RITORNO E ANDATA – Renato Zero al “Corsera”: riflessioni a caldo

21 maggio 2007 at 22:42 17 commenti

…21 maggio 2007, si ricomincia.

Renato ancora fra noi. Come due anni fa. In procinto di partire per il tour. Reduce da un incontro molto più intimo (6 persone selezionate) a Roma, alla sede di “Repubblica”. Dove ha parlato di musica, di religione, di violenza e di… Dico (cfr. commento n° 1).

Noi in 160, stavolta alla sala “Buzzati”. Lui elegantissimo, affabile, simpatico, così nature. Sexy. Dispensava baci e abbracci a tutti. Accanto, un anziano rompiscatole spacciatosi per giornalista: Mario Luzzatto Fegiz. Angry E questa è stata l’unica nota realmente stonata nel nostro “realismo magico”…

Io, ben più dell’altra volta, tesa come una corda di violino. Sono stata una delle prime a porgli la domanda. Mi ero persino preparata un taccuino. Attaccata al microfono: “Pronto?”. E lui, di rimando: “…Chi parla?”, poi: “Di solito, in Italia, si dice: Pronto, chi parla? Qui a Milano, invece: Pronto, chi pirla???”. 😀 Mia immediata replica: “Spero almeno di non fare una domanda pirla!!!”. Insomma era iniziata bene, tra grasse risate, e proseguita ancor meglio, con me che affermo: “Sono lenta, non riesco mai ad avvicinarmi a te” (alludevo alla ressa di poco prima, tutti si erano accaparrati un posto vicino a lui per una foto e/o un bacio, ma io ero rimasta seminata: e l’ultimo bacio risale al 1994… ), e lui che obietta: “Ma sei vicina” riferendosi alla mia postazione, effettivamente buona anche se si poteva sperare di più.

Io ho accennato alla spettacolarizzazione del dolore, visto che l’attimo precedente si parlava di pedofilia, tema da lui trattato già nel 1974, e volevo dirgli che (contrariamente a quanto sosteneva nell’intervista) la gente ha bisogno di amicizia, solidarietà e amore, e in giro se ne trovano molti, lo vedo coi miei studenti, solo che in tv mostrano solo certe facce… Purtroppo Fegiz interviene sviando del tutto il senso della mia frase, e nel “balordone” più completo m’incarto. Intendevo ricordare a Renato che l’artista deve dar voce alle persone vere; quindi basta tradizionalismo… Ma non ci son riuscita; e Renato mi ha parlato del valore della famiglia…

…che è diverso parlare di bambini e di adolescenti ma che in entrambi i casi l’educazione deve partire da lì ecc., che è intollerabile mandare le bambine in giro come lolite ecc. Sulle donne si è soffermato molto, e comprensibilmente, visto che ne è perdutamente innamorato e, forse, anche un po’ intimidito, venato di inespresso rimpianto, come per un treno mancato. Renato è un femminista sentimentale.

(Foto Massimo Barbaglia)

Milano. Renato Zero nella morsa dei fans e, sotto, con un giovanissimo ammiratore (foto Massimo Barbaglia)

Poi ha ricordato (benissimo!) il piccolo Matteo di Torino, suicidatosi perché “accusato” di essere omosessuale, soggiungendo: “A me lo dicevano già a due anni, ma io la prendevo con allegria, alla fine la mia sessualità me la sono scelta da me (o circa), però, davanti alla tracotanza di certi bulletti, altri, più fragili, si suicidano”. Forse sarebbe stato ancor meglio precisare che essere omosessuali non è un insulto, ma è ok anche così. Che abbia ricordato il ragazzino è positivo.

