Archive for marzo, 2007

“IO PRETE TRA COPPIE DI FATTO E OMOSESSUALI” – “Porte aperte a tutti, no alle divisioni”

“Il potere spirituale non si immischia negli affari temporali, purché questi affari non siano di danno al fine spirituale, o siano necessari al suo conseguimento” (R. Bellarmino, “Disputationes adversus huius temporis haereticos”, 1596)

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L’offensiva vaticana contro la legalizzazione delle coppie di fatto è stata ufficializzata l’altro ieri con la Nota della Cei http://www.consulenzalavoro.com/Ultime_notizie/Articolo.asp?UN=725 . Gli umanisti hanno replicato a stretto giro di posta con un duro commento (ivi, n° 1); ma fra chi protesta si annoverano anche cattolici (e laici), i quali invitano a devolvere l’8 per mille alla Chiesa valdese, http://micromega.repubblica.it/micromega/2007/03/8_per_mille_all_1.html, http://micromega.repubblica.it/micromega/2007/03/8_per_mille_all.html . “Repubblica”, dal canto suo, prosegue il suo viaggio fra le parrocchie italiane. Qui di seguito una testimonianza assai significativa (i grassetti sono miei).

Daniela Tuscano

Don Adelino Bortoluzzi, parroco di Olmi-San Floriano 

TREVISO – Sul muro, dietro la scrivania, c’è un manifesto del 1948, firmato Democrazia cristiana. Un sacerdote sullo sfondo annuncia: “Meglio un prete oggi che un boia domani”. In primo piano, un rosso bolscevico accanto a una forca. Il messaggio è chiaro: se non obbedisci ai preti, sarai preda dei comunisti. Don Adelino Bortoluzzi, parroco di Olmi-San Floriano, si mette a ridere. “E’ un manifesto originale, me l’hanno regalato, forse per ricordarmi un passato non tanto lontano. E ricordare, anche in questi giorni, fa solo bene”. Non è facile trovare sacerdoti che abbiano voglia di parlare del mega raduno annunciato a Roma. C’è chi dice che “la sola protesta permessa è il silenzio”, c’è chi sostiene che “come sempre i parroci sono tagliati fuori da ogni decisione”. “Vadano a Roma, quelli che credono che per salvare la famiglia basti uno slogan. Io non organizzerò certo dei pullman. Resterò qui, con le famiglie vere, che ci parlano di figli da crescere e da educare, e non di Pacs o Dico. Ma protestare non conta nulla. La gerarchia della Chiesa non ha certo smesso di essere una gerarchia”.
Don Bortoluzzi (per tutti Adelino e basta) accetta di parlare, ma solo della sua parrocchia. “Io posso solo spiegare cosa succede qui, in questa periferia di Treviso, che 15 anni fa, quando sono arrivato, era solo un dormitorio costruito attorno a una strada. Posso raccontare cosa ho cercato di fare in questa terra degli schei e del consumismo, dove i figli venivano mandati a lavorare a 14 anni e la scuola era giudicata solo una perdita di tempo. Parlo delle persone che abitano qui, persone vere, una diversa dall’altra, che alla parrocchia chiedono di essere luogo di accoglienza. L’incontro di Roma? Rischia di creare solo tensione e divisione. Nella mia chiesa entrano coppie di fatto, separati, omosessuali che non possono ricevere la Comunione ma che sono in comunione con gli altri fedeli. La chiesa è l’unico posto dove queste persone possono entrare senza che nessuno chieda loro un pass. Si sentono accolti da qualcuno più grande di tutti noi, dalle braccia della misericordia di un Dio che vuole bene a tutti“.
C’è una strana strada, nella parrocchia, che qualcuno chiama “la via delle coppie di fatto”. “Hanno costruito dei monolocali che sono stati affittati o comprati da uomini e donne che si sono separati ed hanno lasciato la casa in centro al coniuge e ai figli. Alcuni hanno nuove compagne. Come prete, posso ignorare queste persone? Il matrimonio è formato da coppie di diritto e da coppie di fatto, ma è anche dono e mistero, ed io lavoro per il dono e il mistero. Ci sono anche persone che si sentono sconfitte dalla vita. Non è bello separarsi, non è bello vivere in conflitto con la stessa persona con la quale hai fatto dei figli. Io cerco di trovare quello stile che Gesù aveva con le persone sofferenti. Chi sta già pagando un alto prezzo, deve trovare nella chiesa bontà e misericordia”.Anche qui i matrimoni in chiesa sono merce rara. L’anno scorso solo 4, contro 30 battesimi e 16 funerali. “Qualcuno si è sposato in altre parrocchie, ma la crisi c’è. La mia preoccupazione di parroco è comunque quella di fare sapere a chi si sposa che il matrimonio è una vocazione, da vivere con quella pienezza che è frutto di libertà di stare assieme ma anche grazia dello spirito. Dobbiamo poi ripensare anche alla “penitenza”. Io posso assolvere un aborto o un assassinio, non una separazione. Su questo dramma aspetto un nuovo magistero dalla Chiesa. Se non avremo il coraggio di affrontare questi temi, per tanti la liturgia e il Vangelo saranno ridotti a norme e riti, facendo perdere la forza che hanno per aiutare l’uomo a vivere bene”.

