NEL SANGUE

11 febbraio 2007 at 14:32 15 commenti

…E non voler lasciare un senso di pace così dolorosamente guadagnato,

lo sguardo trasognato, l’aurora lenta e maestosa,

la voglia santa e maledetta di abbandonarsi,

di sentirsi deboli e cullati,

la fecondità solare di un mattino rinnovato e bianco,

il nitore di una fede viva, vera e pura,

cattedrali che sorgono tenui e gravi come donne incinte

e rosoni e cuori trafitti d’oro nelle navate

e amore casto e bizantino,

la rinnovata freschezza di un corpo bello e redento,

trasfigurato e lussureggiante.

Nostalgie di vite psichedeliche e albe grigie di pavimenti metropolitani,

uomo del futuro e gioco estatico della prima età.

I colori squillanti e aromatici di un’improbabile cittadina africana,

i suoi ritmi da bistrot e il fumo di una nuvola d’incertezza sessuale,

le tende verdi da cucina, le piastrelle che trasudano ore quotidiane,

di amori e di frittura,

e padelle quaderni libri pantofole sorrisi femminili e padri esploratori con sguardi dolenti, tentativo di fughe esotiche, sogno di un Eden accarezzato e orfano,

un continente da creare,

un porto sepolto da abbracciare,

una luna che custodisca, complice e indulgente,

tutte le nostre solitudini.

Non voglio perder/ti…

Daniela Tuscano (ascoltando “Wish You Were Here – part VII”)

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Entry filed under: chi trova un amico..., frammenti, Uguali&Diversi.

SEMPLICITA’ IL FUNERALE DEL CONDOM USATO

15 commenti Add your own

  • 1. ernesto  |  11 febbraio 2007 alle 17:15

    bellooooo… sai che anch’io ho provato qualcosa di simile,con qualche amico/a speciale o in altre situazioni, ma comunque sempre molto coinvolgenti.
    ma delle volte anche da solo,cioè con la mia capacità di aprirmi agli altri oppure no. nelle tue righe io leggo anche questo, la tua voglia di affetto e di comunicazione in generale che in questo mondo viene a mancare.
    anche se non ho capito il padre esploratore! 🙂
    e mi è piaciuto un sacco “albe grigie di pavimenti metropolitani” perchè mi ha fatto venire in mente una bellissima canzone di renatino nostro: STRANIERI.

    Morire qui in città…
    Davvero costa niente!
    Apparente vita che
    Un finto abbraccio è.
    E l’allegria va via,
    Dai volti della gente.
    Nel fumo grigio tu,
    Non ti distingui più.
    Che occhi grandi hai!
    Ma il sole han visto mai?
    Lo so ti perderò…
    Con l’ultimo metrò.
    Sorpassami anche tu!
    Almeno tu… Arrivassi!
    O magari tornerai…
    Ai vecchi giochi tuoi.
    E’ assurdo stare qua…
    Assurdo è regalarti…
    A questa tua città,
    Che muore e non lo sa.
    Che mani grandi hai!
    Cosa stringono mai?
    Il rumore di città,
    Il pianto tuo soffocherà.
    Ed io ti perderò…Ancora!!!
    Vicoli ciechi,
    Il pane per pochi,
    Di violenza finché ne vuoi.
    Un cielo sconfitto,
    Una preghiera in affitto…
    E sogni sfrattati,
    Di giorni ormai segnati…
    Non sembra vero…
    Ma qui, non siamo più al sicuro!
    Malata di cancro, la poesia.
    L’asfalto è rovente…
    La noia sempre più invadente…
    E noi, più soli, più stranieri che mai! Che cosa siamo noi.
    Le luci di città…
    Inutile richiamo.
    Sciocca curiosità,
    Drogata fantasia…
    Ignara è la città…
    Ma c’è chi fa l’amore!
    L’amore è ancora qua…
    L’amore è qui in città,
    E non s’arrenderà… l’amore!

