BORSA DI STUDIO “ENZO BALDONI” – Un’opportunità per i giovani

10 maggio 2007 at 18:02 5 commenti

Se il ricordo del martirio di Moro e delle vittime del terrorismo è stato scandalosamente ignorato dalle testate giornalistiche nazionali, figuriamoci quello di Enzo Baldoni. Siamo un Paese di corta memoria, noi; De André si domandava “E lo Stato che fa?”, rispondendo poi: “…si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. In verità noi abbiamo smesso da un pezzo di costernarci; quanto poi all’indignazione e all’impegno, meglio stendere un velo pietoso. Abbiamo solo gettato la spugna. Senza dignità, però; anzi, con crassa spudoratezza.

Enzo Baldoni, chi era costui? E che importa? Passato, passato. E il passato, in quanto tale, non conta più. Si volta pagina. Chiese, istituzioni, partiti, vivono e s’accapigliano per questioni cogenti e meschine. E si lagnano, ipocriti!, perché le nuove generazioni non guardano di là dal proprio naso…

Qualche isolato (matto, senza dubbio) prova ad andare controcorrente. L’Accademia di Comunicazione di Milano, con l’adesione di Art Directors Club italiano, ha istituito una borsa di studio che permetterà a un giovane talento creativo di frequentare gratuitamente il Master in Copywriting.

La borsa di studio è stata intitolata appunto a Enzo. “Il legame tra Baldoni e l’Accademia è stato stretto – spiega l’anico giornalista Emanuele Bottiroli. – Egli la sostenne fin dalla fondazione, nel 1988, diventandone poi uno dei docenti. In questa attività ha curato sempre l’educazione dei giovani, unendo alla passione una forte carica di umiltà”.

L’obiettivo è dunque valorizzare la creatività giovanile attraverso un uso originale della parola. L’unico mezzo, affermava Ungaretti, per tentare di descrivere l’ineffabile.

La borsa di studio verrà presentata il 12 maggio alle ore 11.00 presso l’Accademia di Comunicazione, via Savona 112/A, Milano. Per maggiori informazioni, consultare il sito http://www.accademiadicomunicazione.it/ .

Daniela Tuscano

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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9 MAGGIO 1978, LA LUNGA FINE FAMILY DAY

5 commenti Add your own

  • 1. andrea  |  11 maggio 2007 alle 6:16

    …e pensare che due anni fa le risposte a questo messaggio sarebbero state tantissime… adeso invece di baldoni nessuno si ricorda più. come giustamente scrivi, siamo un paese senza memoria, e sfortunato quel paese che vive senza memoria. Ciao Andrea

    Rispondi
  • 2. Marcello Marani  |  11 maggio 2007 alle 6:58

    Credo che bisognerebbe aprire un grosso confronto sulla ormai totale abrogazione dell’art 21 , in quanto la libera manifestazione del pensiero viene sistematicamente violata e disconosciuta, sia perché anche volendo un giornalino di paese o di quartiere, gli adempimenti normativi, burocratico formali che prevedono una registrazione presso il Tribunale, ed almeno un giornalista pubblicista a ricoprire il ruolo di direttore, fanno si che il “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione…” (Cost. art. 21), resti un semplice eufemismo in quanto dovrebbe seguire, data la realtà in cui dovremmo operare, “A condizione che si abbiano molti soldi, o si sia amico di chi ti fa appropriare di frequenze persino assegnate ad altri e non fa nulla per farti rendere la refurtiva.

    E siccome anche le notizie se e quando arrivano, arrivano filtrate, taroccate, selezionate, possiamo dire con Susan George che più che una maggioranza silenziosa, siamo una “maggioranza silenziata” perché non possiamo dire quello, che vorremmo.

    Se poi ci mettiamo ad analizzare il fine della comunicazione, non è certo teso ad informare e formare i cittadini, ma a reclamizzare e addomesticare i cittadini o meglio i consumatori, dato che più che cittadini coscienti, il sistema ha bisogno di sudditi, chiamati consumatori, obbedienti ed ossequienti.

    E se non siamo ancora arrivati, ma ne dubito, alle forme subliminale, credo che ormai stiamo ad un passo..

    Per questo ho ordinato il libro di don Milani “ La parola fa uguali”, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, perché ritengo sia molto utile una rinascita innanzitutto culturale cominciando con il riprenderci le parole e la politica, che ci siamo fatti espropriare.

    Quindi appena completato il riassetto del sito, sono abbastanza propenso, visto il cattivo andazzo con cui si stanno delineando e sprecando le occasioni di costruire una forza di Alternativa riformatrice, da contrapporre ai politicanti e mercanti del Tempio, molto probabilmente abbandonerò anche la collaborazione con il sito di Aprile.

    Infatti sta maturando sempre più l’impressione che si tratti, tranne poche lodevoli e positive eccezioni, visto che si tratta, almeno per i bloggers di un processo autoreferenziale di masturbazione mentale, in cui si parla molto, ci si compiace per quanto si scrive, ma non si assume nessun impegno concreto, tanto finanziario quanto organizzativo, sempre a chiedere agli altri, quello che noi non siamo disposti a fare.

    Perchè criticare, è più facile e più comodo che agire, magari sbagliando anche, ma per la soddisfazione di averci almeno provato, in considerazione di come diceva Platone, che è meglio fare e pentirsi di avere fatto, piuttosto che non fare e pentirsi di non avere fatto, e memori dell’insegnamento di Gramsci, che scriveva: “…Odio gli indifferenti anche per ciò, che mi da noia il loro piagnisteo di eterni innocenti…”

    Ma intanto, il Bel Paese, trabocca di Padri Zappata che predicano bene e razzolano male e di Vergini dai candidi manti, che clericalmente vedono sempre la pagliuzza nell’occhio del vicino e mai la trave, ecc., ecc., ecc.

    Così anche un Martire per la sua professione, Enzo Baldoni , che ha pagato con la vita, la sua missione di informare i lettori, viene definito da un pennivendolo e voltagabbana opportunista come Littorio Feltri, un povero pirlacchione, e viene sbeffeggiato, appunto, dai suoi, si fa per dire colleghi, in quanto specchio riflettente della loro servile viltà.

    Ecco a mio avviso il perché poi in un ipocrita scaricarsi la coscienza, qualcuno gli dedica una borsa di studio, in modo da usare la sua faccia pulita ed il suo corretto essere giornalista, come foglia di fico per nascondere le vergogne dei sui colleghi e con il fine che attraverso questi piccoli escamotages, si riesca a esitarsi meglio nel mercato mediatico ed a vendersi di più ed a più caro prezzo, al maggiore offerente!

    Ciao

    Marcello

    Rispondi
  • 3. samuelesiani  |  11 maggio 2007 alle 20:14

    Baldoni è stato un giusto. Uno dei tanti (perché ce ne sono, eccome) di questo tempo. Dimenticare è meglio, perché almeno non fa vedere come lo si è lasciato far ammazzare

    Rispondi
  • 4. Emanuele Bottiroli  |  11 maggio 2007 alle 21:50

    MESSAGGIO PER DANIELA. Sono Emanuele Bottiroli, il giornalista che ha segnalato in rete l’iniziativa della borsa di studio dedicata a Enzo Baldoni (mio caro amico). Non sono affatto il responsabile dell’Accademia. Ti prego di correggere il post. Grazie.

    Rispondi
  • 5. pibua  |  15 maggio 2007 alle 11:24

    Ho letto tempo fa di questa borsa di studio e ne sono stata felice…qualcuno si ricorda di lui, qualcuno che l’ha conosciuto e sa quanto valeva come uomo…
    Io sono una di quelle che non ha dimenticato.
    Ogni tanto torno su “Bloghdad” a rileggere i post di Enzo, soprattutto quell’ultimo articolo/presagio che tanto mi colpì i giorni dopo il suo omicidio.
    Penso che avrebbe avuto ancora tanto da dire e da fare e che anche questa volta la morte abbia sbagliato la mira…

    Grazie per avercelo ricordato

    A presto

    Stefy

    Rispondi

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