IL FUNERALE DEL CONDOM USATO

13 febbraio 2007 at 16:46 14 commenti

La mia amica Franca Banti, del Partito umanista milanese, mi ha inviato un’amena quanto interessante mail, che sottopongo all’attenzione dei lettori. 

Avrei una proposta per un’iniziativa sul “capolavoro” varato all’unanimità dal consiglio regionale della Lombardia (Tutti d’accordo, anche i consiglieri del centrosinistra ) in merito al funerale dell’embrione lombardo che stabilisce che tutti i feti morti in Lombardia, a causa di interruzione di gravidanza sia spontanea sia volontaria, abbiano diritto alla sepoltura, che sarà a carico della famiglia oppure della struttura sanitaria dove è avvenuta l’interruzione di gravidanza e le Asl avranno il compito di informare i familiari della possibilità di richiedere la celebrazione di un funerale e quindi la sepoltura in apposite aree cimiteriali.   

(da www.politbjuro.com)

Fa inorridire l’immaginazione perversa che sovrappone il corpo di un bambino a un grumo di cellule che per delibera regionale ha ottenuto un’anima e che, ordina il provvedimento, sarà buttato in una fossa comune come le vittime dei genocidi.  E’ davvero ipotizzabile che una donna chieda al medico cui si è rivolta (volontariamente) per abortire di consegnarle il feto per il funerale? Che la stessa donna prenda la cassetta (la provetta o che altro…) e si presenti davanti a un prete dicendo: questo è il mio “prodotto abortivo”, può benedirlo? Inoltre:  che cosa resta di un feto di meno di venti settimane? Niente, come hanno spiegato i medici interpellati. Poco o niente, perché sempre di “prodotto abortivo” si tratta. E’ terribile? Può darsi, ma è forse peggio pensare (anche solo per un secondo) che tutto finisca in una “fossa comune”. A meno che quella fossa comune non debba diventare un monumento alla memoria, un “monito” per le donne che si trovano davanti a un bivio. Qualcuno ci spieghi il senso di questa nuova legge che mette in difficoltà tutti: le donne che abortiscono, i medici non obiettori, le aziende ospedaliere che devono mettere in pratica la norma e, crediamo, la Chiesa (un funerale per il feto, una parola buona per la madre “colpevole”?).   La proposta è di portare all’estremo il processo alle intenzioni che si fa alla donna comprendendo anche l’uomo…  

IL FUNERALE DEL CONDOM USATO  Propongo un appuntamento davanti alla Regione in un giorno X per consegnare al sig. Formigoni una cassa carica carica di… preservativi usati (se proprio non riusciamo a produrne tanti naturalmente possiamo provvedere a riempirne un po’ di liquido similare…).  

Non si tratterà di humour inglese, questo è pacifico; ma di fronte alla prospettiva (o tentazione?) di scaricare addosso al pudibondo Formigoni una quintalata di condom gocciolanti temo di non resistere. D’altronde, come si dice, chi di “cazzate” (proprie) ferisce, di “cazzate” altrui (e usate) perisce. 😀 

Daniela Tuscano

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Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, parole, parole, parole..., Politica-Mente, strade umaniste.

NEL SANGUE SAN VALENTINO

14 commenti Add your own

  • 1. ernesto  |  14 febbraio 2007 alle 1:10

    io non abito a milano, ma per recapitare a formigoni un sacco di preservativi usati sarei disposto a partire anche dalla Papua-Nuova Guinea ehehehehehhhh… :)))))

    Rispondi
  • 2. iperio  |  14 febbraio 2007 alle 10:36

    mi unisco alla spedizione disposto a raccogliere financo quelli congelati degli esquimesi!

