Archive for aprile, 2007

FIOR DI CALABRIA

Ai ragazzi di “Libera” – Gioia Tauro

Immagine tratta da www.poro.it

Quando il cielo è firmamento,

e l’olivo preghiera,

quella terra è la tua terra,

ricordi di bontà,

ancestrali tenerezze,

infanzia umana.

Non permettere la violino ancora,

tu figlio del paese di calce

occhio del cosmo

fratello del vento.

Capelli negli occhi

solo e pugnace,

guardiano dell’infinito.

Da questa pietra di tufo,

più me ne allontano

e più ancora m’innamora.

Daniela Tuscano

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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28 aprile 2007 at 0:04 5 commenti

SENZA CULTURA NESSUNA GIUSTIZIA – Appello per Stefano Allievi

Grazie alla mia amica Giulia sono venuta a conoscenza della trista vicenda del prof. Stefano Allievi (sotto), punito con la pena detentiva per aver espresso in un suo libro opinioni giudicate offensive nei confronti di Adel Smith, personaggio molto noto all’opinione pubblica grazie alla pubblicità gratuita tributatagli dai media, che lo hanno innalzato ad “autorevole” esponente dell’Islam italiano.

Smith, un convertito appartenente a una sedicente “Unione Musulmani d’Italia” di cui è il solo associato (assieme alla famiglia) è assurto all’onore dei riflettori per la campagna contro il crocifisso di Ofena (lanciato dalla finestra) e le esternazioni contro la fede cristiana.

In democrazia anche gli intolleranti hanno il diritto di manifestare le proprie… opinioni – purché non ledano la dignità umana e il sentimento comune -; tuttavia in un Paese normale, con un minimo di cultura storico-religiosa e una sicura consapevolezza delle radici comuni che legano i vari popoli del Mediterraneo, a gente del loro stampo si sarebbe dato il peso che merita: cioè, zero.

Ma siamo in Italia. Dove vige, da un lato, un’irrazionale terrore nei confronti del diverso, dall’altro un’accettazione pedestre di qualsiasi panzana provenga dallo sciagurato di turno, sia egli il fondamentalista della mutua, l’opinionista scosciata o l’adoratore di Godzilla. Dove regna, soprattutto, una grande confusione mentale, causa della torpida ignoranza che è il vero peccato senza misericordia del nostro secolo.

Ringrazio quindi la mia amica per la segnalazione e invito tutti a esprimere solidarietà a Stefano Allievi, insigne studioso ed estimatore del vero Islam, come attestano anche le numerosissime firme in sua difesa raccolte da illustri esponenti e studiosi musulmani (vedi http://www.dominiopubblico.it/, ultime righe).

Qui di seguito, il testo della petizione e il link per apporre la nostra firma.

Daniela Tuscano

Appello di solidarietà per Stefano Allievi

Sconcerto ha suscitato tra gli studiosi la notizia, diffusa il giorno 22 febbraio dall’Agenzia Ansa, e ripresa nei giorni successivi da numerosi quotidiani, della pesante condanna per diffamazione aggravata a mezzo stampa (sei mesi, oltre a una pena pecuniaria di tremila euro) nei confronti di Stefano Allievi, professore di sociologia all’Università di Padova, studioso ed esperto di islam.Il professor Allievi – su querela di Adel Smith, controverso esponente islamico, noto per le sue opinioni radicali e i gesti dimostrativi su temi diversi (notissima la sua polemica contro il crocefisso e i gesti eclatanti che l’hanno accompagnata) – è stato condannato per la descrizione dei fatti e le opinioni espresse su Smith e le sue azioni all’interno del libro “Islam italiano”, pubblicato da Einaudi.La condanna è tanto più sorprendente se si pensa alla biografia del professor Allievi, che più volte si è speso nel voler garantire libertà di parola e di espressione proprio ai musulmani, alla cui conoscenza e comprensione ha dedicato oltre quindici anni di studi e di ricerche a livello nazionale e internazionale, pagando talvolta anche il prezzo di minacce e intimidazioni non solo verbali da parte di gruppuscoli anti-islamici. E in generale suo sforzo costante è stato quello di aiutare a far comprendere, senza pregiudizi, la realtà e le dinamiche della presenza islamica in Italia e in Europa: un fatto dimostrato anche dagli attestati di solidarietà giunti al professor Allievi, in questa occasione, proprio da vari esponenti del mondo islamico medesimo.Colpisce, inoltre, la inusitata durezza della condanna, trattandosi di reato di opinione, che va a colpire il diritto di libera ricerca e di libera investigazione, configurandosi di fatto come un pesantissimo atto di censura.

