LA DISINFORMAZIONE DELL’INFORMAZIONE

2 luglio 2007 at 9:04 12 commenti

Respinte. Le donne dell’Acmid  (Associazione della Comunità Marocchina delle Donne in Italia) non potranno costituirsi parte civile nel processo agli assassini di Hina Saleem (sotto). Così ha decretato il giudice. Ci saranno, in compenso, i parenti (maschi) della ragazza, mentre gli imputati, il padre e i fratelli, hanno chiesto il rito abbreviato, nella speranza, molto concreta, di scapolare l’ergastolo. Un’autorevole esponente dell’Acmid, Dounia Ettaib , è stata aggredita in pieno giorno da un paio di integralisti e si è salvata solo per la sua prontezza di spirito: nonostante si trovasse in un viale affollato, nessun milanese è intervenuto in suo soccorso.

Potrei fermarmi qui, come avrebbe potuto la nostra grande stampa. Ma ha voluto strafare, come del resto sempre accade davanti a omicidi efferati, specie se a sfondo sessuale e con vittime femminili. In questo periodo, invero, ne càpitano parecchi. Assistiamo a una recrudescenza di barbarie verso le donne.

Gli zelanti mass-media ci delucidano, con minuziosa dovizia di particolari (anche inutili, ma via, vogliamo trascurare i poveri lettori sadici? Ché altrimenti ti allestiscono un Sadic Pride per rivendicare i loro sacrosanti diritti…). La loro solerzia si distingue particolarmente nel caso di stupratori extracomunitari, di padri-padroni islamici, di prosseneti romeni. Tutto vero, sia chiaro. Ma che le donne presso certi popoli vengano trattate come pezze da piedi lo sanno anche i poppanti.

Ci si aspetterebbe che, nella “moderna” Italia, le donne godano di diritti, libertà e soprattutto rispetto. Se si osserva la realtà con meno disattenzione, però, si scopre che non va esattamente così. Innanzi tutto, pare esistano anche, e in numero consistente, violentatori nostrani, poco dissimili, per crudeltà ed efferatezza, dai loro corrispettivi stranieri; su di loro, giornali, tv e web si dimostrano già più lacunosi. Ma non basta. Ormai anche a uno psicologo della Scuola Radio Elettra risulta lampante che l’aumento esponenziale di un fenomeno non è imputabile alla psicosi di singoli individui, ma riflette una tendenza, una cultura, una sensibilità radicate nel tessuto sociale.

E dunque. Punto primo: ci rallegra che almeno su “Repubblica” sia comparsa l’intervista ad Abdullah Redouane del Centro islamico culturale d’Italia, il quale, manifestando la sua solidarietà a Dounia, ha rilasciato due dichiarazioni fondamentali: a) il Corano non va interpretato letteralmente ma contestualizzato (cosa che, invero, non fa la maggior parte dei musulmani); b) tragedie come quelle di Hina non sono causate dalla religione, ma dall’ignoranza.

Si trattava, però, di un articolo di spalla. Non corredato da fotografie. Privo di qualsiasi approfondimento. Che, in ultima analisi, poteva anche passare inosservato, mentre a tutta pagina campeggiava la cronaca con l’immagine di un immenso striscione: “Hina vittima dell’Islam”.

Il messaggio è quindi giunto: roba da barbari, da noi non accadrebbe mai, rispediteli al loro paese e non ci si pensi più. (Va da sé che, “nel loro paese”, le donne possono tranquillamente essere martoriate, ognuno è sovrano soprattutto quando a rimetterci sono gli altri – “le” altre -, a noi checcenefrega.)

Punto secondo: anche violenze di italiani su italiane, abbiamo detto. Di norma molto meno strombazzate, abbiamo aggiunto. Diritti, libertà e rispetto, abbiamo invocato. E ora domandiamoci: il nostro sostrato culturale favorisce questi ultimi?

Irak

Corsi interreligiosi per donne all’Università sciita di Najaf, Iraq.

