RESTA CON NOI! – Mons. Bregantini presto trasferito?

7 novembre 2007 at 9:03 21 commenti

La notizia, una delle più importanti e – se confermata – gravi del momento, viene confinata dai potenti mezzi d'”informazione” in uno smilzo trafiletto, quando non è del tutto ignorata. Occorre invece diffonderla il più possibile, comunque si concluda la questione.

Intervenendo in un dibattito a Battipaglia (Salerno), ieri mons. Giancarlo Bregantini ha parlato del suo probabile trasferimento a Campobasso, diocesi rimasta libera dopo le dimissioni dell’attuale vescovo. “Siamo in attesa di una lettera da parte della Santa Sede. Sono anch’io a conoscenza di queste voci che riguardano il mio trasferimento, ma non so altro”. La notizia ha provocato un forte disorientamento; alcuni sperano in una intercessione del Papa. Bregantini, molto amato e impegnatissimo contro la mafia, aveva proposto in una lettera aperta del 2 aprile 2006 una scomunica ufficiale per i mafiosi: “Condanno – scriveva il vescovo – nel più forte dei modi questa ripetuta violazione della santità della vita nella Locride. La condanno con la scomunica. Quella stessa scomunica che la Chiesa lancia contro chi pratica l’aborto, è ora doveroso, purtroppo, lanciarla contro coloro che fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi, in applicazione estensiva del Canone 1398 Cjc, sentendo che questa grave sanzione giuridica ci aiuterà di certo a prendere sempre più coscienza del tanto male che ci avvolge, per poi saper reagire con fermezza e ulteriore impegno nel bene, nella difesa della vita, nella preghiera sempre più intensa per chi fa il male, nella formazione in parrocchia, seminando speranza nelle scuole, negli oratori, nei gruppi ecclesiali”.

Non va infatti dimenticato che il Diritto canonico prevede la scomunica latae sententiae per chi si macchia del “peccato d’aborto”, ma sui crimini di mafia non spende neppure una parola. Sul sito “Ammazzateci tutti” la toccante testimonianza di Liliana Esposito Carbone, madre di Massimiliano, uno dei “ragazzi di Locri” ucciso il 24 settembre 2004: http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/la-calabria-ha-bisogno-del-vescovo-bregantini.php Speriamo tutto si chiarisca; ma, nel frattempo, teniamo desta l’attenzione, e prepariamoci a un’eventuale azione dimostrativa.

Daniela Tuscano

ULTIM’ORA (8 nov.): Confermato il trasferimento di mons. Bregantini. Papa Benedetto XVI ha ufficializzato la sua nomina a nuovo arcivescovo metropolita della diocesi di Campobasso-Bojano. La nomina è stata comunicata dal bollettino della sala stampa vaticana. Nessuna notizia su “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi. Tra i telegiornali italiani, l’unico a parlarne è stato il Tg3.

Comunicato Stampa L’Associazione Culturale umanista Color Porpora  si stringe intorno a mons. Bregantini e abbraccia idealmente tutti coloro che assieme a lui hanno lottato, sofferto e amato per realizzare una Calabria migliore, libera da tutte le mafie.

Sappiamo che un sacerdote è tenuto a obbedire, pur se gli costa dolore. Lo fa per amore della Chiesa. Ma noi non riusciamo a trattenere lo sconforto e lo scandalo per la decisione vaticana circa il suo trasferimento alla diocesi di Campobasso, che consideriamo un atto d’imperio non solo ingiusto, ma soprattutto irresponsabile.

Rinnovando la nostra solidarietà al vescovo non cesseremo di lottare, anche grazie al suo esempio, per il trionfo della pace, della giustizia e della legalità.

Milano, 8 novembre 2007

LA SUA RISPOSTA

Mons. Bregantini ha risposto al nostro messaggio stamane, alle 8.50. Con gratitudine lo riportiamo qui:

Grazie.
Dio continuerà ad aiutarmi a seminare speranza e gioia.
+ p. GianCarlo Maria Bregantini, Vescovo

Milano, 9 novembre 2007

Annunci

Entry filed under: Bresso, Milano e... dintorni, il punto caldo, Italia, Europa, mondo, Politica-Mente, religioni e società, voci dal sottosuolo.

