NON CI AVRETE! – Giornata della Non-Violenza, un successo planetario

3 ottobre 2007 at 10:04 11 commenti

Milano, Roma, Vicenza, Torino, Napoli… Sì, c’eravamo proprio tutti, eravamo tanti, eravamo felici. Forti. Pacifici.

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Sopra: Milano, 2 ottobre 2007: un momento della Giornata Mondiale della Non-Violenza. Tra i promotori, il Movimento umanista. Sotto: il logo della manifestazione.

C’eravamo proprio tutti a gridare il nostro “SI'” a un mondo senza atomiche, a un futuro diverso da quegli scenari bellicosi che sempre più i potenti della Terra ci prospettano come inevitabili. C’eravamo nell’anniversario del compleanno di Gandhi, per attestare, con la nostra presenza fisica, che la sua speranza non si è persa nel vento. E che lui era ancora fra noi, mentre chi crede di stare in alto non riceverà menzione nemmeno nei tombini della cronaca. Noi sì, e loro no. Perciò auguri, Mahatma Gandhi.

C’eravamo tutti. E ci saremo ancora, il 7 ottobre, ad Assisi. La città di un altro santo, stavolta cattolico. A comprovare che la religione non si declina affatto con la violenza e la tirannia. Che, anzi, è sinonimo di giustizia, progresso, benessere, felicità, comunione. Un indelebile schiaffo ai fondamentalisti. Uno schiaffo silenzioso. Uno schiaffo che non ferisce fisicamente. Ma che umilia e tacita i superbi. E che spazza via in un refolo di ciglia lo scontro di civiltà, i kamikaze, Bush che “piange sulla spalla di Dio”… Ma quale Dio, il suo? Quello che lascia morire i bambini in nome della crociata “democratica”. Conosciamo bene quel suo Dio, quel dio con la minuscola, quell’anti-dio, quell’idolo. Non occorre essere dotati di poteri divinatori per capire che presto questi signori faranno tutti la fila per entrare alla funesta corte del loro anti-dio.

ImageNoi invece eravamo lì, insieme, e, nel frattempo, il nostro pensiero veleggiava lontano, molto lontano, insomma vicinissimo: si stringeva ai fratelli e alle sorelle birmani, uomini e donne in jeans o avvolti in purpurei manti, che soli, senza armi, con Dio, hanno testimoniato che la vera rivoluzione si compie nella pace. Dobbiamo ringraziare i monaci e le monache birmane per averci ricordato che lo Spirito soffia ovunque. In questi giorni siamo tutti buddhisti; esattamente come loro, hanno dato prova di uno spirito a dir poco evangelico.

Siamo eclettici, contaminati, misti, colorati, numerosi. Non ci avrete.

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/09/22/bombe-bufale-firmiamo-per-liberarci-dalle-armi-nucleari/ )

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Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, il punto caldo, Italia, Europa, mondo, Politica-Mente, religioni e società, semi di speranza, strade umaniste.

IL SOGNO, L’UTOPIA, LA VERITA’ LADRI DI STAGIONI

11 commenti Add your own

  • 1. Lorenzo  |  3 ottobre 2007 alle 12:59

    Ciao, i trafiletti sono usciti oggi sui due quotidiani gratuiti Metro e City (a Roma).
    Nominati il FORUM UMANISTA EUROPEO e GIORGIO SCHULTZE! Giorgio ha rilasciato anche una bella intervista su Sky e mandata in onda.
    Un abbraccio
    Lorenzo

    Rispondi
  • 2. Roberto  |  3 ottobre 2007 alle 13:47

    Ciao potete trovare le foto delle attività del 2 ottobre a Sesto a questo link

    http://picasaweb.google.com/eleonora254

    Rispondi
  • 3. Tony  |  4 ottobre 2007 alle 15:58

    ciao.. dalla piazza del Comune di Torino, per la Giornata del 2 Ottobre invio:

    foto (230 MB) all’indirizzo
    http://www.partitoumanista.it/download/torino_2ottobre2007.zip

    piccolo video (15 MB) all’indirizzo
    [video src="http://www.partitoumanista.it/download/2_ottobre_torino.wmv" /]

    intervento Tiziana Cardella all’indirizzo
    http://www.partitoumanista.it/torino/index.php?option=com_content&task=view&id=194&Itemid=30

