevano sulle spalle della famiglia, erano in cerca di una direzione. E’ stato caso e fortuna incontrarci, perché da questa occasione è nato Orfeo 9, la prima opera rock italiana, in cui ero un venditore di felicità”.
Cos’era particolarmente creativo in quella stagione?
“Tutto, perché una serata finiva sempre per lasciarti qualcosa addosso. Si facevano le cinque, le sei della mattina non per cazzeggiare ma sentire dischi e nuovi gruppi che suonavano in giro”.

Una copertina di “Nuovo Sound”, anno 1975: Renato Zero “sex symbol del rock”.

E la tua partecipazione a Hair con Patroni Griffi?
“Mi ha dato l’opportunità di sentirmi meno solo. Conta molto trovare qualcuno che ti somiglia, se sei un po’ particolare. Il gruppo era variegato: c’erano Teo Teocoli, Angela Pagano, Carlo De Mejo, il figlio di Alida Valli, Edoardo Nevola, Loredana Bertè, Ronnie Jones. Prima di allora, per me che pure vivevo al Piper, era stato difficile trovare delle affinità, forse perché eravamo in troppi. Sul palcoscenico del Sistina invece vivevamo insieme”.
Quanto spazio hai dato alla politica in quegli anni?
“Malgrado allora fossi solo diciottenne, quando vedevo i ragazzi attraverso le barricate, non provavo una grossa solidarietà verso di loro. Perché spesso i bombaroli che si nascondevano dietro il foulard erano figli del benessere. Ma soprattutto è sul palco che mi ha ferito l’intrusione delle bandiere”.
E la tua rivoluzione?
“E’ stata più silenziosa, non così evidente. Però io stesso ero bandiera sui marciapiedi, quando mi vestivo in quel modo, mi ribellavo a certe regole o passavo i pomeriggi nei commissariati di Roma. Il più delle volte finivo davanti a mio padre, che era poliziotto. Scendere dal cellulare e finire davanti a lui era umiliante. Mentre lui mi diceva ‘è normale’. Avere avuto un rapporto così totale con un padre che rappresentava la legge è stata un’insperata fortuna”.
Nel tuo esordio rock-drag, No mamma no, ci sono un’ambientazione psicotica, una tensione e una metrica fortissime. C’è aria di Tennessee Williams, di Improvvisamente l’estate scorsa
“Mi fa piacere che tu lo dica, perché riascoltando le mie canzoni, cosa che non faccio molto spesso, ogni tanto mi sembra di vedere un film. Per allora, il testo era formidabile perché la metrica era diluita come bromuro. E poi, finalmente qualcuno che mi riconosce come un’espressione rock di questo paese! Sono sempre stato considerato il figlio di Vasco Rossi, e invece forse sono suo padre. Voglio dire: l’esigenza di chiamare 40 elementi d’orchestra l’ho sentita perché a un certo punto ho voluto recuperare l’armonia. Tutti i grandi, tra l’altro, hanno lavorato con l’orchestra… non parlo di Elton John, ma di Yes, Genesis, Jan Anderson…”
Hai anticipato Bowie nell’iconografia glam: quella dei tuoi costumi è storia ancora tutta da scrivere…
“Mi cucivo tutto da solo, con la macchina, mi divertivo molto. Anche perché certe cose, se non me le facevo io, chi me le faceva? Andavo in tappezzeria e mi compravo le tende damascate, e con quella stoffa mi ci facevo i guru. Al posto dei bottoni mettevo le linguette delle valigette, dorate o argentate a seconda del costume”.
Come vivi il fatto di essere ritenuto un’icona gay?
“Sono felice sia se qualcuno mi inserisce nel sindacato delle mignotte sia in quello delle guardie di custodia di Rebibbia. Perché mi dà la sensazione di essere piaciuto a tutti. Però è tutta la vita che sfuggo a qualsiasi tipo di etichetta”.
Però la comunità gay si è risentita quando hai dedicato a Wojtyla il tuo inno alla vita…
“Al di là delle tendenze personali, quando si considera un uomo, lo si fa passandolo al setaccio, cioè mettendo via certe cose e riconoscendone altre. Nel caso di un uomo complesso come Wojtyla, di lui mi ha molto stimolato l’idea di essere passato attraverso una miriade di esperienze prima di essere papa. Oggi però si tende a esaltare o affossare qualcuno, mentre sarebbe meglio essere un po’ più ponderati prima di sparare ghigliottine. E’ il concetto di ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’. Io, Dio lo vedo così. Poi, se qualcun altro vuole indurmi a credere che Dio si offenda se io sono in un modo anziché in un altro, sono problemi miei e di nessun altro”.

Renato canta Depresso in una rara apparizione televisiva. E’ il 1974.

Raffaella Giancristofaro (“Rolling Stone” – Vedi anche: “Io, i gay, i dischi e il Family Day”, ivi, comm. n° 11)

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29 commenti Add your own

  • 1. paolo  |  24 febbraio 2007 alle 21:55

    Renato è un grande. 🙂 Il resto sono palle.

    Rispondi
  • 2. Adele  |  25 febbraio 2007 alle 9:17

    … e son d’accordo con Paolo!
    Grazie Daniela, una bellissima lettura.

    Vi abbraccio

    Adele

    Rispondi
  • 3. danielatuscano  |  26 febbraio 2007 alle 11:20

    …e io son d’accordo con Paolo e con Adele. Facciamo un triangolo? 😉 😀

    Rispondi
  • 4. ernesto  |  27 febbraio 2007 alle 11:37

    ..facciamo un quadrangolo: ci sono anch’iooooooo!!!!! :)))))))

    Rispondi
  • 5. pibua  |  28 febbraio 2007 alle 11:59

    Questo è il Renato che mi piace 😉

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  • 6. fifi  |  7 marzo 2007 alle 18:49

    accendete le casse e cliccate sul link e buona visione 😉 filo

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  • 7. Erica  |  12 marzo 2007 alle 21:51

    mi è piaciuta molto l’intervista…in particolare la risposta alla domanda sull’essere considerato un’icona gay….
    daniela mi manchiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  12 marzo 2007 alle 22:00

    Eh già… fosse sempre così, Renatino nostro… 😐

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  • 9. Federico  |  21 marzo 2007 alle 15:16

    Bella intervista..
    Un Renato sicuramente vero e sincero.
    simpatica la descrizione di Renato all’Hilton con occhialoni neri!

