CHI RUBA NEI SUPERMERCATI?…

28 marzo 2007 at 8:42 3 commenti

L’autrice della seguente lettera – che pubblico rispettandone la forma originaria – svolge servizio di sorveglianza all’interno di un grande supermarket milanese. Testimonianze come la sua consentono di inquadrare alla perfezione la psicologia di molti clienti; ma alimentano altri interrogativi. Già se li poneva Francesco De Gregori, in una celebre canzone: chi ruba nei supermercati? Soprattutto, perché lo fa? Disonestà? La tipica arte d’arrangiarsi? Specchio di questi tempi cinici e truffaldini? O non, piuttosto, gesto di disperazione? La vita è diventata davvero così insopportabilmente onerosa, lo stipendio (o la pensione) talmente leggeri da non potersi permettere un pasto completo? O magari, perché no, di impadronirsi di quel miraggio di saporita voluttà, unica consolazione a una vita miseranda? Il bello non è, anch’esso, cibo per l’anima? E una solleticazione di papille non è forse in grado di ravvivare, ogni tanto, un affetto perduto, un figlio lontano?… E ancora: cosa spinge tanti giovani volonterosi a scegliere un lavoro ad alto rischio per uno stipendio altrettanto leggero? Vale davvero la pena, come scrive la nostra amica, di “buttarsi in un mare di m…”, per poi forse condividere, la sera a casa, lo stesso amor rabbioso di “chi ruba nei supermercati”?

Daniela Tuscano

…Sì, questo lavoro ti fa sentire in  guerra,  e  il  tuo  nemico  è il cliente  “a rischio”!  E a me, amante della pace, tutto quanto provoca contraddizioni!

Con  Stefano (italiano), Miguel (argentino) e Margot (albanese), i miei colleghi, l’intesa è perfetta: siamo un gruppo  di  gente multietnica, forte e piena di  sentimenti!

 
Insieme facciamo 60 fermi al mese! Il 95% dei clienti rubano  al giorno… bisogna viverla, questa  esistenza, per capire cosa  si  rischia e cosa ci guadagni… Insomma sei come una della forza dell’ordine disarmata! Ti chiamano per ogni  problema, piccolo o grande che sia, e tu devi  rispondere e agire! Solo in casi molto gravi possiamo avvertire il 113.

Non si può descrivere quanto ho provato sulla mia pelle,  e come ti senti alla fine della  giornata! Io poi sono troppo  dura e al tempo stesso molto sensibile! Credo nella disciplina e nell’ordine… ma anche nella nonviolenza e nel reciproco rispetto! Ho parlato stasera a Renato (capo agenzia): un mese e poi vediamo… non mi sento di buttarmi in un mare di  m… Prima voglio saper nuotare bene,  non solo  galleggiare!!!!! Per fortuna ci sono i miei colleghi, come dicevo siamo diventati amici… si rimane in contatto anche dopo l’orario di lavoro… In questi giorni mi hanno fatto sentire protetta come un cucciolo, ammirata e coccolata! Ho avvertito grande forza attorno a me, tanta amicizia!! Ora  posso capire come  si sente un  soldato… e non sto  esagerando.

Vivere queste giornate per comprendere meglio la vita… si  ferma o si muove se sei forte o furbo!!  

Ho voluto scrivere queste poche righe e spero comprendiate  bene il mio messaggio!

Un abbraccio forte

Elvira

****

RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

Giovedì 30 marzo ore 18.30 – Presidio in via Mercanti/Piazza Duomo

Rahmatullah Hanefi

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…MA ANCH’IO VOGLIO RISORGERE – V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45) FEMMINILITA’: SE FOSSE…