Pur senza entrare nel merito della sentenza, di cui si attende di leggere le motivazioni, e con assoluta fiducia nella giustizia, espressa anche dal diretto interessato, che insieme ai suoi avvocati e all’editore ricorrerà in appello, i sottoscritti, accademici, intellettuali, esponenti del mondo islamico e cittadini comuni, esprimono la propria sorpresa e il proprio disappunto per la condanna del prof. Allievi, manifestandogli personale solidarietà, consapevoli come sia in gioco con questa sentenza anche e soprattutto la libertà di ricerca accademica e di manifestazione delle proprie opinioni, incluso il diritto di critica.

FIRMA QUI: http://213.215.194.151/petition_allievi/

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26 aprile 2007 at 7:19 4 commenti

GINA E LA BICICLETTA

Non doveva esser poi molto diversa, la Niguarda di sessant’anni fa. Perché quelle zone non sono mai cambiate davvero. Via Hermada, via Graziano, via Passerini; il centro è lontano, ancora si odono, lieti e inconsapevoli, gli starnazzi dell’aia, e quei muri cotti dal sole – un sole crudele e di guerra, nudo e spietato – ruvidi, pregni, scabri, sono ancora lì, testimoni scrostati e dolenti di un’Italia schietta e contadina, diuturna, tenace. Una città aperta dove di aperto c’era solo il viso fresco, aulente, rigoglioso di pastosità mantovana, di Gina.

GinaGaleottiBianchi.jpg 

Gina Galeotti Bianchi, eroina milanese della Resistenza. Sotto: la lapide che la ricorda, in via Graziano a Niguarda.

Nome di battaglia Lia, come ricorda oggi una pièce teatrale di Renato Sarti allestita in suo onore [in scena a Bresso il 27 aprile al Centro Sandro Pertini, via Bologna 38, ore 21, n.d.A.]. Partigiana, comunista, incinta di otto mesi, venne falciata da mitra tedeschi in fuga, mentre stava portando medicinali e provviste ai compagni. Chissà cosa vide, Lia-Gina, nel momento in cui la vita le scivolava via, sbilanciata e incerta come le ruote della bicicletta che s’avvitava sbilenca, due o tre mesti girotondi, poi il buio, per lei e la creatura che portava in grembo.

Gina-Lia morì il 24 aprile, appena un giorno prima della Liberazione. Non vide, dunque. O forse, mentre veniva avvolta in quell’attimo incandescente che avrebbe dovuto inchiodarla sempre lì, rigida, alla bicicletta nera e alle scarpe ortopediche, le scorse davanti tutto. Troppo. Un bagliore, un respiro potente di campi arati, cirri luminosi, chiome marezzate, capelli fluenti, biondi, liberi, seni rigogliosi, segreti di donne umiliate, riscatto dei deboli e degli sfruttati. Quasi anticipando un sogno psichedelico, essa vide e capì, mentre diventava luce pura, le donne di domani, i cittadini e le cittadine orgogliose di camminare finalmente abbracciati, e il suo passo invisibile a fianco dei cortei femministi, delle immigrate e degli immigrati, dei vecchi e nuovi emarginati che, anche grazie a lei, avrebbero avuto la forza di attuare la ribellione. Vide. Capì. Ci insegnò che occorre andare oltre. Che siamo tutti essenziali, e nessuno indispensabile. Che vale la pena credere, anche trascendendosi. Senza che occhi umani possano giungere ad alzare il velo. Segreto velo.

Per questo è immortalata così, con la sua bicicletta nera, nel vortice di un’opera immanente ed eterna. E noi una come Gina, Gina-Lia, non la dimenticheremo mai.

