FAMILY DAY

12 maggio 2007 at 0:25 37 commenti

A C.

Io torno a casa

e avverto i segni della tua presenza,

sparsi dappertutto

come il tuo volto sfatto,

abbandonato nella notte,

nel suo placido languore.

Scorri come un fiume

nilotico e assolato,

assetato di vita

e così inerme

Da dieci anni

dividi con me

la tua urgenza d’infinito,

gli uomini che hai amato,

le donne di cui sei amico,

di cui t’incanta l’accogliente grembo,

e il cielo che

non hai mai smesso di cercare.

Nel segreto di un’urna d’oro

ignota ai mercanti del tempio,

nell’incenso di una preghiera

che nessun sommo sacerdote potrà

crocifiggere,

Davide danzante,

portico di Salomone,

se il tuo amore è scomunicato

sulle sue ceneri

erigerò un santuario.

Daniela Tuscano (vedi anche: Hypocrisy Day, posizione degli umanisti sulla kermesse clericale, ivi, comm. n° 1, e Veglia dei gay credenti in occasione del Family Day, http://www.kairosfirenze.it/appuntamenti_2007.htm#vegliafamilyday. Grazie a Mario Radaelli per la fotografia)

giornata contro omofobia

****

RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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BORSA DI STUDIO “ENZO BALDONI” – Un’opportunità per i giovani FAMILY DAY (bis)

37 commenti Add your own

  • 1. Carlo Olivieri  |  12 maggio 2007 alle 1:02

    Partito Umanista

    HYPOCRISY DAY

    Il 12 maggio si svolge a Roma una manifestazione dal titolo “Family day” che, come dicono gli organizzatori, avrà come scopo principale quello di sostenere la famiglia e di testimoniare il suo ruolo positivo nella società.
    Andando ad analizzare sia il passato che il presente, ci sembra, purtroppo, che la giornata del 12 maggio non ha come protagonista un’istituzione come la “famiglia”, ma un determinato tipo di comportamento, che possiamo senza dubbio definire “ipocrisia”.
    Vediamo perché.

    In un paese come l’Italia, in cui ha dominato e continua a dominare una classe politica che si autodefinisce “cattolica”, ci si aspetterebbe che le famiglie si trovino in una condizione molto migliore rispetto a quella che vivono in altri paesi. Risulta evidente, invece, che proprio in quei paesi in cui la tradizione cattolica non ha radici così profonde, le famiglie vivono una condizione, almeno dal punto di vista economico e dei servizi sociali, molto migliore delle famiglie italiane.
    Da questo si evince la prima “ipocrisia”: come mai scendono in piazza proprio coloro che rappresentano, sia storicamente che attualmente, quella classe politica che si è dimostrata così inadempiente nei confronti dell’istituzione familiare? Stanno scendendo in piazza contro se stessi?

    Si dice, inoltre, che questa manifestazione non è contro qualcuno o qualcosa, ma solo a favore della famiglia. Quale famiglia? Ovviamente quella definita “naturale”, cioè costituita da due persone di sesso diverso che si sono coniugati davanti ad un’istituzione religiosa o statale. Non sono considerate famiglie, quindi, quelle costituite da persone che non hanno formalizzato la loro unione davanti ad un’istituzione o che sono di sesso uguale.
    E qui c’è la seconda ipocrisia: perché si dice che il Family day non è contro qualcuno o qualcosa, se poi l’unica famiglia che meriterebbe, secondo i promotori, di essere considerata tale è esclusivamente quella costituita davanti alle istituzioni da due persone di sesso diverso?
    Il fatto che si dichiari che una manifestazione è “a favore” di qualcosa, non vuol dire automaticamente che non si manifesti anche “contro” qualche altra cosa. Se si manifesta “per” la pace, per esempio, si sta anche manifestando “contro” la guerra. Se si manifesta “per” l’integrazione, ci si sta esprimendo anche “contro” ogni forma di razzismo.
    Forse per i vertici ecclesiastici non è così evidente questo ragionamento, visto che quando dichiarano che bisogna essere “a favore della vita”, si dimenticano di esprimersi altrettanto chiaramente “contro” la pena di morte; quando minacciano di scomunica i politici cattolici che votano a favore di una legge che regolamenti l’interruzione della gravidanza, come è successo recentemente in Messico, si dimenticano sempre di rivolgere la stessa scomunica verso chi manda degli esseri umani sulla sedia elettrica.
    Evidentemente ognuno ha le sue défaillance cognitive: questa è quella dei vertici cattolici.

    Il termine “naturale” è sempre, a nostro avviso, un po’ pericoloso. “Naturalizzare” è un antico vizio, ancora attuale purtroppo, di tutti coloro che hanno voluto e vogliono opprimere altri esseri umani, tentando di ingabbiarli in definizioni e categorie che invece poco hanno a che fare con il mondo umano, che è essenzialmente un mondo sociale che modifica lo stato naturale e animale dello stesso essere umano. Definire “naturale” solo e soltanto il tipo di famiglia che intende l’istituzione religiosa cattolica ha più o meno lo stesso sapore.
    Non si dimentichi che il termine famiglia deriva dal latino familia, che a sua volta deriva dalla parola famulus, cioè servitore. Quindi familia designava gli schiavi che erano sottoposti ad un dominus, cioè un padrone. È evidente, di conseguenza, che la famiglia è passata attraverso diverse e numerose trasformazioni nell’arco della storia umana, ha conosciuto cambiamenti vertiginosi, compreso il notevole ridimensionamento numerico che ha dovuto subire in alcune società a causa dei limiti spaziali delle abitazioni per il progressivo affollamento urbano. Senza contare i mutamenti dovuti al giusto inserimento della donna nel mondo del lavoro, il sorgere di nuove strutture che si sostituiscono alla famiglia tradizionale per badare ai figli, il moltiplicarsi del fenomeno delle adozioni e delle fecondazioni assistite, che hanno messo in discussione persino la “consanguineità” come base vincolante tra i componenti di una famiglia. Continuano, inoltre, ad aumentare i nuclei familiari formati da persone dello stesso sesso, alla base dei quali esiste un sentimento di unione amorosa di cui in molte di quelle famiglie tradizionali così tanto decantate, rimane solo un sogno mai esaudito o un vago ricordo.
    Giungiamo così alla terza ipocrisia: di fronte a queste profonde trasformazioni di quale “naturalità” si sta parlando? Se si dichiara che la famiglia è alla base della società e se si accetta che la società, in quanto umana, è soggetta a continue trasformazioni e che quindi ha ben poco di “naturale”, come potrebbe la famiglia, che sarebbe la base della suddetta società, essere sempre la stessa, cioè “naturale”? In altre parole: se la società cambia continuamente, questo vuol dire che, concomitantemente, la famiglia cambia continuamente.
    Sarebbe opportuno, a questo punto, che il Family day venisse ribattezzato: sarebbe meglio chiamarlo “One Family day”, nel senso che qui si sta celebrando un solo tipo di famiglia, quella che qualcuno ha deciso di definire “naturale”.
    Bisogna fare più attenzione quando si danno certi titoli. “Family day” non ci sembra quello più adatto ad una manifestazione che si svolge con una tale piattaforma programmatica.

    Ma un’altra cosa non bisogna dimenticare. Una famiglia, di qualsiasi tipo essa sia, è costituita da singole persone che, come hanno deciso un giorno di coniugarsi, così potrebbero liberamente decidere di separarsi. Di conseguenza, la loro convivenza è qualcosa che potrebbe scomparire, diversamente dalla singola persona che, per tutta la sua vita, ha dei diritti che devono essere sempre rispettati, indipendentemente dal fatto che sia coniugata oppure no.
    Ed ecco la quarta ipocrisia: sbandierando ai quattro venti la presunta centralità della famiglia, si tenta di mettere in secondo piano la vera centralità, cioè quella dell’essere umano.
    Dove va a finire la centralità dell’essere umano, quando proprio all’interno di questa famiglia si consumano la maggior parte delle violenze che devono subire soprattutto le donne e i bambini?
    Che rimane della centralità dell’essere umano, quando si decide che un bambino deve assumere degli psicofarmaci perché si pensa che sia affetto da disturbo dell’attenzione, quando invece, nella stragrande maggioranza dei casi, sono gli adulti a soffrire di mancanza di attenzione verso i bambini?

    Noi invece affermiamo, qui ed ora, proprio in base alla centralità dell’essere umano, che se questo è il modello di famiglia, tale modello troppe volte genera dolore e sofferenza nell’essere umano, e quindi va superato. Affermiamo inoltre, che solo quando verranno rispettati tutti i fondamentali diritti dell’essere umano, solo allora, in piena libertà di scelta, le famiglie, di tutti i tipi, vivranno una condizione veramente umana. E non ci sarà bisogno di alcuna manifestazione. Tanto meno di una manifestazione ipocrita come quella del 12 maggio.

    Roma, 11 maggio 2007

    Carlo Olivieri
    Segreteria Programma e Documentazione
    del Partito Umanista

    Rispondi
  • 2. danielebausi  |  12 maggio 2007 alle 9:01

    Mi sento in dovere di scrivere queste righe perché è l’ora di farla finita con queste assurde dicerie che si sentono continuamente sul nostro conto.
    Mentre in altri paesi la lotta per i diritti va avanti, noi, grazie al nostro governo e al caro Vaticano facciamo passi da gamberi, torniamo indietro.
    Desidero soffermarmi su alcuni punti, la manifestazione: “famiglia day” a cosa serve? Alla gente per fargli capire che la famiglia è importante?
    Questo lo sappiamo già da secoli, non c’è bisogno di questo governo per ricordarcelo. Oppure serve per sminuire ancora una volta il riconoscimento delle coppie di fatto? Far sentire piccoli e inutili noi omosessuali che cerchiamo un po’ di serenità nel nostro piccolo. Oppure con più determinazione, farci capire che tanto in Italia non otterremo mai niente? Saremo sempre ai margini?
    Il Secondo punto è la questione pedofilia. Con gli sconvolgenti fatti di Rignano, sono riemerse ancora voci sull’equazione: frocio = pedofilo. Devo dire “per fortuna” che tra gli indagati ci sono delle donne per sentirmi un po’ più a posto con la coscienza? Mi auguro proprio di no!
    Il nostro amato papa e i suoi seguaci non fanno altro che ricordarcelo.
    Io come omosessuale sono sconvolto, sconcertato da tanta brutalità fatta ai bambini. La trasmissione “Live” trasmessa da Italia 1 sul tema è stata una vera pugnalata sentendo il racconto drammatico di una madre su cosa era stato fatto a sua figlia.
    Non passa giorno che non si senta dire che un bambino è stato violentato, picchiato, e altri orrori.
    Io mi chiedo: Cosa ne sarà di questi bambini domani?
    Già non vengono creduti oggi, che uomini e donne saranno domani?
    Com’è possibile che la gente sia cieca davanti a queste cose?
    La notizia ancor più terrificante di questi giorni è la liberazione di questi insegnanti. Ma come loro, viaggiano liberi tanti altri pedofili che potranno ancora compiere i loro piani criminali.
    Sono tutti liberi, innocenti, preti compresi, che con quatro “Ave Maria” e due “Padre Nostro” hanno pulito la coscienza fino alla volta successiva.
    Questi bambini continuano ad essere vittime e colpevoli. Non gli viene riconosciuto niente; nessun diritto, nessuna legge che li tuteli. Nessuno che si occupi della loro fragilità che si sta sgretolando, fuggendo via come sabbia stretta nel pugno. Delle loro traumatiche vicende non frega niente a nessuno e se domani saranno dei criminali o dei drogati o si suicideranno, a chi daranno la colpa? Sempre a loro perchè giudicati deboli, perchè non hanno valori in cui credere, e stronzate del genere.
    Io mi vergogno di far parte di questo paese, lo dico con amarezza e con rabbia perché non mi ci riconosco più.
    Vorrei dire a questa gente di potere e di chiesa che se davvero ci conosceste bene, sapreste che la maggior parte di noi gay amiamo i bambini, li rispettiamo e li trattiamo con tutte le cure. Non ne abusiamo, ne violentiamo, ne li portiamo a messe nere.
    Io ad esempio faccio volontariato in un ospedale pediatrico, e come me lo fanno altri gay. Gioco con loro nelle camere, gli leggo storie di pirati o di mondi magici, ma se entra un infermiera per una medicazione o la madre lo deve semplicemente cambiare, io esco dalla stanza, per rispetto sia al piccolo che al genitore presente.
    Non mi eccita la vista di un “pisellino” di un bimbo di quattro, cinque, sei, sette, otto o nove anni. Neanche se ne avesse dieci o dodici. Non mi ci faccio una sega.
    Non ci sto ad essere paragonato a questa gente, a questi mostri, solo perché la mia sessualità ha un altro orientamento. Voglio vivere la mia vita da onesto cittadino, serio e pulito come tutti, esigendo lo stesso rispetto che esigono “loro” senza più sentire proclami o sentenze, etichette o giudizi.
    Chi mi porto a letto è un problema mio, soltanto mio.
    Mi scuso se i miei toni sono stati un po’ duri, ma sono dettati da una rabbia che si stratifica ogni giorno di più.
    Per favore, lasciateci vivere in pace e con tranquillità che di problemi ne abbiamo già tanti; non abbiamo bisogno che voi ce ne diate degl’altri.
    Grazie.
    Daniele

