UN PROVVIDENZIALE “AUT-AUT” – Non solo Gay Pride

16 giugno 2007 at 0:03 20 commenti

Ben si comprende come i gay e le lesbiche tengano a questo Pride. In tempi miserrimi e calamitosi come gli attuali, su di loro sembra essere piovuta una maledizione. L’uomo medio – borghese – in senso pasoliniano, non marxista – l’uomo medio, reazionario, gretto, violento – d’una violenza sorda e lenta, esangue, torva, e quindi assoluta, rappresentato oggi dalla classe al potere, ha trovato un nuovo trastullo su cui riversare le proprie negligenze e irresolutezze. Nell’afasia di idee e nel bailamme di opinioni, che fluttuano disancorate in un torpore di maschere urlanti, l’ilota smarrito, da sempre abituato a guardare fuori di sé, si aggrappa ancora una volta all’ordine, al precostituito, alla crociata. Pronto a digrignare i denti, a dilaniare chi non si integra nel suo cieco orizzonte.  

erma1.JPG
Ermafrodito dormiente. Sotto: Saffo.

Ognuno si difende come può. Oggi nessuno, o molti meno, sono per fortuna disposti a offrirsi in olocausto. Del resto, è sufficiente ribattere al cieco muro con mere sciabordate in senso contrario? Non è, forse, più adatto un linguaggio “inattuale”, e perciò sacro – ricorro ancora al lessico pasoliniano -, risolutivo e immutabile, per andare all’essenza delle cose?

E’ quanto devono aver pensato i ragazzi e le ragazze del gruppo Kairos di Firenze nell’organizzare, il 28 giugno prossimo, la prima veglia ecumenica per le vittime dell’omofobia . Una domanda di senso che già racchiude, in sé, una risposta. E consiste nella integrità della profferta umana, nell’aspirazione all’alto e all’assoluto, nella preghiera fattasi carne. Gli omosessuali cristiani si presentano come uomini e donne completi, e dietro di loro c’è soltanto un cuore e un corpo, spesso ferito. Non sono, non vogliono essere sinonimi. Non incarnano, tutti indistintamente, la trasgressione, il materialismo, la frivolezza, lo sguardo terreno, come, per opposti motivi, vorrebbero il Papa e certi militanti esacerbati.

La loro iniziativa, che si sta estendendo nelle maggiori città italiane – Firenze, Milano, Roma, Rimini, Napoli , Padova (Gruppo Emmanuele)…, e alla quale ha aderito anche l’Associazione culturale umanista Color Porpora  –, spalanca porte d’oro su un mondo minimo e sterminato, fervido e sommerso, vitale e trepido, anelante di offrire al mondo un cosmopolitismo d’etica. E’ più d’un orgoglio, travalica il semplice emozionalismo, supera la spontaneità irrazionale. E’ lirica, o forse soltanto poetica e ancestrale, tesa com’è verso l’ineffabile. Va alla radice del problema: “Ma tu, o uomo, e tu, o Dio, cosa puoi rispondermi? E cosa ho da donare io, in verità, al mio prossimo?”.

Un particolare importante: le veglie, pur se organizzate da cattolici, si terranno tutte in templi metodisti e valdesi. Per molti gay era importante ritrovarsi in un luogo di culto, in particolare cattolico. Purtroppo non è stato possibile; e ciò dimostra la falsità di quella doppia morale per cui la gerarchia condanna gli atti, ma non le persone. Se fosse davvero così, visto che in questo incontro non si discute su valori considerati “non negoziabili”, ma semplicemente di dignità umana, le nostre chiese accoglierebbero senza indugio questi fratelli e sorelle in preghiera. Invece, l’ingresso resta a loro precluso. Gli organizzatori sanno che solo col paziente lavorio degli innamorati (benché respinti) e con l’aiuto di gruppi diocesani amici potranno, in futuro, cambiare le cose.

Se intendiamo, tutti, lottare davvero contro l’omofobia, possiamo negare a questi ragazzi una preghiera, un aiuto, un pensiero? Sia il nostro parlare sì, sì; no, no. Senza inganni per nessuno.

Daniela Tuscano

…Per sdrammatizzare un po’…

IMG_2492Striscione al Pride romano (foto di Maura). Ringrazio per la citazione musicale… 😉

 

ULTIM’ORA: SCAGIONATO RAHMATULLAH HANEFI.

Il mediatore di Emergency, ritenuto estraneo a tutte le accuse rivoltegli, dovrebbe essere liberato a breve. L’ha reso noto Gino Strada, precisando che il collaboratore si trova ancora nell’ospedale militare per le precarie condizioni di salute. Strada si è detto disponibile a riprendere le attività in Afghanistan, ma solo dopo che Hanefi sarà tornato a casa, pienamente riabilitato.

Annunci

Entry filed under: appuntamenti, Bresso, Milano e... dintorni, religioni e società, semi di speranza, strade umaniste, Uguali&Diversi, voci dal sottosuolo.

AMIANTO A BRESSO? “J” COME “FJESTIVAL” – Il 23 giugno a Milano, festa umanista delle diversità

20 commenti Add your own

  • 1. ernesto  |  16 giugno 2007 alle 10:23

    ciao dani!!! l’immagine non si vede!!! 😛

    comunque appoggio l’iniziativa, non la conoscevo. oggi sarò al pride, un bacioneeeee

    Rispondi
  • 2. gruppo kairos  |  16 giugno 2007 alle 11:19

    Ciao a tutti… in questi giorni a Firenze siamo in piena attività per organizzare la Veglia del 28 giugno per le vittime dell’Omofobia (in contemporanea con Roma, Napoli, Milano, etc…), così ci accade sempre più spesso di ricevere insperati gesti di aiuto e parole di sostegno da tante persone …

    vi mando una delle email che è giunta al sito internet della Veglia (www.kairosfirenze.it/28giugno. htm) che ci a tutti molto colpiti, scritta da una giovane coppia di firenze ….

