VICENZA, COME VOLEVASI DIMOSTRARE

18 febbraio 2007 at 13:05 16 commenti

E’ andata esattamente come si prevedeva: un grande corteo (notevole, e forse maggioritaria, la presenza femminile) di pace, forza e allegria. Slogan desueti? Può darsi, ma a noi non pare. Erano comunque, sono e saranno, gli slogan del Movimento Umanista, e mai come in questo momento storico risultano attuali. Altro che desuetudine.

Tutto come previsto, ho scritto. Ma previsto da chi? Dai nostri politici? Dai nostri intellettuali? …Beh, non proprio. Al contrario. A sentire i loro comunicati, a leggere i loro giornali, a seguire le loro televisioni, a Vicenza c’era da temere come minimo la terza guerra mondiale. Adesso è sbucato persino il nostro “Amato” Topolino per spiegarci che, se non è successo nulla, il merito è suo. Cioè, per capire: è merito suo di un’analisi socio-politica del tutto sballata, e di conseguenza è merito suo se tutto è filato liscio. Chiaro, no? Ci è pure capitato di leggere su un giornale “progressista” le accomodanti parole di un generale americano, in versione zuccherino, che se non lo vedevi addobbato di mostrine sembrava un hippy post-litteram: giusto manifestare, siamo in una democrazia, la guerra in Iraq? Oddio, io l’ho sempre considerata sbagliata, ecco. Però la colpa non è mica di tutti gli americani.

Allora viene da pensare, ancora una volta, che gli scemi siamo noi. Che siamo analfabeti. O che l’italiano è diventato una semplice espressione grafica: si scrive una cosa ma se ne ha in mente un’altra. Succedeva così nel Seicento, succede così in quest’epoca di novella Controriforma.

Avessimo infatti capito che non ce l’avevano con noi, né col movimento per la pace in blocco. Che sì, in pratica hanno scritto che fiancheggiava i terroristi, che stava creando un clima di tensione come si evinceva dalla violenza negli stadi avvenuta poche settimane prima (già, secondo la spericolata fantasia di taluni alla testa dei criminali assassini di poliziotti non c’erano balordi senz’arte né parte, e di simpatie semmai destrorse, ma i loro veri ispiratori erano i pacifisti: afferrata l’antifona?). Hanno scritto e detto questo e molto altro, hanno blindato la città, Grilli e MaScalzoni prevedevano scenari da seconda Intifada, e com’erano seri, e come parlavano gravi e compunti: e noi, idioti e permalosi, ci siamo cascati! Macché, ma ci volevano bene, le loro parole erano quelle, ma stavano solo scherzando. E non si può nemmeno più scherzare?

 

Ma, via! Non scherza forse un presidente del Consiglio che loda le manifestazioni di piazza, e al tempo stesso ci fa sapere che non cambierà un tubo, e che questa base s’ha da allargare? Come sketch è divertente e raffinato; non possiamo negarlo. Colpa di noi illetterati plebei, per i quali “pace” significa “pace” e nient’altro. Ma i nostri mattacchioni stanno su ben altro livello verbale. Difatti, se per loro i pacifisti sono terroristi, le azioni militari in Iraq e Afghanistan sono “missioni di pace”. Lo si deduce, oltre che dai brillanti risultati ottenuti (solo ieri 66 morti fra cui molti bambini, ma iracheni: chi se ne frega?), dai fantasiosi nomi conferiti a tali missioni: Vendetta infinita era, in effetti, un po’ troppo scoperto; non c’era gusto, si capiva subito, e allora addio divertimento. Meglio, molto meglio Libertà duratura, poi Giustizia sempiterna, domani, chissà?, Benessere incommensurabile.  Il gioco, ammettiamolo, vale la candela. Parimenti scherza, non può che scherzare, un noto politico che un giorno sì e l’altro pure tuona contro le unioni di fatto. Altrimenti, le sue esternazioni sarebbero inspiegabili. Chi prenderebbe sul serio uno con un nome da postribolo, divorziato e convivente, che pretende di insegnare ad altri il vero amore, benedetto e santificato dalla Chiesa?

 
 
 
 
 

Insomma, siamo un Paese di ridanciani e cretini noi se non ce ne rendiamo conto.  Forse perché l’anti-americanismo, diventato un peccato persino più imperdonabile della convivenza (e ci vuol tutta), ci ottenebra la mente. E poco importa si obietti che l’anti-americanismo non c’entra un piffero, che nessuno di noi si sogna di contestare una democrazia i cui valori molti hanno apprezzato e la cui dirigenza oggi semmai rimproverano, proprio perché ha tradito quei valori; d’altro canto, per quanto concerne gli umanisti, la cosa sarebbe doppiamente assurda, visto che Silo, fondatore del movimento, è egli stesso americano. Certo, perché gli americani non sono solo gli statunitensi, ma anche gli argentini, i brasiliani, gli ecuadoregni ecc.

Macché. Ci hanno accusato pure di questo, e meno male che i roghi non vanno più di moda altrimenti per noi sarebbe finita male.

Ma forse, anche in questo caso, scherzavano.

Ci attraversa solo un sospetto, ma chiediamo venia in anticipo, a motivo della nostra ottusità e della nostra proverbiale mancanza di umorismo: che si confonda la voglia di scherzare col senso del ridicolo. Nella remota ipotesi, infatti, che i nostri politici-esperti-generali-moralisti ecc. abbiano parlato sul serio, bisognerebbe come minimo consigliar loro di cambiar mestiere; e di dedicarsi a qualche lavoro socialmente utile, che so, i netturbini o i muratori, di cui oggi si avverte gran bisogno, liberando dall’incombenza i numerosissimi laureati, immigrati e no, costretti a un lavoro “sporco” o a rischiare di volar giù da qualche impalcatura visto che i posti a loro spettanti sono occupati da incompetenti notori.