    Significante questo passaggio:
    “Io, Dio lo vedo così. Poi, se qualcun altro vuole indurmi a credere che Dio si offenda se io sono in un modo anziché in un altro, sono problemi miei e di nessun altro”

    Ciao Dani!
    Federico

    Rispondi
  • 10. donatella  |  20 aprile 2007 alle 15:39

    ispirata da Renato………

    Uguale

    Non scherzare, la Vita è strana e stava a Guardare…..

    La Mia vita così,sempre uguale!

    La nostra Vita, così diversa,
    immersa nell’ Amore,
    sentirti per un attimo…baciami!
    IO, Donna o Uomo da sognaRe.
    IO , Meravigliosa sensazione! .

    Rispondi
  • 11. danielatuscano  |  8 maggio 2007 alle 10:49

    “IO, I GAY, I DISCHI E IL FAMILY DAY” – Vigilia di “MpZero”, parla Renato

    Ancora sconvolta dalla reazione di torme di fans a questa piccola, inoffensiva, onesta confessione sui Pink Floyd che ho avuto la cattiva idea di produrre, mi ritiro per cautela sui Sette Colli. Oggi ho parlato con Renato Zero, che ha presentato a Roma il suo tour “MpZero”, in partenza da Padova il 26 maggio prossimo. Poiché un post dedicato proprio a questo tour aveva suscitato mille discussioni e domande, gli ho posto alcune delle questioni che arrivavano da lì. Siori e siore, vado a elencare domande e risposte cruciali.
    1) Lei andrà al Family Day, sabato?
    “Non c’è un raduno per i single: per noi, non è stato istituito un giorno, neanche un venerdì scamuffo. Ho avuto una famiglia estremamente solida, non ci siamo allargati, la nostra è rimasta quella che era: solida, aderente a una linea di pensiero, che non ha voluto assecondare mutamenti e traumi del consumismo e certa violenza verso i sentimenti. Non abbiamo subito i terremoti, noi. E la family la festeggiamo tutti i giorni”.
    2) Il mondo gay la guarda con qualche sospetto, dopo che l’anno scorso ha detto in tv: i gay sono un po’ come i bambini down, una categoria debole che va protetta. E’ stata una difesa vista invece come un attacco?
    “Sono stato un precursore, il primo che è riuscito a godere della stima e fiducia dei primi transessuali italiani, come Coccinella di Napoli. Persone straordinarie, con estro, che facevano arte. Ho aperto la strada a un cambiamento e non voglio essere ringraziato: ma consiglierei di stare molto attenti nel difendere la propria posizione, facendo in modo che l’umanità non si ghettizzi. Ho discusso con Platinette di queste leggende che si stavano propalando sulla mia dichiarazione. Ebbi la sensazione che le critiche fossero frutto di qualche ‘pompaggio’, perché anche fra i gay, come dovunque, ci sono degli idioti. Uso il mio personaggio per dar voce alle classi più bistrattate, io. Figuriamoci se non ho a cuore la risoluzione di qualunque tipo di controversia. Fondamentale, è che ognuno sia sicuro di quel che vuole essere, guai a mettersi in discussione: ciò detto, ognuno si viva la propria sessualità come gli pare.
    3) Si sente parlare di un disco, inediti o antologia, entro quest’anno…
    “No, non esce nulla tutto l’anno. A meno che io abbia autorizzato qualcuno senza saperlo: di questi tempi c’è una tale confusione, che esce qualcosa e nemmeno lo sai”.
    4) I manifesti del tour MpZero nei quali non gli si vede il volto: aveva paura di confondersi con i candidati delle prossime elezioni?
    “Ho scelto io quell’immagine perché sembrava una nuvola. E’ un’immagine poetica, di uno come risucchiato da una nebulosa”.

    Mariella Venegoni (”La Stampa.it” )

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  • 12. samuelesiani  |  8 maggio 2007 alle 23:26

    Brutte notizie dalla mia regione, Daniela: il Piemonte parteciperà ufficialmente come istituzione al Family Day, grazie al voto compatto di centro-destra e Margherita. Auguri a chi pensa laico il Partito Democratico…

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  • 13. danielatuscano  |  9 maggio 2007 alle 8:58

    Samu, a me del Partito Democratico non importa né poco né molto. Come dice il nome… è proprio “partito”… 😀

    Eccone un altro su R. …

    Renato Zero: ‘La storia del Piper non si tocca’

    Renato Zero ha presentato a Roma le nuove date del suo tour italiano che partirà il prossimo 26 maggio dallo stadio di Padova. Zero, nell’occasione, ha parlato della condizione odierna della musica e del recente film-tv sul Piper. “Solo un Andy Warhol di Centocelle avrebbe potuto fare una fiction credibile sul Piper, solo un Sergio Citti, un Mario Schifano. Rispetto tutti professionisti ma quella storia non si tocca: il Piper era la mia famiglia, non permetto a nessuno di dire com’erano e cosa facevano i miei parenti”. Il cantautore romano ha colto l’occasione di spiegare il titolo del suo tour, “MpZero”: “Tra un po’ la grande professionalità in fase di registrazione non servirà più perché per i lettori mp3 e gli auricolari non è più necessaria. Il suono del vinile era sporco ma potente: i ragazzi di oggi nemmeno immaginano il piacere che offriva l’ascolto sul vinile di ‘Quadrophenia’”.
    Zero ha lanciato anche una piccola stoccata a Zucchero: “Davvero dice che in Italia per la musica esistono solo lui e Vasco Rossi? Allora vorrà dire che la prossima estate potrò finalmente andare in colonia a giocare con le formine di sabbia”. (Fonti: Quotidiano Nazionale, La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero)

    © Tutti i diritti riservati. Rockol.com S.r.l.
    (08 Mag 2007)

    …Bello Renato che cita Warhol… Schifano… Citti…

    …il “mio” Renato… è questo. 🙂

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  • 14. pibua  |  9 maggio 2007 alle 10:03

    Effettivamente Vanzina che fa un film sul Piper proprio non mi mancava…Bravo Renato!
    Ma che zucchero e che Vasco Rossi…ma non scherziamo, non c’è paragone!