3 commenti Add your own

  • 1. Marcello Marani  |  28 marzo 2007 alle 19:21

    Sui taccheggiatori nei supermarket ed anche sui cosiddetti ladri o ladruncoli in generale ho una mia teoria che è quella che non è possibile generalizzare, ma ogni caso è una storia a se, anche se le questioni si possono diciamo accorpare in alcuni grandi filoni.
    Ad es., il primo è che chi “ruba” perchè ha fame non è un ladro ma uno che si autorisarcisce di quanto gli è stato sottratto.
    Difatti, un sacerdote che io stimo moltissinmo e guarda caso il suo vescovo bacchettava di continuo, Don Lorenzo Milani era solito dire che: “Quando diamo l’elemosina a qualcuno, non facciamo carità. Risarciamo un danno!”
    Questo mi sembra abbastanza analogo al pensiero di Vandana Shiva che diceva:”I poveri sono i derubati della storia”, aggiungendo:” Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla povertà, allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la povertà derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la povertà storia, dobbiamo considerare correttamente la storia della povertà. Il punto non e’ quanto le nazioni ricche possono dare, il punto e’ quanto meno possono prendere.”
    Ed il tutto si completa con le nobili parole del Fondatore dalla Gramen Bank, il banchiere Junos, unico banchiere al mondo degno di grande rispetto, che non a caso è stato insignito del premio Nobel per la Pace.
    Premio, che a certi “puristi”, soliti spaccare il capello in quattro, che si stupivano perchè non fosse stato insignito del Nobel per l’economia, indirettamente ha risposto dicendo che la povertà e la miseria generano le guerre, le rivolte, gli eccidi, e che eliminando la povertà si arriverebbe ad eliminare la guerra intervenendo sulle radici, ch stanno a monte.
    Diverso è il concetto capitalista che vede nel “furto” dei poveri una violazione della “sacra” ed inviolabile “proprietà privata”, che personalmente., d’accordo con Prudhom e poi con Marx, continuo a considerare un furto e quindi sempre nella logica sopra espressa, spesso il “furto” non è altro che un “recupero” della refurtiva se a compierlo è appunto un povero, mentre diventa un reciproco “fregarsi a vicenda” se fatto da persone che vogliono accrescere la loro ricchezza.
    E se è un ladro chi ruba per vaere il superfluo, è comunque ancora più ladro che non da la goiusta mercede a chi lavora, chi evade le tassee, chi corrompe, politici funzionari, mafgistrati imprenditori ecc., per moltiplicare i già macrospopici priofitti.
    E vorrei concludere con una constatazione, non ricordo bene se di Totò o Sordi o addirittura di entrambi, che in qualche film si chiedevano: “Come mai se ruba un ricco è un cleptomane mentre se ruba un povero è un ladro?”
    Con questo non intendo fare l’elogio del furto, ma vorrei dare qualche ulteriore spunto di riflessione sul motivo appunto di valutare caso per caso, anche perchè frastornati dal mondo consumista e dal canto delle sirene delle pubblicità, che ci martellano quotidianamente imponendoci che : “Se “non hai” e non consumi “non sei”, non dobbiamo poi stupirci troppo che persone dal carattere più debole si lascino affascinare dal canto, e, non avendone i mezzi, ricorrono al furto per ottenere comunque l’oggetto del desiderio.
    Per questo il furto è sempre e comunque l’effetto del Capitalismo, anche forte dell’insegnamento di mio padre che era solito dire che “La libertà finisce,la dove comincia la proprietà privata della terra”.
    E non era ne filosfo ne economista, ma un contadino con la terza elementare, figlio di contadini nipote di contadini e pronipote di contadini ecc., almeno fino a risalire, secondo ricerche storiche di un cugino, sino ai tempi dei Malatesta, signori di Cesena e Rimini, già dal 1200.

    maranimarcel@tiscali.it
    http://www.iltravaglio.it

    Rispondi
  • 2. Marcello Marani  |  28 marzo 2007 alle 19:32

    PS Trovo comiunque molto positivo, intanto le sofferte riflessioni dell’autrice ed i suo comportamento, come quello dei suoi colleghi, più pronti a “capire” e non solo a “reprimere”, ed addirittura resto anche “favorevolmente” sconcertato dal fatto che su circa una sessantina di “taccheggi” mensili, scoperti alla media di un paio al giorno, il fatto che solo in casi molto gravi, facciano intervenire il 113.
    Questo vuol dire che non si è ancora perduta l’umana pietas e solidarietà, e se questo fa parte della politica aziendale, meglio ancora, persino se fosse solo finalizzata, più a conservare un “Immagine”, che ad essere tolleranti con chi cade.

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  • 3. elvira  |  28 marzo 2007 alle 22:47

    scusami ma stai parlando a me che ho fatto delle ore di antitaccheggio…certo una minima parte ruba per fame te lo garantisco!!!!
    qui non ci sono teorie ma solo pratica…ciao

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