Archive for agosto, 2007

STATO DI GRAZIA

“Faccia da Coca-Cola”. Così ti definii, la prima volta che mi trovai davanti una tua foto giovanile. E avvenne proprio il giorno in cui annunciarono la tua scomparsa.

Avevo solo 12 anni, all’epoca. Ignoravo fossi un Mito. Cominciavo a malapena a balbettare di musica rock-pop. Ma limitatamente all’area italiana. Tu eri, invece, la gioventù. Una gioventù però internazionale, e che sfuggiva a chi era giovane veramente. Per una bambina, “i giovani” sono già gli adulti. O i ragazzi, trionfanti nella loro soda e sfacciata goduria di vita, sani, balneari. Insomma, i miei genitori.

Elvis Presley, morto il 16 agosto 1977 a 42 anni.

Le loro serate spensierate. I loro capelli a spazzola. Le loro acconciature cotonate. La brillantina. E, sì, la Coca-Cola. Quando io non esistevo, quando non m’immaginavano neppure.

Tu, le tue canzoni, erano un segreto loro. Una complicità e una trasgressione. Solo molti anni dopo ho scoperto che eri un Ribelle. Altro che Coca-Cola. Quel bacino roteato era davvero sexy. Dicevano di te tutto e il contrario di tutto. Il nativo americano ti identificava con l’America colonialista, e concludeva: “Fanculo a lui e a John Wayne”. Ma per le brave famiglie bianche e perbene tu rappresentavi la Perdizione. “Il rock’n’roll di Presley degrada il bianco allo stadio inferiore del negro”, decretavano.

Per i miei genitori, nati adulti, in realtà stati ragazzi, tu eri quindi il gioco sotto il letto, l’occhiata in tralice, la fuga da casa.

E, fuggendo, hai spazzato via tutto. Le convenzioni, in primis.

Poi, pochi mesi prima che lasciassi questo mondo, udii proprio mio padre commentare: “Com’è diventato grasso Presley”. Ma non gli badai. Lo ripeto: per me eri un nome come un altro.

In seguito… in seguito quelle foto, impietose, il Prima e il Dopo. Provocante e annebbiato. Più che obeso, dilagante. Straripato. In quell’oasi che si pretendeva di paradiso, e che recava uno strano nome, da me storpiato all’italiana: Graceland. Chissà perché, io lo associavo al freddo, al gelo. Ma a un gelo innaturale, rappreso. Invece pare fosse il tuo regno, la tua vita. Che in quel fatale 16 agosto si è arrestata.

Perché, se è vero che l’arte può divinizzare l’uomo, non è meno vero che il Mito lo polverizza, lo distrugge. Il Mito non è di questo mondo. Il Mito non esiste. Se non in una fotografia, in una faccia da Coca-Cola sempre fissa nel tempo, in uno Stato di Grazia fasullo, fulminato, sparato lì, sulla celluloide, ma svenato della sua imperfezione, della quotidianità, del declino, che forse ci vela lo sguardo, ma che solo ci rende davvero vivi.

Daniela Tuscano 407142083_7e3fbe69b7_m.jpg 

N.B.: Da domattina parto di nuovo. Ci ritroviamo fra una settimana circa. Un abbraccio a tutti!

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16 agosto 2007 at 9:58 3 commenti

PER MARIA ANTONIETTA: MASCHI VERGOGNA!!!

Non una parola di più.

(Vedi anche: http://newscontrol.repubblica.it/item/350289/delitto-sanremo-maria-uccisa-da-quaranta-coltellate )

14 agosto 2007 at 11:45 9 commenti

BRUCI LA CITTA’

Sono ancora in vacanza. Ma in questi giorni di relativa pace, prima di un’altra partenza (prima al mare, poi in montagna, prossimamente Roma) dedico questa bella canzone – e la foto del mitico Roby Bolle – a… chi si ama, a chi per amore ha perso o rischiato la vita (Dragan e Rachid, gettatisi in mare per salvare bimbi italiani), a chi per poco amore è rimasto stroncato (i quattro bimbi rom arsi nel loro misero capanno, una neonata di tre mesi cancellata in un incidente stradale per colpa di un disgraziato gonfio di droga).

Bruci la città e crolli il grattacielo
rimani tu da solo nudo sul mio letto.
Bruci la città
o viva nel terrore
nel giro di due ore
svanisca tutto quanto
svanisca tutto il resto.

E tutti quei ragazzi
come te non hanno niente
come te io non posso che ammirare
non posso non gridare
che ti stringo sul mio cuore
per proteggerti dal male
che vorrei poter cullare
il tuo dolore il tuo dolore.

Muoia sotto un tram
più o meno tutto il mondo
esplodano le stelle
esploda tutto questo.
Muoia quello che
è altro da noi due
almeno per un poco
almeno per errore.

E tutti quei ragazzi
come te non hanno niente
come te io vorrei
darmi da fare forse essere migliore
farti scudo
col mio cuore da catastrofi e paure
io non ho
niente da fare
questo è quello
che so fare
Io non posso che adorare
non posso che
leccare questo tuo profondo amore
questo tuo profondo
non posso che adorare questo tuo profondo

(Irene Grandi – Baustelle)

13 agosto 2007 at 11:34 2 commenti


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