Ma le cose stanno senz’altro diversamente. Stavano solo scherzando. E’ confortante sapersi in così buone mani. Ci vuole proprio una bella, larga, confortante risata.

“IO C’ERO”: PARLANO I PROTAGONISTI

Tra i partecipanti al corteo di Vicenza c’erano anche loro, il mio amico Cristiano, del Gruppo Emmanuele, che abita nella città del Palladio da molti anni; e l’altro mio amico Alberto, del Movimento Umanista, che a Vicenza è andato partendo dalla sua Milano. Li abbiamo intervistati.

– Cristiano, come si è svolta la manifestazione?

In maniera serena, pacifica e molto composta. C’era odore di vino e di marijuana.

– Ci sei andato di tua sponte o con qualche gruppo organizzato?

Sono andato per mia volontà, ma mi sono trovato all’ultimo momento assieme ad altri 3 miei amici del gruppo del teatro da me frequentato.

– Perché volevi esserci?

Volevo dimostrare che non sono d’accordo sul fatto di costruire od ampliare basi militari, a maggior ragione in questo caso così pericolosamente attaccate alla città. Una minaccia per la popolazione civile e anche per i beni artistici (Vicenza è molto bella).

 
 
 
 
 

– Si è parlato di una città blindata…

La città era ben protetta. Mentre mi recavo al punto di ritrovo ho visto o attraversato alcuni gruppi di militari (carabinieri, guardia di finanza , etc) che erano a presidiare alcuni punti strategici, pronti ad intervenire in caso di disordini. Non ho però respirato una tensione insopportabile. C’era un alto livello di attenzione (anche dall’alto alcuni elicotteri continuavano a monitorare la situazione), le misure prese (tra cui quella di chiudere le scuole e gli esercizi commerciali) sicuramente hanno contribuito a mantenere più sotto controllo la situazione.

– Come motivi le paure irrazionali manifestate da politici e mass-media nei giorni immediatamente precedenti il corteo? A parer tuo c’è l’intento di diffamare il movimento per la pace?

Credo che le paure fossero solo in parte irrazionali. Qualche anno fa abbiamo assistito anche noi ai terribili fatti di Genova e, non più tardi di una settimana fa, abbiamo purtroppo visto come assembramenti di persone comuni (tifosi in quel caso) possono attirare e nascondere dei violenti imbecilli. Il dissenso non fa piacere a nessuno, ma non penso che ci sia qualche macchinazione per gettare del fango sui pacifisti.

– Sai descrivere la “fisionomia” dei partecipanti? Tra essi si trovavano, per esempio, gruppi cattolici?

Purtroppo non ho visto tutto il corteo. Sono rimasto per lo più nella metà di fondo, composta da molti gruppi politicizzati o comunque di sinistra (varie associazioni sindacali, gruppi comunisti, comunisti anarchici…) provenienti da tutt’Italia (molto forte la partecipazione dal Salento e dalla Toscana). So che gli scout di Vicenza hanno marciato in corteo.

– E riguardo agli infiltrati, ai facinorosi, ai violenti?

Non so se ci fossero molti infiltrati violenti. Ho solo visto lo striscione di quelli che chiedevano la liberazione degli arrestati a Padova e Milano (subito allontanati). Con mia sorpresa e gioia, invece, ho visto alcuni Americani che si sono uniti alla protesta. Condivido quello che hanno detto: il corteo non era anti-popolo-americano ma anti-politica-americana di Bush. Il distinguo quindi è d’obbligo. Credo che alle volte si giochi troppo con le parole e semplificando si mettano i presupposti per le generalizzazioni ottuse. Mi piacerebbe sapere realmente quanti sono negli USA le persone che la pensano così (anti Bush). Per questi ho stima, per gli altri dico : “Poveri noi!”.

– Ed eccomi a te, Alberto. Cominciamo da una polemica terminologica. Hai sempre affermato che la definizione “no global”, affibbiata in genere a tutto il movimento per la pace e quindi anche agli umanisti, ti ha sempre infastidito…

Sì, mi infastidisce, perché è scorretto. Noi umanisti, infatti, siamo per una vera globalizzazione: che riguardi cioè non solo le economie, come avviene ora, ma i diritti e le opportunita’ per le persone e per i paesi. Oggi assistiamo ad una globalizzazione delle economie dei paesi più ricchi (Europa, Nord America, Estremo Oriente) e a un’arretratezza mostruosa dei paesi piu’ poveri (ad esempio l’Africa). E questo non ci sta bene. Ma da qui a definirci no-global ce ne corre. E’ l’esatto contrario. Noi non siamo né nostalgici, né romantici utopisti.

– Il segretario della Uil, Angeletti, ha dichiarato che il terrorismo non è un problema del sindacato italiano ma della società italiana…

Anch’io penso che il problema terrorismo abbia radici nella
società. Il fatto che esistano “sindacalisti terroristi”
non e’ sinonimo di sindacato terrorista. Sarebbe come fare di un filo d’erba un fascio.

– Ritieni ci sia un clima di intimidazione e si cerchi di far passare per violento l’intero movimento pacifista?

Sì. Penso che il clima di intimidazione sia strumentale: serve per scoraggiare gli attivisti e chiunque voglia un cambiamento non violento, e per ridurre il numero di manifestanti.

– Credi anche tu che “antiamericano” equivalga oggi a un’infamia di cui ci si deve liberare?

Sì. La parola viene usata come insulto per intendere che si è contro gli americani (statunitensi) e la loro cultura. Invece gli
“antiamericani” la maggior parte sono persone che non condividono la linea di governo della leadership politico-economica statunitense.

– Si cerca di collegare in un clima di unica violenza fatti molto diversi tra loro, come il terrorismo e il teppismo criminale degli pseudo-tifosi di Catania, col pretesto che bisogna arginare le forze eversive. Sei d’accordo?