    Un saluto e siate sereni

    * * *

    Care sorelle e cari fratelli,

    noi abbiamo programmato le nostre ferie prima che voi abbiate pensato a questa giornata particolare e importante per tutti.

    È una giornata , una veglia che noi coppia eterosessuale tradizionale con due bambini piccoli, noi “famiglia”, riteniamo molto importante e significativa anche per noi e per tutti quelli che si trovano nella nostra condizione.

    È una veglia che ci deve far riflettere prima di tutto su quante e quali scorie radioattive e omofobe abbiamo nella nostra mente, nella nostra cultura e nel nostro modo di pensare e di agire .

    Aiutati da quella relazione speciale che Iddio ha voluto instaurare con noi e che vuole avere con tutte le sue creature, dovremo avere il coraggio di farci un bell’esame di coscienza e guardando indietro nella nostra vita ricordare quante volte , quasi sempre per superficialità , non abbiamo trattato le persone di un diverso orientamento sessuale come fratelli e sorelle.

    Con una certa dose di coraggio e insieme di vergogna ci vengono in mente tante occasioni dove non abbiamo saputo e voluto reagire alla mentalità corrente che, quando va bene, ghettizza e riduce a macchiette da barzellette le persone omosessuali.

    Questo modo di pensare è tremendo, forse non uccide di morte violenta , ma crea i presupposti per tante “morti bianche” e per tante vite difficili da sopportare.

    Questa sera parlerete sicuramente anche di fatti atroci, ma noi invece vorremmo ricordare ai cosiddetti normali come noi di quanto siamo complici delle sofferenze quotidiane del vivere, dall’isolamento e dalla frustrazione che anche noi produciamo verso queste persone.

    Noi che siamo una coppia di cristiani riformati abbiamo nel nostro dna la teologia del patto, prima di tutto del patto che Iddio ha voluto fare con l’umanità, poi i patti liberamente sottoscritti fra uomini e donne per vivere meglio, noi vorremmo suggerire un nuovo patto di convivenza dove ci impegniamo tutti a rompere questa catena di oppressione che sono i nostri pregiudizi e a vivere nella consapevolezza quotidiana che la vita, la libertà, i sentimenti di amore, di amicizia , di fraternità e la stessa felicità sono doni che Iddio ha fatto a tutti indistintamente e che noi non abbiamo alcun diritto di ledere .

    Noi vorremmo suggerire infine che in questo patto ci sia l’impegno di chi vive “tranquillamente” la propria famiglia di non schierarsi mai più contro chi vive per libertà o per costrizione sociale in modo diverso la propria sfera affettiva .

    Noi infine dichiariamo che ci impegneremo a rompere questa rete di odio contro gli omosessuali anche nell’educazione dei nostri figli, affinché questa lugubre catena di oppressione che è fatta di pregiudizio e di infamità venga spezzata.

    Vorremo per i nostri figli un futuro in una società dove ci sia posto per tutti.

    Cari fratelli e care sorelle,

    ma forse tutto questo, anche se è tanto, visto da quale condizione di oppressione partiamo, non basta, forse il nostro Dio vuole qualcosa di più della semplice affermazione dei diritti individuali e collettivi per tutti, eterosessuali o omosessuali che siano.

    Bisogna avere il coraggio di avere un sogno, di avere una profezia , un’utopia .

    Noi e voi insieme dovremo avere la capacità di assumersi il punto di vista dell’altro e cercare la felicità dell’altro.

    In fondo il comandamento che Iddio ci ha dato Ama il tuo prossimo come te stesso non significa anche questo ?

    Se questo modo di comportarsi , se questa nuova frontiera dell’utopia sarà almeno simile alle promesse del nostro Dio essa si realizzerà.

    Cari fratelli e sorelle,

    quando si hanno bambini piccoli come noi ogni tanto la sera vegliamo, bastano due linee di febbre ai nostri figli e il nostro cuore è in tumulto, e la notte diventa lunga. La veglia si protrae e i pensieri corrono e la preghiera di aiuto nasce spontanea nei nostri cuori.

    Stasera anche voi sarete in una veglia, delle persone più indifese come dei bambini con la febbre non mancheranno nemmeno lì, nasca anche dai vostri cuori una preghiera di aiuto , il nostro Signore sicuramente vi aiuterà, ci aiuterà

    Nella e David Buttitta di FIRENZE

    Gruppo Kairos – Cristiani e cristiane omosessuali di Firenze
    sito Web: http://www.kairosfirenze.it
    Blog: http://kairosfirenze.splinder.com
    Email: kairosfirenze@yahoo.itkairosfirenze@gmail.com

    Rispondi
  • 3. fra Roberto  |  16 giugno 2007 alle 12:06

    carissima
    l’articolo molto interessante, l’immagine basculante (alludi alla prima?) non si apre, ma non cambia il senso delle cose. Ti ringrazio per il tuo impegno a nostro favore. Che strano che una delle persone più impegnate nelle questioni sociali e non solo del mondo gay, sia un’etero.
    Grazie Dani e va avanti così. Ci da coraggio la tua perseveranza e la tua grinta.
    Baci.
    Comunque faccio girare per quanto posso e così invito anche gli altri.
    Ciao
    fra Roberto

