S/CORRISPONDENZE

6 giugno 2007 at 6:19 16 commenti

Qualcuno mi ha chiesto perché, in questi giorni, non abbia più scritto. Non lo so nemmeno io.

O meglio, lo so benissimo: lo so banalmente. Per tante cose, e una sola.

Perché sarà pur vero che basta la salute, ma a me preme l’utilità dell’attesa. Il percorrere filiere di fantastici e assurdi chilometri, navigare nell’aria errabonda del destino e nel chiasso di stratosferiche metropoli, in groppa a un indomabile destriero, ma sapere che, dietro quell’uscio, s’intuisce una presenza calda e umile. E invece sentirsi frullare svalvolata, deprivata di un senso e di un sesso, così, un punto nell’universo, un palo nel prato, ha inaridito la mia unica fecondità. Ha annullato la mia creazione.

Percorrere corsie occupate dal dolore, per l’ennesima volta abbracciare un’amica sconfitta e condannata, e sapere di stare lì, con la tua murcida impotenza, solo per accompagnarla verso un silenzio di pietra. Per i buoni e per gli inermi, nessun riscatto, mai.

Anelare a una piccola tenerezza, e ricevere invece un cameratesco, freddo, irritante, stupido attestato di stima.

E quando ci sarà da condividere un istante di stupefatto e scapigliato sorriso, tu non ci sarai. La grazia di questa comunione spetterà a qualcun altro, capitato lì per caso, più improvvido e sventato, ma al contrario di te baciato dalla grazia e dalla benedizione.

Non m’importa essere brava e neutra, voglio esser desiderata per la mia trepida e sensuale debolezza.

Non voglio dispensare aiuto. Lo chiedo soltanto. E sono atterrita da questa voce nell’abisso.

Perché so che posso contare soltanto su di me, e compiacermene, e bastarmi.

Poi la vita proseguirà, forse, con l’augurio che tornino quelle leopardiane illusioni senza le quali essa appare solo bruta esistenza, spasimo invertebrato. M’impongo di non lasciarmi sopraffare dal non-senso. Ma lo stesso, che angoscia stare lì, patetica, irrisolta lampadina accesa.

Scusami, lettore, per questo inutile sfogo.

Daniela Tuscano (grazie a Mario Radaelli per le fotografie)

****

RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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Entry filed under: frammenti.

LE MIE “MAGNIFICHE 30” MALVENUTO. EBBENE? – Manifestare contro Bush è legittimo e democratico

16 commenti Add your own

  • 1. Donatella  |  6 giugno 2007 alle 7:40

    Amico

    Amico,
    ti penso.
    Un di t’amai,
    d’amore sincero.
    Grazie ti porgo,
    per il tempo
    e
    per la sincerità donatami.
    Ma ora,
    la porta del mio cuore,
    socchiudo.
    Sinceramente,
    un dolce addio ti pongo!

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  6 giugno 2007 alle 9:01

    Doni, ma è tristissima! E poi, sentir parlare di addii, in ‘sto periodo… 😦

    Rispondi
  • 3. Davide  |  6 giugno 2007 alle 9:41

    1° giugno

    Dalla finestra
    lacrime fredde
    muoiono tristi
    in pozze scure
    anche il cielo
    eterno grigio
    par sentire
    il nero peso
    dell’anima sola
    non riesco a deviare
    la rabbia che sale
    e solo odio
    uscir vuole
    dal nero cancello
    che è in fondo
    al mio cuore
    ora in testa
    voglio solo pensare
    del profumo d’amore
    che, solo, vuole
    tornare a bruciare

    Davide, III itc

    Rispondi
  • 4. Laura Costantini  |  6 giugno 2007 alle 10:28

    Si intuisce un addio. Niente ti rende più inutile di un addio. Però, come dici, la vita proporrà nuove sfide, nuovi sorrisi. Oggi non li vedi, non li vuoi, non riesci neanche a concepirli. E’ giusto così. Onde su onde, la vita è come il mare. Alle volte fa paura, ma quando si calma e il sole splende, sembra un ventre materno di verde cristallo. E accoglie.
    Laura