No. Secondo me sono violenze di natura diversa: la primo si ammanta di una forte componente ideologica, è organizzata e ha obiettivi politici, la seconda non ha nessuna di queste componenti. Comunque l’unico “antidoto” alla degenerazione del clima è la non-violenza attiva, che gli umanisti propugnano da sempre. In un prossimo incontro potremmo parlarne più diffusamente, ci stai?

– D’accordo!
 

Daniela Tuscano (nelle foto: umanisti in partenza per il corteo, Jan Tamas, i manifestanti a Vicenza e un’immagine allegorica sulla pace inviatami da Donatella Camatta. Vedi anche: L’intervento umanista, http://www.pumilano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=204&Itemid=1 , http://www.petition online.com/vicenza/ , http://www.partitoumanista.it/petizioni , https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/16/un-bel-gioco-dura-poco-per-scongiurare-lampliamento-della-base-usa-a-vicenza/)

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SAN VALENTINO MA DI QUALE INFORMAZIONE STIAMO PARLANDO? – Botta e risposta tra Daniela Tuscano e Massimo Del Papa

16 commenti Add your own

  • 1. ale.df  |  18 febbraio 2007 alle 20:18

    Ciao. Il buon Tommaso Carbone ha messo a disposizione le riprese del discorso di Tami, di sabato a Vicenza…al seguente link.

    Baci

    Ale

    http://win.casaumanista.it/video/vicenza.htm

    Rispondi
  • 2. cristiano  |  19 febbraio 2007 alle 8:07

    Il corteo è stato molto tranquillo e civile, tanta gente però
    che ha fatto sentire ugualmente la sua voce. Mi son rimasti molto impressi gli americani che hanno manifestato contro Bush e che hanno affermato (Bravi!) che il corteo non era contro l’America ma contro la politica di Bush…

    Rispondi
  • 3. donatella  |  19 febbraio 2007 alle 12:09

    Nonviolenza

    Non la guerra porra’ fine alle guerre, ma la pace.
    Non le armi porranno fine alle uccisioni, ma il disarmo.
    Non gli eserciti, ma la smilitarizzazione delle istituzioni, delle
    culture,
    dei territori, delle relazioni, dei saperi e delle pratiche, della vita
    quotidiana.
    Non la violenza, ma l’umana solidarieta’ che ogni persona umana
    raggiunga,
    riconosca, sostenga, salvi.
    Non la paura, ma la civile convivenza nel riconoscimento e nella
    valorizzazione della differenza di ciascuna persona e nell’inveramento
    dell’uguaglianza di diritti di tutte le persone, nella comune
    responsabilita’ reciproca e per l’unico mondo che e’ di tutte e tutti,
    di
    cui tutte e tutti partecipiamo.
    Non il potere che offende e sfrutta, ma la capacita’ che restituisce e
    dona,
    e reca ausilio, e conforto.
    Non la menzogna che opprime, ma la verita’ che libera.
    Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’.

    Rispondi
  • 4. donatella  |  19 febbraio 2007 alle 13:21

    Questo era quello che diceva l’ambasciata Usa prima della manifestazione

    L’ambasciata Usa ai cittadini: «sabato lontani da Vicenza»

    L’ambasciata degli Stati Uniti in Italia ha invitato i cittadini statunitensi a «evitare il centro della città di Vicenza e la base militare» in occasione della manifestazione indetta per sabato prossimo contro l’allargamento della base militare Usa. È quanto si legge in un messaggio diffuso ai cittadini statunitensi residenti in Italia e pubblicato sul sito dell’ambasciata americana a Roma già dallo scorso 8 febbraio.

    «L’ambasciata ha inviato a noi statunitensi in Italia una lettera di avvertimento di possibile pericolo per noi qualora volessimo andare a Vicenza il 17 febbraio per protestare, insieme ai cittadini italiani, contro la creazione di una mega base Usa», affermano alcune associazioni di cittadini americani (Statunitensi contro la guerra e Statunitensi per la pace e la giustizia), che lunedì pomeriggio si sono riunite davanti a Palazzo Strozzi, in occasione di un dibattito sui rapporti tra Italia e Stati Uniti al quale ha partecipato l’ambasciatore Ronald Spogli.

    I cittadini americani, circa una ventina, hanno riferito che nella lettera a loro destinata dall’ambasciata americana la manifestazione di sabato è definita come «anti-statunitense» e nella stessa si consiglia «a tutti» di stare lontano dalla città dal 16 al 18 febbraio, per evitare di diventare «bersagli di manifestanti anti Usa ». Le associazioni hanno poi distribuito una lettera aperta al loro ambasciatore nella quale si chiede«una fine alle ingerenze della nostra ambasciata nella vita politica dell’ Italia». Nella lettera si fa cenno alla lettera dei sei ambasciatori per invitare l’Italia a confermare il suo impegno militare in Afghanistan e si definisce «una seconda grave scorrettezza» la lettera che sarebbe stata inviata ai cittadini statunitensi in vista della manifestazione di Vicenza contro la base Usa.

    Rispondi
  • 5. laura  |  19 febbraio 2007 alle 20:40

    Daniela sei grande! Il tuo articolo mi ha fatto fare diverse risate: amare purtroppo, perché non è fantascienza ma è tutto vero. Siamo davvero la repubblica delle banane? vedendo la televisione in questi giorni (prospettive apocalittiche per una manifestazione per la PACE) penso proprio di sì.