    Rispondi
  • 4. Erica  |  16 giugno 2007 alle 15:46

    ciao Dani…neppure io vedo l’immagine….complimenti per l’articolo…
    mi hai chiesto di raccontare ciò che mi è accaduto qualche tempo fa a scuola…lo faccio volentieri perchè la mia testimonianza serva a far comprendere che l’omofobia è un problema concreto e attuale e che deve necessariamente essere affrontato anche a scuola perchè noi ragazzi, il futuro della società, impariamo a coltivare la diversità come una ricchezza…

    la mia storia inizia nel corridoio di un liceo napoletano dove incrociai un ragazzo di circa 20 anni: il nome dei questo individuo non lo conosco anche perchè, essendomi nota la sua “fama” di fascistello, bullo, razzista, ho sempre cercato di evitarlo. ma quel giorno ho invaso il suo territorio, il secondo piano della nostra scuola, dove lui e i suoi amici si atteggiavano a sovrani indiscussi.
    era lì, al centro del corridoio e io ho continuato a camminare come se non esistesse.
    quando gli sono passata a 10 centimetri di distanza ha dato di gomito ad uno dei suoi compari dicendo che io ero la sporca comunista che “se la fa con i gay” (in tutta la scuola è noto il mio orientamento politico e la mia “eterosolidarietà”, nonchè la mia ormai patologica zerofollia 🙂 )aggiungendo che ancora non aveva capito se fossi lesbica, bisessuale o chissà cosa….
    ho lasciato perdere e non mi sono neppure voltata per guardarlo…
    la scarsa considerazione lo ha innervosito e mi ha raggiunto, mettendosi davanti a me per non lasciarmi passare…ha cominciato a fare una meschina e distorta imitazione di Renato Zero che inizialmente ho ignorato…
    poi ha cominciato ad insultare me e Renato e a quel punto ho cominciato a perdere la pazienza: Daniela sa che amo Zero e che lo considero molto più che un cantante e un mito….lui ha fatto tanto per me….mi ha dato al forza di accettare ciò che sono e il mio affetto per lui è totale e sincero….gli devo molto…e non accetto che qualcuno possa insultarlo.
    mi sono avvicinata al piccolo fascistello e gli ho rifilato una schicchera su quegli arcipelaghi affermando a voce alta (perchè tutti i suoi amici potessereo sentire) che non poteva certo vantarsi di avere dei buoni gioielli di famiglia (in realtà sono stata leggermente più esplicita… 🙂 ) e sono andata via.
    ho offeso la sua mascolinità e questo non poteva accettarlo…è entrato in un aula, ha preso una sedia e ha cercato di colpirmi alle spalle…mi sono girata in tempo e l’ho afferrato alla gola, cominciando a premere sulla giugulare….faccio difesa personale da un pò di tempoe so che, afferrandolo in quel modo, gli avrei procurato un senso di soffocamento senza in realtà metterlo realmente in pericolo: una persona così bloccata riesce solo ad acuire il senso di disagio se si agita…e lui si agitava parecchio!!
    uno ad uno i suoi amici si sono dileguati (codardi!!!) e io l’ho lasciato solo quando è arrivato il vicepreside…gli ho speigato la situazione e siamo andati entrambi in presidenza….io em la sono cavata con una finta (si vedeva bene che non faceva sul serio!!) ramanziane, il piccolo deficiente con una sospensione di una settimana….

    ecco tutto….può sembrare una storia banale, lo ammetto ma a me ha colpito molto la ferocia con cui mi insultava, il suo sottolineare le mie amcizie con ragazzie ragazze omosessuali….
    cosa lo aveva reso così violento???…me lo sono chiesto spesso…e l’uica risposta che ho ottenuto è che lui ha paura dei diversi e di chi la diversità la comprende e la rispetta….lui attacca per difendersi da ciò che gli appare lontano, inavvicinabile….

    il mondo non cambierà fino a che ci saranno persone così…saremo tutti costretti a subire la chiusura mentale e culturale di una socità che non dà segni di voler evolversi??..
    io nel mio piccolo ho detto BASTA e ogni volta che qualcuno alzerà un pugno per difendere la sua preziosa diversità…IO SARO’ LI’….

    ERICA

    Rispondi
  • 5. gg  |  16 giugno 2007 alle 16:38

    Bellissimo articolo sul Gay Pride di oggi da Repubblica.it

    La bandiera della laicità
    MICHELE SERRA

    Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà “da esterno” a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell’isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

    Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell’uguaglianza dei diritti. L’uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt’altra cosa).

    Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l’intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

    Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della “famiglia tradizionale” . Ma è vero il contrario. L’intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

    Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell’autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze “estetiche” da sopire, oggi è il giorno giusto.
    Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

    Nessuna “famiglia tradizionale” si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire “contro natura”. Chi si sente minacciato dall’omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

    (16 giugno 2007)

    Rispondi
  • 6. danielatuscano  |  16 giugno 2007 alle 18:15

    @ TUTTI: Purtroppo, per i misteri del web, la pagina non si apriva e ho dovuto sostituirla con un’altra immagine, molto meno bella, ma non avevo alternative. 😦

    @ Fra Roberto: l’impegno nelle questioni sociali riguarda etero e omosessuali, indistintamente. Quanto all’interesse per voi (ma non mi piace operare distinzioni, e lo sai…)… il discorso non cambia, anche l’omosessualità è una “questione sociale”, io li ho sempre visti persone come me, non trovavo nulla di giusto né di giustificato nella loro emarginazione (come in quella delle donne, degli extracomunitari, ecc.), e allora eccomi qui. Facile a dirsi, difficile ad attuarsi, soprattutto perché abbiamo introiettato il senso di colpa e piano piano, senza accorgercene, ci siamo appropriati della distorsione intellettuale dei razzisti. E abbiamo finito per considerarci sbagliati noi.