Carinissimo un 17enne sparuto che gli ha chiesto se rifarebbe tutto daccapo. Una gran voglia di abbracciarlo! Stupenda domanda di una giovane donna: “Come consideri le tue trasgressioni passate, come vivi quelle presenti e come gestirai le future?”. Renato l’ha lodata pubblicamente, ha voluto vedere il suo viso da vicino, ha commentato: “La tua domanda è molto adulta”. La risposta, in verità, è stata un po’ banalotta, soprattutto perché s’è infognato in un pistolotto sulle stragi del sabato sera che proprio ti sembrava di non avergli mai chiesto…

Ma Renato è così: apre parentesi che non sempre riesce a chiudere. Com’è accaduto a un bibliotecario che voleva solo conoscere qualcosa circa i suoi prossimi concerti; appena il Nostro ha saputo che lavorava al Castello Sforzesco si è ricordato del pessimo episodio del 1981 in cui perì la giovane Tiziana Canesi. Renato era rimasto estremamente scosso da quell’episodio, visto che lo ricorda ancora, fra il triste e l’incazzato, fra una carezza per Lucy e un omaggio a Claretta. In seguito, finito lo sfogo, ha tagliato corto: “Bene, ora un’altra domanda” e il povero bibliotecario: “Scusa, Renato, ma ancora non ti ho fatto la mia…”. 

Del resto, i suoi silenzi e i suoi “non detti” sono talora più eloquenti dei discorsi compiuti. Il guaio è che, con lui, non si può barare: quello che provi vien fuori, ti mette a nudo, e sono certa che, se fossimo soli… beh, dovrei raccontargli PER FORZA la verità di me.

Renato è intelligentissimo.

Però questo suo punto di forza m’intimorisce anche parecchio.

Renato è un uomo di rara e spiegazzata bellezza, acuto, prevaricante, eccessivo. In tutto. Lo ha ammesso lui stesso: “Mica è facile starmi al fianco!”. E’ spesso faticoso vivere, ed essere, diversi dagli altri.

Renato che, se non avesse fatto il cantante, sarebbe stato un camionista per poter girare il Paese (o un/a suo/a cliente, come accadeva al protagonista di Nafta). Da brava demente non gli ho portato nulla di mio, come certo avrei potuto e come mi ha rimproverato l’amico che mi accompagnava, eh già, “sarà per la prossima volta” come fosse una bagattella. Mi è sfuggito anche all’uscita: lo aspettavamo da una parte, se l’è filata da quella opposta, dove si trovava un altro amico mio che mi telefonò urlandomi: “E sbrigati, che lo vedi…”. Seeeh, cippirimerlo!!!!

Un altro amico, in collegamento telefonico, ha annotato: “Tremolavi come un’adolescente… ti piace, eh?”. MAMMA MIA, CHE VERGOGNA!!! E lui: “Ma nooo, che quella sala era piena di umori vaginali e non solo!!!!!!!”. Sospetto fossimo tutti “in tiro”… e Renato lo sapeva!

(Foto Massimo Barbaglia) 

Poi, chi altri ho visto? Ah, sì: Roberto con lo stesso maglioncino a V che indossava alla serata con Tieri, durante la prima ressa si è avvicinato con una smorfia stortarella urlacchiando: “Aoh, non così, non state sotto” Poi, però, ogni tanto faceva capolino dai camerini, da solo o a fianco di una bella bionda, o di Mariano. Renato ne parlava sempre con grande affetto.

A proposito di Mariano: è diventato un giovanotto molto interessante. 😛 Oltretutto adesso sfoggia una barbetta assassina che gli dona, e lo fa molto più uomo. Era pensoso, si appoggiava spesso a un lato della parete, ogni tanto rientrava in camerino, poi usciva di nuovo, disinvoltamente charmant.

Ma il mini-tour tra le facce italiane sta per terminare, fra poco ricomincerà la musica, e ci attendiamo e speriamo sia ancora la nostra, vera, tanta, generosa, risorta.