    Rispondi
  • 6. giovanna  |  20 febbraio 2007 alle 10:28

    ciao a tutti, tra i vari partiti europei si sta preparando una campagna per un’Europa senza nucleare che Giorgio lancerà nella Conferenza sul disarmo che si terrà a Praga il 22 febbraio.

    molto presto ne saprete di più.

    giovanna

    Rispondi
  • 7. danilo  |  20 febbraio 2007 alle 16:35

    IL DISCORSO DI DARIO FO FACEVA RIFERIMENTO A QUESTO ARGOMENTO!!
    Ciao
    Dani

    TAVOLO DI LAVORO CONTRO GLI F-35

    Giù Le Armi
    PACE, DIFESA, LAVORO
    non hanno bisogno degli F35 a Cameri
    Apparteniamo al movimento che ha detto NO alla guerra in Iraq e chiede politiche attive di pace: “chi vuole la pace, prepara la pace”.
    Siamo fortemente contrari al progetto USA di 2.700 F35, cacciabombardieri d’attacco; all’acquisto italiano di 131 F35, alle ingenti spese militari sottratte a spese sociali e al coinvolgimento del territorio novarese.
    I caccia multiruolo Joint Strike Fighters, progettati da Lockheed Martin Corporation, sono bombardieri da guerra, trasportatori di bombe e potenziali trasportatori di testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno (totale da 20 a 30 miliardi di euro per l’ordinazione prevista: 131 velivoli). L’Italia è partner di 2° livello, con una dipendenza tecnologica e politica dagli Stati Uniti, con aggiunta negli anni di ulteriori spese per gli aggiornamenti del sistema: sarà interessata dalla produzione di alcune parti presso aziende sparse in Italia e all’eventuale assemblaggio a Cameri. Tutto ciò nel caso si concluda l’accordo con gli Stati Uniti, nazione padre del progetto;
    Si tratta di un progetto costosissimo (già versato un miliardo di euro per parteciparvi) e lungo, che allontana l’Italia da un quadro di riferimento europeo e la lega alle scelte e ai tempi del Pentagono. Inoltre stona vistosamente con le attuali esigenze di contenere la spesa pubblica anzi consuma somme pubbliche ingenti che si possono impegnare per obbiettivi sociali ambientali occupazionali civili. Un progetto che nasce a livello militare-industriale, un progetto al quale dicono NO altri paesi europei e altre forze politiche europee in Germania, Belgio, Gran Bretagna, Norvegia. In Olanda la Corte dei Conti mette in discussione la sostenibilità economica del progetto. Anche l’Italia può fare scelte diverse;
    da ultimo la questione morale: e questa riguarda ognuno di noi come persona e nella collettività. Aerei come gli F35 sono velivoli di attacco al suolo, trasportatori di bombe aria-terra, aria-aria e anche possibili testate nucleari. Abbiamo ancora davanti agli occhi gli effetti dei bombardamenti aerei israeliani in Libano ed il costo enorme in vittime civili e distruzioni. Il mestiere della guerra prevede di uccidere e di morire e l’Italia nella sua Costituzione ripudia la guerra. Vuol dire che deve investire altrove, non nella guerra, non per la morte, ma per giustizia sociale, diritto internazionale, cooperazione e solidarietà
    Chiediamo che le somme rese disponibili nella finanziaria 2007 per il Progetto F35 siano impegnate per:
    1.ricerche e progettazione finalizzate alla riconversione dell’industria bellica, come previsto dalla Legge nazionale 185 e da disegni di legge regionali presentati sia in Lombardia che in Piemonte 2.politiche di cooperazione internazionale (l’Italia è al penultimo posto nella graduatoria delle potenze internazionali per il rapporto PIL/aiuti allo sviluppo e quindi in vergognoso ritardo nel raggiungimento di uno degli Obiettivi ONU del Millennio)
    TAVOLO DI LAVORO CONTRO GLI F-35

    Finanziaria: ottima per i militari, gli F35 possono trasportare armi nucleari
    Fonte: Unimondo – 8 gennaio 2007

    La legge Finanziaria 2007 è positiva per l’industria militare: tra l’altro è stato costituito nel Ministero della Difesa un apposito Fondo per le esigenze di investimento per la difesa con uno stanziamento di 1.700 milioni di euro per il 2007 e per un totale di 4.450 milioni nel triennio 2007-2009. “Il Governo Prodi ha ceduto alla lobby delle armi ed ha autorizzato un rilevante programma di investimenti mostrandosi poco sensibile alle richieste di parte del suo elettorato e di decine di parlamentari della Maggioranza che hanno chiesto un drastico taglio delle spese militari per dirottarle verso quelle sociali” – commenta Luciano Bertozzi su Nigrizia.

    Come avevamo preannunciato su Unimondo è previsto anche il rifinanziamento di investimenti nel settore aerospaziale, elettronico e per la produzione del caccia Eurofighter, da realizzare in base ad una coproduzione fra aziende italiane, inglesi, tedesche e spagnole: per il biennio 2007-08 lo stanziamento è pari a 520 milioni di euro e di 310 milioni per gli anni successivi. Anche lo stanziamento per le navi FREMM, non è stato toccato, nonostante si tratti di circa 2 miliardi di euro, scaglionati fra il 2007 ed il 2010 compreso. A fronte a tutti questi soldi per le armi non c’è nessuno stanziamento per la riconversione produttiva dal militare al civile.

    Gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo sono elevati a circa 650 milioni per ciascuno degli anni 2007,2008 e 2009, misura peraltro insufficiente ed il Fondo per lo sminamento umanitario è stato di poco ridotto rispetto alla misura 2006 (circa 2,2 milioni di euro annui, dimezzato rispetto allo stanziamento di qualche anno fa). Allo stesso modo l’Esecutivo non ha tenuto fede agli impegni presi in sede di G-8 sul Fondo globale per la lotta all’Aids, alla TBC ed alla malaria.