Non è facile trovare preti come don Adelino. In quindici anni ha costruito il centro sociale per gli anziani, con campi bocce al coperto, una grande palestra, un centro incontri per le famiglie… “Non ho il male della pietra. Ho cercato di trasformare un dormitorio in un paese. I soldi? Per raccoglierli, organizziamo anche la sagra del toro allo spiedo. Ci sono famiglie che si tassano, e poi ci sono i debiti. Ma adesso Olmi non è più solo una strada fra i dormitori. Sono diventato prete nel 1974, in tempi in cui i referendum sull’aborto e sul divorzio hanno segnato il crollo della cristianità. Ero cappellano vicino a Mestre e in quegli anni di tensioni fortissime vissute dagli operai di Marghera la parrocchia faceva campagna elettorale, per la Dc, ed era il centro di potere più grande del paese. Il parroco allora faceva e disfaceva la giunta comunale. Adesso noi preti, su questa questione, per fortuna non contiamo più nulla. Chi crede che possano tornare i tempi del manifesto con il prete e il comunista, si illude. Con altri sacerdoti ho imparato che la parrocchia deve essere un centro di spiritualità, non di potere. Arrivato qui, potevo vivere come un “manager di azienda di servizi religiosi”. Battesimi e prediche, benedizioni e funerali. Faccio tutto questo, ma ho scelto anche un’altra strada. Ho studiato, ho chiamato qui degli specialisti. Ci sono soprattutto psicoterapeuti. E così a Olmi non c’è un “prete educatore” ma una vera comunità educante”.

Cento ragazzi e ragazze, in questo pezzetto di nord est così refrattario agli atenei, si sono già laureati. “Seguiamo i ragazzi delle superiori, per completare un discorso culturale che la scuola non riesce a dare. Gli universitari fanno comunità: organizziamo appartamenti a Milano, Bologna, Padova. Dicono che “Adelino porta via i ragazzi dalle famiglie”. E’ vero. Io dico che bisogna studiare davvero e trovare un lavoro, fare un mutuo per uscire di casa subito dopo la laurea, farsi una famiglia. Anche in questo campo voglio essere un manager che riunisce persone competenti. Ragazzi in crisi trovano qui in parrocchia una risposta e soprattutto un aiuto a individuare la strada giusta. E così abbiamo gli anziani che gestiscono il bar portando orgogliosi il grembiule con scritto “Noi di Olmi” ma anche psicologi, psicoterapisti, analisti con i quali abbiamo costruito una rete di sostegno che serve tutta la comunità. Una rete, questa, che ci ha aiutato ad esempio ad organizzare famiglie che hanno deciso di andare ad abitare tutte nello stesso condominio, per una solidarietà reciproca. Ma è una rete che, se necessario, consiglia anche la separazione di una coppia, se questa appare come la soluzione più opportuna. Può sembrare strano che certi consigli arrivino da una parrocchia, ma la crisi arriva anche nelle famiglie sposate in chiesa. Non puoi fare finta di nulla“.

A Olmi (1.200 dei 3.500 abitanti partecipano alle messe della domenica, 25 mamme insegnano il catechismo e 180 volontari organizzano le attività della parrocchia) l’altro giorno sono stati battezzati quattro bambini. “C’erano due neonati, il figlio di un ricco industriale e il figlio di un operaio. E c’erano due bambini più grandi, figli di una coppia di fatto. Sono amici di bambini battezzati, anche loro hanno voluto il sacramento. I loro genitori erano presenti ed hanno chiesto alla nostra comunità di farsi carico dell’educazione cristiana dei loro figli. Sono cose che succedono, se una parrocchia tiene davvero le porte aperte a tutti”.

Jenner Meletti (“la Repubblica” )
 

(Vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/23/storie-di-ordinario-menefreghismo/  n° 6, https://danielatuscano.wordpress.com/2006/10/12/voci-dal-sottosuolo-aspettando-il-convegno-ecclesiale-di-verona/ , https://danielatuscano.wordpress.com/2005/04/20/sul-soglio-pontificio-benedetto-xvi/ ) “La Chiesa non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia” (J. Ratzinger, discorso al Convegno di Verona, 19 ottobre 2006)

RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERIhttp://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It  Rahmatullah Hanefi
 

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30 marzo 2007 at 12:22 13 commenti

FEMMINILITA’: SE FOSSE…

Un’amica mi ha proposto questo simpatico gioco, che a mia volta sottopongo alla vostra attenzione. Mi piacerebbe infatti vedere come si percepiscono le donne e come le stesse vengono “captate” dagli uomini. Seguirà, ovviamente, un Se fosse… al maschile. Per ora, ecco le mie risposte.

D. Camatta, Bella come una rosa

FEMMINILITA’, SE FOSSE…

…un colore, sarebbe lillà

…un profumo, sarebbe Anais Anais di Cacharel

…un’arte, sarebbe la pittura

…un animale, sarebbe una pavoncella

…un cibo, sarebbe un frappé alla fragola

…un periodo storico, sarebbe l’antica Creta

…una qualità, sarebbe la duttilità

…una donna, sarebbe la mia amica Donatella. 🙂

Buon divertimento!