VECCHIO AMICO… REMO E LA MERENDA DI FRAGOLE

21 commenti Add your own

  • 1. Carlo  |  7 novembre 2007 alle 22:46

    Io giro l’informazione nella lista PU nazionale, come sto facendo quasi quotidianamente con quasi tutte le news importanti che girano, poi sarà l’equipe posizioni a decidere se farne una posizione.
    Anche se non fosse così, in ogni caso almeno girerà l’informazione.
    Grazie Daniela.

    un abbraccio
    Carlo

    Rispondi
  • 2. Sara  |  8 novembre 2007 alle 10:03

    Inoltre, secondo me, è importante che i cattolici ricordino che
    essere cristiani implica anche lottare contro la mafia e spesso
    pagare di persona.

    Il fatto che la stampa quasi non ne parli è decisamente inquietante.

    Rispondi
  • 3. don F.  |  8 novembre 2007 alle 10:05

    Se, dopo anni, alleggeriscono un vescovo dalla pressione mafiosa e dalle minacce alla sua vita non è poi tanto male. In questo caso, un avvicendamento, è utile, anche perché probabilmente Bregantini ha dato tutto quello che poteva dare. Senza contare il fatto che potrebbe corrispondere a un suo desiderio (e ne ha tutto il diritto). D’altro canto, se lo “promuovono” , significa che ha dato ampie garanzie sul versante del sistema ecclesiastico.
    Sto semplificando e sono pronto a ricredermi.

    Rispondi
  • 4. Stefano  |  8 novembre 2007 alle 12:27

    Quoto Sara… i preti integerrimi, i cattolici “puri e duri”, sono considerati solo quelli che s’impicciano della camera da letto… sono schifato…

    Rispondi
  • 5. Sara  |  8 novembre 2007 alle 12:34

    Peccato che per alleggerire il vescovo si appesantisca tutta la gente della locride, che non credo si trasferirà in massa a Campobasso.

    E’ questo il ruolo del pastore? Lasciare le sue pecore quando è stanco?
    Lasciare che siano loro a morire mentre lui è al sicuro?

    Rispondi
  • 6. pibua  |  8 novembre 2007 alle 14:09

    Perchè ho il sentore che ci sia un disegno in tutto ciò?
    Sembra che tutti coloro che vogliono portare legalità da quelle parti vengano allontanati…inaudito!

    Rispondi
  • 7. Carmine  |  8 novembre 2007 alle 15:10

    Carissimi/e,

    intervengo brevemente sul “caso Bregantini”. .. visto che Campobasso appartiene alla Regione ecclesiastica in cui vivo, e conosco molto bene la situazione locale, grazie alla fraternità con altri preti “resistenti” all’omologazione ecclesiale e sociale di questo tempo.

    1. Il trasferimento di Bregantini è l’ennesimo atto di forza del potere vaticano, che non tiene conto né delle Chiese locali, né della storia personale di un vescovo; nel caso di p. Giancarlo, in particolare, si è proceduto non solo contro la sua volontà, ma in pieno dispregio del suo lavoro pastorale e civile;

    2. La diocesi di Campobasso, a prescindere dalle gerarchie ecclesiastiche (è vero che è piccola, ma è un arcidiocesi metropolitana, quindi la “scusa” ufficiale della promozione il Vaticano la può esibire!), è un ambito pastorale di una chiusura ermetica, in cui un pastore come Bregantini sarà condannato all’inazione. La città (e la Curia!) di Campobasso sono saldamente in mano alla massoneria locale, e non è mistero per tanti che la cittadina svolge il ruolo di snodo per il riciclaggio del denaro sporco della camorra campana (Benevento è a tre quarti d’ora di macchina; i camorristi fanno le loro “vacanze sulla neve” a Campitello Matese; il traffico di persone per la prostituzione e quello di armi avviene con la complicità dei poteri politici di destra e di sinistra… Mi fermo qui, anche perché, come diceva il grande PPP, “Io so… ma non ho le prove, perché sono un intellettuale. ..”);

    3. La cosa più grave è che il silenzio quasi totale dei massmedia (ho visto finora solo il TG3 darne notizia; l’Avvenire di oggi non ne accenna affatto…) conferma la volontà di non dare risalto all’opera del “vescovo antimafia”.. . così da zittirlo (ricordo che lo stesso p. Giancarlo è stato già “rimosso” dalla commisione episcopale della CEI per la pastorale sociale, trasferito in quella, inutile!, per la vita consacrata; al suo posto è andato mons. Miglio, dii obbedienza ruiniana…) .

