GINA E LA BICICLETTA

25 aprile 2007 at 0:01 5 commenti

Non doveva esser poi molto diversa, la Niguarda di sessant’anni fa. Perché quelle zone non sono mai cambiate davvero. Via Hermada, via Graziano, via Passerini; il centro è lontano, ancora si odono, lieti e inconsapevoli, gli starnazzi dell’aia, e quei muri cotti dal sole – un sole crudele e di guerra, nudo e spietato – ruvidi, pregni, scabri, sono ancora lì, testimoni scrostati e dolenti di un’Italia schietta e contadina, diuturna, tenace. Una città aperta dove di aperto c’era solo il viso fresco, aulente, rigoglioso di pastosità mantovana, di Gina.

GinaGaleottiBianchi.jpg 

Gina Galeotti Bianchi, eroina milanese della Resistenza. Sotto: la lapide che la ricorda, in via Graziano a Niguarda.

Nome di battaglia Lia, come ricorda oggi una pièce teatrale di Renato Sarti allestita in suo onore [in scena a Bresso il 27 aprile al Centro Sandro Pertini, via Bologna 38, ore 21, n.d.A.]. Partigiana, comunista, incinta di otto mesi, venne falciata da mitra tedeschi in fuga, mentre stava portando medicinali e provviste ai compagni. Chissà cosa vide, Lia-Gina, nel momento in cui la vita le scivolava via, sbilanciata e incerta come le ruote della bicicletta che s’avvitava sbilenca, due o tre mesti girotondi, poi il buio, per lei e la creatura che portava in grembo.

Gina-Lia morì il 24 aprile, appena un giorno prima della Liberazione. Non vide, dunque. O forse, mentre veniva avvolta in quell’attimo incandescente che avrebbe dovuto inchiodarla sempre lì, rigida, alla bicicletta nera e alle scarpe ortopediche, le scorse davanti tutto. Troppo. Un bagliore, un respiro potente di campi arati, cirri luminosi, chiome marezzate, capelli fluenti, biondi, liberi, seni rigogliosi, segreti di donne umiliate, riscatto dei deboli e degli sfruttati. Quasi anticipando un sogno psichedelico, essa vide e capì, mentre diventava luce pura, le donne di domani, i cittadini e le cittadine orgogliose di camminare finalmente abbracciati, e il suo passo invisibile a fianco dei cortei femministi, delle immigrate e degli immigrati, dei vecchi e nuovi emarginati che, anche grazie a lei, avrebbero avuto la forza di attuare la ribellione. Vide. Capì. Ci insegnò che occorre andare oltre. Che siamo tutti essenziali, e nessuno indispensabile. Che vale la pena credere, anche trascendendosi. Senza che occhi umani possano giungere ad alzare il velo. Segreto velo.

Per questo è immortalata così, con la sua bicicletta nera, nel vortice di un’opera immanente ed eterna. E noi una come Gina, Gina-Lia, non la dimenticheremo mai.

 

Daniela Tuscano

 

****

RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, dalla parte di lei, educazione e scuola, frammenti, Italia, Europa, mondo, semi di speranza, Uguali&Diversi.

IL SORRISO DEI BAMBINI SENZA CULTURA NESSUNA GIUSTIZIA – Appello per Stefano Allievi

5 commenti Add your own

  • 1. Antonio  |  25 aprile 2007 alle 2:12

    Dobbiamo ricordare a noi stessi, tuttavia, che non è possibile operare un cambiamento senza lavorare duramente e senza accettare di sbagliare. Non ci sono formule nè libri da imparare a memoria, per quanto riguarda il divenire. Io so questo soltanto: Io esisto, io sono, io sono quì, io divengo, io decido della mia vita e nessun altro può deciderla per me. Devo affrontare le mie manchevolezze, i miei errori, le mie trasgressioni. Nessuno può soffrire in mia vece per ciò che sono, ma domani è un altro giorno: dovrò decidermi a lasciare il mio letto e a riprendere a vivere.
    E se fallirò, non potrò consolarmi dandone la colpa a voi o alla vita o a Dio.