    Rispondi
  • 5. Daniele bausi  |  6 giugno 2007 alle 12:55

    Uno sfogo non è mai inutile…serve a “sfogarsi” appunto e quando questa necessità ci sopravviene, dobbiamo farlo.
    Chi ti legge, chi ti ascolta, solo lui, o lei, è capace di giudicarlo, qualora lo voglia fare, ma una tale esigenza richiede rispetto e attenzione.
    Per questo l’ho letto, ascoltato, come se fossi stato lì, e presa per mano per accompagnarti per questa strada che non sempre scegliamo di fare.
    L’importante è che questa mano sia una mano amica.
    Bacio
    D

    Rispondi
  • 6. Francesca  |  6 giugno 2007 alle 13:40

    Le tue parole colpiscono nel profondo per la loro verità…
    Un post molto sincero, intimo.
    Credo di intuire come ti senti, un pò mi riconosco in ciò che scrivi…sto attraversando il periodo forse peggiore della mia vita, mi sento abbandonata, non sola, perché io amo la mia solitudine, non mi spaventa stare sola, anzi. E’ l’abbandono che mi ferisce. L’abbandono al quale non so dare una ragione. L’abbandono dei silenzi… L’abbandono deliberato dei sentimenti.
    Ma la vita va avanti, nonostante tutto…e io sto cercando di ricominciare da me.
    E auguro anche a te di farcela, a guarire l’anima dalle ferite.
    Un bacio.
    Francesca

    Rispondi
  • 7. Donatella  |  6 giugno 2007 alle 14:11

    Donna Velata

    Amori sparsi,
    in ogni paese e città.
    Dove il donare
    è stato tutto il mio
    piacere sincero.

    Ormai,
    come donna velata
    dal dolce pensiero,
    abbraccio la vita in
    altra forma.

    La fede emerge,
    in ogni riga dolce, in
    mani mie giunte
    solo fatte di preghiera…

    Rispondi
  • 8. laura  |  6 giugno 2007 alle 16:00

    ammiro (e un po’ invidio) chi crede senza incertezze nell’amicizia corrisposta, nell’amore eterno, in un Dio giusto.
    ammiro e invidio chi non ha dubbi, chi non ha paura del buio e del non-senso, chi SA che un senso c’è, chi non teme la solitudine.
    spero sempre, lungo la strada, di trovare chi ha paura e chi ha dei dubbi come me. perché forse, INSIEME, potremmo esorcizzare il non-senso, l’aridità e il vuoto.
    potremmo farci coraggio a vicenda o almeno condividere i dubbi.
    potremmo imparare a chiedere aiuto e a farci capire. e potremmo imparare ad aiutarci.
    e potremmo finalmente sapere di essere insieme, di essere parte di qualcosa e non un semplice frammento.
    forse.

    Rispondi
  • 9. Stefano  |  6 giugno 2007 alle 17:24

    grazie per aver condiviso anche con me il tuo stato d’animo.
    non si puo’ dire nulla e non si puo’ nemmeno “consolare”: l’ascolto e’ la cosa migliore…anche perche’ c’e’ poco consolare!
    ti abbraccio

    Rispondi
  • 10. matteo  |  6 giugno 2007 alle 18:26

    Mi accade di ascoltare oggi questa parola,
    è molto forte,
    si commenta da sè, ascoltandola con un po’ di pazienza….
    e altre parole sarebbero di troppo,
    se si vuol provare a…. non scorrerla velocemente. ..
    ciao
    matteo

    Tb 3, 1-11. 16-17.
    In quei giorni Tobi,
    tra gemiti e lacrime,
    si mise a pregare dicendo:
    «Tu sei giusto, Signore, e giusti sono i tuoi giudizi;
    tutte le tue vie sono misericordia, verità e giustizia.
    Ora, Signore,
    ricordati di me
    e guardami.
    Non punirmi per i miei peccati
    e per gli errori miei e dei miei padri.
    Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te.
    Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni;
    ci hai abbandonati alla prigionia,
    alla morte
    e ad essere la favola,
    lo scherno,
    il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi.
    Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri,
    veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità.
    Agisci pure ora come meglio ti piace;
    dá ordine che venga presa la mia vita,
    in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra,
    poiché per me è preferibile la morte alla vita.
    I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore.
    Signore, comanda che sia tolto da questa prova;
    fà che io parta verso l’eterno soggiorno;
    Signore, non distogliere da me il volto.
    Per me infatti è meglio morire
    che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare!» .