    Ok, mi fermo qui… come vedete, non basta la gioia di avere un pastore di tale spessore nella mia Regione (credetemi, la mia conferenza episcopale è davvero misera… soprattutto con mons. Forte!), di fronte alla cosa che è successa!

    Un abbraccio di pace…

    Carmine

    Rispondi
  • 8. Vittorio  |  8 novembre 2007 alle 16:07

    NOI SIAMO CHIESA

    Via N.Benino 3 00122Roma

    Tel.3331309765 — 0039022664753

    E-mail vi.bel@iol.it

    http://www.we-are-church.org/it

    Comunicato Stampa

    La rimozione di Mons. Bregantini dalla diocesi di Locri è un provvedimento irresponsabile ed è contro il rinnovamento della Chiesa e contro la Calabria civile, propositiva e fattiva.

    Il trasferimento di Mons. Giancarlo Bregantini alla diocesi di Campobasso lascia stupefatti e smarriti. E’ forse possibile non ritenerlo una conseguenza di pressioni che il Vaticano, assumendosi gravissime responsabilità, ha subito e che sono state esercitate da tutti i poteri mafiosi e forti nei cui confronti si è elevata costantemente la forte denuncia del vescovo di Locri ? Come è stato possibile che, nonostante le tante precedenti parole di istituzioni e personalità, le energie sane, giovanili e democratiche presenti in Calabria nella Chiesa e nella società, siano state ancora così pesantemente mortificate ?

    Non si tratta con tutta evidenza di un promoveatur ut amoveatur ma solo di un vergognoso amoveatur e basta. Rischiano ora di fermarsi sia il rinnovamento della Chiesa promosso da Mons. Bregantini, sia le sue realizzazioni concrete che hanno creato le premesse nella Locride per un’alternativa al dominio della ‘ndrangheta nella società e nell’economia.

    Il movimento “Noi Siamo Chiesa” è parte di quanti in Calabria ed in tutto il mondo cattolico progressista denunciano le decisioni del Vaticano ed esprime la sua completa solidarietà a Mons. Bregantini, a cui ha inviato un messaggio.

    “NOI SIAMO CHIESA”

    Roma, 8 novembre 2007

    Rispondi
  • 9. donmo  |  8 novembre 2007 alle 21:57

    Volevo solo segnalare l’opinione di Luigi Accattoli:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=554
    Mi sembra abbastanza equilibrata (anche se l’ultima sua tesi è da brividi)

    Rispondi
  • 10. marco  |  8 novembre 2007 alle 22:30

    Credo che per la gente della Locride l’avvicendamento di Mons. Bregantini sia molto doloroso ed immagino che lo sia per il Vescovo stesso. Però tutti sappiamo che la presenza dei pastori nelle diocesi non è eterna e spesso certe decisioni della gerarchia paiono assurde e ingiustificabili, quasi che si volesse disarmare quanti vedevano nel Vescovo una guida.
    Dobbiamo però amarla comunque questa Chiesa all’interno della quale agisce lo Spirito Santo che la porta dove Lui stabilisce.
    Gli uomini e le donne della Locride devono amare e ringraziare Mons. Bregantini e devono amare il suo successore che, sono sicuro, amerà a sua volta e dello stesso amore di Mons. Bregantini, la Locride e suoi fratelli che sono nella prova.

    Rispondi
  • 11. Paolo Farinella  |  9 novembre 2007 alle 10:29

    Mando in copia di seguito l’e-mail che ho appena inviato al Vescovo Giancarlo Bregantini e allego la sua risposta.