    Intanto il ministro della Difesa Arturo Parisi ammette – in un’ intervista a Famiglia Cristiana – che i nuovi aerei caccia-multiruolo F35 (JSF) sono in grado di portare testate nucleari, anche se – ha notato – “non significa che le porteranno”. “Il fatto che possano portare testate nucleari – ha detto il Ministro – non significa che le porteranno. Non sarà l’arma a guidare il nostro braccio, né il braccio a guidare le nostre intenzioni. Un coltello, una pistola, un caccia…, quello che conta è il disegno che li guida. E il nostro è scritto, come ho detto, nell’articolo 11 della Costituzione: le armi a nostra disposizione saranno usate soltanto per difenderci e per impedire la violenza ingiusta, utilizzando la forza, e solo la forza necessaria, a contrastare l’attacco”.

    Insomma un’implicita ammissione che il programma del nuovo caccia F35 (JFS) al quale sta partecipando anche l’Italia è in grado di trasportare testate nucleari. Il progetto prevede l’assemblaggio degli F35 all’aeroporto militare di Cameri (Novara) e sul territorio ci si sta mobilitando per tentare di far cambiare orientamento non soltanto alle amministrazioni locali ma soprattutto al Governo. “I caccia Joint Strike Fighters – scrive il tavolo di lavoro – sono bombardieri da guerra aerea, trasportatori di bombe e potenziali trasportatori di testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!”.

    Rispondi
  • 8. d. renato sacco  |  20 febbraio 2007 alle 17:02

    Lettera ‘aperta’ a Madre A.M. Canopi, dell’Abbazia Benedettina

    Mater Ecclesiae, Isola S. Giulio, Orta (Novara)

    Reverenda Madre Anna Maria Canopi,

    le chiedo innanzitutto scusa se questa mia lettera dovesse risultare un’intrusione indebita nella vita della sua Comunità sull’Isola che ogni mattina ho modo di ammirare dai luoghi splendidi in cui vivo, anzi.. viviamo.

    Suonerà certamente strano a molti una lettera ‘aperta’ a chi vive in ‘clausura’.

    Il motivo è che in queste settimane, in diverse occasioni, ho ascoltato persone che, in modo più o meno esplicito, hanno fatto riferimento alle monache come uniche persone che possono vivere il Vangelo. Sì, perchè, veniva detto che certamente il Vangelo è importante ma.. come si fa a prenderlo sul serio, bisogna essere realisti, pragmatici e fare i conti con la realtà. E così anche la pagina del Vangelo di Luca che leggiamo domenica 18 febbraio “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono..” sembra essere destinata solo a voi. E in tempi in cui la violenza in ogni settore della vita sembra debordare, rischiamo di non cogliere il grande richiamo alla nonviolenza evangelica.

    Certamente avrà sentito che quest’anno sono aumentate in Italia le spese militari e che è stato firmato, lo scorso 7 febbraio, un accordo per assemblare qui vicino a noi, a Cameri, nuovi aerei caccia Joint Strike Fighter F35. Sono bombardieri da guerra, predisposti per essere equipaggiati con testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani dai 20 a 30 miliardi di euro. Ma, come molti hanno detto, portano posti di lavoro, è un’opportunità unica da cogliere al volo, se non li facciamo noi li faranno altri… e così via. La scelta etica è passata in secondo piano e, in questo caso, ciò che è lecito diventa anche etico. Il Vangelo viene affidato a Voi, in clausura.

    E anche al Magistero della Chiesa, con arguzie cavillose, si fa dire tutto e il contrario di tutto, non cogliendone lo spirito di fondo che si può riassumere nella frase di Benedetto XV che, in riferimento alla prima grande guerra, ebbe a dire: “questa guerra un’inutile strage” o di Giovanni XXIII° che, nella Pacem in Terris, afferma che ritenere che le guerre possano portare alla pace “alienum est a ratione”, cioè è roba da matti. E come dimenticare Giovanni Paolo II, (qualcuno dice.. molto applaudito e poco ascoltato), che parlava della guerra come ‘avventura senza ritorno’?

    Se si perde il riferimento all’uomo, si mettono al primo posto gli interessi, gli affari… magari con la scusa dei posti di lavoro. Non per niente il nostro modello di difesa mira a difendere ‘interessi nazionali ovunque minacciati o compromessi’ Quindi non la difesa come solitamente si intende, e infatti questi aerei (quasi 100 milioni di Euro l’uno) non possono essere certo considerati da difesa, anzi. Sono addirittura predisposti per trasportare testate nucleari! Forse questa è difesa o rispetto dell’uomo? Le armi nucleari sono un male solo se in possesso di Iran o Corea? Non è questa una violenza da condannare senza mezzi termini, come il terrorismo e ogni altra forma di violenza?

    Ecco perchè, reverenda Madre, chiedo a lei e alla sua comunità una preghiera perchè lo Spirito ci aiuti a riflettere, a fermarci tutti un po’ di più e a chiederci il senso di tante scelte, quale futuro vogliamo costruire, quale società, quale mondo… perchè davvero si possa ancora proclamare oggi che, come ci ricordava l’amato vescovo, padre Aldo Del Monte, ‘la gloria di Dio è l’uomo vivente’.

    Sì, fermarci a riflettere e a meditare, magari aiutati anche dal vostro cantare le lodi al Signore a tutte le ore del giorno e della notte, e riscoprire anche qualche breve frase latina che ci aiuti a vivere, come appunto ‘ora et labora’. Oggi, invece, sembra che la riscoperta del latino porti in tutt’altra direzione: ‘si vis pacem para bellum’ (se vuoi la pace prepara la guerra), oppure ‘mors tua, vita mea’ che non ha bisogno di traduzione.

    Ma è ancora possibile pensare ad un mondo diverso, parlare di rapporti umani, dialogo, ascolto, nonviolenza, giustizia, serenità, speranza…? Oppure come credenti dobbiamo ridurci ad essere, sono parole di don Tonino Bello, “prigionieri del calcolo, vestali del buon senso, guardiani della prudenza, sacerdoti dell’equilibrio” ?