    Nello stesso giorno capitò a Sara figlia di Raguele,

    In quel giorno dunque essa soffrì molto,
    pianse
    e salì nella stanza del padre
    con l’intenzione di impiccarsi.
    Ma tornando a riflettere pensava:
    «Che non abbiano ad insultare mio padre
    e non gli dicano: La sola figlia che avevi, a te assai cara, si è impiccata per le sue sventure.
    Così farei precipitare la vecchiaia di mio padre con angoscia negli inferi.
    Farò meglio a non impiccarmi
    e a supplicare il Signore che mi sia concesso di morire,
    in modo da non sentire più insulti nella mia vita».
    In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò:
    «Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli.
    Ti benedicano tutte le tue opere per sempre.
    In quel medesimo momento
    la preghiera di tutti e due fu accolta
    davanti alla gloria di Dio
    e fu inviato il santo angelo del Signore
    a soccorrerli.

    Rispondi
  • 11. samuelesiani  |  6 giugno 2007 alle 18:49

    qualunque cosa che possa servire a te, o ad altri, non è un inutile sfogo. Ti abbraccio

    Rispondi
  • 12. danielatuscano  |  6 giugno 2007 alle 23:26

    @ Laura C.: è uno scritto fortemente egotistico, invece… A parte l’accenno a una mia amica, parlo solo dei miei timori, e di un addio, anzi di addii, più temuti che reali… ma non per questo meno terribili.

    @ Laura 2: ma esistono queste persone sempre sicure e fiduciose? Semmai esistono i “vincenti”; quelli per cui non c’è problema. Quelli che hanno sufficiente “pelo sul cuore”. Forse sono anch’essi dei grandi invalidi dell’amore, ma il loro eventuale dramma interiore, adesso, non m’importa. Perché non ci sono mai stati e mai ci saranno. Ma schiacciano tutti gli altri… e rubano anche quell’amore che spetterebbe di diritto a chi lo considera energia vitale. E sale la rabbia.

    @ Daniele, Stefano, Matteo, Samuele: avete risposto al mio appello, mi avete offerto il vostro silenzio partecipe, e non c’è nulla di più prezioso.

    @ Grazie a Donatella e a Davide: poesie stupende! 🙂

    Rispondi
  • 13. pibua  |  7 giugno 2007 alle 15:42

    Davanti ad un addio forzato e non voluto ci si trova sempre impauriti e smarriti, soprattutto quando l’addio è definitivo (almeno per questa vita)…un po’ di sano egoismo e rabbia nei confronti di chi, anche se involontariamente, ci abbandona, non può che aiutare nell’elaborazione del lutto…
    per quanto possa valere, sappi che ti sono vicina
    Un abbraccio 😉

    Rispondi
  • 14. Carmine Miccoli  |  9 giugno 2007 alle 17:41

    Carissima,

    rileggere più e più volte le tue parole, a distanza quasi regolare in questi pochi giorni, mi fa più familiare il tuo stato d’animo, e non solo… Se può servirti questo piccolo segno di affetto, se posso ringraziarti per quello che offri, anche soffrendo… ecco.

    Un abbraccio di pace!

    C.

    Rispondi
  • 15. danielatuscano  |  14 giugno 2007 alle 11:55

    @ Stefy: sempre puntuale, ti ringrazio per la comprensione… Sì, temo anche per me. Forse soprattutto per me. E’ così che gira, e proseguire è molto faticoso (e doloroso).

    @ Carmine: ancor più gradite le tue parole, perché inaspettate… Un raggio di sole improvviso in un tunnel cupo… 🙂

    Rispondi
  • 16. rizzri  |  13 novembre 2007 alle 22:39

    Anche se le mie esperienze magari sono state diverse dalle tue, ho percorso le tue medesime sensazioni, le illusioni, l’impotenza, l’inutilità, corsie e dolore, con la triste convinzione che “per gli inermi non esiste nessun riscatto, mai.” Anch’io vorrei tenerezza, essere amata e apprezzata per le mie debolezze,per quella che sono, ma mi si chiede sempre abilità e destrezza. Mi viene in mente la poesia di Gibran “Il tuo pensiero e il mio”…
    Io non so neanche se sperare che tornino” le illusioni leopardiane”… vorrei non desiderare più niente, liberare la mia mente, rasserenarmi senza alcuna aspettativa, anelo all’inaridimento, se ciò mi conduce ad un po’ di pace.

    Rispondi

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