    Paolo prete Genova

    Al Vescovo Giancarlo Bregantini
    già Vescovo di Locri – Calabria Italia

    Caro Padre dei figli della Locride,

    sono un prete di Genova e non so se congratularmi con lei o farle le mie più sentite condoglianze. Di certo, ha tutta la mia stima e solidarietà in questo momento in cui come in un disegno oscuro le si chiede di uccidere il suo figlio primogenito, il suo unico, quello che ama, i figli della Madre Locride. Come Abramo lei ora è solo e tutta la solidarietà e ammirazione non saranno sufficienti a farle compagnia. Solo sul monte Moria della coscienza e di Dio. Lei ha già detto che “obbedisce”. Concordo. Lei deve obbedire se vuole compiere l’ultimo atto d’amore verso i suoi figli e la porzione di Italia che ha servito con amore. Altrimenti non sarebbe credibile. Molto sovente Dio stravolge i disegni del potere: la sua partenza potrebbe anche avere l’effetto contrario a quello forse preventivato da chi l’allontana. La partenza del Padre può suscitare un immenso dinamismo di fraternità e fare crescere di colpo anche coscienze fino ad oggi sopite. La sua obbedienza, però, fa risaltare ancora di più l’ingiustizia di ciò che sta accadendo. Mi riferisco al “metodo” che ancora una volta ci tocca sperimentare sulla nostra carne.

    Se lei doveva in qualche modo e per motivi a noi sconosciuti essere trasferito, bastava che lei stesso fosse incaricato nell’arco di un tempo congruo a preparare con la sua chiesa e la sua gente un passaggio di testimonianza e di fedeltà al Vangelo e alla chiesa della Locride. Bastava cioè riconoscere ai figli della chiesa il diritto di sapere e condividere con il loro padre la sua sorte e la sua partenza e programmare insieme il “dopo”. Così non è. Quando fu fatto vescovo della Locride, i simboli sponsali si sprecarono: l’anello, la chiesa-sposa, matrimonio, ecc. Poi osserviamo quotidianamente nel balletto dei vescovi che gli interessi della chiesa sono relegati all’ultimo posto, preceduti sempre dagli interessi di parte, dal carrierismo diffuso e dalla vanagloria degli ecclesiastici. Ora ciò che accade è peggio di un divorzio obbligato. Io sono convinto che un vescovo debba, in linea di principio, morire nella chiesa ha “ha sposato” perché non è un luogotenente del Papa, ma un Sacramento vivente di Gesù Cristo.

    Questo spostamento mi inorridisce perché è pensato e letto con categorie pagane e atee: “è promosso”; Campobasso è più importante di Locri; fa carriera; diventa metropolita, ecc. Come siamo distanti dal Vangelo che non ci ha mandato a cercare o realizzare carriere, ma a morire in croce per quella porzione di “mondo” a cui siamo mandati.

    Caro Vescovo Giancarlo,
    tanti sentimenti si affollano nella mia anima, ma mi fermo qui. Avrei preferito mille volte che lei fosse ammazzato dalla ‘ndrangheta piuttosto che vedere come la gente si allontana sempre di più da una gerarchia che ormai da tempo ha divorziato dal suo popolo ed è costretta a camminare da sola. Sì, siamo una chiesa senza pastori. Acefala. San Giovanni Crisostomo commentando il vangelo applicato al suo tempo – nessun riferimento al nostro, per carità!! absit iniuria verbis – diceva che ai tempi degli apostoli la chiesa aveva ministri d’oro e calici di legno, mentre ai giorni nostri (i giorni del Crisostomo), la chiesa ha calici d’oro e ministri di legno.

    Mi auguro che non le diano mai la scorta armata, come è uso ormai abituale presso il mondo senza fede anche ecclesiastico, e prego dall’intimo che lei non l’accetti mai preferendo essere ucciso piuttosto che presentarsi con il simbolo stesso della morte a coloro verso i quali invece deve andare carico della Croce di Cristo e profeta disarmato. Le basti lo scudo dello Spirito, l’armatura della fede, il coraggio del suo popolo che vivrà ogni giorno ancora più debole perché orfano di colui che infondeva coraggio e li aiutava a cambiare le cose. Dio la consoli con il dono del Paràclito e benedica il suo popolo, la sua terra..

    Se dovesse passare da Genova, sarei onorato di offrirle la mia chiesa per una celebrazione per la vita e la speranza del suo popolo.

