ENTRARE E ACCOGLIERE – Domenica delle Palme (Lc 19, 28-40)

1 aprile 2007 at 23:40 4 commenti

Dopo una giornata di ritiro col Gruppo Emmanuele presso la Casa di Spiritualità “Santa Dorotea”, ad Asolo (sotto).

 

Per Andrea sono importanti i simboli, i segni. “Per prima cosa Gerusalemme, teatro dell’intera azione umana di Gesù: lì tutto nasce e tutto si compie. Poi l’arrivo del Signore, su un asino; raffigurazione dell’umiltà certamente, ma anche, per gli antichi, di regalità”. Il Gesù di Luca è sempre sommo e maestoso, dolcemente sovrano come in un ritratto del Vivarini. La folla lo acclama con parole molto simili a quelle della Natività: “Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”. Ma tutto avviene sulla terra, in una città, anzi “nella” città per eccellenza.

L’icona scelta da Andrea è quella di un pittore russo del Medioevo, in cui il Cristo siede all’amazzone su un asino dal volto umano, ed è circondato da figure umane sproporzionate, piccole e festose; forse un’allusione alla nostra “infinita bassezza ch’egli innalza verso la gloria” (sant’Andrea di Creta).

Anche Angelo ha fissato l’attenzione sul puledro, immagine “dell’umanità ‘legata’ che dev’essere accolta e condotta a Gesù, spogliata delle sue paure, contraddizioni, pregiudizi”.

Descrivere quell’ingresso chiassoso nell’oasi sconfinata e sublime di Asolo mi ha procurato uno strano effetto. Non ho pensato ad alcun pittore medioevale, ma a un simbolista: Ensor. Noi tutti sappiamo che la festa delle Palme è, umanamente, di breve durata e destinata al fallimento e al ludibrio. Sempre nelle omelie si insiste sulla volubilità della folla. In verità esiste qualcosa di peggiore della volubilità: l’indifferenza e l’incomprensione. E’ una sorta di ingresso cieco, una scala che non conduce in nessuna direzione. Assai più atroce, e senza scampo, del semplice e istintivo rifiuto; che in sé ha qualcosa di dignitoso e spontaneo. Insomma è uamno. L’indifferenza invece non rifiuta; non perché non ne abbia il coraggio, ma perché non il coraggio le interessa. E Cristo effettivamente entra, a Gerusalemme come a Bruxelles, a Milano, come a Parigi, a Baghdad come a Nairobi o a New York: ma si confonde nel babelico intrico di voci, è un urlo muto, una macchia senza luce in un quadro di colori non gioiosi, ma confusi. E’ un bene, o un male? In fondo, la stessa cosa

J. Ensor, L’ingresso di Cristo a Bruxelles, 1888.

L’indifferenza è sempre multiforme e uguale a sé stessa: in virtù della sua impermeabilità. Sembra non lasci scampo, visto che non si pone il problema e il suo unico criterio è una soddisfazione puramente soggettiva, individuale. Dove sta dentro tutto e il suo contrario. La replica di Gesù al consiglio, di per sé sensato, dei farisei, infonde però grande speranza: “Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre”. L’amore imprudente e intrepido alla fine avrà ragione anche della pietra, la farà parlare, anzi gridare. La pietra dell’indifferenza, come la pietra del sepolcro di Lazzaro, non può sopravvivere in una dimensione umana. Appartiene a un’altra sfera e non ha diritto di cittadinanza nei nostri cuori, pur sempre di carne.

Soffermandosi sull’atteggiamento dei proprietari del puledro, Cristiano si è invece domandato: ma se oggi il Signore ha bisogno di qualcosa, io sono disponibile come quei proprietari? Se l’ingresso a Gerusalemme ha tutto il valore di una celebrazione (ancorché incompiuta), cosa faccio io per celebrare le persone che amo? E soprattutto, riesco a percepire, nella miriade di suoni e rumori che mi circondano, il battito della vita di Cristo? L’aspetto umano, forse il disagio, di un uomo portato caracollando su un animale verso il proprio destino, è troppo intimo e silente per essere avvertito. Ma è l’unica cosa che conti veramente. I segni della sua presenza sono già lì, a portata di mano, piccoli e miserabili magari, e basterebbe un nulla, un apostrofo di fiato, per trasformare un palpito in tripudio…

Daniela Tuscano

L’ingresso di Cristo a Gerusalemme, Etiopia, santuario di Gorgorà Debra Sina.