Daniela Tuscano

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Rahmatullah HanefiRAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

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28 marzo 2007 at 10:41 29 commenti

CHI RUBA NEI SUPERMERCATI?…

L’autrice della seguente lettera – che pubblico rispettandone la forma originaria – svolge servizio di sorveglianza all’interno di un grande supermarket milanese. Testimonianze come la sua consentono di inquadrare alla perfezione la psicologia di molti clienti; ma alimentano altri interrogativi. Già se li poneva Francesco De Gregori, in una celebre canzone: chi ruba nei supermercati? Soprattutto, perché lo fa? Disonestà? La tipica arte d’arrangiarsi? Specchio di questi tempi cinici e truffaldini? O non, piuttosto, gesto di disperazione? La vita è diventata davvero così insopportabilmente onerosa, lo stipendio (o la pensione) talmente leggeri da non potersi permettere un pasto completo? O magari, perché no, di impadronirsi di quel miraggio di saporita voluttà, unica consolazione a una vita miseranda? Il bello non è, anch’esso, cibo per l’anima? E una solleticazione di papille non è forse in grado di ravvivare, ogni tanto, un affetto perduto, un figlio lontano?… E ancora: cosa spinge tanti giovani volonterosi a scegliere un lavoro ad alto rischio per uno stipendio altrettanto leggero? Vale davvero la pena, come scrive la nostra amica, di “buttarsi in un mare di m…”, per poi forse condividere, la sera a casa, lo stesso amor rabbioso di “chi ruba nei supermercati”?

Daniela Tuscano

…Sì, questo lavoro ti fa sentire in  guerra,  e  il  tuo  nemico  è il cliente  “a rischio”!  E a me, amante della pace, tutto quanto provoca contraddizioni!

Con  Stefano (italiano), Miguel (argentino) e Margot (albanese), i miei colleghi, l’intesa è perfetta: siamo un gruppo  di  gente multietnica, forte e piena di  sentimenti!

 
Insieme facciamo 60 fermi al mese! Il 95% dei clienti rubano  al giorno… bisogna viverla, questa  esistenza, per capire cosa  si  rischia e cosa ci guadagni… Insomma sei come una della forza dell’ordine disarmata! Ti chiamano per ogni  problema, piccolo o grande che sia, e tu devi  rispondere e agire! Solo in casi molto gravi possiamo avvertire il 113.

Non si può descrivere quanto ho provato sulla mia pelle,  e come ti senti alla fine della  giornata! Io poi sono troppo  dura e al tempo stesso molto sensibile! Credo nella disciplina e nell’ordine… ma anche nella nonviolenza e nel reciproco rispetto! Ho parlato stasera a Renato (capo agenzia): un mese e poi vediamo… non mi sento di buttarmi in un mare di  m… Prima voglio saper nuotare bene,  non solo  galleggiare!!!!! Per fortuna ci sono i miei colleghi, come dicevo siamo diventati amici… si rimane in contatto anche dopo l’orario di lavoro… In questi giorni mi hanno fatto sentire protetta come un cucciolo, ammirata e coccolata! Ho avvertito grande forza attorno a me, tanta amicizia!! Ora  posso capire come  si sente un  soldato… e non sto  esagerando.

Vivere queste giornate per comprendere meglio la vita… si  ferma o si muove se sei forte o furbo!!  

Ho voluto scrivere queste poche righe e spero comprendiate  bene il mio messaggio!

Un abbraccio forte

Elvira

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RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

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Giovedì 30 marzo ore 18.30 – Presidio in via Mercanti/Piazza Duomo

Rahmatullah Hanefi

28 marzo 2007 at 8:42 3 commenti

…MA ANCH’IO VOGLIO RISORGERE – V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45)

Voglio risorgere dalla paura della morte e dalla miseria della malattia.

Voglio risorgere dalla tomba dell’insensibilità e dell’indifferenza.

Voglio risorgere dal sepolcro imbiancato delle parole vuote.

Dei giudizi approssimativi.

Vincent Van Gogh, Resurrezione di Lazzaro

Voglio risorgere dalla torpidezza delle membra.

Nella scia di luce che mi porta all’abbraccio dell’altro.

Di chiunque altro.

A cui non chiederò se sia cattolico o no.

Che non condannerò per i suoi amori e le sue amicizie.

Perché di essi vedrò soltanto l’amore.

E forse nemmeno quello.

Mi basterà lo splendore domestico delle suppellettili.

Il volto rugoso dietro un velo di tenda.

Voglio risorgere quando torneranno le rondini.

Perché torneranno.

Voglio risorgere quando gli animali muti non temeranno più la bestialità dell’animale uomo.

Daniela Tuscano

QUARESIMA DI FRATERNITA’ A BRESSO. Oggi invitiamo a casa nostra un bambino thailandese del Camillian Social Center. Il Camillian Social Center sostiene le tribù emarginate del nord Thailandia (triangolo d’oro), in primo luogo permettendo l’istruzione scolastica – negata da difficoltà geografico/politiche – come risposta alla povertà, con l’obiettivo di rendere autosufficiente ed indipendente la popolazione locale, altrimenti costretta alla coltivazione ed al mercato delle droghe, ancora prospero nella regione. Inoltre, nel Centro, sono radunati, seguiti ed istruiti più di un centinaio di bambini provenienti dalle più disperate situazioni locali.

