UNA COLOMBA A BRESSO – IV domenica di Quaresima (Gv 9, 1-41)

18 marzo 2007 at 9:02 12 commenti

Il Vangelo di oggi, pur così severo e ammonitore, mi ha ispirato questi pensieri. Non so perché.

Spiccava sul grigio dell’asfalto, in un pomeriggio d’ambigua primavera. Un’apparizione antica, un candore dipinto in una fotografia metropolitana. Attraversava la strada con incedere inesperto, stupefatto, caracollante e un po’ goffo. Stava lì, piovuta da chissà dove.

Forse viveva la sua alba, e procedeva immemore verso la vita, ingenuamente vezzosa nella coda a ventaglio, accarezzata da una brezza silente. Non volava. E le automobili erano costrette a rallentare la loro innaturale foga, mentre l’incedere si faceva più dolce, esitante, timoroso. “I vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte”, recitava De André. E l’umanità deponeva per un attimo il suo cinismo davanti a quella creatura indifesa, pur con qualche commiserazione del capo, ben sapendo che, così sola e fragile, sarebbe sopravvissuta ben poco.

Una colomba bianca a Bresso, nell’approssimarsi della Pasqua. Avanza inerme ed esposta a mille pericoli, placando la tempesta in venticello e senza spegnere la fiamma smorta. E al tempo stesso trasmette una placidezza materna, lattea e rassicurante come un abbraccio. Una corolla di piume.

E’ così la pace: pura, nuda, sola, tacita. Fanciullesca e secolare, meravigliata e sperduta. Segno e storia, in un palpito appare scompare, inghiottita dalle profondità astrali da cui è scaturita. Densità celeste, raccolta nel palmo di una mano. E Dio torna ogni anno. Non nel tuono, non nel fulmine, non nella tempesta. Per un attimo, un attimo soltanto, si volge a incrociare il nostro sguardo, poi l’esitazione, la materia bruta, e rialzi gli occhi, ma non vedi più.

Daniela Tuscano

Cristo risana il cieco nato

QUARESIMA DI FRATERNITA’ A BRESSO. Oggi invitiamo a casa nostra una delle donne emigrate seguite nelle Filippine da padre Marco Brioschi. Le donne filippine che a decine di migliaia si recano all’estero (Europa, Giappone ed Emirati Arabi) per lavorare come domestiche spesso si affidano a organizzazioni senza scrupoli che approfittano della loro condizione di debolezza. Padre Marco nelle Filippine – oltre al suo impegno di rettore di seminario – si occupa del delicato (e insidioso) avvicinamento a questa realtà per frenare la corruzione, rendere più umane le condizioni delle emigrate, operare sul mercato delle braccia per dare un’etica ai reclutatori di domestiche in partenza. Una missione in cui padre Marco è un pioniere.

*****

Il simbolo della pace “vivente” svoltosi ieri a Roma. Gli umanisti ne hanno costruiti altri, in contemporanea, nelle seguenti città:

Argentina – Buenos Aires; Australia – Hobart; Australia – Sydney; Austria – Vienna; Belgium – Brussels; Benin – Porto Novo; Canada – Kitchener; Canada – Montreal; Canada – Orillia; Canada – Toronto; Colombia – Bogotá; Colombia – Soacha; Czech Republic – Prague; Ecuador – Quito; Ecuador – Guayaquil; Ecuador – Machala;  Ecuador – Cuenca; Ecuador – Ibarra; Ecuador – Esmeraldas; El Salvador – San Salvador; Finland – Helsinki; France – Longwy; France – Marseille; France – Paris; Germany – Berlin; Germany – Cologne; Germany – Düsseldorf; Germany – München; Ghana – Kasoa; Greece – Athens;  Guinea – Conakry; Hungary – Budapest / Amphitheatre; Hungary – Budapest / Heroes’ Square; Hungary – Budapest / Philosophers’ Garden; Hungary – Budapest / St. Steven’s Square; Hungary – Eger; Hungary – Selyp;  Hungary – Miskolc; India – Bombay; Italy – Rome;  Kenya – Nairobi; Mexico – Mexico City; Morocco – Agadir; Morocco – Azrou; Mozambique – Maputo; Netherlands – Amsterdam; Netherlands – Deventer; Portugal – Oporto; Romania – Sibiu; Russia – Moscow; Russia – Vladivostok; Senegal – Thiès; Senegal – Ziguinchor; Senegal – Boumoda;  Slovakia – Poprad; Slovakia – Zvolen; Slovenia – Ljubljana; Spain – Madrid; Spain – A Coruña; Spain – Albacete; Spain – Bilbao; Spain – Malaga; Spain – Santander; Spain – Sevilla; Spain – Valencia; Spain – Gran Canaria – Las Palmas; Spain – Tenerife – San Cristóbal de La Laguna; Spain – Valladolid; Spain – Vigo; Spain – Barcelona; Spain – Granada; Switzerland – Zürich; U.K. – London; U.S.A. – New York; U.S.A. – Los Angeles; U.S.A. – Stockton; U.S.A. – San Rafael