    Rispondi
  • 3. donatella  |  14 febbraio 2007 alle 10:39

    ma art.194 non deve essere segreto talmente segreto che ti fanno entrare alle 7 della mattina in ospedale come anonima..e poi ti buttano sun letto assieme altre 6 donne..senza una parola …ed entri in sala operatoria in fila come ad una visita qualsiasi…ed esci seduta su sedia rotelle tra i corridoi di ambulatori medici, quindi fra gente che ti guarda e ti osserva ( e leggi nei volti che cosa avrà fatto? cosa l’è successo.?..altri che lo sanno e sbisbigliano fra loro)… tu pensa come vive la 194 una donna….e quindi cosa vogliamo fare i funerali ( a un feto)..che per varie motivazioni una donna decide di togliersi dal suo ventre dal suo cuore da se stessa!!!
    basta dire cazzate…migliorare invece la degenza di queste Donne! Donatella

    Rispondi
  • 4. iperio  |  14 febbraio 2007 alle 10:40

    mi sono sempre chiesto se alle migliaia di feti e bambini morti raccolti nelle fosse in prossimità dei conventi degli ordini religiosi cattolici femminili sia stato mai dato un degno sepolcro cristiano, se siano stati battezzati prima di soffocarli e se secondo ruini e ratzinger essi siano in paradiso a suonare arpe e arciliuti, o se siano condannati a vagare per l’eternità nel limbo.
    ad ogni modo la regione Lombardia potrebbe cominciare a dare loro degna sepoltura, fornendo così cristaino esempio di umana pietà verso la vita umana…

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  14 febbraio 2007 alle 11:03

    Mi fate impazzire!… 😀 😀 😀 (In realtà ci sarebbe da invocare il Diluvio Universale… circoscritto però a certi individui. E senza arca – o con una bella coppia di tarli -. Ma lasciamo stare va’… 😡 ).

    Rispondi
  • 6. iperio  |  14 febbraio 2007 alle 11:39

    mi hai ispirato un post!

    Rispondi
  • 7. Marcello Marani  |  14 febbraio 2007 alle 20:00

    C’è un gustosissimo sonetto romagnolo del poeta maledetto Olindo Guerrini, in arte Lorenzo Stecchetti che scriveva:

    CUNFIDENZI

    “Quand ch’è balusa d’don Bonaventura
    L’imparè con Tugnazz ch’è sta cun lò
    Che la su serva l’era pregna dura
    Cun di dulur ch’ l’an in puteva piò.

    L’andè dall’Arzivescov in premura
    A rcmandesi par amor d’Gesò
    Che su Eccellenza e’ dess: “Gnente paura,
    Mo cuntemla ben totta a siv ste vò?

    Parchè ai ho sintì di che al cuntadeni
    in ca d’ i Paroch s’an sta ben attenti
    agli ingrevda anca lo com’ al ciateni…

    Dal mamani s’a n’ho tra ‘l mi clienti?
    A i’ho quela ch’al va dal Capuzeni
    Ch’agli um scriv ben spess ch’agli è cuntenti…”

    Trad. CONFIDENZE

    Quando quello stolto di don Bonaventura
    seppe da Tugnazz, (dispreg, di Antonio) ch abita con lui,
    che la sua serva era gravida in pieno
    con dolori che non ne poteva più,

    andò dall’Arcivescovo di corsa
    a raccomandarsi per amore di Gesù
    e sua Eccellenza disse: “Nessuna paura,
    ma raccontatemela ben tutta: siete stato voi?

    Perchè ho sentito dire che le contadini
    in casa dei Parroci se non stanno bene attente
    ingravidano anche loro come le bigotte…

    Se ho delle mammane tra le mie clienti?
    ho quella che va dalla Cappuccine
    che ben spèesso mi scrivono che sono contente.
    O. Guerrini.

    E’ un po’ laborioso ma ritengo che ne sia valsa la pena.

    Per concludere se poi pensiamo che a difensori della sacralità della famiglia e del matrimonio, ci siano il Caimano, Casini e Fini, che secondo le leggi canoniche dovrebbero essere condannati come fedigrafi, bigami e concubini che vivono more uxorio, mi stupisce tanta accondiscndenza nel merito sia del mons, Camillo come dei silenzi del Pastore Tedesco.

    E se per buon conto ci mettiamo anche la scomunica impartitaci dall’Uomo che ghigna, Caldreroli, viene spontaneo rispondere con Totò: “Ma ci facciano il piacere… ci facciano!”
    Cordialmente
    maranimarcel@tiscali.it
    PS stiamo completando l’impostazione di un mio sito ed appena pronto comunico l’indirizzo.