 

Daniela Tuscano

 

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25 aprile 2007 at 0:01 5 commenti

IL SORRISO DEI BAMBINI

Il Dio biblico, presentato da certa pubblicistica come un giudice severo, mostra invece spesso una sollecitudine squisitamente materna – e pazienza se all’attuale Papa dà fastidio – verso le debolezze umane e gli individui che, al tempo degli antichi Ebrei, non godevano di alcun diritto: gli orfani e le vedove, dei quali egli si professa “difensore”. Gesù amplia il concetto, giungendo ad affermare che solo chi avrà il cuore puro come quello di un bambino potrà entrare nel Regno del Padre suo.

Sono trascorsi millenni e non sembra che tali messaggi, così semplici e al tempo stesso dirompenti, siano stati accolti. Fino a poco tempo fa, nei documenti delle Nazioni Unite, il bambino era definito “speranza d’uomo”: espressione che, di là da ogni enfasi, significava semplicemente che, in attesa di diventare uomo, nel frattempo il bimbo non era nulla. Da poco si è giunti a redigere
la Carta dei Diritti del Bambino, riconoscendo a quest’ultimo la dignità di persona completa. Eppure nel mondo attuale le esigenze del fanciullo, talora la sua stessa esistenza, vengono ignorate quando non considerate inutili e fastidiose. Le prime vittime di fame, guerre, mutilazioni, violenze e discriminazioni sessuali che insanguinano il Sud del pianeta sono i bambini; e quando parliamo di violenze non pensiamo semplicemente alle turpitudini dei pedofili, per quanto gravissime, ma anche a quegli adulti, altrettanto criminali, che educano i fanciulli al gusto del sangue: mandandoli a combattere, costringendoli ad assistere al martirio dei genitori (è il caso del tamburino afghano, ricordato ieri), oppure – ed è notizia attualissima – ad eseguire essi stessi sentenze di morte. In un video attualmente in circolazione, un ragazzino sgozza una “spia” nel tripudio infernale che sfregia in eterno la sua innocenza perduta. Nell’opulento Nord, in una società che esalta il giovanilismo a ogni costo ed espone nei manifesti pubblicitari pupi obesi e sazi, si procrea sempre meno; si costruiscono fungaie di condomìni senza un minimo di ritaglio di verde per far giocare i bambini fra loro; genitori sempre più stanchi e annoiati preferiscono affidare la prole alle dubbie cure di una matrigna tanto simile a una scatola colorata, che diffonde immagini crude e volgari. Le società dell’avere (e del non-avere), che ricercano un benessere meramente istintuale, immediato, deificato e paiono puntare sulla concretezza, vivono al contrario nell’irrealtà, poiché hanno cancellato i momenti supremi che dànno un senso all’esistenza umana: la nascita e la morte (e, con esse, i soggetti che maggiormente le incarnano, i bambini appunto, e gli anziani). Al Sud la vita nascente è abortita, troncata, affamata; al Nord è temuta. Il futuro spaventa: meglio rinchiudersi nelle proprie false certezze. È più prudente non accettare la sfida del domani, il sacrificio della crescita; è più comodo e meno rischioso restare tranquilli nel bozzolo delle nostre tiepide, e sempre meno accoglienti case.

Daniela Tuscano

ULTIM’ORA. VIOLENZA A RIGNANO FLAMINIO, I FATTI ERANO NOTI. Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com:

RIGNANO FLAMINIO, IL DOSSIER DELLE MADRI

A CURA DEL COORDINATORE RICERCHE E DEI GENITORI DI RIGNANO.

Non lo commento. Riscontro solo che oggi i pedofili che ben conosciamo ed i loro sostenitori sono entrati decine di volte per cercarlo (strano dato che sono fatti che conoscono e praticano) ed ora saranno accontentati. Io l’avrei intitolato in un altro modo: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA.

Mi astengo da commentarlo, perchè è chiarissimo.

Un solo abbraccio, forte, fortissimo, a tutti i genitori ed ai loro bimbi. Non mollate! Mai!

 asilo_ft1

DOSSIER:

22 Novembre 2006 dal quotidiano “Il Manifesto”

Pedofilia, indagate tre maestre

Rignano Flaminio: Violenze in una scuola materna alle porte di Roma.