    Rispondi
  • 3. Cristina Gramolini  |  12 maggio 2007 alle 10:15

    Con la consueta ipocrisia dei bigotti, gli organizzatori dicono che il Family Day è una manifestazione per la famiglia, ma si dà il caso che la famiglia non sia sotto l’attacco di nessuno.
    Il Family Day è in realtà una manifestazione contro donne e uomini omosessuali, una giornata per continuare a discriminare le persone dello stesso sesso che creano famiglie fondate sull’amore e chiedono rispetto e garanzie per le loro scelte.
    Diffamare una minoranza e chiederne l’emarginazione dalla sfera dei diritti è razzismo.
    Lupi travestiti da agnelli ammantano di buoni sentimenti la loro volontà di escludere e degradare le persone omosessuali.
    A tutte le vittime dell’intolleranza eterosessista dedichiamo la Giornata Internazionale Contro l’Omofobia, che l’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio.
    Il Family Day sarà forse un grande esorcismo, per scacciare e negare l’omosessualità. Ma noi invece esistiamo e continueremo a testimoniare che l’omosessualità è naturale, è positiva, è degna di rispetto, e a lottare fino a che anche l’Italia, come il resto d’Europa, riconoscerà pari diritti alle donne e agli uomini che amano persone del loro stesso sesso.

    Cristina Gramolini
    Segreteria Nazionale ArciLesbica
    347.93.08.006

    Rispondi
  • 4. bluangel81s  |  12 maggio 2007 alle 10:57

    Ci chiamano deviati, deboli, di serie b, ora perfino terroristi.
    Solo perché prendiamo parte di TUTTE le forme d’amore, perché richiediamo libertà e garanzie per tutte le forme di solidarietà, perché non crediamo o, se crediamo, crediamo in un Dio liberante e amico dell’uomo, crediamo che la grazia ricolma e supera il peccato e la legge umana. Crediamo che la famiglia è il cuore della società.
    Crediamo che la famiglia italiana è oggi in crisi non solo a causa dell’individualismo ma anche a causa del mammismo, di chi tiene mlioni di giovani fino a 40 anni in casa. La famiglia deve essere rafforzata, protetta e promossa con forti azioni sociali, crediamo nelle strutture per l’infanzia, nei bonus fiscali per ogni nato e concepito, nella solidarietà delle associazioni e delle reti familiari, nel valore dei nonni, degli zii, dei parenti e di tutti coloro che arricchiscono la cornice familiare, nel valore della prima casa, nell’esenzione dall’ici e dalle bollette salate per i nuclei familiari più numerosi. ANCHE NOI crediamo in tutto ciò, davvero buffo. Solo che noi crediamo nell’estensione di questi diritti A TUTTI, non a pochi. Crediamo che dalla rinascita delle famiglie italiane può ripartire tutta l’economia e la società italiana, ma per fare questo vogliamo promuovere tutte le forme meravigliose che assume nel rispetto della dignità di tutti.
    Riteniamo per questo ridicolo un “family day” che non promuove TUTTE le famiglie ma solo ALCUNE. E’ il nostro essere pro Famiglia e pro Famiglie che ci spinge ad estendere diritti e doveri, nuove tutele e opportunità per TUTTI, che ci vuole far incoraggiare milioni di giovani dai 25 ai 35 anni a uscire di casa e formare un nuovo nucleo, senza l’obbligo del matrimonio ma con la stessa stabilità, a costruire relazioni sane non legate più ad un unico modello ma pur sempre fondate sull’amore e sull’amicizia duratura. Il paradosso attuale è che dietro l’apparente rancore di chi crede nei diritti civili c’è una forte richiesta d’Amore. E al contrario dietro l’apparente amore per la famiglia di chi andrà in piazza c’è odio e paura per il nuovo e il diverso da se. Come smascherarli? “IL PERFETTO AMORE SCACCIA LA PAURA”, dice così l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera. Il vero amore non ha paura, e chi ha paura dell’amore non è nell’amore, ma nell’ipocrisia. Conviene ricordarlo a coloro che faranno la loro sceneggiata proprio in una piazza che si chiama San Giovanni. Eccoli, i clericali sedicenti cristiani e sedicenti cattolici. Cattolico vuol dire universale ma di universale i loro piccoli concetti hanno ben poco. Ecco i lupi travestiti da agnellini innocenti. I razzisti in versione Paola Binetti. Dicono di essere dalla parte dell’amore ma lo negano agli altri, dicono di essere dalla parte degli ultimi ma non rinunciano nemmeno al superfluo e affidano tutto sulle spalle dei poveri missionari (la vera Chiesa che loro calpestano ogni giorno), strumentalizzati come utili idioti per i loro sporchi fini di potere, dicono di essere comprensivi e accoglienti ma rifiutano ed escludono, dicono di essere perseguitati da una campagna d’odio e sono i primi ad istigare odio e violenza nella società, difficili da smascherare
    perché forti di un perverso sistema di potere che tiene sotto ricatto psicologico milioni di persone legate a parrocchie e opere di bene, dicono di essere ecumenici e per la libertà religiosa ma impediscono essi stessi la libertà religiosa, d’opinione, di coscienza e di dissenso per gli altri e garantendola solo per se stessi nei mass media e nell’informazione con una vera e propria dittatura del terrore, con un otto per mille che assegna loro tre volte più del necessario, dicono di essere perseguitati ma perseguitano loro la vita di milioni di donne e di uomini, moralmente e a volte fisicamente con un’ipocrita mascherata definita “family day” che traveste di falso buonismo mamma-babbo-figlio nuove forme di razzismo. No, il vero Amore è universale. Non può essere ingabbiato. Amore è amare una donna, amare un uomo, amare quella persona con tutto il cuore, la mente e l’anima a prescindere dal contratto legale, amare il proprio figlio dono prezioso di Dio a prescindere se nato dentro o fuori quel contratto. E negare diritti e doveri civili alle nuove famiglie di fatto non è il miglior modo per rilanciare la famiglia, il valore della vita nascente e del matrimonio, lo hanno capito i democratici cristiani di tutta l’Europa, più avanti di quelli nostrani. Lo ha capito anche Sarkozy, il nuovo leader della destra francese, favorevole alle unioni civili, anche lui un pericoloso laicista e relativista?
    Oggi siamo perfino “terroristi” . Anche Gesù di Nazareth era “terrorista” : NATO DA UNA COPPIA DI FATTO (MARIA E GIUSEPPE) osò sfidare i suoi compaesani che così lo presero per pazzo, osò sfidare la concezione morale corrente di famiglia affermando che la sua Famiglia è chiunque fa la volontà del Padre e non quella biologica, e attirandosi perciò l’odio dei dottori della legge, osò creare una cordicella e scacciare i mercanti dal tempio, definì i capi religiosi di allora come sepolcri imbiancati perché non volevano evolvere dalla legge di Mosè alla legge dell’Amore, perché come oggi celebravano i funerali ai potenti corrotti (i Pinochet e i Fidel Castro di allora) e abbandonavano sulla strada i lebbrosi e i malati terminali. Ebbene quell’uomo venne condannato in Croce perché “terrorista” e distruttore della “famiglia”. Quell’uomo osò parlare di un Amore potente, liberante, che scaccia i demoni dello spirito e del corpo, un Amore che non distrugge ma crea, che non paralizza nei lacci della legge ma fa volare alto verso la costruzione del Regno, un Regno per cui siamo tutti fratelli e uno solo il Signore e non esistono altri “santi padri” ed “eminenze” a cui inchinarsi. A voi nuovi schiavisti, nuovi segregazionisti, noi dobbiamo dire una cosa, a voi Osservatori “romani”, clericali e atei devoti, teodem e teoridicoli, schiavi di mammona e del vaticano, schiavi di un dio ammuffito, cinici e glaciali, senza umanità e ricolmi del solito falso pietismo come il vostro capo vestito di bianco e con l’accento tedesco, SAPPIATE UNA COSA: Dio, quello stesso che portate sul collo come ciondolo in bella mostra, spazzerà via i vostri “dei”, i movimenti della storia vi travolgeranno e di voi non rimarrà nulla, rimarrà solo la polvere di un mondo perduto.
    Rimarrà la vostra richiesta di perdono e misericordia, rimarrà solo fraternità e riconciliazione di fronte a tutto il male fisico e morale che ci state provocando. Rimarrà la vostra coscienza ad un bivio: riconciliazione o autodistruzione. Forse chissà tra decenni, tra 50 anni, tra un secolo o di più. Ma state certi che vi conquisteremo, faremo talmente appello al vostro cuore che sarà spazzata ogni traccia di odio e paura da voi. “Sono stanco di odiare” diceva Martin negli anni 60. Potevi dirlo forte Martin, viviamo gli stessi sentimenti 40 anni dopo. Siamo stanchi di odiare!
    Nel profondo cuore non vi vogliamo odiare, vorremmo abbracciarvi come fratelli, eppure voi non ce lo permettete. Voi ci invitate ad odiarvi, e noi infatti come babbei ci caschiamo, sì VI ODIAMO, siamo degli imbecilli a farlo, ma lo facciamo per causa vostra. Siete ciechi, continuate a provocarci, a tirarci addosso gli “idranti”, i “cani ringhiosi” e le “cariche” mass mediatiche, per poi dire che siamo noi i “cattivoni”, ora perfino “terroristi” .
    Allo sfamily day si può assistere così ad una vera e propria sfilata di politici cornuti, divorziati e conviventi, per non dire di zitelle impenitenti con il cilicio, famiglie neocatecumenali con 6-7 figli come se l’amore familiare fosse ridotto alla terribile conta statistica dei conigli sfornati dalla madre, rifiutando ogni metodo di procreazione responsabile e limitando il sesso ad un mero fatto biologico e materialistico che di cristiano ha ben poco. No, cari “fratelli e sorelle” razzisti e razziste, non si promuove così la vita umana, così la disprezzate.
    Si può assistere alla barzelletta che il cantante Povia, nella sua vita privata famiglia di fatto (convivente di una donna e con un figlioletto a carico), si esibisce tra quel pubblico. Come dire, non c’è più pudore, ora nemmeno la logica. Siamo alle comiche.
    Si può assistere ad un portavoce come Savino Pezzotta che dice, sue parole, che ogni arrivato all’evento è una “grazia di Dio”. Sarebbe da ricordargli che una grazia in più sarebbe vedere un razzista in più pentito di avervi partecipato. La Grazia è un concetto ben più elevato, un concetto che supera il tempo e lo spazio e non si presta certamente alla propaganda spicciola. La Grazia li spazzerà via dalla storia. Ebbene sì, se il nostro impegno deve essere quello di spazzarli via dalla storia con la non violenza e l’amore universale, ebbene sì, se questo voler credere nell’amore vuol dire essere terroristi, siamo tutti “terroristi” . Scendiamo in piazza anche noi a Roma come cristiani, a Piazza Navona, il pomeriggio del 12 maggio.

    Rispondi
  • 5. Carlo Cornaglia  |  12 maggio 2007 alle 11:34

    Family day

    Così al dodici di maggio
    per accogliere il messaggio
    battagliero della Cei
    si farà il Family day.

    Acli, scout, focolarini,
    Sant’Egidio, Csi, ciellini,
    Forum delle associazioni
    sfileran coi gonfaloni.

    Tutti in piazza San Giovanni
    per salvare dai malanni
    la cattolica famiglia,
    genitori, figlio e figlia,

    nati in modo naturale
    con l’amor domenicale
    e il sessual congiungimento
    dopo il sì del sacramento,

    come vuole madre Chiesa,
    mentre a mamma ancora pesa
    quel che disse il confessore:
    che è peccato far l’amore.

    Il fior fior dei farisei
    sfilerà al Family day:
    primo Silvio Berlusconi,
    che coi suoi due matrimoni

    è un campion di santità.
    Nella piazza ci sarà,
    col messal, Pierferdinando
    che la moglie ha messo al bando

    perché Azzurra è meglio assai.
    La Gardini troverai
    che, coerente conformista,
    è compagna di un regista,

    la teodem Bianchi Dorina,
    di un dottore in medicina
    fortunata convivente,
    la Binetti, penitente.

