Archive for novembre, 2007

…E SCOPRIMMO DI ESSERE NUDI

Ma Benigni recita Dante, oppure lo interpreta?

Nulla di tutto questo: Benigni lo vive. Benigni è Dante.

Lo è, nell’abbacinante climax che lo travolge fino a lasciarlo esanime: corpo morto. Lo è, nel momento in cui vede sgretolarsi di fronte a sé le illusioni di cui la sua carne e il suo spirito – il suo spirito fattosi carne – si erano nutriti fino a quel momento. Quando il suo vecchio della montagna, il vecchio d’oro, si tramuta in polvere di creta, stoppia fangosa. Polvere e nulla.

Roberto Benigni nel Quinto dell’Inferno, andato in onda ieri sera su Rai Uno.

Muore, in quel momento, e non risorge. L’ideale resta vuoto. La lettera, ferma. Cupo artifizio, cembalo che tintinna. La vita non è sogno. La vita non è letteratura.

Ma la letteratura dà la vita. Il corpo stordito, l’ansito d’una comprensione, il baricentro sbieco, il turbine assordato in cui ruotano a spirale mani, troni, potenze, dolori, liquami, tormenti, tutto risolto (e perduto) in una bocca che bacia tremante: quella è l’umanità. L’umanità che pecca per troppo amore, è l’umanità assetata d’amore. Povera, miserrima. Benigni è Dante, perché Dante è uomo. Tutti gli uomini. Ciascun uomo.

Ma Benigni è anche l’uomo Dante, di quel tempo e di quello spazio. E’ il Dante trasmigrato, con la sua affannata e sensuosa sperdutezza, nel corpo di Roberto in forza d’una eretica, e benedetta, metempsicosi artistica.

Chi da sé cade, non risorge. Cade, e giace nel sepolcro freddo della sua insipienza disperante e ansiosa. Ma d’un freddo che è domanda, pretesa. Un freddo che vuole l’eternità. Che pretende d’afferrarla, possederla, violentarla per troppo amore. Smania. Unicità.

“…l’altro piangea, sì che di pietade/io venni men così com’io morisse” (Inf. V, 140-141). Ari Scheffer, Paolo e Francesca, 1835.

Con l’uomo Dante corpo morto, s’annulla il “mio”. Solo nella perdita, solo nell’abbandono nell’altro, il corpo morto risorge. E’ la prova suprema. E’ sovrumana. E’ necessaria. Di troppo umano si muore. Ma quel troppo umano, nell’implacabilità dell’eterno, quanto ci sembra meritevole d’un singulto pietoso.

Daniela Tuscano (www.scrivi.com) 407142113_7d89e2973f_m.jpg

Annunci

30 novembre 2007 at 9:52 16 commenti

(R)ESISTIAMO ANCORA!

Giornata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

STOP

Dedicata a:

Hina Saleem

Barbara Cicioni

Maria Antonietta Multari

Chiara Poggi

Giovanna Reggiani

la rom Emilia

Meredith Kercher

la quindicenne brasiliana stuprata in carcere da 20 uomini

la donna saudita punita con 200 frustate per aver subito violenza

…e a milioni di donne e bambine sconosciute che in passato, e in questo preciso istante, vengono umiliate dall’impotenza maschile, belligerante, religiosa, mercimediatica. E di cui non sapremo mai nulla.

Di fronte a questo scempio urliamo BASTA. Agli allegri telefilosofi della morte del femminismo, gridiamo SIAMO VIVE. E non dimentichiamo.

Daniela Tuscano (vedi anche: http://www.mentecritica.net/per-mariaantonietta-maschi-vergogna/cronache-italiane/daniela-tuscano/1145/)

25 novembre 2007 at 0:02 5 commenti

IL SUONO DI MILANO

C’era una volta il gran cuore di Milano. “Milan col coeur in man”, Milano col cuore in mano, ripetevano i nostri vecchi. Quasi un mantra, a ricordare il calore domestico e fragrante che si celava dietro i comignoli bigi e ombrosi della città indaffarata. Dove una merla poteva trovare riparo presso i tetti spioventi delle case alte e scrostate.

Oggi, i comignoli non esistono più. Nemmeno il grigio è più lo stesso. Persino lo smog ha perduto quella prevedibilità che lo rendeva meno malsano. Ha ucciso la nebbia, quella cappa ovattata di sordi mormorii.

