STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

23 marzo 2007 at 7:10 44 commenti

1) Il Bush è incavolato. Di brutto. Condoleezza, poi, non ne parliamo. Con chi ce l’hanno? Ma col nostro governo, no? Perché accidenti, o meglio, shit, questi maledetti italiani sono sempre i soliti. Inaffidabili. Piagnoni. Perfetti, tipici vecchi europei, cuore tenero, pizza & mandolino & trinariciuti. Ma come? Pur di salvare Mastrogiacomo trattano coi terroristi? Con quei mostri medioevali? Fuck off! In effetti è uno scandalo: tutti, andiamo!, sanno che per la liberazione delle due Simone e della Sgrena l’amico Silvio non aveva scucito un centesimo. Ferreo e impavido a fianco dell’amico George, per difendere la civiltà occidentale. Pare anzi che i sequestratori, dopo aver visto in televisione le loro facce feroci, se la fossero fatta sotto e avessero restituito gli ostaggi con tante scuse. Poi c’è scappato un morto, tale Calipari, ma quella era una svista dei “nostri”, di altri amici. Tutti amici. Quindi si è chiuso un occhio (e pure l’inchiesta). E poi Calipari era stato imprevidente. La macchina che trasportava lui e la Sgrena correva troppo (si narra, addirittura a 20 all’ora): i poveri soldatini yankees, giustamente allarmati, hanno fatto fuoco. In ultima analisi, Calipari se l’è cercata. Si potrebbe quasi dire che… si è suicidato.

La copertina del “manifesto” del 7 marzo 2005, dedicata al funerale di Nicola Calipari.

E’ andata così, vero? Viceversa non si spiegherebbe il motivo di tanto livore. Viceversa, se pure Silviuccio avesse sganciato e/o trattato, un to-tò sul didietro lo meritava anche lui. Invece, per lui, sempre grandi sorrisi: caro amico, amico caro. Tutti amici.

Viceversa si potrebbe sospettare che l’amministrazione americana se la pigli col governo di “sinistra” (…) solo perché le sta antipatico, e miri a farlo cadere. Magari con l’appoggio, discreto ma costante, di qualche palazzo d’Oltretevere. Siamo malfidenti, lo sappiamo. Malfidenti e ingrati. Sembriamo comunisti.

George & Condi, insieme per sempre. 

E per carità, no: perfino papa Ratzinger ancora non ha stabilito se sia peggio essere gay (pardon, deviati) o comunisti. Un bel dilemma. Sorvoliamo. Ciò nonostante, qualche perplessità resta. Cioè: ma se siamo italiani inaffidabili, perché gli strateghi americani continuano a reclamare l’invio di nostre truppe? Visto che valiamo poco, beh, ci lascino a casa. Nessuno piangerà, credo.

Taliban frusta un gruppo di donne ( www.rawa.org)

Parimenti: come mai questi grandi combattenti, questi raffinati strateghi, ancora non sono usciti da una guerra che doveva durare pochi mesi, e invece si protrae da ben quattro anni? E senza alcun risultato concreto, visto che i Taliban sono tornati al loro posto, le donne continuano a portare il burqa e Bin Laden resta uccel di bosco? Oddio, per la verità alcuni risultati si sono visti: qualche migliaio di terroristi catturati e/o eliminati, circa 60.000 vittime civili, bambini inclusi. E un Paese completamente distrutto. Ma anche in questo caso, si tratta di sviste. E poi, erano afghani: ergo, amici di terroristi, o terroristi in erba. Questa è la legge della guerra preventiva, e questi i suoi frutti.

Enzo Baldoni con Alì, l’amico iracheno al quale il giornalista aveva regalato le protesi agli arti inferiori. 

2) Bush non è il solo a essere arrabbiato. Sembra lo sia, e di bruttissimo, Sandro Baldoni, fratello di Enzo (do you remember?). Ma per motivi affatto diversi. Ce li spiega in un’accorata lettera a “Repubblica”: “Ricordiamo come se fosse ieri la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro – scrive Sandro, – lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d’aiuto”, ed è quest’ultima frase a ferire di più. Perché disgraziatamente vera.

In quel caso si potrebbe affermare che il governo berlusconide tenne duro, mostrò i muscoli (o la mascella), e non trattò con nessuno. Cioè se ne strafregò, allo stesso modo della Chiesa già in aria di restaurazione ratzingeriana. Enzo fu lasciato solo, peggio: la stampa governativa, Feltri in testa (indimenticabile il suo “pirlacchione” rivolto al free-lance, https://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-dellumanita/), lo irrise nel momento stesso in cui veniva trucidato.

Gli americani se ne strafregarono in eguale e peggior modo, probabilmente di Baldoni non sentirono nemmeno parlare; solo l’Italia, e purtroppo dopo, venne percorsa da un fremito di panico: e per questo, sempre dopo, si capì che non ci si poteva permettere un’altra figuraccia, che il cinismo aveva pure un limite (adesso il problema non si porrebbe nemmeno); e si tentò di evitare il bis. Ma non si risparmiò Calipari (dagli americani). Il sacrificio di Baldoni, in altre parole, servì almeno a questo: a permettere che la pietà non morisse del tutto. Non nel cuore della gente, intendiamo. Ora i parenti esortano l’attuale governo a non dimenticarli, a lavorare perché sia loro restituito almeno il corpo del congiunto. Vedremo come finirà questa volta.

3) Da diverso tempo si parla di scuola. Bisognerebbe compiacersene, d’abitudine è un tema che non interessa nessuno. In sostanza, ce ne freghiamo anche di quello – d’altronde il motto “me ne frego”, tornato prepotentemente attuale, è stato coniato proprio qui, nella ridente terra del sole e dell’amore. Veramente qualcun altro, e proprio per la scuola, gli aveva contrapposto un “I care”, m’importa. Ma si trattava di un prete strano. Uno di quelli che il Vaticano ha sempre avversato. E infatti è stato presto messo in archivio, come un peso fastidioso. Anche la Chiesa se ne è fregata.

Si parla di scuola, dicevo. Ma non come ci si potrebbe aspettare: non dell’interminabile precariato degli insegnanti, non degli stipendi miserabili, non dei programmi obsoleti, non dei tagli ai docenti di sostegno (per saperne di più e firmare la petizione per le immissioni in ruolo cfr. ivi, comm. 2 e 20). Nient’affatto. Gli insegnanti sono presentati come pericolosi squilibrati, e tale squilibrio non è motivato dalla frustrazione per i problemi di cui sopra, ma da una inquieta vertigine sessuale. La scuola, per i media, è divenuta il luogo d’ogni perversione, e l’allarme principale è costituito dal telefonino. Al punto che il nostro impagabile ministro ha pensato di vietarlo per legge. Chi osava obiettare che sarebbe stato sufficiente far rispettare i regolamenti d’istituto ha ricevuto una severa rampogna. Vietato non vietare. Pugno di velluto in guanto di ferro. In egual maniera funzionavano le leggi secentesche, fantasiosamente spietate coi deboli, imbelli e tremebonde coi forti. Barocchismi di ritorno.

4) Gherardo Colombo (sopra) lascia la magistratura, denunciando: “Non mi permettono di lavorare”. In compenso si sono ripresi Carnevale. Avete capito bene, proprio il simpaticone scarcera-mafiosi che “non piangeva Falcone neppure da morto”. Fedele al suo iridato cognome, ora si abbandona a crasse risate. E azzecca, garbuglia, sofistica, pignoleggia. Soprattutto, assolve. E’ davvero il caso di dire che, in Italia, il Carnevale non finisce mai.

Probabilissimo che, grazie a quell’indulto così Clemente – morbido nome da Papa della Restaurazione – dai banchi degli imputati Cesare Previti torni a quello dei senatori. La Clemenza è infinita.

Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com: “A) il video con l’intervista ai figli della donna kamikaze: ‘Quanti ebrei ha ucciso la vostra mamma? Ed oggi dov’è?’ Risposta: ‘In Paradiso!’. Oltre il concetto di infanzia violata. b) Dov’è don Pierangelo Bertagna, reo confesso di abusi sessuali su 40 bambini? Cosa sta facendo oggi? Ma soprattutto, perché non è ancora in carcere?”. Senza commenti.

5) Papa Ratzinger ripristina la Messa in latino. E appronta un giro di vite contro il teologo Jon Sobrino http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Sobrino (sotto). Sobrino, grande amico e aiutante di Oscar Romero, è l’ultimo rappresentante della teologia della liberazione, un intellettuale di spicco e, specialmente, un instancabile apostolo dei poveri. Ma per la gerarchia è reo di predicare un Cristo umano, troppo umano. Il Cristo di Ratzinger è ieratico, scarnificato, giudice. Dei peccati sessuali anzichenò. Sobrino si occupa troppo delle sofferenze materiali dei nullatenenti, invece di insegnar loro la rassegnazione e il silenzio; e poi si sa, il Regno di Dio non è di questo mondo. Per loro. Quindi meglio stiano zitti e buoni. Sarcasmi a parte, non permettiamogli di cacciare Sobrino e di sostituirlo con Lefebvre. Firmiamo la petizione (vedi commento n° 1). Serve un segnale forte, fortissimo. I tempi di Bellarmino non devono tornare.

6) Le maggiori organizzazioni cattoliche si preparano per la manifestazione pro-famiglia, sponsorizzata dal Vaticano e prevista il 12 maggio prossimo. Non per colpire il governo, assicurano, ma piuttosto per “sensibilizzarlo” sull’indispensabile ruolo dell’istituzione, “basata sul matrimonio tra uomo e donna”, nella società e nella vita. Nulla da obiettare, figuriamoci. Ci si domanda però perché proprio ora: in cinquant’anni di regno (demo)cristiano tali gruppi avrebbero dovuto scendere in piazza centinaia di volte, dato che i timorati ministri diccì, pur empiendosi la bocca di concetti quali “sacralità del matrimonio”, “figli” e “fecondità”, non attuarono mai una politica familiare attenta e responsabile. Tanto è vero che la natalità in Italia è diventata la più bassa d’Europa, mentre nella protestante Europa del Nord (in certi ambienti l’aggettivo è tornato ad assumere una valenza spregiativa) si assesta intorno ai 2-3 figli per donna. Ma senza andar tanto lontano, sarebbe stato logico veder sfilare la protesta cattolica contro la Finanziaria di Tremonti, che colpiva duramente le famiglie italiane.

Invece, non è accaduto nulla. Al contrario: mai i rapporti tra il Vaticano e il governo furono idilliaci come durante il Berlusconi II (fascismo escluso).

Normale s’insinuino, anche qui, alcuni sospetti, a partire dalla scelta della data, la stessa del referendum anti-divorzio del 1974. Forse sempre non a caso il raduno si terrà un mese dopo quello a favore dei Dico. E quando qualcuno ha agitato lo spauracchio delle unioni gay, si è assistito a un crescendo di attivismo, di proclami contro lo smarrimento dei valori non negoziabili, per giungere fino ad aperti insulti: “deviati”, “materialisti”, “sodomiti”, “contro natura” e altre squisitezze linguistiche.

Francis Bacon, Studio sul ritratto di Innocenzo X di Velazquez, Iowa, Museo Des Moines Arts.

Altre associazioni – Agedo (genitori di omosessuali), l’Arcigay –  si sono auto-invitate al convegno; va da sé che nessuno le aveva convocate, ma la piazza è pubblica. Però, però… evitiamo ambiguità, si è premunito Domenico Delle Foglie, uno dei promotori (il testo del proclama in http://www.vita.it/articolo/index.php3?STAMPA=S&NEWSID=78237 , n.d.A.). Il meeting è contro i Dico. E gli omosessuali, beh, mica si può cacciarli apertamente, ma non si aspettino concessioni (Delle Foglie dà per scontato che tutti i gay siano a favore delle unioni civili). Non pare li si gradisca molto come compagni, ecco. E per taluni questa manifestazione per la famiglia assomiglia, sotto sotto, a un corteo anti-omosessuale. In tal caso, per la prima volta nella loro storia i cattolici, seguaci di quel Cristo che difendeva gli emarginati, sfilerebbero contro una minoranza. Speriamo di no, benché il rischio esista data la martellante campagna di Ratzinger, il quale ha più volte additato nei gay l’origine di tutti i mali (compresa la scarsa prolificità degli italiani, diventati, “per colpa d’un gaio edonismo”, debosciati rammolliti).

Si parlerà pure di revisione della legge 194, e le prime avvisaglie sono giunte da Milano, con la proposta di legge di un cimitero per i feti.

Non resta che osservare. Con molta attenzione. All’evento presenzierà compatta la destra parlamentare, con acclusi deputati & senatori e le rispettive due o tre famiglie. Tanto, loro dei Dico se ne fregano e possono sceneggiare pure una impavida opposizione: grazie al Regolamento Speciale dei Parlamentari, infatti, ai loro congiunti, conviventi o sposati in terze o quarte nozze, senza distinzione di sesso, è prevista una congrua pensione, del tutto simile a quella dei coniugi unici e indivisibili. Non alla volgar plebe, ma non scandalizziamoci: al mondo non siamo mica tutti uguali. Alcuni lo sono più di altri.

Il signorile gesto di Daniela Santanché, An, convivente e strenua avversaria delle coppie di fatto, attesa al “Family Day”.

Non saranno da meno alcuni ministri del cosiddetto centrosinistra, fra cui – poteva mancare? – l’immarcescibile Mastella (quello col nome da Papa): il quale trova “scostumati” i gay ma costumatissimo Previti. Chissà cosa ne pensa l’ex-tronista Zequila, un tempo noto come “Er Mutanda”.

Così le armate di Benedetto sperano di assestare un colpo decisivo a Prodi, far tornare l’amato Cavaliere e, con lui, una politica ligia agli interessi vaticani. E poi delle famiglie chi se ne frega, l’importante sarà raggiungere lo scopo.

7) L’allusione a Zequila e ai tronisti mi ha incastrato, ne sono conscia. E molti di voi, adesso, si aspetteranno io parli di… Ma no, ragazzi: non mi ci colgono. Dolente, non mi ci colgono. Stavolta permettete anche alla sottoscritta di fregarsene. Già il corpo la espelle, e tanti saluti: nemmeno degna di entrare nei lepidi lazzi del Bagaglino. E, come vaticinava Testori, “quando un Paese si diverte col Bagaglino significa che non siamo alla frutta, ma alla merda”. Meglio chiuderla qui, credetemi.

Daniela Tuscano (vedi anche Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire, ivi, comm. n° 21)

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CHI LA DURA LA VINCE – Giorgio Schultze: “C’è bisogno di concretezza” …MA ANCH’IO VOGLIO RISORGERE – V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45)

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  • 1. alessandro  |  23 marzo 2007 alle 8:30

    Solidarietà con Jon Sobrino – Sottoscrivi il testo di Frei Betto!

    Noi della Casa della Solidarietà-Rete Radié Resch di Quarrata (Pistoia) abbiamo deciso, con Frei Betto, di essere solidali con il teologo Jon Sobrino condannato in questi giorni dal Vaticano per la sua riflessione sul Gesù storico.

    Ti presentiamo più sotto il testo di Frei Betto, da sottoscrivere per poi farlo avere alle autorità vaticane.
    Sei pregato di sottoscriverlo, e per questo ti invitiamo a fare clic sul collegamento che segue:

    http://www.rrrquarrata.it/nuovo/html/modules.php?name=Feedback

    Si aprirà una pagina del nostro sito, dove ti invitiamo a inserire: nome, cognome, indirizzo email e, nel campo Messaggio, la scritta “Solidarietà con Jon Sobrino”.

    Dopo la riflessione di Frei Betto seguono le firme di chi ha già
    aderito a questa azione di solidarietà.

    Grazie,
    gli amici della Casa della Solidarietà-Rete Radié Resch di Quarrata (Pistoia)

    Ombre dell’inquisizione

    di Frei Betto

    Oggi è un giorno triste per me. Mi duole nel profondo del cuore, nel midollo della mia fede cristiana. Il Papa Benedetto XVI, alla vigilia del suo primo viaggio in America Latina, ha fatto un gesto che dà un gusto amaro ai saluti di benvenuto: ha condannato il teologo gesuita Jon Sobrino, di El Salvador.
    Conosco Sobrino da molto tempo. Insieme siamo stati consulenti dei vescovi latinoamericani a Puebla, nel 1979, in occasione della prima visita di Papa Giovanni Paolo II nel nostro continente. Abbiamo partecipato insieme a molti incontri, preoccupati di alimentare la fede delle comunità ecclesiali di base che, oggi, fanno dell’America Latina la regione con un maggior numero di cattolici del mondo.
    Sobrino è accusato del fatto che nelle sue opere teologiche non dà un’enfasi sufficiente alla coscienza divina del Gesù storico. Per questo gli è stato proibito di far lezione di teologia e tutti i suoi scritti futuri dovranno essere sottoposti ad una previa censura vaticana. Il parere di condanna della commissione della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Uffizio) parte, evidentemente, da pregiudizi. La lettura attenta delle opere di Sobrino rivela che egli non nega mai la divinità di Gesù. La nega il docetismo, un’eresia già condannata dalla chiesa nei primi secoli dell’era cristiana, basata sull’idea che Gesù di umano avesse solo l’apparenza, infatti in tutto il resto era divino. La qual cosa farebbe dell’incarnazione un inganno e darebbe ali alla fantasia per cui nella Palestina del I° secolo l’uomo Gesù, dotato di onniscienza, potrebbe avere facilmente previsto l’attuale conflitto fra palestinesi ed ebrei.
    I vangeli mostrano chiaramente che Gesù aveva coscienza della sua natura divina. Al contrario del suoi contemporanei, trattava Javè in maniera molto intima, affettuosa: Abba, “mio caro papà”, una rara espressione aramea -la lingua parlata da Gesù-, secondo quello che consta nel testo biblico. Tuttavia, quegli stessi vangeli dimostrano che Gesù, come tutti noi, ha sofferto di tentazioni ha avuto paura della morte, ha pianto, ha sentito la solitudine, ha chiesto al padre se fosse possibile allontanare da lui il calice di sangue, è stato uguale a noi in tutto, come afferma Paolo nella lettera ai Filippensi, tranne che nel peccato, infatti amava come solo Dio ama.
    Invece, Roma soffre ancora di un platonismo impregnato di teologia liberale a partire da Sant’Agostino. Parla della divinità come se essa fosse contraria all’umanità. Ma la Creazione divina è indicibile. Come dice Paolo: “in lui (Dio) viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti degli apostoli 17,28).
    Dice bene Leonardo Boff riferendosi a Gesù: “Per quanto egli era umano, poteva solamente essere anche Dio”. La nostra umanità non è la negazione della divinità, così come non lo era quella di Gesù. La divinità è la pienezza dell’umanità e questa è l’annuncio di quella. “Siamo della razza divina”, afferma Paolo agli ateniesi (Atti 17,28).
    Roma, che gioca tanto con i simboli, sembra disprezzare l’America Latina ignorando che Jon Sobrino vive in Salvador, il cui arcivescovo, Oscar A. Romero, è stato assassinato dalle forze della destra mentre diceva messa nella cappella di un ospedale nel 1980. Il prossimo 24 marzo si commemorano i 27 anni del suo martirio. Sobrino vive a San Salvador, nella stessa casa in cui, nel 1989, quattro sacerdoti gesuiti, oltre alla cuoca e a sua figlia di 15 anni, sono stati assassinati da uno squadrone della morte.
    Come si può rinnovare la Chiesa se le sue teste migliori stanno sotto la ghigliottina di chi vede eresia dove c’è fedeltà allo Spirito Santo?
    Quel che c’è dietro la censura a Jon Sobrino è la visiona latinoamericana di un Gesù che non è bianco e non ha gli occhi azzurri. Un Gesù indigeno, negro, scuro, emigrante; Gesù donna, emarginato, escluso. Il Gesù descritto nel capitolo XXV di Matteo: affamato, assetato, stracciato, malato, pellegrino. Gesù che si identifica con i dannati della terra e che dirà a tutti che di fronte a tanta miseria devono comportarsi come il buon samaritano : “ciò che farete a uno dei miei piccoli fratelli, lo farete a me” (Matteo 25,40).

    Adesioni aggiornate alle ore 16 di lunedi’ 19 marzo 2007

    Frei Betto, domenicano brasiliano, teologo e autore del testo
    Marcelo de Souza Barros, benedettino brasiliano, biblista
    Leonardo Boff, teologo brasiliano
    Luigi Ciotti, Gruppo Abele
    Arturo Paoli, piccolo fratello
    Alex Zanotelli, comboniano
    Paolo Tofani, parroco di S. Piero Agliana (Pistoia)
    Gianni Minà, giornalista
    Alessandro Santoro, prete della Comunità delle Piagge (Firenze)
    Pasquale Gentili, parroco di Sorrivoli (Cesena)
    Antonio Vermigli, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
    Stefano Simoni, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
    Sergio Lomi, Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata
    Lucia Agostini, Vila Esperança
    Maria Paola Rottino
    Fabio Ceseri
    Gandolfo Librizzi
    Maddalena Brugnara
    Franco Borghi
    Anna Maria Trevisani
    Pierpaolo Loi
    Saverio Tommasi
    Silvia Scatena
    Luigi DePaoli
    Cesarino Venturi
    Eugenia Debortoli
    Matilde Roberto
    Simone Niccolai
    Lino Selvagno
    Aldo Benassuti
    Ettore Masina
    Michele Prandini
    Piero Giovannelli
    Roberto Giannini
    Giovanni Colombo
    Alessandro Nanni
    Laura Fantozzi
    Silvio Salussolia
    Carmine Curci, direttore di Nigrizia
    Giuseppe Bennati
    Rossana Vermigli
    Don Aldo Antonelli
    Bargara Cencioni
    Giorgio Gallo
    Mauro Matteucci
    Paola Pallini
    Rosa Pia Bonomi
    Lydia Franceschi
    Gianna Berti
    Elisabetta Pirolo
    Orlando Picca
    Arrigo Malavolti
    Liliete Carito
    Flora Misitano
    Carlo Fiocchi
    Anna Eugenia Capano
    Silvia Giacomini
    Umberto Allegretti, ordinario Univ. Firenze (Giurisprudenza)
    Teresa Crespellani, docente univ. Firenze (Ingegneria)
    Andrea Casini
    Don Andrea Bigalli
    Elio Tocco, presidente I.M.S.U.
    Nicole Adam
    Giovanna Lachi
    Silvia Mantovani
    Giuliana Mecagni
    Lorella Pica, presidente della Ong Sulla Strada
    Luigi Consonni
    Sandro Bonardi
    Sara Barontini
    Annamaria Columbu
    Margherita Zaccagnini
    Saverino Codispoti
    Giusi Lauro
    Stefano Cecconi
    Mario Facchini
    Serena Viscido
    Alessandro Pannitti
    Anna Maria La Placa
    Franco Matteoni
    Don Francesco Capponi, parroco
    Giorgio Montagnoli
    Teresita Picardi
    Sandro Bigalli
    Giacomo Bazzani
    Mirella Bresci
    Maria Pia Lucchi
    Carla Goffi
    Omero Nardini
    Marco Schenone
    Antonio Melis
    Nara Zanoli
    Marco Cappellini
    Giancarlo Scapin
    Stefano Dini
    Alessio Di Florio
    Gianni Mula
    Claudio Giambelli
    Nadia Scardeoni
    Celeste Zoli
    Alberto Rocchi
    Lorenzo Tommaselli
    Silvia Pesapane
    Ambrogio Ferrari
    Federica Ansaloni
    Riccardo Vettori
    Roberto Mancini
    Giovannai Orfano
    Maria Luisa Borgheresi
    Dorotea Roccatagliata
    Marcella Danon
    Enrico Peyretti
    Paolo Eustachi
    Laura Santanni
    Linda Carbone
    Angela Serreli
    Andrea Serra
    Rogerio Ignacio de Almeida Cunha, teologo brasiliano
    Anna Maria Maraviglia
    Serena Romagnoli
    Alessandra Pastore
    Piero Pinzauti
    Luigi Colella
    Anna Colella
    Franco Mori
    Pierpaolo Penzo
    Maria Affu
    Moreno Lomi
    Alessandro Zanchi
    padre Carmine Miccoli
    Alexander Lenihan
    Luigi Buson
    Carla Maria Cannas
    Alfio Nicotra

    Rispondi
  • 2. elena  |  23 marzo 2007 alle 11:20

    Io l’ho firmata.
    Elena

    Petizione per la salvaguardia del posto di lavoro degli insegnanti di sostegno

    13 marzo 2007 – inviato da Marco Vizzutti
    Con la presente si vuole porre all’attenzione, sia dei mezzi di
    informazione, sia delle forze politiche, la paradossale situazione nella quale si trovano gli insegnanti di sostegno della scuola pubblica italiana.

    Negli ultimi anni, visto il crescente disagio in cui si trovano
    sempre più alunni e visto il costante aumento delle certificazioni da parte delle ASL, sono stati attivati numerosissimi corsi per formare insegnanti di sostegno, che fossero in grado di garantire un adeguato percorso formativo ai ragazzi diversamente abili, favorendone nel contempo, il fattivo inserimento nelle classi nelle quali erano inseriti. Gli insegnanti di sostegno, pur avendo quotidianamente a che fare con le difficoltà e talvolta le contraddizioni della realtà scolastica, che non sempre è pronta ed attrezzata ad accogliere la diversità, si rendono conto dell’importanza del loro ruolo e della loro funzione, alfine di tentare di garantire un reale processo di integrazione degli alunni nel contesto classe. Chi vive ogni giorno la realtà della scuola, verifica che in ogni classe ci sono almeno 2/3 alunni, oltre all’alunno certificato, che avrebbero bisogno di interventi individualizzati di sostegno. Per far fronte a tutte queste criticità, l’amministrazione scolastica ha giustamente richiesto alle università di formare sempre più insegnanti che potessero essere utilizzati sui posti di fatto disponibili; purtroppo la maggior parte di questi posti sono tutti precari, con stipendio fino al 30 giugno!

    Quindi, il primo paradosso che vogliamo evidenziare, riguarda proprio la sproporzione fra il numero delle certificazioni che si sono avute in questi anni, e l’effettiva disponibilità di posti di lavoro a tempo indeterminato, i cosiddetti posti di diritto. Attualmente il ministero della Pubblica Istruzione non gradisce più che vi siano un crescente numero di certificazioni, perché ciò comporta un aggravio di spesa per le casse dello Stato, che deve assumere, naturalmente a tempo determinato, un sempre maggior numero di insegnanti di sostegno e perciò si è deciso di attivare le commissioni competenti per le certificazioni, che erano già state costituite sulla carta dalla
    Moratti, ma non avevano mai iniziato a funzionare, con lo scopo di rendere il percorso che porta alla certificazione di disabilità, sempre più difficile, aumentando gli adempimenti burocratici e lasciando il giudizio finale alle valutazioni di una commissione che avrà tutto l’interesse, nel caso di situazioni borderline, a dichiarare la non certificabilità .

    Questo è il secondo, e più grave paradosso che vogliamo mettere in evidenza. Quando una famiglia affronta il percorso di una
    certificazione è sicuramente in una situazione emotiva molto
    delicata, in quanto sicuramente il ragazzo/a ha già avuto una
    situazione scolastica difficile e travagliata, ha già manifestato problemi caratteriali e/o comportamentali, ha già vissuto situazioni di isolamento sociale e di cattiva qualità dell’integrazione, ha già manifestato comportamenti oppositivi e talvolta violenti. Insomma anche oggi la certificazione per le famiglie non credo che venga vissuta come un momento di allegra spensieratezza, ed anche gli insegnanti che talvolta la propongono durante il percorso scolastico lo fanno dopo averne molto discusso e con la determinazione che ciò possa essere utile a colmare delle lacune e intervenire sugli aspetti
    relativi all’autostima, alla coscienza di sé e degli altri, al
    raggiungimento di un’effettiva autonomia di lavoro e/o personale, all’acquisizione di un metodo di lavoro più efficace, al riconoscimento e alla gestione delle proprie emozioni e quindi al rispetto delle regole di convivenza. Ciò che vogliamo mettere in evidenza è che a tutti i livelli, 1) famiglia con il suo carico di ansie, paure e talvolta pregiudizi, 2) scuola, con l’obiettivo di rendere il percorso formativo veramente efficace e l’intervento educativo veramente personalizzato, 3) ASL, che certamente non stila delle certificazioni, se non vi sono reali problematiche da affrontare con interventi strutturati sulle carenze della persona, vi è una presa di coscienza che , se il percorso della certificazione si avvia, è perché se ne riscontra la reale necessità, e se le famiglie negli ultimi anni si sono affidate con maggiore fiducia alle indicazioni provenienti dagli insegnanti, ciò va visto non come un problema, ma come un’opportunità positiva e come testimonianza di fiducia delle famiglie stesse nei confronti del sostegno, che in questi anni ha prodotto innumerevoli buone pratiche, acquisendo stima
    e valore agli occhi dei cittadini, dopo anni di pregiudizi e
    resistenze. La nostra paura, rafforzata anche da colloqui con
    dirigenti scolastici, è che si voglia sostituire gli insegnanti di sostegno, che ricordiamo essere gli unici autorizzati ad interventi didattici e progettuali sulla classe, e non solo in funzione dell’alunno diversamente abile, con figure non ben identificate di educatori provenienti da cooperative o associazioni, a cui non è richiesta nessuna particolare specializzazione e con meri compiti di assistenza per l’autonomia personale e la comunicazione e con stipendi più bassi di quelli degli insegnanti.

    Troviamo scandaloso che il ministro Fioroni, dopo aver rilasciato nei mesi di Agosto e Settembre, dichiarazioni nelle quali definiva “terrorismo” , le notizie che stavano già circolando riguardo ad una riduzione degli insegnanti di sostegno, e nelle quali affermava che il sostegno era “una delle poche buone pratiche della Scuola Italiana, che poteva essere esportata in Europa”, e che poi nei fatti decide di agire con la forbice in modo indiretto e quindi subdolo, istituendo le cosiddette commissioni con intenti razionalizzatori, ma che in pratica avranno la funzione di ridurre le certificazioni e dunque gli insegnanti di sostegno, lasciando tutte le criticità scolastiche irrisolte ed anzi aggravate. Non è questo che ci aspettavamo da un governo di centrosinistra che in campagna
    elettorale aveva detto, parole dello stesso Presidente Prodi, di
    voler ridare dignità alla professione dell’insegnante. Tagliare posti di lavoro e lasciare i ragazzi diversamente abili al loro destino non ci sembra una buona partenza!

    Se l’attuale maggioranza procederà su questa strada, tradirà le aspettative di una buona parte del suo elettorato, e questa sarà una responsabilità politica molto grande, un macigno che peserà sul futuro di questa coalizione.
    E’ nostra intenzione inviare questa lettera agli organi di informazione ed alle istituzioni e quindi invitiamo tutti i colleghi a firmarla perché abbia più forza e visibilità. E’ in gioco il nostro futuro!!!!!!

    Firmando questa petizione, possiamo rendere visibile il nostro disagio e sollecitare azioni concrete a tutela del nostro lavoro.

    http://www.petitiononline.com/Sostegno/petition.html

    Rispondi
  • 3. osservatorio iraq  |  23 marzo 2007 alle 14:56

    Iraq quattro anni dopo: il bilancio di un fallimento

    A distanza di quattro anni esatti dall’invasione Usa, l’Iraq è peggiorato sotto quasi ogni aspetto. Le speranze e le aspettative che molti iracheni coltivavano hanno lasciato spazio al cinismo e alla rabbia. La guerra e l’occupazione statunitense hanno condotto alla creazione di milizie, alla morte di decine di migliaia di civili, alla distruzione delle infrastrutture nazionali, e alla perdita del controllo sul petrolio, la principale risorsa del Paese. Uno scenario difficile se non impossibile da raccontare, specie per i media occidentali. Allo stato attuale, la richiesta della stragrande maggioranza della popolazione è una sola: il ritiro immediato delle truppe straniere.

    Palestina, la vita sotto assedio

    L’embargo internazionale, lanciato nel gennaio 2006 con l’affermazione di Hamas alle elezioni politiche, ha messo in ginocchio la già debole economia palestinese. Un vero e proprio assedio che colpisce la popolazione e rende precaria la vita di ogni giorno

    Iran, la guerra è già iniziata

    In vista di un attacco militare contro la Repubblica islamica, Washington sceglie una strategia di basso profilo, alimentando lo scontro tra sciiti e sunniti, mettendo sotto assedio l’economia iraniana e preparando il terreno per un cambio di regime.

    Contatti: http://www.osservatorioiraq.itredazione@osservatorioiraq.it – telefono 0644702906

    Rispondi
  • 4. giuseppe  |  23 marzo 2007 alle 16:42

    Sabato 10 marzo sono stato alla manifestazione, qui a Roma a piazza Farnese, in sostegno ai progetti di legge sulle unioni civili, organizzato da diverse associazioni glbt e non. Eravamo circa 50.000, e sul palco sfilavano moltissimi personaggi politica italiana, di ambo gli schieramenti; non ci stavano tutti da quanti erano, ministri, segretari di partito, sottosegretari, capi gruppo parlamentari, rappresentanti di associazioni, ex preti amici dei gay … ecc. E’ stata una grande manifestazione di coscienza civile e laica. Vi sono stati dei cartelli e degli interventi, la cui portata psicologica non ho afferrato subito. Inneggiavano a liberarsi dalla cultura del cilicio, particolarmente diretti a una parlamentare cattolica che pare ne avesse legittimato l’uso in pubblico. Pensavo si trattasse di un uso metaforico per definire ironicamente i nuovi sostenitori dell’omofobia. Ma invece non era affatto una metafora, e allora, chiedo un poco della vostra pazienza, per ascoltare questa storia.

    Giorni fa, in uno dei tanti dibattiti che quotidianamente sorbiamo in televisione sulla polemica delle unioni civili (ai quali, immancabilmente partecipano esponenti del cattolicesimo intransigente, interpellati come nazisti sulla “questione ebraica”), vi erano da una parte il deputato F. Grillini (Ulivo e ex Presidente Arcigay) e la senatrice P. Binetti (Ulivo anche lei e membro dell’Opus Dei). Io non ho visto la trasmissione, ma pare che Grillini abbia rimproverato alla sua compagna di partito e interlocutrice, che è una dei capitani d’assalto della campagna antigay, di portare avanti una “morale del cilicio” non adatta ai nostri tempi e alle persone che soffrono di discriminazione. La senatrice, invece di risentirsi e di confutare o andare oltre il rimprovero (metaforico!?), ha ammesso di portare il cilicio come pratica spirituale per “avvicinarsi al dolore di Cristo sulla croce”. Pare che uno dei suoi cilici lo avesse pure portato con sé, mostrandolo senza falso pudore alle telecamere.

    Ma cosa è il cilicio? Mi fermo un attimo perché immagino di dover venire incontro a eventuali incomprensioni linguistiche. In inglese si dice “cilice” e in tedesco con la chiarissima parola “Bussgürtel”. Per saperne di più potete accedere a questa pagina di wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cilicio (le ho sfogliate in diverse lingue, ma quella in italiano era indubbiamente la più esauriente!). In poche parole si tratta di uno strumento, da indossare, per provocarsi tormento, sofferenza. Una volta esisteva un vero e proprio saio o camica (Büsserhemd) fatta di tela grezza e ispidi peli di capra che, indossato sulla carne nuda, provocava col tempo escoriazioni e lacerazioni. Oggi pare ridotto a una cintura composta da anelli di ferro con punte o uncini, da applicare specialmente alla coscia (o anche in vita). Alcuni dei membri dell’Opus Dei, specialmente i c.d. Numerari dell’apostolato laico, su indicazione del fondatore della prelatura, San José Maria Escrivà, ne fanno morigerato uso. Tra questi la senatrice Binetti, medico neuropsichiatra, che se lo mette un paio di ore al giorno. In un’altra sua sconcertante frase replica alle battute che il cilicio: «ci costringe a riflettere sulla fatica del vivere, è il sacrificio della mamma che si sveglia di notte perché il bimbo piange». La visione della mamma che accudisce il bimbo è sicuramente un’imbeccata antigay, perché uno dei temi forti delle artiglierie cattoliche è il rimprovero di non poter avere figli alle coppie gay e lesbiche, insieme a quella di potenziali terminatori della specie (“..che cosa succederebbe se tutti fossero gay? Nessuno farebbe più figli e il genere umano avrebbe fine” .. esattamente come se tutti scegliessero la castità). E invece alla manifestazione di sabato c’erano tante lesbiche e gay con i loro figli, riuniti nell’associazione delle nuove “famiglie arcobaleno”, il più piccolo nato aveva appena venti giorni. La chiesa, tramite il suo autorevole giornale “L’Osservatore Romano” ha pesantemente stigmatizzato questa infame “farsa carnevalesca” che ha strumentalizzato i bambini innocenti. Una battutaccia da sempre usata per infangare le iniziative del movimento glbt (e non). Diciamo, non tanto a difesa ma a chiarimento, che ognuno si tiene le carnevalate proprie, fatte di parrucche, camauri, striscioni, aspersori d’incenso e quant’altro. E certo quelle dei gay poca cosa sono in confronto alle pompemagne dei professionisti del barocco romano. Ma questa critica ha un rilevante effetto mediatico, laddove a un livello analitico non è pregnante, in quanto caratterizza semplicemente unìestetica e non il messaggio. L’abito non fa il monaco, né per le drag queen né per i porporati.

    Per quanto riguarda i bambini (e tornando tristemente anche al cilicio) sembra che la prof. Binetti se ne prenda molto cura. Incaricata dall’Opus di reclutare nuovi adepti adolescenti, perlustra le scuole romane per individuarne i più promettenti, nuove leve per il futuro esercito di Cristo, pronti a combattere per l’ideologia. Per questo consiglierebbe ai più promettenti di loro (soprattutto fanciulle) l’uso propedeutico del cilicio, di nascosto dai genitori … (Sono notizie ricavate da diverse testimonianze apparse su alcuni blogs in questi giorni, non sono quindi certe, ché se lo fossero sarebbero di una gravità inaudita, ascrivendo a tali modalità di persuasione il reato di violenza sui minori).

    Inoltre la Binetti ha anche sostenuto, da neuropsichiatra adolescenziale con una trentennale esperienza di analista, che l’omosessualità non è affatto genetica, si tratta solo di una errata e deviante predisposizione mentale, determinata da un ionsieme di fattori riconoscibili, che, se curata con i dovuti strumenti, passa e la persona (adolescente?) ritorna alla normalità. Ecco una parola importantissima per la dottrina cattolica del XXI secolo: normalità, ordine. La si applica in tutti i campi, dall’etica alle teorie sociali alla politica (italiana) nella sua variante di “normalizzazione” L’omosessualità rappresenta la quintessenza della sfida a questa normalità, ordine, in termini tristemente riapparsi nella recente discussione giornalistica il tradizionale peccato di sodomia. Ma si leggano in proposito le parole di Ratzinger http://www.ratzinger.it/documenti/leggi_omosessuali.htm passo 12
    (Voglio aggiungere qui una considerazione mia, non tanto sugli omosessuali, ma sui malati di mente e sul “bene comune” da proteggere: nelle parole dell’allora prefetto Cardinale Ratzinger il bene comune non sarebbe soltanto un’astratta ideologia del bene sociale e morale, ma anche più concretamente una convenienza economica e logistica. Accudire persone “contagiose o mentalmente malate” è costoso, in termini di risorse, di pazienza e di strutture sociali di supporto,ma forse soprattutto in termini di sforzoo intellettuale e compassionevole. “Restringere l’esercizio dei loro diritti costa meno, è meno problematico, più adatto alle esigenze moderne di globalizzazione…..

    Attualmente il Nicaragua sta discutendo di eliminare dal proprio codice penale l’articolo 204, che codifica il reato di omosessualità, per il quale è previsto il carcere. Da mesi i vescovi nicaraguensi si oppongono fermamente a tale iniziativa. In perfetta consonanza con le linee guida su “ordine” e “diritti” enunciata dall’attuale pontefice. Evidentemente i prelati nicaraguensi, sicuremente non senza il beneplacito di Roma, applicano la seconda parte del concetto di Ratzinger, quella che inizia con l’avverbio “nondimeno” e inserisce la deroga di limitare dei diritti, che quindi non sono più assoluti di ogni individuo in quanto tale, in palese contraddizione con la prima frase della citazione.
    Ma contraddizioni e paralogismi sono elementi costanti e voluti nel Ratzinger-Denken, il discorso debole ratzingeriano e neoconservatore teologizzante.

    Che ciò sia non tanto reazione ma espressione della modernità è un concetto che ora qualcuno inizia a comprendere, paragonandolo tristemente alla predicazione della sharia agli studenti (taliban) di alcune scuole coraniche del Pakistan sud-occidentale negli anni’90. Anche in questo fondamentalismo si contesta la razionalità e il procedimento logico (incarnato dalla precedente scuola giuridica hanafita, una delle quattro grandi correnti etico-giuridiche dell’islam) in nome di un ritorno vago e funesto all’ordine divino. Oggi, da parte cattolica, è l’Italia la trincea prima di questa lotta tra ordine e disordine. Non un paese di retroguardia, quindi (come molti sprovveduti laici insinuano) ma una testa di ponte verso la modernità.

    Per alleggerire e sdrammatizzare il discorso, torniamo ora al nostro vecchio (e nuovo) cilicio. Guardatevi questo link: http://liberoblog.libero.it/cronaca/bl6368.phtml. Purtroppo non mi funzionano bene i collegamenti ipertestuali, ma osservate la foto e le rappresentazioni dei cilici (nella forma nuova di cinture espiatorie, Bussgürtel, propinate dall’Opus Dei ad uso e consumo dei suoi adepti): nulla di terrificante, anzi c’è pure qualcosa di accattivante. Cilicio è bello! Un segno efficace della modernità. E dire che noi gay tanto mistifichiamo innocue apparecchiature leather e S&M in nome della provocazione e della trasgressione (e del piacere, naturalmente). Siamo arrivati tardi. La chiesa millenaria li usa già da sempre. E non sono strumenti di libidine, ma di purificazione mediante l’avvicinamento alla sofferenza del mondo. Tralasciando l’abissale incomprensione della Passione di Nostro Signore Gesù e qualsiasi valutazione culturale sull’uso del cilicio, limitiamoci a una considerazione logica. La logica infatti non ha padri culturali o regionali, essa è prerogativa dell’umanità intera. Il ragionamento logico ci conduce presto a questa formulazione: in che modo la sofferenza (per di più autogena) ci può avvicinare alla salvezza? vi è salvezza da questo dolore? E ancora: qual è l’origine del dolore nel mondo? Divina? Non divina? Non basta dire che dato che nel mondo c’è sofferenza, provacarsi dolore avvicina al superamento della sofferenza …. manca il predicato logico in questa frase (in termini più semplice il perché, la motivazione). Siamo di fronte di nuovo a un paralogismo, cioè due asserzioni distinte senza una connessione logica. Ma la mente non allenata accetta faciolmente le cose non logiche, specialmente se surrogate da un alone di autorità e sapenza. Preferiremmo sapere in che modo si può far cessare la sofferenza. A tali quesiti parte dei cattolici odierni non sa e non vuole rispondere. Navigano smarriti nell’oceano del dolore universale sorretti dall’instabile zattera del loro pensiero debole, non argomentato, non logico.

    Ma hanno un potere forte: la chiesa, il papa teologo (anche se poi tanto teologo non è, e basta una serena analisi di tutte le sue apparenti argomentazioni per dimostrarlo), forti di bimillenaria esperienza di controllo e sobillazione delle coscienze. Quali sono i principi che sorreggono questa dicotomia? Li ritroviamo enunciati in modo schematico nell’intervento agghiacciante di Ratzinger a Auschwitz, nel maggio dello scorso anno. Due concetti ha detto: 1) Perché Dio non sei intervenuto a fermare tanto dolore, perché il tuo silenzio; 2) il popolo tedesco non è responsabile dell’olocausto, perché era guidato da una banda di criminali. Badate che non troverete affatto questo discorso sul sito ufficiale del Vaticano, non è mai stato siglato da Ratzinger e furbescamente viene contraffatto dalla segreteria di stato vaticana (il placido e morigerato Bertone, ministro degli esteri e intimo di Ratzinger ora parla dell’arcobaleno che appariva nel Lager mentre il papa parlava ….). Ciarpame teologico, pensiero debolissimo, contradditorio, inconcludente. Il pensiero forte cristiano dice: la causa di Auschwitz è nella volontà degli esseri umani che hanno concepito, voluto (finanche votato), messo in opera quella mostruosità. Dio non interviene sul libero arbitrio degli esseri umani, loro maximum donum (come asseriva Agostino). E cosa avrebbe dovuto fare, scagliare fulmini? Dio parla e ha parlato per mezzo delle coscienze dei giusti e del martirio degli innocenti (tra cui anche quelli che per esempio gli ebrei invece di denunciarli li hanno nascosti, sacrificando la loro vita). L’Uomo è responsabile di tutto il male del mondo … cilici compresi. Che differenza rispetto ad un altro tedesco inginocchiatosi di fronte alle vittime dell’olocausto che chiese semplicemente perdono e pianse (il cancelliere Willy Brandt). Del resto non è questo il significato ultimo della Passione di Nostro Signore: trovare la fine della sofferenza nel perdono?

    Mi scuso dello stile un po’ apologetico, ma si trattava più che altro di inquadrare concetti filosofici e etici fondamentali per l’occidente (e per l’umanità, dato che nessun essere è libero dalla sofferenza); curioso che vengano da un non cristiano e non teista. Volevo semplicemente fondare la critica “contra Ratzinger” su basi primarie; si tratta molto di più di mera intransigenza morale, superficialità storica, o confusione nel procedimento logico del ragionamento; siamo di fronte a una visione dichiaratamente negativa della vita e – per chi è credente, cioè teista – di Dio stesso. Il discorso di Auschwitz è pregnante perché rappresenta la sintesi di questa Weltanschauung affranta e pessimista, che non guarda a un futuro progetto di Dio nel mondo (o fuori di esso), nega anzi ogni facoltà di indagarlo razionalmente e si tiene ben salda al presupposto di auctoritas (religiosa, ma soprattutto politica – e per questo che si può non condannare l’obbedienza ai criminali nazisti). I nemici di questo potere consolidato, il cui fondamento trascende ogni possibilità di indagine umana sono: a) modernismo (che vuol dire tutto: illuminismo, razionalismo, darwinismo, liberalismo, laicismo, relativismo, marxismo, capitalismo …), b) emancipazione femminile e omosessualità.