    saluti
    t

    Rispondi
  • 4. Barbara  |  4 ottobre 2007 alle 18:00

    Ciao a tutti, vista la bella esperienza del 2 ottobre a Roma, con i rappresentanti delle Ambasciate, proseguiamo il lavoro in vista del Forum.
    Invio le lettere preparate per ambasciate di Repubblica democratica popolare di Corea (nord) e per la Repubblica di Corea (sud)
    Quello firmato ieri è stato definito un “atto di riconciliazione” che non potevamo ignorare, inoltre la Corea del Nord ha deciso di smantellare l’arsenale nucleare per la fine di questo anno.
    Un forte abbraccio
    Barbara

    Ambasciata della Repubblica Democratica Popolare di Corea
    Eccellente Ambasciatore Hantasong
    Viale dell’Esperanto, 26

    0144 Roma

    Eccellente Ambasciatore,

    a nome della Regionale Umanista Europea e come Poprtavove del Forum Umanista Europeo, al quale aderiscono centinaia di associazioni in difesa dei diritti dei popoli, esprimo una grande gioia per lo storico atto di riconciliazione firmato ieri tra la Repubblica Democratica Popolare di Corea e la Repubblica di Corea.

    Un grande segnale di speranza che ritengo possa essere ispiratore per tanti altri paesi che ancora oggi cercano attraverso il conflitto, una supremazia che ha poco a che vedere con quel futuro di pace che è urgente costruire per il bene di tutta l’umanità

    A questo proposito voglio inoltre congratularmi per la decisione di smantellare l’arsenale nucleare.

    Cancellare la Repubblica Democratica Piopolare di Corea dall’elenco dei Paesi che posseggono armi nucleari, è un atto tanto atteso e che accogliamo con grande soddisfazione.

    Le anticipo fin da ora che nel prossimo Aprile 2008 a Milano si terrà il Forum Umanista Europeo quest’anno dedicato e intitolato la “Forza della Non Violenza”, sarà mia cura inviarLe un mio personale invito a partecipare alla tavola rotonda dedicata alla Ambasciate dei paesi esteri in Italia.
    Un incontro dove ogni rappresentante potrà raccontare esperienze di non violenza del proprio paese.

    La prego di estendere al Governo del della Repubblica Democratica Popolare di Corea paese il nostro ringraziamento per il contributo alla realizzazione di un mondo senza guerre.

    A Lei, Eccellente Ambasciatore, invio i miei piu’ cordiali saluti

    Giorgio Schultze

    Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia
    Eccellente Ambasciatore
    YOUNG JAE CHO
    Via Barnaba Oriani, 30
    00197 Roma

    Eccellente Ambasciatore,

    a nome della Regionale Umanista Europea e come Portavoce del Forum Umanista Europeo, al quale aderiscono centinaia di associazioni in difesa dei diritti dei popoli, esprimo una grande gioia per lo storico atto di riconciliazione firmato ieri tra la Repubblica di Corea e la Repubblica Democratica Popolare di Corea.
    Un grande segnale di speranza che ritengo possa essere ispiratore per tanti altri paesi che ancora cercano attraverso il conflitto, una supremazia che ha poco a che vedere con quel futuro di pace che è urgente costruire per il bene di tutta l’umanità.

    Le anticipo fin da ora che nel prossimo Aprile 2008 a Milano si terrà il Forum Umanista Europeo quest’anno dedicato e intitolato la “Forza della Non Violenza”, sarà mia cura inviarLe un mio personale invito a partecipare alla tavola rotonda dedicata alla Ambasciate dei paesi esteri in Italia.
    Un incontro dove ogni rappresentante potrà raccontare esperienze di non violenza del proprio paese.

    La prego di estendere al Governo della Repubblica di Corea, il nostro ringraziamento per il contributo alla realizzazione di un mondo di dialogo e pace.

