ITALIA, SORVEGLIATO SPECIALE? – No, è “realtà senza Dio”

3 febbraio 2007 at 15:37 17 commenti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Mi sento sempre più a disagio, sempre più estraneo in un Paese come il nostro, pur ricco di storia, cultura e tradizioni.

Ma questo passato glorioso è, appunto, passato. Se non per l’attualità, ma non si tratta di un vantaggio, della celeberrima frase di Massimo d’Azeglio: “L’Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani”. Sono trascorsi quasi due secoli e gli “Italiani”, intesi come popolo moderno, civile, colto, europeo non ci sono ancora, e a questo punto dubito esisteranno in futuro.

Non è possibile si sia riusciti a esprimere il meglio di noi soltanto nei momenti di pericolo incombente (e parlo comunque sempre del passato: in quanto anche oggi siamo sull’orlo del baratro, ma ce ne freghiamo allegramente, o non lo capiamo proprio): se ci pensiamo, però, è andata sempre così. Ci siamo conquistati un po’ di credibilità nel Risorgimento – anche se immediatamente dopo la nostra “cultura” l’ha reso stucchevole, demagogico pezzo da museo -, per perderla dopo l’Unità con una dinastia regnante che ha avuto un solo merito, quello di aver spianato la strada a Mascellone-Mussolini (leggi razziali comprese). Siamo finiti cantando nelle braccia di Hitler, la vergogna più vergognosa non solo della Terra ma dell’intera galassia, e c’è pure andata bene che non ci abbiano schiacciati come cimici e considerati al più delle innocue marionette, – non delle pecore impazzite e feroci come solo gli idioti sanno essere -, grazie anche all’eroismo di quei pochi Resistenti. E a parte le prime fasi della Ricostruzione, pian piano, ma nemmeno poi tanto, hanno ripreso il sopravvento i poteri forti: che, da noi, sono sempre stati sinonimo di mafia, banche, burocrazia elefantiaca e arte d’arrangiarsi. Lo Stato non ha rappresentato alcun tipo di collettività, il senso di appartenenza alla Sacra Patria Italica si palesava al più durante le partite di calcio, diventate sempre più, come gli osceni fatti di questi giorni confermano, terreno di battaglia per giovani disperati e senza scopo, vigliacchi, che non combattono per la mancanza di lavoro, che mai reagirebbero contro Cosa Nostra, ma che allo stadio sì, diventano belve assetate di sangue, il sangue facile e televisivo che ci ammorba.

A fianco e sotto: immagini della guerriglia alla partita Catania-Palermo e (in basso) dell’intifada palestinese: nessuna differenza.

Clicca per ingrandire

Il malessere crescente ha prodotto una società vecchia, senza più valori, dove primeggia la legge del più forte e del più furbo, dove si aspetta sempre l’Uomo della Provvidenza che magicamente dovrebbe lavarci le mutande al nostro posto, perché per noi troppa fatica, vuoi mettere. Prima quindi bene Bettino, poi Berlusca, poi magari, in un futuro non troppo lontano, la moglie che è anche più carina (e l’occhio, si sa, vuole la sua parte).

Nel frattempo chi è più ricco, più furbo, più stronzo, più ammanicato continua a ridersela e a non farsi una mezza giornata di galera, tanto c’è l’indulto che non vale per il rubagalline, a cui l’ergastolo non lo toglie nessuno, ma per un Previti sì. Si spettacolarizza il dolore e la delinquenza più belluina e poi con una pacca sulla spalla si volta pagina, gli assassini di Erba? Se tutto va “male” sono fuori in quindici anni, e sarebbe già un successo se restassero in carcere tutto questo tempo. Figli che ammazzano genitori, genitori che ammazzano figli, vicini che squartano altri vicini perché il loro cane abbaia troppo, stupri su minorenni da parte di minorenni, disabili picchiati a scuola e ripresi col telefonino dai loro compagni, e il Vaticano che si preoccupa solo dei Pacs! Sono fatti, fatti di tutti i giorni che possiamo toccare con mano anche nei nostri paesi sempre più deserti, sempre più torvi e cupi, in un clima da guerriglia urbana.