    Rispondi
  • 2. giulia  |  11 febbraio 2007 alle 18:02

    Daniela, chiamale solo quattro frasi in croce… Si sente che ci tieni davvero tanto, che è un legame prezioso per te: ti auguro ogni bene.

    Rispondi
  • 3. donatella  |  11 febbraio 2007 alle 19:18

    Incontro

    Ti guardo..e tu dolcemente mi baci la mano….

    Il mio imbarazzo… mi sprigiona un grande sorriso, guardami ancora….
    e stringi la mano!

    Due sorrisi ……pieni di emozione…. e la pressione sale…… sale……!
    I Nostri occhi…..si scrutano come per spogliare quest’anima senza abiti,
    vicini…… ..ci sforiamo le labbra e non un bacio……. .ma sospiri e il profumo di Noi!

    Rispondi
  • 4. danielatuscano  |  12 febbraio 2007 alle 8:14

    Bah… sempre più mi convinco che esistano delle corrispondenze, dei canali di comunicazione segreti e inintelligibili.

    Perché anch’io ho sempre considerato Renato un cantante “metropolitano”, forse l’ho pure scritto da qualche parte, e poi Stranieri… ma non sai, Ernesto, che da tempo mi frulla in mente questa canzone che non posso più ascoltare (la possiedo solo su vinile, anzi già che ci siamo… magari potresti aiutarmi? 😉 )? E tu, manco a farlo apposta, ne parli! Questi fatti non avvengono a caso.

    Il “padre esploratore” non era semplice da capire, lo ammetto, visto che si trattava della rielaborazione di un sogno. E dovrei spiegarlo per filo e per segno, ma non mi va, perché le mie sono sensazioni, fotogrammi, vanno prese per quello che sono. Ad ogni modo hai centrato il messaggio forse portante del mio testo, la ferma intenzione di NON PERDERE LA TENEREZZA, non solo altrui, ma anche MIA. Non casualmente l’ultima frase recita: “Non voglio perder/ti”: in essa mi rivolgo sì a un interlocutore esterno, ma pure a me stessa, non voglio perdere la mia parte migliore ecc.

    Un saluto a tutti, ora devo scappare! 🙂

    Rispondi
  • 5. bangiu  |  12 febbraio 2007 alle 12:03

    Ciao Daniela, passavo per un saluto, per lasciare un abbraccio, e l’augurio di buona settimana!

    Rispondi
  • 6. jenaridens  |  12 febbraio 2007 alle 22:47

    cattedrali che sorgono tenui e gravi come donne incinte

    Complimenti sinceri Daniela! Suppongo che Wish You Were Here sia una buona fonte d’ispirazione.

    Rispondi
  • 7. cristiano  |  13 febbraio 2007 alle 13:49

    …….sono tramortito da tanta musica……..è come un concerto quello che scrivi, in cui distinguo ogni tuo singolo accento come fosse il timbro diverso di uno strumento. L’effetto è quello dell’esplosione di una supernova: energia, lacerazione, dolore, sogno, evoluzione, cuore e spazio…non perderai tutto questo . Te lo giuro

    Rispondi
  • 8. laura  |  13 febbraio 2007 alle 16:33

    Io sono Fortunata, perchè tra le tante persone incrociate sul Mio Cammino sino ad’ora, alcune delle quali molto importanti e presenti, ne ho una in particolare che da quasi 7 anni a questa parte rappresenta per me ed io per lui una costante, un legame indescrivibile e sottile che si spinge ben al di là del comune senso del Pensiero…

    Ne ho già parlato più volte di Mio Fratello, di Antony, dell’individuo che sin dal primo istante ho considerato Dualo, ancora prima di sapere dell’esistenza di questo termine tanto particolare che spesso non è annoverato neppure sul dizionario…

    Dualo GLI calza a pennello,
    Duala MI calza a pennello,
    un rapporto spirituale finissimo,
    un rapporto che non ha bisogno di parole,
    di tanti condimenti,
    di spiegazioni,
    di perchè e per come…