Daniela Tuscano (foto e video in http://www.corriere.it/vivimilano/faccia_a_faccia/articoli/2007/05_Maggio/22/zero_sezione.shtml)

 

****

RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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59 A 41, LE PERCENTUALI DELLA VERGOGNA IL SULTANO E L’IMPERATORE

17 commenti Add your own

  • 1. danielatuscano  |  21 maggio 2007 alle 23:36

    Zero: “Il diritto all’amore va regolamentato per tutti”

    “Sì ai Dico”. E svela: “Da piccolo subii violenza”

    di Pietro D’Ottavio

    Da più di trent’anni sulla scena, Renato Fiacchini in arte Zero ha inciso decine di dischi e cantato dal vivo in migliaia di concerti con il “tutto esaurito”. Alla vigilia del varo del suo tour-kolossal “mpzero”, il cantautore è protagonista del Forum con i lettori di Repubblica Roma e Repubblica Radio & Tv. Il primo concerto è in cartellone il 26 a Padova, quindi doppio appuntamento allo stadio Olimpico il 2 e 3 giugno. Poi il viaggio lungo l’Italia: da Milano a Firenze, fino a Bari e Palermo. Ecco il resoconto dell’incontro.
    Repubblica. La nostra redazione è a poche centinaia di metri dal quartiere romano dove Renato Zero è cresciuto: la Montagnola (dove si trasferì la sua famiglia lasciando la casa di via Ripetta).
    Renato Zero. Arrivando qui in auto, ho avuto un brivido… mi è tornato in mente quando facevo la Cristoforo Colombo in autostop. A volte il passaggio non arrivava e, cammina cammina, mi ritrovavo a Piazza Venezia… L’autostop mi ha aiutato tantissimo a comprendere la psicologia delle persone. Che è il sogno di tutti: io l’ho realizzato attraverso le canzoni e attraverso la scrittura. Ma soprattutto attraverso il contatto con le persone, spesso in maniera così casuale come con l’autostop. Opportunità che oggi ci viene negata, la mentalità è profondamente cambiata.
    Monica Toscano. Una volta hai detto: “La musica più vera è l’anima che non ha paura”. Di cosa hanno paura l’uomo e l’artista Renato Zero?
    Zero. Da quando avevo più o meno 14 anni sono convinto che la paura va condivisa. Il confronto dà la possibilità di allearti con chi ha le tue stesse paure. E se non si hanno paure insieme, non si diventa neanche amici. Per quanto mi riguarda, avendo “scelto” un “involucro scomodo”, durante la mia adolescenza avevo persino paura di circolare per strada. Poi queste insicurezze si sono stemperate grazie al palcoscenico che mi dava la possibilità di esprimermi e soprattutto grazie al pubblico con cui iniziai a confrontarmi duranti gli anni straordinari di Zerolandia. Oggi l’artista Renato Zero ha più paura dell’uomo Renato Fiacchini, perché l’uomo ha ormai trovato le sue motivazioni e la sua serenità. Invece l’artista trema perché vorrebbe avere dei “figli”, degli eredi artistici. Questi ragazzi e ragazze che si mettono al pianoforte per la per la prima volta e hanno delle cose da dire, hanno una speranza, una tenerezza… Ecco, la paura è che questi giovani artisti si scontrino con la condizione desertica della discografia. Ma il mio desiderio è che, quando lascerò palco e pentagramma, qualcun altro possa avere la possibilità di esprimersi.
    Federico Diatz. Scrivere canzoni importanti implica delle responsabilità. Ti pesano?
    Zero. Dico sempre tutta la verità e mi piace lasciar spazio all’imprevisto: le mie canzoni nascono con grande impeto, sono sempre stato incautamente coraggioso, fin da quando a 15 anni scrivevo dei soliloqui, mai pubblicati. Se riascoltiamo “Qualcuno mi renda l’anima”, e altre canzoni su certi problemi profondamente toccanti e forti… non si può non pensare a temi così attuali come la pedofilia. Oggi la dimensione di questo problema è chiara: è alto il numero di persone che purtroppo hanno queste deviazioni. Le prime volte che cantai quella canzone, il pubblico era terrorizzato che questo problema potesse assumere le dimensioni attuali. Io stesso, quando ero piccolo, subii una sorta di violenza: ero a piazza Augusto Imperatore, stavo raccogliendo farfalle. Un uomo mostrò le sue nudità e mi disse: “Vieni a raccogliere le tue farfalle qui”. Apparentemente non è successo nulla: mi sentivo tutelato dal fatto che a poche decine di metri da me c’era mio padre. Ma è ingiusto che a così pochi anni di vita bisogna già sfoderare questa virilità, questo concetto di difesa e improvvisamente trasformarsi in gladiatori. Non è giusto, perché c’è tutta la vita per diventare adulti, saggi e in grado di difendere noi stessi e gli altri.