QUARESIMA DI FRATERNITA’ A BRESSO. Oggi invitiamo a casa nostra un bambino orfano seguito da suor Alda Vola. Suor Alda opera attualmente in una zona di foresta del Mozambico, svolgendo un lavoro sociale fra le popolazioni locali. Ha fondato nove comunità di cristiani e si occupa di molti bambini orfani di guerra, dell’evangelizzazione soprattutto dei giovani, di problemi idrici, in un contesto profondamente marcato da gravi avvenimenti – generalmente taciuti dalla stampa occidentale – che hanno segnato la storia di quel paese. 

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RAHMATULLAH E ADJMAL LIBERI

http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It  Rahmatullah Hanefi

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“IO PRETE TRA COPPIE DI FATTO E OMOSESSUALI” – “Porte aperte a tutti, no alle divisioni” CHE COPPIA!…

4 commenti Add your own

  • 1. anna  |  2 aprile 2007 alle 7:10

    Domenica 1 Aprile 2007

    DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

    Vangelo Lc 22,14-23,56

    Quando fu l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».

    ____________ ________

    Il riferimento pasquale è determinante, soprattutto nel riconoscimento di quale sia la pasqua che qui viene celebrata e quale sia il significato che le viene attribuito.

    La pasqua ebraica, il richiamo e la memoria dell’opera di liberazione compiuta da dio nei riguardi di tutto il popolo d’Israele. L’atto di dio di costituire un popolo – secondo la promessa – da quel non popolo costituito da una famiglia che viene liberato dall’oppressione e dalla schiavitù.

    Il richiamo catechetico di Deuteronomio “quando tuo figlio ti chiederà cosa sono questi segni e questi precetti, tu rispondi che noi eravamo schiavi in Egitto, ma che dio con braccio teso e nano forte ci ha liberati”

    Questo è il senso della pasqua celebrata da Gesù, ed il desiderio di mangiare questa pasqua è il desiderio di affermare e ribadire l’opera di liberazione che dio ha compiuto nei confronti di questo popolo, dove il prodotto della terra, il quotidiano sostentamento viene distribuito “fra voi” come atto predicativo ed in una visione escatologica del pieno riconoscimento e vissuto del regno di dio.

    A dio sia la gloria.

    Amen!

    Rispondi
  • 2. sandro  |  2 aprile 2007 alle 8:40

    Gesù sapeva che a Gerusalemme i sommi sacerdoti e i farisei avevano deciso di catturarlo.
    Nonostante questo decide di andarci per lanciare tra la gente il suo messaggio di salvare la povera umanità.
    Ci va montando su un asinello per dire a tutti, con quel segno di mitezza, che lui non si prefigura nè un potente nè un potere gerarchico.
    “La folla prende dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando ; “Osanna ! Benedetto colui che viene nel nome del signore”.
    Venerdì Gesù viene catturato e portato ai sommi sacerdoti, Anna e Caifa.
    Questi lo denunciano come blasfemo rispetto alla loro religiosità e convocano una folla in piazza che urla al pretore Pilato “Crocifiggilo! Crocifiggilo! ”

    Noi siamo la folla che oggi va in chiesa a prendere rami di palme o di ulivo per osannare Gesù e poi andremmo dietro ai nostri “sommi sacerdoti” per chiedere ai pretori politici di crocifiggere ?

    Rispondi
  • 3. andrea  |  3 aprile 2007 alle 14:41

    bellissimo commento Daniela. Devono essere stati due giorni davvero intensi, per te e per i tuoi amici. complimenti!

    Rispondi
  • 4. Idetrorce  |  15 dicembre 2007 alle 18:09

    very interesting, but I don’t agree with you
    Idetrorce

    Rispondi

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