    Grazie del regalo 😉

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  • 15. danielatuscano  |  9 maggio 2007 alle 17:05

    E ancora non sai l’ultima… Momo (Fondanela) vorrebbe duettare con lui… pare che Renato abbia eseguito proprio il suo brano, in studio.

    Sarebbe un sogno… altro che Al Rogo 😛

    Rispondi
  • 16. ernesto  |  9 maggio 2007 alle 23:09

    da IL TEMPO

    «Anche i bambini perdono la speranza in questa società sempre più morbosa»

    di STEFANO MANNUCCI ALL’IMPROVVISO, l’istrione si sente piccolo piccolo: «Non so scrivere del futuro: sono a corto di inchiostro. E vorrei tanto che qualcuno me lo fornisse: non un mago, ma uno spirito illuminato. Perché la speranza nell’avvenire non la vedo più neppure nei bambini. E io, che canto da sempre la vita, vorrei continuare a farlo senza avvertire la fine dei sogni». Non ha paura per se stesso, Renato Zero: «quella semmai può servire per guardarti dentro, senza vigliaccheria, sperando ti porti sulla strada della saggezza. E poi sono credente: è il malessere di questa società che mi affligge. Impera l’ego, nel trionfo delle carte di credito e della ricchezza vuota: e l’anima diventa un deserto». Lui rivendica il primato di aver affrontato in tempi non sospetti i temi dell’aborto, della vecchiaia, dell’emarginazione: «Come se fossero degli esorcismi privati, ma in pubblico. Anticipavo i tempi, perché sapevo che le cose sarebbero peggiorate. La pedofilia esisteva anche quando io ero giovane, ma allora al massimo si parlava di Girolimoni, e nessuno certo ci scriveva su delle canzoni. Oggi invece se ne parla troppo, e forse, in certi casi, bisogna evitare la caccia alle streghe. Siamo passati dall’indifferenza alla morbosità». E gli amori azzardati? «Potrei riscrivere una cosa come “Il triangolo”, ma ora non sarebbe più così divertente. Questa società confonde il gioco con il sentimento, l’esperienza con la depravazione. Come potrei indossare la mia maschera di un tempo? Totò ci insegnava che dietro una risata c’è la disperazione, ci ha fatto ridere e piangere, filtrato i momenti peggiori dell’esistenza con una trovata geniale». La spettacolarizzazione del dolore lo disturba: «Ascolti certi dibattiti in tv che trattano tragedie personali come se fossero avanspettacolo, senza rispetto per chi le vive sulla propria pelle. Di eutanasia ha parlato più seriamente la mia amica Mariella Nava, dedicando a Welby un brano molto toccante. Ecco, di drammi simili si dovrebbe discutere seriamente, magari istituendo organismi ad hoc, tra la gente, fuori da questo Parlamento, che legifera con snervante lentezza». E ce n’è anche per chi usa i palchi per sortite avventurose, come è accaduto il Primo maggio al “povero” Andrea Rivera. «Ognuno dovrebbe parlare di ciò che sa. Chi non ha titoli o competenze si astenga, e chi crede di rappresentare le istanze altrui agisca dietro preciso mandato. I sindacati, se vogliono avere ancora un senso, vadano nei cantieri a verificare che gli operai non cadano giù dalle impalcature». Ma guai a tentare di strumentalizzare Renato. Se gli nomini il “Family Day” lui sgrana gli occhi e chiede spiegazioni. «Invitano tutti? Anche i single? No? Ma se ci contiamo, noi scapoli siamo la famiglia più numerosa d’Italia». Ce n’è un’altra, di appartenenza, che Zero rivendica senza mezze misure. Quella del Piper. Non gli va giù che i Vanzina abbiano costruito una fiction (andrà in onda dopodomani su Canale 5) attorno al mito del locale romano. «Quel film avrebbe dovuto girarlo, a suo tempo, un Andy Warhol di Centocelle: Sergio Citti, Mario Schifano. Ripescando documenti originali dell’epoca. Raccontando che quello non è stato solo un momento particolare del costume italiano, ma la mia vera famiglia. E non la devono toccare. Tanti anni fa ho dedicato un disco, “Via Tagliamento”, a quell’epopea. Ho perso tanti amici che in quei giorni si facevano di Lds e poi si buttavano giù dai ponti, come mosche, perché si illudevano di volare. Ma al Piper si vivevano anche episodi formidabili: come quando le vecchiette dei Parioli venivano davanti all’ingresso a tirarci delle buste d’acqua, perché ci consideravano dei depravati. Io ero quindicenne e non mi facevano entrare, ma c’era sempre una speranza: bastava chiedere di Fausto Paddeu, l’imprenditore musicale, che per tre piotte ti faceva passare per un pertugio sotto le scale, e via in pista». Molto, dello spirito del Piper, «ma anche del Titan, e di quando eravamo rockettari e ballerini al Brancaccio, per le coreografie del concerto di Jimi Hendrix», sarà omaggiato dal cantautore romano nella tournée che parte sabato 26 maggio dallo Stadio Euganeo di Padova e prosegue all’Olimpico il 2 (già tutto esaurito) e il 3 giugno, per poi approdare a Milano, Firenze, Bari, Palermo. Sarà proprio Renato ad aprire la stagione dei concerti negli stadi, dove poi si esibiranno in tanti, da Vasco a Laura Pausini, da Biagio Antonacci ai Rolling Stones, e via cantando. «E a casa chi ce rimane?», scherza lui. Ma si capisce che la sfida lo intriga, ancora una volta. «Mi preparerò giocando a scopone… È un mese che ho smesso di fumare. Anzi, perché non aprono degli ambulatori per fare l’amore a buon mercato, in modo sicuro e controllato? No, non le case chiuse. Ma trovino un modo per farci passare da un vizio malsano a uno più divertente: mica vorremo morire martiri? E allora giù con i peccatucci. Sapeste quanti figli sono stati concepiti, nei concerti degli anni Settanta…». Quello che va a provare si chiama “mpZero Tour 2007″. Un nome che è una stilettata alle nuove tecnologie per ascoltare le canzoni: «Come siamo ridotti! Rimpiango quel suono sporco e caldo dei dischi in vinile, quando un fruscio ti faceva sentire come se fossi dentro quei solchi. Poi è venuto il cd, e ora gli Ipod, che rende noi artisti delle piccole coscienze elettroniche, ci trasforma in playlist. E quando finisci nell’auricolare non ha senso parlare di qualità. Noi ci adeguiamo: ma trovo offensivo essere “scaricato” a 56 anni! Ma perché le multinazionali si sono inventate queste diavolerie, invece di migliorare le cose utili per la casa, come le lavatrici o i frigoriferi?». Anatemi a parte, lo show sarà un torrente di ritmo, «perché d’estate la musica deve far ballare», con una scaletta di 27 brani («quella originale me l’hanno rubata tre mesi fa e poi diffusa su internet, così ne ho preparata un’altra») ancora parzialmente segreta, ma di certo non incentrata sui classici del suo repertorio. «Non ci sarà “I migliori anni della nostra vita” o “Il barattolo”, ma pezzi come “Io uguale io” o “Accade”, cose legate al mio percorso artistico e umano lungo trent’anni, tra amici perduti e sentimenti conservati, per confermare che, dopo tutto questo tempo, una canzone resta viva quando la suoni davanti alla gente». Sul palco con lui ospiti a sorpresa («Se svelo i nomi che gusto c’è?»), in un allestimento all’avanguardia. Indosserà tanti costumi («più di quattro e meno di sessanta») e sognerà di avere al suo fianco Aretha Franklin o Elton John, rimpiangendo la grandezza di Nina Simone («Una che è praticamente morta sul pianoforte, senza mai risparmiarsi»). Per le star di casa nostra, anche con quelle con cui condivide il progetto di Fonopoli, Renato non nutre soggezione: «Ormai con Baglioni e Pino Daniele parliamo di artrosi e piorrea più che di musica». Senza dimenticare Zucchero, che in un’intervista ha sancito le supremazie nazionali sul blues (lui stesso), rock (Vasco) e pop (Ramazzotti). «Ha detto questo?», ghigna Zero. «Allora quest’estate me ne vado in colonia, a giocare con il secchiello e la paletta». s.mannucci@iltempo.it