    Ci capiamo,
    ci siamo al momento del bisogno,
    non è accaduto una sola volta di sentirci nel momento sbagliato,
    non è successo mai di fraintenderci,
    di non avere fiducia,
    di smontarci,
    di deluderci…

    NO, perchè l’Ascolto, la Comprensione e le Parole
    passano attraverso canali che oltre ai classici ne annoverano di silenziosi, Speciali, meno appariscenti, ma spesso efficaci…

    Siamo due Esseri fatti della medesima pasta io ed Antony: la stessa sensibilità accentuata, la voglia di Sorridere che a volte cela sofferenza interiore, la Fede in Qualcosa di Più Grande e il Desiderio di Espanderci, di Rendere questa Esperienza di Vita, un’Esperienza di Luce… anche se ciò spesso e volentieri ci procura dolore, perchè molti la vedono in modo differente e pur non volendolo ci fanno del male.

    Dualo è il Mio Migliore Amico, Mio Fratello, Colui che mi Conosce “Dentro” persino meglio di mia madre che di me ha molti punti oscuri…

    Con Dualo non ho neppure quelle “minime” barriere che purtroppo debbo tenere con l’esterno e delle quali farei volentieri a meno…

    Con Dualo ho un rapporto pari pari, schietto, sincero, profondo sino all’osso ed i nostri argomenti di conversazione spaziano dal sesso all’ascetismo, dalla difficoltà del vivere alla necessità di non abbandonare le Speranza, la Fiducia, la Medicina Alternativa, l’Esoterismo, gli Angeli, la Politica, il Denaro ed il Mangiar Bene per sentirsi in forma ^_^…

    Con Dualo piangere è naturale, perchè Dualo mi capisce e non mi giudica, ma non perchè sia di parte, non perchè chiuda gli occhi, non perchè non abbiamo mai litigato e non ci siamo mai sgridati… entrambi infatti ci muoviamo suggerimenti, consigli, punzecchiature sui lati stressini del rispettivo carattere, ma… tra noi non c’è mai una barriera che si erge, non esiste la paura del giudizio, del non essere all’altezza, della bassa autostima e questo da un lato perchè siamo fatti della stessa pasta, siamo sulla stessa identica lunghezza d’onda, viviamo una Crescita Spirituale pari pari…

    Sì queste sono ragioni di fondo molto rilevanti, però non sono le uniche…
    quel che conta davvero, quel che fa del nostro rapporto qualcosa di “Magico ed Indissolubile” è che Dualo ed io ABBIAMO IMPARATO AD ASCOLTARCI… NON LE PAROLE, BENSI’ QUELLA MUSICA, QUELLE VIBRAZIONI CHE OGNUNO DI NOI EMETTE IN SILENZIO E SONO PROPRIE DI CIASCUNO, UNICHE ED INIMITABILI…

    ABBIAMO IMPARATO AD ASCOLTARCI, A “COMUNICARE CON IL CUORE”, SENZA BARRIERE, SENZA GIUDIZI, CON IL SORRISO, LA VOGLIA DI TRASMETTERCI QUALCOSA E CRESCERE INSIEME “DENTRO”… ED A STRINGERCI LE MANI SENZA BISOGNO D’ALTRO CHE DELLA RECIPROCA PRESENZA, NUTRIENDOCI DI UNA COMPRENSIONE E DI UN DONO IRRINUNCIABILE: LA NOSTRA AMICIZIA.

    Antony questo scritto è per te,
    per te che fisicamente da 7 anni, ma dentro da molto di più
    mi conosci veramente per quella che sono, *** scavando dolcemente alla ricerca della Mia Essenza…***

    GRAZIE FRATELLO “MIO” SEI PARTE DI ME…

    LAURA

    Rispondi
  • 9. iperio  |  13 febbraio 2007 alle 19:57

    anche io sono arrivato allo stesso punto col mio amore, e non vorrei perderla…
    ma tutto è destinato a una fine, e vedo l’orlo del baratro così vicino, che mi spezza il cuore
    perchè le cose belle finiscono, e quelle dolorose durano tanto?
    è solo un’illusione questo o è una legge del Fato?