    Rispondi
  • 8. danielatuscano  |  14 febbraio 2007 alle 20:32

    C’incontreremo anche sul tuo sito, allora. Coppie di fatto: non sento l’urgenza improcrastinabile di parlarne (anzi), i problemi veri sono ben altri, ma ovviamente si dovrebbero affrontare tutti i temi. In ogni caso lo farò solo (e se) quando si tornerà a un confronto meno fegatoso e isterico (cioè mai), per adesso riporto con gran sapore ciò che ha scritto una ragazza in un altro sito. E’ davvero umiliante che la Chiesa ratzingeriana chieda una stampella a individui come quelli sotto menzionati; e ancor più umiliante è una Chiesa che nega i funerali a Welby per concederli solennemente a Pinochet e ai boss della Magliana.

    “Per Quanto attiene alla sostanza della cultura della famiglia:
    Gli eretici
    Prodi : Sposato rigorosamente in chiesa con la stessa moglie da una vita, cattolico praticante.

    Rutelli : Sposato con la stessa moglie da una vita ; due figli natutalie due adottati.

    Bertinotti : Sposato con la stessa donna da una vita.

    Mastella : Sposato in chiesa con la stessa donna da una vita, cattolico praticante.

    Fassino : sposato con la stessa donna da una vita .

    I paladini della famiglia:

    Fini : sposato in seconde nozze solo civilmente con moglie divorziata e truffaldina.
    Casini : divorziato e in unione di fatto e figli fuori dal matrimonio (Ruini insegna)
    Berlusconi Sposato solo civilmente in seconde nozze, non condivide il tetto coniugale fa il galletto settantenne, e si scusa in pubblico perchè siamo alla soglia delle elezioni amministrative ( e si sa c’è una facciata da difendere) ( questi si che sono i veri valori della chiesa)

    Come direbbe Max Giusti ‘Alias Scaramella’

    A CAZZARIIIIIII Very Happy Very Happy” 😉

    A questa categoria di orrori aggiungo la dott.ssa Pelino di Sulmona, deputata di Forza Italia e, come tale, strenua oppositrice della legge sulle coppie di fatto in nome della sacralità della Famiglia Naturale. Ma càpita anche che la dott.ssa Pelino sia la titolare della fabbrica di confetti più importante d’Italia. E nella vita, è noto, si deve pur campare, magari giustificando certi atti con una personalissima interpretazione del concetto di temporale e spirituale; pertanto la nostra industriale non ha alcuna difficoltà non solo a vendere confetti alle coppie “sconsacrate”, ma addirittura ha confezionato delle bomboniere speciali (color lillà) per quelle gay, che saranno pure peccatrici e scandalose ma portano tanti soldini e allora, perché non approfittarne? Pecunia non olet. E tutti i santi vanno in gloria. 😡

    Rispondi
  • 9. alessandro  |  14 febbraio 2007 alle 21:00

    Io cattolico ferito dalla Chiesa
    Roberto Carnero

    Da cattolico, sulla questione dei «Dico» e degli attacchi da parte della Chiesa Cattolica, mi vorrei rivolgere non tanto ai politici – invitandoli, come pure è doveroso, a resistere a questi attacchi – ma soprattutto ai cattolici stessi. Ora ci giunge un’altra notizia: l’annuncio, ieri, da parte del cardinal Ruini, che presto verrà pronunciata, in tema di unioni di fatto, «una parola meditata, una parola ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti».

    Quello che mi preoccupa maggiormente è l’espressione «impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa». Il che, tradotto, significherebbe «vincolante per i cattolici». E, magari, particolarmente vincolante per quei cattolici che siedono in Parlamento come deputati e senatori.

    Il che configurerebbe un’ingerenza davvero pericolosa non solo nelle coscienze, ma anche nella politica. Insomma, sembra che stia per arrivarci, tra capo e collo, un nuovo Sillabo (la condanna degli «errori» della modernità elencati da Pio IX nel 1864), che manda a carte e quarantotto l’idea di un cattolicesimo adulto (una Chiesa, come si è espressa il ministro Rosy Bindi nella bella intervista ad Andrea Carugati sull’Unità di domenica, «maestra di valori più che di comportamenti» ) e quel principio della libertà di coscienza più volte ribadito nei documenti del Concilio Vaticano II.