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RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

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25 marzo 2007 at 7:02 10 commenti

STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

1) Il Bush è incavolato. Di brutto. Condoleezza, poi, non ne parliamo. Con chi ce l’hanno? Ma col nostro governo, no? Perché accidenti, o meglio, shit, questi maledetti italiani sono sempre i soliti. Inaffidabili. Piagnoni. Perfetti, tipici vecchi europei, cuore tenero, pizza & mandolino & trinariciuti. Ma come? Pur di salvare Mastrogiacomo trattano coi terroristi? Con quei mostri medioevali? Fuck off! In effetti è uno scandalo: tutti, andiamo!, sanno che per la liberazione delle due Simone e della Sgrena l’amico Silvio non aveva scucito un centesimo. Ferreo e impavido a fianco dell’amico George, per difendere la civiltà occidentale. Pare anzi che i sequestratori, dopo aver visto in televisione le loro facce feroci, se la fossero fatta sotto e avessero restituito gli ostaggi con tante scuse. Poi c’è scappato un morto, tale Calipari, ma quella era una svista dei “nostri”, di altri amici. Tutti amici. Quindi si è chiuso un occhio (e pure l’inchiesta). E poi Calipari era stato imprevidente. La macchina che trasportava lui e la Sgrena correva troppo (si narra, addirittura a 20 all’ora): i poveri soldatini yankees, giustamente allarmati, hanno fatto fuoco. In ultima analisi, Calipari se l’è cercata. Si potrebbe quasi dire che… si è suicidato.

La copertina del “manifesto” del 7 marzo 2005, dedicata al funerale di Nicola Calipari.

E’ andata così, vero? Viceversa non si spiegherebbe il motivo di tanto livore. Viceversa, se pure Silviuccio avesse sganciato e/o trattato, un to-tò sul didietro lo meritava anche lui. Invece, per lui, sempre grandi sorrisi: caro amico, amico caro. Tutti amici.

Viceversa si potrebbe sospettare che l’amministrazione americana se la pigli col governo di “sinistra” (…) solo perché le sta antipatico, e miri a farlo cadere. Magari con l’appoggio, discreto ma costante, di qualche palazzo d’Oltretevere. Siamo malfidenti, lo sappiamo. Malfidenti e ingrati. Sembriamo comunisti.

George & Condi, insieme per sempre. 

E per carità, no: perfino papa Ratzinger ancora non ha stabilito se sia peggio essere gay (pardon, deviati) o comunisti. Un bel dilemma. Sorvoliamo. Ciò nonostante, qualche perplessità resta. Cioè: ma se siamo italiani inaffidabili, perché gli strateghi americani continuano a reclamare l’invio di nostre truppe? Visto che valiamo poco, beh, ci lascino a casa. Nessuno piangerà, credo.

Taliban frusta un gruppo di donne ( www.rawa.org)

Parimenti: come mai questi grandi combattenti, questi raffinati strateghi, ancora non sono usciti da una guerra che doveva durare pochi mesi, e invece si protrae da ben quattro anni? E senza alcun risultato concreto, visto che i Taliban sono tornati al loro posto, le donne continuano a portare il burqa e Bin Laden resta uccel di bosco? Oddio, per la verità alcuni risultati si sono visti: qualche migliaio di terroristi catturati e/o eliminati, circa 60.000 vittime civili, bambini inclusi. E un Paese completamente distrutto. Ma anche in questo caso, si tratta di sviste. E poi, erano afghani: ergo, amici di terroristi, o terroristi in erba. Questa è la legge della guerra preventiva, e questi i suoi frutti.

Enzo Baldoni con Alì, l’amico iracheno al quale il giornalista aveva regalato le protesi agli arti inferiori. 

2) Bush non è il solo a essere arrabbiato. Sembra lo sia, e di bruttissimo, Sandro Baldoni, fratello di Enzo (do you remember?). Ma per motivi affatto diversi. Ce li spiega in un’accorata lettera a “Repubblica”: “Ricordiamo come se fosse ieri la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro – scrive Sandro, – lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d’aiuto”, ed è quest’ultima frase a ferire di più. Perché disgraziatamente vera.

In quel caso si potrebbe affermare che il governo berlusconide tenne duro, mostrò i muscoli (o la mascella), e non trattò con nessuno. Cioè se ne strafregò, allo stesso modo della Chiesa già in aria di restaurazione ratzingeriana. Enzo fu lasciato solo, peggio: la stampa governativa, Feltri in testa (indimenticabile il suo “pirlacchione” rivolto al free-lance, https://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-dellumanita/), lo irrise nel momento stesso in cui veniva trucidato.

Gli americani se ne strafregarono in eguale e peggior modo, probabilmente di Baldoni non sentirono nemmeno parlare; solo l’Italia, e purtroppo dopo, venne percorsa da un fremito di panico: e per questo, sempre dopo, si capì che non ci si poteva permettere un’altra figuraccia, che il cinismo aveva pure un limite (adesso il problema non si porrebbe nemmeno); e si tentò di evitare il bis. Ma non si risparmiò Calipari (dagli americani). Il sacrificio di Baldoni, in altre parole, servì almeno a questo: a permettere che la pietà non morisse del tutto. Non nel cuore della gente, intendiamo. Ora i parenti esortano l’attuale governo a non dimenticarli, a lavorare perché sia loro restituito almeno il corpo del congiunto. Vedremo come finirà questa volta.

3) Da diverso tempo si parla di scuola. Bisognerebbe compiacersene, d’abitudine è un tema che non interessa nessuno. In sostanza, ce ne freghiamo anche di quello – d’altronde il motto “me ne frego”, tornato prepotentemente attuale, è stato coniato proprio qui, nella ridente terra del sole e dell’amore. Veramente qualcun altro, e proprio per la scuola, gli aveva contrapposto un “I care”, m’importa. Ma si trattava di un prete strano. Uno di quelli che il Vaticano ha sempre avversato. E infatti è stato presto messo in archivio, come un peso fastidioso. Anche la Chiesa se ne è fregata.