    Sara Di Rocco. Cosa ha ispirato i versi “Amico è bello, è tutta l’eternità, è quello che non passa mentre tutto il resto va”?
    Zero. Ho vissuto l’amicizia in maniera totale: oggi si fa un po’ fatica a concedere tempo e spazio all’amicizia. Ognuno è incasellato nel suo lavoro e nelle sue dinamiche. Quando avevo 17 anni non c’erano tanti soldi, l’amico che aveva qualcosa da mangiare in tasca doveva avere il buon gusto di dividerlo… Ho avuto tanti amici della Montagnola che entravano e uscivano dal carcere, poi ho avuto amici importanti ai Parioli o figli di grandi artisti. E ho capito che per prima cosa l’amicizia ha bisogno di azzerare le differenze.
    Emanuele Aldini. Quanto sono diverse le ansie, i timori e gli ostacoli che hai affrontato ai tuoi esordi da quelli che deve affrontare oggi un giovane cantautore come me?
    Zero. Oggi avete un problema in più rispetto alla mia generazione: quello del successo. Noi non avevamo questa ansia: quando ci incontravamo in una cantina come il Ciak a via Torino – si pagavano 500 lire per entrare, c’era un fumo fitto e amplificatori a manetta con le musiche di Beatles e Rolling Stones – avevamo la sola di necessità di esprimerci e di dimostrare ai genitori che volevamo crescere e imparare, nonostante la scuola non ci interessava granché. Anche la vita è un’università: si impara a cadere, a rialzarsi… Se Mario Schifano o Pasolini fossero qui potrebbero testimoniarlo.
    Sergio Iavicoli. Dopo aver scritto per Ornella Vanoni, Mina, Patty Pravo, Loredana Bertè, per chi vorrebbe firmare una canzone oggi Renato Zero autore? O magari ti piacerebbe duettare con una giovane come Momo, che l’ha chiesto espressamente?
    Zero. Le opportunità mancate sono tante: soprattutto con i miei coetanei Claudio Baglioni, Antonello Venditti o Pino Daniele. Abbiamo sottovalutato la possibilità di mettere insieme le nostre esperienze e portarle sul palco. Invece, a proposito di Ornella, ho scritto di nuovo per lei… ma di più non posso dire. La “proposta” di Momo mi piace e sono disponibile. Mi ha anche commosso: sono sempre stato tenuto da parte, soprattutto in altre epoche…
    Mino Buccarella. Negli anni ’70 sei stato l’unico a cantare la possibilità di esprimere se stessi anche con canzoni come “Onda Gay”. Non ti sei mai espresso riguardo i Dico.
    Zero. Sono tante le cose su cui non mi sono espresso… malgrado l’esperienza non do nulla per certo, e se così fosse mi rivolgerei solo a una parte. Io continuerò a difendere tutti quelli che avranno bisogno di non sentirsi soli nella loro battaglia. Ma se perdo la mia trasversalità non sono più Renato Zero e tutto quello che ho fatto perde ogni valore. Riguardo il caso specifico dei Dico, sono fermamente convinto che quando due anime condividono la stessa vita, e si supportano e si assistono l’un l’altro, sono assolutamente d’accordo che il diritto all’amore vada regolamentato, per tutti. Non c’è una regola che possa evitare a una persona con un certo tipo di identità sessuale – di idea politica, di età o di ceto sociale – di avere le stesse tutele che ha la comunità.
    Repubblica. Tra e-mail, fax e telefonate, la redazione è stata inondata dai lettori: ne abbiamo potuto accontentare solo una esigua minoranza. Sono arrivate centinaia di domande da tutta Italia, e perfino dall’Argentina. Molti i quesiti che toccano il tema della spiritualità, come Annabella che chiede quanto c’è di sacro e di profano dentro di te e in canzoni come “Il carrozzone” o “Anima grande”.
    Zero. Penso che il Padreterno, oltre ad aver consegnato Gesù di Nazareth all’umanità, se avesse potuto scegliere un esponente che avesse potuto rappresentare teatralmente il suo pensiero, avrebbe scelto Charlie Chaplin. Perché Dio ride, non è un vendicativo.