    Io rispetto tutti, per carità, ma esigo reciprocità; e che adesso ci si debba pure vergognare di provare amicizia per gli altri, proprio… 😡

    @ Erica: in parte ho già risposto anche a te, comunque, a proposito di bullismo antigay, ti rimando a questa bella riflessione di Maria Giovanna Farina (che, se leggi il sito, dovrebbe piacerti anche per un altro motivo… 😉 ): http://www.mariagiovannafarina.it/essere_diversi.htm

    In linea di massima non scatta la solidarietà verso gli omosessuali, specie se maschi, proprio perché la nostra società è ancora permeata di maschilismo, per cui l’adolescente, nell’incertezza tipica dell’età, vede nei gay una parodia delle donne e, in ultima analisi, della sua femminilità repressa – come osservi anche tu -. E scarica sull’altro ciò che non riesce ad accettare in sé. Non escludo anche un po’ d’invidia: di solito i gay vanno molto d’accordo con le ragazze, le quali, a loro volta, li adorano; anche se non amo le generalizzazioni e le persone dovrebbero “semplicemente” rispettarsi e stimarsi a vicenda.

    E poi la natura è complicata… Questi ne fanno un discorso mitico e irreale: come se tutto fosse ab origine perfetto, ordinato, lineare, oserei dire manicheo. Mica vero. Bisogna imparare non solo a convivere con le contraddizioni, ma ad amarle. Pensa che noia, un mondo tutto di uguali! In fondo, i veri “omo” sono proprio questi qui… 😀 che vorrebbero tutto a loro immagine e somiglianza, per poterlo imprigionare e controllare e, soprattutto, per riflettersi dentro come in uno specchio, sazi e soddisfatti del loro sterile barlume di gloria.

    Rispondi
  • 7. Erica  |  16 giugno 2007 alle 21:23

    dani grazie per il link….che ho trovato molto interessante per diversi motivi…..e mi è anche venuta una buona idea…poi magari ti spiego!!!

    Rispondi
  • 8. AlbertOne  |  16 giugno 2007 alle 22:13

    Concordo. Davvero un bell’articolo quello di Serra. Un caro saluto a tutti. AlbertOne.

    Rispondi
  • 9. Tiz  |  17 giugno 2007 alle 18:32

    Dal Comitato Torino Pride

    Coerente col sottotitolo del mio blog personale devo dichiarare chemi sono completamente sbagliato sulle previsioni per il Roma Pride.
    Non è la prima volta, è accaduto anche col Torino Pride, di cui pureavevo ben altra percezione, ma essendo affetto da una perniciosaforma di pessimismo scaramantico queste cose mi capitano, qualche volta.
    Ma veniamo alle cose più importanti: la Questura di Roma dichiarache hanno partecipato 300.000 persone, per il Family Day disse che i partecipanti sono stati 250.000. In un qualsiasi paese dovel’informazione fa il suo mestiere questo sarebbe stato il titolo principale dei quotidiani oggi.
    Il Family Day ha avuto l’appoggio, esplicito e poderoso, dell’intera chiesa cattolica, oltre che di tutto lo schieramento di centro destra, ed ha goduto di un’attenzione mediatica che definire totale ancora poco. Eppure il movimento lgbt è riuscito a riempire la piazza come il Family Day o forse più. Certo ora diranno che non bisogna giocar coi numeri, che il valore delle iniziative politiche non sta (solo) nel numero di chi si coinvolge… . tuto vero. ma mi spiegate perché i media nazionali hanno riportato il dato di 1milione di persone in piazza san giovanni senza battere ciglio e per il pride riportano il dato solo come “dichiarazione degli
    organizzatori”?
    E dove sono tutti coloro che dicevano che il Family Day
    rappresentava la maggioranza degli italiani?
    La matematica non è un’opinione. In questo caso per noi è una
    straordinaria soddisfazione, ed anche, come sempre, una grande responsabilità .
    Dopo il Family Day si annunciano sfraceli nei due opposti poli perla nascita del movimento di Pezzotta, che peraltro secondo me darà fastidio soprattutto al PD. Accadrà altrettanto per noi? saremo all’altezza della situazione?
    Insomma, c’è molto da lavorare, e la possibilità di cotruire un
    forte movimento nazionale (magari su base federativa, con due o treobiettivi comuni) esplicitamente sganciato dai partiti, forse oggi è una possibilità concreta. Forse ….

    Enzo Cucco

    Rispondi
  • 10. Andrea  |  18 giugno 2007 alle 0:18

    ciao a tutti,
    rispetto alla manifestazione di ieri, alla quale sono stato in maniera (non organizzata) con altri di struttura e non, posso dire che è stata una vera e propria festa di popolo.
    Festa perchè pur rivendicando diritti indiscutibili quali il rispetto e l’uguaglianza non si respirava minimamente astio o volontà di negare altro ad altri, nè di omologare altri, ma soltanto voglia di esseri liberi di essere.
    Di popolo, perchè aldilà dei numeri, 300.000 vista l’imponenza della manifestazione credo sia una cifra molto affidabile, le vie di Roma attraversate sono state delle passerelle.
    Lungo le strade, dai balconi e dai terrazzi, sotto il Colosseo ed a piazza San Giovanni, i cittadini romani (ed i turisti), interessati o solo incuriositi di vedere e cercare di capire, sono stati degli spettatori non indifferenti che, con gioia, semplici sorrisi o soltanto serenamente fortificati dalla conferma che non esistono “nemici”, sono stati parte attiva nel rivendicare queste libertà negate.

    Ho immaginato tutto il PRIDE, o anche solo uno spezzone, alla manifestazione del 9 Giugno o il 9 Giugno al PRIDE; così come credo non si debbano certo negare spazi esclusivi dei quali, probabilmente meglio di me, altri ravvisano l’esigenza e l’opportunità, al tempo stesso SI DOVREBBE riconoscere che unendo le forze si romperebbe l’ “accerchiamento degli altri” su insiemi, per quanto forti, mono-tematici e quindi, anche se in realtà non è così, espressione di una parte, non minoritaria numericamente ma strategicamente quindi.

    un abbraccio, Andrea

    Un giorno la paura busso’ alla porta…il coraggio ando’ ad aprire… e non trovo’ nessuno. M.L.King

    Rispondi
  • 11. samuelesiani  |  18 giugno 2007 alle 11:52

    Pride di Roma: è stata una bella giornata. Tanta, tantissima gente. Il tono, anche se stiamo parlando di un Pride, era a detta di tutti più serio. Meno tette al vento e più decisione. Non saremo stati un milione, ma c’era un’onda umana che ha attraversato Roma. Emozionante.

    Rispondi
  • 12. danielatuscano  |  19 giugno 2007 alle 9:40

    Riporto la lettera di “scuse” al Papa dell’immondo kossiga (rigorosamente in minuscolo), alla quale sarebbe opportuno rispondere, anche in modo duro e determinato, soprattutto da parte dei gay cattolici. 😡

    Il Papa ci scusi per un Gay pride senza dignità

    Quando prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede Lei ha promosso, nella piena riaffermazione della dottrina morale della Chiesa, comune anche alle altre grandi religioni monoteiste circa l’oggettivo e intrinseco grave disordine delle relazioni omosessuali, già definite dai catechismi cattolici come «peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio», ha promosso documenti dei Vescovi e della stessa Congregazione che prescrivono il dovere di ogni cristiano di rispettare la dignità delle persone omosessuali.

    Le scrivo questa lettera per chiederle scusa, oltre che a Lei come Vescovo di Roma, come a cittadino elettivo di questa città che La ospita da oltre venticinque anni. Le chiedo scusa per le offese che sono state recate alla Chiesa di Roma, ai suoi simboli e ai suoi principi, e direttamente alla Sua persona da parte dei partecipanti di una manifestazione priva di decoro e di dignità.

    Io le chiedo scusa come semplice cittadino di questa città e come cattolico, cattolico liberale che crede fermamente nella libertà e nella civile tolleranza, ma «cattolico infante» che, anche se un giorno ricoprì quasi occasionalmente alcune cariche rappresentative dello Stato, nessuna influenza ha né alcun ruolo riveste ormai più nella vita politica e istituzionale del nostro Paese, ma che come cittadino di uno Stato democratico ha il diritto di rammaricarsi per l’offuscamento nella vita italiana per quelli che sono stati i valori storici fondanti della nostra comunità nazionale, il riconoscimento del cui carattere fondamentale fece scrivere a un grande filosofo laico e liberale un saggio dal titolo: Perché non possiamo non dirci cristiani.

    Questa lettera aperta di scuse gliela avrebbe dovuta forse scrivere il Presidente del Consiglio dei ministri, cattolico e «cattolico adulto»: ma egli, e lo comprendo, non può perché ritiene che la politica e la religione debbano essere non solo distinte ma separate, e che ciò debba valere anche sul piano della buona educazione, perché il suo Governo ha dato il suo patronato a questa carnascialesca e volgare manifestazione e tre suoi ministri vi hanno partecipato insieme a leader di partiti della sua coalizione di governo, e infine perché coloro che vi hanno partecipato sono suoi elettori e suoi sostenitori. Credo vi abbia partecipato in nome della laicità anche un manipolo di «cattolici democratici».

    Questa lettera aperta di scuse gliela avrebbe dovuta scrivere il Sindaco di Roma, non cattolico, ma molto ossequioso verso la Chiesa e soprattutto verso i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose che sono elettori nel Comune di Roma; ma non può perché anche suoi elettori e suoi sostenitori sono i partecipanti della sfilata dell’altro giorno. Ma anche se io non rappresento altri che me stesso, ed è assai poco – anche se penso che molti romani, cattolici o no, almeno in nome della buona educazione e dello spirito di ospitalità la pensino come me -, sono certo che vorrà accettare queste scuse da un tempo suo affezionatissimo amico (il teologo anche se cardinale era una cosa, per me «cattolico infante» il Papa è un’altra cosa!) e Suo devoto fedele.

    Francesco Cossiga (“Il Giornale”, 18 giugno 2007)

    Rispondi
  • 13. Daniele  |  19 giugno 2007 alle 10:46

    Non ci sono parole tanta è l’indigniazione e lo schifo per la presenza di certe persone. Quello che scriverei sarebbe dettato da una rabbia e quindi non sarei obbiettivo

    Rispondi
  • 14. samuelesiani  |  19 giugno 2007 alle 17:32

    kossiga si scusa in quanto gay o massone?

    Rispondi
  • 15. samuelesiani  |  19 giugno 2007 alle 17:37

    PS Dani riesci mica a girarmi l’indirizzo del Blog di Enzo Cucco che vedo qui citato nei commenti?
    Grazie

    Rispondi
  • 16. thehours  |  20 giugno 2007 alle 18:01

    il pride è stato un momento di forte coinvolgimento emotivo. io c’ero. ed ho sentito intorno a me il calore di tutte quelle persone che abbracciavano simbolicamente il corteo. è stato un successo. a prescindere dai numeri. ed il governo, nelle politiche per la famiglia, non può non terner conto di questa voce.

    Rispondi
  • 17. Gruppo Emmanuele  |  22 giugno 2007 alle 21:07

    Il gruppo Emmanuele di Padova aderisce all’iniziativa (ormai divenuta “comunitaria” ) attraverso la celebrazione di una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia fissata per il 28 giugno 2007, alle ore 21,00, presso la chiesa evangelica metodista di Padova (Corso Milano, 6).