    Aiutateci, per usare le parole di Bonhoeffer, ad “osare la pace per fede!”

    A mettere al centro il Vangelo che San Giulio per primo annunciò in questa terra, e a prendere le distanze dalle tentazioni di questo mondo: ‘Dio o mammona’ e rimettere al centro l’uomo, chi è ultimo, chi è più povero. Se riuscissimo a fermarci, sicuramente avremmo non solo orecchi più aperti ma anche il cuore aperto per ascoltare il grido di chi oggi vive la tragedia della guerra, della violenza, dell’ingiustizia.

    Quante lettere abbiamo ricevuto in questi giorni, in solidarietà al documento dei Vescovi Charrier e Valentinetti sugli F35 e sulla corsa agli armamenti, ma non sono state prese molto in considerazione, forse perchè non ritenute voci autorevoli; in effetti sono accanto ai poveri e alle vittime della guerra e non siedono nella stanza dei bottoni.

    Penso a quanto scrive l’amico vescovo di Kirkuk in Iraq, mons. Luis Sako: “..gente del Primo Mondo, gente istruita e saggia, gente nobile che costruisce armi, aerei e altri strumenti di morte: questa è una cosa vergognosa! Una cosa inammissibile. Basta armi! Basta distruzioni e gente che muore ogni giorno! La vita è bella! il mondo è bello bisogna rispettarlo e renderlo più bello ! Pensate in una maniera più positiva e costruttiva. A causa delle armi fabbricate da voi e con vostri soldi, in Iraq ogni giorno ci sono circa 100 morti, molti feriti, e un migliaio di profughi…

    Lo stesso accade adesso in Somalia, Palestina, Libano e in altri paesi. Il nostro paese è diviso e la popolazione che è rimasta vive nella paura! Queste armi sono solo fuoco e sono brutte come i loro fabbricatori. Con questi soldi potete costruire terre nuove e formare gente nuova e aiutare positivamente alla crescita della vita! Cosi sarete beati costruttori della pace e di una società migliore, invece di fare con queste armi una offesa a Dio e all’umanità intera. E’ una colpa capitale.”

    Penso che chi da anni vive sotto le bombe abbia più titolo a parlare che non l’amministratore delegato di Alenia o di Finmeccanica. Certo, dipende dai punti di vista.

    E ricordo anche quanto scriveva nel 2003 l’altro amico vescovo ausiliare di Sarajevo, mons. Pero Sudar: “La guerra nella mia Patria e le sue tragiche conseguenze mi hanno costretto ad immaginare il corso della storia senza le guerre, con cui si intendeva combattere le ingiustizie ed abbattere i sistemi ingiusti. Riconosco di essere stato convinto anch’io che l’uso della violenza sia utile e necessario quando si tratta della libertà dei popoli. Dopo aver visto e vissuto da vicino che cosa vuol dire la guerra di oggi, non la penso più così. Sono profondamente convinto, e lo potrei provare, che l’uso della violenza ha portato sempre un peggioramento.… tutto questo obbliga la Chiesa a farsi segno di contraddizione e ad unire la sua voce a tutte quelle che gridano la pace anche nelle condizioni che, a prima vista, postulerebbero la guerra… Oggi l’unica scelta della Chiesa è la nonviolenza, perché questa è l’unica strada, magari lunga e sofferente, alla pace che viene garantita dalla giustizia.”

    Nel 1999 sono stato a Belgrado, poco dopo Pasqua, durante i bombardamenti sulla città, ad opera anche dei nostri aerei, e mi aveva colpito una grande scritta, provocatoria, che campeggiava sulla piazza: ‘Loro credono nelle bombe, noi crediamo in Dio’.

    Tra pochi giorni inizia la Quaresima: ricevendo la cenere sul capo ci verrà detto ‘convertiti e credi al Vangelo’

    Siamo certi che la preghiera della vostra Comunità Benedettina ci accompagna in questo faticoso cammino di conversione dei cuori e di ri-conversione delle ‘strutture di peccato’.

    Così potremo anche noi stupirci come le donne quel mattino…. all’annuncio della Pasqua e scoprire davvero con occhi nuovi le grandi cose che il Signore ha fatto per noi… Lui, il Principe della Pace.

    Grazie delle vostre preghiere e buona Quaresima, ‘quaranta giorni per sperimentare la follia dell’amore di Dio.’

    Cesara, 16 febbraio 2007

    d. Renato Sacco, parroco

    membro di Pax Christi e della Commissione diocesana Giustizia e Pace

    via alla Chiesa, 20 – 28891 Cesara – Vb 0323-827120 drenato@tin.it

    Rispondi
  • 10. donatella  |  21 febbraio 2007 alle 8:44

    Tutti in piazza per una grande fiaccolata in nome della pace nel mondo il 17 marzo 2007

    All’interno della Campagna Mondiale per la Pace e il Disarmo Nucleare lanciata lo scorso mese di ottobre, stiamo organizzando dei pullman per partecipare alla creazione del più grande Simbolo della Pace Umano mai realizzato al mondo; l’evento si terrà il 17 marzo 2007 a Roma in contemporanea alle seguenti città del mondo:

    Kasoa (Ghana), Conakry (Guinea), Nairobi (Kenya), Thies, Ziguinchor (Sénégal), Mumbai (India), Kitchener-Waterloo, Orilla, Toronto (Canada), New York (USA), London (UK), Bruxelles (Belgique), Prague (Czech Republic), Helsinki (Finland), Longwy, Paris (Eifel tower – Champ de Mars), Marseille (France), Athén, Thessaloniki (Greece), Amszterdam, Deventer(nederlands ), Budapest , Eger, Selyp (Hungary), Berlin (Germany), Moszkva, Vladivostok (Russia), Lisbon, Oporto (Portugal), Madrid (Spain), Zürich (Switzerland) , Ljubljana (Slovenia), Bogotá (Colombia), Guadalajara (Mexico)