1) A scuola, la maggioranza del corpo docente è di sesso femminile. Anni fa mi capitò di leggere le querimonie di alcuni prof maschi, che si sentivano discriminati. A noi non pensa mai nessuno, piagnucolavano. E poi, significativamente: “Ci fosse la possibilità di far carriera… di guadagnare un po’ di più…”. Naturalmente l'”inchiesta” taceva il fatto che la femminilizzazione dell’insegnamento riguardava solo la scuola dell’obbligo; intendendo, con tale termine, anche i corsi superiori, visto che ormai alle medie non si ferma più nessuno. All’Università, però, la musica cambia: altro che femminilizzazione, lì i docenti sono quasi tutti uomini, per non parlare dei rettori: se non ricordo male, di donne che ricoprono quel prestigioso ruolo ce ne sono soltanto un paio.

Guarda il caso, si tratta degli unici docenti “ricchi”, quelli che “fanno carriera”, che godono della stima della popolazione. Solo la “manovalanza” è femmina; e si capisce perché: da sempre gli uomini hanno snobbato questo tipo di lavoro, perché non considerato abbastanza prestigioso, perché non vellicava il loro smisurato ego, perché lontano anni luce dalla logica aziendalistica e piramidale che permette ai più dritti, o ai più arrivisti, di primeggiare su tutti, a scapito di tutti; perché ritenuto un impiego part-time (per quell’identificazione quantità-qualità); perché gli insegnanti, nell’immaginario comune, sono screditati (molte volte mi son sentita dire che noi “non facciamo niente” ); perché stare con bambini e ragazzi è roba da femmine, anche quando si tratti di femmine con una sensibilità materna non superiore a quella d’una gatta. Insomma, uno sfacelo. Per scegliere una professione tanto ignominiosa. un uomo doveva trovarsi proprio con l’acqua alla gola, a meno che non si trattasse di uno smidollatino, o peggio. Ai veri maschi spetta(va)no compiti ben altrimenti nobili.

E osano pure frignare, proprio come femminucce irresolute! Vogliono più spazio, poverini. E una scuola “manageriale”. Il loro congenere travestito da donna, l’ex ministro Moratti, in tale senso gli aveva dato una grossa mano.

Pubblicità progresso in Francia: “Come spiegarle che sarà meno pagata, perché è una ragazza?”.

2) Ma è poi così vero che nelle scuole, Università escluse, gli uomini sono in minoranza? Proprio no. Numericamente, può darsi; ma il primato maschile – androcentrico – resta ben saldo nei programmi scolastici, nella lingua italiana, nei rapporti fra insegnanti e alunni. La scuola insegna a rispettare, stimare, valorizzare i talenti e la dignità femminili? La risposta è no.

3) L’Acmid non può costituirsi parte civile per decisione di un giudice italiano. In questi anni la Cassazione (composta da barbogi maschi) ha mandato in libertà, o condannato – il verbo muove al riso – a pene lievissime dei brutalizzatori anche di minorenni, anche incestuosi, come nel caso del patrigno della ragazzina sedicenne che s’è visto ridurre la pena in quanto aveva sì abusato della figlia, ma quest’ultima non era più vergine, poiché avviata dalla madre alla prostituzione; com’è avvenuto per l’ormai leggendaria sentenza sui jeans; come temiamo accada per il marito-killer di Barbara Cicioni (in un primo momento, la giustizia popolare aveva già decretato che i colpevoli fossero romeni), il quale malmenava la moglie un giorno sì e l’altro pure, aveva ripetutamente cercato di farla abortire (tanto poi il prete scomunicava lei), ma forse, misero, qualche ragione ce l’aveva, forse la bimba che la “fedifraga” aspettava non era sua… sotto quindi con l’esame del Dna, magari ci scappa l’attenuante dell’onore.

4) Pubblicità e mezzi d’informazione veicolano un’immagine della donna che si credeva sepolta da secoli. Non sarà per moralismo che le nazioni realmente più evolute, dove le donne effettivamente godono di concreti diritti e riescono a occupare importanti cariche a livello lavorativo e di governo, sbeffeggiano quasi quotidianamente la tv italiana per l’esibizione ripetuta di tette, sederi e altre parti intime (femminili) persino nei programmi in cui si spiega come si prepara un babà al rum.

Alessia e Mascia 

Alessia & Mascia, veline in versione lesbo-chic (?) nel fortunato calendario di qualche tempo fa.

Non sarà fortuito se oggi il sogno delle ragazze è diventare veline o cubiste, se gli idoli si chiamano Corona o Moric, se un palazzinaro della tv scosciata si pavoneggia di “metter sotto” le avversarie politiche. Ah, ecco, la politica: l’Italia è il Paese con minor numero di parlamentari donne, a eccezione della Grecia. Ce ne sono di più in India, dove, peraltro, alcune di loro sono riuscite senza tema a diventare capi di Stato. Da noi sarebbe impensabile.

Non ho nominato il Papa, ma a che serve? L’Italia non è un paese cattolico da molto tempo. Cristiano, poi, men che meno. Siamo solo in pieno revival clericale, che, notoriamente, con la religione non c’entra una cicca. Proprio per amor di completezza, vabbè, lo nomino, la gerarchia vaticana è super-misogina ecc. ecc. Ma, davvero, mi sento così démodée a pormi questo problema visto che, per il Pontefice, le donne nemmeno esistono.

4) Dal quadro pur sommariamente tracciato, siamo allora così sicuri che Hina sia solo, o principalmente, vittima dell’Islam? Possibile che non ci venga offerta altra alternativa fra lo sgozzamento o Lele Mora?

Non sarebbe forse più corretto scrivere: “Hina vittima dei maschi”? Ma pretenderlo da un’informazione “maschia” è alquanto velleitario.

Daniela Tuscano  

PER SOSTENERE L’ACMID NEL PROCESSO HINA SALEEM: http://www.acmid-donna.it/perHINA.htm

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SESTA GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO – Costruire speranza e convivialità PER SEMPRE – La musica salverà il nostro futuro?

12 commenti

  • 1. davideb  |  2 luglio 2007 alle 15:16

    BEPPE GRILLO – Vaffanculo day

    Vaffanculo day is coming !

    Divaga L’informazione, mettilo nei tuoi link, nei forum, dappertutto, parlane alla gente, attacca manifesti. L’italia dipende dagli italiani.

    http://www.beppegrillo.it/vaffanculoday/

  • 2. danielatuscano  |  2 luglio 2007 alle 18:09

    Abbi pazienza, ma cosa c’entra il “V-Day” col mio post? 😐

  • 3. marco 77  |  3 luglio 2007 alle 3:27

    …grazie di avermi invitato a firmare…..speriamo che si riesca a fare qualcosa..qualcuno diceva “l’umanità ha bisogno di più umanità”…io penso sia vero.Sono un po spaventato da questi tempi….dove basta un telefonino per essere felici…dove ognuno chiude le porte all’altro…dove si preferisce nn studiare realtà lontane drammatiche….e si pensasoltanto al proprio orticello…al contentino mensile…..alla vacanzetta valtour….Quindi di nuovo grazie….se non altro…di avermi reso partecipe a questo tema importante…..lo faccio girare…….ciao!!!marco

  • 4. gianna  |  3 luglio 2007 alle 6:45

    firmato!!!

  • 5. Valeria  |  3 luglio 2007 alle 23:51

    ho firmato anch’io…speriamo in un bel sostegno generale e che la faccenda non finisca nel dimenticatoio

  • 6. rino  |  4 luglio 2007 alle 8:37

    ci sono anch’io

  • 7. samuelesiani  |  4 luglio 2007 alle 17:42

    Firmato (e ho risposto alla tua email).

  • 8. GANIMEDE  |  6 luglio 2007 alle 11:13

    Ciao Dany, mi trovo in ufficio ma sono riuscito a ritagliarmi un minutino di tempo per aderire all’iniziativa di solidarietà per HINA SALEEM. Ho firmato anch’io sul Sito dell’Associazione. Un Baci Grande Grande! Ganimede.

  • 9. Laura Costantini  |  6 luglio 2007 alle 15:49

    Ho letto, ho firmato, non avrei potuto fare altrimenti davanti alla vergogna di questa situazione. Ti invito, se vuoi, a leggere da me un post ispirato da “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini. E’ attinente.
    Laura

  • 10. fax  |  20 luglio 2007 alle 17:25

    In merito al problema dei professori e delle professoresse…

    perchè nessuno dice al popolo che una percentuale estremamente alta NON è in grado di insegnare?
    Perchè non dici anche questo?
    Il nostro problema non sono le basse pecentuali di utilizzo di risorse umane di sesso femminile, ma il sistema stesso.
    Pochi uomini nelle cattedre basse. Tante donne che non son capaci di insegnare.
    Poche donne nelle cattedre “alte”. Tanti uomini che non dovrebbero far altro che zappare la terra.

    Questo stesso discorso può essere applicato con successo alla politica.
    Non è una regola, è solo un dato di fatto.
    Purtroppo.