    A Lei, Eccellente Ambasciatore, invio i miei piu’ cordiali saluti

    Giorgio Schultze

    Rispondi
  • 5. Stefano Manfredo  |  4 ottobre 2007 alle 18:03

    oltre a “il Mattino” (che non ci ha mai filato neanche di striscio..
    risultato storico) siamo usciti su altri tre quotidiani:
    Cronache di Napoli (giornale che di solito porta unicamente il
    bollettino di guerra dei clan!)
    Leggo
    Il Napoli (E-polis)

    2 TV locali e anche una Radio molto ascoltata qui (Club91)
    appena possibile invio gli altri articoli..

    PFA

    Rispondi
  • 6. Carlo Olivieri  |  9 ottobre 2007 alle 21:55

    Myanmar: ecco le aziende italiane che calpestano i diritti umani

    Da Vita on line del 04/10/2007

    Un giro d’affari di 120 milioni di euro. Un 2007 generoso per le aziende italiane che investono in Birmania. Salvo un particolare: fare soldi sulla pelle di milioni di persone

    In Italia, c’è chi sguazza a fare business sulla pelle degli altri. Invece di sospendere ogni rapporto economico con la giunta militare più feroce al mondo, le nostre aziende, e sono tante, troppe, fanno finta di niente proseguendo nella più totale impunità i loro affari. L’ultima lista aggiornata che la redazione di VITA si è procurata oggi dalla Cisl fa venire la pelle d’oca: nel 2007, il business tra l’Italia e la Birmania è superiore ai 120 milioni di euro. Sotto la voce “Totale importazioni lorde” appare la raccapricciante somma di 59.592.916 euro, mentre quella relativa alle esportazioni parla di 60.500.000 euro.

    Per quanto riguardo le importazioni, protagonisti di questo infausto giro d’affari sono 350 aziende italiane, tra cui balzano all’occhio nomi illustri come Oviesse (oltre 2,5 milioni di euro di importazioni che valgono al marchio di abbigliamento il quarto posto in classifica), l’ipermercato Auchan Spa (462.000 euro), Bulgarelli Gioielli Spa (385.000 euro) o la Fincantieri – Cantieri Navali Italiani Spa (poco meno di 100.000 euro). Poi ci sono i soliti “ignoti”, a cominciare dal numero uno della top list Italia: la Bellotti Spa, divoratrice del pregiatissimo Teak birmano con oltre 7 milioni di euro di legno importato. A ruota, trovano un posto al sole la Van Cleef & Arpel Logistics Spa (prodotti di lusso) con 4,8 milioni di euro, l’Italia Srl (4,3 milioni di euro), una vecchia conoscenza come la Margaritelli Italia Spa (legno per casa e infrastrutture) con 935.000 euro e così via. Sul versante esportazioni, la Danieli Officine Meccaniche Spa fa la parte del leone con oltre 55 milioni di euro di prodotti industriali esportati (settore acciaio).
    Insomma, tra teak, abbigliamento e pietre preziose, il made in Italy in Asia fa miracoli. Sarà contento il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, nell’apprendere che centinaia di aziende italiane si fanno beffa dei diritti umani calpestati in Birmania. Per fortuna, le pressioni della società civile a volte danno ottimi frutti. Come ad esempio la decisione dell’agenzia di viaggi Astoi-Fiavet di sospendere tutti i suoi viaggi in Birmania. Non così invece Francorosso, Viaggidea, Viaggi del mappamondo, Rallo Luxury Travel, Sentieri di nuove esperienze, Gastaldi, Columbia Turismo, Hotelplan, Viaggi dell’Elefante, El Dimensione Turismo, Il Tucano Viaggi, Mistral e Settemari, tutte agenzie in continuo fermento nel proporre soggiorni da favola nel paese asiatico (magari pure nel nord della Birmania, dove attualmente l’esercito birmano uccide, tortura e seppellisce i monaci contestatari al riparo dei turisti curiosi).

    Infine un discorso a parte per la Eni Saipem. Nel documento della Cisl, si legge che nel 1999 la Saipem Asia dichiarava: “Nell’offshore di Myanmar è stato completato per conto della Saipem UK il progetto Premier Oil Yetagun development field Productionplatform. Il contratto comprendeva le attività di trasporto e installazione dell’intera opera e ha impegnato la nave di sollevamento Pearl marine”. E ancora, sul versante acquisizioni: “per conto Ptt Petroleum Authority of Thailand il progetto Ratchaburi to Wang Noi Gas Pipeline in Tailandia, per ingegneria di dettaglio fornitura di materiali permanenti, costruzione e commissioning di un Gas Line System per il trasporto del gas dall’esistente Yadana Gas Pipeline alla futura Power station di Wang Noi. Il progetto prevede l’installazione di due pipelines lunghi rispettivamente 153 e 3 kchilometrti da 30″ e 36″ didiametro di nove valvole di linea di due Metering Station e del sistema Scada Supervisory Control and Data acquisition) e telecomunicazioni il contratto è stato acquisito dalla Saipem Asia Sdn in consorzio con Mitsui & co ltd.”

