UNA VI…CINA SCOMODA – Via Paolo Sarpi: che fare?

13 aprile 2007 at 15:13 11 commenti

– Pierpaolo Dutto, responsabile del Centro delle Culture, qual è la tua opinione a proposito dei recenti scontri fra comunità cinese e forze dell’ordine [cfr. commento n° 1, n.d.A.]?

– La situazione resta “calda”, gli umanisti non hanno ancora elaborato una posizione ufficiale. Negli ultimi anni la comunità cinese, soprattutto i negozi, si sono ampliati molto. Il dialogo con le istituzioni è stato difficile, a volte duro, ma i commercianti si sono sempre sforzati di rispettare le norme vigenti (prezzi e descrizione dei prodotti nelle due lingue, consegna degli scontrini, ecc…), con tutte le difficoltà del caso. Il problema è che queste norme stanno diventando sempre più assurde.

– Vale a dire?

– Concedono le licenze per aprire i negozi, anche all’ingrosso, ma poi vietano il carico e scarico delle merci. Ora, con tutta la buona volontà, mi sembra difficile che esercizi acquistati a caro prezzo possano sopravvivere se rimangono vuoti. Ma visto il divieto i cinesi hanno deciso di parcheggiare i camion di fronte al cimitero monumentale, o nelle immediate vicinanze, e trasportare i prodotti con i carrelli. Durante il tragitto ricevono insulti, spintoni e sfuriate da parte dei cittadini più intolleranti. Eppure si tratta solo di persone che stanno lavorando. Il comitato Vivisarpi, oltre a qualche piccolo ma apprezzabile tentativo di incontro e dialogo, alla fine dei conti alza la tensione accostando l’ingrosso all’illegalità (le bandiere arancioni appese alle finestre, che oltretutto ci hanno creato grossi problemi visto che quello è pure il colore degli umanisti, riportavano testualmente “basta con l’ingrosso e l’illegalità”): ma una cosa è l’illegalità, un’altra il commercio.

– Molti cittadini italiani però si lamentano dell’invadenza dei cinesi, li accusano di non volersi integrare, di pensare solo al denaro e di aver monopolizzato il quartiere con la loro presenza.

–  Il problema è reale. I cinesi effettivamente non tendono ad integrarsi, non cercano né costruiscono situazioni di dialogo e di conoscenza reciproca. Pensano ai loro affari e basta. Esistono poi condizioni di pesante sfruttamento della manodopera, ma tale sfruttamento avviene nei cortili e nei seminterrati, in modo clandestino e pertanto impunito; quando la prima preoccupazione delle forze dell’ordine dovrebbe essere proprio la lotta alla semi-schiavitù. Mi sembra folle distribuire licenze, permettere la vendita nei negozi, ma al tempo stesso impedire alla gente di lavorare.

– La giunta Moratti proclama il suo “no” alle zone franche e invoca maggior sicurezza, come aveva fatto durante la manifestazione del mese scorso, rivelatasi poi un pretesto per attaccare il governo. 

– La Moratti finge di ignorare che è stata proprio la presidenza Berlusconi a restare sorda per cinque anni alle richieste dei milanesi. Ma il discorso è un altro. Ha detto bene il cardinale Tettamanzi: Milano non è una città “da militarizzare”. Io stesso ho ammesso l’esistenza di problemi anche gravi, ma non si può risolverli sempre e solo col manganello. Occorre valorizzare gli aspetti positivi, il volontariato che è il più attivo d’Italia. E invece cosa fa la Moratti? Forza la mano per soddisfare le proteste di pochi abitanti italiani del quartiere perché ogni minima regola sia rispettata. L’eccesso di burocrazia e sanzioni, che colpiscono soprattutto i commercianti, alzano la tensione con le istituzioni, perché comunque i negozi stanno ancora pagando tutti i loro debiti con i precedenti proprietari italiani e multe da migliaia di euro incidono fortemente sui bilanci. La rivolta è il risultato di questa esasperazione. E non è finita. A fine mese la via sarà chiusa al traffico e verrà dichiarata zona pedonale. Non oso pensare a cosa potrà accadere.