Di Eleonora Martini

“Rignano Flaminio, pochi chilometri da Roma, ottomila abitanti e una scuola materna, la «Olga Rovere». Il paese sarebbe stato teatro di orrori talmente indicibili da rendere ormai l’aria irrespirabile. Violenze perpetrate e a lungo taciute sugli alunni della scuola: qualcuno, con la complicità di tre maestre e una bidella, per mesi avrebbe prelevato durante l’orario scolastico bambini di 3 e 4 anni per portarli in case private dove sarebbero stati vittime di abusi sessuali. Probabilmente filmati, forse anche dopo aver drogato le piccole vittime.”

Dal blitz del 12 ottobre 2006 ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Bracciano e dei Ris, almeno 80 bambini che frequentavano o avevano frequentato la scuola materna in questi ultimi anni, sono stati sottoposti ad accertamenti. Una parte dei loro genitori ha già sporto denuncia, l’altra è tuttora in attesa dei referti.

ANDREA: Un pozzo buio. Tu che cadi. Ci sei dentro e continui il volo verso il nulla. Non c’è appiglio e nemmeno il conforto di sapere che fra un po’  tutto finirà perché ti schianterai.. NON PUOI PIANGERE, NON PUOI GRIDARE, perché DEVI DARE CONFORTO e sicurezza a chi è indifeso.

Così mi sono sentito dopo il 12 ottobre.

“Il Manifesto” del 22 novembre 2006: «Mia figlia di 4 anni aveva sempre i genitali arrossati, tagliuzzati e non capivamo cosa fosse – racconta un padre – e ci raccontava di posti che aveva visto durante la giornata scolastica, di un’auto, di una casa, ma credevamo fosse solo la fantasia di una bimba. Poi, quando altri genitori si sono accorti, rivolgendosi allo stesso pediatra, che i problemi di emorroidi dei loro bambini affliggevano gli alunni delle stesse classi, abbiamo iniziato a giocare di più con nostra figlia per farla parlare perché la piccola si rabbuiava ogni volta che le chiedevamo delle maestre. Alla fine ci ha raccontato di giochi che avrebbero dovuto rimanere segreti. Una volta ci ha detto che aveva male “lì” perché, come le avevano insegnato, non era ancora abituata al gioco».

PAOLA: Mi chiedo dove ero in quel momento in cui i nostri figli piangenti gridavano il loro dolore. muoio ogni attimo della mia vita pensando che forse sorridevo spensierata al sole di una bella giornata ed odio me stessa.

Nessuno si è abituato a questo gioco. In tutta Italia, sono finora dieci le scuole materne in cui si sono verificati gli stessi fenomeni. Dieci casi del tutto identici, quasi che esistesse un modello predefinito da applicare negli asili approfittando dell’ingenuità assoluta di bambini che, a tre anni, non sanno ancora così si fa in un asilo, cosa si deve accettare di fare e cosa non si deve accettare di fare. Il modello è lo stesso anche per le dichiarazioni degli imputati e per le tesi difensive. Dal nord al sud, abbiamo sentito trattare gli abusi rituali alla stregua degli avvistamenti UFO. L’opinione pubblica e i media si sono sempre divisi fra chi ci crede e chi non ci crede. In una delle scuole incriminate il personale docente ha definito i genitori, “persone che ancora credono che gli asini possano volare”.Abbiamo visto scomodare autori come Le Bon, ispiratore di Hitler, Mussolini e Stalin e la sua “Psicologia delle folle”. Abbiamo sentito citare le teorie sulla comunicazione persuasiva del sociologo americano Cialdini, dalla vendita porta a porta al condizionamento psicologico. Abbiamo riconosciuto la retorica di Aristotele quando, per difendere un imputato, consiglia di negare che il fatto esista, suggerendo per l’arringa finale anche la creazione di parole nuove. …e così un dramma umano è diventato un “fattoide”, termine inventato dal romanziere Norman Mailer , per indicare un fatto che esiste solo dal momento in cui ne parlano i media. Essendo usciti solo tre articoli sul caso in questione, il vero significato del termine deve essere sfuggito al suo utilizzatore. Ma l’apice dell’arringa difensiva non può prescindere da un colpo di teatro, e così ecco apparire il concetto:”se nessuno ha visto, significa che non è successo” . Giusto. Per 40 anni nessuno aveva visto Provenzano. E’ stata la sua salute a tradirlo.