    Domanda legittima posta oggi dalla Cisl: “Oggi la Saipem ha accordi con la Gail India e con Oil and Natural Gas Corporation Limited per iniziative nel mar della Tailandia etc. E’ ancora coinvolta con la Birmania?”.
    Scarica la lista completa delle aziende italiane implicate in Birmania:

    – Scambi commerciali Italia – Birmania, import: scarica l’elenco

    – Scambi commerciali Italia – Birmania, export: scarica l’elenco

    Rispondi
  • 7. Carlo  |  12 ottobre 2007 alle 16:49

    AFTENPOSTEN, Norvegia
    http://www.aftenposten.no

    Al Gore e l’Ipcc vincono il Nobel per la pace 2007.

    L’accademia di Oslo ha scelto l’ex vicepresidente
    statunitense Al Gore e il Comitato intergovernativo per il
    cambiamento climatico (Ipcc) come vincitori del premio
    Nobel per la pace 2007. Con questa decisione la giuria ha
    voluto sottolineare l’importanza della questione clima a
    livello internazionale. I vincitori ritireranno il premio,
    che ammonta a 1,7 milioni di dollari, il 10 dicembre a
    Oslo.

    Rispondi
  • 8. Sandro  |  12 ottobre 2007 alle 17:36

    da p.Fausto Marinetti ai monaci buddisti

    Cari fratelli monaci di Myanmar,
    vista l’inefficacia delle manifestazioni di piazza, siete usciti a sciami dai monasteri in difesa del vostro popolo. Di cui siete l’anima. Passate e ripassate sugli schermi. E vi sentiamo marciare fin dentro alla nostra coscienza di uomini e di cristiani. Per interpellarla, per risvegliare in noi la “fede” nell’uomo universale.
    La feroce repressione vi da la caccia, giorno e notte, come delinquenti comuni: sequestrati, torturati, uccisi. La vostra risposta? Una processione di centinaia, migliaia di Giovanni Battista, che, sotto la pioggia battente, gridano in silenzio ai nuovi Erodi: “Non vi è lecito massacrare il popolo con il prezzo del cibo alle stelle”. Migliaia di ciotole vuote, sollevate sul mondo, simbolo della pancia vuota dei fratelli. Uomini inermi, che turbano, intralciano i generali abituati a falciare i dimostranti con le ruote dei camion.
    Si teme un ammutinamento dei soldati, i quali, armati fino ai denti, hanno paura di voi, inermi uomini di pace. La vostra “forza” morale mette in crisi il regime, non i benpensanti. .. Dove sono i pacifisti, i digiunatori di fronte alle ambasciate dell’ex-Birmania? Non dovrebbero scendere al vostro fianco coloro che predicano il vangelo a chiacchiere: “Non vi è amore più grande di chi da la vita per gli altri”?
    Esponenti cristiani (“esperti in umanità”, “migliori amici dell’uomo”) c’è opportunità migliore di questa per marciare con quei monaci e dire al mondo che l’uomo viene prima delle ideologie e delle religioni? Troppo intenti a difendere “radici cristiane” e privilegi cattolici? Troppo occupati in “Catene di preghiera, digiuni e adorazione perpetua del Santissimo Sacramento”, secondo i dettami della Conferenza episcopale birmana, in ossequio al centralismo romano?
    E voi, monaci/che cristiani/e dove siete? Trincerati nella vostre vetrine spirituali, rinserrati nei castelli interiori?
    I monaci buddisti, vere icone evangeliche, vi hanno strappato di mano il vangelo, il fuoco, la profezia, l’amore eversivo?
    Come è eloquente quella tunica rosso-sangue! Uomini ridotti a preghiera, dichiarano guerra alla giunta militare con il sorriso, brandendo ciotole vuote. Digiunano ad oltranza. Fanno voto di protestare fino a che «la dittatura sanguinaria non sarà spazzata via». Gridano senza voce: “Uccidete noi, non i nostri figli e fratelli”.
    Dove attingono tanta temerarietà? Non meritano solidarietà? Invece i pii cattolici non solo giocano a scarica barili con Dio, ma giustificano l’ignavia: “In conformità a quanto afferma il Codice di Diritto canonico, preti e religiosi non sono coinvolti in alcun partito politico né nelle attuali proteste”. Non è indurre in tentazione di complicità? E i monaci buddisti: “Ma l’uomo non è un partito, i diritti umani non sono lussi clericali, il popolo è sacro, di qualunque Dio si ritenga figlio”.
    Fratelli monaci vestiti di sangue, perdonateci. ..
    “Non c’è perdono per il malvagio che non riconosce il proprio errore, perché persisterà nel male. Non piangete su di noi ma sui vostri ghetti dottrinali. Non offendete Gesù Cristo, facendone un monopolio esclusivo. Non rubatelo a tutta quell’umanità cui appartiene. Egli è più ampio di piazza s. Pietro e del catechismo universale. Non vi basta la lezione del secondo macello mondiale? Anche allora Roma preferì anteporre i privilegi cattolici alle vittime. Ordinò di non resistere, di ammansire la bestia a suon di pie devozioni e sacre obbedienze ai “legittimi governanti”. .. Un muro d’incenso ha occultato 6 milioni di “gasati”. Come possono salire al cielo preghiere intossicate dai camini di Auschwitz, avvelenate dai funghi di Hiroshima, profanate dalle pance vuote dei fratelli? Hitler ha consumato il “sacrificio” di 40/50milioni di morti con le mani di 40 milioni di cristiani tedeschi e con la collaborazione attiva o passiva dell’Europa dalle “radici cristiane”.
    Il Vaticano si consola per aver salvato qualche vittima, ma cosa ha fatto per non essere funzionale alla macchina della “soluzione finale”, che deportava, gasava, sterminava scientificamente? Certe pratiche di pietà senza le opere di giustizia non canonizzano i nostri alibi? Se non si è “attivamente” contro il male, si è complici; se non si urla, si acconsente. Se i pochissimi oppositori di Hitler fossero stati milioni non sarebbe stata una lezione magistrale per i posteri, uno schiaffo morale per tutti i dittatori? Invece ci tocca assistere al processo di preti che in Argentina, in Rwanda, ecc. hanno collaborato con il “male costituito”.
    Fratelli monaci, vangeli viventi, che lezione, la vostra! Oh, se i preti cattolici si accontentassero anche loro di una ciotola di riso, rinunciando all’odioso 8 per mille in favore dei sette milioni di “figli impoveriti”? Come può un padre mangiare di fronte al figlio alla fame?
    Monaci vestiti di rosso-sangue, urlate sui tetti e a tutti i regimi: “Non vi è lecito usare il popolo come sgabello per i vostri interessi. Non potete affamarlo, calpestarlo sotto i cingoli della repressione. E voi, cattolici, se volete fare l’adorazione perpetua, ricordate: ogni uomo è l’ostensorio di Dio”.
    Continuate a marciare, fratelli, armati di ciotola vuota, per le strade di Yangoon, di Mandalay, di tutti i villaggi del pianeta. Invadete i meandri della coscienza delle nazioni. Camminate senza sosta per i palazzi delle religioni; attraversate i loro templi, le loro teologie funzionali alla globalizzazione dell’ingiustizia istituzionalizzata.
    Inquietate, inquietate.. . i benpensanti, i devoti, gli acquiescenti, gli ignavi. E gli “inutili idioti”.
    Grazie!

    11.10.2007

    Rispondi
  • 9. danielatuscano  |  13 ottobre 2007 alle 6:58

    Tutto magnifico, inoltro e uso a scuola. Mi dispiace solo che, accanto a quei “fratelli” monaci, non si siano ricordate le “sorelle” monache. Erano scese in piazza anche loro, ma si sa, pure nel martirio, la donna resta sempre il “negro del mondo”. Anche per questo peccato c’è da pregare (benché secondo me sia irremissibile). 😐

    Rispondi
  • 10. Anna  |  31 ottobre 2007 alle 11:43

    Giro la traduzione in italiano di un interessante articolo di Bruce K Gagnon, Coordinatore di Global Network Against Weapons & Nuclear Power in Space, che ha partecipato all’incontro del 20 ottobre in Repubblica Ceca.