    Sfileranno anche Andreotti
    con famiglie di picciotti
    e il Dell’Utri dei misteri
    con famiglie di stallieri.

    Con la solita irruenza
    garantì la sua presenza
    Isabella Bertolini.
    Se ha marito, se ha bambini

    non sappiamo, in verità,
    ma una cosa già si sa:
    la sua mole è tale che
    fa famiglia già da sé.

    Carlo Cornaglia

    Rispondi
  • 6. Alfio Simeoni  |  12 maggio 2007 alle 12:04

    Premetto che non sono un paladino della Chiesa, ma un credente cristiano, non cattolico, in quanto non osservo tutti i precetti della Chiesa e quindi in un certo senso mi sento fuori da essa.
    Dopo di ciò mi domando il perchè di tanto accanimento contro la Chiesa, che avrà certamente avuto una grande influenza nel Medioevo, ma oggi è in una crisi profonda. Crisi di fedeli prima di tutto: quanti sono coloro che osservano i suoi comandi (es.: quanti vanno a messa tutte le domeniche? secondo me sì e no un 15% di quanti si dicono cattolici), crisi di vocazioni, ecc.
    Non crediamo a quanto dicono certe statistiche pilotate: gli italiani si dicono cattolici, ma lo sono in minima parte. E quindi perchè tanta paura di una Chiesa che praticamente sta perdendo seguaci ogni anno?
    Il problema fondamentale, secondo me, è che la Chiesa è, per sua vocazione intrinseca, portata ad entrare in tutte le discussioni sociali, politiche, economiche, culturali, ecc. in quanto il suo fine è quello di trasformare la società da laicista-atea a credente cristiano-cattolica . Ciò può essere criticabile da un ateo, ma non è eliminabile da una Chiesa monarchica che ha come fine quello di cristianizzare la società con tutti i mezzi possibili. In un certo senso ha la stessa missione dei musulmani che vogliono convertire tutti gli occidentali miscredenti (dal loro punto di vista). E’ chiaro che questo aspetto della Chiesa si scontra con una società che vuole essere libera da condizionamenti e inviti alla conversione di qualsiasi genere. Forse la soluzione è quella di eliminare il Concordato che, a mio parere, non fa che rendere ancora più confusa la posizione della Chiesa in uno Stato laico. L’ideale è quello di una comunità di fedeli che rispetta coloro che non lo sono, ma anche il contrario (laici non credenti che rispettano coloro che credono). Ma è possibile oggi? Secondo me no perchè la Chiesa in Italia ha una relazione politica con lo Stato italiano. O si elimina questo rapporto oppure si accetta la reverenza che hanno certi politici verso tutto ciò che afferma il papa.

    Rispondi
  • 7. Calogero  |  12 maggio 2007 alle 13:18

    Il problema di fondo non e’ certo la chiesa o l’anticlericalismo, ma la separazione fra stato e chiesa. Se la chiesa facesse la chiesa e lo stato facesse lo stato, non ci sarebbe alcun problema. Ma il problema c’e’, ed e’ sempre piu’ acuto, giustappunto perche’ la chiesa esce dal suo alveo naturale ed entra nello stato, e spesso anche a gamba tesa, mentre lo stato la accoglie e la blandisce, invece che ricordarle il concordato e la laicita’, per ragioni di convenienze troppo lontane e profonde per discuterle qui e subito.

    Rispondi
  • 8. fabio  |  12 maggio 2007 alle 14:21

    17 MAGGIO:

    GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA

    Incontriamoci e parliamone con

    Cristina Gramolini, ArciLesbica

    Riccardo Gottardi, Arcigay

    Gianni Geraci, Coordin.to Gruppi cristiani omosessuali

    Lidia Cirillo, Sinistra Critica

    Nicoletta Poidimani, ricercatrice

    Sabrina Triola , Assoc.ne Radicale Enzo Tortora – MI

    Eleonora Cirant, OSA Donna

    GIOVEDI’ 17 MAGGIO Alle ore 20,30

    presso CHIAMAMILANO Largo Corsia dei Servi

    Il 26 aprile 2007 l’ Europarlamento, riunito in seduta plenaria, ha approvato una risoluzione che invita gli stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso. La risoluzione condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi e istituisce per il 17 maggio una giornata internazionale contro l’omofobia.

    Che cosa è l’omofobia?
    L’omofobia è l’odio, la diffidenza, l’attitudine a discriminare coloro che preferiscono avere rapporti sessuali e affettivi con persone dello stesso sesso. Nella storia del genere umano l’omofobia ha caratterizzato alcune civiltà e non altre. In società diverse dalla nostra l’omosessualità non ha suscitato scandalo ed è stata considerata solo una variante del comportamento umano. Le ragioni dell’omofobia sono storiche, culturali e politiche.

    Perché il 17 maggio?

    Il 17 maggio 1990 l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha depennato l’omosessualità dall’elenco delle malattie per considerarla ciò che effettivamente è, appunto una variante del comportamento sessuale. L’omofobia non è stata sempre uguale a se stessa. Nel medioevo l’omosessualità poteva essere punita con il rogo e il nazifascismo le riservò le camere a gas, ma al di là delle persecuzioni estreme l’omofobia continua a vivere in forme meno feroci: lo scherno, il disprezzo, la calunnia, l’obbligo a nascondersi e a tacere.

    L’esistenza di ragazze lesbiche e di ragazzi gay può essere distrutta dal clima omofobico di un ambiente. Alcune settimane fa un ragazzo di sedici anni ha ritenuto che il suicidio fosse l’unica alternativa all’onta di venire considerato omosessuale. Tra le forme diverse dell’omofobia si deve ricordare anche quella che inseriva l’omosessualità nell’elenco delle malattie mentali e a cui la decisione del 17 maggio 1990 ha posto rimedio.

    Perché ritorna l’omofobia?

    L’omofobia non ha solo ragioni storiche e culturali complesse, a cui non è possibile nemmeno accennare in un volantino. Ha anche evidenti e semplici ragioni politiche. Leggi che riconoscono i diritti delle coppie omosessuali sono state approvate in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale, preferibilmente da governi di sinistra, ma non di rado anche da governi di destra.

    In Italia le forze politiche, con poche eccezioni, resistono anche alle forme di riconoscimento più blande per ragioni non difficile da capire.

    La Chiesa cattolica ha da sempre proprio nel nostro paese un forte potere di condizionamento sul piano elettorale e la conseguenza è che pochi partiti trovano il coraggio di compromettere il numero dei loro seggi in parlamento promuovendo iniziative politiche sgradite al Vaticano.

    La Chiesa cattolica è omofoba?

    Quando si denunciano le responsabilità degli ambienti religiosi nel ritorno dell’omofobia, sarebbe meglio distinguere tra Chiesa e burocrazia vaticana. La Chiesa è la comunità dei fedeli e non pochi cattolici hanno un atteggiamento aperto e non persecutorio nei confronti dell’omosessualità, del lesbismo e del trasgenderismo.

    A proposito della burocrazia vaticana vale la pena di ricordare alcuni particolari. In primo luogo è tutta rigidamente maschile. Il Vaticano è l’unico Stato del mondo occidentale in cui dalle cariche politiche sono escluse le donne, che non hanno accesso al sacerdozio e quindi ai ruoli nei quali si esercitano forme specifiche di potere.

    La libertà e la dignità delle donne sono quindi le prime a essere negate di fatto. Non per caso il femminismo è stato spesso alla testa delle lotte per la laicità qui come in Iran o in Afghanistan.

    Negli anni ’70, per esempio, furono soprattutto movimenti di donne a mobilitarsi per il divorzio, l’aborto, la riforma del diritto di famiglia e a sviluppare la critica della famiglia patriarcale e coatta.

    Bisogna anche ricordare che il rifiuto di riconoscere un’esistenza vivibile alle persone omosessuali non è l’unica caratteristica delle alte gerarchie cattoliche.

    La burocrazia vaticana è contraria a tutte le forme di contraccezione che non siano la pura e semplice astinenza. In continenti come l’Africa in cui milioni di persone sono morte e continuano a morire di AIDS, l’opposizione delle istituzioni religiose all’educazione all’uso del preservativo ha contribuito non poco alla diffusione della malattia.

    E’ contraria ai rapporti prematrimoniali e anche a tutti i rapporti coniugali che non abbiano come obiettivo la procreazione, al divorzio, all’aborto, all’eutanasia o anche solo alla libertà di rifiutare l’accanimento terapeutico, come nel caso di Piergiorgio Welby, a cui sono poi stati rifiutati i funerali religiosi.

    L’opposizione al riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto va interpretato all’interno di questa logica e di questo insieme di norme. La difesa della famiglia non c’entra nulla. Che cosa mai toglierebbe alle persone eterosessuali il fatto che siano riconosciute anche le unioni di lesbiche e di gay? Il Family Day, cioè la manifestazione del 12 maggio, è in realtà solo una mobilitazione contro il riconoscimento di diritti alle persone omosessuali.

    Abbiamo ancora il diritto di criticare la burocrazia vaticana ?

    Criticare la burocrazia vaticana sta diventando in questo paese assai pericoloso. Per averlo fatto il conduttore del concertone romano del primo maggio si è beccato nientedimeno che l’accusa di terrorismo.

    Noi vogliamo credere di essere ancora (ma per quanto?) in uno Stato laico e moderno e non confessionale e integralista.

    Facciamo perciò due tipi di critica.

    La prima è la pressione ininterrotta sulle forze politiche perché facciano di quelle norme leggi e divieti dello Stato laico. La seconda è la convinzione che in nome della religione tutto sia lecito.

    Non è invece giusto rendere invivibile l’esistenza di milioni di esseri umani e alimentare un pregiudizio portatore spesso della peggiore violenza. Bersaglio della polemica non sono infatti solo i diritti, ma le persone stesse. I loro comportamenti sessuali vengono infatti considerati “disordinati” per definizione, cioè portatori di disordine e immoralità. Ora la sessualità è parte integrante della persona stessa e non c’è alcuna ragione laica per considerare “disordinato” il sesso tra persone adulte e consenzienti.

    Non dimentichiamo che per molte centinaia di anni prima della Shoah gli ebrei sono stati coperti di insulti e calunnie e che fino a qualche anno fa la liturgia cattolica aveva una preghiera “per i perfidi ebrei”. Era giusto? Evidentemente no, visto che Wojtila ha trovato poi il coraggio di chiedere scusa.

    Le organizzazioni lesbiche, gay e trans attendono anch’esse le scuse per gli insulti ricevuti.

    Rispondi
  • 9. Fulvio  |  12 maggio 2007 alle 15:29

    sono d’accordo con la possibilità di realizzare le
    cosiddette unioni di fatto anche e soprattutto fra omosessuali dei quali non faccio parte perchè mi sono sempre piaciute le belle donne. Ma non riesco a giustificare l’adozione di un bambino da parte di una coppia di omosessuali. Sai benissimo quanto sappiano essere crudeli gli scherzi e le allusioni e le discriminazioni che si realizzano nel mondo infantile-adolescenziale. Ne abbiamo avuto un tragico esempio proprio recentissimo, con il suicidio di un ragazzo che veniva discriminato e insultato e tenuto in disparte soltanto perchè era gentile, era buono, era educato e quanto di meglio si possa desiderare da parte dei cosiddetti “compagni di scuola”. Ciao, ti saluto

    Rispondi
  • 10. luana  |  12 maggio 2007 alle 15:55

    CARO FULVIO … non mi trovi d’accordo… per due questioni – che l’unione di fatto non legalizza la possibilita’ di una coppia omosessuale – maschia – di poter allevare anche figli. per le lesbiche il problema non si pone hanno tutto l’apparato di riproduzione sano e facendosi fecondare possono avere figli legali. basta andare in qualsiasi ospedale e dire che il padre e’ sconosciuto ma te come madre lo riconosci e giustamente il figlio e’ tuo…

    ci mancherebbe altro !

    poi con chi lo allevi lo allevi. ma eliminiamo l’argomento lesbiche e parliamo di questa madre sola … sola veramente perche’ come dire e’ stata un’attimo felice…

    una sera e non sapeva nulla di sesso … si e’ fidata e si e’ lasciata andare e c’erano le stelle e il cielo era notte come le scarpe con le quali scalci la noia. e non sai nulla di sesso …tua madre non ne parla tuo padre
    niente e a scuola silenzio… ognuno attende che siano altri a spiegare…

    e te senti fiuti l’eccitamento naturale e lui il ragazzo…e’ come te ma stupido non riconosce la vita non sa cos’e’ …solo la donna ascolta e con il piacere l’annaffia e ancestralmente rispetta…

    questa madre che prende tutto il peso della natura sulle spalle… ed era notte ed era estate… e poi anche freddo e foglie secche… cosa pensi che al figlio non diranno tuo padre dove’ ? … questo in citta’…
    figuriamoci in quel paesino sperduto dove vive questa donna… e tutti i giorni osserva il padre magari che corre ancora verso la campagna in altre notti con altra donna che non sa cos’e’ il fiume e la corrente…

    cosa vuoi che dicano al figlio i compagni ?… pochi anni fa li chiamavano bastardi… ora la parolina e’ come per chi raccoglie la mondezza che schifosamente produciamo.. . – CAMBIATA – in operatori ecologici… ma il lavoro e’ lo stesso cosi’ come l’inquinamento che gli doniamo tutti i santi giorni per tutta la vita

    conosco un uomo perche’ fa parte della nostra redazione che e’ un portatore di handicap grave… contro tutti e tutto porta sua figlia a scuola… e fuori i bambini gli hanno detto alla bambina … chiesto se era il nonno…
    cosa aveva fatto perche’ camminava cosi’… perche’ aveva questo e quello… tutte cose che il padre vive quotidianamente sulla pelle e non ci fa piu’ caso a quegli occhi che lo scrutano come fosse un cannibale con la carne tra i denti… ma la piccola non sa … e lui sa solo che e’ sua figlia…tutti i giorni si chiede se e’ egoista…se deve tutelarla… se e’ meglio che rinunci a portarla a scuola…tutti i giorni in attesa che la figlia lo riconosca e difenda… o lo ripudi per la legge del branco …che spesso non ha ragione.

    e cosa vuoi che dicano alla figlia o figlio di un musulmano e di un immigrato ? sai cosa dicono ai figli di rom?