Mara: E’ come stare nel deserto, avvistare un’oasi e rendersi conto che è solo  un’illusione.

Federico: Dal 12 ottobre 2006, nonostante sia un uomo dello Stato appartenente alle forze di polizia, dovrò insegnare ai miei quattro figli a diffidare TOTALMENTE di tutte le Istituzioni, di ogni ordine e grado, perché in Italia non si riesce a tutelare nemmeno il bene più prezioso che abbiamo: i bambini. 

Ma più di tutto si è abusato del termine “psicosi collettiva”, nelle varianti di “stato emozionale collettivo”, “corto circuito”, “panico morale”, “contagio psicologico”, fino al più volgare “isteria collettiva” …. L’immagine che se ne ricava è quella di una gigantesca onda anomala che viaggiando dal nord al sud in una corsa forsennata, contagia intere comunità travolgendo, al suo passaggio, persone al di sopra di ogni sospetto.

Daniela:  Abbiamo lavorato 3 anni per riportare un figlio ad una vita normale.

Terapie, dottori, visite. Feste mancate, amici mancati.

Stavamo rialzando la testa, stavamo scoprendo che il mondo era bello, finalmente. Ci hanno di nuovo fatto piegare a mazzate.

Hanno schifosamente approfittato di un disagio esistente. Dobbiamo ricominciare daccapo. Ci hanno ammazzato tutti, mio figlio per primo. Ci hanno ammazzato. Ma devono temere i morti, perchè ritornano.

…. Quello che colpisce nelle tesi difensive dei processi per abusi nelle scuole materne, è che mentre nei casi di omicidio la difesa deve dimostrare che il tale imputato non ha ucciso la tale persona, qui si parte dall’assunto che il morto è un’invenzione. Non esiste. Quindi, non esistono neppure i colpevoli. I processi sarebbero una farsa inscenata da pubblici ministeri in vena di protagonismo e i genitori solo un’accozzaglia di persone che, pur di sentirsi dire che i propri figli sono stati abusati, sarebbero capaci di qualunque sacrificio: pagare avvocati, specialisti, sottoporre i figli a visite e terapie estenuanti, nella speranza che fra sette o otto anni, qualcuno dica loro: “Siete fortunati, i vostri figli hanno subito abusi sessuali”.

Alessia: descrivere il mio stato d’animo da quando sto  vivendo questo incubo non e’ difficile: dentro la mia vita e’ finita. ma ho ancora la forza di andare avanti, quando guardo mia figlia che con occhi pieni di lacrime mi chiede aiuto.

 

Raffaella: i mille colori di palloncini nel cielo come un dolce arcobaleno, i pagliacci del circo con i nasi rossi, il pigiamone dai tanti disegni, le stelle fluorescenti sul soffitto che lo accompagnano nei sogni. gli hanno tolto tutto al mio angelo. ma io spenderò ogni mio respiro per ricostruire ogni suo sogno, ogni suo sorriso.

 

Ma cosa succede quando in una comunità scoppia un caso del genere? Diciamo subito che i segnali di pericolo non vengono avvertiti perché l’idea non sfiora neppure i genitori. Un bambino torna a casa arrossato e lo si cura, torna a casa sporco e lo si lava, torna a casa con dei disegni sul corpo e si pensa che abbia giocato con i pennarelli. Qualche anno fa in uno di questi asili ci fu un’epidemia di candida fra le bambine e i genitori imputarono tutto alla scarsa pulizia dei bagni. A volte qualche genitore è andato a prendere il figlio prima del previsto e non lo ha trovato. Sentendosi però dire che si era nascosto, o stava giocando da un’altra parte, il personale scolastico se l’è cavata con una ramanzina per la mancata vigilanza. C’è stato un anno in cui, in uno di questi asili, si chiese la sostituzione delle porte perché un bambino era scappato (o almeno così dissero ai genitori). Nessuno poteva immaginare.

