SORPRESA, E’ STATO IL FESTIVAL DELLE CANZONI – Si è concluso Sanremo 2007, con alcune novità

4 marzo 2007 at 9:22 10 commenti

Il lavoro sporco lo lascio ad altri. A quelli che era tutto preparato. Che è uno scandalo aver speso così tanti soldi. Che il tizio ha portato la canzone furba. Che se non sei ammanicato lì non entrerai mai. Che basta col Grande Vecchio e le sue propaggini. Che, insomma, la politica è sangue e merda.

Naturalmente è vero. O lo è in gran parte. E quando ti prende quel sopore arrendevole, che quasi ti tranquillizza, non sai se è rassegnazione, impotenza o paralisi. Conferma di appartenere al gregge, logica del numero, che quel mondo, e non parlo certo dello spettacolo, tu non lo vivrai mai da protagonista, e subisci la loro potenza ottusa, il “Festivàl” con l’accento sulla A, la fissità ottuagenaria che ti doppierà, e tu sparirai, ma loro no.

Pippo Baudo e Michelle Hunziker, presentatori del Festival.

Già. Quei brani ce li avranno pure imposti. Ma se Sanremo è un santo da operetta, o da opera buffa, se non è una cosa seria, sotto sotto – Pirandello docet – il messaggio è serissimo. E, ogni tanto, perfino comprensibile. Così spuntano leggeri miracoli di parole, come bolle dorate su uno statico acquitrino. Compaiono, deflagrano poi svaporano, tornando alle loro sfere. Lontanissimi da lì, alieni di passaggio. E tuttavia, capaci di confortare.

Nella fattispecie. Far salire sul podio un Al Bano e un Mazzocchetti rientra perfettamente nell’habitus sanremese. Talmente normale, prevedibile, lapalissiano che non scandalizza nemmeno più. E’ la ratifica dell’impotenza e dell’estraneità. Ma, per una volta, a carte scoperte. In un certo senso è scontato anche il primo posto di Simone Cristicchi (foto sotto), che già il Festival (o Festivàl, a piacere) doveva vincerlo lo scorso anno. E, come da copione, il vincitore morale dell’edizione precedente… ecc. ecc. O forse – m’illudo? – era una richiesta di scuse: sì vabbene abbiamo promosso ‘ste due mummie (Alby & Pier, n.d.A.), ma vi lasciamo Cristicchi. Perché alla fine, diamine, la canzonetta c’era. O la canzone. O la canzonona. O, sì ecco, la Signora Canzone. Perché trattavasi di quello. Di un brano coi fiocchi. Sulla malattia mentale, non so se mi spiego.  

E per parlare in modo credibile di una simile roba, matto ci devi essere, e Simone, con quell’aria stralunata da Archimede Pitagorico, ha indubbiamente il physique du role. Ma non basta. “Mi chiamo Antonio e sono matto”: caschiamo sempre sulle parole, e il matto non ricorre ad eufemismi, quelli li usiamo noi, apparentemente sani, per circoscrivere e isolare il mostro. Senza dubbio Cristicchi voleva andare a parare lì, dal mostro. E quando l’ho visto salire sulla seggiola, nel silenzio rarefatto, con le braccia spalancate per l’ultimo, sanzionatorio volo muto, un brivido mi ha percorso la schiena. In lui ho rivisto non Antonio, ma Andrea, incontrato tanti anni fa in un reparto psichiatrico. Un giovanotto allampanato e occhialuto e anch’egli perso in un sorriso senza scopo, che la scienza aveva dichiarato guarito, e che due giorni dopo il ritorno a casa, si gettò nello stesso gorgo muto. Tanto diverso da Icaro, che non era matto, ma scemo, perciò temerario e impertinente. Il volo dei Simone-Antonio-Andrea è inerme, evocativo, accusatore, solitario, umanissimo, così simile al nostro quotidiano, al senso di paralisi di cui parlavo all’inizio, da farci capire che i mostri siamo noi, o tali ci ha resi il torrente carsico dei soprusi, delle ingiustizie, del chiasso informe contrabbandati per normalità. Antonio fratello nostro, in fondo, meritava soltanto un abbraccio.

Accanto a Cristicchi mi sarebbe piaciuto vedere Paolo Rossi, di cui mi ha commosso l’omaggio al grande Rino Gaetano, o un Silvestri con la sua ironica Paranza, o un Fabio Concato: quest’ultimo, in una prosa elegiaca, ha raccontato la vicenda del cinquantenne licenziato da una società che propaganda il giovanilismo a tutti i costi, ma a quell’età ti considera un rottame. Mi sarebbe piaciuta Tosca, una vera attrice in musica, di quelle d’un tempo come le sue sue atmosfere teneramente rétro, alla Gabriella Ferri. Personalmente tifavo per Amalia Gré, che non sarà un portento di simpatia ma ha presentato un brano raffinato senza essere snob, uno swing al ralenti (opportunamente affiancato, la sera dei duetti, dal bravissimo Mario Biondi). Era troppo, lo so. Ma il troppo, a Sanremo, assume

un significato particolare. Indica possibilità di scelta. E vuol dire che qualcosa da salvare esiste. La musica, probabilmente.

E’ stato giusto premiare la bellezza arruffata del giovane Fabrizio Moro (foto sotto). Sarà che viene da San Basilio, cui sono legata per ragioni affettive, sarà che mi ha divertito quella sua puntualizzazione: “So scrivere anche cazzate”, ma vivaddio, Fabrizio è i miei studenti. Quelli che prof quest’anno voto per la prima volta e vorrei andare però è tutto un casino mi aiuti. E poco importa se crede di essere

 

un dritto, il suo scarabocchio in musica ha qualcosa di primitivo, e avvince. Non scomodiamo l’impegno, per carità. E’, forse, solo una lallazione. Ma quando i nostri ragazzi pretendono di re-imparare a parlare, a pensare (Pensa!) possiamo voltar loro le spalle? 

Chiamatele canzonette, se volete.

Daniela Tuscano (www.step1magazine.it)

TI REGALERO’ UNA ROSA 

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54
E vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare 

Simone Cristicchi

Da “Il mondo della disabilità”, http://www.padritrinitari.191.it 

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LA CASA DELLA “SCIURA PUNTATA”. Daniela e il suo ricordo LA VITA NUDA – II domenica di Quaresima (Gv 4, 5-42)

10 commenti Add your own

  • 1. pibua  |  4 marzo 2007 alle 11:17

    Che dire Daniela? Hai letto nel mio pensiero!
    Anch’io credo che siano state abbastanza scontate le prime classificate delle due categorie, ma per una volta evviva la prevedibilità…sono due canzoni degne di questo nome…
    Cristicchi affronta un argomento tabù, soprattutto per il mondo della musica, ed in particolare per Sanremo, con una delicatezza ed un’intelligenza notevoli…Fabrizio Moro ha dimostrato che i giovani sanno anche pensare, e non solo armarsi di bastone per andare ad ammazzare il primo agente di polizia che gli capita davanti in una giornata di follia davanti ad uno stadio…si, forse un po’ ruffiano, ma senza un pizzico di ruffianeria non si va avanti…speriamo che in futuro sappiano meritare il successo che hanno conosciuto in questi giorni.
    Complimenti davvero per la tua analisi lucida e profonda come sempre.
    A presto
    Stefy

    Rispondi
  • 2. Morgan  |  4 marzo 2007 alle 11:56

    Ciao,

    c’è bisogno di dare voce ad un’iniziativa importante che trovi sul mio blog a favore di un senzatetto, se puoi e vuoi, ti pregherei di darne notizia e farlo sapere ai tuoi contatti.
    Un grandissimo grazie.

    Morgan

    Rispondi
  • 3. roberto  |  4 marzo 2007 alle 17:47

    Bellissimo commento Daniela… a me è piaciuta molto anche la Ruggiero… però mi aspettavo due parole su Renato… mi ha stupito che tu non l’abbia nemmeno menzionato…

    Rispondi
  • 4. donatella  |  5 marzo 2007 alle 10:43

    bei commenti Daniela!….testo e interpretazione Fabrizio Moro !!!!!!!! Non sono per il vincitore (scusatemi)!!!

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  5 marzo 2007 alle 11:07

    1) Stefy: come spesso accade, viaggiamo all’unisono… ne sono contenta! 🙂

    2) Morgan: andrò a guardare nel tuo sito.

    3) Donatella: i gusti son gusti, come si dice… 😛

    4) Roberto: non ho parlato di Renato – come degli altri superospiti, compreso Battiato (memorial Giuni Russo) e la sua strepitosa I giorni della monotonia – per una, anzi due, ragioni ben precise. Innanzi tutto perché era giusto concentrare l’attenzione sui cantanti in gara. Secondo perché, come sai, a Renato già dedico molto spazio. Qui si trova persino una sezione dedicata a lui, e l’ultima volta che ne ho trattato risale a un mesetto fa. Va bene essere ammiratori, ma fanatici no.

    La sua esibizione, comunque, mi è piaciuta, a parte l’orario infame in cui l’hanno confinato. Mi piace quando è artista, non manager. Ha reso omaggio ai grandi della canzone che sono veramente nelle sue corde: Endrigo, Lauzi e in particolare Tenco, il più vicino di tutti al Nostro quanto a spirito e sensibilità. La rivisitazione di Ciao, amore, ciao è stata toccante, e la scelta non casuale, visto che si trattava dell’ultima canzone eseguita dal cantautore genovese poco prima di suicidarsi, 40 anni fa, proprio a Sanremo, dopo essere stato bocciato in favore di Io tu e le rose di Orietta Berti.

    Ma il futuro artistico (?) di Zero m’inquieta parecchio. Quei punti e virgola sparsi qua e là nell’indigeribile polpettone clericale di Al Bando. Quella ragazzina senza particolari qualità fortissimamente voluta sul palco dell’Ariston solo perché figlia di una sua cara amica scomparsa. Tutto ciò non c’entra col cantautore che abbiamo imparato ad amare. Spero vivamente non se ne dimentichi.

    Rispondi
  • 6. roberto  |  6 marzo 2007 alle 11:19

    ok daniela ho capito, proprio perchè sei così attenta mi era sembrato strano, ma è chiaro lo spirito…anche a me è piaciuto molto… un bacio

    Rispondi
  • 7. roberto  |  6 marzo 2007 alle 11:21

    e aggiungo…non so se quello di albano sia un episodio, anch’io spero di si perchè comunque non comprerò il suo album solo perchè c’è la firma di zero. cerchiamo però di essere fiduciosi… un bacio ancora

    Rispondi
  • 8. alidipioggia  |  6 marzo 2007 alle 23:33

    ed eccomi finalmente..ci voleva S.Remo per farmi scrivere(non è vero ahahha è stato Dani a darmi la dritta..io col pc so capra di montagna..)e un Cristicchi che mi ha fatta piangere perchè io su quella sedia ci sono salita un paio di volte e forse per paura o forse perchè ancora non pronta sono scesa e non volata…..
    è stato sentire MATTO a farmi piangere..Matto..ch ne sanno dei MATTI?
    che sanno di come girano l rotelle dei Matti quelli che la pazzia non sanno nemmeno come si scrive…
    che ne sanno dei colori,delle musiche,delle poesie che ascoltano,scrivono,dipingono i Matti chi un pò di follia non l’ha mai assaggiata……
    sono capaci però farti smettere di cantare,scrivere,dipingere…perchè quel che non capisono fà paura ai non Matti….

    spero solo che tutto il parlare dei Matti,tutto l’apprezzamento per l’argomento,per la magnifica canzone di Cristicchi non si fermi a una 5 giorni sanremese,spero che a qualcuno resti addosso il dolore di Antonio,Andrea,Anna e di tutti quelli che sono volati giù da una finestra,da un campanile,da un ponte…..che gli venga la voglia di guardare un Matto e porgergli una mano…….

    ciao prof….come vedi non ti mollo

    Rispondi
  • 9. fra Massimo  |  9 marzo 2007 alle 10:24

    Ciao Daniela! Un abbraccio forte!
    Era da tempo che una canzone non riusciva a rabbrividirmi. La canzone di Cristicchi ci è riuscita. E’ vero che molte volte vorremmo che la musica ci liberasse da una vita ordinaria, o da quelle situazioni scomode o di disagio, ma ogni tanto fa bene guardare la realtà. Anzi! Andare a scoprire quei giardini che nessuno sa. Ricordo con profondo affetto l’esperienza fatta al Cottolengo di Biella. A voi che siete “più a nord” vi consiglio di andarci. Ci sono angeli che vi aspettano.

    A presto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi
  • 10. manlio converti  |  13 marzo 2007 alle 1:14

    Abbiamo vinto Sanremo!

    Non l’abbiamo sconfitto ed annullato come noi poveri intellettuali di sinistra pretenderemmo, ma questa volta a Sanremo hanno vinto due canzoni minimaliste e profonde. Ho letto solo il giorno dopo i testi del festival e delle polemiche relative a Baudo, certo che lo vorremmo come premier considerando il suo vasto consenso popolare e alcuni testi del suo festival che valgono più dei dodici punti del governo: E’ soprattuto dato che Baudo sia decisamente più laico e di sinistra di Prodi. Solo Pippo in Italia ha infranto il tabù di criticare con forza il Papa riuscendo a vincere poi un milione di euro, il televoto di milioni di cittadini e quindi a lavorare in Rai in prima serata!

    Devo ammettere che l’ultimo festival che ho visto era quello di Perdere l’amore di Ranieri, ma sentendo per radio la canzone che poi ha vinto, guidando mentre andavo in discoteca a promuovere la manifestazione di Roma, ho serenamente pianto. Di tutte quelle che ci passano in mezzo non ricordo nemmeno una nota, ma di questa che parte in pieno stile sanremese, parlando banalmente di amore e rose, non dimenticherò mai il significato. Troppo spesso si parla in Italia di Manicomio e di cancellare la legge 180 che ha restituito dignità ai malati di mente, cancellando l’orrore di quei lager di dolore fisico oltre che psichico. Oggi un ragazzo sensibile ha dato voce ad emozioni semplici, che ci accomunano tutti ma che ancora non siamo in grado di riconoscere nei volti e nelle storie dei sofferenti psichici. Di loro ci ricordiamo solo in quei rari casi in cui la disperazione prevale e travalica nella cronaca nera, mentre quotidianamente l’uomo uccide in modo violento soprattutto all’ombra del Vesuvio. A loro attribuiamo l’efferatezza che in ognuno di noi è pronta ad emergere in Iraq come in Kosovo, ma anche per un semplice alterco tra adolescenti o per un banale incidente stradale. Sono solo loro che subiscono ancora ricoveri manicomiali infiniti in strutture private gigantesche o negli OPG, che fanno invidia solo ai Centri eufemistici di Accoglienza per migranti disperati, mentre i colpevoli di reati efferati come lo spaccio o la malversazione sono graziati e spesso finiscono in televisione o in parlamento…

    Ci voleva Sanremo per fare vincere noi che con passione e senza meriti riconosciuti lavoriamo affinché i sofferenti psichici siano persone semplici ed anonime, con una vita propria, una casa, un lavoro protetto o una pensione, su cui spesso al Sud vive l’intera famiglia, delle emozioni comuni e magari una famiglia propria o un’unione di fatto, per chi non riesce ad accedere ai vincoli della burocrazia italiana. Eppure proprio a Napoli un gruppo di psichiatri si è coalizzato per garantirsi il lusso di non lavorare di notte, per non essere infastiditi noi, che veniamo pagati proprio per questo motivo, da tutte quelle tragiche storie di disagio sociale, seppure spesso legate all’etilismo e alla tossicodipendenza, alle quali la società non provvede altrimenti. Questi stessi psichiatri che, come denunciava Molly Bloom due puntate fa, disprezzano degli omosessuali anche i loro colleghi e irridono i transessuali, che sono obbligati dalla legge ad essere loro pazienti paganti.

    E’ la Regione Campania a dettare la legge o meglio il Progetto Obiettivo, rinnovato ogni triennio, che regolamenta il funzionamento delle Uosm (Unità operative di salute mentale). La strega maligna sollecita che almeno sulla spinta di Sanremo, usando quella canzone come inno alla libertà emotiva dei sofferenti psichici, siano finanziati 24 ore su 24 centri di accoglienza per tutte le forme sociali di disagio, come avviene in altre Regioni d’Italia e che non ci si arrenda di fronte ad un modello basato solo sulle presunte Emergenze, che nascono proprio per la mancanza di strutture e personale, di servizi sociali e assistenza umana, che lavori e sia presente in modo continuativo. La strega maligna sogna una Regione capace di aprire centri di accoglienza notturna e diurna gestiti da geriatri, oppure da neuropsichiatri infantili, oppure dal personale del Sert eccetera eccetera, per ridurre le vaste aree di disagio sociale sulla base del modello della Psichiatria Territoriale. I colleghi negletti di Napoli solo così non verranno disturbati dai tossicomani e dai 118, pur continuando a lavorare anche di notte, ma finalmente la città e la regione saranno dotate di sistemi di garanzia sociale adeguati e continuativi.