    Rispondi
  • 10. ernesto  |  14 febbraio 2007 alle 1:05

    in questa poesia ognuno può trovare qualcosa di sè, chi ci vede l’amicizia, chi ripensa al suo amore, chi a sè stesso e alle sue potenzialità affettive. io ho trovato soprattutto quest’ultimo aspetto e per questo mi piace,e poi ho delle amiche alle quali lo potrei dedicare. un saluto a tutti

    ps: si Daniela ti masterizzo tutto ARTIDE ANTARTIDE non aver paura… a prestooooo 😉

    Rispondi
  • 11. pasqualino  |  14 febbraio 2007 alle 9:20

    NEL SANGUE, bello, evocativo, tra il quotidiano e l’aulico. La mia frase preferita: “un porto sepolto da abbracciare, una luna che custodisca, complice e indulgente, tutte le nostre solitudini”. 🙂

    Rispondi
  • 12. marcello marani  |  15 febbraio 2007 alle 3:50

    Cara Daniela,

    io li chiamerei, pensieri e sensazioni forti. Altro che il pensiero debole di certi neo filosofeggianti.

    Personalmente, come agnostico e miscredente, se posso dare un senso all’eternità, posso immaginare che siano i pensieri e non l’anima, che sopravvivono ai corpi, perché una volta espressi non ci appartengono più come cosa privata, ma entrano a fare parte dell’universo.

    Siccome ritengo che il presente, come il punto geometrico non ha una dimensione ma è una convenzione, vivendo in un mondo materiale e temporale, per definire un perpetuo percorso tra passato e futuro, provo ad immaginare che potrebbe essere quella che convenzionalmente conosciamo come “morte”, nient’altro che un “vivere” smaterializzati e fuori dallo spazio e dal tempo, “un eterno presente”, senza più uno ieri trascorso e senza un domani al di la da venire.

    Se poi sarà un bene o un male non riesco ad immaginarlo, ma è una curiosità che mi porta a non aver paura di morire, mentre ho solo paura di soffrire, perché il mio senso della giustizia dice, che non avendo io mangiato la mela dell’Eden, non vedo perché debba pagare per i peccati degli altri.

    E tanto meno potrei accettare di rivestire il ruolo del Redentore, che per compiacere un Padre, che ha creato prima gli angeli e si sono ribellati e non reso edotto e cauto da quella negativa esperienza, ha continuato con l’uomo, che ha immediatamente disobbedito, non penso proprio di essere crocefisso per riscattare i “peccati”, del mondo, dato che se ci sono peccati o colpe, la colpa sarebbe dell’Essere che voi credenti chiamate Dio, che ci avrebbe creati così.

    Quindi sia Lui ad assumersene tutte le responsabilità, senza scaricarle su terzi innocenti.

    Sono pensieri che scaturiscono alle tre e mezza del mattino, quando, leggendo la posta sono entrato nel tuo sito che avevo aperto per chiederti, visto che mi piace scrivere anche delle poesie, se posso approfittare per infilare nei commenti, quelle che si potrebbero considerare in sintonia con gli argomenti trattati.

    Ciao e buona giornata

    Marcello

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  17 febbraio 2007 alle 21:00

    Caro Marcello,

    non puoi immaginare il mio piacere nel leggere le tue impressioni. “Pensieri e sensazioni forti” mi ha emozionato. Era esattamente quello che volevo trasmettere, e constatare che ci sono riuscita attraverso alcuni flash, per di più ispirati a un’esperienza molto personale, quasi “privata”… mi rende ancor più felice. Ciò prova, fra l’altro, come le nostre relazioni abbiano un potenziale “universale” e direi “sociale”. E tutti vi si possono identificare.

    D’altro canto, lo scrivi anche tu! Si tratti di pensieri o di anima, non cambia poi molto. Il concetto è lo stesso e per me anche tu sei un credente, perché hai fede. Questo è l’importante.