    …che puzzano ed hanno i pidocchi …e’ il modo piu’ rapido per isolarli…in tutte le classi di italia vengono ghettizzati e spesso le stesse maestre chiedono un insegnante di sostegno per capire quella
    bambina o bambino con quegli occhi grandi che osserva dal basso in alto tanta idiozia e non trova amore.

    io parlo di amore e loro non capiscono ?

    non sono d’accordo in nulla e per nulla … con nessuno se non vedo amore… fosse anche il presidente d’italia o di america… che ne so io …chi lo conosce … e l’amore ? l’amore dove’ ? dira’ l’infanzia a tale
    reazione.

    cosa vuoi che dica il figlio di un africano scuro come il buco del c… del mondo e le labbra della vagina di mamma africa. puo’ comprendere quel cosino bianco con la testa rasata che lo spintona e spesso gli sputa in faccia? e cosa sono quelle svastiche ? cosa vuoi che comprendano quelle piccole tette al freddo mentre gli altri hanno maglioni di lana ? cosa vuoi che comprenda la sua testolina quando porta le mani in tasca perche’ ha solo quelle e gli altri panini e cioccolate ?

    come fara’ a capire che lo chiamano negro? e cosa significa negro?
    non significa nulla … in inghilterra quando c’era lo schiavismo – niger – significava scarafaggio. .
    per tutto questo si puo’ uccidere un negro senza essere puniti cosi’ come accade in USA ad opera della polizia … che prende ordini da bianchi.

    cosa vuoi che ti dica ora…di quella notte di mezza estate ? fosse stato anche inverno chi ha spiegato a lui
    e lei che un semplice preservativo poteva fare la differenza tra te e l’incomprensione degli altri per darti il tempo necessario di riconoscerla ?

    e cosa diciamo ai figli di lei e lui fuori tutto il giorno che crescono con la tv perche’ anche quando sono in casa mamma e papa’ in realta’ non ci sono.

    la tv e’ stata considerata statisticamente e in tutto il mondo occidentale la prima babysitter.. .

    che facciamo prima di abbracciarli questi bimbi… gli cambiamo canale? oppure vuoi sentire come crescono questi figli del tubo catodico ? parlano di pubblicita’ e scoppiano in aria perche’ ingozzati da merendine e coloranti…
    parlano di marche telefoniche firme di abbigliamento e automobiloni. .. guarda caso sono i prodotti piu’ pubblicizzati. quelli non sono figli sono i cessi della sovrapproduzione. ..e dei padroni.

    non ci siamo – allora datemi due gay due gay qualsiasi che sappiano amare e gli dono casa e mutande stese al vento di qualsiasi marmocchio che nasce sulla terra per una estate e un inverno di cui sentiamo dentro qualcosa ma nessuno ce lo ha mai raccontato e malgrado questo… sono capaci di innocenti carezze e abbracci affettuosi.. . tutto quello di cui ho disperatamente e stramaledettamente bisogno.

    io credo che gli stronzi siano ovunque … purtroppo non hanno sesso perche’ in questo modo sarebbe stato facile riconoscerli. .. neanche un neo per indicarti avvertirti.. . guarda questa o questo sono cattivi… posso
    comprendere come si comportano ma non sono adatti.

    parlo della mia specie evoluta di cui faccio parte… gli unici al mondo capaci di falsi comportamenti … un cane se ha paura ringhia … la gazzella fugge… il leone ruggisce – il passero felice cinguetta… addirittura il
    falco prima di attaccarti e tentare di mangiarti ti avverte… grida alle nuvole…eccomi. .. se ti spaventi diventi preda…ma hai una possibilita’ … quella di fuggire o rimanere immobile e non cadere nella trappola
    perche’ lo sai e’ chiaro che e’ una trappola.

    l’uomo sorride… ti avvicina e divora… come faccio a comprendere tutto questo se ho sei anni ? anche le donne sono andate in guerra…anche mia madre si e’ beccata l’uranio…ma era una guerra giusta ? sono giuste le guerre o le resistenze ?… di chi posso fidarmi ?

    mi parli di gay ? … di due uomini o donne se possono allevare bambini? … ti parlo di figli abbandonati … di gente che ti prende in giro perche’ fai parte di una classe sociale diversa… perche’ sei nero o la figlia di un portatore di handicap…ti parlo di persone che prendono un aereo…
    tutti occidentali e volano in brasile con le loro telecamerine per riprendere le violenze che fanno sui minori…ti parlo di gente che in questo occidente di merda non e’ in grado di avere un sano rapporto sessuale e
    arriva fino in india per provare cosa significa … solo che paga per questo una famiglia povera che in cambio gli concede una figlia quasi sempre minorenne… ti parlo di donne e uomini che picchiano i propri figli e li
    violentano nelle proprie case tutte occidentali. ..pero’ c’e’ la sala da pranzo e la mitica tv ed hanno una vita economica agiata.

    una brava famiglia…non li abbiamo mai sentiti discutere… si fanno i fatti loro… rispettosi educati…questo
    dicono i vicini quando qualcuno corre per l’innocenza calpestata.. .e poi l’assurda indifferenza.

    ma io ti parlo di questo ?

    no ti parlo d’amore…tiralo fuori … dammelo come se fosse pane…un pezzo a me e un pezzo a te…e basta ! sentiamoci l’inverno – quella estate di follia…i rumori del mondo…della notte e della luna…condividiamo
    mangiandolo …non conta nulla se sei gay – donna – uomo – lesbica – ricco o povero… conta solo se sai sentire o no …l’odore del pane… il sapore che ha.

    col sangue agli occhi… tua luana.

    Rispondi
  • 11. apogea2  |  12 maggio 2007 alle 16:16

    @Daniela:

    Complimenti,

    lu.

    Rispondi
  • 12. Vittorio  |  12 maggio 2007 alle 17:34

    “Noi Siamo Chiesa” non partecipa al Family Day. La Chiesa deve parlare alle coscienze e non organizzarle per premere sulle istituzioni.

    Il movimento per la riforma della Chiesa cattolica “Noi Siamo Chiesa” non partecipa al Family Day e condivide il disagio diffuso in una parte del mondo cattolico italiano per questa iniziativa. Essa si presenta, aldilà di qualche affermazione puramente di immagine, come organizzata per contraddire le positive iniziative governative e parlamentari che vogliono dare una ragionevole regolamentazione ad un fenomeno socialmente rilevante, quello delle coppie di fatto di ogni tipo.

    Sulla proposta dei DICO i parlamentari cattolici devono decidere con assoluta libertà , consapevoli che essa non intacca i diritti e i ruoli della famiglia tutelati dalla Costituzione, che ovviamente stanno a cuore anche a tutti i cattolici che esprimono posizioni critiche interne alla Chiesa e che si richiamano al Concilio Vaticano II.

    “Noi Siamo Chiesa” constata che il manifesto di promozione della manifestazione di domani è del tutto carente di analisi e di proposte sui veri problemi che rendono difficile nel nostro paese la creazione di nuove famiglie e che rendono troppo faticosa la vita di moltissime di quelle esistenti : la precarietà del lavoro, il problema della casa, le pensioni al minimo, la condizione delle famiglie degli extracomunitari ecc..

    Come poi non chiedere una esplicita e forte autocritica sulle gravemente insufficienti politiche sociali per la famiglia a chi ha governato l’Italia dal dopoguerra ad oggi ? Non sono stati forse, da allora, cattolici gran parte dei protagonisti della vita politica italiana ?

    Inoltre, manifestazioni di massa di questo tipo, che vogliono organizzare le coscienze piuttosto che parlare alle coscienze, fanno nascere nuove ostilità nei confronti della fede, malamente fatta coincidere con l’immagine di tante iniziative mediatiche delle gerarchie della Chiesa cattolica piuttosto che con il Vangelo.

    “Noi Siamo Chiesa”

    (aderente all’International Movement We Are Church)

    Roma, 11 maggio 2007

    Vittorio Bellavite
    Via Vallazze 95
    20131 Milano (Italy)
    Tel. 0039-022664753- 0039-0270602370

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  12 maggio 2007 alle 18:34

    Quando si parla di coerenza cristiana:

    BERLUSCONI CRITICA I “CATTOLICI DI SINISTRA”

    Berlusconi ha fatto il suo ingresso in piazza San Giovanni mostrando ai giornalisti la prima pagina del quotidiano il Manifesto, in cui una vignetta ritrae un uomo e una donna che parlano del Family Day e si interrogano: “Ci saranno un sacco di preti. Dici che è meglio se lasciamo a casa i bambini?”.

    I cattolici che votano a sinistra “si trovano in contraddizione con se stessi, perché stanno con gli alleati dell’estrema sinistra”, ha detto il leader di Forza Italia ai giornalisti.

    “E’ una cosa indegna. C’è ormai un movimento contro la Chiesa a cui si vuol impedire di esprimere le proprie opinioni”, ha aggiunto Berlusconi. “Penso che ci sia un rigurgito di laicismo”.

    (da Yahoo notizie) 😡

    Rispondi
  • 14. Raffaele Mangano  |  12 maggio 2007 alle 19:25

    Di quanto siamo regrediti? Soprattutto di quanto è regredita la donna italiana in questo inizio di nuovo millennio? Dieci, venti, trentanni? Direi quaranta, sì una quarantina.

    Basta guardarsi attorno. In Tv siamo al basso impero. Le femmine tornano ad essere vallette col sorriso forzato, le chiappe all’aria, le tette debordanti. Dall’ orrida De Filippi un esercito di decerebrate si contende un energumeno tatuato a colpi di insulti, urla, aggressioni verbali; offrendo come merce di scambio niente altro che cosce. Sulla rete nazionale le suocere devono valutare con chi i figli debbano accompagnarsi, secondo il metro che usava mia nonna: una mogliettina che sappia rammendare calzini, cucinare, spolverare, stirare, lavare mutande. Pornografia mentale.

    Fuori impazza il family day. Che ancora io non ho capito che cosa sia. Pare che milioni di cattolici ce l’abbiano con le 500 mila coppie che non sono andate dal prete a far benedire la loro unione. Vedo signore scalmanate che non vogliono l’introduzione dei Dico, perchè temono la disgregazione dalla famiglia. Forse farebbero meglio a guardarsi allo specchio. Io da certe donne fuggirei di notte calandomi col lenzuolo, altroché matrimonio religioso.

    Sembra quasi che la diminuzione dei matrimoni, il calo delle nascite, l’aumento di separazione e divorzi, siano causati da una legge ancora fare. Non bisogna aggravare la tendenza, ha detto Buttiglione. Ma che razza di perversioni mentali!!!

    Mi chiedo perchè le donne non ricomincino a scendere in piazza, come hanno fatto una generazione fa. Per ributtare a mare questa risacca conservatrice, retriva, oscurantista, papalina che sta investendo la nostra società. O si sono rassegnate al nuovo machismo? Che sta succedendo?