    VIDEO INTERO E ARTICOLO SUL SITO DI REPUBBLICA.
    http://www.repubblica.it

    Rispondi
  • 2. ZZZ  |  23 maggio 2007 alle 21:39

    Ecco il link dell’edizione serale del Tgr-Veneto: al minuto 12 potete vedere il servizio dedicato all’incontro avvenuto tra Prof. Zero e gli studenti dell’Università di Padova 🙂

    http://www.tgr.rai.it/SITOTG/TGR_popupvideo/1,8506,tgr%5Eveneto,00.html

    Rispondi
  • 3. roberto  |  23 maggio 2007 alle 22:29

    Ed ecco l’intervista per intero di Repubblica, mi è arrivata da un amico…

    Parte 1 http://www.divshare.com/download/716099-a81

    Parte 2 http://www.divshare.com/download/716100-644

    Parte 3 http://www.divshare.com/download/716102-376

    Buona visione! 🙂

    Rispondi
  • 4. fifi  |  24 maggio 2007 alle 0:30

    grazie tesòòòòò sei stata grandissimaaaaaaaaaaaaaaaa….. cmq bella l’intervista e anche divertente…. simpaticissimo renato….mmmmmmm beata te che eri lìììììì.. cmq domani stampo tutto…bay bay

    Rispondi
  • 5. Massimiliano Frassi  |  24 maggio 2007 alle 10:02

    letto e piaciuto molto. grande anche la descrizione di fegiz ed il tentativo di farlo parlare di pedofilia, in quel modo….
    un abbraccio
    max

    Rispondi
  • 6. Daniele  |  24 maggio 2007 alle 10:38

    Bellissimo….sono senza parole! Ho ripercorso a ritroso emozioni e commozioni che avevo in qualche modo avevo provato e scritto nel mio post: “Renato Zero: ancora dentro di me”.
    Grazie Dani.
    Kiss

    Rispondi
  • 7. Andrea Morini  |  24 maggio 2007 alle 11:15

    E’ bello proprio perchè scritto di getto! Brava come sempre.
    Come va, a parte l’agitazione?

    Rispondi
  • 8. pibua  |  24 maggio 2007 alle 14:00

    Grandeeeee!! Io al tuo posto sarei svenuta 🙂

    Ciao carissima 😉

    Rispondi
  • 9. La Fée Verte  |  25 maggio 2007 alle 9:58

    Ciao Daniela, ho letto ciò che mi hai scritto sul blog di Stefy…ebbene si, sorcina anch’io, o forse ex-sorcina, anche se mi fa male dirlo. Anni d’amore incondizionato e poi..poi mi sono sentita un pò tradita da un artista che da coraggioso e senza padroni, sembra oggi aver strizzato l’occhio ai compromessi, al business e a certi poteri, dei quali un tempo scatenava le ire, e ai quali oggi liscia le piume…sarei felice di avere uno scambio d’opinioni con te, ho letto che hai difficoltà ad accedere a Live Spaces (strano!), ti lascerei volentieri la mia mail, ma vorrei evitare che sia pubblicata qui ed accessibile a chiunque…

    Rispondi
  • 10. massimo  |  25 maggio 2007 alle 11:00

    e brava Nì, questo dovevano pubblicare sui giornali!