Questo è quanto produce l’Italia di oggi. Siamo pericolosi, per noi e per gli altri. Allora io avanzo una richiesta: all’Onu. Essendo ormai (purtroppo) impossibile per un Paese colonizzarne un altro, sarebbe opportuno, per evitare nuovi sfracelli da parte nostra, che qualche osservatore ultranazionale, dell’Onu appunto, ci tenesse sotto controllo, esattamente come avviene, o dovrebbe avvenire, in Medio Oriente (lì almeno esiste una situazione talmente terribile da, non dico giustificare, ma almeno spiegare le loro violenze; da noi no, e parlano di missione civilizzatrice, maledetti…). Incapace di governarsi e di proporre alcunché di utile e di civile per la comunità internazionale, l’Italia dovrebbe dunque diventare un protettorato Onu: così forse, tenuti a bada come cagnolini, saremo costretti a imparare, esattamente come i cani, l’educazione. E non sono il solito disfattista: amo profondamente il mio Paese, anche se qui sono stato costretto a generalizzare. Ma proprio perché lo amo, e ne ho viste tante, e ho fatto politica attiva, sono incazzato nero.

Rinaldo, Bresso 

***

In questo blog poco o nessuno spazio è stato dato direttamente a Berlusconi (l’unica eccezione, e ne ho spiegati i motivi, qualche giorno fa), o a Bush, o ai loro apologhi/adoratori/imitatori, e si è deciso – ho deciso – di contrastare la loro “politica” – per ricorrere a un vocabolo nobilissimo – coi fatti, e non giocando in difensiva. Non intendo concedergli anche il lusso della mia seppur modesta vetrina; non li attacco frontalmente, perché significherebbe accettare le loro regole. Non si sconfiggono Berlusconi e Bush, o meglio, il berlusconismo e il bushismo, parlando male delle persone, questi due individualmente non contano un tubo, ma ciò che rappresentano: l’ottusità, l’apparire, la violenza, il sesso mercificato, insomma il Consumo.

Esiste un altro mondo, esiste un’altra realtà, alla quale soprattutto i giovani hanno diritto: ed è la normalità. La normalità! E c’è, è vicina a noi, ma non la percepiamo più, perché abbiamo accettato la logica del Consumo: che è il capovolgimento di ogni barlume di bellezza, rispetto, onestà, pace, gentilezza, umanità.

Perché ho tirato in ballo Berlusconi e Bush? Perché il cosiddetto “caso italiano” non è purtroppo circoscritto all’Italia. Noi ne siamo gli interpreti più odiosamente scombiccherati, ne convengo; ed è giusto l’aggettivo “osceno” riguardo allo sciagurato e imperdonabile crimine perpetrato l’altra sera a Catania, e simboleggiato da quel bombarolo in giubbotto griffato che scatenava la sua sorda, rancida e allucinata violenza contro una camionetta della polizia (e un poliziotto, Filippo Raciti, è morto davvero, per una partita di calcio). Così simile ai giovani palestinesi da esserne la blasfema parodia, perché laggiù, come ha sottolineato Rinaldo, si combatte per uno scopo, qui invece si ammazza per noia, e per il fastidio di quella noia, di quella torpida e obesa esistenza che nessuno si sogna più di chiamare vita.

Tempo fa, riprendendo le parole di Testori e di Horvath, parlavo di “realtà senza Dio” e di “gioventù senza Dio” https://danielatuscano.wordpress.com/2006/11/13/realta-senza-dio-oggi/ e https://danielatuscano.wordpress.com/2006/12/12/nel-tunnel-del-non-senso-aspettando-la-luce/ ; qui infatti sta il senso ultimo di quanto accade, e il nostro scrittore lo aveva intuito, tra gli sberleffi della cultura d’allora, già nel 1978.

Anche il nazismo si è nutrito di questi stessi non-valori, di questo senso di vanità – intesa sia come “superbia”, sia come “inutilità”: ché l’una non sussiste senza l’altra -, di ineluttabilità, di insignificanza. Tutto appare, niente è concreto, nemmeno la vita è concreta.

Pertanto la provocazione di Rinaldo rischia di essere un mero palliativo; non si tratta (solo) di “non sentirsi italiani” come cantava Gaber, ma di non (voler) sentirsi disumani. E’ una lotta planetaria, non nazionale o sovra-nazionale: riguarda tutti e ognuno, e nulla ne è risparmiato: non la politica, non la religione, non le relazioni interpersonali, neppure l’ambiente. Nulla. Ma non ci sono alternative: è un sistema questo, contro cui non si può né perderla né impattarla. Va semplicemente sostituito.

Daniela Tuscano

Dal sito http://www.poliziadistato.it/

Bandiera a mezza asta

Un giorno triste

Il 2 febbraio è stato un gran brutto giorno. Uno di noi non ce l’ha fatta a tornare a casa dal servizio. Morire è sempre ingiusto ma in quel modo è anche assurdo. E’ vero, noi abbiamo l’obbligo giuridico di esporci al pericolo. Però era solo una partita. Ora il calcio si ferma ma la Polizia no. Non può e non deve, c’è del lavoro da fare. Lasciateci però salutare Filippo e poi torneremo come sempre su strada.

(Vedi anche: ivi, commento n° 15)

Annunci

Entry filed under: il punto caldo, Italia, Europa, mondo, Politica-Mente, voci dal sottosuolo.

RENATO ZERO: “ERAVAMO DIVERSI PER SENTIRCI MENO SOLI” I PASCAROLESI: NOI NON DISCRIMINIAMO NESSUNO!

17 commenti Add your own

  • 1. massimodelpapa  |  3 febbraio 2007 alle 16:50

    ASSURDO AMORE
    E’ assurdo portare la divisa di uno Stato che non c’è.
    Assurdo difendere questo Paese scomposto di parole, di miserabili smorfie del Potere, di gente che difende i delinquenti, li “perdona”, li premia, li esalta in televisione, li rende Istituzione.
    Assurdo tutelare una democrazia che costa sangue, consegnarla a chi urla “più sbirri morti, meglio è!”.
    Assurdo vivere immersi nella feccia del mondo, farsene anche infettare, per mille euro al mese.
    E’ assurdo morire per gioco, fra tifoserie ridotte a cosche mafiose, e poi vola una bomba e c’è chi la respira. il calendario delle divise cadute come foglie a un vento assurdo è infinito, scandito dalle lacrime di chi resta e diventa fiaccola vivente, destinata a consumarsi inno dopo inno, parata dopo parata di questo Stato irridente. Latitante. Latrante.
    E’ assurda questa divisa, ma in tanti ogni giorno la infilano. Ancora. Ancora. Si fanno stritolare, per non lasciarla appassire. Condannati a non avere scelta. Consacrati a questo assurdo amore.
    Massimodelpapa

    Rispondi
  • 2. donatella  |  3 febbraio 2007 alle 22:29

    http://www.kidsareunited.it/scontriinitalia.htm date uno sguardo…

    CATANIA – Il commissario straordinario della Figc Luca Pancalli ha deciso, in seguito agli incidenti di Catania in cui ha trovato la morte un poliziotto di sospendere tutti i campionati di calcio in programma nel prossimo week end, dalla serie A alle giovanili. L’agente del reparto mobile della Questura di Catania e’ morto negli scontri tra forze dell’ ordine e tifosi del Catania durante il derby con il Palermo. La circostanza e’ stata confermata da fonti delle forze dell’ ordine. L’agente sarebbe stato colpito al viso da una bomba carta. La vittima era l’ispettore capo Filippo Raciti di 38 anni. Il decesso dell’agente e’ stato confermato anche da fonti giudiziarie, la Procura di Catania ha aperto un fascicolo sull’accaduto. Secondo quanto si e’ appreso, lo scontro sarebbe avvenuto fuori dallo stadio mentre i tifosi del Palermo entravano al Massimino. Le forze dell’ordine si sarebbero frapposte tra gruppi di ultras. L’agente e’ stato ferito al viso dal lancio di una bomba carta ed e’ stato trasferito d’urgenza nell’ospedale Garibaldi, dove le sue condizioni sono sembrate immediatamente gravi. Gli incidenti sono continuati nel corso della partita che e’ stata interrotta al 13′ del secondo tempo per circa 40′ a causa del lancio di lacrimogeni da parte della polizia. PANCALLI, SENZA MISURE DRASTICHE NON SI RIPARTE – “Non e’ sufficiente una giornata. Senza misure drastiche non si riparte”. Cosi’ il commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli, parlando della sospensione dei campionati dopo i tragici fatti del derby Catania-Palermo. “Non e’ sufficiente una giornata e per questo lunedi’ ci ritroveremo per un tavolo di emergenza con Prodi i ministri Melandri e Amato. PRODI, STOP A DEGENERAZIONE SPORT – “Dopo i gravissimi incidenti che si sono verificati questa sera a Catania, il primo pensiero va alle persone rimaste coinvolte e alle loro famiglie. Ma subito dopo, sento il dovere di dire che e’ necessario un segnale forte e chiaro per evitare la degenerazione dello sport a cui siamo purtroppo drammaticamente sempre piu’ spesso assistendo”. Lo afferma il Presidente del Consiglio Romano Prodi, dopo quanto accaduto questa sera durante e dopo l’ incontro di calcio Catania-Palermo. “E’ una decisione giusta che va nella direzione di quel segnale forte che avevo auspicato”. Cosi’ il premier Romano Prodi commenta a caldo la notizia della sospensione del campionato di calcio dopo i gravi incidenti di Catania. “E’ una decisione presa in segno di lutto ma che rappresenta anche un monito per lo sport, e non solo: sport che si deve fermare e riflettere”, ha aggiunto. CORDOGLIO DI AMATO A FAMILIARI – Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha espresso al capo della Polizia, prefetto Gianni De Gennaro, il suo cordoglio per la morte dell’ispettore Raciti durante gli scontri di stasera a Catania. Il pensiero di Amato va – secondo quanto si apprende al Viminale – alla famiglia dell’agente al quale il ministro esprime vicinanza. Il responsabile del Viminale sta seguendo, in continuo contatto con il capo della Polizia, l’evolversi della situazione. DECINE FERITI IN OSPEDALI A CATANIA – Nell’ospedale Garibaldi di Catania sono giunti una cinquantina di persone rimaste ferite negli scontri con le forze dell’ordine durante il derby con il Palermo; sei i feriti soccorsi nell’ospedale Vittorio Emanuele. TIFOSI PALERMO E TERNA ARBITRALE ANCORA DENTRO LO STADIO – Sono ancora all’interno dello Stadio “Massimino” i tifosi del Palermo che hanno assistito alla partita con il Catania funestata dalla morte di un ispettore capo della polizia, colpito da una bomba carta, I sostenitori della squadra rosanero erano giunti allo stadio dopo l’inizio del secondo tempo ed il loro arrivo era stato accompagnato da scontri con le forze dell’ordine avvenuti all’esterno dell’impianto. Anche la terna arbitrale che ha diretto la partita Catania-Palermo e’ ancora nello stadio Angelo Massimino. L’ arbitro Farina e i due guardalinee, Scaglietti e Rossomando, e il quarto uomo, Damato, sono negli spogliatoi e non lasciano lo stadio per motivi di sicurezza. (ANSA)

    © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati

    Rispondi
  • 3. massimodelpapa  |  4 febbraio 2007 alle 10:37

    hai centrato il punto, daniela. si muore di disagio, a vivere in questo paese. riporterò questa tua intuizione domani sera, nella mia consueta trasmissione radiofonica con RLB. Se vuoi, si può ascoltare anche su internet via streaming. sul mio blog trovi il link.

    Rispondi
  • 4. donatella  |  4 febbraio 2007 alle 10:49

    Vi regalo un fiore, perché dai fiori nasce l’amore;

    un fiore, per tutte le volte che venite chiamati sbirri;
    un fiore, perché non esistono solo persone che vi disprezzano;
    un fiore, perché per guadagnarsi il pane, non basta più solo lavorare;
    un fiore, perché le croci di cui è affastellata la vostra memoria recano la dicitura “morti” e non “vittime”;
    un fiore, per tutte (le) volte che vorreste reagire ma siete costretti a subire;
    un fiore, per tutte le volte che la vostra dignità viene calpestata;
    un fiore per tutto l’odio che vi sputano addosso perché indossate una divisa;
    un fiore per tutte le volte che non vi considerano semplicemente umani;
    un fiore perché purtroppo è il massimo che posso permettermi;
    solo un fiore, perché per rendervi l’onore che meritate non basterebbero tutti i fiori del mondo.
    3 febbraio 2007

    Questa l ho letta nel sito ” polizia di stato” e la inserisco con un grande abbraccio di forza

    Rispondi
  • 5. elena  |  4 febbraio 2007 alle 12:27

    Siamo Il Mondo (We Are The World)

    Arriva un momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata,
    quando il mondo deve tornare unito
    C’è gente che muore
    ed è tempo di aiutare la vita, il più grande regalo del mondo.

    Non possiamo andare avanti fingendo di giorno in giorno
    che qualcuno, da qualche parte, presto cambi le cose.
    Tutti noi siamo parte della grande famiglia di Dio
    e, lo sai, in verità l’amore e tutto quello di cui abbiamo bisogno.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

    Manda loro il tuo cuore
    così sapranno che qualcuno vuol loro bene
    e le loro vite saranno più forti e libere.
    Come Dio ci mostrò, mutando la pietra in pane,
    così tutti noi dovremmo dare una mano soccorritrice.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io

    Quando sei triste e stanco, sembra non ci sia alcuna speranza,
    ma, se tu hai fiducia, non possiamo essere sconfitti.
    Rendiamoci conto che le cose potranno cambiare solo
    quando saremo uniti come una cosa sola.

    Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
    noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,
    quindi cominciamo a donare.
    E’ una scelta che stiamo facendo,
    stiamo salvando le nostre stesse vite,
    davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io
    __________________

    Rispondi
  • 6. donatella  |  4 febbraio 2007 alle 14:09

    Filippo Raciti anni 38…….

    PALERMO (Reuters) – E’ stato un trauma addominale la causa del decesso di Filippo Raciti, 38 anni, ispettore di polizia morto durante gli scontri tra forze dell’ordine e tifosi venerdì sera a Catania, fuori dallo stadio in cui si giocava il derby siciliano di serie A Catania-Palermo.

    Lo hanno riferito oggi gli inquirenti di Catania . “E’ certo che la morte (di Raciti) è stata causata da un corpo contundente, Bisogna capire quanto tempo prima (rispetto allo scoppio della bomba carta) è stato colpito”, ha detto il procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Catania Renato Papa, dando notizia dei riscontri emersi dall’autopsia.

    L’esame della salma, effettuato dal medico legale Giuseppe Ragazzi, avrebbe accertato che la morte dell’ispettore di polizia è stata causata da un “trauma addominale, rottura del fegato con corpo contundente importante con adeguatezza lesiva”.

    La salma di Raciti frattanto sarà esposta in una camera ardente ospitata nel reparto mobile della questura.

    Domani sono in programma i funerali del poliziotto, al quale è atteso anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato.

    Sul fronte delle indagini per individuare i responsabili dell’omicidio, il numero dei fermati è salito a 29, dicono gli inquirenti, che nel corso di perquisizioni hanno sequestrato centinaia tra petardi, bombe carte e armi bianche.

    Dopo gli incidenti e l’omicidio di Catania, il campionato di calcio potrebbe tornare in campo a porte chiuse: è questa una delle proposte che il governo potrebbe adottare, secondo quanto riferito oggi dai media, dopo la decisione di sospendere tutti i campionati di tutte le serie in attesa di provvedimenti “radicali”.

    La Federazione italiana giuoco calcio ha deciso di bloccare tutti i campionati in ogni categoria e ha annullato le due amichevoli della Nazionale e dell’Under 21 di martedì e mercoledì, fino a quando non saranno prese nuove decisioni sulla vicenda, che verranno esaminate domani in un vertice convocato dal presidente del Consiglio Romano Prodi con il ministro Amato e il ministro dello Sport Giovanna Melandri.

    Rispondi
  • 7. rino  |  4 febbraio 2007 alle 22:26

    …desolante dover dare ragione a Baudo, che stasera a quelli che il calcio è stato l’unico a dichiararsi scandalizzato dal clero della sua città, per non aver rinunciato alla processione di sant’agata… E’ proprio il caso di dire che non c’è più religione: solo moralismo e pruderia sessuale. Basta!

    Rispondi
  • 8. donatella  |  4 febbraio 2007 alle 22:53

    oggi è stata per me una giornata di vera sofferenza ho amici nella forza dell’ordine…e li ho sentiti…..
    e mi sono sentita morire dentro sentirli esprimere la rabbia interna e dolore per ogni giorno che passano accerchiati da non solo delinquenti…..ma anche di ingiustizia che arriva da più in alto!!!!

    un abbraccio forte!

    Rispondi
  • 9. pibua  |  5 febbraio 2007 alle 9:36

    …avete già detto tutto, io mi sento solo di dire che quello che succede nel calcio è lo specchio della nostra società…abbiamo perso i veri valori della vita, non basta sospendere per un paio di settimane gli incontri di calcio, bisogna partire dall’educazione dei ragazzi, e dalla certezza della pena per i teppisti, che in alcuni casi diventano veri assassini, bisogna che le società interrompano i favoritismi nei confronti dei gruppi di ultrà, bisogna tornare ad una dimensione più umana del gioco del calcio, che dovrebbe essere, come ogni sport, uno spunto per maturare il rispetto dell’avversario e la convivenza civile, e non solo una macchina per fare quantità industriali di denaro.
    Finchè non si cambierà direzione, fatti come questo, purtroppo sono destinati a ripetersi.
    Un abbraccio
    Stefania

    Rispondi
  • 10. Massimo Trapani  |  5 febbraio 2007 alle 10:50

    A dire il vero che si fermi per un giorno, per un mese o per sempre il calcio non me ne importa nulla, quello che mi importa e’ che si muore vergognosamente per 16 euro (tale e’ l’indennita’ rischio che percepisce un polizziotto per partecipare alle guerriglie domenicali).
    Quello che mi importa e’ che ancora una volta la Sicilia sia in prima pagina per qualcosa di estremamente negativo, tanto negativo da farmi vergognare di essere siciliano.
    Quello che mi importa e’ che dopo solo una domenica di silenzio i quotidiani sportivi gridano a gran voce dalle loro prime: Ridateci il Calcio (Tuttosport di oggi!), si vergognassero anche loro, avessero la coscienza di capire che non si puo’ assolutamente rimettere in moto il baraccone ancora come se niente fosse o semplicemente con il trito e ritrito minuto di silenzio pre partita, ce ne sbattiamo del loro minuto di silenzio che tanto anche se parlano sanno solo dire caz.. .
    Mi importa, cara Daniela, capire ancora di piu’ che in quel forum che tu sai, non ci si puo’ entrare a discutere, finche’ saranno presenti pseudo giornalisti xenofobi, montati ed ignoranti e mi stupisce la tua “cocciutagine” nel volere dare le tue perle a quei porci.
    Mi importa che oramai quello non e’ piu’ uno sport, ma un bussines che brucia fiumi di denaro per il solo piacere di gente che della vita non ha altro interesse, solo 22 uomini in mutande che inseguono una palla e altri 3 in mutande pur’essi che li controllano, che desolazione, quale grande ignoranza ci tocca ancora subire.

    Rispondi
  • 11. axelmanhattan  |  5 febbraio 2007 alle 11:36

    Non è una novità quindi rimango perplesso da tutto il vostro stupore visto che, primo, il nostro paese ha ripudiato la cultura e l’arte molto tempo addietro, e, secondo, il nostro non è che un esempio più esteso della situazione di nervosismo e instabilità aggressiva che caratterizza il nostro continente.
    Vi vorrei ricordare che giusto qualche mese fa Parigi era in fiamme (roba da seconda guerra mondiale).
    Sarebbe bello se tutti facessimo un po’ meno di sensazionalismo su cose che sono oramai all’ordine del giorno e cercassimo invece di capire “perchè”.
    AF

    Rispondi
  • 12. Adele  |  5 febbraio 2007 alle 21:19

    Pur essendo molto lontana dall’Italia (fisicamente e anche mentalmente!), cerco sempre di leggere il giornale, almeno una volta al giorno, se proprio non ho tempo, dò una scorsa ai titoli. E’ desolante che queste siano le notizie che mi raggiungono. Il mondo del calcio si dice indignato, persino la nazionale si è fermata… e sai che sforzo! Perché non si fermano ogni volta che appare uno striscione nazi-razzista sugli spalti? Ogni volta che uno dei tanti giocatori di colore viene insultato? Ogni volta che qualche ragazzo sprovveduto che si trovava a passare di lì convinto di andare solo a vedere una partita ci ha lasciato le penne in uno stadio???
    Ma finiamola!
    … lo spettacolo deve continuare, dice Matarrese, e certo, perché di spettacolo si tratta. Finzione. Non agonismo genuino. Non atleti allenati e combattivi. Spettacolo. Commedianti. Comparse… Pagati per mostrare il culo. E pagati fior di quattrini, pure.
    Che lo fermino per sempre il calcio.

    adele

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  6 febbraio 2007 alle 21:52

    Completamente d’accordo con te, cara Adele. Purtroppo non andrà così: tempo una settimana e poi via allegramente, come se niente fosse. Del resto un mondo sportivo che non ha saputo esprimere nulla di meglio di un Matarrese si giudica da sé. 😡

    P.S.: Come sta tua figlia? 😉

    P.P.S. per Massimo: è vero, sono cocciuta, perché penso sempre che l’amore per un ARTISTA – è solo per quello che mi trovo, o meglio mi trovavo lì – debba prevalere su tutto. Ma davanti a certi individui, come quelli cui hai fatto cenno e che rendono impossibile qualsiasi dialogo civile, anche ai santi scapperebbe la pazienza; figuriamoci a una come me. Quindi anch’io ho deciso di abbandonarli a godere della loro canizza e, parafrasando Guccini, “…a culo tutto il resto”.

    Rispondi
  • 14. danielebausi  |  7 febbraio 2007 alle 12:50

    Purtroppo non ci sono parole. io che amo il calcio mi trovo sempre più amareggiato, deluso. Ma non è colpa del calcio, non solo. quelli gliela volevano far pagare a quel polizxiotto perchè tempo indietro ha fatto condannare un ultra. Comunque non è facendo rimettere un sacco di soldi alle società, privando un onesto tifoso che ha pagato fior di quattrini per l’abbonamento o facendo le partite a porte chiuse che si risolve la questione.
    Perchè non prendiamo esempio dall’inghilterra?
    Cosa abbiamo noi di meno?

    Rispondi
  • 15. massimodelpapa  |  8 febbraio 2007 alle 0:03

    PORTE APERTE
    Hanno già cominciato con le giustificazioni farneticanti, un delirio nel delirio: volevamo devastare, ferire, tirare ordigni ma non uccidere. Sono già partiti con la liturgia all’italiana, dal peccato al pentimento in simultanea. E già risponde l’eco dei perdonatori di professione. Prossima fermata: interviste, passerelle, notorietà, ingaggi, tutto meno che la necessaria punizione senza la quale un sistema sociale fondato sullo Stato di diritto crolla. Suona la carica degli irresponsabili, gli ultras responsabili collettivamente della morte dell’ispettore Raciti, che a questo punto è già memoria come tale polverosa, destinata alle ricorrenze, agli applausi, a patto che non disturbi troppo perchè il morto ci può stare, come insegna Matarrese e ci sono i violenti, gli aguzzini, insomma questi mitici giovani pieni di disagio, da promuovere, da sponsorizzare. Porte aperte a tutto quanto non è in regola, dagli stadi a chi li infesta: uno di questi teppisti, minorenne, pare sia di Forza Nuova, un movimento antidemocratico, apologeta del nazifascismo, fondato da gente con alle spalle guai grossi con la giustizia: che si aspetta a chiuderlo una volta per tutte? È offensivo, è scandaloso che simili inetti votati alla devastazione, mitizzati quali ultras, vengano intervistati, ascoltati, è assurdo che si dia loro modo di raccontarsi e giustificarsi, come fosse possibile motivare un simile comportamento. Ed è moralmente ripugnante, ma non una novità, che tali farneticazioni vengano prese sul serio, con estrema attenzione, con esibito rispetto; è vergognoso ma scontato che la morte inflitta a un innocente, a un servitore dello Stato venga usata come una scriminante per essere accettati e considerati dalla stessa società appena ferita, offesa. Per essere aiutati dal consorzio umano occorre sopprimerne i componenti, meglio se in divisa, se simboli delle istituzioni. Un po’ quello che accadeva col terrorismo. La società attaccata reagisce premiando chi la attacca, come in preda a un malsano senso di colpa.
    Nessuno considera che quella dei vandalismi da cui può scapparci il morto è una strada oscena, ingiusta anche perchè destinata a trasformarsi in una sorta di corsia preferenziale, di raccomandazione per i peggiori: chi non infierisce, chi non brandisce una bomba a mano o una mazza, chi sta al suo posto resta di sfondo, dimenticato, scavalcato. Calpestato. E senza contare le inevitabili conseguenze sull’aspetto educativo, per cui l’adolescente medio, socialmente e culturalmente ritardato, apprende un messaggio devastante: più delinquo, più ottengo.
    Nei giorni dell’effimero lutto per l’ispettore Raciti è spuntato fuori persino Pietro Maso, il giovanotto drogato che fece fuori madre e padre per una automobile, con una inspiegabile intervista “concessa” a Repubblica nella quale si definisce un esperto di disagio giovanile, uno che riceve migliaia di lettere e chiede un futuro da operatore sociale. Giustamente, dal suo punto di vista, dato che tutti i dispensatori di morte risultano incastonati prima nel cosiddetto terzo settore o nel mondo culturale, successivamente addirittura nelle istituzioni al grado più alto.
    Dicono tutti questi ultras, ex terroristi o sterminatori familiari: lo Stato, la società, hanno il dovere di recuperarci. Davvero? In nome di quale principio etico o giuridico quella che, a voler essere benevoli, può essere una concessione, si trasforma in un dovere? La società è piena di sconosciuti che dopo essere stati travolti dai loro errori anche tremendi, a volte senza neppure una colpa diretta, si sono dovuti ricostruire da soli, senza alcun aiuto, senza attenzioni di sorta dall’esterno. Scontando più di quanto eventualmente meritassero. Non si capisce per quale motivo assassini e farabutti, più sono eclatanti e più pretendono riabilitazione e più la ottengono con tante scuse. Ex stragisti, terroristi o vandali o ideologi sono tra i pochi a godere di un lavoro stabile, non precario, garantito (quando non marciano incontro a una pensione parlamentare) e anche questa è una situazione che grida vendetta a Dio. In questi giorni gira in rete un allucinante filmato dell’ex teorico di banda armata Scalzone che vaneggia in modo sconfortante e patetico. Lo hanno appena fatto tornare e c’è chi esulta, rottami dell’antagonismo come lui insieme ai giovani opportunisti che intanto fanno affari col “sistema”. Anche a volerlo prendere sul serio nelle cazzate monumentali che spara, questo Scalzone, è impossibile, sembra una macchietta grottesca del miglior Carlo Verdone. Un altro che di cazzate ne ha sparate oltre ogni dire è Adriano Sofri, quello che caldeggiava e poi esaltava l’omicidio di Luigi Calabresi per il quale è stato condannato e oggi interviene, riverito ospite, alla presentazione della “mozione Fassino” facendo indignare la senatrice diessina Olga D’Antona, vedova del giuslavorista accoppato dalle Br. Una che quanto a ingenuità non dev’essere messa male neanche lei.
    Faccio un programma ogni lunedì sera sulla Radio Libera Bisignano insieme al mio amico Eliseno Sposato e ogni volta ci ripetiamo: riusciremo mai a parlare di qualcosa in tono leggero, con ottimismo? Ma se l’unico ottimismo è quello dei farabutti che più di farla franca fanno carriera, perchè l’unica religione è quella del sopruso! Spiegano i figli dei politici e degli artisti di Milano che passano il weekend a pestare, anche i poliziotti sapendo che non possono reagire: “Lo facciamo perchè è divertente siamo drogati e fare a botte è bello”. I coetanei extracomunitari pigliano nota, come i tre marocchini che a Torino hanno pestato un professore “perchè qui si può fare tutto”. Così che se appena una divisa s’azzarda a reagire, se non accetta di fare da bersaglio mobile o fisso, pretesa tutta italiana, partono le mamme coraggio, le giustificazioni dei peggiori, le crocifissioni degli sbirri che dovrebbero proteggere la società dai violenti lasciandosi pestare a loro volta. Una polizia gandhiana, anzi hippy: coi fiori nelle pistole (finte). Dopodichè ci scappa il morto, che ci può stare come dicono quelli che la sanno lunga, e se te ne duoli arrivano i soliti messaggi che ti danno del disfattista, del qualunquista, del “tantopeggio”. Per dire che è inutile prendersela, che va così, che appunto ci può stare. O, come diceva nella stessa trasmissione un ospite canterino, “A me questa Italia piace”.

    Massimodelpapa

    Rispondi
  • 16. ITALIANITA'  |  10 febbraio 2007 alle 1:31

    Daniela, anche io sento di essere in piena sintonia con quanto hai detto sul malessere che si prova nell’essere italiano. Credo che il problema in questo paese non sia lo Stato, ma noi: gli italiani! siamo il cancro di noi stessi e come dicevi giustamente tu ci stiamo trascinando verso il baratro. Non siamo mai stati di fatto un popolo, piuttosto un agglomerato di persone diverse per storia e tradizioni e così continueremo a essere per lungo tempo. siamo un paese sciocco dove sopravvivono ancora tabù superati ormai in quasi tutti i paesi degni di essere definiti civilizzati. non è finità qui: è la nostra mentalità a essere sbagliata; è vero che l’uomo di per se è un essere opportunista ed egoista, ma l’italiano (di persone medie sto parlando) va ben oltre tale concezione; l’italiano vivendo in una realtà storicamente collusiva e corrotta è finito per divenire a sua volta un essere collusivo e corrotto in ogni ambito della società, e non parlo solo del mondo politico e della finanza nonostante gli esampi più lampanti vengano da li; è una moderna legge della giungla dove se non freghi il prossimo non diventi nessuno (e in questo luogo essere qualcuno sembra essere più importante di ogni altra cosa). io personalmente non solo non mi sento italiano, ma mi vergogno persino di esserlo (e pensare che in queste terre sono vissute le menti più eccezionali della storia e si sono realizzate epoche e opere a dir poco straordinarie che il resto del mondo non può che invidiare), a tal punto che quando mi trovo all’estero preferisco spacciarmi per svizzero pur di non sentire quei commentini idioti e stereotipati del tipo mafia, pizza e mandolino. spero di non aver offeso nessuno con il mio piccolo commento.

    un ex allievo della prof Daniele Tuscano

    Rispondi
  • 17. danielatuscano  |  12 febbraio 2007 alle 8:05

    Sei fortunato, caro ex-allievo (chissà chi? 😉 ): a causa del suo aspetto fisico la sottoscritta, quand’anche volesse, ben difficilmente riuscirebbe a spacciarsi per svizzera. 😀 In realtà non tanto io, quanto Rinaldo rifletteva sul “male congenito” degli italiani, e lo faceva proprio in quanto innamorato e non contrario all’Italia, come lo sei anche tu, come lo siamo tutti noi. Concordo con te, soprattutto quando affermi: “Il problema siamo noi, siamo il cancro di noi stessi”. E’ proprio da qui che occorre ripartire. Se siamo – come tutti gli esseri umani, del resto – la causa dei nostri mali, possiamo anche diventarne il rimedio. Basta volerlo davvero.

    Grazie della tua bella analisi e ciao.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

febbraio: 2007
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: