…MA ANCH’IO VOGLIO RISORGERE – V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45)

25 marzo 2007 at 7:02 10 commenti

Voglio risorgere dalla paura della morte e dalla miseria della malattia.

Voglio risorgere dalla tomba dell’insensibilità e dell’indifferenza.

Voglio risorgere dal sepolcro imbiancato delle parole vuote.

Dei giudizi approssimativi.

Vincent Van Gogh, Resurrezione di Lazzaro

Voglio risorgere dalla torpidezza delle membra.

Nella scia di luce che mi porta all’abbraccio dell’altro.

Di chiunque altro.

A cui non chiederò se sia cattolico o no.

Che non condannerò per i suoi amori e le sue amicizie.

Perché di essi vedrò soltanto l’amore.

E forse nemmeno quello.

Mi basterà lo splendore domestico delle suppellettili.

Il volto rugoso dietro un velo di tenda.

Voglio risorgere quando torneranno le rondini.

Perché torneranno.

Voglio risorgere quando gli animali muti non temeranno più la bestialità dell’animale uomo.

Daniela Tuscano

QUARESIMA DI FRATERNITA’ A BRESSO. Oggi invitiamo a casa nostra un bambino thailandese del Camillian Social Center. Il Camillian Social Center sostiene le tribù emarginate del nord Thailandia (triangolo d’oro), in primo luogo permettendo l’istruzione scolastica – negata da difficoltà geografico/politiche – come risposta alla povertà, con l’obiettivo di rendere autosufficiente ed indipendente la popolazione locale, altrimenti costretta alla coltivazione ed al mercato delle droghe, ancora prospero nella regione. Inoltre, nel Centro, sono radunati, seguiti ed istruiti più di un centinaio di bambini provenienti dalle più disperate situazioni locali.

****

RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=ItRahmatullah Hanefi

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STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO CHI RUBA NEI SUPERMERCATI?…

10 commenti Add your own

  • 1. gianfranco monaca  |  25 marzo 2007 alle 8:25

    Tempo di Quaresima, tempo di “penitenza”. In millesettecento anni di cristianità questa parola ha cambiato di significato. Proveniente dall’ebraico biblico, era entrata come “metànoia” (che si traduce in “conversione” ) nel testo greco del vocabolario evangelico, poi (dal medioevo) è diventata sinonimo di “privazione volontaria di un piacere lecito a scopo ascetico”: nell’Otto/Novecento “fare penitenza” equivaleva a “fare dei fioretti”, nel gergo bamboleggiante di una malintesa “Infanzia spirituale”. Intanto l’Occidente Cristiano, cioè la Macchina che ha inventato e prodotto su scala planetaria il più efficace sistema di rapina che divora l’80% delle risorse del pianeta a beneficio di poche società anonime multinazionali (gestiti da anonimi centri di potere con anonime banche “off sgore” intoccabili e ufficialmente ignorate dai poteri politici) ha preferito predicare la conversione agli “infedeli” piuttosto che praticarla in proprio: ha trovato così una giustificazione sacrale al genocidio e alle guerre di religione.
    Questo immane e tragico equivoco è stato favorito nei secoli “di cristianità” da un sistema gerarchico-ecclesiastico funzionale all’Impero, che – appena incrinato e messo in discussione dal Concilio Ecumenico Vaticano II – ancora non dà segni di ravvedimento: al contrario, cerca in ogni modo assurde giustificazioni per obliterare il Concilio. Urge ripartire collettivamente e personalmente dalla “metànoia” evangelica, cioè dalla conversione, senza aspettare il fischio del capostazione. Cioè cambiare strada nel senso indicato dal linguaggio molto intuitivo della segnaletica stradale: qualsiasi mediocre utente della strada sa cosa significa “conversione a U”. Chi ha dato la patente a certi personaggi che si siedono alla guida del “gregge di Cristo”, come se fosse un carro armato? Ripartire dalle radici evangeliche significa ripartire dal Magnificat, l’inno che Luca mette in bocca a Maria di Nazaret, la Madre di Gesù, l’Emmanuel, il Dio-con-noi: il “Magnificat” non divide l’umanità in “credenti” e “non credenti” e tanto meno in “cristiani” e “non cristiani” ma in potenti oppressori e umili oppressi, annunciando la scelta di Dio per i poveri, gli umili, contro gli oppressori, i potenti.
    Il tempo di Quaresima propone alla chiesa – a tutti noi – la conversione da una religiosità istituzionale a una fede evangelica, che è la scelta di campo espressa dal Magnificat. Essa si esprime in scelte quotidiane concrete: dal progettare la vita (che senso dare alla parola magica “successo” ) al gestire il rubinetto dell’acqua, dal modo di vivere la professione e la vocazione (che differenza fa?) alla scelta di un capo di abbigliamento, del messo di trasporto, del genere di prodotti/consumi da privilegiare, alla ricerca delle fonti di energia. Come chiesa non abbiamo né la pretesa né il dovere di cambiare il mondo, ma certo abbiamo la responsabilità di non lasciarci cambiare dal mondo, se questo significa arrendersi all’idolatria dei modelli di vita imposti in modo palese o nascosto dai gruppi di potere economico-politici che si spacciano per portatori di civiltà e detentori dell’unico brevetto possibile di democrazia.

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  • 2. donatella  |  25 marzo 2007 alle 9:39

    Energia di dolore

    Ma come faccio a chiedermi , questo vento solleva polvere …
    nel mio animo senza fermi, il mio corraggio sono attimi di forza;
    energia di dolore nelle mia mente come luce forte che scorre!

    Contraddizioni di questa energia di dolore e forza che scorre,
    Mia immagine decisa in questo corpo che volteggia attorno ad un Mondo
    ormai debole e incriminato! Autore: donatella camatta

    Rispondi
  • 3. Paolo Voltaggio  |  25 marzo 2007 alle 14:02

    Cara Daniela.
    Anch’io voglio risorgere e la strada è proprio nel passo di Giovanni che hai citato. Il nostro uomo vecchio (Lazzaro), egoista, attacato al proprio Io titanico, vorrebbe amare l’altro (sempre diverso da noi anche se a noi molto caro: moglie, marito, figli ecc.) ma come dice San Paolo c’è in noi la voglia di fare il bene ma non la capacità di attuarlo.
    Ecco la conversione, la metanoia, la conversione a U. Dobbiamo prendere atto che “il nostro uomo vecchio puzza”, perchè è incapace di amare e, quindi, morto come Lazzaro, perchè l’uomo è creato per amare. Come risorgere? Negli Atti degli Apostoli i pagani chiedevano agli apostoli “Che dobbiamo fare?” Risposta: “Pentitevi e fatevi battezzare nel nome di Gesù Cristo!”. Non è un richiamo alle Crociate o a convertire il mondo a tutti i costi, nè unaguerra contro gli infedel. Ma è una Parola rivolta ad onguno di noi. Tornando a Lazzaro. Cristo lo risuscita ma prima dice agli apostoli, a Marta e Maria: “Togliete la pietra!” delseplocro. E qui entra la Chiesa, che per me è stata una Madre che mi ha gestato alla Fede! Uomini concreti, storeie concrete, un sacerdote, un catechista, un papa, un fratello che mi ha fatto vedere la mia cecità e la misericordia di Cristo, che mi ha fato risorgere (esistenzialmente), dopo essere stato crocifisso non dagli ebrei ma da me nella mia vita quotidiana quando affermando me stesso ho schiacciato come un carrarmato mio padre anziano, mio fratello, mia moglie e la … prof. Daniela Tuscano.
    Voglio anche dire che dietro alla difesa dei valori del Cristianesimo da parte di chi cerca di essere cristiano (la conversione è quotidiana) non c’è una lobby ratzingeriana, ruiniana o cattolica ma la vita, le malattie, gli esaurimenti, le divisioni appianate, i matrimoni ricostruiti dall’amore di Dio e dalla pazienza della Chiesa, vera madre.
    Ed è per questo che qualche volta mi sono un pò arrabbiato nel vedere giudizi affrettati e categorie attribuite senza generalizzate.
    In questo errore forse è caduto anche Gianfranco. Perchè attribuire all’Occidente “CRISTIANO” legando quindi al temine cristiano la genesi delle multinazionali e non piuttosto allo smodato amore per il denaro che accomuna ogni essere umano.
    Dio solo sa quanto amore ho per il Concilio e quanta gratitudine per i suoi frutti ma indicare il “sistema gerarchico-ecclesiastico funzionale all’Impero” evocato da Gianfranco come avversario del Concilio mi sembra alzare eccessivamente i toni ed essere troppo categorici nell’affermazione delle nostre opinioni.
    E’ questo a mio avviso un grosso limite ad un sereno e rispettoso confronto.
    Con affetto Paolo
    P.S per Daniela non sono un alter ego di Mario Galli!

    Rispondi
  • 4. anna  |  25 marzo 2007 alle 20:37

    Domenica 25 Marzo 2007

    V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – I SETT. DEL SALTERIO

    Vangelo Gv 8,1-11

    Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.

    Dal Vangelo secondo Luca

    In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

    Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
    Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

    Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

    ____________ _________ _______

    La giustizia morale, la facilità al giudizio, la nostra capacità di indignarci di fronte a ciò che riteniamo moralmente sbagliato, tanto da sentirci giudici nei confronti degli altri, viene qui posto di fronte alla luce della logica dell’evangelo.

    La legge dice, ma tu che ti poni a giudice, sei conforme alla legge? Tu sei veramente in grado di giudicare? Tu sei la persona che può permettersi di scagliare la prima pietra?

    Chi giudica? Sulla base di cosa? Ci viene posto un Gesù che non nega il giudizio, tanto meno nega la condanna. L’evangelo va oltre il giudizio e la condanna, chiede che ciascuno di noi si ponga di fronte a se stesso e si guardi se è in grado di giudicare, se è in grado di poter scagliare con leggerezza e con “diritto” la pietra contro qualcuno.

    Chi ti ha condannato? Oggi potremmo dire che ci sono schiere di persone che sono pronte a tirare la prima pietra, perché si ritengono giuste, perché si arroccano dietro la loro religiosità, perché pensano di essere tutori di quel dio che non ha bisogno di tutori.

    Noi da che parte stiamo? Saremo noi a prendere la prima pietra e scagliarla?

    Diamo gloria a Dio nella quotidianità della nostra esistenza. Amen!

    Rispondi
  • 5. cristiano  |  26 marzo 2007 alle 12:40

    Ciao Dani

    credo che per cambiare, evolversi, maturare e RISORGERE sia necessaria da parte nostra un’ADESIONE INCONDIZIONATA AL BENE.
    Hai reso molto bene questo concetto in alcuni passaggi della poesia.
    INCONDIZIONATA sta proprio per “in senso radicale”: non c’è situazione sì e situazione no, persona si e persona no, momento si e momento no.
    Il BENE lo dobbiamo pescare nelle profondità ancora poco sondate di noi stessi.Dobbiamo trovare il coraggio di immergerci. Ricordandoci che è lì, in quell’abisso di silenziosa beatitudine che DIO ci parla senza barriere.
    Ci guadagnamo noi stessi, e non è poco.
    Il più grande degli abbracci di cui sono capace a tutti
    Cris

    Rispondi
  • 6. sandro  |  26 marzo 2007 alle 17:06

    Papa San Pio X

    “ E conforme all’ordine stabilito da Dio che, nella società umana, vi siano principi e sudditi, padroni e proletari, ricchi e poveri, dotti e ignoranti, nobili e plebei”

    Dato in Roma presso S. Pietro il 18 dicembre 1903, anno primo del Nostro Pontificato

    (cf. Acta Pio X, I, 119)

    Quell ‘ “ordine”, cui allude il papa, non è assolutamente l’ordine del Vangelo.

    Il Vangelo lo qualifica invece come “peccato del mondo” (che è poi il peccato che uccide Gesù).

    Non si tratta solo dell’errore di un papa, ma della mentalità di quasi tutta una Chiesa.

    J.I. Gonzalez Fauss,

    Vicari di Cristo. I poveri nella teologia e spiritualità cristiane,

    Bologna EDB 1995, 524

    Rispondi
  • 7. danielatuscano  |  26 marzo 2007 alle 18:00

    Un abbraccio al mio amico, il carissimo Cristiano, di cui condivido ogni parola.

    A Paolo comunico soltanto che ho inoltrato a Gianfranco il suo messaggio, visto che in realtà quest’ultimo era rivolto più a lui che a me.

    Da parte mia mi preme ricordargli che né la sottoscritta, né Gianfranco siamo contro la Chiesa o il Papa; Gianfranco ancor meno di me, trattandosi di un fine biblista, che mi onoro di avere come “collaboratore” (nel senso che entrambi scriviamo sullo stesso mensile, “Tempi di Fraternità” http://www.tempidifraternita.it).

    Affermare pertanto che i suoi giudizi siano frettolosi mi sembra, questo sì, assai azzardato. Il fatto è che Paolo non ha compreso la portata evangelica – non politica – del messaggio di Gianfranco. Tutti sanno che la Chiesa è voluta da Cristo ecc. Ma perché vuoi farci ripetere delle banalità? Quando Gianfranco parla di “Cristianesimo funzionale all’Impero” non mette certo sotto accusa la religione, ma piuttosto il mercimonio che ne hanno fatto alcuni uomini di Chiesa – e tutti noi – quando trasformiamo il nostro credo in un pacifico conformismo borghese, avallando un sistema disumano, di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, col pretesto della difesa delle radici, dello scontro di civiltà e quant’altro. Esattamente ciò che affermi tu.

    Non diffidare preventivamente. Chiediti, chiediamoci piuttosto: come Chiesa, riusciamo ancora a comunicare fiducia, amore, speranza e cambiamento in un mondo che soffre e si aspetta risposte concrete?

    Rispondi
  • 8. bangiu  |  28 marzo 2007 alle 20:31

    Ciao Daniela. Grazie per aver scelto quest’opera del mio “amato” Van Gogh: confesso, non la conoscevo. Non l’avevo mai vista prima. E’ splendida.
    Grazie di cuore!

    Rispondi
  • 9. Massimo Trapani  |  29 marzo 2007 alle 10:27

    E pure Lui e’ morto per noi, ne ho un’intima certezza suffragata forse da una tradizione familiare grande, morto non per innalzare templi e pilastri dorati, per mantenere il tenore di vita dei suoi “vescovi e cardinali” elevato e irraggiungibile, per impedire ad una nazione di decidere se due persone che si voglione bene possano stare insieme aldila’ delle troppo spesso vuote celebrazioni, vuoti riti, vuote parole.
    Lui e’ morto per Noi e solo per Noi, per gli ultimi, per i non saccenti, per coloro hanno nel loro animo ancora il bambino che c’e’, c’e’ sempre, basta non volerlo fare morire.
    Morto per le strade sporche di fango, per le nazioni che non hanno parola tra i ricchi del mondo, perche’ sorga ancora il sole e tramonti dando spazio alla luna, perche’ due mani si possano accarezzare senza paura aldila’ del colore della pelle, del credo, delle idee politiche.
    E risorgera’ per Noi, e Noi con Lui, da questi grigi mattini soffocati da speranze che mancano, da silenzi che ci avvolgono, da saccenti che ci confondono, da chi tira righe a compasso per dividere il mondo tra chi ne ha piene le mani e chi le mani le tende per fame, per comprensione inesistente, per mancanza d’amore.

    Rispondi
  • 10. gianfranco monaca  |  3 aprile 2007 alle 18:43

    Cara Daniela, riprendo qui di seguito la parte di lettera che mi chiama in causa.
    “La difesa dei valori del Cristianesimo”: è un’espressione che va molto di moda soprattutto nei discorsi dei così detti “atei devoti” (i teocon), che non hanno mai degnato di un’occhiata la copertina di un catechismo fino a quando si sono arruolati nella guerra santa di Bush e C: hanno fiancheggiato la battaglia della curia romana (Paolo la chiama “la lobby ratzingeriana”) per infilare in qualchemodo “le radici cristiane” nella bozza di costituzione europea. Vorrei dire a costoro che non esistono nel linguaggio evangelico le “radici cristiane” ma soltanto “frutti buoni e frutti cattivi” perché un albero (e le sue radici) si riconosce dai frutti che dà. Io sono molto diffidente dell’espressione “valori del cristianesimo” che di questi tempi fa parte del linguaggio di politicanti di dubbio gusto.
    Preferisco parlare di “programma d’esame” che viene proposto a tutti – cristiani e non, in modo sorprendentemente del tutto laico – dal cap 25 di Matteo. Non mi interessa affatto difendere i valori del cristianesimo, ma “amare Dio e il prossimo con tutto il cuore”. Studiando la storia ci acorgiamo che in tutte le scelte religiose ci sono due vie, una violenta e repressiva, sfruttata dai poteri forti cone “instrumentum regni” e un’altra nonviolenta e perdente, che a me pare quella percorsa da Gesù e da coloro che , sapendolo o no, lo hanno imitato nei secoli.
    “L’Occidente Cristiano” è l’espressione consolatoria di chi non vuole guardare le cose come stanno e cerca di non sentisi corresponsabile delle orribili mascalzonate che questo Occidente ha commesso e continua a commettere cercando di pararsi dietro alle bandiere della Cristianità.
    Purtroppo, chi impugna in qualche modo il manico di queste bandiere fa finta di non accorgersene e lascia fare, un po’ per paura di strappare il ricamo, e un po’ perché ci ha il suo tornaconto.
    Sono stato anche troppo lungo.
    Salti cari a te e a Paolo.
    Gian Monaca

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