    Rispondi
  • 11. danielatuscano  |  25 maggio 2007 alle 12:56

    @Andrea: insomma. Ma ti spedisco una mail.

    @Massimo: sul giornale? Dovrei chiamarmi Fegiz… 😕

    @Fée: capisco ciò che vuoi dire e sono disposta a parlarne. Riguardo alla mail non ti preoccupare, essendo curatrice del blog a me (e solo a me) compare e posso scriverti quando voglio. Ci sentiamo dunque da lì. Solo che volevo ricambiare il favore venendoti a trovare…

    Rispondi
  • 12. gino  |  27 maggio 2007 alle 22:23

    Sei una grande…E Renato Superrrrrr!”!!!!!!!

    Rispondi
  • 13. Maria Giovanna Farina  |  29 maggio 2007 alle 10:53

    Mi è piaciuto il tuo reportage, ha lo spirito giusto, complimenti! La prossima volta ti accompagno io così te Lo blocco e tu…penserai al resto.

    Ciao

    Maria Giovanna Farina

    Rispondi
  • 14. danielatuscano  |  29 maggio 2007 alle 14:32

    Ok, ti prendo in parola… alla prossima 😉

    Rispondi
  • 15. Danielebausi  |  12 giugno 2007 alle 18:06

    E non poteva essere che così!
    Di albe ne ho viste tante e passate, nelle corsie occupate dal dolore, ho conosciuto la tristezza e l’infelicità di un crescita che forse ancora oggi non ho compiuto.
    Quella felicità tanto agognata tarda ad arrivare, ma io non mi sento solo.
    Respiro ancora l’aria di quando, ragazzo, cercavo il mio posto nel mondo e vacillavo nella certezza che quella mano tesa fosse per me, invece era per quello che stava dietro, che è venuto dopo.
    Di quando mi sentivo chiamare “finocchio” e manco sapevo cosa voleva dire.
    Quelle porte si sono aperte ma non mi hanno dato risposte, ne tanto meno certezze; sono servite solo a soddisfare qualcuno più grande di me approfittando della mia ingenuità.
    Così ho continuato a vagare nell’oscurità della via senza far domande.
    In quell’oscurità qualcuno cantava la vita e la libertà; l’amore e gridava “bella la vita”.
    Cosa c’era di bello io proprio non lo sapevo. Per me il bello era la sua voce, il suo canto, la sua musica, le sue parole piene di speranza.
    Mi dicevo: “se questo tizio le canta, ci deve essere davvero da qualche parte questo mondo”.
    Nel mio buio mi vedevo con lustrini e paillettes, abbracciando un amico senza sospetti, dirgli cosa mi sentivo e provavo senza timore di essere giudicato, deriso e offeso.
    Quando ci provavo, la realtà dura e severa, tornava prepotente e il mio sconforto, pure.
    Nella mia valigia di cartone mettevo la speranza di non cadere, e riempivo il diario di foto, di testi, di pensieri per far vedere agli altri di essere più avanti.
    Non ero avanti a niente, anzi, mi accorgevo che andavo indietro sempre di più, barcollando, piangendo.
    Quel carrozzone non mi aveva fatto salire, o meglio, non aveva fatto salire chi mi stava intorno.
    Crescevo senza capire. Credevo che la vita andasse in un modo mentre invece correva sul binario opposto.
    Poi un giorno qualcosa cambiò. Un ragazzo biondo e bellissimo mi baciò ed io lo allontanai per sempre. Mi pento ancora oggi di averlo fatto, ma ero troppo giovane e troppo ingenuo per capire la ferita che gli procurai. Mai avrei pensato che quella ferita potesse contagiarmi e rimanere una delle tante ancora aperte e mai rimarginate.
    Ero solo, ero emarginato, ero niente, erozero. Un ombra che cercava il suo padrone. Mi sarebbe bastata una risposta; quella risposta che per vergogna o per vigliaccheria oppure per ignoranza, nessuno voleva darmi.
    Allora le cercavo in quella musica, in quelle canzoni, in quel viaggio immaginario che facevo nel buio della mia stanza, seduto per terra, appena messa la puntina sul vinile e la voce partiva.
    Così passava la mia adolescenza, buttando via i migliori anni della mia vita alla costante e continua ricerca di me stesso, con l’unico sostegno di un qualcuno fisicamente non presente.
    Adesso, quando rovisto in quella valigia, sorrido, guardandomi riflesso nello specchio dei ricordi, soffiando via la polvere dai lustrini e dalle piume, le stesse che hanno vestito il mio cammino di ragazzo. E se non sono mai affondato, nonostante tutto, lo devo a lui, perché io c’ho creduto, gli ho creduto e fatto inno della mia esistenza. Non ho rimorsi ne rancori per quegli anni, sono stato bagaglio di esperienza; il dolore e la solitudine aiutano a crescere; la sofferenza a forgiare lo spirito e l’anima, ma RENATISSIMO è stato colui che mi ha permesso di non buttarmi via, di non arrendermi mai, di essere, finalmente, un uomo…libero!