    RELAZIONE DELL’INCONTRO TRA IL GRUPPO EMMANUELE
    E LA PARROCCHIA DI S. MARTINO (VOLTABRUSEGANA) DI PADOVA
    19 APRILE 2007

    Prima di andare ad incontrare la parrocchia noi ci siamo visti e ci siamo chiesti cosa avremmo potuto dire e come dividerci i compiti.
    Quando siamo stati davanti a loro ci siamo presentati un po’, per farci conoscere, ognuno ha detto qualcosa di se in modo da dare ai nostri interlocutori almeno qualche notizia su di noi che sedevamo davanti a loro.
    Ho iniziato io introducendo il gruppo, ho parlato del gruppo, di quando è nato e di come è nato. Dei motivi che hanno spinto alla nascita e dei motivi che ancora oggi spingono le persone ad avvicinarsi al gruppo.
    Dopo questa prima presentazione è stato il turno di Alberto che ha parlato della “questione omosessuale” , cioè di cosa accade quando una persona si scopre omosessuale, delle barriere che si frappongono tra le persone, dei pregiudizi, dei problemi, del senso di inadeguatezza che spesso invade chi
    si scopre omosessuale, o chi, più spesso, viene scoperto, soprattutto dai familiari. E conseguente a questo del momento in cui queste barriere cadono e c’è il confronto con gli altri, gli amici, i genitori, i fratelli e le sorelle, con chi, insomma, è più vicino.
    Abbiamo visto un pezzo del film “Beautiful Thing” dove il protagonista viene scoperto dalla madre e i due parlano apertamente e chiaramente dell’omosessualità del ragazzo…
    Abbiamo poi continuato parlando del cammino che il gruppo ha fatto in questi anni, delle attività fatte per i componenti e delle attività fatte anche per gli esterni: veglie, conferenze, incontri con altri gruppi di omosessuali (La parola – Vicenza, La goccia – Cremona, In cammino – Bologna), degli incontri con altre realtà (consiglio pastorale di Mortise, gruppo giovani di
    Maserà, gruppo coppie di Mortise), dell’incontro col vescovo di Padova, quindi del perché eravamo li ad incontrarli.
    Siamo andati ad incontrarli perché siamo convinti che la crescita delle persone si faccia attraverso l’incontro delle esperienze, attraverso il dialogo, il raccontarsi.
    Siamo andati perché siamo convinti del nostro cammino fatto fino a qui e vorremmo condividerlo con altri, ma soprattutto vorremmo che la comunità cristiana inizi seriamente a porsi delle domande sulla “questione omosessuale” e magari a darsi delle risposte serie, mature, ragionate, vissute.
    È stata poi la volta del perché siamo ancora dentro la chiesa cattolica.
    Perché in fondo nella Parola e nella Tradizione trasmessa dal Magistero è presente Cristo, e il suo Spirito aleggia anche quando a noi non sembra, e anche nelle persone che a volte, o spesso, sentiamo più nemiche che fratelli. Perché la salvezza è in Cristo, tramite la Sua chiesa, e siamo convinti che possiamo cambiare le cose di questo mondo in visione delle cose dell’altro mondo, siamo convinti cioè che anche e soprattutto dal basso si possano portare avanti le istanze del popolo di Dio e aiutare alla costruzione del Regno. E tutto questo possiamo farlo solo da dentro la chiesa cattolica.
    Fino a qui abbiamo parlato noi, poi c’è stato un attimo di pausa quindi la prima domanda che, secondo me, valeva da sola la nostra presenza li: “Ma è necessario un gruppo di persone omosessuali credenti? vi unisce solamente l’essere omosessuali o nell’essere omosessuali c’è il segno della
    rivelazione divina? Cioè, c’è una rivelazione divina nella vita dei gay?”
    In realtà in quel momento la nostra risposta è stata un po’ difficile perché la domanda non è stata fatta in maniera completamente chiara, però dopo una parte della discussione, la conclusione a questa domanda è stata data dalla stessa persona che l’aveva formulata: “… Adesso ho capito che anche nei gay c’è una parte di rivelazione, in Dio quindi c’è una parte maschile, una parte femminile e una parte omosessuale; quindi per favore restate dentro la chiesa perché se perdiamo voi, perdiamo una parte di quel Dio a cui tanto aspiriamo di arrivare”.
    Devo proprio confessare che da sola questa conclusione mi ha dato l’appagamento di tutte le fatiche, le preoccupazioni e le difficoltà che mi ero visto presentarsi davanti, prima di arrivare a quel tavolo. Certo ha molto contribuito il clima molto familiare (ci sono stati offerti caffè e tisana ai frutti di bosco) e accogliente che si respirava, la particolarità della persona del parroco che ha parlato senza peli sulla lingua, con molta
    schiettezza già quando io e Mauro eravamo andati a parlargli chiedendogli questo incontro.
    In quella sede avevamo dovuto quasi convincerlo a concederci la possibilità di questo incontro, e questo lo dico perché conoscevo quel parroco per sentito dire e proprio per questo sapevo che era aperto, disponibile, accogliente…e mi aveva lasciato spiazzato quando alla nostra richiesta di un
    incontro con la parrocchia ci aveva risposto “ma voi credete che sia veramente necessario un incontro con la parrocchia? perché non vorrei alimentare intolleranza e incomprensione… “. Poi però parlandoci e ascoltando i suoi timori eravamo riusciti a capirci e lui stesso aveva subito chiesto la data per l’eventuale incontro, cosa che non ci aspettavamo. Comunque durante la serata vari sono stati gli argomenti e le domande, da “ma credete che una coppia omosessuale possa crescere bene un figlio?”, a “…Ma è proprio necessario dirlo ai genitori?”, a “c’è vera accettazione da parte delle persone della parrocchia che vi ospita?”…
    Abbiamo parlato, abbiamo raccontato la nostra esperienza, la nostra vita, e dall’altra parte abbiamo sentito accoglienza, voglia di ascolto, voglia di capire cosa stavamo dicendo e perché lo stavamo dicendo a loro. Abbiamo parlato del Gay Pride, e della nostra vita in coppie. Ci hanno chiesto se
    nel gruppo siamo solo uomini o se ci sono anche donne. Abbiamo parlato dei “Dico” e della mancanza di una minima tutela da parte dello stato nei nostri confronti. E anche loro ci hanno parlato di alcune loro esperienze fatte con persone omosessuali, magari delle iniziali incomprensioni, ma di quanto
    siano adesso legati con queste persone. E alla fine ci hanno pure offerto una fetta di colomba e un bicchiere di vino (era passata da poco la Pasqua).