    In unione di preghiera e d’impegno, con affetto, suo

    Paolo Farinella, prete
    Parrocchia S. Maria Immacolata e San Torpete
    Via delle Grazie, 27/3
    16128 Genova
    Tel 010 2468777

    RISPOSTA

    Grazie del Suo stuzzicante messaggio, caro don Paolo, a me indirizzato in occasione della mia promozione.
    Non condoglianze, ma preghiera desidero: la fede ci aiuti a leggere i disegni benevoli del Padre.
    Grazie ancora, con la mia benedizione affettuosa per Lei.

    + p. GianCarlo Maria Bregantini, Vescovo

    Rispondi
  • 12. danielatuscano  |  9 novembre 2007 alle 12:58

    Grazie anche a te don Paolo, per una lettera “forte” ed evangelica che umanamente non sempre condivido (sarò don Abbondio, e comprendo il tuo paradosso, ma il pensiero, non lo nascondo, mi scandalizza; voglio p. Giancarlo comunque, coi suoi occhi e il suo cuore, sempre, e se anche temesse per la sua vita non potrei che comprenderlo e lo amerei ancor di più, non siamo degli eroi…); ma grazie ancora, e in modo particolare, a mons. Giancarlo, che a tutti noi ha mandato una risposta personalizzata. Anche da questi segni s’intuisce la grandezza d’un uomo.

    Non dobbiamo mai perdere la speranza, nemmeno in momenti come questo. Non ci è permesso. E non lo vorrebbe “padre” GianCarlo, com’è affettuosamente chiamato dai suoi. Ma non smettiamo di stargli vicino, di pregare per lui. E che quelle preghiere arrivino, per una volta… 😦

    Rispondi
  • 13. Valeria  |  9 novembre 2007 alle 20:48

    Bregantini mi ricorda i monaci birmani che non hanno avuto paura nè di finire in carcere,nè di finire ammazzati dal regime birmano. Credo proprio che lui questa forza d’animo e questo coraggio ce li abbia.Il problema vero è che gli stessi mancano ad altri cattolici.Vi sono stati martiri in varie parti del mondo anche negli ultimi anni,eppure in Italia la gerarchia fa passi indietro di fronte a mafia,massoneria,etc. C’è troppa paura e si dimentica che Gesù ha spesso detto:”non temete”. E’ necessario un bell’esame di coscienza da parte di tanti cattolici(me compresa).

    Rispondi
  • 14. danielatuscano  |  9 novembre 2007 alle 22:21

    E’ quello che scrivevo poc’anzi a un amico comune: il nostro spirito è diventato torpido, “materiale”, troppo attaccato al buonsenso e alla terra. Alla logica. Parafrasando un epiteto famoso, siamo ormai “cristiani della domenica” (quando va bene).

    Se è vero che non ci si chiede di trasformarci necessariamente in eroi, è altrettanto vero che avremmo anche il dovere del martirio, ossia della testimonianza. Chissà se questa sconvolgente vicenda serva a destarci dalla nostra volontaria narcosi. Anche per tutto ciò bisognerebbe ringraziare mons. Bregantini.

    Rispondi
  • 15. Alessandro  |  10 novembre 2007 alle 13:18

    Ieri Mons. Bregantini è stato a Riva del Garda. In questa occasione ha dato un’intervista all’Adige, di cui riporto il passo a mia vista più significativo (Adige, 10 novembre pag 17).

    -Mai pensato di dire no?

    – Sì, molte volte. Specialmente nei primissimi giorni il combattimento interiore è stato molto sofferto. Mi sono sentito come Gesù nell’orto: “Sia fatta no la mia ma la tua volontà”. Ho parlato con molte persone ma alla fine ho pensato che quando si obbedisce si affida la propria storia a chi è più grande di noi.

    – E se avesse detto di no?

    – Difficilmente mi avrebbero mandato. Però nei nostri ambienti, dove tutto si sa un po’ alla volta anche sotterraneamente, i preti della mia diocesi ai quali ho chiesto di spostarsi, mi avrebbero potuto rinfacciare il diniego. Ciò sarebbe stato fonte di un’ulteriore debolezza e incoerenza che diventa incapacità di proporre cose alte. Se sei capace di dire sì di fronte a cose alte, poi il volo resta alto, altrimenti diventa basso e anche meschino.

    (…)

    – Esclude l’ingerenza di poteri forti nel suo trasferimento?