    Ebbi la preziosa occasione di parlare di questi argomenti la scorsa estate con una valente pensatrice cristiana, alla quale sono debitore della precedente citazione ratzingeriana, conosciuta per caso durante un viaggio. Lei, dissidente e sfiduciata, non si meravigliò delle mie perplessità sul papa. Riviene in mente la pagina dei Karmazov di Dostoevskij, quando il grande inquisitore di fronte al Cristo confessa: ” … mi dispiace, ma noi siamo con lui … (l’altro)”.

    E ora, per concludere, torniamo all’argomento iniziale, non tanto i cilici, che ora appaiono quisquiglie nell’oceano di sofferenza senza risposta, ma ai gay e – attraverso di essi – al rapporto tra politica e religione in Italia. Premettiamo un concetto: se per la chiesa vale l’equazione pensiero debole e potere forte, per la politica (italiana) vale l’opposto, pensiero forte e potere debole (o almeno noi laici ci auguriamo che valga).Abbiamo visto che un governo è già caduto, e dietro vi era lo spettro dei DICO, il progetto di legge sulle unioni civili (DIritti dei COnviventi) presentato su iniziativa del governo. Dopo la crisi tale argomento DICO-diritti delle persone omosessuali è stato derubricato dalla nuova agenda di governo (i 12 nuovi punti di Prodi). Vale a dire che il governo non spingerà più perché il disegno di legge venga approvato. La questione è demandata al parlamento, o per meglio dire ai singoli parlamentari. Questo è senz’altro un bene a diversi livelli. In primis per la tutela della laicità dello Stato. Una parola costantemente all’ordine del giorno questa, che fa andare in paranoia vescovi e politici devoti. Ma cosa significa esattamente? Lo stato, nella fattispecie il parlamento, non deve essere influenzato da poteri forti come la chiesa. Tra questi i primi della classe, leader della nuova targa politica dei teocon non sono tanto i cattolici, ma i c.d. atei devoti (tipico fenomeno della modernità italiana). Il principio (debolissimo) su cui si fonda il loro pensiero è quello dell’ut Deus daretur (come se Dio ci fosse), abdicazione preconcetta di qualsiasi ricerca della verità filosofica. Ma come può influenzare la chiesa un’assemblea parlamentare, composta da ogni singolo rappresentante? Anche questa domanda ha una risposta lineare: la chiesa possiede uno strumento efficacissimo e assai sperimentato per influenzare le coscienze e il voto dei parlamentari, il ricatto. Basta ricattarne pochi, quei pochi che fanno la differenza; altri, come la senatrice Binetti e tanti altri a destra come a sinistra, sono già perfettamente allineati al pensiero debole come all’uso del cilicio (questa volta nella più ampia accezione metaforica possibile). Altri invece sono ricattabili; si tratta dei cattolici più o meno dissidenti, moltissimi, tra cui una delle ministre che ha confezionato il progetto di legge. Il ricatto consiste, come ha sostenuto il cardinale Ruini, onnipotente Capo dei vescovi italiani e manus longa del Ratzinger-Denken in Italia, in una forma “chiara e impegnativa” di indicazione di voto. Per i cattoloci il non votare secondo queste indicazioni rappresenta un peccato grave, a causa del quale si può venire esclusi dai sacramenti. Significherebbe sicuramente perdere tutto a livello religioso e personale per quei politici che (come la ministra Bindi) hanno militato per anni nell’associazionismo cattolico e la loro elezione è garantita da un serbatoio di voti cattolici facilmente indirizzabili altrove dalle gerarchie ecclesiastiche. Si tratta, appunto, di un ricatto da parte del potere forte.

    Ma la politica, potere debole, ha uno strumento per svincolare i suoi pensieri forti dal controllo del potere forte: la democrazia. La tutela dell’indipendenza e segretezza del voto, prevista a chiare lettere dall’articolo 67 della Costituzione italiana. Solo un pensiero altrettanto forte può condizionare un altro pensiero forte. E nel segreto (secretum in latino vuol dire appunto luogo appartato, isolato da influenze esterne) che i due pensieri si confrontano nella coscienza dei votanti e delle votanti, e il più forte, il più argomentato, il più vigorosamente ottimista vincerà.

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  • 5. Aerled  |  23 marzo 2007 alle 17:54

    COMUNICATO STAMPA

    Alla fine la suprema ipocrisia, la manifestazione per promuovere la Famiglia (maiuscolo), andrà in scena il 12 maggio, al Family Day, una manifestazione di piazza organizzata da una serie di realtà cattoliche, da Sant’Egidio ai neocatecumeni, dall’Azione cattolici ai Focolarini. Il loro obiettivo – si affannano a spiegare – non è contrastare il riconoscimento delle coppie di fatto e di quelle omosessuali (Dico, Pacs, matrimoni per tutti) ma promuovere il valore della Famiglia e chiedere politiche in difesa di questa istituzione.

    Ma tutti questi laici impegnati, dov’erano negli ultimi cinque anni, quelli del governo Berlusconi? Che cosa ha fatto quell’esecutivo per la famiglia? ZERO. Come hanno reagito i difensori della famiglia? Stando a casa.

    E nei precedenti 50 anni di potere democristiano, in cui delle famiglie ci si è occupati poco e male – salvo alcune lodevoli eccezioni come la legge di tutela della maternità – dov’erano queste folle? Perché non hanno manifestato allora?

    Per 30 anni della famiglia non è fregato nulla a nessuno; solo ora si svegliano tutti e vogliono difendere la famiglia, non appena gay e lesbiche hanno provato a formare anche loro famiglie e hanno rivendicato il diritto di essere riconosciuti come famiglie, se condividono la vita insieme. Solo a quel punto la famiglia è diventata improvvisamente un bene preziosissimo. E in pericolo.

    Ma allora ringraziateli questi gay e queste lesbiche! Senza di loro e senza il loro desiderio di famiglia – che dovrebbe essere lodato e non respinto come abietto e indegno – nessuno oggi parlerebbe di famiglia. E le famiglie continuerebbero a essere disgregate come è successo negli Stati Uniti.

    Invece no. Gay e lesbiche hanno fatto “tornare di moda” la famiglia (come è successo con moltissime altre cose, dalle infradito ai pantaloni a vita bassa) e adesso tutti quegli altri si sono offesi e vogliono indietro il giocattolino che è soltanto loro. Un po’ come quei bambini che non si interessano al trenino vecchio, ma poi urlano e strepitano appena arriva un altro che lo fa funzionare.

    “È mia! È mia!”, sembra di sentirli gridare. La famiglia è solo di una parte, secondo questi signori; ed è unica e immutabile e nessun altro può entrarci.

    Come se considerare famiglia anche due gay o due lesbiche o una mamma single con un figlio togliesse valore alle famiglie “tradizionali”: una sorta di inflazione delle famiglie. L’ennesimo esempio di una mentalità mercantilista e iper-liberista, anche di fronte ai diritti delle persone.

    Alla fine tutti parlano di famiglia, tutti (in prima fila Casini, Mastella e Rutelli) si impegnano a difendere e promuovere la famiglia; ma prima che arrivassero gay e lesbiche che cosa hanno fatto per la famiglia?

    La verità è che proprio questi signori – e queste organizzazioni – strumentalizzano la famiglia: non la considerano un fine, ma usandola come mezzo per colpire ed escludere tutte le altre persone – gay e lesbiche, ma anche genitori single e famiglie ricostituite – che non rientrano nei loro schemi.

    Ecco chi distrugge la famiglia: chi vuole usarla contro qualcuno, al servizio della propria ideologia di esclusione.

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  • 6. albertOne  |  23 marzo 2007 alle 18:02

    Invio queste righe al Gruppo Emmanuele e per conoscenza anche a don Cesare Contarini, direttore de ‘la Difesa del popolo’ e a Daniela per segnalare che nel numero dell’altra settimana è presente un bell’articolo di Giuseppe Trentin, intitolato ‘Serve una politica familiare seria’. Il sovratitolo recita: Il dibattito sui Dico è importante per i cattolici per investire in educazione, rispetto e formazione all’amore’. Il sottotitolo recita: ‘Al tempo stesso lo stato non può ignorare chi non può sposarsi’.

    Il contenuto del pezzo è di grande equilibrio, il tono è quello dell’argomentazione e del dialogo, non dell’arroccamento rigido che impedisce, di fatto, una comunicazione all’insegna dello scambio delle idee.

    In particolare riporto alcune righe:

    Su due punti a mio parere i cattolici dovrebbero trovarsi comunque d’accordo: sul fatto che lo stato non può ignorare diritti di persone che non potendo sposarsi – penso in particolare agli omosessuali – vengono discriminate e costrette a vivere nella semiclandestinità quasi fossero cittadini di seconda classe. L’altro punto riguarda una seria politica familiare… .’

    aggiungo io: in merito alla quale il gruppo Emmanuele è fortemente interessato, non essendo noi per nulla contrari alla famiglia, anzi, ci sentiamo di difenderla… più volte l’abbiamo detto.

    L’articolo va letto interamente poichè è davvero interessante e, secondo me, si sintonizza perfettamente, o almeno in buona parte, con le nostre posizioni espresse nella prima lettera inviata a la Difesa, quella che ha provocato un intervento di tono e di contenuto assai ben diversi da parte di Padre Fabbian.

    Mi sento dunque di esprimere, in questa occasione, il mio apprezzamento verso Giuseppe Trentin e verso la Difesa.

    Un caro saluto a tutti/e.

    http://www.gruppoemmanuele.it

    Rispondi
  • 7. Lorenzo  |  23 marzo 2007 alle 18:55

    Inoltro una “Lettera aperta ai nuovi dirigenti della CEI” scritta dal p. Ortensio da Spinetoli, noto e stimato biblista cappuccino.
    Un abbraccio.

    Lorenzo

    Lettera aperta ai nuovi dirigenti della CEI

    di p. Ortensio da Spinetoli

    Il dibattito che si è acceso in questi giorni in campo cattolico ha assunto toni esasperati e, com’era se non ovvio certo da aspettarsi, è sceso in lizza lo staff della CEI, alcuni vescovi alla spicciolata – per fortuna, non tanti – si è scomodata persino la Santa Sede e lo stesso sommo Pontefice, che poco tempo fa si è trovato nella cattolica Spagna, dove il governo ha varato leggi ancor più “innovative” nell’ambito della famiglia, ma si è guardato bene dall’avanzare osservazioni o riserve, mentre non lascia passare occasione per intervenire contro il ventilato progetto italiano sulle “convivenze di fatto”. Sarà che nell’Italia che lo ospita da circa trent’anni si sente come a casa propria e può permettersi più libertà.
    Si stenta proprio a capire come la gerarchia non si renda conto che sta impegnandosi in una falsa battaglia, come se la salvezza o la rovina della famiglia, come l’eliminazione di un qualsiasi disordine che può affliggere la convivenza umana, possa dipendere da una legge o dall’altra.
    Di fatti la storia è cambiata e la società non è più cristiana come una volta, ma non è neppure pagana, come alcuni predicatori doc si ostinano a conclamare. È semplicemente laica. Da quando gli eredi dell’illuminismo hanno preso coscienza dei benefici della razionalità, hanno capito di poter organizzare la loro vita privata e pubblica in base ai dettami di questa luce, forza interiore eguale in tutti. Lo “stato confessionale” invece, più che sulla ragione si basa sui principi, sulle norme provenienti da un credo religioso, cristiano o islamico, che è proprio di alcuni gruppi. Due mondi, due metodologie, due strategie che non hanno ancora imparato a convivere, poiché ognuna pensa di volere o dovere sopraffare l’altra, mentre, in realtà, potrebbero integrarsi a vicenda.
    La storia sta a dimostrare che l’intolleranza è stata alta da entrambe le parti, ma attualmente, almeno in Italia, dove sono scese in campo (per i loro intenti o interessi) le forze politiche, l’intransigenza è arrivata al parossismo. Sembra che si sia tornati ai tempi delle guerre di religione, tristemente famosi. E allora come adesso si accampano ragioni più pretestuose che vere. Gli uomini di chiesa con i loro adepti da una parte mostrano una palese quanto ingiustificata diffidenza verso le attitudini naturali dell’uomo, ritenuto incapace di stabilire le regole di un giusto modo di vivere, dall’altra vorrebbero che le loro convinzioni religiose entrassero nel codice della nazione, che riguarda credenti e non.
    Nessuno vuole o può negare la superiorità o sublimità del messaggio evangelico, di conseguenza dell’ideale cristiano, solo che si tratta di un proposito, di una proposta, non di una legge. Il cristiano ha sempre una marcia in più del comune cittadino, si adopera per il trionfo della giustizia ma anche della carità, della bontà, dell’amore verso tutti – i meritevoli e gli immeritevoli – ma il suo programma rimane nel quadro di un’alternativa, non dei commi di una comune legislazione. Il Vangelo è un annunzio di bene, una segnalazione operativa da capire e, nel caso, da accogliere, ma liberamente, non sotto pena di sanzioni o peggio di condanna. E, se per caso l’incidenza cristiana si rivelasse carente, è unitile far ricorso alle imposizioni legislative, ai “concordati”, alle contrattazioni partitiche: è segno che sono venuti meno i cristiani, non le leggi cristiane. Qualcosa non è andato per il verso gusto e si impone di ricominciare da capo, da una nuova evangelizzazione.
    Non basta mettersi a fare appelli ai “principi fondamentali”, ai “valori non negoziabili” (ammesso che sia facile individuarli) per cambiare la storia, rendere più cristiana la società: occorre adoperarsi a convincere gli uomini ad adottarli. La chiesa (la gerarchia) dovrebbe cominciare a chiedersi perché la gente non è più cristiana, perché la sua predicazione interessa sempre meno persone, perché soprattutto non fa presa sulle nuove generazioni, che riempiono gli stadi, le discoteche, le pubbliche strade e non entrano nella “casa di Dio”, che pure è sempre ornata e calda. Ci sarà una ragione? Un interrogativo che già da tempo avrebbe dovuto essere stato preso in considerazione. La società cambia e rapidamente; la chiesa se ne sta a guardare, ad attendere il miracolo che non viene o ad inveire contro l’immoralità, il permissivismo, la corruzione invece di pensare, con l’aiuto di qualche competente, ad aggiornare la sua catechesi, le sue attività pastorali. Quando la società va male, si riscontrano situazioni difficili (indigenza, squilibri economici, prolungamento terapeutico, ecc.), la cosa più urgente da fare sembra all’autorità cristiana quella di intervenire con uno scritto ufficiale (un’enciclica, una lettera pastorale) in cui il problema venga ben analizzato, prospettando tutte le possibili, adeguate soluzioni. E tutto il da fare è fatto!
    È la stessa tattica che si vorrebbe adottare adesso contro il (mal) costume invalso nel mondo occidentale, anche tra i cristiani, di “convivere” invece di sposarsi. Ma la preoccupazione del pastore d’anime dovrebbe essere quella di provarsi a dissuadere le coppie che fanno parte della sua comunità dal seguire siffatto andazzo (libertinaggio) invece di ricorrere agli “alleati politici” (alias braccio secolare) per metterle fuori gioco. È l’errore di sempre, quello delle scelte facili o di comodo, pastoralmente false. Le due pur ardue battaglie contro il divorzio e l’aborto, e poi perse, non sono servitela niente, non hanno insegnato nulla.
    Se la chiesa è convinta – e non può non esserlo – che il matrimonio sia una scelta seria e che la vita sia un bene, un dono al di sopra di ogni altro, deve rivolgersi non ai politici, ma ai propri fedeli, far riemergere nel loro animo il senso di responsabilità e di sommo rispetto per le persone, piccole (anche gli embrioni) p grandi che siano.
    Certo la pastorale, tanto più quella giovanile, non è facile, ma la chiesa potrebbe pur provarsi a chiedere perché la sua predicazione non è capita, accettata, lascia i più indifferenti. Potrebbe farsi spiegare qualcosa da quanti vivono in mezzo alla società più a fondo dei suoi preti che, se non fuori, si trovano ai margini del consorzio umano.
    In verità papa Giovanni con i sostenitori del Concilio aveva intravisto certi “segni” dei nuovi tempi che si affacciavano all’orizzonte, ma la sua voce è rimasta quasi inascoltata, poiché, poco tempo dopo di lui, ha ripreso corso il trionfalismo che ha dominato per molti anni e dura tuttora.
    Purtroppo il futuro non appare roseo, si cerca di sopravvivere tenendo in piedi alcune parvenze di cristianesimo. Ci si culla ancora sulle illusioni, ma i problemi conculcati o rinviati non sono risolti.
    La famiglia tradizionale è ormai scomparsa nell’occidente cristiano; invece di provarsi a capire il fenomeno, a vedere i possibili risvolti nel piano di Dio (chiedersi se non possano avere il suo compiacimento le nuove forme di rapporto matrimoniale), ci si perde in battaglie inutili, fomentando confusioni e paure, per di più in nome del Vangelo, che, tra l’altro, non è un manuale terroristico, ma solo un auspicio di bene.
    Bisogna ridare a Cesare (alla società civile, allo stato laico) tutta la libertà d gestire le sue incombenze; bisogna riconoscere al cristiano tutta la libertà di vivere e testimoniare la sua fede con tutte le ridondanze esterne e pubbliche che può avere, ma al di fuori di qualsiasi indebita forzatura.
    Gesù non ha aperto nessuna crociata, né contro i giudei, né contro i greci o i romani; ha solo proposto agli uomini di buona volontà un nuovo genere di rapporti interumani, da eguali, da amici, da fratelli.
    Il cristianesimo non è un codice, ma un’esperienza di vita, un “esempio” da seguire, una “strada” da percorrere (Gv 13,15;14,6), ma sempre liberamente. “Se vuoi”, disse Gesù al giovane aspirante che gli chiedeva il da fare per ereditare la vita eterna (Mt 19,21). E tale sarebbe,se dovesse parlare, la sua risposta anche oggi.

    Rispondi
  • 8. andrea  |  23 marzo 2007 alle 19:17

    scusate tutti…

    Daniela mi conosce e sa che non sono un intollerante nè ho nulla contro i gay,anzi spesso li ho difesi e non condivido l’attacco quotidiano rivoltogli dal papa e dalla gerarchia ecclesiastica. il 12 maggio non andrò certo a sfilare per la famiglia,come non sono andato per i dico, sia perchè non vivo a roma che perchè trovo che il dibattito sia esasperato.

    ora io penso sia giusto riconoscere alcuni diritti ai conviventi anche omosessuali perchè lo Stato deve occuparsi di tutti i cittadini,ma non basterebbe una modifica al codice civile? se non è sufficiente perchè si vuol far passare una cultura “alternativa” credo, nel rispetto di tutti, che il matrimonio e la famiglia siano due realtà ben distinte che è giusto preservare e valorizzare,anche per il messaggio che lanciano. sono una risorsa per la società e ripeto, senza emarginare nessuno, banalizzare le relazioni sentimentali e la dialettica uomo-donna mi sembra molto pericoloso.

    anche sulla cultura del cilicio ci sarebbe molto da dire, se è per la sofferenza in quanto tale è da condannare ma bisogna riconoscere che oggi è difficile far arrivare certi messaggi e anche CERTI gay come CERTI eterosessuali con la storia delle unioni civili mi sembra vogliano alcuni diritti senza altrettanti doveri,e il disimpegno dilagante oggi è sotto gli occhi di tutti.nemmeno i figli sono solo un diritto, ma anche un dovere e sono i primi soggetti dell’azione educativa.

    inoltre se alcuni danno per scontato che tutti i gay vogliono le unioni civili,è anche vero che in certi ambienti non appena si manifesta a questo proposito un dubbio,anche se tranquillo e motivato, si passa subito per razzisti. non mi piacciono questi estremismi.

    il rispetto dev’essere reciproco (e lo dico a me per primo) sennò non possiamo andare avanti!

    Affettuosamente,

    Andrea

    Rispondi
  • 9. danielatuscano  |  23 marzo 2007 alle 19:45

    Sì Andrea ti conosco e in parte do ragione alle tue perplessità, so che gli intolleranti esistono in tutti gli schieramenti (pur se l’intollerante “emarginato” si trova in una situazione diversa rispetto all’altro), e che determinati gruppi di pressione portano avanti un discorso aprioristicamente anti-ecclesiale e radicaleggiante. E che il consumismo permea ormai tutta quanta la nostra civiltà ec. (t’invito a leggere, o a rileggere, il mio commento al libro dell’Abbé Pierre, https://danielatuscano.wordpress.com/2005/11/01/in-margine-a-unintervista-dellabbe-pierre/ ). Ma il nodo cruciale, l’ho ripetuto fino alla nausea, sta a monte. Nel modo di porsi della gerarchia ecclesiastica verso i cosiddetti “irregolari” – alla fine, tutti noi -. Ora, non potrai negare che anche da questa parte regna il pregiudizio. E il pregiudizio non è un valore, è un pregiudizio e basta. Grazie a Dio abbiamo i cardinali Martini e Tettamanzi, abbiamo Spinetoli, abbiamo Sobrino, abbiamo Ciotti, di cui tutto si può dire, tranne che non siano uomini di radicata, tenace, instancabile spiritualità e misericordia: dei veri apostoli di Cristo. Ma i martiniani sono stati isolati, Sobrino manca poco lo scomunichino… E già sai, Andrea, quanto mi piacerebbe parlar d’altro, quanto lascerei al salotto di Vespa i vari Fisichella e Ruini e Bagnasco e Luxuria e vattelappesca, ma come si fa?… Chi, secondo te, alimenta lo scontro, mantenendolo peraltro a un livello infimo? E in che modo, se continuiamo così, possiamo (ri)scoprire la sublime semplicità del Vangelo?

    Rispondi
  • 10. donatella  |  23 marzo 2007 alle 22:09

    io invece ricordo un’altra manifestazione, sempre il 12 maggio per la PACE http://www.disarmiamolapace.altervista.org . Poi circola in internet la richiesta per il premio Nobel per la Pace a Gino Strada.
    Personalmente la appoggio e già ho apposto la mia firma.
    Se qualcuno di voi lo ritiene, può sottoscrivere all’indirizzo: http://www.petitiononline.com/ginostra/petition.html

    Rispondi
  • 11. DisarmiAMO la Pace  |  23 marzo 2007 alle 22:32

    segnaliamo in preparazione della marcia per la pace del 12 maggio.

    Riconvertire, disarmare, smilitarizzare i territori
    COOPUF via De Cristoforis, 5 VARESE
    MARTEDI’ 27 MARZO ore 21
    UN ALTRO AFGHANISTAN E’ POSSIBILE?
    La missione Nato/Isaf è un contributo o un ostacolo verso il futuro democratico del paese?

    Ne parliamo con Vittorio Agnoletto di ritorno da una missione a Kabul dove ha incontrato membri della società civile, delle istituzioni e delle forze politiche.
    Intervengono:
    Vittorio Agnoletto (europarlamentare)
    Graziella Mascheroni del CISDA (Comitato italiano di sostegno alle donne afgane)

    Disarmiamolapace http://www.disarmiamolapace.altervista.org
    Varese social forum info@varesesocialforum.it

    IL GRUPPO DI EMERGENCY DI BUSTO ARSIZIO ORGANIZZA:
    Busto Arsizio – ore 21.00 Museo del tessile VENERDI’ 30 MARZO
    Busto Arsizio incontrA l’Afghanistan
    viaggio nella realtà afgana con testimonianza e immagini
    Giuseppe Villarusso (coordinamento volontari Emergency)
    Filippo Gatti (infermiere di Emergency)
    presentazione del progetto adottato dal gruppo emergency di Busto
    Arsizio: SOSTEGNO AL POSTO DI PRIMO SOCCORSO DI GULBAHAR IN PANSHIR
    info emergencybustoarsizio@virgilio.it

    Rispondi
  • 12. crisbase  |  24 marzo 2007 alle 13:00

    Con l’indizione del family day per il 12 maggio, vigila delle elezioni amministrative, l’associazionismo cattolico “istituzionale” si è schierato a fianco dei teocons e dei teodem e della gerarchia più oltranzista.

    Nella Comunità ecclesiale sono in molti a dissentire.

    SCHEDA: A Roma una manifestazione indetta da 35 associazioni http://www.cdbitalia.it/ATT%20SCHEDA_04.htm

    Giannino Piana Unioni di fatto tra diritti e doveri http://www.cdbitalia.it/STA%20Piana.htm

    Ermanno Genre Gli evangelici tra Dico e Family-day http://www.cdbitalia.it/STA%20Genre.htm

    Eugenia Roccella Il senso di una mobilitazione http://www.cdbitalia.it/STA%20Roccella.htm

    Gianni Santamaria «Più famiglia», in piazza a Roma il 12 maggio http://www.cdbitalia.it/STA%20Santamaria.htm

    Micaela Bongi In piazza San Giovanni la famiglia si allarga http://www.cdbitalia.it/STA%20Bongi.htm

    Rispondi
  • 13. pasqualino  |  24 marzo 2007 alle 14:00

    I TEMPLI RIMARRANNO VUOTI

    E si… credo proprio che i templi rimarranno vuoti.
    Da Cristiano , osservo con stupore e sbigottimento gli atteggiamenti della “sacra” Chiesa capeggiata da Papa Ratzinger.
    Ho smesso di frequentare le Chiese da un pò di molto tempo.
    In realtà dovrei dire che ho smesso di frequentare in caso le liturgie perchè ogni tanto , quando sento il bisogno mi piace entrare in una Chiesa deserta tanto da poter sentirmi da solo con la mia fede , non attorniato da nessuno.
    Attorniato da nessun personaggio impellicciato e profumato o dalla carta di credito “cicciona” che trova “cool” per se stesso o per gli occhi della socità andare in Chiesa e battersi il petto.
    Io e la mia fede , nessun intermediario ( eccezion fatta per il grande Karol ! )
    Tutto ciò che afferma Ratzinger o affermava Ruini è quanto di piu bizzarro e tristemente deplorevole che le mie orecchie potessero sentire.
    La Chiesa ha iniziato a puntare il dito contro nuovamente.
    Si è ritornati all’inquisizione , oggi morale , un tempo fisica.
    Cadono le tenebre su tempi in cui aleggia semmai una sottile facciata di ipocrisia.
    DIO (il mio..il tuo..) è ovunque , negli occhi della gente , per strada , nei pensieri di un padre di famiglia che fa fatica ad arrivare a fine mese , nelle lacrime di un’ anziana “parcheggiata” dai figli in una casa di cura , nel sangue che caldo e lento scivola giu dai buchi di un tossico , in un paio di calze strappate di una prostituta , nel primo gemito di un bambino che nasce, nell’amore tra due persone .
    DIO (il mio..o il tuo) è ovunque tranne che in Chiesa.
    E si.. è stato sfrattato dalla superbia e ipocrisia , ideali degli ultimi secoli.
    La Chiesa considera i gay malati , deviati e quant’altro.
    Preferisco ridere di fronte a certe esternazioni vomitevoli.
    anche perchè direi…ma da che pulpito viene questa declamazione…!!!!
    Oggi come mai la Chiesa è lontanissima dal mondo dei giovani , ha chiuso le sue porte preferendo essere corteggiata dal potere politico ed economico.
    Il risultato ???
    le Chiese saranno vuote…

    VI INVITO A FREQUENTARE IL MIO BLOG
    http://icaromessina.spaces.live.com/

    un bacio a Daniela !!

    Rispondi
  • 14. pasqualino  |  24 marzo 2007 alle 14:02

    perdonate qualche errore di battitura..ho scritto di corsa 🙂

    Rispondi
  • 15. Sarita975  |  24 marzo 2007 alle 16:19

    1) Dove sta scritto che il matrimonio religioso (o civile) sia la forma di convivenza per eccellenza? Sì, perchè di convivenza si tratta, solo che è ratificata da un rito religioso. Convivenza che, fino a qualche decennio fa, non aveva alcun valore per il nostro Stato.

    2) Una mia amica psicologa mi ha spiegato che chi attacca in modo aggressivo e continuo i gay è dovuto al fatto che ha paura di esserlo lui/lei stesso/a. Si ha paura di una cosa che non si conosce e non si vuole conoscere. E’ più comodo.

    3) Dove sta scritto che la “normalità” siano gli etero? Non è forse più esatto parlare di “tante normalità”?

    4) Ratzinger dice che non si fanno più figli perché gli italiani sono diventati sempre più gay. Non gli è mai venuto in mente che i gay sono sempre esistiti (anche tra i preti) e che se ora sembrano in numero maggiore è dovuto al fatto che vi sono i mezzi di comunicazione e che le persone non si vergognano più di mostrarsi per come madre natura li ha fatti?

    5) La chiesa ha sempre predicato che siamo TUTTI UGUALI, che siamo TUTTI FIGLI DI DIO. Cos’è successo? All’improvviso Dio si è ravveduto è fatto una precisazione…”tranne…”?

    6) Ratzinger grida tanto contro di noi perché in Italia vi sono leggi che lui non approva (aborto, divorzio). Ma ha mai considerato il fatto che nessun politico italiano gli ha mai detto di cancellare la pena di morte in vigore nello Stato del Vaticano o di togliere l’assurda (per noi) regola che i bambini non possano giocare in alcune zone del suo minuto staterello o che le donne non sono ammesse in alcuni uffici a meno che non siano delle dipendenti del vaticano? Anche il Vaticano ha delle leggi che per noi sono assurde, che non condividiamo, ma lo rispettiamo perché è uno Stato sovrano, cosa che Ratzinger non fa nei nostri confronti. Anche se la pena di morte non viene più applicata è comunque una contraddizione per uno Stato che predica in continuazione per la salvaguardia di qualsiasi forma di vita, umana, animale e vegetale.

    7) Ratzinger chiede aiuto per difendere la famiglia (termine del quale non conosce il vero significato) a parlamentari che di famiglie ne hanno più di una e che usufruiscono dei Dico già da 17 anni. Parlamentari che, grazie al “Fondo di solidarietà tra gli onorevoli deputati e senatori”, hanno la possibilità di far ereditare la propria pensione al proprio convivente (proprio come nei matrimoni). Parlamentari che grazie a questo Fondo usufruiscono (il parlamentare, il convivente e i figli) dell’ ASSISTENZA SANITARIA GRATUITA! Significa che non pagano neanche il ticket!

    8 ) Ratzinger ha detto il giorno della Befana che auspica che “un giorno tutto il mondo diventi cattolico” ! Sembrano le parole deliranti di un certo Hitler che sperava che il mondo fosse tutto ariano! E l’altro ieri ha detto che “l’Europa deve ammettere le proprie origini cattoliche”.

    Posso dire solo una cosa? La chiesa così facendo si sta scavando la fossa da sola perché la gente non è stupida, sa ragionare con il proprio cervello e si sta risvegliando (anche se lentamente) dal torpore in cui era stata costretta.

    Rispondi
  • 16. alidipioggia  |  24 marzo 2007 alle 16:37

    Sono(almeno così dicono gli altri di me) molto disponibile e abbastanza imparziale,una donna che ha ormai 48 anni e molte profonde ferite sempre doloranti ma…. che comunque trova il lato positivo della vita anche nelle piccole cose…..
    Eternamente innamorata e forse un pò strana…….

    Faccio facilmente conoscenza e riesco anche a far maturare quaste conoscenze(se mi acchiappano…)in qualcosa di più…belle amicizie…..
    Una di queste è Carmen(nome fittizio ma amante del melodramma quale sono……) conosciuta nel mondo virtuale degli zerofolli che ha trovato in me una confidente dei suoi innumerevoli problemi.
    Abbiamo avuto un lungo scambio di telefonate,lettere e finalmente nel 2004 siamo riuscite ad incontrarci ad un concerto di RenatoZero.
    Anche dopo la nostra “conoscenza visiva” abbiamo continuato a sentirci, a scriverci a scambiarci le nostre senzazioni,i nostri dolori e gioie…..
    Un paio di settimane fa,durante una delle solite telefonate,mentre mi raccontava di una sua nuova storia mi “confessa” che dopo avermi incontrata di persona,il sentimento di amicizia che provava per me era cambiato….ha sentito che era amore e che mi ha sempre desiderata e che dovevo perdonarla per quello che mi aveva appena confessato e che avrebbe capito se da parte mia ci sarebbe stata la scelta di non sentirla più…. (dimenticavo….sono una cossiddetta etero..che schifo queste etichette..sposata e con figli….ma questo è un dettaglio)

    Le ho tranquillamente risposto che avevo già capito cosa provava per me,che la conferma la avevo avuta quando ci eravamo conosciute personalmente e che la cosa non mi sconvolgeva più di tanto.
    E lei(lei si sconvolta…):ma io sono lesbica e tu no…….

    Allora le ho esposto il mio pensiero al riguardo:Sono convinta che l’amore non ha sesso.
    io amo a prescindere dal sesso.
    Ho amato intensamente e con la stessa intensità sono stata amata da un gay…odio le etichette,le odio…Marcello era una PERSONA
    Ci siamo amati di un amore assoluto,la differenza di gusti sessuali non ci riguardava..ma era amore il nostro…
    Così come amo Carmen..la amo come persona e poco mi importa
    dell’altro…..
    E se dovesse maturare anche in un amore “sessuale” non mi sconvolgerebbe la vita..anche questo le ho detto e…..lì è lei ad essere rimasta sconvolta…a dirmi che l’ho spiazzata…che mai nessuna le aveva detto una cosa del genere e che non mi capiva……
    Veramente quella ad essere spiazzata sono io……

    Bho…sarà che veramente sò strana,sarà che vado oltre a troppe e tante cose ma……

    non ci trovo nulla di strano in quello che le ho detto..in fondo l’amore è amore…..
    Io amo a prescindere……

    Ma che dici……..sono strana?

    alidipioggia

    Rispondi
  • 17. Mario Piemontese  |  24 marzo 2007 alle 19:43

    Questo è http://www.retescuolesup.net/moratti_dopo_10_04_06/pc/tempo_pieno/milano/OrganicoElementari0708.xls/download l’elenco dei tagli scuola per scuola.

    A Milano i genitori di 550 bambini che avevano chiesto per i loro figli il tempo pieno non l’avranno.

    Il 28 febbraio risultavano iscritti per il prossimo anno ad una prima tempo pieno 29377 bambini, il 10 marzo invece solo 28827. Cosa è accaduto hanno sbagliato a fare i conti? No, tutto sotto controllo, 550 bambini sono passati forzatamente dal tempo pieno al tempo normale.

    L’Ufficio scolastico provinciale di Milano ha tagliato per ognuna di 14 scuole 2 classi prime a tempo pieno, che sono state trasformate d’ufficio in classi a tempo normale. L’elenco delle scuole non è per il momento noto.

    A questo punto in quelle 14 scuole partirà la lotteria del tempo pieno, mediamente in ognuna 40 bambini tra quelli che risultano iscritti al tempo pieno saranno esclusi e passerano al tempo normale.

    Il rapporto alunni/classi per le classi prime a tempo pieno è passato dal 20,6 al 20,9. Se si fosse mantenuto lo stesso rapporto alunni/classi dello scorso anno si sarebbero potute fare 21 classi in più.

    A questo punto i tagli risultano di tre tipi:

    1. Riduzione del tempo scuola: non tutte le richieste di tempo scuola a 40 ore saranno soddisfatte.

    2. Riduzione del numero di classi per effetto dell’innalzamento del rapporto alunni/classi: il sovraffollamento aumenterà e andra a incidere sulla qualità dell’insegnamento.

    3. Riduzione delle ore di docenza per classe rispetto alle 44 necessarie per il tempo pieno: anche in questo caso l’effetto sarà una diminuzione della qualità dell’insegnamento.

    Con Fioroni le cose stanno andando male almeno tanto quanto con la Moratti, impossibile sostenere il contrario.

    Non ci siamo.

    Dobbiamo tornare a esserci.

    Mario Piemontese

    Rispondi
  • 18. rino  |  24 marzo 2007 alle 20:52

    Ho trovato questo “bellissimo” articolo su “Affari italiani”, il canale di libero.

    http://canali.libero.it/affaritaliani/Rubriche/Controvento/etica3344.html

    Capito Luttwak? il nostro esportatore di democrazia, il nostro pragmatico. CHIEDO SERIAMENTE: NON SI PUO’ DENUNCIARE L’ESIMIO LUTTWAK? NON IMPORTA SE SARA’ IMPRATICABILE. MA LEGGERE FRASI COME “meglio rischiare una vita oggi, (BASTA CHE NON SIA LA SUA AGGIUNGO IO) che tante vite domani” MI RIVOLTA LO STOMACO E SONO ARCISTUFO DI QUESTI CINICI E SBRACATI COWBOY CHE VOGLIONO DETTARE ANCHE DA NOI LA LORO LEGGE DELLA FORCA. E POI DICONO DEI TALEBANI…

    Rispondi
  • 19. donatella  |  24 marzo 2007 alle 22:24

    infatti vedi quanti ne fanno morire dei loro…e non hanno ancora capito tutto questi poveri USA!!!
    Ho letto la risposta che ha dato d’Alema al cicchetto della Pupetta USA a Noi ITALIANI ( che onore esserlo!!!!! !!) “sono contento che Daniele e ritornato Tra Noi”….ma come si permettono di fare e disfare.da Padroni in casa Nostra…… .ma sappiamo anche perchè lo fanno (berluska… ……!!! !! ha fatto una bella M…ata)

    Rispondi
  • 20. danielatuscano  |  25 marzo 2007 alle 7:39

    Cara Donatella, è come dicevo: non si tratta di eccelsi politologi, ma di gentaglia e nulla più. Mi par di sentirli, “europei smidollati, realpolitik, giovanile fierezza” e altre cazzate. Questa è gente che si dice cristiana, o che farnetica di voler difendere la civiltà cristiana. Che essi identificano, però, con Mammona. Si andassero a rileggere come ne parlava un certo Gesù. Altro che giovane ardore: questi sono bruti del Medioevo. Fascisti.

    Rispondi
  • 21. donatella  |  25 marzo 2007 alle 15:04

    Per la sollecita attivazione delle 80.000 immissioni in ruolo previste per l’anno scolastico 2007/08

    promossa da: Scuolanostra il 25-03-2007

    Al Parlamento, al Governo, con particolare riferimento ai Ministri Fioroni e Padoa Schioppa

    L’ultima Legge Finanziaria prevede un piano di assunzioni di 150.000 insegnanti e di 20.000 lavoratori ATA.
    Considerato, paraltro, il numero altissimo di pensionamenti previsto per il prossimo anno scolastico – che libereranno cattedre che vanno ad aggiungersi al grande numero di posti vacanti già disponibili nell’anno scolastico in corso – riteniamo incredibile che, a tutt’oggi, non vi siano ancora certezze sulle immissioni in ruolo!
    Va, altresì, rimarcato che il numero di assunzioni previsto per il personale ATA è assai esiguo.
    Queste circostanze figurano tra le motivazioni per le quali le organizzazioni sindacali hanno dichiarato lo stato di agitazione e hanno indetto uno sciopero tra le cui rivendicazioni figura l’assunzione degli oltre 200.000 docenti e dei tantissimi lavoratori ATA attualmente in servizio a tempo determinato.
    Il programma dell’Unione è chiarissimo nel prevedere la stabilizzazione del personale precario della scuola. Lo stesso Ministro Fioroni e il Viceministro Bastico hanno ripetutamente manifestato rassicurazioni in tal senso, rassicurazioni cui, oggi, senza indugiare oltre, occorre dare seguito.
    Retrocedere da questi impegni rappresenterebbe un atto di grave irresponsabilità politica che minerebbe, in maniera irreparabile, la fiducia che i precari della scuola hanno massicciamente profuso nelle forze che sostengono questa maggioranza. Per tali motivi chiediamo:

    che venga dato subito corso alle procedure che portano alla realizzazione delle 80.000 immissioni in ruolo annunciate per il prossimo anno scolastico;
    che venga aumentato il contingente di assunzioni previsto per il personale ATA.
    Riteniamo che questo Governo, per la sua natura e per le forze politiche che lo sostengono possa e debba dimostrare l’attenzione e la sensibilità dovute alle legittime aspettative e agli inalienabili diritti dei dipendenti dello Stato.
    Pertanto, fiduciosamente, attendiamo positive risposte in merito dalle SS.LL.

    http://www.scuolanostra.it/petizioni/index.php?idPetition=1

    Rispondi
  • 22. information guerrilla  |  26 marzo 2007 alle 2:17

    Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire
    Dalla presidente di Emergency un accorato appello al Presidente del Consiglio Prodi

    Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell’ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all’alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.

    Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.
    Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.
    Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.
    Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

    Teresa Sarti Strada
    Presidente di Emergency

    Rispondi
  • 23. carlo olivieri  |  26 marzo 2007 alle 21:32

    Siamo qui. Mentre al Senato si sta consumando un’altra farsa della democrazia formale, noi siamo qui a ribadire che il percorso che porta alla pace non può contemplare la menzogna.

    Siamo qui. Mentre chi siede al Parlamento perde ogni giorno pezzi di memoria, noi siamo qui perché ancora ricordiamo che i costruttori della libertà dal fascismo hanno scritto che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

    Siamo qui. Mentre nei palazzi della politica si sta operando per dividere sempre più il mondo in stati in conflitto tra loro, noi siamo qui per sostenere con forza che il futuro passa per la costruzione di un’unica nazione universale.

    Siamo qui. Mentre sembra che l’unica preoccupazione sia quella di trovare, tramite la menzogna, una via di mezzo che accontenti tutti, noi siamo qui per ribadire che non esiste una via di mezzo. Non esiste una via di mezzo tra la pace e la guerra, tra la non-violenza e la violenza, tra l’operare a favore della vita e lo spingere il mondo verso l’abisso.

    Siamo qui. Mentre si cerca di giustificare la costruzione e l’uso delle armi in nome della pace e la democrazia, noi siamo qui a gridare che siete dei bugiardi! Siamo qui per affermare, invece, che solo lo sfruttamento di miliardi di esseri umani da parte di un piccolo manipolo di criminali può essere l’unico motivo per continuare ad armarsi.

    Siamo qui. Mentre i politici italiani continuano a genuflettersi di fronte all’arroganza e alla violenza della peggiore amministrazione che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, noi siamo qui a gridare che siete dei vigliacchi! Siamo qui per ribadire che l’unico segno chiaro di dissenso rispetto alle intenzioni bellicose è una chiara e inequivocabile non-collaborazione con la violenza.

    Siamo qui. Mentre si vota per la guerra in nome di una presunta forza data da una maggioranza illusoria, siamo qui a gridare che state rappresentando soltanto voi stessi. Siamo qui a affermare che la maggioranza degli italiani ripudia tutte le guerre e tutte le menzogne.

    Siamo qui. Fino a quando si userà il Parlamento per votare a favore della guerra, noi saremo sempre qui, anche quando ce ne saremo andati.

    Carlo Olivieri
    un umanista

    Rispondi
  • 24. federica  |  26 marzo 2007 alle 22:09

    27 MARZO 2007
    SIT-IN DAVANTI AL SENATO
    IN OCCASIONE DEL VOTO PER IL RIFINANZIAMENTO DELLA MISSIONE IN AFGHANISTAN

    Come portavoce dell’Ass. Umanista Mondo Senza Guerre, sono qui per un elenco di motivi:

    1. Ricordare a tutti i Senatori che votare SI significa violare l’ art. 11 della Costituzione Italiana, e per i Senatori, che si dicono di sinistra, anche tradire la responsabilità assunta con il mandato elettorale.
    2. Sono qui, perchè sono indignata delle continue, arroganti ed assurde menzogne dei rappresentanti del governo rispetto alla reale situazione in Afghanistan!
    Noi siamo in guerra accanto agli USA, complici della distruzione, della povertà e del degrado sociale in aumento in questo paese; siamo complici di aver istituito/installato in Afghanistan un parlamento di criminali, principalmente di spacciatori d’oppio ( dal 2000 ad oggi la produzione d’oppio in Afghanistan è raddoppiata!).

    Questa è la reale situazione, questo non porta nessun miglioramento di certo, piuttosto è ciò che provoca risentimento nella popolazione e allargamento del consenso alla resistenza talebana.

    3. Sono qui, sentendomi accanto quelle milioni di persone nel mondo, che da anni stanno dicendo NO alla guerra, NO all’ipocrisia della guerra al terrorismo, preventiva o umanitaria!

    La guerra non ha nulla a che fare con la Pace! E’ semplicemente il suo contrario!

    Che la smettano di asservirsi agli interessi spregiudicati di chi per arricchire le proprie tasche uccide donne, bambini, distrugge intere famiglie e popolazioni!

    E’ talmente insostenibile “la missione di pace” che hanno strumentalizzato il rapimento di Mastrogiacomo, rendendosi ridicoli agli occhi del mondo, per poter arrivare oggi a dire che non solo si rifinanzia la missione anzi serve un maggior impegno!

    Per mantenere l’alleanza con gli USA mentono all’opinione pubblica, tradiscono gli elettori e tradiscono la nostra Costituzione e non solo… la missione in Afghanistan ci costa 300 milioni di euro l’anno solo per il mantenimento delle truppe! quando potrebbero essere utilizzati per aiutare realmente la popolazione!
    Con i nostri soldi, i nostri soldi!!, finanziano la guerra, gli armamenti quando noi siamo precari, non riusciamo ad avere una casa, non abbiamo un’assistenza sanitaria gratuita degna, non abbiamo soldi per l’Università, per la ricerca, la scuola, gli asili…

    In sintesi sono qui per dire che questa corsa al potere, al denaro, al prestigio è in una direzione di violenza, di terrore, di infamia ed ottusità culturale;
    è l’espressione dell’Anti-Umanesimo, è disumana, è distruttiva e VA CAMBIATA!
    DOBBIAMO APRIRCI AL DIALOGO, AL RISPETTO DELLA DIVERSITA’, AL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI DI TUTTI,
    COMPRENDENDO, CHE IL PROGRESSO O E’ PER TUTTI O NON E’ DI NESSUNO!

    DOBBIAMO COSTRUIRE, OGGI, UN FUTURO MIGLIORE E VOTARE NO ALLA GUERRA POTREBBE ESSERE UN PRIMO PASSO.

    Federica Fratini
    Mondo Senza Guerre – Roma
    http://www.mondosenzaguerre.org

    Rispondi
  • 25. Marcello Marani  |  27 marzo 2007 alle 11:12

    Credo che abbiano talmente ingarbugliato la matassa, che diventa estremamente difficile e quasi impossibile, raccapezzarsi e riprenderla in mano alla ricerca del bandolo, per una soluzione per quel martoriatissimo Paese, che pur dilaniato da lotte tribali, sembrerebbe volersela sbrigare da solo, avendo più che rivalità ed odio tra le varie etnie locali, una vera e propria idiosincrasia totale, per gli stranieri, siano essi i Sovietici dell’Armata Rossa, o gli Statunitensi della Cia e dei Rambo, o tutte le altre truppe straniere, che considerano sempre e comunque truppe d’occupazione e vedono la missione Onu, condotta però da forze della Nato, sotto il falso nominativo di Peace Keaping, piuttosto come Peace Enforcig, sostenuta da invasori, da cui disfarsi il prima possibile.
    E pur non conoscndo a fondo la storia di quel martoriato e disatrato, da noi occidentali, paese, mi sembra che già dalla fine del 900 o prima, fosse sotto pressione dell’imperialismo zarista russo, per aprirsi la strada verso i paesi caldi dell’Oceano Indiano, cui si contrapponevano i colonialisti britannici, che lo ergevano a bastione contro l’espansionismo russo prima del ’17, e forse sovietico poi.
    E dico forse sovietico, perchè non ho notizie e documentazioni di tentativi di penetrazione sovietica diretta, almeno fino a quando, mi sembra attorno alla fine degli anni 70, la Cia allestì con l’assassinio del poeta presidente Taraki un proprio governo fantoccio, che rovesciando accordi ed alleanze e destabilizzando un paese confinante e cerniera di interessi e di equilibri non solo per i paesi UrSS, Iran ew Pakistan, direttamente confinanti, ma anche per due colossi e potenze imìn divenie dell’area circostante come Cina ed India, diede all’URSS il pretesto per intervenire a “rinormalizzare”, il ribollente e tormentato ma fiero, Paese confinante.
    Ed il resto è storia recente, che neppure serve troppo rimestare, perchè dovremmo affrontare la questione qui ed ora, senza invischiarci, disperdendoci troppo nel gioco del “Di chi è la colpa?”, ed alla ricerca dei “buoni” e dei “cattivi”, per scegliere da che parte stare.
    Perchè in tale caso ci impelagheremo in questioni iirresolvibili, come quella dell’uovo e della gallina che non ci porterebbero da nessuna parte, mentre li si continuerebbe a massaccraere, uccidere e morire.
    Allora, ponendo la necessità della Pace come un valore, imprescindibile, non credo possa essere utile un repentino abbandono delle cose così come stanno, ma questa volta, stranamente d’accordo con D’Alema e Fassino, credo che dovremmo batterci proprio per la Conferenza internazionale di Pace, dicendo chiaramente agli alleati ed in primo luogo agli SUA, che il rispetto dei patti, peraltro sottoscritti da altri ed in altri momenti, non possono arrivare fino al punto, non più di un sia pure momentaneo strappo, ma di una palese violazione della nostra Costituzine che sancisce con chiarezza che: “L’Italia ripudia la guerra.” E se anche: “consente… le limitazioni…”, queste devono essere finalizzate sempre e comunque al conseguimento della Pace e non all’estensione ed al perpetuamento dei conflitti.
    E dato che per combattere i criminali e terroristi talebani, peraltro non sempre e non troppo, più terroristi e criminali degli spymen dei più “civili” SUA, che hanno preferito la Guerra totale ed i bombrdamenti ed i massacri di popolazioni civili inerme, ma fiere della propria libertà ed indipendenza, invece che operazioni di polizia mirate, si sono preclussi qualsiasi via di possibililità di successo, noi non possiamo sostenerli in questa crimimnale avventura e diventare complici de loro crimini, perchè così ci vedono le poplazioni locali.
    E neppure possiamo assistere inerti come turisrti per caso, e finora protetti e tutelati più dal prestigio di Emergency, che non dalle armi al seguito, facendo voti al destino o e pregnado qualche Dio, che i nostri ragazzi non vengano coinvolti, perchè a giocare vicino a deposti di benzina ed arsenali in fiamme, alla fine si finisce prima o poi con lo “scottarsi”.
    E chissenefrega se i patriottardi destrorsi, tentano di bollarci con le etichette di antiamericanismo, quando si tratta invece di sano realismo politico, e d’impegno positivo per cercare di risolvere al meglio una situazione appunto ereditata, di cui non siamo minimamente responsabili, cercando di salvare il salvabile.
    Ed in questo caso più che seguire le crociate mediatiche dei talebani dell’informazione, e strateghi da caffè, che come scriveva Trilussa, mentre parlano di guerra, di azioni militari, di invio di uomini e di mezzi, di bombardamenti, assalti ecc, per sottolineare meglio i concetti, “…intingono i biscotti nella tazza…”, ed arrivamno perfino, nell’enfatica ed eroica foga a rovesciare “…er cuccumo del latte…”, come fanno i vari Panebianco, Ostellino, Ferrara, Polito, e persino il transfuga e voltagabbana, Renzo Foa che fu persino direttore de l’Unità, proviamo ad ascoltare i suggerimenti ed i consigli di Gino Strada, che quel Paese disatrato, conosce quasi altrettanto bene, come i suoi naturali abitanti,e, comunque molto meglio di tanti politaici, politicamti e strateghi da tavolino.
    E personalmente sono sempre più convinto, come del resto ha scritto recentemente anche Gorbaciov, che la democrazia non è un caffe istantaneo da imporre a tutti ed a tuti i codti, ma un seme delicato dificile da far germogliare, proteggere e coltivare.
    E si coltiverebbe meglio con aratri e trattori, che non con i carri armati, con le Cluster bombs o con il Napalm, il fosforo bianco e l’Urano impoverito, che tra l’altro, quest’ultimo, come i reduci dai Balcani tragicamente dimostrano, espone anche chi le usa ai micidiali effetti del “fuoco amico” che uccide tale e quale a quello nemico e peggio, con atroci “effetti collaterali”, solo procrastinati e diluiti nel tempo.
    Quindi prima se ne esce e meglio sarebbe per tutti ed in primo luogo proprio per quelle popolazioni, che gli avventuristi occidentali mentendo, ci dicono di voler salvaguardare.
    Ed intanto se muoiono a decine e centinaia ogni giorno, che salvaguardia è?

    Scusandomi per la lunghezza peraltro minimente appena sufficiente, per inquadrare una questione di tale portata ed ampiezza e nel tentativo di allargare la rete della partecipazione mediatica democratica, do a tutti coloro che lo volessero, appuntamento anche sul sito e/o all’indirizzo E*Mail sotto trascritti

    Marcello Marani
    http://www.iltravaglio.it
    maranimarcel@tiscali.it

    Rispondi
  • 26. ares  |  27 marzo 2007 alle 21:24

    Il progetto di introdurre il riconoscimento delle unioni di fatto nella legislazione italiana va avanti.

    Ed è venuta l’ora di una risposta forte da parte della società civile, che ribadisca la distinzione – già ben chiara al senso comune – fra ciò che è famiglia e ciò che non lo è. L’obiettivo non è quello di penalizzare i conviventi o negare i diritti umani della singola persona, ma quello di approfondire la distinzione fra le relazioni propriamente familiari e quelle non-familiari, dove le seconde sono tipiche di stili di vita caratterizzati dalla privatizzazione dei rapporti interpersonali.

    Il Forum delle associazioni familiari ha approvato il documento “Sì alla famiglia, la vera priorità sociale”, che costituirà la base su cui sviluppare una vera e propria mobilitazione nazionale contro ogni ipotesi legislativa di una equiparazione delle varie forme di convivenze con la famiglia fondata sul matrimonio.
    Una mobilitazione a cui dovrebbero prendere parte non solo le 41 associazioni che aderiscono al Forum e che rappresentano complessivamente oltre tre milioni di famiglie, ma anche larga parte del mondo cattolico e non solo, sul modello della trasversalità che ha portato all’approvazione della legge 40 e alla sua vittoriosa difesa nel referendum.

    FattiSentire.net accoglie per prima l’invito, occupandosi come al solito della parte Internet.

    Per saperne di più esensibilizzare i rappresentanti in Parlamento clicca su http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail2

    Rispondi
  • 27. rino  |  28 marzo 2007 alle 6:09

    Ho trovato questo articolo di Chiara Saraceno sulla Stampa. Sono marito e padre e lo approvo abbastanza, anche se alcune perplessità del testo erano già state espresse da Daniela.

    Chi tiene alla famiglia non sfila al Family Day

    La trovata del «Family day» è indubbiamente geniale in un paese in cui non si fanno figli non perché ci siano i Dico o perché ci siano troppi omosessuali o transessuali, ma perché i giovani trovano poche ragioni per uscire dalla famiglia di origine e per provare a farsene una propria. E dove la famiglia basata su saldi rapporti di solidarietà intergenerazionale continua a costituire la principale rete di protezione, ma anche di trasmissione delle disuguaglianze, in uno Stato sociale insieme frammentario e poco equo.

    Anche a causa di una cultura laica poco radicata e di una politica sottomessa e impaurita, la Chiesa è infatti riuscita a creare nell’immaginario collettivo un corto circuito politicamente e simbolicamente dirompente tra l’assenza di politiche significative di sostegno alle responsabilità familiari e il riconoscimento di alcuni diritti civili e di libertà – e le contestuali responsabilità che ne derivano – a chi non vuole o non può sposarsi, tra un tasso di fecondità ai minimi termini e la diffusione di omosessualità e transessualità. Come se l’assenza di politiche di sostegno alle responsabilità familiari non fosse una eredità che proviene da decenni di governo democristiano e di una ben più lunga influenza della Chiesa, del suo magistero e della sua cultura sul discorso pubblico sulla famiglia – certo anche con l’indifferenza della sinistra.

    Questa assenza di politiche ha squilibrato fortemente la nostra spesa sociale, tutta fatta di pensioni e poco altro. I trasferimenti verso le giovani generazioni sono tutti affidati alla solidarietà familiare; così come la cura verso le generazioni più fragili è tutta affidata alla generazione di mezzo. La famiglia italiana non riesce a riprodursi non per eccesso di individualismo edonistico, ma perché è sovraccaricata da compiti di solidarietà e da troppo forti dipendenze. In altri Ppaesi in cui la famiglia è apparentemente meno «forte», l’accettazione sociale e legale della pluralità dei modi di farla è più consolidata, il Welfare più equo, la solidarietà tra le generazioni non viene affatto meno e si fanno anche più figli. Si continua cioè a «fare famiglia», più che in Italia.

    Certo, sarebbe bello sviluppare un discorso pacato e ragionevole su tutto ciò, quando si parla di famiglia e anche quando si parla di riforma delle pensioni o di ammortizzatori sociali. Perché è lì che si gioca in larga misura la partita delle risorse da destinare a chi vuole «fare famiglia», che significa assumersi responsabilità durature verso altri. Ma non è questo che interessa agli organizzatori del Family day, non è questo il dialogo che vogliono. La contrapposizione frontale ai Dico da cui nasce il Family day segnala che in gioco non è la definizione di politiche ragionevoli ed efficaci che sostengano coloro che vogliono avere un bambino, occuparsi di un genitore divenuto fragile, sostenersi reciprocamente nella buona e cattiva sorte. C’è la pretesa di mantenere il monopolio della definizione di quali sono i rapporti responsabili e quali no, quali gli amori leciti e quali quelli illeciti.

    Ricordo che in nome di questa pretesa a lungo non sono stati riconosciuti pienamente i diritti dei figli naturali, e solo oggi, nel 2007, si è finalmente arrivati a una proposta di legge bipartisan che elimina ogni disparità tra figli legittimi e naturali. Così come ci si è opposti strenuamente al divorzio, pur tollerando ogni sorta di «famiglia di fatto», purché rimanesse nell’ombra. E ancora oggi si impone a chi vuole divorziare una ipocrita «pausa di riflessione» che è solo una inutile, e spesso controproducente, pena aggiuntiva nel già complicato processo di scioglimento del matrimonio.

    Non andare al Family day, contrariamente a quanto sembrano pensare Lucia Annunziata e altri, non significa non sostenere il valore dei rapporti familiari, e neppure sostenere le ragioni degli omosessuali e transessuali in opposizione a quelle della famiglia. Non si può dialogare con chi delegittima a priori ogni posizione diversa e spesso manca di rispetto per le vite e le scelte altrui, specie quando non sono ipocrite, ma alla luce del sole. Attaccarsi al carro del Family day per legittimarsi come difensori della famiglia non solo non porterà alcun beneficio politico al centro-sinistra, ma rafforzerà nell’immaginario collettivo quella contrapposizione tra diritti individuali e difesa della famiglia, e anche tra orientamento sessuale e comportamento etico, che invece occorrerebbe correggere.

    Chiara Saraceno

    Rispondi
  • 28. joelle  |  28 marzo 2007 alle 8:32

    Messaggio anti-Dico o pro-famiglia? Che non vuol penalizzare i conviventi? Basta leggere il testo del link a fine pagina. Specie le cose scritte in neretto che riporto:

    Chiaramente, sarebbe auspicabile la tassazione del cumulo dei redditi dei conviventi non sposati, da destinare come aiuto a chi, invece, si assume ferme responsabilità davanti alla collettività.

    Invece, una riforma necessaria sarebbe l’abolizione della deduzione degli assegni corrisposti al coniuge separato, e l’attribuzione di quanto lo Stato ricaverebbe alle giovani coppie che vogliono sposarsi.

    Rispondi
  • 29. danielatuscano  |  28 marzo 2007 alle 9:17

    Cioè fammi capire… tipo tassa sul celibato? 😮 Confesso di non aver letto fino in fondo l’appello perché il tono non mi piaceva, ma ho voluto renderlo noto lo stesso. E’ giusto così. Ma se questi sono i difensori della famiglia, poveri noi. 😐

    Rispondi
  • 30. joelle  |  28 marzo 2007 alle 9:25

    Si, tassa sul celibato e sui separati – divorziati!
    Leggi bene! Dà la nausea, ma ti kiarisce le idee!

    Rispondi
  • 31. don F.  |  28 marzo 2007 alle 9:41

    “Il progetto di introdurre il riconoscimento delle unioni di fatto nella legislazione italiana va avanti.
    Ed è venuta l’ora di una risposta forte da parte della società civile [se esiste numericamente questa società, dFS], che ribadisca la distinzione – già ben chiara al senso comune – fra ciò che è famiglia e ciò che non lo è. L’obiettivo non è quello di penalizzare i conviventi o negare i diritti umani della singola persona, ma quello di approfondire la distinzione fra le relazioni propriamente familiari e quelle non-familiari, dove le seconde sono tipiche di stili di vita caratterizzati dalla privatizzazione dei rapporti interpersonali”.