– Possibili soluzioni?

– Trovare zone più adatte e periferiche per il commercio all’ingrosso, aiutando e accompagnando il processo di decentralizzazione del luogo. Sarebbe poi utile che il Comune assumesse interpreti per tenere aggiornata la comunità cinese, e distribuisse volantini aggiornati in lingua cinese con le informazioni su legislazione e normativa. Queste, ripeto, sono solo le prime impressioni, comunque chi desideri contatti e/o approfondimenti mi trova all’indirizzo pierdutto@tiscali.it . E grazie.

Daniela Tuscano 

****

RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

 

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Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, Italia, Europa, mondo, strade umaniste, Uguali&Diversi.

PRIMO LEVI, L’UOMO DELLE SCALE PREGHIERA DEL CLOWN

11 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  13 aprile 2007 alle 15:40

    Da “L’Unità” 12 aprile

    Milano, Chinatown in rivolta
    La Moratti: va smembrata
    Violenti scontri tra immigrati e agenti

    Almeno 14 agenti della polizia municipale feriti: è questo il primo bilancio della rivolta dei commercianti cinesi contro la polizia nella «chinatown» milanese nella zona di Paolo Sarpi, scoppiata giovedì intorno alle 13. Più un certo numero di cinesi rimasti contusi o feriti durante gli scontri. I casi più seri, e che comunque non dovrebbero essere gravi, riguardano 5 giovani cinesi che sono stati portati dal 118 agli ospedali Fatebenefratelli e al Niguarda.Altre 6 persone risultano contuse: si tratta di 4 agenti della polizia di Stato e di due vigili, uno dei quali ha riportato una frattura alla mano destra.

    La protesta pare sia partita da una multa inflitta a una commerciante dai vigili. Ma sull’esatta dinamica circolano due versioni, una che fa riferimento al mancato rispetto dell’orario di carico e scarico della merce da parte della commerciante e un’altra, raccontata da alcuni giovani che si trovavano sul posto, secondo la quale i vigili avrebbero voluto ritirare la patente a una donna cinese in auto con il figlioletto di due anni, che si sarebbe inalberata. A darle man forte sono arrivati subito numerosi connazionali (si parla di almeno una cinquantina di persone) che avrebbero tentato di aggredire un vigile. Il reparto mobile giunto sul posto ha quindi caricato la cinquantina di residenti cinesi che lanciavano bottiglie contro le forze dell’ordine. Un testimone riferisce di aver visto un poliziotto in borghese estrarre la pistola e colpire con il calcio una donna alla testa. Ma la polizia smentisce.
    Sull’episodio, il primo di rivolta nella comunità cinese in Italia, oltre all’ambasciatore, è intervenuto anche il sindaco di Milano Letizia Moratti, che fresca della sua iniziativa sulla sicurezza delle città, prende decisamente le parti dei suoi agenti. «Non possiamo tollerare di avere una zona franca, in cui vigono regole diverse – spiega -. Purtroppo in Paolo Sarpi c’erano delle attitudini a evadere le regole che valgono nel resto della città, in particolare riguardo al carico e scarico delle merci. Ma il codice della strada è unico e vale per tutti». Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha convocato in serata una conferenza stampa apposita a Palazzo Marino per commentare la rivolta scoppiata nella Chinatown milanese. La Moratti è anche andata a trovare i 14 agenti ricoverati nel reparto radiologia del Fatebenefratelli.«Questo episodio è nato per una multa contestata – ha riferito il sindaco -. Una multa contestata legittimamente ha provocato 14 agenti feriti. Uno di loro è ancora sotto shock, mi ha raccontato di essere stato preso a calci e pugni da oltre un centinaio di persone. Agli agenti ho portato la solidarietà mia e del Comune in ospedale».