Chiara  <<mia piccola, non piangere! io non sapevo. io ti amo piu’ della mia vita. odio chi ti ha fatto cosi’ soffrire. li porteranno in carcere e non usciranno mai piu’. te lo prometto!>>.  Ed ogni notte piango pregando dio e pensando che ho paura che la giustizia umana fara’ si’ che la mia promessa non sara’ vera. rivoglio il sorriso di mia figlia.

Marina:  sono nata in una famiglia che non si fidava nemmeno della propria ombra. per questo ho voluto vivere in un modo diverso. ma ho capito di aver sbagliato.

 

E i genitori come si comportano quando capiscono cosa è successo davvero? Sono sconvolti ma pensano che, probabilmente, il loro bambino sia stata risparmiato. Non ha nessun sintomo. Eh, sì, perché i bambini sono stati terrorizzati e, finchè frequentano l’asilo, in molti casi non parlano. Solo quelli che hanno subito gravi traumi fisici e psichici mostrano sintomi evidenti. Certo la maggior parte non ne vuole sapere di varcare la soglia della scuola, ma le madri pensano che sia solo questione di abitudine. Poi ci sono anche quelli che invece amano le loro maestre e desiderano compiacerle in tutto e per tutto. Essere bravi per loro è la cosa più importante.

Maria: le conoscevo da quindici anni. ho detto a mia figlia che con le sue maestre doveva essere brava come lo era con me. non riesco piu’ a dirle ,”fai la brava”.

MARTA: tante sono le lacrime che scendono dai miei occhi, ma tanto sara’ il dolore che dovranno subire coloro che hanno fatto del male a delle anime pure ed innocenti che non sanno difendersi: i bambini!!!!!

Nella coppia si litiga, si discute, si rischia la separazione, in alcuni casi alla separazione ci si arriva davvero. Lo stress, lo shock dovuto alla scoperta di non essere stati in grado di proteggere i propri figli, anzi di averli obbligati a frequentare l’asilo, per molte è un peso insopportabile. Avere accanto un uomo che non capisce tutto questo o lo nega per paura, a volte, spinge le donne ad affrontare questo duro cammino da sole. Nei casi migliori, invece, dopo una fase di rigetto e negazione, i padri accettano di far visitare i loro figli. A quel punto si sono convinti che sia successo qualcosa e sperano che un esperto dica loro che non è vero, che si sono sbagliati. E’ il disagio, la separazione, la famiglia problematica, il pendolarismo, l’arma segreta degli avvocati nei processi. Si dirà che i bambini sono traumatizzati perché i genitori si stanno separando, la madre è instabile, apprensiva, il padre è assente, la famiglia è disagiata. Se tutti i figli di genitori separati o disagiati avessero i sintomi dei bambini vittime di abusi, ci sarebbero più centri neuropsichiatrici che scuole.

Marzia:   li conosco da quando sono nati. potrei dire quali sono stati toccati, dal modo in cui camminano.

In casa i bambini abusati sono spesso ingestibili. Hanno crisi improvvise, sembrano epilettici, vomitano, sono aggressivi, si spogliano senza motivo, imitano gli animali, si auto infliggono ferite, ma non possono essere curati fino all’incidente probatorio. Per molti mesi a fianco delle famiglie non c’è nessuno. Chi sporge denuncia viene evitato. In molte famiglie ammettere la violenza è una vergogna. Un padre ha detto: “La farò visitare, ma continuerà ad andare all’asilo, altrimenti penseranno che sia stata violentata”. In media, solo la metà delle famiglie decide di sporgere denuncia. Poi c’è qualcuno che sottopone i figli ad accertamenti senza farlo sapere in giro. Ma in tanti non fanno nulla per vergogna o ignoranza. Non conoscono le forme di devianza a cui possono andare incontro i bambini abusati e non curati. La comunità vive in attesa di vedere i bambini migliorare, invoca giustizia, chiede che almeno vengano sospese le maestre indagate. Ma loro dichiarano che: “I FATTI DI CUI SI PARLA SONO ASSURDI ED ESCLUDONO ASSOLUTAMENTE CHE POSSANO ESSERE MAI AVVENUTI.”