    Quanto al resto, beh… la prima parte del tuo pensiero è dantesca. Precisamente il canto X dell’Inferno: Farinata, il “miscredente” o “eretico” come si diceva al tempo del Poeta. La sua pena maggiore, se ben ricordi, non consisteva nel giacere nella bara infuocata, ma nella consapevolezza che tutto il suo sapere e la sua intelligenza, quando giungerà l’infinito presente, non serviranno a nulla: “‘Noi veggiam, come quei c’ha mala luce,/le cose’, disse, ‘che ne son lontano;/cotanto ancor ne splende il sommo duce./Quando s’appressano e son, tutto è vano/nostro intelletto…/Però comprender puoi che tutta morta/ fia nostra conoscenza da quel punto/che del futuro fia la chiusa la porta’”. Insomma è pure vero quel che sostieni, un domani non ci sarà né passato né futuro. Noi viviamo nel tempo, ma non siamo del tempo, o meglio, lo è il nostro corpo, ma le nostre azioni, i nostri pensieri come scrivi tu, quelle hanno un valore eterno, che giustifica e dà valore alla nostra esistenza quaggiù. Non c’è alcuna separazione fra i due momenti a parer mio.

    Ce lo ha insegnato san Paolo, però: tre cose contano: fede, speranza e amore, ma una sola resta, l’amore (1Cor, 13-13). Niente di più terreno, di più umano e nel contempo di più eterno.

    Per questo, credo, la morte non può farti paura, ed è ovvio, essendo la stessa nella natura delle cose. Molto opportunamente la Chiesa non separa mai due feste fra loro antitetiche, quella dei santi e quella dei morti; e poco prima della Quaresima (che per noi ambrosiani comincia il 25 febbraio) ha istituito la Giornata del Malato e, a seguire, la Giornata della Solidarietà.

    Il vero scandalo non è la morte (e uno degli errori intellettuali, prima che un peccato – ma del resto i peccati più gravi implicano il concorso convinto dell’intelligenza -, dell’epoca attuale è proprio aver “censurato” la morte, o averla banalizzata a videogame), ma la sofferenza. Per te quanto per me. Per tutti. Da sempre. Non a caso il testamento spirituale del santo Abbé Pierre si apre con un prologo intitolato Perché tanta sofferenza? E anche i primi capitoli trattano di questo tema. Egli scrive: “La morte è nell’ordine delle cose. Tranne che nei decessi spaventosi che avvengono dopo atroci sofferenze – ciò che realmente mi scandalizza è la sofferenza – provo sempre una grande serenità di fronte alla morte”.

    Mi rendo conto che un certo cristianesimo ha quasi esaltato, se non la sofferenza fisica (ma anche questo è accaduto), senza dubbio il dolore, visto in sé come fatto positivo. Il dolorismo – annota sempre l’Abbé – non è che una perversione, una patologia. Il dolore e la sofferenza non sono valori in sé, anzi sono disvalori, e non elevano. Possono però, come tutte le vicende umane, essere vissuti come strumento di elevazione. Per i cristiani, che non sono separati dal mondo, essi possono sublimarsi nella condivisione e nel dono. In questo e solo in questo ha senso il sacrificio, evitando pertanto di parlare di vittime sacrificali, di espiazione… Per come lo percepisco io, ma anche secondo quanto afferma il più recente Catechismo, il “peccato originale” (mi rendo conto che il termine ci appare oggi, più che desueto e inaccettabile, incomprensibile) altro non è che una “ferita originaria”, o debolezza, chiamala come vuoi, e in questo senso sì, appartiene a tutti, come limite e anche come ottundimento del senso del limite. Non penso ci sia nulla di sconveniente a riconoscersi fragili e bisognosi d’aiuto. Se ne sento il bisogno, chiedo quell’aiuto. E non per questo mi sento diminuita o lesa nella mia dignità e libertà.

    I peccati “degli altri”, in quest’ottica, sono anche i miei. Noi non siamo monadi.