    «Questo episodio non è casuale» ha commentato poco dopo gli scontri Limin Zhang, il console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. «Sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte pressione – ha detto ai giornalisti -. Voglio sapere chi ha sbagliato, sono qui per capire, e per proteggere gli interessi legali dei commercianti cinesi che pagano le tasse e sono in regola».

    Il console ha sottolineato che le continue multe ai commercianti cinesi che trasportano le merci con carrelli e carrellini, i numerosi divieti di sosta fatti dalla polizia municipale, i posti di controllo lunga via Paolo Sarpi, l’arteria principale del quartiere, avrebbero esasperato gli animi. Il console ha poi spiegato di rimanere in attesa della dinamica dei fatti accaduti augurandosi che venga rilasciata la donna, madre di un bambino di due anni, che è stata portata in caserma dopo aver reagito a un controllo della polizia municipale.

    Secondo fonti di polizia la donna sarebbe stata multata da due vigilesse ma si sarebbe ripresentata con la figlia piccola e i nonni ingiuriando gli agenti. Dal capannello di connazionali sarebbe quindi cresciuta la tensione con le forze di polizia. Ma come si spiega la reazione successiva: i cartelli “no alla repressione”, “no al razzismo”, le bandiere della Repubblica popolare come segno di orgoglio nazionale? Il console ha chiesto alla polizia di fare in modo che la donna possa tornare al più presto in via Nicolini, «il modo migliore per calmare gli animi». Il primo cittadino Letizia Moratti dice che ad accertare i fatti sarà comunque la magistratura. Ma ne è già nato uno scontro politico. Il deputato romano di An Gianni Alemanno dice che le dichiarazioni della sinistra sulla vicenda non sono altro che «apologia di reato». Si riferisce alle perplessità suscitate da un espisodio di ribellione così eclatante che ha visto protagonista, per la prima volta in Italia, una comunità coesa ma di solito assolutamente poco visibile come quella cinese, una rivolta che sembra mettere sotto accusa la scarsa politica di integrazione della Moratti, la quale invece ha dato impulso a attività repressive e di chiusura verso gli immigrati.

    Rispondi
  • 2. Sergio  |  13 aprile 2007 alle 21:20

    Come cittadino Milanese ritengo increscioso il comportamento dimostrato dalla polizia.
    Ho visto decine di macchine della polizia correre sul luogo, uscire dalle macchine con giubotti antiproiettili e correre verso dimostranti pacifici.
    Eccissivo l’atteggiamento della polizia anziche contenere la manifestazione hanno caricato (vedere foto di tutti i quotidiani).
    Indegnante l’assenza di intervento dell’assessore e del sindaco che limitatamente si è pronunciata in una conferenza stampa.
    Da anni si vede un certo tipo di accanimento nei confronti della comunità Cinese che orgogliosamente e faticosamente ha pagato caro l’inserimento e l’acquisto dei locali commerciali, pagando fior di quattrini agli Italiani, che ora li vogliono cacciare.
    Sono state create regole di disugualianza e amisura solo per loro, prima gli allontanano le zone di carico e scarico e poi gli vietano il trasporto della merce sui carrelli, mentre a pochi passi di distanza, macchine mal parcheggiate dei residenti, impediscono da anni il transito a mezzi tranviari senza mai essere ne multati ne rimossi. Come nel caso di oggi, due linee tranviarie, sono state completamente divise, in direzione nord transitavano a ovest della città, mentre in direzione sud a est. Porto la piena solidarietà alla comunità Cinese.

    Rispondi
  • 3. davide  |  14 aprile 2007 alle 14:28

    Il casino è che gli abitanti hanno esposto degli striscioni di protesta “arancioni” alle loro finestre. E non sono proprio come i nostri striscioni arancioni per la difesa della diversità…Manca solo che qualcuno pensi che quelli sono i “nostri” striscioni.. . 😉
    Ciao,
    Davide

    Rispondi
  • 4. il dialogo  |  15 aprile 2007 alle 10:15

    Islamofobia
    Attentato a Islamic Relief rivendicato da “fronte cristiano combattente”

    Un appello della redazione del nostro giornale alle chiese, ai partiti, al ministro dell’interno e al presidente del Consiglio.