    Tutto questo per dire cosa? Che non ci possiamo fare niente.
    Non sono qui per raccontare la catastrofe del mondo, ma solo per ricordarvi che le cose non stanno migliorando.
    Se per salvare il mondo dobbiamo fare affidamento sulle nuove generazioni, forse è il caso che qualcuno cominci a spodestare “deretani” pesanti da posti dove sono solo dannosi.
    Cominciando con insegnare ai ragazzi delle scuole che se l’insegnante non è in grado di insegnare, è DIRITTO e OBBLIGO chiedere che venga rimandato a casa.

    Questo non accade. E ci troviamo con malate di mente che non insegnano più, dopo esser state cacciate da 4 scuole diverse, ma che sono di guardia all’ufficio economato di una scuola elementare. O ci troviamo con perfetti imbecilli ( che non credo sia un insulto punibile con la morte 😛 ) che parlano, che vomitano parole nelle orecchie dei nostri figli.
    Da grandi cosa faranno?

    Come lo spiego ad un ragazzo che “le pari opportunità sono così importanti da essere insegnate nei corsi provinciali”? Persone pagate per cercare di spiegare che la donna è importante sul lavoro. Che la povera donna, quella che abbiamo trattato male per secoli, quella che deve stare a casa con i bimbi, quella che deve cucinare, quella che deve fare qualsiasi cosa di “sua” competenza, deve essere assunta e che deve avere la possibilità di lavorare e far carriera?

    Poi i ragazzi crescono pensando che una donna può far carriera solo se ha un bel sedere e che comunque non son cose che lo riguardano. Che la donna è uno strumento di piacere. E che la donna sarà la madre dei suoi figli, ma questo solo dopo. Molto dopo.

    Non mi stupisco nel vedere un aumento sconsiderato di atti di violenza sulle donne. Anche perchè l’aumento non riguarda le violenze, ma il numero di casi che arriva alla tv.
    Non mi stupisco nemmeno nel vedere che le persone han vinto la paura sostituendola con l’indifferenza.

    Mi stupisco di non vedere nessuno con un briciolo di orgoglio da difendere. Le cose devono cambiare, prima che sia troppo tardi.

    Ed è nostro compito cambiarle. Solo che non abbiamo trovato il modo.

  • 11. GANIMEDE  |  11 agosto 2007 alle 12:48

    Brescia dedica a Hina Salem
    un centro medico transculturale
    Brescia ha intitolato oggi il centro di salute internazionale e medicina transculturale a Hina Salem, la giovane pachistana uccisa dai parenti esattamente un anno fa a Sarezzo solo perché aveva deciso di vivere all’occidentale. Alla cerimonia anche la vicepresidente della Regione, Viviana Beccalossi, che aveva sostenuto l’idea, chiedendo che Hina non fosse dimenticata

    «Con la cerimonia di oggi – ha detto – raggiungiamo un traguardo che ritenevamo indispensabile, e cioè che la voce di Hina potesse continuare a farsi sentire. La sua storia resterà indelebile, una vicenda tristissima alla quale tutti hanno rivolto la massima attenzione con quella riservatezza e quello spirito critico che ha sempre contraddistinto la nostra gente».

    Nel 2006 il centro di medicina internazionale, ora intitolato a Hina, aveva erogato circa 9.750 visite, mentre nei primi sei mesi del 2007 ne sono già state effettuate quasi 6.000. L’obiettivo ora è che anche attraverso le cure gli immigrati possano essere aiutati con informazioni certe e puntuali a regolarizzare la loro permanenza in Italia.

    (10/07/2008)

  • 12. estasidellacarne  |  11 agosto 2007 alle 14:58

    Allora. Principiando dal fatto che sei un raro connubbio di inteligenza e di bellezza, vengo ad esporti il perché ed il per come non concordo con questo che tu dici. Principalmente, non sono d’accordo nell’equazione che pornografia o propagazione di materiale soft o sexy o calendarizzazione di donne, etc. sia direttamente proporzionale alla degradazione morale della società di oggi e che la figura della donna ne risulti svilita. Vi sono casi che potrei citarti, ma offenderei la tua intelligenza e lungi da me. In secondis, reputo probabile un riavvicinamento tra valori morali e icone sessuali, così come avveniva in tempi antichi.
    Pensaci, aspetto tue risposte.


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