    – Sì, Piuttosto è adesso che potrebbero innescarsi logiche di innesto di poteri forti nel vuoto che io potrei lasciare (…)

    Un commento personale. Cosa ci insegna questo passo? Che l’obbedienza, intesa cristologica mete, è la testimonianza che l’uomo di fede rende alla propria sequela del Cristo. L’uomo di fede si affida all’obbedienza alla quale viene invitato, perché attraverso ciò, crede di essere coerente con la propria fede.

    Anche Don Milani lo fu. Ho letto, da parte di qualcuno, che Bregantini non conoscerebbe il discorso del prete di Barbiana ai giudici. No. Lo conosce benissimo. Eppure, Don Milani parlava dell’obbedienza da parte dei soldati del Reich al Fuhrer. Quando si obbedisce a ordini iniqui, si sgrava la propria coscienza dalla responsabilità del no, no che è coerente con la sequela Christi. Anche Cristo ha disobbedito: ha disobbedito all’establishment ebraico del suo tempo. Ma ha obbedito: ha obbedito al Padre che gli chiedeva il sacrificio della sua vita per il bene dell’Umanità Questa identificazione del Vescovo Bregantini con Gesù nell’orto è quanto di più coerente con obbedienza della fede cristiana.

    Si può discutere, con Do Enzo Mazzi, se talvolta l’obbedienza al Padre ossa prendere la forma della disobbedienza alla Gerarchia. Evidentemente laddove la Gerarchia comandasse qual cosa che va contro la coscienza di fede, ciò dovrebbe essere fatto. Mi chiedo se questo sia il caso.

    In quest’impasse, fruttifera di meditazione per ch si vuol dire cristiano cattolico, sta il mistero della fede.

    Inoltre, dal punto di vista psicologico, Bregantini ci dà un’altra lezione. Nessuno deve ritenersi indispensabile, quasi come, narcisisticamente, fosse il centro del mondo, fosse cioè lo strumento unico della pratica della giustizia e della carità. Ma non è così. Il regno di Dio si compie senza che noi ce ne accorgiamo, come il chicco di senape, che è il più piccolo dei semi ma che quando cresce diventa un albero così grande che gli uccelli del cielo vi pongono la loro dimora. La resistenza si può compuere attraverso l’obbedienza. Ed è la resistenza per il Regno.

    Cordialmente

    Ale

    Rispondi
  • 16. Marcello  |  10 novembre 2007 alle 17:07

    Bregantini ha fatto benissimo. L’unica alterativa sarebbe stata le dimissioni da vescovo!!!
    Diversa è la responsabilità dei cattolici dai quali deve venire forte l’urlo di sdegno e di condanna per chi segue logiche incomprensibili o, peggio, tutte interne all’istituzione: mentre pretende di interferire su comportamenti legislativi o invoca assurde obiezioni di coscienza mostra di ignorare le conseguenze di un suo gesto sulla più urgente emergenza del nostro Paese dando l’impressione – sempre che non ci sia reale collusione – di appoggiare connivenze fra malavita e politici corrotti.
    Marcello

    Rispondi
  • 17. Sara  |  11 novembre 2007 alle 13:09

    E il vecchio “bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”?

    Per me sarebbe stato molto più radicale rifiutare il trasferimento (visto che, come lui stesso ha ammesso, poteva e probabilmente sarebbe stato ascoltato) rispetto a dimettersi.

    Morale della storia: quando ti affidi ad un pastore cattolico romano, tieni sempre a mente che tra le pecore e l’ubbidienza lui sceglierà l’ubbidienza.
    Ti predicherà che Dio non ha altre mani che le tue, ma le sue se le lascerà tranquillamente amputare in nome dell’ubbedienza.
    Non so bene cosa andrà a raccontare a Dio quando lui gli chiederà “Scusa, perché ad un certo punto hai sotterrato i talenti che ti avevo dato per aiutare i miei figli e le mie figlie in difficoltà?”. Spero per lui che si preparerà una difesa migliore di: “Ho solo obbedito agli ordini”.
    Sara

    Rispondi
  • 18. amalia navoni  |  12 novembre 2007 alle 8:10

    From: amalia navoni

    To: vescovo@diocesilocri.it

    Sent: Thursday, November 08, 2007 11:31 PM

    Subject: solidarietà e grazie

    La ringrazio per la sua testimonianza di cristianesimo vitale che spicca nel grigiore della chiesa italiana.