    Cara Daniela e altri interessati all’argomento. Personalmente la frase riportata sopra la condivido. Il resto no. Il sito “fattisentire.net”, penso sia emanazione, almeno come pensiero, del connubio CL-Messori-Il Timone-Tempi, ci siamo capiti (naturalmente si ascolta tutti). Quanto all’approvazione di qualsiasi legge, è chiaro che ci vogliono i numeri, e la responsabilità della scelta è personale.
    Saluti.
    don F.

    Rispondi
  • 32. danielatuscano  |  28 marzo 2007 alle 10:21

    Come sempre grazie al nostro don F. Anch’io condivido i pensieri da lui riportati (e il resto NO… tassare i conviventi… ma scherziamo o siamo allo Stato etico di tristissima memoria??? E poi quel “compagno dell’ultima ora”…). Ma ripeto, sono felice mi abbiano scritto: tutti, adesso, possono leggere e… trarre le dovute conclusioni.

    Rispondi
  • 33. don Paolo  |  28 marzo 2007 alle 11:50

    Non meravigliatevi. Tra il sec. I a.C. e il sec. I d.C., poiché nessuno si sposava più, Augusto mise la tassa sul celibato per costringere al matrimonio e legalizzare la discendenza. Ne parla anche Plauto nel Miles gloriosus.
    All’epoca vi erano le etere per fare l’amore, le schiave per governare la casa, la moglie per la legittimità dei figli. Il cristianesimo si è inserito dentro questo quadro sociale. Nulla di nuovo sotto il sole.
    Così per pura dissertazione.
    Paolo prete

    Rispondi
  • 34. andrea  |  28 marzo 2007 alle 11:51

    perché non anche emolumenti in denaro e onoreficenze pubbliche per i figli maschi e, già che ci siamo, il sabato fascista?

    Andrea

    Rispondi
  • 35. elena  |  28 marzo 2007 alle 13:39

    Gli risponderei spiegandogli cosa secondo me realmente sta minando l’istituzione della famiglia …

    1) La situazione lavorativa priva di ammortizzatori sociali adeguati…
    2) La situazione femminile nel mondo del lavoro… molte giovani non si sposano ma scelgono di convivere , nel timore ,fondato per la verità, di non trovare lavoro… ho sostenuto diversi colloqui dove ogni volta ti chiedono se sei sposata e hai intenzioni di avere figli… una donna su tre viene licenziata o discriminata nel momento in cui decide di avere un figlio…
    3) Il forte indebitamento delle famiglie e il ricorso sempre più spesso a istituti di credito per la richiesta di un prestito.
    4) La scarsa tutela nel momento in cui si deve affrontare il problema di un malato grave nel nucleo famigliare o una persona anziana. Non parliamo poi se in famiglia c’è una persona con malattie mentali l’assistenza da parte della struttura pubblica è praticamente nulla… si limita solo alla somministrazioni di psicofarmaci.
    Con i migliori saluti Elena Dell’olio

    Rispondi
  • 36. angel  |  28 marzo 2007 alle 14:03

    E’ sia anti-Dico che pro-famiglia etero.
    Provo a rispondere:

    Il disegno di legge sui Dico non equipara la convivenza al matrimonio, affermare ciò sarebbe una forzatura. Infatti per maturare alcuni diritti devono trascorrere degli anni(tipo 9 anni per la successione) , per altri (vedi la pensione al convivente superstite) è tutto rimandato ad una futura legge che non si sa se verrà approvata.
    L’obiettivo ricercato è quello di dare più denaro alle famiglie etero,non a caso si parla sempre di tasse,di quozienti familiari, agevolazioni fiscali. Insomma tutti concetti tesi a far risparmiare soldi alle famiglie o a darne.
    Peccato che il forum della famiglie non chieda ai politici di premiare la famiglie virtuose in senso cristiano: mai,ad esempio, che si parli di tassazione agevolata o di contributo da parte dello Stato in favore di quelle famiglie che accudiscono un anziano non autosufficiente piuttosto che spedirlo in ospizi e case di cura, mai che venisse proposto di fare lo stesso in favore delle famiglie che si occupano di un portatore di handicap, mai che si vogliano premiare quelle famiglie che hanno una sensibilità ecologica tale da risparmiare acqua e sfruttare fonti energetiche alternative per la propria casa.
    I comportamenti reali e concreti delle famiglie sembrano non
    contare:ciò che conta è il certificato di matrimonio, basta quello per indicare tutto. In realtà quel pezzo di carta da cui discendono diritti e doveri spesso non corrisponde ad una piena comunione spirituale e materiale tra coniugi e figli, bensì c’è una reale crisi in cui versano la famiglie. Eppure le si vuole far apparire come “perfette” e si vuol vedere marcio per forza nei conviventi. Troppo semplice e soprattutto irreale.

    pace e bene
    Angel

    Rispondi
  • 37. fabio  |  28 marzo 2007 alle 15:58

    ciao a tutti, credo avrete letto tutti la notizia del consiglio regionale lombardo:

    MILANO, 27 MAR – Anche il Consiglio regionale della Lombardia aderira’ al Family Day del prossimo 12 maggio a Roma.
    Lo ha deciso con un ordine del giorno della maggioranza di centrodestra collegato a una mozione (anche questa approvata) per dire no ai Dico.

    Il testo chiede, fra l’altro, alla Regione di cercare strumenti giuridici per non obbligare i comuni della Lombardia a dotarsi dei registri delle coppie dello stesso sesso.

    Un risultato (ottenuto con votazione segreta) criticato dal centrosinistra ma che ha soddisfatto la Cdl. (ANSA).

    Rispondi
  • 38. luciana  |  28 marzo 2007 alle 16:32

    …Ammazza però… capirei un confronto serio, ma questi son proprio fissati, sembra che l’unico problema di questo paese per loro “ratzingeriani” siano i Dico o i gay… come se il resto non contasse nulla… che palle, mi hanno proprio rotto!!!!!!!!!

    Rispondi
  • 39. fabio  |  28 marzo 2007 alle 17:52

    diffusa la nota sulle unioni di fatto.
    testo integrale della nota dei Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I:

    Conferenza Episcopale Italiana
    Nota del Consiglio Episcopale Permanente
    a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio
    e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto

    L’ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore
    di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune.

    La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già
    pubblicamente espressi in proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente «approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi» (Statuto C.E.I., art. 23, b).

    Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona,
    prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio
    per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.

    Anche per la società l’esistenza della famiglia è una risorsa
    insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile.

    A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe,
    infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume.

    Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.

    Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche
    a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza.

    Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al
    matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare.

    Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai
    cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l’insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: «i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi
    ispirate ai valori fondati nella natura umana», tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83). «I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato» (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la
    legalizzazione delle unioni di fatto.

    In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di «un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge» (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali,
    3 giugno 2003, n. 10).

    Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza
    confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero e pertanto non «può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota
    dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).

    Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici
    impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica.

    Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l’intera
    comunità cristiana è chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall’amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità.

    Roma, 28 marzo 2007

    I Vescovi del Consiglio Permanente della C.E.I.

    Rispondi
  • 40. sandro  |  28 marzo 2007 alle 20:40

    Ma perchè la Chiesa si scatena su questa vicenda dei Dico e non scatena la scesa in piazza a livello mondiale contro le guerre, contro l’imperial-capitali smo dominante che condanna miliardi di uomini alla fame, alla miseria, alla schiavitù e alla morte …. ?
    Accetta le eterne spaccature dall’ alto al basso tra “principi e sudditi, padroni e proletari, ricchi e poveri, dotti e ignoranti, nobili e plebei” ?
    Non si vergogna nel sentirsi apprezzata dai tutti i miliardari sfruttatori del mondo ( es. Berlusco) e di seminare nei poveri solo messaggi di vita eterna ?

    Rispondi
  • 41. vittorio  |  28 marzo 2007 alle 22:23

    Comunicato stampa

    I vescovi della CEI scelgono la linea dello scontro e non quello dell’approccio pastorale ai problemi della coppia e della famiglia. I parlamentari cattolici dicano “non possumus” alle indicazioni dei vescovi e decidano laicamente

    Il portavoce di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione :

    “La Nota del Consiglio Episcopale Permanente conferma la linea rigida sulla questione delle unioni di fatto che era emersa nelle ultime settimane. Essa prelude a uno scontro che ricorda quelli che avvennero al tempo dei referendum sul divorzio e sulla legge n. 194. I vescovi pretendono che nel nostro paese la norma morale che essi propongono ai cattolici si imponga come norma dello Stato. Ma non siamo più in tempi di cristianità!

    I vescovi del Consiglio Permanente perdono l’occasione per concentrarsi nel loro vero compito, quello di un approccio integralmente pastorale ai problemi relativi ai rapporti interpersonali, ai problemi della coppia e della famiglia. Questo approccio, rivolgendosi alla coscienza individuale con le parole dell’amore e della misericordia, dovrebbe occuparsi della scarsa tenuta dei rapporti di coppia, dell’educazione dei figli proponendo ad essi messaggi di sobrietà e di fraternità, di un più rispettato ruolo della donna in famiglia e nella società, dei gravi problemi conseguenti alla precarietà del lavoro, delle difficoltà delle famiglie numerose, di tutti i gravi problemi delle famiglie di extracomunitari, dell’influenza deleteria di certe trasmissioni televisive ecc…

    I vescovi parlano senza avere veramente ascoltato le diverse opinioni presenti su queste questioni all’ interno della Chiesa e nella società. Mi riferisco a quanto ha recentemente detto il Card. Martini ed al vasto consenso che hanno raccolto tra i cattolici quanti hanno invitato i vescovi a una posizione più meditata e più dialogante.

    Mi meraviglia poi l’affermazione, contenuta nella Nota, secondo cui saremmo “in un contesto culturale… nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale”. E’ un’opinione perlomeno avventata ed esagerata che denota una grande diffidenza nei confronti del contesto in cui opera la Chiesa in Italia, ben lontana dall’ispirazione aperta e fiduciosa da cui è animata la Costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes .

    Il movimento “Noi Siamo Chiesa”, in sintonia con moltissimi cattolici democratici, invita i parlamentari cattolici a dire “non possumus” nei confronti delle indicazioni contenute nella Nota e a laicamente ricercare in Parlamento le soluzioni più confacenti agli interessi generali della nostra società nella regolamentazione delle unioni di fatto di ogni tipo.”

    Roma 28 marzo 2007

    Rispondi
  • 42. massimo del papa  |  28 marzo 2007 alle 23:10

    Danilo Coppola, il capellone calvo, ma ladro, tenta il suicidio in carcere: si scheggia un braccio. ahò, manco questo, sa fare.

    Bertinotti contestato da ultrasinistri più sinistri di lui: lo volevano picchiare, perchè loro son pacifisti.

    Allora, è o non è Mastella quello nel video in barca col trans? Mah. Certo che se fosse, davvero un dico nel culo…

    La Moratti in corteo sulla sicurezza con Berlusconi, uno che teneva in casa un boss. Quando si dice “convivere con la mafia”.

    La 12enne faceva “boccucce” in videotelefono, il babbo picchia i compagni di scuolae beneficiari. D’accordo. Ma una sculacciata anche alla bambina? O forse, meglio di no: capace che ci piglia gusto…

    Potenza, Nina Moric, moglie di Corona, dal pm Woodcock. Ispirata dalla traduzione, “cazzo di legno”, prova subito a dargliela, per uscire dall’inchiesta.

    Elton John, festa di rara pacchianeria per i 60 anni. Lui: “Ho ancora tanto da dare e far vedere”. Ed è proprio questo, a turbare…

    Appello Sme, chiesti 5 anni per Berlusconi: corruzione in atti giudiziari. Possibile dopo che è stata dichiarata incostituzionale la legge Pecorella che vietava l’appello delle assoluzioni. Sic transit gloria mundi: da Pecorella a pecorina.

    Paparatzy: “Non se ne parla, ma l’inferno c’è”. A me, lo dici…

    Rispondi
  • 43. Tiziano Tissino  |  28 marzo 2007 alle 23:54

    Ciao,

    come sapete, oggi c’è stata la prima udienza del processo. Qui di seguito trovate il testo del Comunicato stampa che ho inviato nel pomeriggio ai media. Sul sito del TGR ( http://www.tgr.rai.it/SITOTG/HPTGR ) potete inoltre vedere l’ultima edizione del Giornale Regionale. Se vi collegate prima delle 19.30, vedrete il lungo servizio di apertura che ci hanno dedicato nell’edizione delle 14.00; se lo fate più tardi, vedrete il servizio dell’edizione serale, che spero sarà altrettanto significativo.

    Oggi era presente anche un giornalista di RaiNews24, che ci ha detto che l’inchiesta da lui realizzata in questi ultimi giorni sulle atomiche andrà in onda giovedì 5 aprile. Per chi non prende RaiNews24, il filmato sarà disponibile anche sul sito internet http://www.rainews24.rai.it

    Alcune foto della manifestazione odierna sono disponibili all’indirizzo
    http://www.rifondazione.org/article.php3?id_article=1048

    *************

    COMUNICATO STAMPA

    Si è svolta oggi, presso il Tribunale di Pordenone, la prima udienza dell’azione civile intentata da alcuni pacifisti pordenonesi per chiedere la rimozione delle atomiche presenti ad Aviano. Davanti al giudice Alberto Rossi, gli avvocati Lau e Giangiacomo hanno chiesto che venga fissato l’inizio del dibattimento e che venga respinta perché manifestamente infondata la richiesta – avanzata dalla controparte e dal Pubblico Ministero – di una sospensione in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione, che stabilisca la competenza o meno del giudice ordinario in materia. Il giudice, una volta acquisiti gli atti, si è riservato di analizzarli e nei prossimi giorni comunicherà alle parti la propria decisione.

    Nel corso dell’udienza, è stato presentato l’intervento volontario in causa del comitato “Via le Bombe”, a sostegno delle istanze dei cinque promotori dell’azione.

    Durante e dopo l’udienza, nel piazzale antistante il Tribunale si è svolto un presidio, cui hanno partecipato un centinaio di persone, tra le quali erano presenti una delegazione del neocostituito Comitato contro le atomiche di Ghedi (BS) e dell’Assemblea Permanente contro il “Dal Molin” di Vicenza.

    Soddisfazione è stata espressa da parte dei componenti del Comitato ‘Via le Bombe’ perché finalmente, con l’avvio della causa e la buona copertura mediatica che l’evento ha suscitato, si pongono le basi perché il tema della presenza di armi atomiche sul territorio italiano diventi di pubblico dibattito e la cittadinanza abbia modo di confrontarsi e prendere posizione sull’argomento.

    Per il comitato ‘Via le Bombe’:
    Tiziano Tissino, 349/2200890

    Rispondi
  • 44. Marcello Marani  |  30 marzo 2007 alle 7:39

    Vuoi vedere che presto avremo una doppia metamorfosi, perchè secondo certi luoghi comuni, se Bush è “incavolato nero”, la Condoleeza per forza di cose dovrà essere, “incavolata bianca”.
    E che dire poi del Parlamento Statunitense che votando il ritiro tra poco più di un anno dll’Iraq, mette in crisi il Kaiamno e tutti i suoi seguaci, che non potranno bollarli come “Antiamericani?”
    Per questo ci permettiamo di suggerire, loro di denominare la Camera dei Rappresentanti degòli SUA come un covo di biechi bolscevichi comunisti.

    http://www.iltravaglio.it

    Rispondi

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