    Rispondi
  • 16. Daniele  |  19 giugno 2007 alle 12:56

    Ebbene sì, con il rischio di annoiarvi, di stancarvi e di ripetermi, ancora scrivo di Zero. Il grande e unico artista che abbia mai amato e che forse…amerò per sempre!

    In viaggio per Renato ha un significato molto forte, importante per quello che ho e che, credo, abbiamo provato. Ma cominciamo dall’inizio.

    Per l’occasione del concerto del 2 giugno all’olimpico, mi trovavo a Latina dai miei amici Alex e Jo. Un evento che si ripete quasi puntualmente, con una cadenza circa annuale. Quale occasione migliore per stare un pò con loro e vivere l’esperienza del concerto del nostro mito, insieme.

    Ed eccoci pronti a decollare. Il giorno 2 è arrivato e l’adrenalina già si respirava nell’aria di Latina. Alle 15 appuntamento in una piazza con altri amici per prendere il pullman che ci avrebbe portato diritti al concerto. Ma non era un pullman normale. Cioè, l’aspetto sì, era quello, era ciò che conteneva non era normale, era zeppo di zerofolli di ogni età. Luigi, un amico di Alex e Jo, aveva noleggiato pullman e autista per andare tutti insieme da Latina a Roma. Una sorta di “Priscilla, la regina del deserto” attraverso le province romane per raggiungere il fatidico”olimpico”.

    “Pazze” che scendevano per salutarci e salutare, la musica e le canzoni sparate a dei decibel incalcolabili. Le nostre voci che già alle porte di Roma comiunciavano a vacillare. Alcune signore ci hanno deliziato il viaggio con tiramisù e brachetto…e la voce cantava…cantava!

    Una sosta all’autogrill per i bisogni fisiologici, le raccomandazioni di Luigi di non lasciare sui muri del bagno i nostri cellulari e il nostro carrozzone ripartiva mentre ci esibivamo al microfono con un karaoke un pò approssimativo.

    Ore 16 e 50 circa e il grande mare di gente lo vediamo dai finestrini mentre cerchiamo il punto giusto per parcheggiare ed armarci del nostro sogno e del nostro zaino carico oltre che di felpe, ombrelli e k-way, di emozioni pronte ad esplodere al primo attacco della prima nota.

    Ci mettiamo in fila, il sole battente e qualcuno l’ombrello lo usa per questa causa. Quacuno si lascia tentare dallo shopping di cappellini o magliette e qualcun’altro a rifarsi gli occhi della bella gioventù che lo circondava.