****

DANIELE MASTROGIACOMO LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/mastrogiacomo/index.html

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BENTORNATI (E ORA TOCCA A DANIELE) – Liberati i due tecnici italiani rapiti in Nigeria LIBERO!!! – Mastrogiacomo rilasciato nel pomeriggio: “Grazie, Gino”

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  • 1. don luigi  |  18 marzo 2007 alle 10:30

    “Io sono venuto per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”

    Il senso della sentenza è illustrato anzitutto dal miracolo compiuto da Gesù: l’uomo che era cieco dalla nascita è stato illuminato, e ora ci vede. Questo mostra come Gesù sia venuto perché “COLORO CHE NON VEDONO VEDANO”. Il miracolo, per sé stesso, non è però in alcun modo un giudizio. Coloro che, per credere, attendono sempre da capo nuovi miracoli mostrano di vivere ancora nel ministero della lettera; di vivere ancora appesi ad una luce che, per sua natura, è intermittente e sempre transitoria.

    In che senso quello di Gesù sia un giudizio, lo si intende soltanto quando si consideri la reazione del cieco nato alla sua gratuita e immeritata illuminazione. Quando Gesù seppe che era stato cacciato fuori dal tempio, lo accostò e gli chiese: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Rispose con un’altra domanda: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Soltanto allora Gesù gli tolse il velo dagli occhi e gli disse: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui!”. A questa rivelazione il cieco crede.
    La sentenza di Gesù sui ciechi che vedono e i vedenti che diventano ciechi interpreta appunto la professione di fede del cieco. Ma che significa l’altra affermazione: “quelli che vedono diventino ciechi”? Cosa vuol dire, chiedono i farisei, che siamo ciechi anche noi? Essi si sentono incoraggiati a porre quella sfida a Gesù e confortati dall’evidenza a tutti accessibile; tutti possono con facilità verificare che essi ci vedono benissimo!

    Il racconto precedente mostra invece che essi non ci vedono affatto benissimo. Essi respingono, infatti, quello che pure aveva di che apparire evidente: e cioè che quell’uomo era nato cieco e ci vedeva. Essi negano quello che, a giudizio del cieco illuminato, appare del tutto evidente: “Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Con grande semplicità egli nota la stranezza della cecità dei farisei: “Proprio questo è strano, che voi non sapere di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato”.

    Il cieco illuminato, dunque, prima ancora di aver professato la sua fede nel Figlio dell’uomo, constata come i vedenti siano diventati ciechi. Dunque, “siamo ciechi anche noi?”. La risposta di Gesù è di chiarezza straordinaria: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ‘Noi vediamo’, il vostro peccato rimane”.

    La cecità vera è il peccato. La cecità vera è cioè quell’attaccamento ostinato al pregiudizio, che impedisce di riconoscere le cose evidenti, quando un tale riconoscimento costringerebbe a cambiare troppe cose della propria vita. La cecità vera è il nostro tentativo di nascondere la “cecità naturale”, la cecità dunque che ci affligge dalla nascita, dalla nostra nascita quali figli di Adamo. Figli dunque di un mondo che è tutto costruito sulla finzione. Che esclude a priori la possibilità che Dio entri nella nostra vita.

    La cecità naturale è quella che, di fronte ad ogni male inspiegabile, come per esempio questo male: che uno nasca cieco, ci induce a cercare un colpevole, invece che rivolgere gli occhi al cielo in attesa di vedere la gloria di Dio. Questa cecità naturale non è fatale. Fatale è invece il fatto che essa sia dissimulata e che noi diciamo di vederci benissimo. Ci liberi il Signore da questo attaccamento ostinato alla nostra cecità di figli di Adamo.

    Don Luigi

    Rispondi
  • 2. andrea cantucci  |  18 marzo 2007 alle 11:05

    UN CANTO DI PACE

    Un canto di pace è come una voce
    che accorre a fermare chi sparge dolore
    Si spenga la brace, prevalga la luce
    Non serve sparare alle proprie paure

    Un canto di pace è come una voce
    che accorre a fermare chi sparge dolore
    Si spenga la brace, prevalga la luce
    Non serve sparare alle proprie paure

    Fermate il coraggio vigliacco dei forti
    Fermate l’oltraggio dei poveri storpi
    C’è un grido riflesso negli occhi dei morti
    Ha ucciso sé stesso colpendo altri corpi

    C’è chi è stanco di non decidere
    e di stare a guardare uccidere
    Il profitto continua a incidere
    C’è bisogno di condividere

    Un canto di pace
    afferma chi sei
    è vivere in pace
    la scelta da eroi
    Ci serve armonia
    tra ogni parte di noi
    non la liturgia
    che aggredisce altri dèi

    Nessuno è un nemico malvagio dell’altro
    Il diavolo è l’eco di un tuo pregiudizio
    Nell’odio più antico non c’è niente altro
    che un animo cieco e feroce per vizio

    Fermate i conflitti tra i ciechi ed i sordi
    Fermate i profitti dei vermi e dei corvi
    Vi siete spartiti con squallidi accordi
    le terre dei vinti e la carne dei morti

    C’è chi è stufo di dover credere
    a uno stato che si può vendere
    Chi arricchisce non vuole cedere
    Chi obbedisce non può comprendere

    Un canto di pace
    è ciò che vorrei
    Un mondo di pace
    è un sogno che hai
    Sarà l’utopia
    che in te sentirai
    non l’economia
    a dirti chi sei

    Andrea Cantucci

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  • 3. anna  |  18 marzo 2007 alle 11:11

    Domenica 18 Marzo 2007

    IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – IV SETT. DEL SALTERIO

    Vangelo Lc 15,1-3.11-32
    Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

    Dal Vangelo secondo Luca

    In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
    Allora egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
    Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
    Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E’ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

    ____________ ___

    Come è finita questa parabola? Il figlio maggiore entra alla festa e fa festa per il ritorno del fratello? Oppure rimane fuori a brontolare contro il padre e contro il fratello? A recriminare di chi non gli ha neanche offerto la mano?

    Come è finita questa storia? Non lo sappiamo, non ci è detta proprio perché ciascuna persona deve dare la propria conclusione a questa storia con la propria esistenza. Di fronte alla replica del padre cosa fa ciascuna persona che oggi ode questa parola?

    Entra alla festa oppure rimane fuori? Entriamo alla festa o rimaniamo fuori?

    Rendiamo gloria a Dio oppure vantiamo le nostre miriadi di meriti senza tener conto della nostra profonda infedeltà e senza tener conto di quale sia la grande fedeltà del fratello minore?

    A Dio sia la gloria che anche oggi ci chiama a conversione.

    Amen!

    Rispondi
  • 4. carlo olivieri  |  18 marzo 2007 alle 14:21

    17 mar 16:25 Roma: partito corteo pacifista per ritiro truppe da
    Afghanistan

    ROMA – Il corteo pacifista per chiedere il ritiro delle truppe
    dell’Afghanistan e la ”restituzione dei territori occupati e lo
    smantellamento degli arsenali”, e’ partito da Piazza della Repubblica a Roma. Partecipa un centinaio di organizzazioni, tra cui i Cobas, il Partito Umanista, il Carc e il partito di Alternativa Comunista. In piazza i manifestanti erano alcune migliaia con bandiere, molte quelle arancioni del Partito Umanista, quelle della pace e slogan contro la base Nato Dal Molin e per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Il corteo dovrebbe arrivare tra le 17 e le 18 a Piazza Navona. (Agr)

    Rispondi
  • 5. danielatuscano  |  18 marzo 2007 alle 15:00

    Ieri sera il tg 3 ha dedicato un breve servizio alla manifestazione, si sono viste chiaramente le bandiere della Comunità per lo Sviluppo Umano. Poi è intervenuto Giorgio Schultze, presentato come “presidente del Partito umanista”. 🙂

    Rispondi
  • 6. ronny  |  18 marzo 2007 alle 16:52

    19 Marzo – GIUSEPPE, sposo di Maria e padre di Gesù
    (Calendario Liturgico: FESTA, colore liturgico: BLU. Chiese: Vetero Cattolica dell’Unione di Utrecht, Anglicana, Episcopale, Luterana, Cattolica Romana)

    La figura di Giuseppe è tratteggiata negli Evangeli con molta discrezione: si dice di lui che era “un uomo giusto”. Le poche notizie sul suo conto, a parte le leggende e le volute forzature a chiaro scopo “pastorale” , se non di comodo, ce lo rendono comunque una figura significativa per la nostra vita spirituale. Giuseppe fu lo sposo di Maria, da cui ebbe figlie e figli, come Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda e Gesù, che noi crediamo “Logos” e acclamiamo nostro Signore. Giuseppe è la figura del silenzio, è l’immagine di un padre buono che ha saputo compiere il proprio dovere con umiltà e convinzione, e che ha dato col suo onesto lavoro, un ambiente sereno alla sua sposa e ai suoi figli; una casa a Nazaret, dove Gesù è potuto crescere sotto lo sguardo amoroso dei genitori “in sapienza, in statura, in grazia”. Gregorio XV nel 1621, con ottimo intuito liturgico, ha voluto onorare Giuseppe, uomo del dovere e del silenzio, il 19 marzo, in pieno Tempo di Quaresima, quasi ad evidenziarne le qualità; e Giovanni XXIII introdusse il suo nome nel canone della messa, tributandogli ulteriore onore.

    Si usa l’Ufficio delle Feste dei Santi.

    LODI: salmi 127* e 130*
    EUCARISTIA: Rm 4,13.16-18.22 sal 88* Mt 1,18-24
    VESPRI: salmi 1* e 8*

    *(Per problemi al pc non posso allegare i salmi secondo la mia
    versione liturgica)

    Preghiera Propria
    Signore nostro Dio,
    in Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù, noi abbiamo un esempio di padre premuroso, che col suo lavoro ha mantenuto dignitosamente la sua famiglia, ed è stato un custode pieno di amore verso il Logos. Fa che anche noi, come lui, sappiamo compiere il nostro dovere in questa vita, con giustizia e stabilita, al fine di cooperare alla tua opera di amore. Per Cristo, nostro Signore.
    – Amen.

    Rispondi
  • 7. pietro  |  18 marzo 2007 alle 17:02

    Ciao!
    Le manifestazioni e il simbolo della pace che abbiamo
    realizzato il 17 marzo a Roma in Italia sono stati trasmessi dai
    telegiornali nazionali delle tre reti RAI (i canali pubblici in Italia):
    – RAI3 ore 19:00 in coda al TG (tempo 27:20 nel TG) con
    inclusa un’intervista a Giorgio Schultze
    – RAI2 ore 20:30 al tempo 7:12, ci hanno citato e inquadrato
    – RAI1 ore 20:00 al tempo 7:29, ci hanno solamente inquadrato
    So che siamo stati trasmessi anche su altri canali, ma non
    sono riuscito a procurare i TG, mentre per i canali RAI, sono visibili dalla pagina web seguente:
    http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/list_tg.srv?id=1879#
    i TG rimarranno in archivio online solo per alcune ore.
    Una foto del nostro simbolo è già su:

    A presto!
    Pietro Cirrincione

    Rispondi
  • 8. giovanna  |  18 marzo 2007 alle 17:10

    ciao a tutti, martedi 20 marzo alle 21 nel centro di Via Mazzali ci sarà un incontro con Giorgio Schultze, che parlerà della campagna europea sul disarmo, della funzione del portavoce europeo e delle attività già fatte come portavoce ( Mosca, Praga..)
    Siete tutti caldamente invitati a partecipare.

    La campagna europea sul disarmo “Europa per la pace” è una inizaitiva proposta dai Cechi, che hanno chiesto a Giorgio di scrivere la dichiarazione ufficiale e a cui hanno aderito vari partiti umanisti europei.

    Giovanna

    Rispondi
  • 9. donatella  |  18 marzo 2007 alle 22:35

    Anche questo può essere un segno…come me ne sono capitati in questi giorni a Roma con i contatti fatti sul treno, camminando serena tra pzze immense calore umano e il tramonto a s.Lorenzo vicoli immersi di giovani e non in fila pe una ottima pizza ma si attende sorridendo e chiaccherando! La fretta della notte non esiste….due immagini femminili allegre che volantinaggiano per un sabato fatto di gente che crede in un mondo senza Guerra e pubblicizzano un simbolo di pace Umanista in Pza Navona! Di Segni ce ne sono molti se vaghi con mete e con il pensiero ben preciso “” Il Mondo vuole La Pace””

    Donatella C.

    Rispondi
  • 10. disarmiAMO la pace  |  18 marzo 2007 alle 23:24

    12 MAGGIO 2007…
    …nuovamente in MARCIA per la PACE

    Veniamo da luoghi lontani, talvolta anche estranei l’uno all’altro.
    Percorriamo sentieri che attraversano terre diverse.
    Parliamo lingue che spesso faticano a intendersi.
    Ascoltiamo le voci di chi sussurra o urla, nella terra che abitiamo.

    Abbiamo guardato – oltre i confini delle nostre vite quotidiane –
    là dove affondano le mani rapaci del nostro benessere.
    Vediamo terre devastate dalla guerra infinita, che strazia corpi e strappa tesori.

    Abbiamo guardato – al di qua dei confini delle nostre vite quotidiane – qui, dove generiamo intelligenze e strumenti e strategie per la guerra infinita.
    Vediamo la Base NATO, per il controllo e il comando di operazioni
    militari che sentiamo dire essere “missioni di pace”;
    Vediamo Agusta, Aermacchi ed il loro indotto, per la produzione e il commercio di armi che sentiamo dire essere il vanto della “provincia con le ali”;
    Vediamo che la guerra infinita è generata anche qui, nella terra che abitiamo, nelle scuole che formano le nuove generazioni, nelle fabbriche che ci danno ricchezza, nei giornali che raccontano nascondendo la verità, nelle istituzioni che sviliscono la costituzione calpestando
    l’articolo 11.

    Abbiamo visto e ci siamo riconosciuti in un cammino di pace con la volontà di:
    – disarmare le nostre coscienze e le relazioni fra i popoli;
    – riconvertire il tessuto economico della nostra terra verso beni
    ecologicamente compatibili e socialmente desiderabili.

    E invitiamo a un cammino di pace, che:
    – manifesti l’opposizione alla produzione e al commercio delle armi e alla presenza di insediamenti militari nella nostra terra
    – sia di monito ai decisori politici ed economici del territorio: “se vuoi la pace, prepara la pace”
    – testimoni la possibilità di una relazione dolce fra i popoli di
    questa Terra.

    DisarmiAMO la pace
    http://www.disarmiamolapace.altervista.org
    disarmiamolapace@email.it

    Rispondi
  • 11. anna polo  |  19 marzo 2007 alle 15:55

    Ciao a tutti,
    vi giro questo servizio in cui si vede una parte del discorso di Giorgio, molte immagini della manifestazione di sabato e una parte della mia intervista.
    Anna

    Gentile Anna,
    sono Giulia Zanfino, la giornalista che ha avuto il piacere di intervistarla per la Blog tv (progetto di televisone partecipata) alla manifestazione per la pace. Su http://www.theblogtv.it, nella categoria “City Zen” trova il video sulla manifestazione e la sua intervista. Spero lo troverà di suo gradimento e di rivederla presto,
    cordialmente
    Giulia Zanfino

    A questo link http://www.europeforpeace.eu/press si possono vedere le
    foto di vari simboli della pace creati dagli umanisti in diverse città del mondo.

    Saluti

    Anna Polo

    Rispondi
  • 12. bangiu  |  29 marzo 2007 alle 23:24

    DANIELA: non so bene il perchè, ma leggendo la tua splendida poesia mi è tornata in mente “LA AURORA” di Federico Garcia Lorca. Forse per contrasto, contrasto tra la bianca colomba a Bresso e il suo messaggio di pace e speranza, di Pasqua, di passaggio e resurrezione, e le negre colombe, l’aurora stritolata tra i grattacieli, l’aurora che nessuno riceve…
    GRAZIE, per questa poesia.

    L’ AURORA (F. Garcia Lorca)

    L’aurora di new York ha
    quattro colonne di fango
    e un uragano di negre colombe
    che guazzano nelle acque putride.

    L’aurora di New York geme
    sulle immense scale
    cercando fra le lische
    tuberose di angoscia disegnata.

    L’aurora viene e nessuno la riceve in bocca
    perchè non c’è domani nè speranza possibile.
    A volte le monete in sciami furiosi
    trapassano e divorano bambini abbandonati.

    I primi che escono capiscono con le loro ossa
    che non vi saranno paradiso nè amori sfogliati;
    sanno che vanno nel fango di numeri e di leggi,
    nei giochi senz’arte, in sudori infruttuosi.

    La luce è sepolta con catene e rumori
    in impudica sfida di scienza senza radici.
    Nei sobborghi c’è gente che vacilla insonne
    appena uscita da un naufragio di sangue.

    (traduzione di Carlo Bo)

    Rispondi

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