    Rispondi
  • 15. Marino  |  12 maggio 2007 alle 19:43

    In occasione del Family Day, ho letto sul Manifesto del 9 maggio questa interessante riflessione di Enzo Mazzi, ex parroco dell’Isolotto di Firenze, animatore delle Comunita’ cristiane di base, secondo il quale nei Vangeli non c’e’ l’idea di famiglia secondo la concezione diversamente sfaccettata dell’ortodossia cattolica, da Ratzinger a Rosy Bindi, ma il suo superamento, in nome di un principio radicalmente anti-autoritario. Un caro saluto. Marino.

    Cercate i Dico nel Vangelo
    di Enzo Mazzi
    Il Vangelo non marcia nel Family day. I fautori, laici, preti, suore, monsignori, teologi, sono animati da sacro fervore per la famiglia e da sacro furore contro i Dico; ma, per quanto mi risulta da una lunga quotidiana consuetudine col Vangelo, sono lontani dallo spirito e della lettera di quella che dai cristiani viene venerata come Parola di Dio.
    Il movimento popolare da cui sono nati i Vangeli è di un «radicalismo etico» che oltrepassa e in parte ribalta la cultura e la teologia tradizionali del tempo. «Si trattò all’inizio di un movimento di contestazione culturale e di abbandono delle strutture della società», compresa la struttura familiare (G. Theissen, La religione dei primi cristiani, Claudiana, 2004).
    «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Luca 14,16). Parole forti, da contestualizzare.
    Ma proprio questo è l’etos di fondo del Vangelo che viene riproposto in molti altri momenti della vicenda di Gesù. «Ecco là fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti. Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: E chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre» (Matteo 12,46).
    Oppure: «Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione… padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
    Lo so che non c’è solo questo. C’è anche la trasformazione dell’acqua in ottimo vino a un banchetto nuziale. Ma la presa di distanza di Gesù dalle strutture della società ebraica del tempo, dal Tempio, dal Sabato e dai legami familiari, resta, vistosa, predominante, talvolta positivamente provocatoria. Anzi è proprio a causa di un tale atteggiamento che fu messo a morte dai difensori delle strutture tradizionali del tempo: vuol distruggere il Tempio, la Legge, e quindi la famiglia, questa l’accusa. Non era vero, voleva purificare, guarire le strutture tradizionali, andare oltre. Come non è vero oggi che nuove forme di convivenza distruggono il matrimonio.
    Un orizzonte nuovo di valori universali si apre in realtà nel Vangelo col superamento del concetto patriarcale di famiglia: da tale oltrepassamento nasce la comunità cristiana, la nuova famiglia, «senza padre» o meglio con un solo padre «quello che è nei cieli». È questa una intrigante contraddizione per il Family-day. Non voglio dire che per difendere la famiglia tradizionale, «naturale» essi dicono, sarebbero disposti a rifiutare Gesù se tornasse oggi. Ma certo è lontano dallo spirito e dalla stessa lettera del Vangelo questo loro mettere il «sabato», la tradizione, le norme, al di sopra dell’uomo e della donna. È in contrasto col messaggio di Gesù la loro opposizione al riconoscimento pubblico di qualsiasi forma di unione, come quelle previste dai Dico, che non sono affatto contro il matrimonio ma sono basate su valori universali più ampi: la solidarietà, l’amore responsabile, il rispetto dell’altro e dell’altra qualunque sia il loro orientamento sessuale.
    «Uno dei discepoli gli disse: Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre. Ma Gesù gli rispose: Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti» (Matteo, 8,22). Non viene forse voglia di dire la stessa cosa nei confronti dei fautori del Family day? Morti.

    Rispondi
  • 16. sergio  |  12 maggio 2007 alle 20:22

    Caro Marino,

    padre Mazzi, da buon prete, che non vive sulla sua pelle la durezza della vita quotidiana della famiglie, mi sembra molto proiettato verso la vita eterna: e forse dimentica un po’ che molte famiglie non arrivano, con i soldi, alla terza settimana. Da quel che ho capito, non manifesta contro qualcuno ma si chiede aiuto per tirare a campare e crescere i figli.
    In questo, la gerarchia ecclesiastica che non ha organizzato niente non vedo come non possa essere d’accordo. Qui il problema non è di vita eterna, ma di cibo quotidiano. Lasciando stare la teologia, i Dico richiederanno un assorbimento economico, a danno delle famiglie, che nessun Stato può permettersi (non ultimo l’invenzione della “educazione all’amore eterno” di Bush, perché la rottura delle famiglie crea un immenso danno economico sociale). Qui dobbiamo deciderci: o aiutare la famiglia tradizionale che produce ricchezza (figli); o aiutare chi pensa al proprio piacere (spesso senza produzione di ricchezza); o ragionarci sopra e trovare una soluzione per promuovere ciò che produce ricchezza per il futuro.

    Rispondi
  • 17. matteo  |  13 maggio 2007 alle 7:54

    Familyday – un articolo interessante di Vittorio Zucconi

    Familyday

    LA REPUBBLICA _POLITICA
    Lasciate che i fanciulli stiano a casa
    di VITTORIO ZUCCONI

    (…) non c’è nulla di più triste e osceno che adoperare i bambini come props, si dice al cinema, come attrezzi, mobilia, scene, comparse, effetti speciali per servire gli interessi e i rancori politici degli adulti. Se noi grandi, relativamente parlando, abbiamo un osso da rosicchiare con altri grandi, vediamocela tra noi, da adulti.
    Utilizziamo gli strumenti che noi adulti possediamo, media, internet, voti, pulpiti, congressi, associazioni, marce, campagne di lettere, manifesti. Ma portare in processione, come pupazzi, come amuleti, come bandiere di un club di calcio, bambini che non sanno, che non possono sapere (chi lo spiegherà, e come, a un bambini di 4 anni, che cosa sia un Dico, che cosa sia un omosessuale? ) che al massimo ripetono le giaculatorie che hanno sentito dire in casa, adoperarli come teneri randelli da pestare in testa a coloro che non ne hanno, che non ne vogliono, che non ne hanno potuti avere, che li hanno perduti o che li hanno avuti in maniera “non naturale”, come se ai figli facesse alcuna differenza, è una prepotenza che rasenta l’abuso.

    E’ sfruttamento politico ideologico, non molto diverso dai bambini tedeschi, italiani o russi o irakeni vestiti con i costumini del regime di turno a gridare Du-ce Du-ce o Lunga vita all’amato Rais. Una scena squallida, come quei poveri bambinetti trascinati in campo da giocatori di calcio per mettersi la coscienza a posto e predicare il volesemo bene, a tifosi che non vedono l’ora di prendersi a sprangate in testa, di insolentire i tifosi avversari e di caricare “gli sbirri”.

    Se ho bisogno di andare su una piazza con il bambino in collo e quello più grandicello a rimorchio che dopo un po’ comincerà a non poterne più, per dimostrare quanto ami la famiglia, quanto io sia buono e quanto odi coloro che non ce l’hanno o l’hanno formata in altre maniere, dimostro di non credere poi tanto alla famiglia, di avere bisogno di una conferma esteriore ed estetizzante della mia incerta dedizione, di voler esibire quello che per dovrebbe essere naturale e indiscutibile, il fatto che sono fedele a mia moglie (vero?) e fedele all’impegno che mi sono preso mettendo al mondo bambini.

    Il “Family Day”, come si dice in Italia, non è un biglietto Trenitalia con lo sconto del 20% o una pullmanata al seguito del buon parroco o del segretario provinciale del partito, un giorno di maggio. Il giorno della famiglia è oggi, domani, dopodomani, perché ogni day è un family day, per chi ce l’ha e per chi l’ha costruita sul solo materiale che serve, e che non conosce sesso o età, ed è l’amore. L’esibizionismo della piazza è l’esatto contrario della tenerezza, della intimità, che la famiglia dovrebbe rappresentare.

    Parlate male di chi volete. Negate le leggi che volete negare. Chiedete ciò che volete, dalla piazza, perché è vostro pieno diritto farlo, come è mio diritto non ascoltare chi predica l’esclusione, e non l’inclusione, ma abbiate pudore degli innocenti. Non diamo scandalo, come diceva Quello. Lasciate che i fanciulli stiano a casa.

    (11 maggio 2007)

    Rispondi
  • 18. Antonio  |  13 maggio 2007 alle 8:59

    A proposito dei Dico…….

    So che nella mia parrocchia si stanno sviluppando dei dibattiti riguardanti l’ istituzione “famiglia”.

    A questo riguardo, molto modestamente, vorrei dire la mia, anche perchè il problema mi riguarda direttamente, e l’ ho meditato a lungo:

    Al di fuori di una logica “religiosa” il matrimonio è soltanto un contratto; più precisamente un negozio giuridico (esattamente come i Dico), tra due soggetti che si impegnano nei termini regolati dalla legge italiana.
    Questo fatto è così tanto vero, che se una persona (per esempio io) stipula un contratto di matrimonio al di fuori di una logica religiosa (cioè si sposa soltanto in comune), si ritrova ipso facto al di fuori dalla comunione della Chiesa Cattolica.

    Per questa ragione, credo che la Chiesa, prima di tutto, dovrebbe riconoscere all’ interno della propria Comunione Ecclesiale le coppie sposate regolarmente in Comune, rendendo in qualche modo “sacramentale”, e meritevole dell’ appoggio divino l’ impegno di due giovani ad amarsi per tutta la vita.

    Soltanto dopo aver reso oggettivamente privilegiato e santificato il “contratto di matrimonio” previsto dalla legge italiana, potrebbe dibattere con diritto e coerenza gli altri istituti giuridici in discussione, i quali sarebbero, in questo caso, effettivamente considerati in modo non meritevole di considerazione da parte della Chiesa Cattolica.

    Questo è il mio pensiero.

    T.

    Rispondi
  • 19. Sandro  |  13 maggio 2007 alle 10:30

    Berlusconi al Family Day : “I veri cattolici non possono stare a sinistra!”
    Uno dei più grandi miliardari del mondo (che sono un massacro ai poveri che Gesù ci ha detto di salvare) si affianca alla struttura religiosa rivendicando il suo affiancamento a sè e alla destra.
    Se c’era Gesù adesso lo avrebbero di nuovo crocifisso.
    Benedetto XVI lo scomunica ?

    Rispondi
  • 20. Alberto  |  13 maggio 2007 alle 11:24

    Sono rimasto molto amereggiato dal family day.
    Ho letto stamattina la rassegna stampa con le interviste ai partecipanti la manifestazione: neocatecumenali, Ciellini, legionari di cristo, focalarini, religiosi e religiose.
    La motivazione comune era manifestare per l’unica famiglia possibile, la famiglia naturale, l’unica famiglia che fa andare avanti la società. Questi sono i nostri fratelli, questa é la chiesa di cui noi facciamo parte e che noi abbiamo la pretesa, in quanto chiesa locale, di rappresentare?!

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  • 21. Gennaro Carotenuto  |  13 maggio 2007 alle 11:33

    Piazze e chiese. Dal Family day, al papa in Brasile, al non coraggio laico dei Don Abbondio diessini

    La comunicazione religiosa sta superando per invadenza pacchi e tette. Comunque lo si guardi, è un passo avanti. Della rappresentazione televisiva del cosiddetto “Family Day”, notevole è stata l’intenzionalità di come è stata mostrata Piazza San Giovanni. Nelle immagini televisive era soprattutto rassicurante, pacifica, piena di bambini. Perfino la comparsata di Berlusconi indignato con la copia de Il Manifesto in mano, a lanciare i soliti anatemi contro i comunisti, appariva fuori luogo.

    A cercarli dovevano essercene di inquisitori disposti a tuonare che i conviventi e le coppie gay sono attesi dalle fiamme e dallo stridore di denti della dannazione eterna. A cercarli c’erano, ma hanno scelto di non mostrarli e invece -in alternativa non scontata- mostrare e dar voce ad una stragrande maggioranza di persone disposte a dire che sì, magari con meno diritti e senza Dico, ma hanno ben poco contro chi convive. Con presunzione e un po’ di superficialità rivendicano che il loro modello di famiglia sia il migliore ma in fondo, che il ddl sui Dico sia una schifezza, lo sappiamo tutti. Quella piazza, sicuramente né brutta né minacciosa e meno escludente di come si aspettava, parlava perfino di cose concrete, aiuti, asili, ed era così tollerante da non cacciar via i divorziati Fini, Casini e Berlusconi.