Oggi la monocromia è maligna, innaturale, guardinga. E’ un cielo ferrigno, una nuvola di scappamento stolida e persistente. Talora cede il passo a un sole secco e gelido, sfrontato nel suo anacronismo. E noi siamo lo stesso. Torvi, egri, indecisi, frettolosi, affabulanti, asserragliati.

Finocchiaro Svampa Borelli

Finocchiaro, Svampa, Borrelli: tre illustri testimonial per il quarantennale della Cena dell’Amicizia  milanese. Sotto: Clemente Rebora (1885 – 1957).

Ma non è sempre così. Non è solo così. Voci antiche premono, come viscere dalla terra. Viscere ancor vive, tenaci, possenti. Il cuore batte nel profondo. E resiste. Il cuore in mano è finito nelle miniere della città, perché non lo vediamo più, non lo udiamo palpitare.

Il cuore sboccia e si manifesta, mescolato fra mille pennelli di muro, con parole strane e antiche: Amicizia, Colletta. Un filo d’erba nelle crepe d’un battiscarpa, che solo improvvisamente diviene rigoglio. Ma era lì, umile e ostinato. Milano può tornare a rifiorire, non solo sotto Natale. Milano è qui, in noi, nel nostro Natale quotidiano. Nel silenzio deflagrato si può percepire, quasi tastarne il suono. Verrà, forse già viene, il suo bisbiglio.

Daniela Tuscano 407142257_2ba64c289c_m.jpg

24 novembre 2007 at 6:18 3 commenti

AMORE INTERROTTO

A   R. F.

Lo sguardo gli cadde distratto fuori della terrazza. “Notte, tripudiante”. Si domandava se quel paesaggio spennellato con lembi frenetici e caldi fosse adatto a raccogliere le sue tardive inquietudini. Ma già non ci pensava più. Si trovava di fronte un giovanotto dalla bellezza così esplicita da risultare, in qualche modo, banale. Certo facile; e lui non voleva complicarsi la vita. “E’ tutto lì”, rifletteva, osservandolo. E continuava: non ho nemmeno bisogno di corteggiarlo. Con quel fisico da paura.

Così diversi, i suoi occhi, dallo sguardo azzurro che lo aveva irretito, inaspettato e vinto, alcuni anni prima. L’azzurro, si sa, scivola via come acqua. È il colore del vento e dell’aria. Gli aveva chiesto, ridendo: “Dove scappi?”. E quello sguardo si era voltato fissando in una rapida istantanea i ciuffi roridi di sole. Un bagno di gioventù. Le labbra tumide e imbronciate, la pelle bianca e mesta. Forse i suoi gusti erano troppo pucciniani. Musicali.

Lui, che amava rintanarsi nel grembo notturno, era rimasto colpito da quelle suole di vento. Pensava ai suoi sogni di libertà, puro come un’oasi di frescura. Ma catturarli, che illusione! E un brutto giorno, ancora una volta, l’assenza.

Chi gli stava davanti, adesso, era fin troppo presente. Un profilo definito e schietto. Un giovanotto che amava il mare e gli scogli e gli anfratti che mai, mai lui avrebbe violato. Al più, gli bastava dipingerli.

Tese la mano verso quegli occhi ampi e comprensivi. Già avvertiva il calore della pelle abbronzata.

Ma esitò. “Ha una ragazza”.
Occhi scuri.
“Bella”.
Indagatori.
“Intelligente”.
Nitidi.
“Giovane”.
Obliqui.
“Ha un cuore”.
Orfana di gioia.
“Lui la ama”.

Gli abbandonò una virgola di carezza sugli zigomi forti. Poi fletté il capo, umilmente. Rubando un’ispirazione, un effluvio di amore sano. Il ragazzo non aveva smesso di sorridergli, sicuro ed amico come solo i perfettamente normali sanno essere. E lui provò un rapido conforto, in bilico fra crepacci di fuoco.  

Daniela Tuscano (www.lepaginedellanostravita.it )

***

Le Presbytère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat, Queen, Elton John, Maurice Béjart (1927-2007). Toreador dell’aria.