    Rispondi
  • 14. donatella  |  26 febbraio 2007 alle 11:24

    Fossi Acqua
    potrei essere acqua di torrente
    fresca e cristallina,
    sarei dolce per dissetarti
    sarei limpida per rispecchiarti.
    Fossi Acqua
    potrei essere acqua di mare
    immensa pungente e salata.
    Sarei una lama d’argento
    al chiaro di luna,
    calda e sensuale di notte
    per avvolgerti nel mio abbraccio sinuoso.
    Sarei tinta d’oro al mattino
    per donare luce al tuo sguardo.
    Ma se mi inquietassi,
    sarei mare in burrasca che tutto travolge
    e non mi potresti arginare.
    Guardami,
    osservami odiami o amami,
    Io sono l’Acqua
    che non si può prosciugare.

    Rispondi
  • 15. Marcello Marani  |  28 febbraio 2007 alle 1:09

    Avevo peparato una risposta a caldo, ma per misteriosi motivi telematici, frutto forse della mia scarsa padronanaza del PC, improvvisamente tutto è scomparso e non ho avuto il tempo per ripetere di nuovo, ed allora ho accantonato con l’idea di tornarci su, ed ora che ho tempo eccomi qua.
    Innanzi tutto il tempo trascorso mi ha consentito di approfondire al meglio ed affinare anche il giudizio e come prima cosa, credo sia importante specificare che quando parlo dei nostri pensieri, che si ricongiungeranno in un tutto, non è che siano solo i pensieri positivi, mentre quelli negativi finiscono in una sorta di pattumiera, ma questo tutto che riesco ad immaginare e concepire, sarà un insieme di bene e di male, di buono e di cattivo, di bello e di brutto, in perenne lotta tra di loro.
    E tanto più rusciremo a produrre pensieri positivi, quanto più daremo loro, forza necessaria, per sconfiggere quelli negativi, che solo allora potrebbero essere scaraventati nella pattumiera che i credenti chiamate Inferno.
    Quanto al fatto che scrivi: “..,e per me anche tu sei un credente, perché hai fede…” devo riconoscere che dici una mezza verità in quanto ho si fede, ma non nel Trascendente, bensi nell’Immanente, dato che pongo l’Uomo concreto e reale e non fantomatici ed indimostrabili Iddii come misura dell’Uomo stesso.
    Anche se non nego che alcuni episodi della mia diciamo soddisfacentemente lunga vita abbiano marcato a caratteri di fuoco, certi momenti che si sono succeduti nel tempo, mi sono rimasti impressi, come le lezioni d’italiano del prof. Russo, che pur insegnando all’I. T, Nautico, ci aveva tanto appasssionato alla nostra letteratura, che conosco meglio io Dante e non solo, che non le mie figlie che hanno frequentato il Classico.
    E proprio da Dante, ho tratto la convinzione del disprezzo verso gli iganavi( …che visser sanza infamia e sanza lodo…a Dio spiacenti ed a’ nimici sui. Questi scaiurati che mai non fur vivi…), e che considero anch’io la feccia dell’umanità.
    E sempre i versi nel canto relaticvo ad Ulisse, quando incita i suoi a seguirlo dicendo loro: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”
    Secondo fatto importante l’apprendimento de I Sepolcri, in gran parte dovuto al fatto che mia sorella più grande, studiandoli a memoria cone si usava allora a voce alta ha fatto si che li imparassi anch’io quasi del tutto a memoria ed infine le parole di John Donne, riportate da Ernest Hemingway, nel frontespizio di “Per chi suona la Campana”, acquistato all’edicola di Terminini durante il ritorno da una licenza, al servizio militare di leva a Taranto,
    “La morte di ogni uomo mi diminuisce,
    perché io partecipo dell’umanità.
    Perciò, non chiedere mai
    per chi suona la campana:
    essa suona per te.
    E da questo oltre che da tutte le esperienze vissute nel bene e nel male, (drammatica la perdita della mia amata moglia circa 9 anni fa), ho tratto convincimenti profondi ed un carattere abbastanza fermo, che mi portano ad affermare, che se tutti possiamo insegnare, tutti dobbiamo imparare.