    mirko

    Rispondi
  • 18. Color Porpora  |  22 giugno 2007 alle 21:55

    L’Associazione culturale umanista “Colorporpora” di Milano aderisce alla veglia ecumenica contro l’omofobia ed è idealmente vicina a quanti si battono per un mondo più umano, civile e giusto, dove le diversità siano considerate una ricchezza e non un pericolo.

    Pace, Forza e Allegria

    ColorPorpora

    Rispondi
  • 19. Gruppo Kairòs  |  27 giugno 2007 alle 1:04

    Inviamo il comunicato definitivo che invieremo alla stampa sulla Veglia di Firenze

    Quanta gente e pensare che iniziò tutto con un incontro di preghiera e con una domanda: «E’ mai possibile che i nostri pastori, di solito così loquaci quando si parla di omosessualità, non abbiano detto una sola parola per commentare la morte di questo adolescente disperato?»

    Secondo me ogni gruppo ha saputo dargli egregiamente risposta…

    uniti nella preghiera

    Un saluto da tutti Noi

    Referenti Stampa Veglia di Firenze del Gruppo Kairos
    Andrea e Innocenzo

    A FIRENZE E IN 13 CITTA’ D’ITALIA TANTE VEGLIE DI PREGHIERA CONTRO L’OMOFOBIA

    Giovedì 28 giugno 2007 alle ore 21, a Firenze e in dodici città italiane, gruppi di credenti di tutta Italia si raccoglieranno in preghiera in vari luoghi di culto per dare vita a veglie di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia, cioè della paura e dell’intolleranza violenta verso le persone omosessuali.
    Una iniziativa ideata dal gruppo Kairòs, omosessuali cristiani di Firenze, nei giorni in cui si celebravano le esequie di Matteo (il giovane di Torino che, il 4 aprile di quest’anno, si è ucciso perché tormentato dai compagni di scuola a causa di una sua presunta omosessualità) per rispondere ad una domanda che era emersa proprio in quei giorni: «E’ mai possibile che i nostri pastori, di solito così loquaci quando si parla di omosessualità, non abbiano detto una sola parola per commentare la morte di questo adolescente disperato?»
    Occorreva fare qualche cosa, abbiamo deciso di fare qualche cosa. Per questo abbiamo voluto dare vita a veglie ecumeniche di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia che, speriamo, possano essere soprattutto un momento di comunione tra i credenti italiani, omosessuali e non, e di fratellanza tra cattolici e non cattolici, oltre che un momento di TESTIMONIANZA a cui hanno aderito tanti gruppi di credenti omosessuali, numerose confessioni protestanti (soprattutto battisti, valdesi e anglicani) oltre, che diversi esponenti dell’associazionismo cattolico e laico di tutta Italia.
    La veglia fiorentina avrà luogo nella Chiesa evangelica Valdese di Firenze (Via Micheli, angolo Via La Marmora) la sera di giovedì 28 giugno 2007 alle ore 21, in comunione e in contemporanea con tutte le altre veglie sul territorio nazionale. Una iniziativa che è stata resa possibile grazie alla comunità valdese di Firenze, che ha dato l’aiuto materiale e umano per la sua realizzazione ed alla collaborazione della comunità battista di Firenze, alla Rete Evangelica Fede e Omosessualità (REFO) e ai tanti sacerdoti cattolici che ci hanno aiutato e incoraggiato nel dar vita a questo momento di preghiera.
    In occasione della veglia di Firenze il gruppo Kairòs ha inviato una lettera aperta a tutti i Vescovi cattolici della Toscana, a tutte le parrocchie della città di Firenze e ai pastori delle più importanti confessioni protestanti toscane, in cui abbiamo voluto raccontare il nostro cammino di omosessuali credenti e anche la nostra sofferenza nel vedere che «nelle nostre comunità “cristiane”, sono ancora troppi gli episodi di omofobia sociale, di violenza fisica e morale, di disperazione a cui sono sottoposti molti fratelli omosessuali».
    Alla veglia fiorentina parteciperanno anche delegazioni di vari gruppi di cristiani, omosessuali e non, provenienti da tutta Italia per dare vita ad un «un segno di speranza, di dialogo e un momento di riconciliazione, che vorremmo condividere» con tutte le comunità cristiane.

    Per maggiori informazioni:
    Il Gruppo Kairòs, Cristiani Omosessuali di Firenze
    info@kairosfirenze.ithttp://www.kairosfirenze.it/28giugno.htm

    COMUNICATO
    CON PREGHIERA DI MASSIMA DIFFUSIONE

    Hanno aderito alla veglia di preghiera del 28 giugno 2007:
    ANTS, Artisti per la nonviolenza e la trasformazione sociale
    Amnesty International – Gruppo di Pescara
    Associazione “Noi Siamo Chiesa”
    Associazione Viottoli – Comunità cristiana di base di Pinerolo (Torino)
    Associazione culturale umanista “Colorporpora” di Milano
    Associazione TuttoZero
    Associazione Zeromania
    Movimento “Martin Luther King”
    REFO (Rete Evangelica Fede ed Omosessualità)
    Chiesa Anglicana Episcopale di Pescara
    Chiesa Cristiana libera di Avellino
    Chiesa Apostolica Italiana
    Chiesa Battista di Firenze
    Chiesa Battista di San benedetto dei Marsi (L’Aquila)
    Chiesa Valdese di Firenze
    Chiesa Valdese di Rimini
    Chiesa Valdese di Napoli
    Chiesa Valdese di Milano
    Chiesa Metodista di Roma
    Chiesa Metodista di Padova
    Gruppo “Emmanuele”, Cristiani Omosessuali di Padova
    Gruppo “La Goccia”, Credenti Omosessuali di Cremona
    Gruppo “In Cammino”, Cristiani Omosessuali di Bologna
    Gruppo “del Guado”, Cristiani Omosessuali di Milano
    Gruppo “La Fonte”, Cristiani Omosessuali di Milano
    Gruppo “Varco”, gruppo locale della REFO a Milano
    Gruppo “Narciso e Boccadoro”, Cristiani Omosessuali di Rimini
    Gruppo “Ponti Sospesi”, Cristiani Omosessuali di Napoli
    Gruppo “La Sorgente”, Cristiani Omosessuali di Roma
    Gruppo “La Rondine”, Cristiani Omosessuali di Torino
    Gruppo La Fenice di Torino, Cristiani Omosessuali di Torino
    Gruppo “Nuova Proposta”, Cristiani Omosessuali di Roma
    Jonathan, diritti in movimento – Associazione gay, lesbica, bisessuale, trans di Pescara
    Tenda dell’incontro, Rete di omosessuali credenti delle Marche

    Le 13 veglie che avranno luogo in contemporanea con Firenze si terranno a:
    ANCONA – Veglia “in comunione”, sarà celebrata in un luogo privato
    AVELLINO – Chiesa Cristiana libera, Via Padre Paolo Manna 16, ore 18.30
    BOLOGNA – Veglia “in comunione”
    CREMONA – Veglia “in comunione”
    FIRENZE – Chiesa Valdese di Firenze, Via Micheli, ore 21
    MILANO – Chiesa Valdese, Via Francesco Sforza 12, ore 21
    NAPOLI – Tempio Valdese, Via dei Cimbri 6 (angolo Via Duomo), ore 20.45
    PADOVA – Chiesa evangelica metodista, Corso Milano 6, ore 21
    PALERMO – Veglia “in comunione”
    PESCARA – Chiesa Evangelica Metodista, Via Latina 32, ore 20.30
    ROMA – Chiesa Metodista, via XX Settembre (angolo via Firenze), ore 21
    RIMINI – Chiesa Evangelica Valdese di Rimini, Viale Trento 65, ore 21
    TORINO – Veglia “in comunione”

    Venerdì 29 giugno 2007 vegliano a:
    PINEROLO – c/o Associazione FAT onlus (Vicolo Carceri 1), Ore 21

    Rispondi
  • 20. danielatuscano  |  23 novembre 2007 alle 0:10

    Con noi. Gli omosessuali nel popolo cristiano

    Sono trascorse quasi due settimane dal decimo anniversario di fondazione del Gruppo Emmanuele di Padova (gay cattolici). Per l’occasione, i ragazzi hanno allestito una bella festa nell’oratorio d’una chiesa cittadina, animando pure la Messa (con canti e musiche stupendamente eseguiti) nel corso della quale è stato distribuito un pieghevole, che illustrava tutte le iniziative dell’associazione e la natura della stessa.

    Il celebrante li conosce da diversi anni. Con pazienza, ascolto e grande umiltà si è fatto interpellare da questo piccolo gregge. Un atto di virile coraggio; anche perché l’esegesi del brano di Luca (20, 27-38), il meno “familista” e, al tempo stesso, il più ieratico e sontuoso degli evangelisti, lo hanno costretto a un’omelia per nulla scontata e prevedibile.
    Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Coloro che seguono la parola di Dio. Di chi sarà moglie, nell’aldilà, una donna che in vita è stata sposa di sette mariti? Ma nell’aldilà non ci si sposa più: si vivrà in Spirito e verità, come gli angeli. Scusate se è poco.

    Nel suo commento, il sacerdote non ha mai pronunciato la parola “omosessualità”; eppure, tutto l’uditorio ha compreso che intendeva parlar di loro, degli amici dell’Emmanuele. I quali appartengono, anch’essi, alla famiglia della Chiesa. I quali sono fratelli, sorelle, madri, mariti e mogli di tutti gli altri cristiani, non secondo la carne, ma per lo Spirito.

    “Noi abbiamo deciso di ascoltare anche questo gruppo – ha spiegato il prete – probabilmente si tratta di una prova da parte del Signore, che mi dimostra com’egli agisca in tutte le realtà” .

    A ognuno spetta il compito di impiegare i propri personali talenti, diversi, fors’anche imprevedibili e inaspettati, per realizzare il progetto di Dio: “Accogliendovi oggi – ha concluso – questa parrocchia non compie un atto di bontà: desidera invece confrontarsi con cristiani motivati, ma non sempre sufficientemente conosciuti” .

    Alla fine, per ringraziarli dell’impegno da tempo profuso, ha proposto un applauso in chiesa.Un grazie ai ragazzi e alla comunità che li ospita. Un segno concreto contro la banalità e l’intolleranza. Non finiscono sui giornali, non si esibiscono in lepide trasmissioni televisive, ma il futuro è dalla loro parte.

    Daniela Tuscano

    http://www.gionata.org

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

giugno: 2007
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: