UN ANNO FA TOMMASO ONOFRI… OGGI, BENITO

5 marzo 2007 at 17:19 7 commenti

Si apre domani il processo agli assassini del piccolo Tommaso Onofri, https://danielatuscano.wordpress.com/2006/04/03/tommaso-tragedia-annunciata/ . A fianco di questa piccola vita stroncata, una vita “adulta” ma fragile e indifesa come quella di un bimbo: la vicenda di Benito, malato e senzatetto. Dai blog di Massimiliano Frassi e di Morgan, due storie parallele che riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Casalbaroncolo è una piccola frazione alle porte di Parma.
Poche case, di quelle “di una volta”, con l’aia polverosa e gli animali da cortile che razzolano liberi.
La strada che attraversa questa frazione passa attraverso la campagna, inseguendo rigagnoli e fossati ed obbligando così le auto, malgrado lo spazio disponibile, ad una percorrenza a senso alterno.
Lungo il fiume Enza il bosco si infittisce, coprendo la luce del sole in quelle giornate in cui la nebbia se n’è stata generosamente assente.
Ad ogni spiazzo sciatte prostitute di colore richiamano fin dalle prime ore del mattino clienti in cerca di facili contagi. Pochi metri dopo una stradina sterrata accompagna ad una radura che un gruppo di volontari sta cercando di ripulire, restituendo alla sacralità acquisita del posto anche una parvenza decorosa. Pulita. Rispettosa.
L’uomo alla mia sinistra si porta alla bocca l’ennesima sigaretta, quindi indicando un paletto conficcato nel terreno e coperto dal nastro della polizia scientifica dice: “quello è il posto esatto dove hanno trovato mio figlio Tommy, sepolto dal letame e dalle foglie marce”.
Accadde tutto un anno fa ma a pensarci bene sembra solo ieri.
Una normale, normalissima famiglia, padre, madre e due bellissimi bimbi ancora piccoli, insieme a due cani ed un gatto, una famiglia qualunque, da poco trasferita nella casa di campagna, da ristrutturare col tempo, arrabattandosi con le rate del mutuo ed i sacrifici che le stesse comportano, la famiglia Onofri, venne sorteggiata dal destino, dal fato, chiamatelo come volete. E’ quel qualcosa a cui bastano pochi istanti per cambiare per sempre il registro della tua vita. Toglierti dai binari e spedirti altrove, senza biglietto di ritorno, senza che tu abbia anche solo il tempo per chiedere una motivazione. Mario Alessi e Salvatore Raimondi, con la complicità di Pasquale Barbera e della moglie di Alessi, Antonella Conserva, progettano e realizzano il rapimento del figlio più piccolo degli Onofri, Tommaso. Dagli occhi azzurro cielo ed i capelli ricci e biondi, quasi un putto, già un angelo forse.
La storia la sappiamo tutti. Perché tutti l’abbiamo seguita da vicino. Con un espediente Alessi e Raimondi entrano in casa, immobilizzano i genitori e rapiscono il bimbo. Una delle due persone oltre al passamontagna ha un casco e non parla, forse perché è identificabile e non vuole farsi riconoscere. E’ la stessa persona che con una mano punta la pistola alle tempie del bimbo e con l’altra lo accarezza in volto.
Vicino al palo della polizia scientifica un totem di peluches, carico di pupazzi e disegni. La sua ombra dona la parola infanzia alla terra pregna del sangue di un innocente. Qui tra qualche giorno verrà inaugurata un grande stele, di marmo, “così pesante” dice il padre “che nessuno potrà mai toglierla”, con sopra un’immagine di Tommy e dei versi a lui dedicati.
Lo stesso posto verrà bonificato, magari per farci un giardino, portarci i bimbi per fare delle passeggiate, incontrarsi ed incontrare, permettendo così alla vita di riguadagnarsi lo spazio sottrattole un anno fa con l’atto peggiore che mente umana potesse concepire.
La zia di Tommy lì, vuole una panchina “per parlare col suo adorato angioletto” ogni volta che ne sente il bisogno……
“Uno lo teneva fermo da dietro, mentre un altro con una pala lo colpiva violentemente in volto”.
Non si può ascoltare il racconto del padre senza pensare ancora alle immagini di Tommy entrate nelle nostre case. Tommy sul passeggino, mentre mangia la pappa, col costume di carnevale, con lo sguardo di chi ha fatto una birichinata. Sempre sorridente, sempre allegro. La violenza con cui il piccolo è stato ucciso non ha eguali ed i dettagli vanno rispettosamente omessi. E poi non aggiungerebbero nulla a questo orrore.
Casa Onofri è un porto di mare, a dimostrazione che vi sono tante persone cattive ma molte di più sono quelle buone. La volante della polizia che staziona perennemente fuori da qui, tiene alla larga curiosi e sciacalli, anche se ogni tanto qualcuno la fa franca, come quel noto prete assiduo frequentatore della Tv più che delle Chiese, il quale in piena emergenza si fece vivo non prima di aver convocato i fotografi. Purtroppo per noi per gente così c’è sempre un’isola dei famosi su cui approdare.
Dentro casa invece è un via vai di amici, molti dei quali incontrati a causa di questa tragedia ma per questo forza viva.
Paola Onofri ha una maglia bianca con un grande cuore rosso e la scritta Tommy nel cuore. Ogni gesto, ogni parola, ogni ricordo è per quel suo figlio che in quella dannata notte sedeva dove ora siedo io.
Sorride Paola e per tutti ha parole di forza e di aiuto. Quanto ai fantasmi ed al dolore solo lei sa fino in fondo quanto male facciano e quanto difficile sia tenerli a bada. E’ il dolore di una madre a cui hanno strappato il dono più grande.
Tutti noi dobbiamo a questa famiglia delle scuse. Li abbiamo sviscerati, passati ai raggi X, giudicati.
Partendo dal padre Paolo. Gli confesso di averlo odiato, “e pure tanto” perché quando la notizia del ritrovamento di un Pc con immagini pedopornografiche emerse, in un certo qual modo mi sentii tradito. Tradito e ferito. Sembrava un ulteriore oltraggio verso quel bimbo rapito e facile quindi fu pensare che le cose fossero pure collegate.
Oggi quell’inchiesta è chiusa. Paolo ha patteggiato sei mesi, ribadendo però che le immagini non avevano come protagonisti dei bimbi seviziati ma delle modelle minorenni ma consenzienti, ed ha pagato per quello che definisce “un grandissimo errore”.
Chi ancora deve essere “sezionato” sono gli aguzzini di Tommy, in un’inchiesta che non ha ancora svelato quei lati oscuri che la attanagliano.
E mentre ogni singolo membro della famiglia ha subito più ore di interrogatorio di quante fino ad oggi non ne abbia sostenute Provenzano, lo stesso, forse, non si può dire degli aguzzini i cui ruoli sono ancora tutti da chiarire. In primis quello della moglie di Alessi, Antonella, la stessa che tenendogli la mano giurava davanti alle telecamere di pregare per Tommy e che suo marito ovviamente “non c’entrava nulla”. Seduta nei salotti bene della tv, con i capelli di fresco pettinati, invitava i rapitori a liberare il bambino, mentre probabilmente da qualche parte del suo corpo ancora riecheggiavano le grida di Tommaso. Catturato, spaventato, seviziato, ucciso.
Penso a cosa può avere provato. Me lo immagino caricato a forza su di uno scooter con due individui dal viso coperto, mentre nel buio si allontana.
Sullo sfondo sempre più piccola la luce di casa. Mente il cuore dei genitori e del fratellino battono all’impazzata, tra paura e dolore.
Vorrei avere la macchina del tempo, catapultarmi lì, toglierlo dalle sgrinfie degli aguzzini e scusarmi con lui. Per l’inutile turbamento. Ora torniamo a casa piccolo, finiamo la pappa e giochiamo con la spada che ti piace tanto ed il tuo fratellino, calmando anche lui che starà ancora tremando per l brutto spavento. Mentre gli uomini cattivi resteranno chiusi per sempre, là fuori dalla porta, buio col buio.
“Al funerale di Tommy vennero quasi 60mila persone, da non crederci come sia tanto amato” dice commosso Paolo, mentre organizza per il 01 aprile una grande marcia che riempirà Casalbaroncolo di gente da tutta Italia. Ma che Tommy non se ne sia realmente mai andato non lo dimostrano solo i ricordi, le fotografie, i suoi giochi, sparsi per la casa. Lo dimostrano i risultati che grazie al suo sacrificio oggi vengono raggiunti.
Con la neonata Associazione Tommy nel Cuore (www.tommynelcuore.org ) gestita direttamente dai genitori dato che durante i giorni del rapimento e della successiva scomparsa chi la creò pensò bene di farsi più i propri che gli altrui affari, oggi vengono aiutati tanti bambini. “Si sceglie di volta in volta un singolo progetto, portandolo poi a compimento. Ora è la volta di Roberta, 12 anni, affetta da una malattia rara che in quanto tale le impedisce di avere l’aiuto necessario. Roberta è nata con una patologia che le ha bloccato lo sviluppo del ventricolo sinistro. Servono tantissimi soldi per l’operazione che si terrà prima dell’estate negli Stati Uniti e sul sito di Tommy c’è direttamente il conto corrente della mamma di Roberta che ogni euro che riceve spedisce subito ai medici negli Usa, ultima speranza di vita per la sua piccola”. A giorni inizierà anche il processo. Davanti ai coniugi Onofri sfileranno non solo gli ultimi dodici dolorosi mesi, ma anche i demoni che hanno cancellato il loro futuro. “Per loro non proviamo odio, ma solo indifferenza” dicono all’unisono, “perché l’odio è un sentimento mutevole e potrebbe trasformarsi, l’indifferenza no”, è forte come il granito che ricorda Tommaso in una squallida piazzola.
Col processo torneranno le telecamere. E certi folli paradossi. “Scoprimmo del ritrovamento del cadavere di mio figlio dalla Tv. Quando il magistrato venne a darci la notizia, mia moglie era già sotto valium”.
Anche per questo dovremmo loro delle scuse.
E promettergli che non li lasceremo soli. Mai. Aiutandoli a dare un senso al sacrificio del proprio piccolo, il cui cuore, se bene ascoltiamo, ancora batte dentro le mura di questa casa. Come nelle case di milioni di italiani, dove altrettanti Tommy ora ricevono il bacio della buona notte e vanno a letto.
La nebbia che scende su Parma avvolge tutto. Strade e coscienze.
La radura è ancora più tetra, mentre una coppia di pervertiti, cacciati subito dai vigili, cerca di trastullarsi proprio a pochi passi dal posto dove l’anima di Tommy ha lasciato il suo corpo. L’orrore, come l’imbecillità, si sa non avere mai limiti.
Dallo stereo dell’auto Renato Zero canta: “oltre il tempo, l’amore ha vinto…per questa notte oltre la vita, per ogni lacrima che scenderà…” (Pura luce da La curva dell’Angelo) e chiude così un incontro con una famiglia che mai dimenticherò.

Massimiliano Frassi (http://massimilianofrassi.splinder.com/ )

*****

AIUTIAMO TUTTI ASSIEME BENITO!

Massimo ed io abbiamo incontrato Benito, un senzatetto che da anni vive a Roma e che fra mille problematiche sopravvive sotto un ponte della città. È stato un incontro emozionante, abbiamo ascoltato sofferenze e momenti di un uomo che cerca di affrontare la vita nonostante i pesanti giudizi e le palesi vicissitudini. Nella prima parte del video che potete vedere ci racconta alcuni dei suoi ricordi che a volte, anche se ben celato, lo commuovono.
Benito è ammalato di diabete, percepisce una pensione di poco superiore a 300 euro e circa 80 di questi devono essere impegnati ogni mese in medicinali. La situazione, come molte altre, è drammatica. Egli trova difficoltà a camminare anche a causa di un paio di amputazioni alle dita di un piede, ha subito alcune operazioni e il suo grave stato di salute peggiora giorno dopo giorno.
Benito, in un misero letto che tutte le notti subisce il freddo e la solitudine, ha bisogno del nostro aiuto, le difficoltà che deve combattere lo rendono sempre più debole.

ATTIVIAMOCI AMICI BLOGGER! Creiamo CONCRETEZZA!

DIFFONDIAMO LA VOCE SU TANTI BLOG: una persona di Cuneo può conoscere uno di Lecce che a sua volta ha un amico a Roma che può aiutarci a dare momenti migliori a Benito!
Massimo ed io crediamo che si possa dare una sistemazione migliore a Benito, a lui serve una piccola stanza dove vivere con più dignità e con meno sofferenza.
Se conoscete qualcuno che ci possa aiutare scrivetemi una mail che trovate sulle mie informazioni personali. Sarò ben felice, con la collaborazione di Massimo, di attivarci assieme per produrre qualcosa di concreto.
Anche il più piccolo aiuto può essere importante: cibo, vestiti, conoscenze che possano fare trovare un alloggio o un medico che possa eseguire in modo gratuito una visita seria, indirizzi utili e ovviamente, se qualcuno lo desiderasse, anche piccole somme di denaro che noi saremo ben lieti di donare a Benito mettendoci per la serietà e la trasparenza la nostra faccia e i nostri nomi pubblicamente.

Io cercherò di rendere noto tutto ciò che è stato fatto nella maniera più trasparente possibile attraverso video che inserirò nel blog. Buona visione http://www.youtube.com/watch?v=d5IP_l2FSRg&eurl= e diamoci da fare per dare una vita migliore a Benito! Spargete la voce e grazie per la collaborazione.

 

Morgan (http://www.acmedelpensiero.blogspot.com/ )

 

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LA VITA NUDA – II domenica di Quaresima (Gv 4, 5-42) 8 MARZO PER SEMPRE

7 commenti Add your own

  • 1. danielebausi  |  5 marzo 2007 alle 18:44

    in ricordo di Tommaso Onofri

    Ho cercato di far passare dei giorni per tentare di plasmare, calmare, dare un senso, a quella rabbia che mi porto dentro e che non accenna minimante a placarsi.
    Mi sento così piccolo ed inutile davanti a tanta violenza da non credere che questo mondo sia anche il mio. Che questa vita è mia come quella delle persone che mi circondano, di quei bimbi che ogni settimana vado a far giocare nelle corsie di un ospedale, dove la sofferenza è vera e non un modo di passare il tempo. Che anche io cammino sulla stessa terra dove camminano loro, respiro la stessa aria, ma che per fortuna non provo gli stessi sentimenti.
    Dove sta andando a finire questa umanità?
    In quale deriva?
    Questa brutalità sta così dilagando da non riuscire quasi a credere che esista davvero.
    Ci si uccide per niente, per aver salutato la ragazza di un altro, per non aver rispettato un semaforo, perché mi stai semplicemente sui coglioni.
    E le bestie di satana, e le bestie di qualcos’altro uccidono genitori, zii, nonni e fratelli solo perché qualche esaltato ci ha detto di farlo.
    Ma la lista si allunga sempre di più.
    Ogni volta speriamo che certi fatti non succedano più e poi, subito dopo, ci ritroviamo proiettati e testimoni di una brutalità ben peggiore. Aspettandoci che prima o poi non tocchi anche a noi.
    Così ci muoviamo tra la gente con diffidenza e paura. Non puoi permetterti un osservazione che magari ti ritrovi con il sangue che ti cola dallo stomaco.
    Più sentiamo parlare di pace, di fratellanza, tolleranza, rispetto, diritti, ecc. e più certe cose vengono a mancare per mano di qualcuno che si trova su questo pianeta per caso, nato per sbaglio, da un errore genetico, da una sega mancata.
    Non un briciolo di pietà per chi ti ha tolto la gioia di sorridere, di fare oh, di piangere liberamente.
    Il tuo calvario lo avevi già visto che le convulsioni facevano parte di te e quello sciroppo era la tua ancora di salvezza.
    Ma questi mostri hanno deciso per te, per la tua famiglia, facendogli così risparmiare sulle spese della farmacia. Quella gabbia angusta che ti avevano preparato e che per fortuna non hai visto e neppure vissuto, dove l’aria era davvero un optional, il buio quasi tutto il giorno.
    Davanti ad un sorriso così e a degli occhi così, come si può arrivare a tanto?
    Per questo io li chiamo mostri perché sono come quelli dei film o dei fumetti, non persone reali, non uomini, non essere umani. Non hanno il diritto di essere chiamati tali e quindi nemmeno quello di essere trattati come tali.
    La gabbia spetta a loro, per sempre, affinché il loro respiro diventi un rantolo e quindi, quando arriverà l’ultimo, per noi, un grido di libertà.
    Adesso tu, piccolo angelo, sarai sempre nei cuori di chi amore vivrà.
    Ciao Tommaso e anche se non lo meritiamo, perdonaci da lassù, se puoi.
    Noi quaggiù, a coloro che ti hanno fatto questo, non lo faremo mai.
    Non ti dimenticherò.

    Rispondi
  • 2. Chit  |  6 marzo 2007 alle 9:37

    Come detto un anno fa non credo in questi casi ci siano parole in grado di esprimere la moltitudine di pensieri e sensazioni che passano nella testa di ognuno di noi. O almeno, io non ne trovo.

    Ciao piccolo Tommy

    Rispondi
  • 3. roberto  |  6 marzo 2007 alle 11:18

    come passa il tempo, spero che tommy non sia stato dimenticato, lo scorso anni sarebbero stati tantissimi i messaggi in suo onore… perdonaci piccolino

    Rispondi
  • 4. danielatuscano  |  7 marzo 2007 alle 10:38

    Già, un post del genere lo scorso anno sarebbe stato molto commentato… Ma non dispero. Non bisogna mai disperare.

    Rispondi
  • 5. roberto  |  22 marzo 2007 alle 16:08

    ogni giorno, quando abbraccio il mio Tommaso, lo guardo dritto negli occhi, ne spio il suo sorriso, allora allungo la mano e porgo una carezza al piccolo Tommy, che resterà per sempre nel mio cuore, nel volto di mio figlio…

    Rispondi
  • 6. lasco giuseppe  |  24 giugno 2007 alle 22:15

    che dire…..ancora piango per te tommaso…
    sai tommaso io gioco con le parole, sono un piccolo poeta, e sapessi quante volte ho cercato di scrivere per te…non ci sono mani riuscito..ogni volta la poesia che scrivevo mi sembrava stupida….sai tommaso è la prima volta, da quando scrivo, che non riesco ad esternare un dolore….forse perchè è troppo…è troppo tommaso….posso solo usare parole di altri….
    ungaretti diceva…..
    e t’amo, t’amo, ed è continuo schianto.
    ciao piccolino e scusaci di essere uomini.
    giuseppe lasco (torino)

    Rispondi
  • 7. maria  |  24 marzo 2009 alle 16:05

    la vit a delle volte è proprio crudele, io ho una bimba di 5 anni , mi
    domando coma fa quella povera mamma a sopportare un dolore del genere? io l’ammiro tanto ed ogni volta che vedro’ il volto del piccolo tommaso pensero anche al grande coraggio della sua mamma che dimostra una grande forza che non è da tutti. Io spero che tommy stia bene adesso con accanto gesu, per vegliare su tutti i bimbi del mondo. Eri proprio bello, un abbraccio grande grande

    Rispondi

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