Silvia : sono le ore, i giorni, i mesi del dolore. quel dolore che ci fa vivere sospesi in un tempo che non ci appartiene.

Spesso l’orrore raccontato dai piccoli testimoni degli abusi rituali risulta difficile da credere, difficile perché suona nuovo, inaspettato. La nostra coscienza non è pronta ad accettare che delle persone cosiddette “normali” nascondano un lato tanto perverso. Per questo chi raccoglie le testimonianze dei bambini deve avere una preparazione specifica e deve essere disposto ad accettare psicologicamente racconti in cui la realtà straccia la fantasia.

Il fatto che fra i perpetuatori degli abusi rituali siano spesso coinvolte delle donne (in nessun altro tipo di abuso sessuale si riscontra la presenza di così

tante donne che partecipano attivamente alle violenze) rende ancor più difficile credere ai racconti dei piccoli testimoni.

SARAH: questa e’ la prima notte che non si sveglia gridando: “mi picchiano, mi picchiano”.

“In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi” scrive Primo Levi riportando quanto veniva detto agli ebrei dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. “Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti da voi raccontati sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto. La storia dei Lager, saremo noi a dettarla”.

Eppure alla fine qualcuno è sopravvissuto, qualcuno ha raccontato, e in tanti sono stati creduti.

GRETA: Di giorno vivo. Di notte non riesco a perdonarmi e smetto (24 aprile 2007).  

 asilo 2 maestre

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

22 aprile 2007 at 10:22 17 commenti

REQUIEM PER UN TAMBURINO AFGHANO

When the music’s over

Yeah, c’mon
When the music’s over
When the music’s over, yeah, When the music’s over
Turn out the lights, Turn out the lights
Turn out the lights, yeah
When the music’s over X3
Turn out the lights X3
For the music is your special friend
Dance on fire as it intends
Music is your only friend
Until the end X3
Cancel my subscription to the Resurrection
Send my credentials to the House of Detention
I got some friends inside
The face in the mirror won’t stop
The girl in the window won’t drop
A feast of friends, “Alive!” she cried
Waitin’ for me, Outside!
Before I sink, Into the big sleep
I want to hear, I want to hear
The scream of the butterfly
Come back, baby, Back into my arm
We’re gettin’ tired of hangin’ around
Waitin’ around with our heads to the ground
I hear a very gentle sound, Very near yet very far
Very soft, yeah, very clear, Come today, come today
What have they done to the earth?
What have they done to our fair sister?
Ravaged and plundered and ripped her and bit her
Stuck her with knives in the side of the dawn
And tied her with fences and dragged her down
I hear a very gentle sound
With your ear down to the ground
We want the world and we want it… X2
Now, Now?, Now!
Persian night, babe, See the light, babe
Save us!, Jesus!, Save us!
So when the music’s over
When the music’s over, yeah
When the music’s over
Turn out the lights X3
Well the music is your special friend
Dance on fire as it intends
Music is your only friend
Until the end X3

Il rogo dei libri a Monaco, il 10 maggio 1933 e (sotto) durante l’Inquisizione.

 

Quando La Musica è Finita

Yeah, vieni
Quando la musica è finita
Quando la musica è finita, yeah
Spegni le luci
spegni le luci, yeah
Quando la musica è finita
Spegni le luci
La musica è la tua amica speciale
Balla sul fuoco come come si intende
La musica è la tua sola amica
Fino alla fine
Cancella la mia sottoscrizione alla resurrezione
Invia le mie credenziali alla “Casa di detenzione”
ho degli amici lì
La faccia nello specchio non si ferma
La ragazza alla finestra non vuole cadere
Una festa tra amici, “Sopravvivi!” lei piangeva
Aspettando me, fuori!
Prima che sprofondo nel lungo sonno
voglio ascoltare, voglio ascoltare
Il grido della farfalla
torna, baby, torna tra le mie braccia
Siamo stanchi di vagare
aspettando con le nostre teste per terra
ho sentito un suono molto gentile, molto vicino e già molto lontano
Molto soffice, yeah, molto chiaro, torna oggi
Cosa hanno fatto loro per la terra?
cosa hanno fatto per la nostra sorella sempre giusta?
Devastata, saccheggiata, strappata e colpita
Bloccata con pugnali dalla parte dove nasce il sole
e bloccata recinti e trascinata nella desolazione
sento un suono molto gentile
Con il tuo orecchio al suolo
vogliamo il mondo e lo vogliamo
ora, ora? Ora!!!!
Notte persiana, bambina, guarda la luce, bambina
Salvaci! Gesù!, salvaci!
Cosi quando la musica finisce
Quando la musica finisce, yeah
Quando la musica finisce
Spegni le luci
La musica è la tua amica speciale
Balla sul fuoco come si intende
La musica è la tua sola amica