    Aiuto! Fino a ieri in questo paese c’era ancora il delitto d’onore e adesso i nipotini di Gedda non hanno nulla contro chi convive? Ma allora a chi parlano Ruini, Bagnasco, Ratzinger? A quale paese, se perfino il popolo delle parrocchie non addita più la pagliuzza di chi vive “more uxorio” e ci manda perfino i bambini a giocare a casa, proprio come se fossero bambini normali e non figli della colpa?

    La sensanzione -terribile sensazione- è che mentre il paese va avanti con buon senso, le gerarchie vaticane si rivolgano solo a quelle politiche, in un gioco del tutto autoreferente che ha come vittima sacrificale la laicità dello stato e mette a rischio la democrazia stessa. Tutto avviene sulla pelle del paese, cattolico e no, e fa aumentare lo iato tra palazzo (o basilica) e paese (o parrocchia) reale.

    Il guaio di ieri era forse che l’inquisitore capo, Joseph Ratzinger, era distratto nel difficile, frustrante e a tratti perfino penoso (checché millanti Bruno Vespa) viaggio in Brasile. Dopo trent’anni di guerra contro la teologia della Liberazione, la chiesa conservatrice, lungi dal vincere quei preti che lottano per la giustizia, sta perdendo la mano. Il popolo dei cattolici sta male ora, qui sulla terra. E se la chiesa non è dei poveri, allora noi poveri ci cerchiamo un’altra chiesa, qui sulla terra. E a paradiso e inferno ci pensiamo poi.

    SENZA SPERANZA Ma Ratzinger è troppo dogmatico e troppo eurocentrico per cercare di capire. Guardandosi l’ombelico ha affermato: “l’unico problema è la carenza di evangelizzazione”. Con quale messaggio, se il papa va a parlare a poveri e pauperrimi avendo come primo punto nell’agenda incomprensibili sproloqui sulla verginità prematrimoniale?

    In un paese dove più della metà dei capofamiglia sono donne sole, e pertanto peccatrici, quale famiglia tradizionale vende Papa Bento? Come fanno ad ascoltarlo se intanto le discrimina? Delle virtù teologali a lui interessa la fede e neanche si preoccupa di contrapporla in maniera che a un ultimo della terra appare blasfema alla speranza. L’importante è il dogma e a Ratzinger non importa se pentecostali e altre improbabili chiese protestanti annaffiano di fiumi di denaro neoconservatore il paese, e rubano al cattolicesimo normalizzato contro la teologia della Liberazione, 3 milioni di fedeli all’anno. Lui lancia anatemi, promette scomuniche e poi i cattolici (come quelli di San Giovanni) reinterpretano con fede, ma ancor di più con realismo e saggezza.

    Ma c’è di più. E’ andato a esigere molto Benedetto XVI in Brasile. Batteva cassa, voleva soldi, sgravi fiscali, prebende, licenze, e soprattutto voleva annacquare una laicità dello stato che non rispetta e forse non comprende. Del resto è abituato all’Italia dove dai politici, di destra e sinistra, tutto può pretendere. Con molta cortesia e altrettanta fermezza il presidente brasiliano Lula ha opposto altrettanti no. E checché ne spacci Bruno Vespa, il papa sta tornando a mani vuote dal Brasile.

    Tutt’altra pasta Lula rispetto ai Don Abbondio dei Democratici di Sinistra, che non hanno avuto il coraggio di farsi vedere né a Piazza Navona né a Piazza San Giovanni. Era una possibilità, magari per far notare alle mamme cattoliche che l’asilo nido alle mamme operaie è più facile che lo diano le giunte rosse piuttosto che quelle di destra. Non sono andati, né qui, né là e per una volta nella vita ha perfino ragione Marco Pannella: “che diavolo sarà il Partito Democratico?”

    Magari fosse davvero un partito neoguelfo il Partito Democratico. Almeno sarebbe qualcosa. Così è solo il vuoto, di contenuti, di idee, di rappresentatività, di coraggio politico ancora prima che laico. E meno male che Mastella e Fioroni abbiano avuto l’intelligenza di andare a rendere bipartisan San Giovanni. Anche per chi lo guarda criticamente da sinistra, non c’è nulla da gioire se il Partito Democratico nasce e resta una scatola vuota.

    PS: Nessuna piazza al mondo contiene un milione e mezzo di persone, e dov’erano i 30.000 autobus che sarebbero serviti per spostarli? Ma chi sosteneva che contro la guerra in Iraq il 15 febbraio 2003 a San Giovanni ce ne fossero addirittura tre milioni, non ha i titoli per dirlo. Qualcuno, nell’Italia dove al Superenalotto si mettono in palio 170 miliardi di lire, dovrebbe dire che portare 200.000 persone in piazza è… un mare di gente ed è peccato fare la cresta!

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  • 22. massimodelpapa  |  14 maggio 2007 alle 10:25

    Cosa è diventata la democrazia in Italia? Un eterno cicaleccio, un affare di palchi su cui salgono misconosciuti cantanti esaltati per sproloquiare in compagnia di politici che non hanno nulla da dire e tutto da apparire. Una democrazia di vox populi, di dirette televisive, di manifestazioni e contromanifestazioni, di squilli di tromba contrapposti.
    Non era dialogo, concordia dei discordi la democrazia, dopo lunghe e pacate discussioni che conducevano a una soluzione condivisa, non gradita a tutti ma da tutti rispettata come valida fino a nuova discussione, anche perchè tale da considerare anche le esigenze, i diritti delle minoranze? D’accordo, concediamo che questo schema virtuoso non si è mai visto tranne che nei tomi di scienza politica. Ma è una soluzione decente quella di buttar via il bambino con l’acqua sporca, di sostituire tutto coi palchi, le idiozie in libertà, le sfilate contrapposte, i telegiornali imbottiti di politicanti declamatori che su tutto dicono niente? Le parole stesse, sale della democrazia, finiscono a puttane, fra “atei devoti” e “laici clericali” ovvero l’ipocrisia al potere. Per tacere di “famiglia naturale”, che al potere ci manda il nonsenso.
    Dicono questi ossessivi presenzialisti di palchi, palchetti, sfilate, concerti, kermesse e girotondi: io non sono contro, io sono pro. Ma è un militare demenziale a metà tra scampagnata e crociata, con un odio sordo per quelli dell’altra parte, con un sentimento di velenosa incomprensione, di avversione politica e sociale che sfiora il pregiudizio antropologico, che riporta ai tempi foschi dell’immediato dopoguerra. Questa del family day, poi, puzza proprio di vecchio, di bigottume stantio, di padre Gemelli e di Luigi Gedda, di comitati civici e di caccia alle streghe, con i video del papa scomparso e lo sciamare di famiglie felici e sudaticce che a vederle non si capiscono allora tutte queste stragi familiari, queste famiglie che scoppiano appena formate. Ma che fa? Tutti montano i loro luna park l’un contro l’altro armati, in vantaggio di un indotto fatto di pullman, di gite, di ingaggi, di marketing, di merchandising. Ma davvero a questo s’è ridotta la democrazia, a un affare di bancarelle?

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  • 23. DAVIDE  |  14 maggio 2007 alle 16:44

    8 per mille per il Family day

    “Fin dalla nascita, nel 1992, il Forum delle famiglie è sostenuto
    dalla Cei attraverso due canali. Il primo è la voce “opere di culto e pastorale di rilievo nazionale” nella ripartizione dei fondi dell’8 per mille. Un capitolo di spesa che dal 1992 al 2005 è cresciuto da 9 a 49 milioni di euro, per scendere a 36,5 milioni di euro nel 2006.
    Beneficiano di tali somme, oltre al Forum delle famiglie, tutte le
    principali associazioni cattoliche promotrici del Family day. Secondo canale di finanziamento del Forum delle famiglie da parte della Cei: i fondi gestiti dal servizio per il progetto culturale, anch’essi provenienti dall’8 per mille, destinati a iniziative e convegni di rilievo nazionale. Nel complesso è difficile quantificare quanto il Forum delle famiglie annualmente riceva dai fondi dell’8 per mille: il sistema di finanziamento è molto articolato. Ma si può stimare in una cifra che va da 300 a 500 mila euro. Ecco come la “provvidenza” farà quadrare i conti del Family day”. Lo scrive nel suo sito web il settimanale Panorama.

    (fonte: http://www.megachip.info)

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  • 24. massimodelpapa  |  14 maggio 2007 alle 22:32

    A me il desiderio di creare una famiglia, anche nei gay, sembra il riconoscimento più bello della importanza della famiglia. Ma questo i preti non vogliono capirlo.

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  • 25. Sandro  |  15 maggio 2007 alle 14:10

    Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare.
    Una folla gli stava seduta intorno, quando gli fu detto: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano».
    Egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»
    Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!
    Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre» .
    (Marco 3,31 – 35)

    Chiunque pratica nella vita la volontà di Dio che Gesù è venuto a seminare nel mondo è la sua vera “family”. Non quelle che rivendicano burocraticamente di esserla loro solo perchè giuridicamente codificate dalle imperialstrutture sociali e religiose.

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  • 26. Paola  |  15 maggio 2007 alle 16:30

    Parto da una frase tratta dal http://www.chiesa che e’ arrivato poco fa (15 maggio 2007 – Dal Brasile risuona una parola tagliente piu’ di una spada http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=140861)
    Per Benedetto XVI, una forte evangelizzazione è la vera risposta agli attacchi alla famiglia, ai delitti contro la vita, all’abbandono del cattolicesimo a vantaggio dei nuovi culti “evangelical” e pentecostali.
    Sono completamente d’accordo. Con le conseguenze che sono queste:
    Per difendere la famiglia, la vita… non si tratta di scendere in piazza / di fare propaganda pro una certa legge o contro un’altra…
    Si tratta di predicare / testimoniare la bellezza (anche magari difficile) di una scelta… e allora, se la gente sara’ intimamente convinta e vorra’ vivere cosi’, non importa nemmeno quale legge sara’ in vigore.
    Questo e’ il canale che deve seguire la autorita’ della Chiesa, deve rivolgersi al cuore della gente, non al Parlamento della Repubblica
    Va da se’ che se tutta la societa’ sara’ stata intimamente pervasa da certe convinzioni, allora produrra’ anche leggi conformi a queste convinzioni.
    Ma partire dalle leggi sperando che queste inculchino le convinzioni e’ mettere il carro davanti ai buoi.
    A me sembra chiaro e consequenziale, ma molti in posizioni influenti sembrano pensare il contrario, non capisco.

    Ciao e buona giornata
    Paola

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  • 27. Ufficio Stampa Arcigay Milano  |  16 maggio 2007 alle 10:23

    L’OMOFOBIA NON SI ARRESTA: AGGREDITO IL PRESIDENTE DI ARCIGAY MILANO

    Ufficio Stampa Arcigay Milano, 16 maggio 2007

    L’aggressione fisica è stata solo la conclusione di una serie di pesanti battute e parole di scherno di cui Ferigo e altre 7 persone sono state fatte oggetto da parte di due altri avventori nel corso della cena.

    Il tutto si è svolto nella totale indifferenza dei clienti del locale.

    La polizia, pur immediatamente avvertita, è arrivata sul posto per i rilievi del caso 20 minuti dopo l’accaduto, mentre l’aggressore è riuscito ad allontanarsi su un mezzo di servizio dell’ATM.

    “L’episodio di stasera dimostra come l’omofobia sia un fenomeno ben presente nelle nostre città. E’ il frutto della campagna di discriminazione condotta nei nostri confronti: chiunque si sente autorizzato ad insultarci e ad aggredirci” ha commentato Ferigo. “Non siamo più nemmeno al sicuro quando andiamo a mangiare tranquillamente una pizza, tutto questo è triste ed estremamente preoccupante. Speriamo che ATM, una volta informata dei fatti, voglia fare quanto in suo potere per aiutarci a individuare l’aggressore”.

    Ferigo ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari presso il pronto soccorso del Policlinico.

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  • 28. joelle  |  17 maggio 2007 alle 8:28

    Il segretario generale della Cei contro “nichilismo e relativismo”
    “Come le truppe del Barbarossa che assediarono la cristianità”
    Betori: “Aborto, eutanasia e coppie gay i nuovi nemici alle porte della Chiesa”

    CITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa cattolica ha i nemici alle porte. L’aborto, l’eutanasia, il relativismo etico che “nega la dualità sessuale e scardina la famiglia basata sul matrimonio” sono come le truppe di Federico Barbarossa, che nel 1155 cinsero d’assedio la cittadella cristiana di Gubbio. A fare il paragone è il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, parole che, a quattro giorni dal Family Day e mentre divampa la polemica sui Dico, possono assumere una connotazione politica forte, anche se il presule non ha fatto alcun accenno diretto né alla manifestazione di San Giovanni tanto meno al ddl governativo sui diritti dei conviventi.
    Proprio nella cattedrale di Gubbio, il numero due della Cei ha celebrato oggi una messa in onore di Sant’Ubaldo, il vescovo medioevale che difese eroicamente la sua comunità contro gli assalti dell’esercito germanico. A lui la Chiesa deve ispirarsi contro i nuovi aggressori, “che tentano di espugnare le nostre città”. Questi “nuovi nemici” si chiamano innanzitutto “nichilismo e relativismo” , due mali da cui si nutrono la deriva morale ma anche le ingiustizie sociali, le violenze, il terrorismo, l’emarginazione dei più deboli.
    Nell’omelia, Betori è partito dal ricordo di Sant’Ubaldo: “Fu premuroso nell’impedire la caduta del suo popolo, fortificò la città contro un assedio. Oggi, nuovi nemici tentano di espugnare le nostre città, di sovvertire il loro sereno ordinamento, di creare turbamento alla loro vita”.
    I nemici di cui parla Betori “si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni della nostra cultura: fanno dell’embrione, l’essere umano più indifeso, un materiale disponibile per le sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell’aborto, e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell’inizio e della fine della vita umana”.
    E sono sempre loro, I “nuovi nemici”, a introdurre “il concetto, apparentemente innocuo, di qualità della vita che innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati; coltivano sentimenti di arroganza, di violenza, che fomentano le guerre e il terrorismo, delimitano gli spazi del riconoscimento dell’altro e chiudono l’accoglienza verso chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano la possibilità di crescita per tutti – continua – mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale; oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata su il matrimonio di un uomo e di una donna”.
    L’omelia anticipa di qualche giorno I temi della prossima Assemblea generale dei vescovi italiani, in programma in Vaticano a partire da lunedì 21 maggio. L’assise sarà per la prima volta aperta dal nuovo presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco. Per l’occasione è atteso anche un discorso importante di Benedetto XVI.

    (16 maggio 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/politica/cei/betori-sessi/betori-sessi.html

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  • 29. danielatuscano  |  17 maggio 2007 alle 8:43

    Proprio come il defunto rev. Falwell, il predicatore dell’America cristianista e razzista grande elettrice di Bush: “L’11 settembre è avvenuto per colpa dell’omosessualità”.

    Chiedo perdono ai miei fratelli e sorelle omosessuali, alle donne che abortiscono, agli immigrati che accusiamo d’intolleranza e inciviltà. Sì, chiedo perdono di essere cattolica. Ma fra poco, vedrete, scomunicheranno anche me.

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  • 30. ZeroNotturno  |  17 maggio 2007 alle 10:48

    Riguardo alla chiesa e a Dio… ho le idee ben chiare, in tale proposito scrissi una e-mail a un sacerdote sostenitore dei gay “un mito” DON FRANCO BARBERO

    Questa è l’e-mail che gli inviai, in seguito a un intervista doppia fatta dalle iene.

    “Carissimo don Franco, le scrivo in merito all’intervista doppia delle iene.
    Volevo ringraziarla per quello che ha detto, lei è un grande.
    Se tutta la chiesa la pensasse come lei su noi omosessuali; si troverebbe con molti più fedeli…
    Io credo in Dio, ma… non pratico più da parecchi anni….!!! Mi dispiace dirlo, ma la chiesa attuale sta facendo di tutto per allontanarci da Dio.
    DIO nn sta più in chiesa, forse è forte questa mia frase, ma Dio, più che in chiesa lo riesco a trovare dentro il mio cuore….!!! Lontano da persona (per fortuna non come lei) che ci ripudiano per quello che siamo!

    Con infinita stima

    Raffaele”

    Risposta:

    “Caro amico,
    l’ha proprio detta giusta: Dio non sta in chiesa anche perché, con un papa tiranno e carceriere, si troverebbe anche Lui in prigione.
    Dio sta ovunque c’è amore, tenerezza, solidarietà e non conosce i recinti in cui la gerarchia vorrebbe richiuderLo. Cerchiamolo ovunque, come ci ha insegnato Gesù di Nazareth.
    Con grande affetto la saluto e la rimando al sito http://www.viottoli.it ove può trovare le notizie della nostra comunità.

    don Franco”

    Ce ne fossero di persone cosi…. non aggiungo altro.

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  • 31. Stefano Pasquazi  |  17 maggio 2007 alle 11:20

    Il relativismo etico che “nega la dualità sessuale e scardina la famiglia basata sul matrimonio” sono come le truppe di Federico barbarossa, che nel 1155 cinsero d’assedio la città cristiana di Gubbio difesa dal santo Vescovo Ubaldo. A fare questo paragone è il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, parole che, a quattro giorni dal Family Day e mentre divampa la polemica sui Dico sembrano cadere come fulmini in un terreno già reso esasperato da eccessive strumentalizzazioni politiche. Anche se il presule non ha fatto alcun accenno diretto né alla manifestazione di San Giovanni tanto meno al ddl governativo sui diritti dei conviventi il paragone con le gesta del santo medievale sono servite a trovare senso alla lotta attuale contro le nuove forme di riconoscimenti sociali proprie dei gay.
    Oggi, come fece nel medio evo questo vescovo, la comunità cristiana deve difendersi dagli attacchi dei nuovi aggressori che minacciano le città che fino ad ora sono state il simbolo di una CIVITAS PERFECTA . Parole dense di simbologie evocative. Tecnica comunicativa antichissima di cui la chiesa ne è padrona e che sa ben usare, purtroppo anche in modo improprio.
    I nemici di cui parla Betori che attaccano le città “si chiamano nichilismo e relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono tendenze egemoni sulla nostra cultura: fanno dell’embrione, l’essere umano più indifeso, un materiale disponibile per le sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell’aborto, e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell’inizio e della fine della vita umana”. I “nuovi nemici”, introducendo “il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita, provocano ‘emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati; coltivando sentimenti di arroganza, violenza, che fomentando le guerre e il terrorismo, delimitando gli spazi del riconoscimento dell’altro e chiudendo l’accoglienza verso chi è diverso per etnia, cultura e religione. Negano la possibilità di crescita per tutti – continua – mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale; oscurando la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata su il matrimonio di un uomo e di una donna”.
    Beh di fronte a tale panorama non ci resta che piangere! Le città sono minacciate da uno sconfinato esercito pronto a distruggere la quiete e la tranquillità della gente. Piange chi non ha una coscienza critica per definire questa interpretazione alquanto sommaria e che, come al solito, mette angoscia a chi vive già nella paura che la proprie “città=civiltà” possa essere ben presto messa a repentaglio.
    Ma uno sguardo positivo sul futuro? Sulle possibilità di progresso che ci attendono? Sulle conquiste fatte che ci hanno permesso di progredire socialmente, culturalmente e soprattutto umanamente? Comunque è più facile, e soprattutto più sbrigativo, fare “di tutta un erba un fascio” e non spiegare con pazienza alle persone che oramai vivere in una società complessa significa porsi a confronto, ascoltare e dialogare con chi è diverso da te. Ed ascoltare, spesso e volentieri, richiede l’umile gesto di porre in sospeso le proprie visioni per vedere che una parte di verità è contenuta anche nella persona “diversa” da me.! Questo non è relativismo! Questo è solo buon senso!
    Ma in certi prelati oggi sembra più andare di moda la voglia di ripercorrere le strade di un antico CESAROPAPISMO che entrare umilmente nelle pieghe della storia attuale.
    A questo punto sorge la domanda: Chissà Dio da quale parte sta? Oppure: chissà se Dio sta dentro o fuori la città?

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  • 32. Ric  |  17 maggio 2007 alle 18:52

    la chiara posizione della mitica Saraceno, riguardo le
    recenti dichiarazioni di Betori..
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=2976&ID_sezione=&sezione=

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  • 33. ronny  |  18 maggio 2007 alle 16:23

    La Chiesa deve essere un porto sicuro per i gay
    Aprile 2007

    LONDRA – L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams ha detto che la chiesa anglicana deve essere un posto dove gay e lesbiche possono parlare liberamente e sentirsi al sicuro. Questa è la risposta ufficiale a un Rapporto interno sulla comunità anglicana.
    Infatti anche in paesi liberali esistono forme di odio verso gli
    omosessuali che si manifestano con crimini di una violenza e crudeltà inaudita. Williams conclude la nota dicendo che questo non deve accadere in alcun modo e che la chiesa anglicana deve essere un posto dove il dialogo più che possibile, è naturale.

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  • 34. DAVIDE  |  19 maggio 2007 alle 11:19

    ECCOVI L’OMELIA UFFICIALE DI MONS. BETORI

    Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Betori, Segretario Generale della CEI, in occasione della Festa di Sant’Ubaldo Patrono di Gubbio (PG)
    16 maggio 2007

    Nella prima lettura di questa liturgia il libro del Siracide ci ha offerto il ritratto del Sommo Sacerdote Simone, un ritratto che ben si attaglia anche alla figura di Sant’Ubaldo, così come ce l’ha consegnata la storia e la devozione dei suoi concittadini. Ne emerge in particolare la funzione liturgica, fondamentale nel ministero di un vescovo “e di cui nella vita di Sant’Ubaldo si ha testimonianza vivissima proprio alla vigilia della sua morte, a ciò invocato dal suo popolo che ne reclama l’azione sacerdotale“, ma non vanno trascurati gli altri segni che completano l’immagine, in particolare in rapporto al servizio del popolo.
    Perché proprio questo fa grande Sant’Ubaldo e quindi da sempre e da tutti in Gubbio venerato e amato: il suo essere servitore della comunità ecclesiale e civile. Gli episodi che ne arricchiscono la biografia vanno tutti in questa direzione: la riforma della vita del clero, l’accettazione delle sofferenze che gli procura il suo comportamento mite e pronto al perdono, la povertà e l’uso benefico dei beni materiali a vantaggio dei poveri, il mettere a repentaglio la propria vita per riportare la pace, il ripudio di ogni timore davanti ai potenti per difendere la causa dei deboli, la serena accettazione delle sofferenze che colpiscono il suo corpo con il progredire degli anni, le numerose guarigioni di malati e afflitti durante la sua vita e dopo la sua morte.
    Ma c’è una frase nel brano del Siracide che risplende di particolare vigore, illuminando il momento centrale del rapporto tra Sant’Ubaldo e la sua città: “Premuroso di impedire la caduta del suo popolo fortificò la città contro un assedio”. Non possiamo non scorgervi una esaltante corrispondenza con il segno di croce tracciato da Sant’Ubaldo che pose fine all’assedio delle città nemiche. Ma non possiamo dimenticare che esso giunse solo alla fine di un itinerario di conversione del popolo e dopo la supplica che il Santo rivolse al Signore.
    C’è una forte carica di esemplarità in questo episodio chiave della vita di Sant’Ubaldo, che molto può insegnare anche per la condizione odierna della nostra società. Nuovi nemici tentano di espugnare le nostre città, di sovvertire il loro sereno ordinamento e di creare turbamento alla loro vita. Questi nuovi nemici si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura: fanno dell’embrione, l’essere umano più indifeso, un materiale disponibile per sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell’aborto e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell’inizio e della fine della vita umana; introducono il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita, che innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati; coltivano sentimenti di arroganza e di violenza che fomentano le guerre e il terrorismo; delimitano gli spazi del riconoscimento dellìaltro chiudendo all’accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale; oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna.
    Occorre avere consapevolezza di questa battaglia in corso attorno alla persona umana e alla sua dignità e di quanto essa sia decisiva per il futuro della società, ma occorre anche riconoscere che può salvarci solo il riferimento al Dio creatore e alla sua legge scritta nei nostri cuori, e a noi rivelata in pienezza da Gesù che ci offre anche la grazia di adempierla. In questo riferimento trascendente che, giustamente, don Angelo Fanucci nel suo commento alla vita di Sant’Ubaldo scritta da Giordano “vede in quel collocarsi in alto da parte di Sant’Ubaldo nel prendere posizione a favore dei suoi concittadini nel dramma dell’assedio. Così come la grandezza del Sommo Sacerdote Simone è tutta nel suo essere pontefice, ponte tra Dio e il suo popolo, altrettanto Sant’Ubaldo si colloca al di sopra di una visione puramente umana delle cose e si pone nella prospettiva di Dio, altrettanto anche noi oggi siamo chiamati a discernere e giudicare il presente con gli occhi di Dio e a chiedere a tutti, credenti e non credenti, di fare altrettanto se vogliamo salvare il nostro futuro, a vivere tutti“ come ci ha invitato Benedetto XVI “ etsi Deus daretur, ‘come se Dio esistesse’, ribaltando l’ipotesi che ha retto il pensiero e l’agire della modernità, l’etsi Deus non daretur, il ‘come se dio non ci fosse’ che ha prodotto i forni di Auschwitz e i gulag della Siberia. Se vogliamo difendere il vero volto dell’uomo abbiamo bisogno di riscoprire il volto di Dio.
    E il volto di Dio è l’amore, come ci ha ricordato il Santo Padre nella sua enciclica “Deus caritas est”. Non però l’amore debole che nasconde la verità, che crea ambiguità sotto il velo della falsa tolleranza, bensì quello esigente che non rinuncia a ferire per curare, a distinguere per poter allacciare ponti veri e non a voler rendere tutto fittiziamente omologo, a richiamare alla responsabilità senza indulgere in un buonismo alla fine perdente. Solo da questa carità nella verità può scaturire quella capacità di costruzione della comunione che segna tante vicende della vita di Sant’Ubaldo e che la seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo agli Efesini, descrive nei termini della benevolenza, della misericordia, del perdono, della carità a imitazione di Cristo che ha dato se stesso per noi.
    Questa visione alta della carità, che non rinuncia alla verità, ma proprio per questo è capace di generare progetti di novità di vita nella sfera individuale e in quella sociale, è ciò che è chiesto oggi ai cattolici. Da un siffatto progetto di rinnovamento spirituale, culturale e sociale può scaturire quel dominio sui demoni del nostro tempo, la cui sottomissione, secondo le parole della pagina del vangelo di Luca, è legata al nome di Gesù e al nostro affidarci come discepoli a lui. L’attesa della protezione del Santo è viva per noi, come lo fu in occasione della sua morte da parte dei tanti poveri che si rivolsero alla sua intercessione. Ma, come ci ricorda il vangelo, ancor più importante è che il nome di Sant’Ubaldo splenda scritto nel cielo e che a questa meta di santità chiami tutti noi. La meta della santità, costituisce anche nel tempo presente il compito affidato alla testimonianza che i credenti sono chiamati ad offrire al Signore Risorto, così che egli possa risplendere come speranza per l’umanità. Lo abbiamo ribadito nel recente Convegno ecclesiale nazionale di Verona. Vogliamo riascoltarlo con le parole di Giovanni Paolo II, che al termine del grande Giubileo dell’anno 2000 ci ha riproposto la santità come «œmisura alta della vita cristiana ordinaria», che tutti quindi ci interpella a vivere, per usare le parole di Benedetto XVI, rispondendo con il sì della fede al «grande sì che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza». Così sperimenteremo per noi e saremo capaci di testimoniare agli altri la bellezza della vita cristiana, come essa sia compimento pieno e ulteriore di ogni nostra attesa, gioia perfetta che nulla può oscurare e che non avrà mai fine.

    + Giuseppe Betori

    Rispondi
  • 35. gruppo kairos  |  20 maggio 2007 alle 10:34

    Erano come noi, non dimentichiamoli…

    Proprio nei giorni in cui si celebravano le esequie del giovane Matteo di Torino noi ragazzi del gruppo Kairòs, omosessuali cristiani di Firenze, ci trovavamo in una piccola chiesa del centro storico della nostra città a pregare anche per quel giovane e a porci alcune domande. Possibile che i nostri pastori, solitamente così loquaci in tema di omosessualità , non avessero per lui una sola parola?

    E così abbiamo deciso di ritrovarci il 28 giugno alle ore 21 nella chiesa Valdese di Firenze, in via Micheli per una veglia di preghiera ecumenica in ricordo delle vittime dell’omofobia insieme a ministri di diverse confessioni religiose e a rappresentanti di vari gruppi e movimenti cristiani.

    La data simbolica del 28 giugno (a ricordo della rivolta di Stonewall) vuol essere un momento di comunione tra i gruppi di credenti italiani e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, oltre che un momento di testimonianza pubblica.

    Crediamo sia giunta l’ora di fare qualcosa di drammaticamente diverso dal tacere. E’ giunta l’ora, come credenti, di impegnarci affinché episodi del genere non debbano ripetersi… mai più!

    Ma perché la nostra TESTIMONIANZA sia vera e forte abbiamo creato un mini sito internet sulla veglia del 28 giugno, visitabile all’indirizzo http://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm , in cui abbiamo raccolto le tante storie di uomini e donne vittime dell’omofobia, le nostre speranze e dove chiunque potrà lasciare un pensiero o una frase per condividere la nostra sete di giustizia perché cessi questa inutile violenza omofobica…

    Donateci anche Voi una frase, una riflessione o una speranza affinché il loro sacrificio non sia stato inutile e non sia cancellato dal silenzio…

    Innocenzo, Webmaster del gruppo kairos di firenze

    http://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm

    Rispondi
  • 36. faschion2007  |  26 maggio 2007 alle 13:27

    splendida la tua poesia!!! questa è di pablo neruda

    Toglimi il pane, se vuoi,
    toglimi l’ aria, ma
    non togliermi il tuo sorriso.
    Non togliermi la rosa,
    la lancia che sgrani,
    l’ acqua che d’ improvviso
    scoppia nella tua gioia,
    la repentina onda
    d’ argento che ti nasce.
    Dura è la mia lotta e torno
    con gli occhi stanchi,
    a volte, d’ aver visto
    la terra che non cambia,
    ma entrando il tuo sorriso
    sale al cielo cercandomi
    ed apre per me tutte
    le porte della vita.
    Amor mio, nell’ ora
    più oscura sgrana
    il tuo sorriso, e se d’ improvviso
    vedi che il mio sange macchina
    le pietre della strada,
    ridi, perchè il tuo riso
    sarà per le mie mani
    come una spada fresca.
    Vicino al mare, d’ autunno,
    il tuo riso deve innalzare
    la sua cascata di spuma,
    e in primavera, amore,
    voglio il tuo riso come
    il fiore che attendevo,
    il fiore azzurro, la rosa
    della mia patria sonora.
    Riditela della notte,
    del giorno, delle strade
    contorte dell’ isola,
    riditela di questo rozzo
    ragazzo che ti ama,
    ma quando apro gli occhi
    e quando li richiudo,
    quando i miei passi vanno,
    quando tornano i miei passi,
    negami il pane, l’ aria,
    la luce, la primavera,
    ma il tuo sorriso mai,
    perchè io ne morrei.

    Rispondi
  • 37. neottolemo  |  1 giugno 2007 alle 9:11

    Qua il discorso è difficile. Non una difficoltà intrinseca all’argomento, ma bensì all’argomentazione. Questa tenderebbe a deviare sul qualunquismo più sfrenato, e potrebbe facilmente raggiungere la qualità di un discorso di Maurizio Costanzo se non ci si sta attenti… Speriamo bene.

    Logo

    Venitemi a dire che studiare le lingue morte non serve, vi sputo in un occhio. Io le lingue morte non le ho studiate, ma logos mi offre una vasta gamma di significati (per le mie argomentazioni) che è un peccato che non ci siano più parole come questa.

    Voi che sapete più di me, in questa semplice parola che i Greci ci hanno gentilmente concesso di adoperare nel nostro blog (parliamo sempre di logos) , si vengono a scontrare i due pilastri su cui si è formata la cultura dell’uomo che oggi noi tutti siamo: metafisica e logica.

    Nella metafisica, ma voi lo sapete già (faccio il paraculo oggi, lo so), va a rientrare quella che è la spiritualità in senso lato, e più precisamente (che è quello che a noi interessa) la religione.

    Direte voi, miei attenti lettori, che cappericchio c’entra logos con la metafisica e quindi con la religione? Il logos (ridondante…) lo troviamo paro paro nel Cristianesimo come tramite attraverso il Divino opera. Ecco detto, e fatevelo bastare, non dirò altro a riguardo, se volete saperne di più iscrivetevi a filosofia. Io faccio storia e tant’è.

    Veniamo ora alla seconda categoria a cui la parolina Greca ci ricollega.

    Nella logica il logos null’altro è che l’antesignano del significante di cui prima. Cioè (che è difficile pure per me, o meglio, soprattuto per me), da logos discende logica. E’ lineare.
    Ora non sto qui a spiegarvi il perché di questo in quanto è discorso lungo (poi nemmeno troppo lo ricordo ed ho paura a riaprire i libri in questo momento).

    Cercando di affrontare un discorso storico a riguardo, che gradualmente ci porti in argomento, le ere hanno visto una dura lotta tra la metafisica e la matematica (eh lo so… la so lunga io). Lotta vinta inizialmente dalla metafisica (vedi religione) e spostandoci al presente ha visto un recupero della logica ed al trionfo della matematica.

    Ora che sapete qualcosina in più su questa parolina che tanto ha dato alla filosofia ed alla matematica, vediamo di tornare a bomba.

    Come chiunque che abbia acceso la TV almeno una volta da tempo immemorabile sa, siamo arrivati al fatidico Family Day, un anglofonia indispensabile per rendere più attraente l’italico “giorno della famiglia”. A cosa serve parlare ancora di questo Family Day vi chiederete voi? E soprattuto, che cavolo hai scritto a fare tutte quelle menate sul logos se poi ci parli di Family Day? Semplice, per riempire spazio e partorire un nuovo post di cui nessuno sentiva la mancanza. E poi al mio ego fanno bene queste cose.

    Questo nostro Family Day, si può facilmente inquadrarlo in quella che prima si è descritto come logica. Essendo la logica strettamente legata alla matematica, e quindi regolatrice di natura, è sostanzialmente naturale (bello eh?) che l’uomo si leghi ad altre della sua specie per formare quel fondamentale atomo sociale detto famiglia.

    Di contro, possiamo associare la coppia di fatto (antitetico della famiglia naturale) alla metafisica. Ma questo non arbitrariamente, giammai. Etimologicamente metafisica deriva da meta (che vor dì “oltre”) e fisica, nel senso di naturale, quindi proprio ciò che è oltre il naturale: la coppia di fatto appunto. Anche i discorsi di Costanzo sono oltre il naturale, ma non è questa la sede per dibatterne.

    Vediamo dunque riaffiorare di nuovo la lotta tra spirito e ragione, che si è innumerevoli volte proposta nell’arco della nostra storia. Basti pensare a quella che fu la Rivoluzione Francese con quel suo tipico sottofondo di teste rotolanti. Tres joli.

    Ovviamente questo discorso non sta in piedi. Potrei tranquillamente porlo in maniera totalmente opposta avendone come risultato un qualcosa di abbastanza convincente per chi vuole esserne convinto.

    E’ quella che si chiama verità di fatto, contrapposta alla verità di ragione (come le famiglie, vedi tu a volte)…

    Il discorso, posto in questi termini diventa squisitamente strumentale.

    Quindi diamo spazio a dei quesiti che vogliono essere assolutamente cerchiobottisti:

    Se vogliamo dirla tutta non ci troviamo di fronte al paradosso di Sen. Queste due entità familiari non entrano in competizione tra loro. Non c’è concorrenza e quindi nessuna delle due può fallire. Probabilmente la famiglia di fatto potrà fallire nei suoi intenti di restare unita, ma dopo che la stessa dimostrazione ci è stata data dalla famiglia naturale, vogliamo almeno dare alla prima il tempo di provarcelo anch’essa?

    Si è inoltre detto tanto sui partecipanti al giorno della famiglia e delle loro numerose famiglie. La cosa non mi fa tanto scalpore, ad esempio, quanti fumatori consigliano a terzi di non fumare?

    Volete lasciare liberi gli omosessuali, per quanto a loro possiate essere contrari, di inguaiarsi con un atto legale parte della loro vita?

    Volete pur lasciare libera la chiesa, per quanto ad essa possiate essere contrari, di difendere i loro valori e le fondamenta stesse del loro credo?

    Insomma, è un argomento questo in cui per me è ben difficile dare ragione a quella o questa parte. Sono un po’ tutti detentori di qualche verità (sempre in senso logico) ed affrontando questo discorso (sempre in senso logico) ci ritroviamo ora ad avere tra le mani qualcosa di simile al paradosso di Sen:

    è impossibile far coesistere le ragioni della chiesa e le ragioni dei di.co.

    Questo è l’unico dato incontrovertibile, e detta in termini poveri qualcuno deve cedere. Ovvero è una situazione da cui se ne esce solamente eliminando, o meno violentemente semplicemente scontentando una delle due parti in questione.

    L’ultima domanda che voglio porre è questa: chi vogliamo mettere da parte, e soprattuto, perchè?

    Epilogo

    A dire il vero non ho nessun epilogo per fare una chiusa. Se volete faccio una chiosa invece di una chiusa ed al posto di un epilogo scrivo un epigono.

    Epigono: rileggete il post e ne avrete un ottimo esempio.

    Rispondi

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