    Ore 17 e 10 i cancelli si aprono e, stretti come sardine in scatola, ci ritroviamo a poco a poco davanti all’ingresso dove i tornelli, che pare facciano la loro funzione, ci pemettono di entrare a respirare la prima parte di gioia solo per essere lì. Il “pacco” di un aitante biondone strofinatosi sul dorso della mia mano ha reso piacevole anche questa “pressa”. I posti li ha presi tutti Luigi facendo una corsa da centometrista per accaparrarseli tutti e 32 insieme affinchè neanche uno di noi si possa trovare da solo ad affrontare il sogno che da lì a poche ore avrebbe vissuto.

    IL tempo scorre tra fotografie, spedizioni nei bagni dove un altrettanto biondo mi ha mostrato integralmente tutti i suoi “gioielli di famiglia”, al banchino dei prodoti ufficiali di Zero, ai panini accuratamente preparati dai miei due straordinari compagni di viaggio.

    Alle 18 un giovane presentatore ci introduce l’anteprima dello show con cantanti emergenti e non. Tra gli altri fanno la loro apparizione Jasmine (…), Daniele Groff e Mariella Nava.

    Un interminabile hola fa passare quasi l’intera ora che ci divide dall’inizio del concerto mentre nel cielo che sovrasta lo stadio la luna e una stella fanno la loro apparizione.

    Ore 21 e 10 e le luci si spengono in un gran boato. La sigletta di testa e finalmente appare lui con tutta la sua energia e la voglia di essere a casa, nella sua Roma splendida e intrigante come sempre. Passano tre ore senza accorgesene ballando e cantando sugli spalti ininterrottamente, fino a non poterne più. La sigletta di coda ci riporta alla realtà: è finito, ma dentro di noi resta quella magia che ogni show di Renato ci regala. A piedi raggiungiamo il pullman che con non poche difficoltà riusciamo a trovare, seminascosto dal casino uscente dei 70000 presenti. Più di un ora ci vuole prima di riuscire a muoverci mentre, con dispiacere, una delle presenti si sentiva male e ha fatto tutto il viaggio di ritorno in uno stato per niente piacevole.

    Il silenzio cala e le luci si abbassano. La musica della radio adesso tace, forse echeggia solo quella che abbiamo ancora in testa e negli occhi. Chi si assopisce, chi dorme veramente e chi, come me, guarda dal finestrino la via che scorre tra alberi sfumati e luci di case in lontanza, cullando i pensieri su chi ci sarà o su chi ci abiterà.

    La piazza che poche ore prima avevamo lasciato baciata dal sole, adesso è avvolta dalla luce di un lampione mentre le lancette dell’ orologio segnano le 2 e 40.

    Stremati, felici e contenti ci ritiriamo nei nostri letti che questa notte raccoglieranno… un sogno in più !

    Rispondi
  • 17. Paola  |  3 aprile 2008 alle 16:49

    Gentile Autore e Fan di Renato Zero,
    anch’io sono una fan di Zero ed essendo un ottico ho trasferito la mia passione nella mia attività allestendo uno show room con l’intera collezione di Renato Zero. Ho inoltre il piacere di comunicarLe che presso il mio Centro Ottico (Ciemme Ottica di San Giovanni Lupatoto-VR) e il Punto Ottico di San Zeno di Cassola (VI) si terrà un evento unico: la presentazione in ANTEPRIMA della collezione Primavera/Estate 2008 “Nero d’autore “ del nostro amato Renato. VI SARÀ LA POSSIBILITÀ DI VISIONARE E PROVARE L’ INTERA COLLEZIONE DI RENATO ZERO!!Le manifestazioni si terranno nelle date 12 Aprile 2008 presso Ciemme Ottica di P.zza G.Falcone,7 di San Giovanni Lupatoto (VR) e il 19 Aprile 2008 presso Punto Ottico, via San Zeno 45 – San Zeno di Cassola (VI), dalle ore 15,00 alle 19,00.Per informazioni rivolgersi a:Ciemme Ottica tel 045.9250463 e Punto Ottico tel 0424.57016. Grazie, Paola

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