    Ma come ho detto abbiamo vinto Sanremo, non lo abbiamo sconfitto e nemmeno abbiamo vinto le elezioni del buon senso e dei diritti civili….nemmeno nel centro-sinistra….

    La strega maligna

    Manliok

    PS Grazie di cuore e complimenti vivissimi a tutti quanti i membri del consiglio del Comune di Napoli, dell’Arci con Mariano Anniciello e ad Eva della mia sezione DS-Vomero che verranno alla manifestazione Sveglia è l’ora dei diritti a Roma il 10 Marzo… Grazie anche a quanti hanno contribuito affinché questo avvenisse…e voi cosa aspettate a venire con NOI ?? In coda ovviamente Cristicchi ma anche Sciltian Gastaldi

    Simone Cristicchi – “Ti regalerò una rosa”

    (Simone Cristicchi)

    Ti regalerò una rosa
    Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
    Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
    E una rosa per poterti amare
    Ti regalerò una rosa
    Una rosa bianca come fossi la mia sposa
    Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
    Ogni piccolo dolore
    Mi chiamo Antonio e sono matto
    Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
    Credevo di parlare col demonio
    Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
    Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
    Perdona la calligrafia da prima elementare
    E mi stupisco se provo ancora un’emozione
    Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
    Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
    L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
    E giorno e notte si assomigliano
    Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
    Me la faccio ancora sotto perché ho paura
    Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
    Puzza di piscio e segatura
    Questa è malattia mentale e non esiste cura
    Ti regalerò una rosa
    Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
    Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
    E una rosa per poterti amare

    Ti regalerò una rosa
    Una rosa bianca come fossi la mia sposa
    Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
    Ogni piccolo dolore

    I matti sono punti di domanda senza frase
    Migliaia di astronavi che non tornano alla base
    Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
    I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
    Mi fabbrico la neve col polistirolo
    La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio…
    misurate le distanze
    E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
    Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
    Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
    Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
    Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
    Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
    Eri come un angelo legato ad un termosifone
    Nonostante tutto io ti aspetto ancora
    E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
    Ti regalerò una rosa
    Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
    Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
    E una rosa per poterti amare Ti regalerò una rosa
    Una rosa bianca come fossi la mia sposa
    Una rosa bianca che ti serva per dimenticare Ogni piccolo dolore

    Mi chiamo Antonio e sto sul tetto

    Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto

    I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
    Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
    Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
    Perdona la calligrafia da prima elementare
    E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
    Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare.
    (4 marzo 2007)

    Sciltian Gastaldi

    Se è lecito il paragone con il movimento dei Neri d’America, i gay e le lesbiche italiane si battono oggi per potere entrare dalla stessa porta degli eterosessuali: quella del Municipio. I Di.Co si occupano solo di dire: le persone omosessuali in Italia esistono e occorre concedere loro qualche diritto, fermo restando che non sono uguali agli eterosessuali e, quando si mettono insieme, non sono una famiglia. La strada è ancora molto lunga, dunque, ma ogni percorso s’inizia facendo un primo passo.

    Dal Canada alla Spagna, dal Sud Africa al Massachusettes, dall’Olanda al Belgio, sono sempre di più le nazioni che hanno applicato la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo, il principo liberale “uguali tasse, uguali diritti” e quegli articoli delle Costituzioni nazionali che sanciscono – di solito proprio tra i punti cardine dello Stato – l’eguaglianza e pari dignità sociale di tutti i cittadini davanti alla legge. Questi Stati hanno semplicemente esteso il diritto al matrimonio a tutti gli adulti non consanguinei che desiderino sposarsi, con annessi tutti i diritti e i conseguenti doveri. Un numero ancor più consistente di Paesi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Germania, Islanda, California, Vermont) ha invece approvato une legge ad hoc, che ha istituito delle forme di Unione civile solida, nelle quali sono inclusi tutta una serie di diritti e doveri civili fondamentali tipici dell’istituto matrimoniale come, per esempio, l’adozione. Una forma più leggera di Unione civile, per il momento senza diritto all’adozione, è poi stata approvata in tutto il resto d’Europa occidentale (con le sole eccezioni di Irlanda e Grecia) e in diverse nazioni orientali del Vecchio continente (Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia) oltre a diversi Paesi extra-europei, da Israele alla Nuova Zelanda, dalla Tasmania al Messico, alla Colombia.

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