    In quanto credente, in questi giorni sono parecchio imbarazzato da una posizione, come quella del Vaticano, che mi sembra, a dir poco, anticristiana. Il fatto è che certi cattolici sembrano essersi dimenticati di essere, prima di tutto, cristiani. Il mio invito è dunque ai cattolici, ai molti sacerdoti e vescovi che, sui diritti delle coppie di fatto, non si riconoscono nella linea Ratzinger-Ruini (e so, per diretta conoscenza, che ce ne sono molti), a dire apertamente la loro, a correggere la posizione indifendibile delle gerarchie e a pronunciare delle parole di apertura di cui, in molti che siamo cattolici, stiamo avvertendo tristemente la mancanza.

    Purtroppo so che questo non sarà facile e che, a parte qualche
    vescovo emerito (come monsignor Bettazzi) e qualche prete di
    frontiera, difficilmente altri prenderanno la parola sulla
    questione, portando un punto di vista nuovo e diverso da quello
    dell’ufficialità . Il problema è che oggi nella Chiesa cattolica (e in quella italiana in particolare) è stato pressoché soffocato ogni dibattito interno. In questo senso sembrano davvero lontani anni luce i tempi del Concilio, quando la Chiesa conobbe una primavera di apertura al mondo contemporaneo ormai archiviata.

    Chi si pone fuori dal coro sugli argomenti considerati «sensibili» va incontro all’ostracismo e all’esclusione. Cioè, se si tratta di un pastore, rischia di perdere «il posto». E, ora, anche il «semplice» credente potrà incorrere nella scomunica.

    Ricordo quando una decina di anni fa la Lambeth Conference (il
    supremo organismo della Comunione anglicana), dopo lunghe
    discussioni, varò un documento sull’omosessualità in cui, alla fine, prevaleva il punto di vista tradizionale teso a negare la necessaria dignità a questa condizione. In quei giorni mi trovavo a Londra e la domenica successiva alla pubblicazione di quel testo, a St. Paul’s Cathedral (una delle chiese più importanti della capitale britannica), ascoltai un prete che dal pulpito dichiarava le proprie perplessità su quell’atto ufficiale della sua Chiesa, poiché – disse – «non si possono misconoscere le esperienze positive di amore e condivisione di molti nostri fratelli e sorelle omosessuali».
    Ebbene, quello che oggi manca tra noi cattolici è un analogo
    dibattito, franco e aperto, in cui ciascuno porti la sua voce, il suo punto di vista, per arricchire il confronto e per far sì che quanto diciamo come Chiesa sia, prima di tutto, conforme al Vangelo, più che allineato a certe battaglie astratte in difesa dello status quo. E per fare in modo che si comprenda come la Chiesa sia una comunità, in cui tutti hanno diritto di parola, e non un club per far parte del quale bisogna attenersi a un regolamento stabilito dalla direzione. Mi sia consentita un’altra memoria personale: nei miei anni inglesi, a stretto contatto con gli anglicani, mi resi conto di quanto lì la Chiesa fosse percepita da tutti come forza progressista. Viceversa da noi la Chiesa, quella cattolica, appare sempre più spesso istituzione reazionaria e conservatrice, in tutti i campi (vedi, ad esempio, i referendum sulla fecondazione assistita).

    Il Vangelo dell’accoglienza ci insegna, soprattutto, ad ascoltare i bisogni e le esigenze del nostro prossimo. Un disegno di legge come quello dei «Dico» va esattamente in questa direzione. L’Arcigay ci informa che molti dei suicidi tra gli adolescenti sono dovuti alla scoperta dell’omosessualità . Cambiare questa cultura della colpevolizzazione probabilmente significa salvare delle vite. Quanto alle presunte conseguenze di scardinamento della famiglia tradizionale mi viene da compiere alcune riflessioni. Uno strumento come quello dei «Dico» non va ad attaccare la famiglia tradizionale, ma ad aggiungersi ad essa. Credo che a rendere difficile il formare una famiglia, non sia certo – come temono i vescovi – la concorrenza di modelli alternativi, ma piuttosto la situazione di incertezza generata da un lavoro sempre più incerto e precario. Per non parlare della questione della casa, bene di per sé primario, ma ormai per molti sogno proibito. Credo che sia proprio questo l’impegno da mettere in atto a favore della famiglia: soluzioni concrete a problemi concreti, come gli stessi «Dico» tentano di fare. Molto più che combattere anacronistiche crociate di cui la maggior parte dei cattolici italiani non sente affatto il bisogno. Mi piacerebbe che questo diffuso dissenso trovasse il coraggio e i modi per emergere

    Pubblicato il: 13.02.07
    Fonte Unità

    Rispondi
  • 10. paolo prete  |  14 febbraio 2007 alle 21:40

    Vi segnalo l’editoriale di P. Sorge che fa una eccellente panoramica sulla politica italiana, specialmente contro le voglie di centro.