    mmmmmmm…………. ci iscriviamo al partito degli scapoli e facciamo un single-day con renato? 😀

    Rispondi
  • 17. danielatuscano  |  10 maggio 2007 alle 7:12

    Più che altro io appoggerei i suoi “ambulatori dell’amore libero”. Da come li ha presentati, devono essere niente male! 😉

    Non condivido tutte le affermazioni di Renato, ma ha senz’altro ragione quando dice che gli “irregolari” (secondo la terminologia desueta e razzista tornata in auge grazie ai family-boys) sono, numericamente, la maggioranza. Di fatto, però, si presentano come minoranze, essendo meno tutelati.

    Sappiamo bene che vera famiglia del Nostro è il Piper, e capisco in pieno il suo orrore per il progetto dei Vanzina. Secondo me ha gridato al sacrilegio, “ma che stanno a ffà?”, mi par di sentirlo. In ogni caso penso che, di là dall’ovvio rifiuto di esser ritenuto “anormale”, Renato avverta una repulsione anche estetica verso la televendita dei sentimenti, la sfiducia che – ahinoi, a ragione – vede serpeggiare persino tra i bambini. Repulsione che dovrebbero provare tutte le persone con un minimo di sensibilità, ma che in lui è accentuata dalla particolare indole, aliena da qualsiasi forma di rozzezza. Logico che poi, davanti al desolante deserto interiore che ci circonda, uno sia tentato di lasciarsi andare. Nessuno si aspetta sfracelli da lui, è un artista pop ricco e potente. Ma se fosse rimasto un briciolo di saggezza in chi ascolta, forse…

    Poi vabbè, se le sue muse sono Totò, Hendrix, Elton e Nina Simone… chapeau! Belle anche le brevi parole su Welby.

    Rispondi
  • 18. pibua  |  10 maggio 2007 alle 9:16

    Momo? Non ci posso credere!! 🙂 Vorrei proprio vederli…

    Rispondi
  • 19. cielozero  |  10 maggio 2007 alle 17:19

    TEATRO: ROMA, ALL’ELISEO SI CELEBRA AROLDO TIERI

    Roma, 8 mag. (Adnkronos/ Adnkronos Cultura) – Immagini, testimonianze e ricordi per rendere omaggio al grande attore del nostro tempo Aroldo Tieri, di scena lunedi’ 14 maggio alle ore 21.00 al teatro Eliseo di Roma, dove esordi’ a soli 21 anni e dove nel 1999 decise lasciare le scene recitando per l’ultima volta con ‘L’amante inglese’ di Marguerite Duras, diretto da Sepe e con accanto Giuliana Lojodice.
    Prenderanno parte alla serata Francesco Rutelli, ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali, Vincenzo Monaci, presidente del Teatro Eliseo, Gianni Letta, presidente dei ‘Premi Olimpici del Teatro’, Claudio Cappon, direttore generale RAI. Nel corso della kermesse, condotta da Maurizio Giammusso, a ricordare l’amico e l’artista Aroldo Tieri saranno Maurizio Costanzo, Carlo Giuffre’, Tullio Kezich, Marina Malfatti, Maria Paiato, Anna Proclemer, Marco Sciaccaluga, Giancarlo Sepe, Tullio Solenghi, Luigi Squarzina, Renato Zero.
    Un video, curato da Anna Testa, con immagini messe a disposizione da Rai Teche, ripercorrera’, con brani delle piu’ celebri interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive le tappe della sua lunga carriera.

    Rispondi
  • 20. roberto  |  11 maggio 2007 alle 11:20

    Bhe dopo tutto renato cantava “l’ambulanza”… che lo portasse nella clinica dell’amore? 😉 io comunque mi prenoto! con la penuria di “letti” che c’è oggi in italia…

    Rispondi
  • 21. danielebausi  |  11 maggio 2007 alle 21:22

    RENATO ZERO: ancora dentro di me

    Questa mattina, quando sono uscito per recarmi al lavoro, attraversando il semaforo della piazza dove abito, ho visto il cartello che pubblicizzava il tour di Renato Zero: Renato MPZero.