    Appello

    Nell’apprendere la notizia dell’attentato alla sede milanese dell’Islamic Relief, che di seguito riportiamo, esprimiamo la nostra più totale solidarietà nei confronti dell’Islamic Relief vittima di un’azione vile che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo o con qualsivoglia organizzazione religiosa cristiana degna di questo nome.
    E’ del tutto evidente che ci troviamo di fronte ad un uso strumentale del termine “cristiano” usato per confezionare una sigla, quello del “fronte cristiano combattente” , che scimmiotta malamente analoghe sigle di un triste e recente passato che ha insanguinato il nostro paese.
    Ma proprio l’esperienza di quel triste passato ci fa dire che tale attentato è figlio di quella strategia della tensione che i fautori della guerra mondiale nella quale viviamo stanno portando avanti su scala planetaria e che ha già insanguinato numerose capitali europee.
    Non ci stupiremmo affatto se fra qualche tempo ci trovassimo di fronte ad un analogo episodio di terrorismo nei confronti di qualche organizzazione cristiana attribuita a qualche sigla musulmana, in modo da poter scatenare la caccia al musulmano su scala molto più ampia di quella che già purtroppo siamo costretti a registrare nel nostro paese.
    Nell’esprimere solidarietà all’Islamic Relief e ai fratelli musulmani italiani, li invitiamo a non lasciarsi ingannare dalle sigle usate che mirano esclusivamente a creare tensione fra due comunità, quella cristiana e quella musulmana, che non hanno alcun motivo ne di tipo religioso né di tipo sociale per essere contrapposte o addirittura per combattersi.
    Chi promuove la guerra di religione è semplicemente un delinquente e perciò chiediamo con forza a tutte le chiese cristiane e a tutte le religioni presenti nel nostro paese di togliere qualsiasi alibi religioso a questi criminali. Nessuno è autorizzato ad uccidere in nome di Dio, comunque lo si chiami.
    Chiediamo inoltre a tutte le forze politiche non solo di assumere posizioni di netta condanna degli attentati ma anche di farsi promotori di iniziative di dialogo con le comunità musulmane.
    Chiediamo altresì al ministro degli Interni e al presidente del Consiglio di assumere tutte le decisioni e le iniziative idonee ad impedire il ripetersi di atti di islamofobia o di razzismo nei confronti di qualsiasi religione esistente nel nostro paese.

    La redazione del sito http://www.ildialogo.org

    ———— ——— ——— ——— ——— ——— –

    ATTENTATO CENTRO ISLAMICO MILANO: RIVENDICATO GRUPPO CRISTIANO (AGI) –
    Milano, 13 apr. – Attentato incendiario stamani intorno alle 7 contro il Centro culturale Relief di via Giovanni Antonio Amadeo, a Milano. I danni sono stati provocati da diverse bottiglie incendiarie scagliate contro la saracinesca del locale. Pochi minuti dopo la chiamata dei residenti giunta ai vigili del fuoco, sempre il 115 ha ricevuto una telefonata di rivendicazione a nome di un “Fronte cristiano combattente: Abbiamo distrutto la sede dell’Islamic Relief di Milano.
    Un nucleo armato combattente ha agito questa mattina in via Amadeo. Paolo Gonzaga e’ stato condannato a morte da parte di un tribunale cristiano”. Sul posto sono presenti gli agenti della polizia Scientifica e della Digos di Milano.