Fino alla fine

(The Doors)
 
Davide, il re musicista d’Israele, danza davanti all’Arca dell’Alleanza (miniatura francese del XII sec.).

Nota. Nazar Gul, 35 anni, è stato lapidato pochi giorni fa dai talebani sotto gli occhi del figlio dodicenne. La sua unica colpa era essere un suonatore di dohl, il tradizionale tamburo che si suona soprattutto durante i matrimoni; la musica che eseguiva era considerata “profana”.

 

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

21 aprile 2007 at 15:40 4 commenti

5 PER MILLE: QUEST’ANNO… SCEGLI NOI! – Il progetto della Human Development Onlus

Molti s’interrogano sul fiorire dell’associazionismo in questi ultimi anni. Cosa può aver spinto tante persone a dar vita a simili iniziative, senza sperare in una retribuzione o in un qualsiasi guadagno?

Ciò che li muove è l’entusiasmo, la cordialità dei rapporti, la sincerità degli intenti. Privilegiando la crescita e la trasformazione personale e sociale, l’associazione Human Development sta creeando situazioni d’intervento del tutto inedite. Attraverso l’aggregazione, le persone stanno riscoprendo creatività, solidarietà, spirito di corpo e anche un certo senso di ribellione.

foto bimbo

Human Development Onlus si ispira alla corrente d’opinione del Nuovo Umanesimo, i cui cardini sono:

– l’essere umano come valore centrale

– l’uguaglianza di tutti gli esseri umani

– il riconoscimento delle diversità personali, religiose e culturali

– l’affermazione della libertà di idee e credenze

– la non-violenza attiva come metodologia d’azione.

Da molto tempo sosteniamo e promuoviamo progetti di sviluppo in India, Romania e Guinea Conakry, affiancandoci alla popolazione locale per la realizzazione di condizioni di vita più umane per tutti; recentemente abbiamo allargato i nostri progetti anche all’Uganda.

Le scelte della maggior parte di questi Paesi (imposte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dalle multinazionali) stanno determinando un impoverimento e una denutrizione galoppanti, nonché una violenta esclusione da qualsiasi diritto sancito dalla Carta dei Diritti Umani Fondamentali: salute, acqua, alimentazione, casa, educazione. I nostri progetti (tra cui spicca l’adozione o sostegno a distanza, per i dettagli vedi http://www.humandevelopment.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1) si basano sull’auto-organizzazione dei volontari del posto e sul principio di reciprocità: tutti quelli che ricevono aiuto sono stimolati ad aiutare a loro volta gli altri.

E’ possibile contattarci (e… aiutarci) ai seguenti indirizzi:

Human Development Onlus – Via Accademia, 53 – 20131 Milano

Tel. 438/8642934 (Maria Teresa) – 333/2034314 (Michelangelo) – 349/77266719 (Silvia)

Fax: 02/36567150

Per versare il 5 per mille: Cod. Fisc. 97275710156

c/c postale n° 26118216 ABI 07601 – CAB 01600 – CIN T

Sito web: www.humandevelopment.it

Daniela Tuscano

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

20 aprile 2007 at 20:49 4 commenti

IPSE DIXIT

“…e pertanto ci impegniamo solennemente a esportare la democrazia in Afgna Afganh Abgnani Agfani Aphganis IRAK”

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

20 aprile 2007 at 17:31 7 commenti

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