    E personalmente, non intendo salire in cattedra per insgnare qualcosa a qualcuno, ma, parafrasando Fellini, che diceva di non voler dimostrare ma mostrare, anch’io affermo di non voler insegnare ma testimoniare.
    Testimoniare ai più giovani esperienze di vita vissuta, mettendoli però in guardia, che non sono certo la “bocca della verità e che i miei giudizi possono essere viziati di “partigianeria”, anche se mi sforzo per non essere fazioso e settario, perchè in quanto uomo di parte e quindi Partigiano, le mie testimonianze potrebbero benissimo essere viziata da pregiudizi.
    Per questo li stimolo a chiedere sempre: “Perchè?,. Perchè” ed ancora: “Perchè?”, dato che si tratta delle mie esperienze e delle mie sensazioni su fatti accaduti e vissuti anche 30, 40, 50 o 60 e più anni fà, che cerco di riproporre in termini onesti ed obiettivi, ma sempre filtrati dalla lente delle esperienze di ciò che sono ora, rispetto a ciò che ero allora, quando i fatti che racconto li ho vissuti.
    E per prima cosa pongo come bene assoluto la Pace, anche perchè i bombardamenti li ho sentiti quasi sulla testa, abitando abbastanza vicino all’aeroporto dell’Urbe, che colpito bruciò per 5 giorni e 4 notti e per anni mi rimase l’impressione di quel muro rosso di fuoco, che specie di notte si ergeva a neppure un paio di chilometri da casa e di tanto in tanto veniva sconvolto da nuove esplosioni dei depositi di carburante e munizioni.
    In secondo luogo le Libertà dato che da contestatore nato, (me lo ha ricordato mia sorella più grande), già all’asilo dalle suore contestai la Befana, con grande scandalo di tutti, poi in 4 elementare, sempre dalle suore, litigai con la maestra laica e mi cambiarono sezione e non sto a farti la biografia studentesca che occuperebbe qualche volume, considerando che posso dire di avere avuto una vita intensa e di avere anche una formidabile memoria che amici e parenti m’in vidiano.
    Dico solo, per concludere, che mi convinsero che non avevo voglia di studiare e quindi mollai con grande dispiacere dei miei, gli studi al 4° nautico, nel 55 0 56.
    Solo anni dopo, leggendo “Lettera ad una professoressa” di Don Milani, mi resi conto dell’inganno che non ero io a non avere voglia di studiare, ma era la scuola che non era in grado di insegnare a chi non accettava sudditanze e verità rivelate, ma continuava a chiedere: “Perchè?”
    E quest’inganno non riesco a perdonarlo a una scuola, che dovrebbe dare a tutti i giovani, la prima delle fondamentali Libertà: “La libertà dall’ignoranza”, secondo il sano principio dello statunitense James Dunt Hart, che scriveva
    La scuola pubblica
    ci darà il sapere,
    sacro diritto
    del popolo è questo.
    Libertà che poggiano sulle basi di Democrazia, Eguaglianza e Giustizia, che ne sono i pilastri imprescindibili, senza le quali si sarebbe nel regno della giungla.
    Quindi in questo ho pienamente fiducia o “Fede” perchè ho imparato che la Natura, alla fine riesce ad espellere tutto ciò che è inutilmente contrastante con il suo normale sviluppo, secondo appunto la teoria darwiniana evoluzionista, che rinnega la teoria creazionista.
    Quindi non posso dire, dove, come e quando, queste aspirazioni, che sono le aspirazioni della stragrande maggioranza dei figli di “Caino” diventeranno realtà.
    Ma so che lo diventeranno e mi auguro il più presto possibile, anche se mi rendo conto che siamo appena gli inizi di un millenario cammino, che rispetto alla formazione dell’Universo, possiamo definire come iniziato solo da “ieri”.
    Ciao
    Marcello

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