    Da Milano stiamo organizzando dei pullman per facilitare la partecipazione.
    Info e prenotazioni: lasvolta@hotmail.com – 347 14.98343
    http://www.simbolodellapace.net/

    Infine stiamo lanciando una campagna per un’Italia libera dalle armi nucleari, con una petizione che chiede al governo di restituire le armi presenti nelle basi Nato. Abbiamo verificato che gli stati che fanno parte della Nato possono decidere autonomamente di non accettare queste armi ed hanno il potere di richiederne la rimozione; Canada, Grecia, Danimarca e Islanda hanno rimosso gli ordigni nucleari USA-NATO dal loro territorio, pur continuando a far parte della Nato.
    L’uscita dalla Nato resta nelle nostre proposte, ma vogliamo rendere evidente la malafede di chi utilizza sempre il rispetto dei nostri impegni internazionali per bloccare qualsiasi tentativo di opporsi alle pretese degli Stati Uniti.
    Vi allego l’appello; la petizione si puo’ firmare online sul sito

    http://www.partitoumanista.it/petizioni

    Rispondi
  • 11. tiziano  |  21 febbraio 2007 alle 16:38

    Domenica scorsa si è svolta a Vicenza la riunione del Coordinamento “Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico”. Ne è emersa l’idea di presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per dichiarare l’Italia “zona libera da armi nucleari” sulla scia di analoghe leggi vigenti in Nuova Zelanda ed Austria. Vedremo nelle prossime settimane se intorno a questa idea riusciremo a raccogliere un significativo comitato promotore. I primi segnali di interesse sono incoraggianti, ma imbarcarsi in un’impresa del genere richiede il coinvolgimento di uno schieramento molto ampio…

    Rispondi
  • 12. alfonso navarra  |  21 febbraio 2007 alle 18:10

    Comunicato Stampa

    Governo battuto sulla linea militarista: ora speriamo in piu’ spazio per scelte di pace

    Se la sono cercata. Il governo paga l’alleanza con la destra sulla politica militarista: e’ stato battuto al Senato sulla politica estera.
    La sinistra non puo’ disprezzare impunemente Costituzione e volonta’ popolare di pace. La sola manifestazione del 17 febbraio superava di 5 volte lo scarto con il quale l’Unione ha vinto le elezioni sulla Casa delle Liberta’.
    Massimo D’Alema aveva parlato e, chiudendo gli occhi davanti alla realta’ della guerra unica e globale in Medio Oriente, che si accinge ad ingoiare anche l’Iran (vedi, ad esempio, le recentissime rivelazioni della BBC), aveva spiattellato ai senatori la ripetizione astratta e surreale di principi costituzionali puntualmente contraddetti dalle scelte pratiche.
    Bertinotti era disposto a sacrificare qualsiasi cosa
    all'”autosufficienza della maggioranza”. Che avrebbe dovuto sostenersi per un voto al senato!
    Ora si riaprono i giochi politici. Non si illuda la destra di potere arrivare a nuova alleanza con gli Stati Uniti per portare morte e distruzione in giro per il mondo. La mobilitazione del
    movimento pacifista non glielo permettera’.
    La nostra speranza e’ che il nuovo quadro che si andra’ a costituire possa rappresentare meglio la volonta’ maggioritaria degli italiani che, per ammissione degli stessi grandi media, vuole via le truppe da Kabul e da tutti i teatri di guerra.
    Non era accettabile che le scelte di pace, in nome della
    pace, pesassero zero voti nei dibattiti parlamentari.
    Vogliamo deputati che siano conseguenti con le idee proclamate e sappiano dire dei si che significano si e dei no che significano no.
    Oggi e’ il momento di alcuni no chiari: no alla guerra globale di Bush e alla sua estensione all’Iran, no all’aumento delle spese militari, no alle bombe atomiche in Italia, no alla base di Vicenza, no ai bombardieri JSF…
    Per i si’ dell’alternativa nonviolenta il lavoro e’ piu’ di lunga lena ed e’ bene non farsi illusioni in proposito.

    Alfonso Navarra – Lega per il Disarmo Unilaterale
    Francesco Lo cascio – Associazione Nonviolenta Ecumenica Riconciliazione.It
    Massimo Aliprandini – Lega Obiettori di Coscienza

    Info: alfonsonavarra@virgilio.it cell. 349-5211837

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200702articoli/18304girata.asp

    21/2/2007 (7:49) – OGGI SCADE L’ULTIMATUM
    Iran, pronto il piano di attacco Usa

    La Bbc: bombardamenti sulle centrali
    PAOLO MASTROLILLI
    NEW YORK
    I raid americani contro l’Iran comincerebbero prendendo di mira gli impianti nucleari di Natanz, Isfahan, Arak e Bushehr. Poi però si allargherebbero a tutte le infrastrutture militari, come le basi aeree, navali e missilistiche, e i centri di comando e controllo. I bombardieri invisibili B2 scaricherebbero i loro ordigni “bunker-busting”, per distruggere anche gli edifici più protetti tipo il sito di Natanz, che si trova a 25 metri di profondità sotto la terra. I “grilletti” per scatenare i raid potrebbero essere due: la conferma che Teheran sta costruendo armi atomiche, e gravi attentati contro le truppe americane in Iraq, riconducibili alla responsabilità della Repubblica Islamica.

    Questa, secondo la tv britannica Bbc, è l’ultima versione dei piani di attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, pubblicati proprio alla vigilia del ritorno della crisi nucleare sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il portavoce del Pentagono Bryan Whitman ha subito liquidato la notizia come «ridicola», ma in realtà sarebbe sorprendente se i militari americani non avessero opzioni sempre pronte per quella zona del mondo. Infatti da diversi anni esistono almeno tre piani operativi, l’Oplan 1019, 1002 e 1004, che riguardano la regione. Nell’attuale clima di tensione è ovvio che il Pentagono aggiorni le proprie strategie, altrimenti non avrebbe avuto senso mandare la portaerei Stennis ad affiancare la Eisenhower nel Golfo Persico. Ciò che conta davvero, però, è il segnale politico lanciato da tutte queste indiscrezioni.