    Rispondi
  • 2. elena miglietta  |  25 aprile 2007 alle 7:07

    Oggi a Milano avrà luogo la manifestazione nazionale per il 62° anniversario della Liberazione.
    Da molti anni questo appuntamento non è affatto rituale e retorico. In gioco, lo sappiamo bene, ci sono per davvero i valori fondanti iscritti nella Costituzione della nostra Repubblica.
    Parteciperemo al corteo cercando di ricordare a tutti il significato assegnato dalle generazioni che ci hanno preceduto, alla scuola della Repubblica come strumento di uguaglianza e di cittadinanza.
    Invitiamo tutti e tutte i/le docenti e genitori a ritrovarsi ai
    Giardini in via Palestro. dalle ore 14,30 dietro lo striscione
    “Difendiamo la scuola della Costituzione” .
    Avremmo preferito che non ce ne fosse più bisogno, che il 25 aprile fosse solo un giorno di festa e di memoria, ma i fatti di questi mesi ci impegnano a esserci ancora, con la stessa intensità degli anni scorsi.

    Vi aspettiamo
    ReteScuole

    Rispondi
  • 3. ecumenici  |  25 aprile 2007 alle 8:53

    Oltre Bush

    Americani per la Pace e la Liberazione dell’Italia di ieri:

    Il sacrificio dei caduti americani nella Liberazione dal nazifascismo ha contato in Italia oltre 31.000 vittime, oltre a 90.000 feriti e 10.000 dispersi

    Americani per l’Italia di oggi:

    aderenti statunitensi al MLP http://www.mlp.org

    Rispondi
  • 4. Marcello Marani  |  27 aprile 2007 alle 22:40

    Sono pienamente convinto della celebrazione del 25 Aprile, come data fondante delle nostre libertà, che nessuno ci ha
    regalato ma che sono state conquistate anche con il sudore, le lacrime ed il sangue, dei nostri padri e fratelli Partigiani.

    Questo senza disconoscere l’apporto decisivo ed innegabile delle forze Alleate ed in primo luogo degli anglo americani e non solo loro, perchè posso testimoniare, dato che da bambino abitando in campagna alla periferia di Roma in una via di comunicazione verso il nord d’Italia, ho visto passare soldati di una miriade di nazionalità, che avevano l’unico obiettivo, di sconfiggere la barbarie nazista e dei loro alleati e complici fascisti.

    Per questo pur avendo un atteggiamento di gratitudine per tutti, non mi acconcio al servilismo degli attuali destri che ieri erano quelli che dichiararono guerra al mondo ed oggi, vili e servili e senza dignità alcuna, si prostrano di fronte ai diktat del Ranger texano, dimostrando appunto tutto il loro servilismo opportunista, perchè poi (vedi Tremaglia ), rimpiangono persino Salò.

    Ma quello che mi fa schifo, sono le complicità dei revisionisti terzisti, ed attendisti, gli ignavi di dantesca memoria, che per giustificare la propria pusillanimità e vigliaccheria, calunniano la Resistenza, complice persino la TV pubblica, con Porta a Porta e l’insetto Molesto, che si è permesso di mistificare e falsare l’azione militare di due medaglie d’oro al Valor Militare della Resistenza, Rosario Bentivegna e Carla Capponi, i principali autori dell’azione militare di via Rasella, contro un reparto di SS tedesche altoatesine.

    E di Carla, che ho avuto il piacere e lì’onore di conoscere personalmente, ho sempre vivo il commovente ricordo, perchè la chiamammo come madrina per l’inaugurazione della cellula prima e poi della Sezione “Martiri della Storta” di di cui fui uno dei coofondatori negli anni 70.

    Martiri della Storta perche (a poche centinaia di metri dalla mia abitazione dove andai a risiedere dal 1967), i nazisti in fuga da Roma, assassinarono sulla via Cassia, 14 prigionieri prelevati da via Tasso, tra cui il sindacalista socilalista Bruno Buozzi.

    Basterebbe ricordare i proclami del governo Badoglio, di attaccare i tedeschi ed i fascisti sempre e comunque, e gli attestati di riconoscimento del generale Alexander, per far tacere tanti cialtroni, che male usano delle libertà democratiche, conquistate dai Partigiani, per sputar loro addosso, in una vergognosa mistificazione che vorrebbe porre le vittime al posto dei carnefici-.

    E che la lotta partigiana, sia stata di grande aiuto all’avanzata ed alla vittoria finale delle truppe Alleate, lo dimostra il fatto, che almeno 3 divisione naziste dovettero essere distoilte dal fronte, per difendere le linee di rifornimento nelle retrovie, sottoposte a continui attacchi da parte dei Partigiani , Combattenti della Libertà, che il più delle volte hanno messo a repentaglio ed hanno pagato con la vita quelle che furono le radici del nostro riscatto nazionale, che ci ha sollevati e salvati dal baratro in cui i fascisti avevano gettato il Paese.

    Per questo nessuna retorica ma ferma posizione contro coloro, che negando le basi fondanti dell’Italia Repubblicana, da cui scaturì la nostra Costituzione, non avrebbero neppure il diritto di cittadinanza.

    Per ulteriori chiarimenti e delucidazioni, rimando ai miei commenti in risposta ad un volgare provocatore in http://www.aprileonline.it, in data 24 c.m., sotto il titolo: “L’Italia antifascista del 25 Aprile” di Marzia Bonacci

    Ed approfitto per aggiungere una mia poesia di più di tren’anni fa in commemorazione del 25 Aprile

    25 APRILE 1945 25 APRILE 1975
    ( Trent’ anni di libertà ? )

    Giovani scesi dai monti,
    più che fratelli uniti;
    stelle rosse garibaldine,
    azzurri e verdi fazzoletti,
    patrioti tutti,
    bagnano col sangue la terra
    e con la loro vita,
    pagano il prezzo
    di nostra libertà.

    Sete di giustizia e speranza
    spingono uomini inermi,
    contro ai cannoni tedeschi
    e contro ai servi fascisti,
    che serva la terra hanno resa,
    del popolo tutto;
    e schiavi di estranei padroni,
    pretendono il popolo nostro,
    tenere a guisa di schiavo.

    S’incendia di fuoco la notte
    di lampi e tumulti.
    Ed ogni rione,
    ed ogni contrada,
    ed ogni campagna,
    ed ogni montagna
    si riempiono di vita
    e di ….morte!

    E tu superba Genova
    memore di storia
    del popolo tuo valoroso,
    insorgi con l’arme,
    e attacchi il nazista aguzzino
    ed il suo servo fascista.

    Della guerra i signori,
    sconfitti da un popolo intiero,
    armato di solo coraggio,
    che sete di libertà lo spinge,
    prigioni scorrono,
    tra ali di folle solenni,
    che silenziose,
    stanno a mostrare, non odio,
    disprezzo agli aguzzini!

    E voi Torino,
    e voi Milano,
    e voi mille e mille
    città e paesi,
    di vittoria festanti,
    commossi e gioiosi
    salutate i vostri figli,
    Partigiani.

    L’ unione e la lotta,
    di tutti i fratelli,
    han dato al popolo intiero,
    la santa libertà.

    Ma il sangue nostro,
    di popolo alacre,
    bagna ancor oggi la terra,
    che il vile fascista assassino
    di libertà,
    a guisa di malerba,
    ancora alligna in Italia
    e il basso aretino
    a suo concime usa,
    dell’intolleranza lo sterco.

    Ma un popolo intiero,
    in piedi si leva
    e disprezzo dimostra,
    e voglia di lotta,
    e forte ammonisce:
    “Guai a voi, fascisti assassini,
    e guai a chi vi protegge!
    Per voi non ci sarà un domani,
    che nella libera Italia,
    son tornati a nascere
    i nuovi Partigiani!”
    25 Aprile 1975

    http://www.iltravaglio.it

    Rispondi
  • 5. andrea  |  30 aprile 2007 alle 6:50

    sono del tutto daccordo, avendo una certa età ricordo benissimo cosa significa PERDERE LA LIBERTA’… anzi non averla proprio, perchè noi siamo cresciuti PRIGIONIERI, non avevamo scelta, non conoscevamo il significato della parola LIBERO PENSIERO. Oggi i giovani credono che tutto sia scontato, ma non è così. la libertà è un bene prezioso che molti Italiani hanno conquistato a prezzo del loro sangue per rendere felici le generazioni future.

    andrea

    Rispondi

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