    Per sottoscrivere l’appello cliccare sul link:

    http://www.ildialogo.org/islam/attentatoislrelief13042007.htm

    Rispondi
  • 5. edda  |  15 aprile 2007 alle 15:57

    Ciao a tutti

    Venerdì 13 era stato organizzato nella sede di Todo Cambia un incontro per parlare di come proseguire il lavoro fatto in occasione della visita del ministro Ferrero a Milano. Quel giorno è venuta alla riunione una donna rappresentante di una delle associazioni della comunità cinese a chiedere la nostra solidarietà per i fatti accaduti in via Paolo Sarpi. La comunità cinese organizzerà un presidio mercoledì 18 aprile davanti a palazzo marino (l’ora è ancora de definire ma quasi sicuramente sarà dalle ore 18.00).
    Con Mercedes (ass insieme per la pace), Federica (del gruppo dei phone center) e Edda (ass todo cambia) abbiamo scritto questo piccolo testo di solidarietà che vogliamo mandare a tutti i giornali lunedì pomeriggio. Ci piacerebbe che il testo portasse in fondo molte adesioni di associazioni e singoli. Quindi chi è d’accordo per favore ci comunichi la sua adesione entro mezzogiorno di lunedì. Così nel pomeriggio lo mandiamo ai giornali.

    Saluti a tutti
    Edda

    Solidarietà con la comunità cinese di Milano!

    I firmatari vogliono esprimere la loro solidarietà alla comunità cinese di fronte ai fatti accaduti il 14 aprile 2007 in via Paolo Sarpi.
    Questi fatti non sono altro che la conseguenza di una costante provocazione da parte delle autorità del Comune di Milano che hanno creato una atmosfera di tensione che ha esasperato la pazienza e offeso la dignità della comunità cinese. Qualsiasi essere umano reagirebbe davanti a questi soprusi.

    Questi fatti sono soltanto una ennesima dimostrazione della discriminazione che ogni giorno vivono i cittadini immigrati a Milano. Non saranno con queste politiche discriminatorie che si costruiranno la “legalità e sicurezza” di cui parla tanto il Sindaco di Milano. Le misure adottate dal Comune di Milano altro non fanno che fomentare l’odio e il razzismo tra i cittadini immigrati e italiani.

    Legalità e sicurezza per chi, ci chiediamo? Il sindaco forse dimenticata che anche se gli immigrati non possono ancora votare, lei dovrebbe essere il sindaco di tutti i cittadini che vivono in questa città. Oppure il sindaco non ha ancora capito che Milano è ormai una città multiculturale? Per noi sicurezza e legalità si possono raggiungere soltanto costruendo una convivenza e coesione sociale pacifica e civile dove siano rispettati e garantiti i diritti di tutti!

    Invitiamo tutti a partecipare al presidio indetto dalle associazioni cinesi che si realizzerà mercoledì 18 aprile davanti a palazzo marino (l’orario è ancora da definire ma sarà probabilmente nel tardo pomeriggio)

    Milano 16 aprile 2007

    Associazione Interculturale Todo Cambia
    Piazza Ventiquattro maggio 2 – Milano – Italia

    Rispondi
  • 6. Valeria  |  16 aprile 2007 alle 7:06

    Gli umanisti hanno aderito al presidio indetto dalle associazioni cinesi che si realizzerà mercoledì 18 aprile davanti a palazzo Marino (l’orario è ancora da definire ma sarà probabilmente nel tardo pomeriggio).

    Ciao

    Valeria

    Rispondi
  • 7. manu  |  16 aprile 2007 alle 20:47

    ciao!
    visti i recenti episodi in paolo sarpi e cogliendo l’occasione della settimana del dialogo, ieri come centro delle culture abbiamo pensato di proporre in paolo sarpi per martedì 24 aprile una “serata per il dialogo”.
    scopo della serata è la creazione di un ambito per il dialogo tra le culture. proveremo a rispolverare vecchi contatti con cinesi ed associazioni cinesi e inviteremo la gente del quartiere, consiglieri di zona, console cinese ecc. diventa prioritario dare una risposta al più presto (ci siamo stati così tanto in quel quartiere e abbiamo fatto tanti tentativi di contatto con la comunità cinese che non avrebbe senso starcene in silenzio ora, noi che oltretutto qualcosa da dire ce l’abbiamo!!) .
    mercoledì probabilmente ci sarà anche un sit in o manifestazione in paolo sarpi a cui il cdc ha aderito.
    bacio manu