    Saluti

    Anna

    GUERRE STELLARI IN ARRIVO

    Il documento del 1997 del Comando Spaziale degli Stati Uniti “Visione per il 2020” parlava dell’importanza di assicurarsi “il controllo e il dominio dello spazio.” Da quel momento il Pentagono, con fondi stanziati dal Congresso, ha continuato ad espandere e sviluppare il numero di armi spaziali.

    Nel Piano strategico del Comando Spaziale dell’Aeronautica intitolato “FY06 e oltre”, i guerrieri dello spazio affermano spavaldi: “La dottrina delle forze aeree considera l’aria, lo spazio e l’informazione come elementi chiavi per dominare lo spazio di battaglia e assicurare la nostra supremazia. Il nostro fine ultimo è quello di sfruttare lo spazio, ma non possiamo farlo a pieno se prima non lo controlliamo.”

    Il piano conclude sostenendo che “la capacità di ottenere la supremazia nello spazio (la capacità di sfruttarlo impedendo agli avversari di farlo) è di importanza fondamentale. Mantenere la superiorità nello spazio è una condizione essenziale per avere successo nelle guerre moderne.” L’interno documento nella versione originale si può leggere nella home page di Global Network (www.space4peace. org ).

    L’ultimo punto, secondo cui oggi tutte le guerre sulla terra sono dirette dalla tecnologia spaziale, è fondamentale per capire i piani per il futuro. Quando nel 2003 Bush ha lanciato l’illegale e immorale invasione dell’Iraq, i satelliti spaziali sono stati di importanza vitale. Nell’attacco iniziale il 70% delle armi utilizzate erano guidate sugli obiettivi dalla tecnologia spaziale. Dunque chi controlla lo spazio vince tutte le guerre sulla terra sottostante.

    Lo scorso ottobre, durante l’annuale settimana “Teniamo lo spazio per la pace”, organizzata da Global Network, Bush ha annunciato la nuova politica sullo spazio, dando via libera al Pentagono perché procedesse a sviluppare armi spaziali offensive in grado di distruggere i satelliti spaziali di altre nazioni. La Cina ha risposto rapidamente sparando una rudimentale arma anti-satellite (ASAT) e facendo saltare in aria uno dei propri satelliti, con un chiaro messaggio per Bush: “Tu non diventerai il padrone dello spazio.”

    In agosto, utilizzando questo ammonimento cinese per giustificare gli sviluppi di armi spaziali da parte degli Stati Uniti, il generale di corpo d’armata Kevin Campbell, capo del Comando di difesa missilistica e spaziale dell’esercito, ha detto in una riunione di imprenditori nel campo spaziale in Alabama: “Non sono libero di entrare nei dettagli, ma stiamo pensando e prendendo provvedimenti che ci diano la capacità e la possibilità di dimostrare la nostra libertà d’azione nello spazio.”

    Una delle prime azioni dell’amministrazione Bush è stata ritirare gli Stati Uniti dal Trattato anti-missili balistici del 1972 (ABM) con la Russia. Questo trattato metteva al bando i test e il dispiegamento dei cosiddetti sistemi di “difesa missilistica” . Da quel momento Bush si è mosso in modo aggressivo per finanziare, testare e dispiegare tecnologie in grado di fornire agli Stati Uniti la capacità di primo colpo rispetto ad ogni altra potenza nucleare. Come abbiamo visto con l’attacco all’Iraq, il primo colpo è ormai la dottrina militare ufficiale degli Stati Uniti.

    Il Pentagono ora considera la Russia e la Cina gli ostacoli principali per l’impero statunitense. Queste due nazioni hanno tenuto di recente esercitazioni militari congiunte, per chiarire che non resteranno inerti mentre gli Stati Uniti tentano di dominare il pianeta.

    Basta ricercare i dati sulla costruzione delle basi e i dispiegamenti di armi dopo l’11 settembre per veder emergere un chiaro piano: oggi il Pentagono ha sei nuove basi permanenti lungo il confine interno con la Cina in Afghanistan. Lungo la regione costiera della Cina i cacciatorpedinieri Aegis della Marina americana, dotati di intercettori per la difesa missilistica, sono schierati in Giappone, Corea del sud, Australia e forse anche Taiwan.

    La Russia ha reagito con allarme al piano degli Stati Uniti di installare una base radar nella Repubblica Ceca e intercettori di difesa missilistica nella vicina Polonia. Dopo l’11 settembre gli Stati Uniti hanno stabilito basi militari in Romania and Bulgaria. Sotto la chiara direzione americana, anche la NATO si è estesa nell’Europa dell’est con basi in Lettonia, Lituania ed Estonia e sta ora cercando di creare nuove basi in Ucraina e Georgia. Una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta durante la guerra fredda.

    Gli Stati Uniti stanno formando “partnerships” spaziali con paesi come il Canada, l’Italia, il Giappone, l’Australia, l’Inghilterra, Israele ed altri, per attirare la loro industria aerospaziale in questo costosissimo progetto per spostare la corsa agli armamenti nello spazio.

    La dottrina militare degli Stati Uniti sostiene la necessità di ritirarsi dai trattati internazionali perché questi restringerebbero le possibilità di lanciare attacchi di primo colpo contro altri paesi. Nel 2004, l’istruttore del Collegio Navale Militare Thomas Barnett ha dichiarato davanti ad un vasto pubblico di ufficiali che “Adolph Hitler non ha mai dovuto chiedere il permesso per invadere un altro paese e non lo chiederemo nemmeno noi!” Guardando Barnett su C-SPAN sono rimasto sconvolto da questa frase, soprattutto perché è stato presentato come “l’esperto di strategia di Donald Rumsfeld”. Praticamente Barnett ha illustrato quello che è diventato il piano degli Stati Uniti per una guerra infinita.

    Barnett ha parlato di quella parte del mondo che non intende integrarsi e sottomettersi ai dettami della globalizzazione corporativa, sotto la quale ogni paese avrebbe un ruolo diverso. Alcuni paesi, come la Cina, potrebbero dedicarsi alla produzione, visto il basso costo della manodopera. Gli Stati Uniti, ha spiegato Barnett al pubblico di militari, diventerebbero un leviatano con un enorme potere militare, per aiutare a portare sotto il nostro controllo i paesi non integrati.

    Una base essenziale in questo piano è quella di Offutt AFB ad Omaha, nel Nebraska, quartier generale del Comando Strategico degli Stati Uniti (StratCom) e probabilmente la base più importante e pericolosa nell’impero. Oggi si occupa del “colpo globale a pieno spettro” (offensive, attacchi preventivi, armi di distruzione di massa, guerra spaziale e informatica, difesa con missili balistici, sorveglianza e ricognizione, ossia le intercettazioni senza mandato eseguite dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza). L’11, 12 e 13 aprile 2008 Global Network terrà il suo incontro annuale proprio ad Omaha e attivisti di tutto il mondo verranno ad unirsi alla nostra protesta.

    Molti, anche all’interno del movimento pacifista, non capiscono ancora la dimensione dei piani di guerra nello e dallo spazio. Come obiettivo a lungo termine dobbiamo chiedere la conversione dell’industria militare; fino a quando non ci riusciremo, il nostro paese continuerà a portare avanti una guerra infinita in terra e in cielo.

    Bruce K Gagnon, Coordinatore di Global Network Against Weapons & Nuclear Power in Space, Maine, USA .

    http://www.space4peace. org

    Rispondi
  • 11. Carlo  |  31 ottobre 2007 alle 18:02

    THE INDEPENDENT, Gran Bretagna
    http://www.independent.co.uk

    Birmania, monaci in marcia contro l’arruolamento di baby
    soldati.

    Dopo le repressioni dello scorso mese, i monaci buddisti
    tornano a sfilare contro il regime. Denunciano l’esercito
    birmano, che arruola bambini soldato per arginare il
    fenomeno della diserzione. Il rapporto di Human rights
    watch, dal titolo “Venduti per essere soldati”, sostiene
    che sono migliaia i bambini vittime di questo traffico e
    che i generali del governo non puniscono coloro che lo
    esercitano.
    ———— ——— ——— ——— —-

    Carlo

    Rispondi

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