    Ieri il negoziatore nucleare iraniano, Larijani, ha incontrato a Vienna il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ElBaradei, per discutere la situazione. Il 23 dicembre scorso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva approvato sanzioni contro Teheran, dandole sessanta giorni di tempo per sospendere l’arricchimento dell’uranio e cominciare a trattare. L’ultimatum scade oggi e nelle prossime ore, non più tardi di venerdì, ElBaradei dovrà presentare un rapporto al Palazzo di Vetro sulle risposte della Repubblica Islamica. Se sarà negativo, come al momento pare inevitabile, al Consiglio comincerà il processo per imporre all’Iran sanzioni ancora più onerose.

    ElBaradei ha preparato il vertice dando un’intervista al Financial Times, in cui ha detto che Teheran potrebbe cominciare la produzione industriale di uranio arricchito nel giro di sei mesi o un anno. Quindi ha precisato che da ciò non segue la capacità immediata di costruire la bomba, distante ancora cinque o dieci anni. In sostanza il capo dell’Aiea ha voluto fare pressione sulla Repubblica Islamica, affinché negozi sul serio, ma ha pure avvertito la comunità internazionale che c’è tempo per discutere, perché il pericolo non è imminente.

    Il presidente Ahmadinejad ha risposto che il suo governo è disposto a trattare, ma su basi paritetiche. Quindi ha aggiunto di essere pronto a fermare le attività nucleari, a patto che anche i suoi interlocutori facciano lo stesso. Il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, ha replicato con una domanda: «Credete davvero che sia una proposta seria?».

    Dunque la pressione sale, in due direzioni: la prima, per spingere l’Iran a seguire il modello nordcoreano e negoziare una via d’uscita diplomatica alla crisi; la seconda, per convincere gli altri membri del Consiglio di Sicurezza a preparare sanzioni più dure in caso di risposte negative. Fonti diplomatiche di Roma all’Onu dicono che un sondaggio formale da parte degli americani sulle nuove sanzioni non è ancora iniziato, ma è chiaro che si andrà presto in questa direzione. Mentre lavora sul piano diplomatico, però, Washington vuole tenere sul tavolo anche la pistola carica della minaccia militare, che potrebbe usare in ogni momento se scattasse uno dei due “grilletti”.

    Rispondi
  • 13. donatella  |  21 febbraio 2007 alle 23:56

    Marcia a Vicenza contro il progetto di allargamento della base militare statunitense presso l’Aereoporto Dal Molin.
    Riprese durante la marcia del 17 febbraio, montate su “Confini” di Luca Bassanese.

    Visita il sito: http://www.carlopresotto.net
    Visita il sito: http://www.altravicenza.it

    Rispondi
  • 14. alessandro  |  22 febbraio 2007 alle 17:07

    Il problema è come mediare l’utopia nella politica.
    Il pesniero utopico è buono, in sè, ma se non mediato produce
    effetti disastrosi. Leggasi ad esempio ciò che dice Valentino
    Parlato sul Manifesto di oggi. Certa sinistra si bea del suo essere altro, e del suo stare all’opposizione, dove può coltivare la propria “anima bella”, al riparo de compromessi e delle inevitabili mediazioni della politica. Ma di fatto, produce il ritorno delle destre.
    Questo di per se, al pensiero utopico non dispiace, chè esso giudica ogni compromesso come già un tradimento. Infatti esso dice “sono tutti uguali”.
    Quindi un governo di centro sinistra, e un governo di destra in
    fondo sono la stessa cosa. Per l’utopista astratto.
    E allora, adesso avremo di nuovo un regime. O, se va bene, un
    neocentrismo rutelli-casini. Questo si voleva dalle alte sfere. Dal Vaticano, dalla Confindustria, etc…

    che miseria
    saluti
    ale

    Rispondi
  • 15. raffaele mangano  |  22 febbraio 2007 alle 17:26

    E la legge sul conflitto di interessi, promessa come prioritaria in campagna elettorale?
    L’altra volta non “riuscirono” a vararla in cinque anni. Ma stavolta era urgente, da fare subito.
    D’alema fu accusato delle peggiori cose all’ epoca. Questa volta chi non l’ha voluta?

    E poi: abbiamo ancora pensioni da fame; disoccupazione giovanile vergognosa, precarietà e insicurezza, la gente per comprare una casa deve indebitarsi per venti anni, sanità da rifondare, scuola da abbattere e ricostruire, evasione fiscale e lavoro nero da quarto mondo.
    E il governo cade sull’Afganistan? Sull’ AFGANISTAN ????
    Sull’ AFGANISTAAAANNNNN ????????????????????

    Ma che andassero a fan c… tutti. Dalla Mussolini a Diliberto. TUTTI !!! Con i loro stipendi da ventimila euro al mese, la pensione da nababbi a vita, benefit di ogni genere . Abbiamo eletto scalzacani, capaci solo di inciuci, pantomime e sceneggiate buone solo per i gonzi!
    Gli italiani vogliono gossip e Berlusconi. E lo riavranno presto. Così le anime belle della sinistra potranno riprendere a sfilare tranquilli per le strade urlando slogan deliziosi e creativi. Da sempre ho votato a sinistra. La prossima volta andrò al mare a mostrar le chiappe chiareeeeee!

    Rispondi
  • 16. bangiu  |  23 febbraio 2007 alle 1:34

    Quanto le condivido, le parole di Raffaele “vogliono gossip e Berlusconi”… E quanta paura mi fanno…

    Rispondi

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