    Bartolomeo Sorge, S.I., “L’esordio del governo Prodi”, in Aggiornamenti sociali, 2 (2007), 89-94 il link è il seguente: http://www.aggiornamentisociali.it/0702editoriale.html
    Bartolomeo Sorge S.I., L’esordio del Governo Prodi [89-94]

    Paolo Farinella, prete

    sulle coppie di fatto: “…In particolare, nell’immediato, la questione forse più difficile è quella del riconoscimento legale delle unioni di fatto. Il problema è stato estrapolato dalla Legge finanziaria, perché l’inserimento in essa dei diritti successori delle unioni di fatto avrebbe portato in modo surrettizio a una prima loro legalizzazione. Ora, però, occorre disinnescare questa vera bomba a orologeria. L’unica via è rifarsi alla Costituzione, come indicato dal Programma di Governo 2006-2011. In esso non si parla di PACS (Patto civile di solidarietà), si prevede invece «il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto» (p. 72). Infatti, all’art. 29 la Costituzione ignora le unioni di fatto e riconosce solo la famiglia fondata sul matrimonio, perché – ha spiegato la Corte Costituzionale – essa è l’unica forma di «stabile istituzione sovraindividuale» (Sentenza n. 8/1996). D’altro lato, però, l’ignoranza delle unioni di fatto da parte della Carta repubblicana non esime lo Stato dal dovere – esso pure costituzionalmente garantito – di riconoscere e tutelare i diritti inalienabili di ogni cittadino «sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità» (art. 2). La Corte Suprema ha spiegato ancora che – senza intaccare minimamente la distinzione essenziale tra «famiglia fondata sul matrimonio» e altre «formazioni sociali» – tuttavia, «un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare, anche a sommaria indagine, costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche (art. 2 Cost.)» (Sentenza n. 237/1986). Dunque, non si può impedire che lo Stato – escludendo ogni equiparazione con la famiglia fondata sul matrimonio – riconosca i diritti inalienabili (e i rispettivi doveri) dei cittadini, anche quando convivono in unioni di fatto.
    In ogni caso, la Chiesa è tenuta a ribadire l’insegnamento cristiano sulla famiglia, anche nell’ipotesi che non venga ascoltata; e i cristiani difenderanno la famiglia fondata sul matrimonio, non solo usando tutti gli strumenti democratici di cui dispongono come cittadini, ma soprattutto
    testimoniandone il valore con la parola e con la vita e impegnandosi a ricuperare e a far crescere il consenso delle intelligenze e delle coscienze intorno all’unica vera comunità familiare”.

    Rispondi
  • 11. Marcello Marani  |  15 febbraio 2007 alle 6:30

    Parafrasando il titolo del film “Dove volano le aquile” possiamo dire “dove volano gli avvoltoi”, che sono appunto coloro, che fanno i difensori delle famigli altrui, non essendo stati capaci di conservare le proprie, come appunto postato sopra da Daniela
    Ed è doppiamente oltraggioso per uno come me che viene diffamato, calunniato ed additato come distruttore della famiglia, quando la mia famiglia è stata spezzata dal destino, che da quasi nove anni mi ha reso vedovo di una moglie e compagna amatissima, con la quale condividevo tutto, in un clima di amore, fedeltà, lealtà, rispetto e solidarietè, che erano alla base della nostra vita comune e dell’educazione dei nostri figli.
    Ma su questo, tanto il Pastore Tedesco che il Mons. Camillo sorvolano e scagliano anatemi, dimentichi che il loro Cristo ha comandato: “Non giudicate, per non essere giudicati” oltre all’amore ed al perdono pe il loro prossimo.
    Quindi da agnostico e miscredente, che non me ne fregherebbe niente se pure rimanendo all’interno della propria sfera di competenza, nominassero papa un somaro e presidente della Cei un cammello liberi di fare a caso loro tutte le operazioni che voglio ed intimare ai propri adepti tutte le privazioni o la concessioni di loro gusto, senza invadere il campo dello Stato, dico che se ci sono degli apostati sono proprio Paparazzo e quella Ruina di Ruini.
    Infatti mnentre sono sempre pronti a fulminare scomuniche ai poveri cristi, non hanno mai neppure accennato al fatto che il Caimano, a chi si chiama con un sinonimo dei Bordelli, a Fini, Calderoli e tutti i talebani della Sharia evangelica, che secondo la legge canonica vivono tutti “more uxorio” e sono dei pubblici fedigrafi e peccatori.
    Su questo neppure una timida tirata d’orecchie.
    Ma ci pensate che poi adesso di Papi ne abbiamo addirituurura due condsiderando che l’Uomo che Ghigna, Calderoli, anticipando e spiazzando tutti, ci ha gia colpito di scomunica, lanciandoci l’anatema che non mi semgbra abbia niente di diverso dalla FATWA degli islamici.
    E chiamano talebati ed integralisti gli altri.
    Ma si guardassero allo specchio!
    Ma il problema è che i parlamentari, che si dovessero sentire in contraddizione con i loro convincimenti, dato che hanno giurato fedeltà e rispetto non delle leggi canoniche, ma della Costituzione, di fronte a leceranti conflitti, possono adottare il sistema, o di attenersi al giuramento costituzionale, oppure possono sempre dimettersi.
    Ma non possono rivestire il ruolo di Arlecchino, servo di due padroni, perchè si sta o con Dio, la Chiesa, o con Mammona, Lo Stato, ma mai con entrambi.
    Invece è troppo comodo gozzovigliare all’osteria coi ghiottoni, godendo dei privilegi dei politici, e poi predicare per gli altri,sofferenze, privazioni e patimenti, per raggiungere il Paradiso, unica cosa che dicono di essere disposti a spartire con gli altri.

    Ma che se lo tengano per se, dato che come Comunista gradirei più concrete eguaglianze e spartizioni terrene, piuttosto che improbabili future gioie e giustizie nel Paradiso.

    ciao a tutti
    marcello

    Rispondi
  • 12. alessandro  |  15 febbraio 2007 alle 6:43

    “Noi Siamo Chiesa”
    Via N. Benino 3 00122 Roma
    Via Bagutta 12 20121 Milano
    tel.+39-022664753
    email vi.bel@iol.it
    http://www.we-are-church.org/it
    Comunicato
    stampa

    L’adesione di “Noi Siamo Chiesa” all’Appello di Giuseppe Alberigo alla
    CEI sul problema delle coppie di fatto

    Il movimento “Noi Siamo Chiesa” ha aderito all’Appello diffuso dal Prof. Giuseppe Alberigo, il cui testo è qui integralmente riportato

    “La chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti, sta subendo un’immeritata involuzione.

    L’annunciato intervento della Presidenza della Conferenza Episcopale, che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui “diritti delle convivenze” é di inaudita gravità.

    Con un atto di questa natura l’Italia ricadrebbe nella deprecata
    condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino.
    Condizione insorta dopo l’unificazione del Paese e il “non expedit” della S.Sede e superata definitivamente solo con gli accordi concordatari.

    Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia.

    Si può pensare che il progetto di legge in discussione non sia
    ottimale, ma è anche indispensabile distinguere tra ciò che per i credenti é obbligo, non solo di coscienza ma anche canonico, e quanto deve essere regolato dallo stato laico per tutti i cittadini.

    Invitiamo la Conferenza Episcopale a equilibrare le sue prese di
    posizione e i parlamentari cattolici a restare fedeli al loro obbligo costituzionale di legislatori per tutti.

    Giuseppe Alberigo

    Bologna, 13 febbraio 2007”

    Roma 14 febbraio 2007

    Rispondi
  • 13. danielebausi  |  15 febbraio 2007 alle 12:55

    Se posso spedirli per posta, sarei felice di cointribuire alla causa. Si può fareeeeeeeeeee???????????????????

    Rispondi
  • 14. pibua  |  16 febbraio 2007 alle 16:56

    Incredibile! Un funerale ad un prodotto abortivo??!!
    Il funerale del condom usato è il minimo che si merita Formigoni!

    Rispondi

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