    Per un attimo ho riprovato quell’emozione che provavo un tempo. Un tempo lontano quando ragazzino e innamoratissimo del mio idolo, diventava un eccitazione incontenibile il concerto di Zero.

    L’eccitazione si trasformava in frenesia; la corsa al biglietto e le interminabili code con l’ansia addosso di arrivare davanti al banco e sentirsi dire che erano finiti.

    Poi mi mettevo a contare i giorni che mancavano alla data fatidica. Anche quindici giorni mi sembravano un eternità. Figurarsi ora che si comprano con mesi d’anticipo.

    Il tempo che mi divideva dall’evento era un incessante via vai sul piatto del giradischi di tutti gli album usciti sino a quel momento, facendo una sorta di toto-canzone su quelle che avrebbe cantato o su quelle che io avrei voluto che cantasse. Cercavo anche di immaginare quali costumi si sarebbe inventato per le canzoni nuove, se avesse indossato quelli che avevo visto sulle riviste, durante le date precedenti a quella fiorentina.

    Era davvero un viaggio! La musica, le canzoni, i costumi, lustrini e paillettes, luci colorate e stroboscopiche, il trucco….e la grande emozione di sentire dal vivo la sua voce vibrare ed emozionarsi ad ogni nota, ad ogni ritornello, quello cantato a gran voce da tutti i suoi zerofolli.

    Non ci capivano, gli altri! Eravamo alieni, o meglio, deviati, da tenere alla larga perchè seguivamo uno “strano”, che non si sapeva da che parte stesse. Come se fosse una cosa di vitale importanza.

    Ero solo nel mio gusto musicale, ma quando eravamo tutti insieme, era come se fossimo tutti amici in un unica grande festa. L’attesa davanti ai cancelli anche di molte ore era qualcosa di indescrivibile. Passavo il tempo guardando gli altri, ascoltando quello che dicevano per poi unirsi nei racconti e nelle emozioni. Non ci conoscevamo, ma lì davanti eravamo tutti amici. Tutti uniti nello stesso sogno che stavamo per vivere, tutti insieme, come fratelli. Senza differenze, tutti uguali, tutti “polimorfi perversi” e chi lo conosce sa a cosa mi riferisco.

    Poi i cancelli si aprivano e via di corsa alla conquista del posto migliore, magari schiacciati sotto il palco per poter meglio vederlo, sentirlo, magari…toccarlo. Come essere solo tu e lui.

    Le luci si spengono e il boato esplode. La musica parte a palla e lui appare nel suo costume più sfarzoso, una luce accecante lo investe come una divinità, intonando la canzone che fino a quel momento l’avevi ascoltata soltanto facendo girare il disco; e adesso sentita dalla sua voce, magari per caso il suo sguardo s’incrocia con il tuo, ti fa scendere una lacrima perchè i pensieri in quel momento frullano come una trottola, in un susseguirsi di emozioni senza fine, e la pelle d’oca, i brividi non si contano.

    Piangi, ridi, canti, ti abbracci con il tuo vicino…. senza sospetti. Così la magia ha inizio, il viaggio comincia e lui, il capogruppo, ti indica la strada del sogno, il più bello, il più ricco, il più vero e il più sincero. La sua voce ti esorta a credere, a non smettere mai di sognare. Di essere sempre te stesso comunque vada; di essere vero fino in fondo; di non lasciarti mai sedurre da sostanze che uccidono solo la mente e non la realtà; ad avere coraggio, sempre.

    Quale colonna sonora migliore potevo avere avuto nella mia vita, io gli ho creduto. Ho messo in pratica tutto quello che lui mi diceva, e nonostante i tanti ostacoli incontrati, sono sempre riuscito ad uscirne più forte di prima, con un pò più di esperienza e un pizzico di saggezza.

    Ecco, anche se oggi le cose sono un pò cambiate, specialmente da parte sua, qualcosa dentro è rimasto. Ho creduto davvero di aver rimosso tutto, ma non è così. Sono felice che sia ancora così perchè la mia vita continua e voglio portarla avanti ancora con quei valori, con quei credo che in quegl’anni ho imparato a conoscere, anche se le cose cambiano.

    Amore, amicizia, fede, sono valori che non hanno prezzo, non si barattano e non si svalutano. “La vita è un dono” di immenso valore e non vale la pena sprecarla in cazzate.

    Vorrei dire a quei ragazzi che oggi gettano via la loro vita, di non farlo. Non è retorica, ma un ideale in cui credere, anche del passato, può portare davvero lontano, a vedere quella luce che credete si sia spenta. Quella luce c’è dentro di voi, dovete solo cercarla e riaccenderla. Non importa in che modo, purchè lo facciate perchè la vita, ripeto, è un bene prezioso e vale davvero la pena viverla, fino in fondo.

    Rispondi
  • 22. bad boy  |  13 maggio 2007 alle 12:23

    si vabbeh ma dopo tanti anni ancora state dietro a sto vecchio finocchio??? io capisco tutto, ma ci vedete o no. eddaiiiiiiiiii

    Rispondi
  • 23. danielatuscano  |  14 maggio 2007 alle 11:30

    Non afferro il nesso, comunque ci vedo fin troppo: infatti sono… quattrocchi! 😛 Quanto al resto, io non mi sono mai curata dell’età o delle preferenze amorose degli artisti che seguo, quanto – appunto – della loro arte. Libero tu di preferire gli etero giovani, ma ti consiglio caldamente di cambiare nick: quello che ti sei scelto è molto, molto poco “macho”. 😀