23 novembre 2007 at 0:07 15 commenti

SILVIO: “BASTA COI PARRUCCONI…”

“…viva il parrucchino!!!”.Repubblica delle Bandane. Shocked Cool Rolling Eyes Razz bounce puke

D. T.

 

Come eravamo: prima e dopo la “cura”.

21 novembre 2007 at 7:16 3 commenti

NO AI “BABY-ZOMBIES”, UN PASSO AVANTI

Comunico con piacere che il gruppo La Tribù – Nessuno tocchi Pierino di Bresso ha concluso, nel giro d’un mese, la raccolta di firme contro l’uso di psicofarmaci in età infantile. “L’ignoranza sull’argomento è pressoché totale – constata Daniele Quattrocchi, animatore dell’associazione – circa il 90% degli interpellati ignoravano cosa fosse l’ADHD. Ma non ci sentiamo, per questo, di colpevolizzare i genitori. Purtroppo, la maggior parte delle informazioni sul reale pericolo del trattamento con psicofarmaci sui minori si trova solo in rete”.

bresso3_firmeset07.jpg

Daniele Quattrocchi (primo a sinistra) con alcuni rappresentanti de “La Tribù”

La Tribù ha quindi chiesto al sindaco Manni un incontro pubblico, anche con la presenza di esperti, per illustrare i pericoli cui vanno incontro i nostri figli e per fornire risposte chiare e complete a tutti i dubbi possibili.

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/05/29/il-test-piu-idiota-del-mondo-salviamo-i-nostri-bambini-dal-ritalin/)

N. B.: INFANZIA DIMENTICATA. Non solo Europa. In questi giorni, il violento uragano che si è abbattuto sul Bangladesh ha reso orfani migliaia di bambini. Per un aiuto concreto, cfr. http://www.volontariperlosviluppo.it/1998/1998_5/98_5_03.htm)

20 novembre 2007 at 11:38 8 commenti

REMO E LA MERENDA DI FRAGOLE

Remo, lo ricordo ancora: una faccia da giovane Bacco, inghirlandata di riccioli bruni. Un volto spianato, messidoro. Lo vedevo solo a pranzo. Ma mica tanto. Perché, ogni volta che si avvicinava, io alzavo il lembo della tovaglia candidissima fino agli occhi, e lo fissavo in tralice, arrossendo. C’era sempre qualcuno che glielo diceva, a Remo: tu piaci tanto alla Daniela.

E anche lui era lì, sorridente, in un bianco e nero d’una sala infinita, in vapori di confetto, marcato e solare. Il mio amore non era segreto. Ma impossibile. Perché lui aveva diciotto anni e io cinque…

Image hosted by allyoucanupload.com

(Foto di Cristiano C.)

Mi trovavo in vacanza a Roseto degli Abruzzi. Lui lavorava come cameriere nell’albergo in cui soggiornavo. Ogni pranzo era per me fonte di delizie. Un giorno m’informò che “c’erano le fragole col limone per la signorina”. Mi parve di toccare il cielo con un dito, servita di fragole dal mio dio, e in quel momento in verità ignoravo cosa mi piacesse davvero, e di più: se lui o i saporiti frutti rossi. Mi giocò uno scherzetto, Remo. Quando giunse con la coppa, compì una giravolta intorno al tavolo, e poi susurrò: “E queste, di chi sono? Me le mangerò io”. Quanto penai in quegli istanti!

Poi finalmente la mia sofferenza terminò e non so dire se, gustando le fragole, pensassi di assaporare lui. O le sue labbra? Un suo bacio mi sarebbe piaciuto, ne sono sicura, anche perché la mia prima esperienza in quel senso sarebbe stata abbastanza precoce: otto anni…

Ma l’apparizione fulminante avvenne in spiaggia: già con la carnagione brunita, largo sulla sdraio, abbandonato al sole, inerte e completo, sazio della sua vigoria e dimentico del mondo, di quella sicurezza un po’ spavalda tipica degli anni illusi, il caravaggesco Remo risplendeva soddisfatto di sé. In una solitudine di sicura attesa. Capii che quello era il suo mondo, e che non mi apparteneva. Lo guardai ancora un attimo, poi tornai ai miei giochi infantili.

Daniela Tuscano (grazie a Valerio per il suggerimento)

14 novembre 2007 at 12:07 12 commenti

Articoli meno recenti


Calendario

novembre: 2007
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Posts by Month

Posts by Category