Si parla di scuola, dicevo. Ma non come ci si potrebbe aspettare: non dell’interminabile precariato degli insegnanti, non degli stipendi miserabili, non dei programmi obsoleti, non dei tagli ai docenti di sostegno (per saperne di più e firmare la petizione per le immissioni in ruolo cfr. ivi, comm. 2 e 20). Nient’affatto. Gli insegnanti sono presentati come pericolosi squilibrati, e tale squilibrio non è motivato dalla frustrazione per i problemi di cui sopra, ma da una inquieta vertigine sessuale. La scuola, per i media, è divenuta il luogo d’ogni perversione, e l’allarme principale è costituito dal telefonino. Al punto che il nostro impagabile ministro ha pensato di vietarlo per legge. Chi osava obiettare che sarebbe stato sufficiente far rispettare i regolamenti d’istituto ha ricevuto una severa rampogna. Vietato non vietare. Pugno di velluto in guanto di ferro. In egual maniera funzionavano le leggi secentesche, fantasiosamente spietate coi deboli, imbelli e tremebonde coi forti. Barocchismi di ritorno.

4) Gherardo Colombo (sopra) lascia la magistratura, denunciando: “Non mi permettono di lavorare”. In compenso si sono ripresi Carnevale. Avete capito bene, proprio il simpaticone scarcera-mafiosi che “non piangeva Falcone neppure da morto”. Fedele al suo iridato cognome, ora si abbandona a crasse risate. E azzecca, garbuglia, sofistica, pignoleggia. Soprattutto, assolve. E’ davvero il caso di dire che, in Italia, il Carnevale non finisce mai.

Probabilissimo che, grazie a quell’indulto così Clemente – morbido nome da Papa della Restaurazione – dai banchi degli imputati Cesare Previti torni a quello dei senatori. La Clemenza è infinita.

Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com: “A) il video con l’intervista ai figli della donna kamikaze: ‘Quanti ebrei ha ucciso la vostra mamma? Ed oggi dov’è?’ Risposta: ‘In Paradiso!’. Oltre il concetto di infanzia violata. b) Dov’è don Pierangelo Bertagna, reo confesso di abusi sessuali su 40 bambini? Cosa sta facendo oggi? Ma soprattutto, perché non è ancora in carcere?”. Senza commenti.

5) Papa Ratzinger ripristina la Messa in latino. E appronta un giro di vite contro il teologo Jon Sobrino http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Sobrino (sotto). Sobrino, grande amico e aiutante di Oscar Romero, è l’ultimo rappresentante della teologia della liberazione, un intellettuale di spicco e, specialmente, un instancabile apostolo dei poveri. Ma per la gerarchia è reo di predicare un Cristo umano, troppo umano. Il Cristo di Ratzinger è ieratico, scarnificato, giudice. Dei peccati sessuali anzichenò. Sobrino si occupa troppo delle sofferenze materiali dei nullatenenti, invece di insegnar loro la rassegnazione e il silenzio; e poi si sa, il Regno di Dio non è di questo mondo. Per loro. Quindi meglio stiano zitti e buoni. Sarcasmi a parte, non permettiamogli di cacciare Sobrino e di sostituirlo con Lefebvre. Firmiamo la petizione (vedi commento n° 1). Serve un segnale forte, fortissimo. I tempi di Bellarmino non devono tornare.

6) Le maggiori organizzazioni cattoliche si preparano per la manifestazione pro-famiglia, sponsorizzata dal Vaticano e prevista il 12 maggio prossimo. Non per colpire il governo, assicurano, ma piuttosto per “sensibilizzarlo” sull’indispensabile ruolo dell’istituzione, “basata sul matrimonio tra uomo e donna”, nella società e nella vita. Nulla da obiettare, figuriamoci. Ci si domanda però perché proprio ora: in cinquant’anni di regno (demo)cristiano tali gruppi avrebbero dovuto scendere in piazza centinaia di volte, dato che i timorati ministri diccì, pur empiendosi la bocca di concetti quali “sacralità del matrimonio”, “figli” e “fecondità”, non attuarono mai una politica familiare attenta e responsabile. Tanto è vero che la natalità in Italia è diventata la più bassa d’Europa, mentre nella protestante Europa del Nord (in certi ambienti l’aggettivo è tornato ad assumere una valenza spregiativa) si assesta intorno ai 2-3 figli per donna. Ma senza andar tanto lontano, sarebbe stato logico veder sfilare la protesta cattolica contro la Finanziaria di Tremonti, che colpiva duramente le famiglie italiane.

Invece, non è accaduto nulla. Al contrario: mai i rapporti tra il Vaticano e il governo furono idilliaci come durante il Berlusconi II (fascismo escluso).

Normale s’insinuino, anche qui, alcuni sospetti, a partire dalla scelta della data, la stessa del referendum anti-divorzio del 1974. Forse sempre non a caso il raduno si terrà un mese dopo quello a favore dei Dico. E quando qualcuno ha agitato lo spauracchio delle unioni gay, si è assistito a un crescendo di attivismo, di proclami contro lo smarrimento dei valori non negoziabili, per giungere fino ad aperti insulti: “deviati”, “materialisti”, “sodomiti”, “contro natura” e altre squisitezze linguistiche.

Francis Bacon, Studio sul ritratto di Innocenzo X di Velazquez, Iowa, Museo Des Moines Arts.

Altre associazioni – Agedo (genitori di omosessuali), l’Arcigay –  si sono auto-invitate al convegno; va da sé che nessuno le aveva convocate, ma la piazza è pubblica. Però, però… evitiamo ambiguità, si è premunito Domenico Delle Foglie, uno dei promotori (il testo del proclama in http://www.vita.it/articolo/index.php3?STAMPA=S&NEWSID=78237 , n.d.A.). Il meeting è contro i Dico. E gli omosessuali, beh, mica si può cacciarli apertamente, ma non si aspettino concessioni (Delle Foglie dà per scontato che tutti i gay siano a favore delle unioni civili). Non pare li si gradisca molto come compagni, ecco. E per taluni questa manifestazione per la famiglia assomiglia, sotto sotto, a un corteo anti-omosessuale. In tal caso, per la prima volta nella loro storia i cattolici, seguaci di quel Cristo che difendeva gli emarginati, sfilerebbero contro una minoranza. Speriamo di no, benché il rischio esista data la martellante campagna di Ratzinger, il quale ha più volte additato nei gay l’origine di tutti i mali (compresa la scarsa prolificità degli italiani, diventati, “per colpa d’un gaio edonismo”, debosciati rammolliti).

Si parlerà pure di revisione della legge 194, e le prime avvisaglie sono giunte da Milano, con la proposta di legge di un cimitero per i feti.

Non resta che osservare. Con molta attenzione. All’evento presenzierà compatta la destra parlamentare, con acclusi deputati & senatori e le rispettive due o tre famiglie. Tanto, loro dei Dico se ne fregano e possono sceneggiare pure una impavida opposizione: grazie al Regolamento Speciale dei Parlamentari, infatti, ai loro congiunti, conviventi o sposati in terze o quarte nozze, senza distinzione di sesso, è prevista una congrua pensione, del tutto simile a quella dei coniugi unici e indivisibili. Non alla volgar plebe, ma non scandalizziamoci: al mondo non siamo mica tutti uguali. Alcuni lo sono più di altri.

Il signorile gesto di Daniela Santanché, An, convivente e strenua avversaria delle coppie di fatto, attesa al “Family Day”.

Non saranno da meno alcuni ministri del cosiddetto centrosinistra, fra cui – poteva mancare? – l’immarcescibile Mastella (quello col nome da Papa): il quale trova “scostumati” i gay ma costumatissimo Previti. Chissà cosa ne pensa l’ex-tronista Zequila, un tempo noto come “Er Mutanda”.

Così le armate di Benedetto sperano di assestare un colpo decisivo a Prodi, far tornare l’amato Cavaliere e, con lui, una politica ligia agli interessi vaticani. E poi delle famiglie chi se ne frega, l’importante sarà raggiungere lo scopo.

7) L’allusione a Zequila e ai tronisti mi ha incastrato, ne sono conscia. E molti di voi, adesso, si aspetteranno io parli di… Ma no, ragazzi: non mi ci colgono. Dolente, non mi ci colgono. Stavolta permettete anche alla sottoscritta di fregarsene. Già il corpo la espelle, e tanti saluti: nemmeno degna di entrare nei lepidi lazzi del Bagaglino. E, come vaticinava Testori, “quando un Paese si diverte col Bagaglino significa che non siamo alla frutta, ma alla merda”. Meglio chiuderla qui, credetemi.

Daniela Tuscano (vedi anche Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire, ivi, comm. n° 21)

23 marzo 2007 at 7:10 44 commenti

CHI LA DURA LA VINCE – Giorgio Schultze: “C’è bisogno di concretezza”

Si sono accorti che esistiamo. Dopo 20 anni di lotte, campagne, attività nei quartieri, nelle città, fra la gente, in Europa e in Africa, in Asia e nelle Americhe, televisioni, radio, grandi giornali hanno dovuto riconoscerlo: gli umanisti ci sono, e forse – ha suggerito “Il Messaggero” (che assieme a “L’Unità”, “Liberazione”, “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Il Manifesto” e tanti altri, ha raccontato la grandiosa manifestazione di sabato scorso a Roma http://www.partitoumanista.it/ ) in passato “sono stati sottovalutati”. E confessiamolo, a volte lo sconforto ha colpito anche noi, quando sembrava di battere la testa contro un muro. Un altro mondo non sembrava proprio possibile. Qualcosa di diverso dalla corsa al riarmo, dallo scontro di civiltà, dallo sfruttamento del pianeta, dallo sfregio della Costituzione, dai diritti civili costantemente vilipesi. Parlare di salute ed educazione per tutti ti bollava subito (e ti bolla ancor oggi) come pericoloso estremista. Dichiarare che i nostri soldati vanno in missione di pace, invece, era un discorso pragmatico e “moderato”.  

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  Umanisti manifestano per la pace, il 17 marzo 2007 a Roma. Sotto: Giorgio Schultze.

Sabato l’incantesimo, o meglio la grande bugia, si è rotto, o almeno è un po’ più difficile da credere. Perché – afferma Giorgio Schultze, portavoce del Movimento – siamo maratoneti. Questi anni di lavoro “dal basso” ci hanno permesso di stare a contatto con le esigenze profonde della popolazione. Di tastarne quasi il cuore. Di interpretarlo.

Di avvicinarci ad altri “sommersi” come noi. E di scoprire che siamo maggioranza, e non sperduti, anacronistici, vacui coltivatori di sogni. Siamo, al contrario, corpo e sangue.

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Sappiamo – ad esempio – che le necessità immediate non sono quelle millantate dai grandi organi di comunicazione di massa. Forse perché siamo persone, singole persone, diverse e unite nella loro ineffabile singolarità, e non massa.

“Si propaganda la volontà dell’Europa di promuovere la pace e il benessere tra i popoli – denuncia Schultze – ma nel frattempo, col pretesto della lotta al terrorismo, si moltiplicano gli atti di violenza, la strategia della guerra preventiva e una nuova corsa agli armamenti nucleari. Le dichiarazioni di Stati Uniti e Francia sulla possibilità di usare per primi la bomba atomica contro il terrorismo, le affermazioni del Giappone sulla possibilità di entrare nel mondo dell’atomica per scopi difensivi, l‘intenzione dell‘Iran e della Corea del Nord di proseguire nel loro programma nucleare, lasciano tutti sgomenti”.

L’Europa dei popoli, invece, chiede a gran voce la pace. Una pace che non è rinuncia o abdicazione, una pace che è forza, che rappresenta il vero spirito dei trattati del 1996, tutti regolarmente disattesi.

“Gli umanisti sono consapevoli della complessità e a volte delle difficoltà che s’incontrano di fronte a immigrati di differenti costumi o culture – prosegue Schultze – tuttavia la soluzione non può essere una chiusura miope e circoscritta nel proprio particulare, questa sì anacronistica, quand’anche si volesse attuarla, perché contrasta con l’elementare realtà. Per questo gli umanisti hanno aperto, da anni, i Centri delle Culture http://www.dialogo.org/ , strutture dove si promuove il dialogo tra le diverse culture attraverso incontri e ambiti di interscambio; dove i valori, le idee e le credenze delle persone si possano incontrare; non solo per far conoscere la propria cultura, le inquietudini e aspirazioni, ma anche per costruire un dialogo fra la grande varietà e ricchezza di modi di vivere e trovare così i punti in comune che, al di sopra di ogni differenza, noi crediamo si trovino nel cuore dei diversi popoli e individui”.

Si tratta di iniziare dalle piccole cose, dalle emergenze quotidiane. Aiutare nella ricerca di un medico o di un tetto, seguire corsi d’italiano, diffondere giornalini multietnici sono passi indispensabili per raggiungere lo scopo. “Al Sud è stato realizzato il primo asilo multiculturale – annuncia Giorgio – che ha destato l’attenzione persino del presidente Napolitano. L’intenzione sarebbe di portare quei bambini in Quirinale, a raccontare la loro bella esperienza. Non è utopia, sono fatti”.

Un’altra emergenza sono appunto loro, i bambini e i giovani: “Si parla tanto di Europa invecchiata, di mancanza di un futuro per le nuove generazioni, ma chi si preoccupa sinceramente della loro sorte? La colpa della ‘canizie europea’ è del relativismo e delle coppie di fatto, o dello sfruttamento, delle violenze e dell’indifferenza (proprio oggi si è saputo che in Medio Oriente bambini piccolissimi vengono utilizzati come “bombe umane” e immolati per la “causa” d’una guerra voluta dagli adulti, n.d.A.), in cui questa società abbandona i più giovani?”. 

Il Nostro punta il dito su certe istituzioni che, in accordo con medici e case farmaceutiche, cercano di spacciare la naturale vivacità infantile per una malattia, e un disagio per la carenza di strutture pubbliche o di affetto – alzi la mano chi dispone di spazi aggregativi, o semplici aree verdi, per i nostri ragazzi! – venga trasformato in problema giovanile.

E’ di questi giorni la notizia della somministrazione di psicofarmaci ai bambini considerati “iperattivi” (vedi commento n° 1): “Una vera e propria guerra chimica nei confronti dei nostri figli, il cui fine è la cancellazione del ‘diverso’ come nemico non omologabile, argomenta Schultze.

Un altro punto irrinunciabile del programma umanista è la salute per tutti e la tutela dell’ambiente, in particolare dell’acqua. “Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua. Noi riteniamo che, come bene comune, essa dev’essere gestita con solidarietà e con la partecipazione democratica di tutta la comunità”. La corsa alla privatizzazione preoccupa molto Giorgio: “Dieci società controllano il mercato mondiale dell’acqua, stimato in oltre un miliardo di dollari all’anno. Le strategie di marketing, attraverso insistenti e costose campagne pubblicitarie, cercano di indurre la gente a bere solo acqua minerale e bibite in bottiglia, screditando la qualità dell’acqua fornita dagli acquedotti pubblici”.

Il messaggio è: avrà accesso all’acqua solo chi paga. Il criterio di distribuzione non sarà la reale necessità delle persone, ma il meccanismo della domanda e dell’offerta di un sistema economico disumano.

“A ciò aggiungiamo che, a causa dell’inquinamento e dell’effetto serra, in Europa meridionale sta avanzando un forte processo di desertificazione. Si verificano inoltre notevoli sperperi nel prelievo, soprattutto a causa di una cattiva distribuzione. Non è certo impossibile invertire la tendenza, – conclude Schultze – purché non si perda ulteriore tempo, innanzi tutto bloccando la privatizzazione, usando le tecnologie per migliorare e non devastare l’ambiente, coinvolgendo le comunità locali nella gestione dell’acqua pubblica. Non dimentichiamo che le spese militari sono una delle prime cause del taglio all’accesso all’acqua potabile in varie parti del mondo.

Grazie per aver resistito, grazie ragazzi. Grazie, Giorgio, perché ci credi e ci crediamo ancora.

Daniela Tuscano (vedi anche: http://www.giorgioschultze.eu )

ULTIM’ORA.

Rahmatullah Hanefi: il comunicato di Emergency

Il 20 marzo all’alba agenti della sicurezza afgana hanno arrestato il manager dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Rahmatullah Hanefi. Rahmatullah ha la sola colpa di avere fatto tutto il possibile per salvare vite umane in immediato pericolo.
Emergency fa appello ai mezzi di informazione perché sostengano con forza la liberazione di Rahmatullah Hanefi, che ha contribuito in modo determinante al rilascio di Daniele Mastrogiacomo.

Emergency
 

21 marzo 2007 at 16:25 8 commenti

IN CALABRIA, DOMANI, FACCIAMO SORGERE IL BENE CONTRO LE MAFIE

Su giornali e tv impazza la questione Vallettopoli, Maria De Filippi proclama solennemente, con voce da baritono, “basta coi programmi-spazzatura!!!!” ( 😮 ), fini teologi e giuristi cattolicanti si accapigliano sui “valori etici non negoziabili”. Noi, in occasione della XII giornata della memoria per le vittime e dell´impegno, riceviamo e volentieri pubblichiamo (del resto facciamo, altrettanto volentieri, a meno):

Polistena, Piana di Gioia Tauro, terra di Calabria. Saranno circa trentamila persone provenienti da tutta Italia domani, mercoledì 21 marzo, per le strade della cittadina calabrese, per la dodicesima giornata della memoria e dell´impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un impegno che ci sentiamo di dover rendere alle oltre settecento vittime uccise dalla criminalità organizzata ed ai loro famigliari. La Giornata della memoria e dell´impegno è dedicata, soprattutto a loro, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell´ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori uccisi solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

                       

Un’intensa immagine di don Luigi Ciotti.

Memoria è anche impegno. Impegno verso la società tutta e, prima ancora, verso la nostra coscienza di cittadini, laici e cristiani, che vivono il proprio tempo con speranza, senza rassegnazione. I loro nomi risuoneranno lungo le vie del corteo che da Piazzale Catena giungerà a Villa Italia. Ciascun nome corrisponde a una storia, una data, una vita spezzata. In terra calabrese è in corso un processo di cambiamento della cultura: segnali di cittadinanza, con protagonisti persone , gruppi impegnati in percorsi di conoscenza, di consapevolezza, di denuncia, di operatività come antidoti necessari al proliferare della criminalità organizzata. La lotta alla criminalità non ha sud e non ha nord. Il problema è di tutti. Siamo davanti a una vera e propria guerra. Una “guerra” fatta di soldati, di armi, di morte ma al tempo stesso dimenticata, invisibile. E che si alimenta, prospera, governa e continua a fare vittime.
E sono proprio i numeri e le statistiche che ci costringono a riflettere, ad intervenire, a prendere coscienza che siamo davanti ad un fenomeno sociale ed economico di proporzioni drammatiche. Soltanto negli ultimi dieci anni ben 2500 persone sono rimaste vittima del crimine organizzato e di queste 155 vittime innocenti. E non possiamo dimenticare anche i “morti vivi”, ovvero “le vittime dell´usura, del racket, della droga. Ma i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: ci sono il contrabbando e la tratta degli esseri umani dietro alle 7mila persone tra cui 2.141 dispersi che dal 1988 sono morte sulle rotte per raggiungere l´Unione europea.
Davanti ad una guerra come quelle che ogni giorno combattiamo contro le mafie, c´è bisogno di una sensibilità nazionale. Quindi, il 21 marzo a Polistena, in Calabria, come occasione per ribadire la solidarietà nazionale sulla questione della lotta alle mafie, come occasione per rendere tanto più tangibile il filo rosso che lega tutti le regioni e le città del n ostro paese nella memoria, nella resistenza, nella elaborazione di culture e prassi sociali e politiche antagoniste alle mafie.
Il 21 marzo a Polistena per affermare che ognuno di noi è presente, per fare la nostra parte. Non per essere eroi, ma semplicemente cittadini, con i nostri diritti e i nostri doveri. “Calabria” dal greco “kalon-brion”: “faccio sorgere il bene”. Il 21 marzo a Polistena per testimoniare il bene ed il positivo presente in questa terra meravigliosa. Un bene sorto nonostante i grandi problemi e le profonde contraddizioni che da troppo tempo lacerano questa regione, un bene che nasce dall´impegno di tanti cittadini onesti a cui dobbiamo riconoscenza e gratitudine.
Abbiamo bisogno più che mai di una politica che recuperi il suo primato e la sua sostanza etica. Non onnipotente, ma nemmeno appiattita sulla pura gestione dell´esistente per la paura di perdere consenso. Una politica che sappia trasformare e guardare lontano, perché solo una politica capace di progetto, di tensione, di sogno, di profezia è una politica vicina alla vita.
Dobbiamo creare una vicinanza tra il senso del vivere e una politica che dia senso alla vita. Perché la politica ritorni ad essere quel camminare insieme che riempie di libertà e speranza il nostro essere cittadini. Ne hanno bisogno i tanti parenti delle vittime di mafia, ne abbiamo bisogno tutti.
In attesa di una primavera senza mafie.

Luigi Ciotti (“Liberazione”, 20 marzo 2007)

21 marzo 2007 at 14:02 2 commenti

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