    Rispondi
  • 24. deborah  |  14 maggio 2007 alle 19:33

    LA MIA DOMENICA IN

    Il posto era lo stesso dell’altra volta, terza fila ultimo posto vicino alle scale, maglietta rossa e pantaloni neri come previsto. Quando Renato è sceso era veramente felice, l’ho trovato in ottima forma, così quando mi è passato vicino l’ho accarezzato e lui mi ha sorriso, gli ho tirato un bacio con la mano e in quel momento nei miei pensieri c’eravate tutti voi, quel bacio era simbolico da parte di tutto il blog. Sapevo già che avrebbe cantato solo “D’aria e di musica” e già è stata un’eccezione perche il nostro amato era andato soltanto per promuovere il tour e non voleva assolutamente cantare, invece nei giorni scorsi è stato convinto da tutti a fare almeno una canzone. Mi era stato proposto prima della sua esibizione di scendere e mettermi sulle scalette dietro a lui insieme al fan club ma ho preferito rimanere al mio posto. Durante la pausa pubblicitaria dalla mia fila veniva richiamato a gran voce per saluti, baci, foto, lui era davvero divertito ci tirava i baci, ci sorrideva ci ha fatto pure una boccaccia simpaticissima! E’ stato sempre acclamato anche durante la pubblicità. Preciso a tutti che il finale a sorpresa è stato voluto dal grande Pippo Baudo, dopo che è partita I migliori anni della nostra vita lui ci ha fatto un cenno a tutti quanti di scendere sul palco…io ero distratta e me ne sono accorta dopo, infatti sono arrivata più tardi! All’inizio tutto filava liscio perche abbiamo fatto un cerchio intorno a lui ed io ero proprio davanti a lui quindi di spalle alla telecamera che cantavo e gli ho preso la mano, poi roba da non crederci è arrivata una signora di una certà età (avanzata direi) che si è intrufolata, mi ha spinto e mi ha spostato malamente il braccio facendomi piuttosto male, tutto questo per saltargli addosso, lì c’è stato un movimento totale tra cui un altro signore di una certa età che dava spintoni e quindi si è creata la calca, non si respirava, lì mi sono allontanata da lui perche non ce la facevo più, certo picchiare qualcuno in diretta non sarebbe stato carino da parte mia! Nonostante la calca, e nonostante il fatto che dietro di lui ci fosse qualche demente che per farlo girare gli tirava i capelli devo dire che lui è rimasto piuttosto calmo e sorridente, infatti a fine riprese mi sono avvicinata a lui e faccia a faccia gli ho detto “Renato sei grande” e lui mi ha fatto un sorrisone davvero indimenticabile! Nel frattempo pian piano si è avviato verso i camerini, li c’è un lungo corridoio dove non è consentito l’accesso quindi tutti si sono dovuti fermare li, invece il mio angelo custode…GRAZIE FABIO!!!!!!!!!!!! Dicevo il mio angelo custode mi ha fatto varcare la polizia e mi ha portato fuori il suo camerino, l’ho aspettato lì per un bel pò perche si stava cambiando l’abito, è uscito con un bellissimo completo color crema che gli donava davvero tanto, era accompagnato da Roberto, sinceramente non me la sono sentita di fermarlo, così l’ho accompagnato lungo il corridoio in silenzio, ha sceso delle scalette sotto le quali c’era l’automobile che lo attendeva, lì c’era una specie di rientranza, un balconcino per intenderci, ho preferito fermarmi lì per non essere invadente, si sono avvicinate altre due persone a me che hanno attirato la sua attenzione chiamandolo, lui ha alzato lo sguardo, ci ha sorriso e salutato con la mano, gli ho tirato di nuovo un bacio con la mano e lui me lo ha rimandato sempre con un sorriso molto sereno…si perchè è così che ho trovato Renato, ieri era veramente sereno davanti e dietro le telecamere, sempre sorridente, paziente e molto dolce.
    Vorrei esprimere un ultima considerazione del tutto personale sul finale della trasmissione, a parte qualche idiota che non riesce ad usare il cervello dovete considerare che intorno a lui c’erano ben 100 persone e quasi tutti ci siamo comportati bene, era da troppo tempo che Renato non aveva più un contatto diretto con i suoi fans e questo è servito ad accorciare le distanze, a renderlo più umano e forse a fargli capire che non siamo tutti uguali…anzi credo lo abbia capito perche finite le riprese non è stato affatto sgarbato o turbato, ha continuato a sorridere….
    Amici cari, purtroppo ho dovuto scrivere questo Post con molta fretta, perdonate gli errori, forse ho anche dimenticato qualche particolare ma il mio tempo a disposizione è poco però volevo comunque rendervi partecipi di questa speciale domenica!

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  • 25. Massimodelpapa  |  16 maggio 2007 alle 9:55

    Quelli che seguono sono stralci, in anteprima, di un libro su Renato Zero, che poi vuole essere un libro per raccontare in controluce 40 anni di vita italiana, al quale sto lavorando da oltre tre anni, e che dovrebbe uscire, autoprodotto, nella prima parte del 2008. Riproduco qui alcune parti sparse, anche a futura memoria: ho commesso a suo tempo l’errore di far girare diverse versioni del file in corso d’opera a persone che meritano tutta la mia stima, ma anche ad altre dimostratesi meno affidabili. Ora sento dire dell’uscita imminente di un volume che presenta sospette analogie col mio lavoro. Sarà una combinazione, senza dubbio, ma è meglio cautelarsi e dimostrare per tempo, a fini di tutela in ogni sede, che questo progetto, ha una paternità dimostrabile, ed è semmai presupposto, cioè vittima, e non colpevole, di eventuali coincidenze.

    Massimodelpapa

    Quando spunta il suo primo contratto discografico, anno di grazia 1972, Renato Fiacchini in arte Zero è un artista giovane, non giovanissimo. Nei suoi ventidue anni di vita ha già accumulato un discreto bagaglio di esperienze umane non meno che artistiche, il cui inizio coincide con la nascita di un locale destinato a diventare mitico a Roma: il Piper. Qui, prima o poi, entrano tutti quelli destinati a riempire la televisione, i palcoscenici e i rotocalchi italiani nei prossimi 30 anni. Impossibile e tutto sommato inutile tentare un elenco, tanti sono i nomi della musica, del teatro, della controcultura e anche della trasgressione fine a se stessa che si incrociano, si annusano, si amano, imparano l’uno dall’altro in questa irripetibile scuola di vita, il cui fondamentale valore Renato Zero non rinnegherà mai. (…) Al Piper capitano nell’arco di tre anni i Beatles, in ordine sparso, Frank Zappa, fresco del fulminante esordio “Freak out!” e poi i concerti dei Genesis (attenzione a questo nome, parlando di Renatino), dei Pink Floyd (con cui una giovanissima ma già convinta Patty Pravo polemizza sull’origine della psichedelia), degli Who, addirittura Duke Ellington, Louis Armostrong, Ike & Tina Turner, Sly & Family Stone, Small Faces, Procol Harum, Wilson Pickett e addirittura Jimi Hendrix “sfiorato” fisicamente… Tre anni intensi come un incendio poi il Piper, per autocombustione, si spegne, degenera in discoteca (il 17 febbraio 2005 verrà celebrata una grande festa per il suo quarantennale, alla quale Renato Zero ovviamente non manca). Nel 2007, dopo lunga agonia, il Piper verrà infine messo in vendita, preludio alla sua chiusura definitiva. (…)
    Caso inconsueto di adolescente inquieto che (in un Paese gorgogliante di furori ideologici) preferisce cedere alle sirene del palco che a quelle della piazza. Sempre Zero, nel novembre del 2006, avrà modo di ribadire: “Malgrado allora fossi solo diciottenne, quando vedevo i ragazzi attraverso le barricate, non provavo una grossa solidarietà verso di loro. Perché spesso i bombaroli che si nascondevano dietro il foulard erano figli del benessere. Ma soprattutto è sul palco che mi ha ferito l’intrusione delle bandiere. La mia rivoluzione è stata più silenziosa, non così evidente. Però io stesso ero bandiera sui marciapiedi, quando mi vestivo in quel modo, mi ribellavo a certe regole o passavo i pomeriggi nei commissariati di Roma. Il più delle volte finivo davanti a mio padre, che era poliziotto. Scendere dal cellulare e finire davanti a lui era umiliante. Mentre lui mi diceva ‘è normale’. Avere avuto un rapporto così totale con un padre che rappresentava la legge è stata un’insperata fortuna”. (…)
    Tra il Piper e il Cielo si consuma il decennio di una Roma violenta in una Italia violenta. Feroce davvero: pulsioni, esibizionismo, cinismo e follia esplodono senza misura e non lasciarsi travolgere, non perdere la testa, non è facile. Renato non solo ci riesce, ma addirittura è bravo a cavalcare l’onda ribollente di cambiamenti, pericolosa, inquietante, costruendo il suo personaggio, guadagnandosi quei galloni di talento, esperienza, autorevolezza che lo porteranno a sfondare. Certo la sua immagine in questa prima fase fa paura, è grottesca, è figlia di questi tempi stravolti, da matto che spicca in un mondo di matti. Matti, non scemi. Il giovanotto, si è detto, ha la testa piena di sogni, ma ha già imparato a sfrondare il superfluo dalla sua economia esistenziale, concentrandosi su ciò che vuole davvero. (…)
    Con un film, un disco e un tour nuovi di zecca, il giovane che stentava a trovare una strada, un modo per bucare il muro d’indifferenza, ha vinto e insieme è morto, davvero “nell’arco di una luna”; pare incredibile che in soli tre anni la crisalide che ancora tentava una sua strada sia esplosa in una farfalla così “colorata e folle”, sicura di sé, capace di produrre ormai materiale senza incertezze, curatissimo, furbo al punto giusto, gestendolo professionalmente come “un’industria”, esattamente il modo in cui l’interessato stesso si definisce in una intervista del periodo.
    Un’industria colorata, stravagante, divertente come nessuna ma pur sempre tale: un artista affermato, dal futuro programmato, col solo problema, ma non è un problema da poco, di imparare a gestirlo. Non è un problema da poco perché ormai la zerofobia s’è trasformata in isteria, il riscontro di questo cantante stravagante e spesso ingombrante non ha niente di contemporaneo, rimanda alle star hollywoodiane del cinema, a qualcosa che supera la dimensione canora. Di gente che ha venduto e venderà più dischi di Renato Zero ce n’è, ma nessuno, neppure Mina, neppure il Battisti più popolare potrà sperare anche solo di sfiorare i toni deliranti, irrazionali di un successo che pare alimentarsi per autocombustione. (…)
    Quasi per contrappasso, l’ “ambivalenza” del protagonista (più marcata che mai nelle foto interne del disco, dove Zero sembra Franca Valeri in “Piccola posta”) si riverbera sul pubblico, composto da ragazzini qualsiasi, famiglie, padri di famiglia, nonni ma pure, con uno stacco inedito e in qualche misura sorprendente, di giovani sbandati, drag queen di periferia, ragazzotti sull’orlo di una crisi d’identità, di nervi e di ormoni, che tampinano l’Idolo in ogni dove nella speranza di riuscire ad entrare, in ogni senso, nelle sue grazie. Da questa croce e delizia Zero dovrà difendersi, dalle loro ossessive accuse, non ultima quella, martellante, autorigenerante, petulante, di averli traditi in quanto “diversi”, dalla pretesa, cioè, di un assurdo ma insistente diritto al vittimismo, all’esegesi, alla recriminazione man mano che passeranno gli anni e i dischi verso un Artista che ha fatto sempre corsa a se’, e se ha rappresentato questa o quella situazione lo ha fatto mantenendo sempre la cura di non farsene ingabbiare, di “non farsi rinchiudere in un barattolo” sia esso ideologico, esistenziale o sessuale. (…)
    C’è stato, l’abbiamo detto, il trauma della chiusura del tendone Zerolandia, col senno di poi un’avvisaglia del peggio in agguato, di cui puntualmente parla in questo nuovo lavoro. C’è l’involversi di una situazione italiana e internazionale che accumula miseria dietro l’apparenza del nuovo edonismo di importazione americana – e non è forse un caso che un disco come questo risulti più socialmente attento che mai, concentrato com’è, con insistenza perfino ossessiva, sui temi della povertà sommersa o mascherata, della fatica di tirare avanti, dell’esibizionismo televisivo d’accatto del genere “tutti famosi per un quarto d’ora”, dell’alienazione competitiva, della fretta fine a se stessa e perciò demenziale. Temi sui quali la stessa cultura europea si interroga con toni anche spietati, per esempio con Baudrillard che in Francia sembra continuare sulla strada apocalittica, a senso unico, di una denuncia senza scampo della modernità iperconsumistica e immorale intrapresa da Pasolini.
    C’è però, oltre questo, sopra tutto questo, un’aria diversa, maligna attorno al personaggio Zero: i media, i giornali è come se avessero fiutato l’occasione giusta per regolare certi vecchi conti, per far capire a questo artista anarchico e insofferente di legami e di soggezioni, che non si può scherzare, che bisogna stare al gioco, sottostare a certe regole. A giustiziare l’ostinato ragazzo non è un sicario solo. C’è il sistema, che a un certo punto lo normalizza, lo fa rientrare nei ranghi. E c’è il pubblico, che infine lo tradisce davvero, trasforma in realtà quell’incubo tante volte esorcizzato nelle canzoni. Tutto, insomma, è pronto per far crollare l’Idolo: poi, un pretesto si trova. Le ragioni di un tonfo così inopinato resteranno sempre abbastanza misteriose. Al pubblico viene insegnato che il primo artefice delle proprie fortune o disgrazie è l’artista, il quale è invece, troppo spesso, l’ultimo ad avere voce in capitolo. (…)
    SOGGETTI SMARRITI è un disco come si diceva ingiustamente snobbato, che sconta colpe non sue: larga parte del pubblico, malevolmente influenzato dai media (cosa che non ci stancheremo di ripetere perché qui, troppo spesso, si gioca la questione del “valore”, presunto o negato, di un artista) non perdona a Zero il cambio d’immagine, di approccio. Un cambio più formale che sostanziale, non è che i “predicozzi”, i buoni sentimenti non ci fossero anche in passato: c’erano, ci sono sempre stati, fin dall’inizio. È solo che a sentirli uscire da un personaggio così grottesco, truccato in modo indefinibile e inquietante, sortivano di per sé uno sconcerto dirompente: chi è questo matto che con parole matte ci dice cose di buon senso? Caduta la maschera, resta la predica: e se qualcuno si delizia, molti però s’incazzano. O, peggio ancora, si scazzano. Zero dovrà faticare non poco per difendere, sino ad affermarlo, il suo nuovo modo di stare al mondo, un personaggio uguale e contrario al precedente nel quale la maschera resta sottopelle, affiora di tanto in tanto, solo per testimoniare che la parte “oscura” non è morta. (…)
    Intanto le voci di una prevendita stentata per l’MP0 tour, pur tenendo conto che si tratta di riempire gli stadi, impresa che Zero è tra i pochissimi a poter tentare, si rivelano infondate, ma comunque ci sono e forse consigliano l’interessato ad intraprendere l’ennesimo cambio di rotta, ad infilare ancora una volta quel vento di novità che, d’altronde, è nelle cose: la quarta o quinta nuova vita di Renato Zero, diciamo nel decennio che va dal “TuttoZero” tour allo ZeroMovimento, ha consacrato un Artista tornato ai fasti che gli competevano, ma dall’immagine più solenne, più autorevole e ieratica che mai. Sono stati dischi e concerti ridondanti, di grande riscontro, di notevole spessore, ma, alla fine, inevitabilmente complici di quella grandiosità che porta Zero ad essere un principe indiscusso della musica. Mentre i suoni, su disco e dal vivo, finivano inevitabilmente per riprodursi simili, affidati a professionisti di sicura affidabilità ma anche, inevitabilmente, routinari (…)
    si mormora, si sa di rapporti ai ferri corti, tanto per cambiare, dell’Artista con le “sovrastrutture”, la casa discografica che lo spreme e gli impedisce di pubblicare nuovo materiale (almeno 3 album già pronti), il circo mediatico, anche qualche collaboratore fattosi troppo stretto, troppo affarista. Ma anche Zero ha le sue colpe, o almeno le sue incoerenze: i suoi pezzi rimbalzano troppo, e senza ritegno. Brani che valgono oro: non è possibile inserirne uno neppure su un blog, le occhiute avanguardie di Zero subito lo intercettano e ne impongono la rimozione. Il canzoniere di Zero è dal 2004 tutta roba di Zero, senza intermediari, senza più altre figure che possano protestare per un copyright scippato. Possibile che si pretenda di spillare soldi pure da una riproduzione su internet, che non pretende di guadagnarci ma solo di condire una emozione? Non bastano ancora le vendite milionarie, i dischi a vagonate, i tour faranoici tutti sold out, i diritti sul merchandising, spillette, calendari, zaini, maglie, maschere e via smerciando? (…)

    Rispondi
  • 26. danielatuscano  |  17 maggio 2007 alle 8:49

    Capisco cosa vuoi dire, Massimo… Io, come sai, fin dall’inizio ti ho augurato di poter pubblicare il libro che, se non sempre ne condivido i contenuti e l’approccio, resta comunque molto bello, e sicuramente FINORA l’unico testo SERIO e COMPETENTE su Renato e, certo, sulla società italiana di quegli (e dei nostri) anni. Anche se mi sarebbe piaciuto rileggere il pezzo su Zerolandia… 😉

    Rispondi
  • 27. Michela  |  9 settembre 2007 alle 23:06

    bello il video dove si possono trovare frammneti del renato piperiano??

    Rispondi
  • 28. SORCINA10  |  8 ottobre 2007 alle 14:30

    RENATOO 66666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666666 IL PIUUUUUUUUUUUUUUUUUUU’ BONOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
    DELL’ UNIVERSO

    Rispondi
  • 29. nita  |  6 settembre 2009 alle 1:56

    Qualcuno sa spiegarmi il MiRACOLO RENATO.? io penso che sia mandato da Dio, altrimenti ..voi sapete un’ altra spiegazione? che possa dare qualche indizio su quello che le persone sentono, ascoltando e vedendo Renato? io non riesco a dare una spiegazione a tutto questo..e credo che se c’è qualcuno che non vuole dicchiarare l’amore per Renato è per paura di questa cosa inspiegabile….quest’emozione che riesce a unire le persone! Che triangolo?! qui siamo molti di più …ed io non capisco quest’amore!..mi sono trovata coinvolta in questa cosa sentendo per caso 1 canzone….e non ne esco più…amo le sorcine….i sorcini…ho perso ogni traccia di discriminazione di ogni tipo….amo tutti! con una canzone!…Magia!, Amore!…non riesco a capire!…I sorcini che seguino Renato da anni mi chiamano sorcina anche a me….e mi guardano con tanta tenerezza!…io non vorrei essere cosi…ho paura! Nita da ancona. Ciao Ni a tutti i triangoli!

    Rispondi

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