    Rispondi
  • 8. franca banti  |  17 aprile 2007 alle 0:30

    Comunicato stampa del Partito Umanista

    Il Partito Umanista partecipa al presidio di protesta indetto dalle associazioni cinesi che si realizzerà mercoledì 18 aprile davanti a Palazzo Marino

    SOLIDARIETA’ CON LA COMUNITA’ CINESE DI MILANO!

    Il 12 aprile forse una donna è stata aggredita da vigili solerti che volevano multarla o forse un’etnia ha reagito all’esasperazione, prima ancora di definire le responsabilità: bisogna interrogarsi sulle cause che hanno portato a questa situazione.

    Da vari anni le serrande dei negozi cinesi sono imbrattate quotidianamente da scritte razziste, e non solo in seguito a quello che è successo lo scorso giovedì. A molte finestre del quartiere sventolano bandiere con scritte che associano l’ingrosso all’illegalità. Le istituzioni prima hanno impedito lo scarico delle merci perché i camion intralciavano il traffico poi hanno vietato l’utilizzo dei carrelli mettendo regole e orari senza preoccuparsi di tradurle e tra poco verrà chiusa la Via Paolo Sarpi al traffico al solo scopo di rendere ancora più difficile il commercio. Eppure sono state date licenze, vendute case e negozi ed esatto tasse.
    Chi non reagirebbe a questa persecuzione?

    Cosa sta succedendo a questa città che nel giro di poco tempo chiude i phone center, organizza ronde anti-rom, vuole sgomberare i rifugiati politici del Parco Forlanini e chiudere moschee e scuole arabe?
    Questi fatti sono soltanto l’ennesima dimostrazione della discriminazione che ogni giorno vivono i cittadini immigrati a Milano.
    In altre zone di Milano la tensione sta crescendo giorno per giorno avvicinandosi sempre di più ad un punto di rottura ed è necessario quanto prima che: consigli di zona, Comune, Provincia e Prefettura intervengano con un piano di integrazione e mediazione culturale, coinvolgendo le comunità etniche e le associazioni che le assistono, perseguendo lo sfruttamento, le vessazioni e la xenofobia.

    Partito Umanista

    Ufficio stampa PRESSenza
    Franca Banti cell. 3357792718 – e-mail franca.banti@fastwebnet.it

    Rispondi
  • 9. cittapertutti  |  18 aprile 2007 alle 13:29

    AVVISO URGENTE

    In seguito all’incontro tra il Sindaco Moratti ed il Console cinese Zhang Limin pubblicato sul sito del Comune di Milano, ed alla comunicazione dalla Questura, in tarda serata del giorno 17 c.m., dell’indisponibilità di Piazza del Duomo, in concomitanza degli eventi collegati al Salone del Mobile, le Associazioni rappresentative della Comunità Cinese

    comunichiamo

    che il presidio pacifico previsto in data odierna in piazza del Duomo viene rinviato sino a data da destinarsi.

    Milano, 18 aprile ’07

    Rispondi
  • 10. luca  |  19 aprile 2007 alle 14:49

    ciao, io e manu ieri siamo andati a trovare un paio di
    negozianti italiani in via Paolo Sarpi, ed uno di loro ci ha dato questa lettera scritta da alcuni abitanti del quartiere e consegnata ai negozianti (suppongo), è molto carina, vale la pena di leggerla. Devo dire che il nostro quartiere di attività , e di residenza per alcuni di noi, sta rispondendo comunque in maniera molto saggia. Certo, resistere alla manipolazione dell’informazione e al lavaggio del cervello da parte di chi vuol trarre profitto e/o voti da questa situazione è davvero difficile, e casini probabilmente ne arriveranno ancora, comunque vedere certe risposte è davvero confortante e da molta speranza…anche la manifestazione della Lega non ha atticchito (si dice così?) ci saranno state 100 0 150 persone, di cui la maggior parte veniva da fuori..

    cmq buona lettura
    un abbraccio
    luca

    LETTERA APERTA AGLI ABITANTI DEL QUARTIERE PAOLO SARPI

    C’e un’altra Paolo Sarpi, oltre a quella descritta in questi giorni dai giornali e dalle televisioni.
    C’è una Paolo Sarpi che non pensa che qui “il clima sia irrespirabile” e che “la tensione si tagli con il coltello”. Ci sono anche uomini, donne e bambini italiani che vivono accanto a uomini, donne e bambini cinesi con curiosità reciproca e con piacere.
    Anche noi crediamo che la legalità sia un valore da rispettare e salvaguardare, sempre e da parte di tutti, italiani e non italiani.
    Anche noi riconosciamo l’esistenza di problemi (peraltro di lunga data), come quello della viabilità, dei marciapiedi stretti, della necessità di riqualificazione urbanistica del quartiere.
    Tuttavia a noi questo quartiere piace, perché è vivace, sicuro, vario e ricco di stimoli. E riteniamo che i problemi si risolvano con il dialogo e la collaborazione, non seminando e fomentando discordie, né boicottando attività commerciali.
    Chi vive qui sa che non è vero che tra italiani e cinesi regnino soltanto tensione e incomprensione: ci sono anche relazioni di buon vicinato, di scambio culturale, in molti casi di stima e di amicizia. Qualche esempio: il gruppo di bimbi italiani che studia cinese nella scuola di via Giusti, i bambini cinesi che frequentano le scuole italiane e le attività all’oratorio; gli adulti cinesi che studiano italiano e gli adulti italiani che studiano cinese; gli italiani e cinesi che spesso si vedono insieme per la strada o al bar.
    Noi crediamo che sia questa la strada da seguire: non negando i problemi, ma incrementando i momenti di incontro e di conoscenza già spontaneamente in atto, lontano sia dall’ intolleranza, sia dalla violenza.
    Non fa onore a una metropoli europea far mostra di un atteggiamento di chiusura e intransigenza.
    Paolo Sarpi non deve essere considerata un problema, ma un laboratorio in cui sperimentare strategie di collaborazione, convivenza e integrazione nel rispetto sia delle leggi, sia delle specifiche identità culturali, dando vita a progetti comuni che accompagnino il nostro quartiere e la nostra città verso il futuro.

    Alcuni abitanti della zona
    Referenti: Cristina Fabbri e Nicoletta Russello

    Rispondi
  • 11. elena  |  29 aprile 2007 alle 13:19

    Dalla comunità cinese inoltro questo messaggio

    Anche gli umanisti sono stati ringraziati

    Le associazioni della comunità cinese di Milano ringraziano
    vivamente tutti coloro che ci hanno dato la solidarietà e tutti
    coloro che ci sono stati vicini in questi momenti difficili, in
    particolare:
    Associazione Insieme per la pace
    Associazione Todo Cambia
    Rivista El Carrete
    Rete Scuole
    Associazione Cultural de Chile
    Sindacato Unicobas
    Associazione Studio 3R
    Maurizio Pagani (vicepresidente opera nomadi Milano)
    Circolo ARCI Baia del Re
    Scuola d’italiano Driss Moussafir
    Pap Khouma (scrittore)
    Partito Umanista
    Centro delle Culture

    Luciano Mulhbauer (consigliere regionale)
    Paradigma associazione
    Coordinamento nord sud del mondo
    Centro di cultura italia asia “G. Scalise”
    Comitato Immigrati – Roma
    Associazione Perla del Pacifico del Ecuador (Pioltello).

    Siamo fermamente convinti che la strada da percorrere è quella della convivenza pacifica per una Milano multiculturale!

    Rispondi

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