    La seguo attraverso i suoi libri, i massmedia e attraverso la testimonianza di Gabriella Nardin.

    Non capisco questo spostamento, una mazzata per i giovani e il popolo sano della Locride, un regalo per le cosche mafiose.

    Le sono vicina col pensiero

    Amalia navoni

    ( coordinamento Nord Sud del Mondo – Milano)

    RISPOSTA

    Grazie per il messaggio augurale.

    Agli amici, chiedo il dono della preghiera da me ricambiata con affetto grande.

    + p. GianCarlo M., Vescovo

    Rispondi
  • 19. rizzri  |  13 novembre 2007 alle 22:52

    Uomini come mons. Bregantini sono come una luce di speranza in questo mondo sempre più oscurato da una assurda bieca follia. Eroi come lui dovrebbero gremire i fastosi ambienti del Vaticano.

    Rispondi
  • 20. Tony  |  15 novembre 2007 alle 5:22

    Una cosa non capisco….

    La chiesa deve essere libera di organizzarsi come vuole??
    Può dire liberamente quello che pensa??

    Può dire di no qualche volta??

    …..ai posteri l’ ardua sentenza!

    Rispondi
  • 21. Rosaria De Felice  |  22 novembre 2007 alle 22:28

    L’argomento, lo riconosco, non è già più attuale. O no?

    Umiliato, ma obbediente il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, Giancarlo Bregantini, accoglie la promozione-rimozione.

    Per l’ennesima volta, in Calabria, si allontana dalla durissima esperienza degli umili la speranza di risollevare il capo, di credere che la parola evangelica abbia una voce più seria e perentoria delle “buone costumanze” raccomandate dai pizzini di Lo Piccolo. Bregantini, ostinatamente, ogni domenica, dal pulpito invitava i suoi fedeli ad alzare la testa, ed invitava soprattutto le donne a rianimare la speranza, ricordando un gesto simbolico tratto da quella cronaca di mafia che ormai non fa più cronaca: era stata una donna a consolare il pianto disperato del prete che, una fredda mattina di uno sperduto paesino della Locride, aveva appena raccolto l’ultimo respiro del morto ammazzato, davanti alla porta della chiesa. L’ennesimo eccidio. Si poteva sperare ancora? Si poteva rialzare la testa? Si doveva. E così in molti, che si affollavano in cattedrale per bere le sue parole di incoraggiamento, hanno cominciato pian piano a rialzare la testa, a costruire prospettive di speranza, a rianimare di fiducia una rassegnazione atavica.

    Lui saliva a piedi dall’arcivescovado di Locri alla cattedrale di Gerace, come in pellegrinaggio, per avere l’opportunità di entrare qui e là nelle case, salutare, confortare, chiedere notizie, in quella campagna assolata e bellissima, deserta di giustizia e di pace.

    Che ne sarà ora di quella silenziosa, misconosciuta battaglia di ciascuno per sopravvivere, resistere, contrastare, lottare, sperare? Chi aiuterà coloro che hanno cominciato a tessere un nuovo ordito di iniziative, relazioni, progetti, a sfuggire a ritorsioni, vendette (lente, per carità, ma sicure…), chi riuscirà a non tener conto di minacce, ricatti, pressioni?

    Scacco della politica, che non ha saputo (voluto?) garantire la libera voce di un giusto, ma è pronta a deplorare all’unanimità, a coprire corresponsabilità e solidarizzare -nella fiera delle pubbliche dichiarazioni di sostegno- con quelli che abbandona o espone o semplicemente ignora.

    Scacco multiplo della chiesa, che ha la voce reboante di chi beatifica e santifica in massa, ma non sa sostenere la fiducia nelle beatitudini evangeliche proprio dove c’è più bisogno di ascoltarle da voce autorevole, di credervi, cogliendo i segni significanti.

    L’una e l’altra ormai in caduta libera di credibilità.

    Rosaria De Felice

    Controinformazione ecclesiale – Roma

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Subscribe to the comments via RSS Feed


Calendario

novembre: 2007
L M M G V S D
« Ott   Dic »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Most Recent Posts


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: