AMORE INTERROTTO

23 novembre 2007 at 0:07 15 commenti

A   R. F.

Lo sguardo gli cadde distratto fuori della terrazza. “Notte, tripudiante”. Si domandava se quel paesaggio spennellato con lembi frenetici e caldi fosse adatto a raccogliere le sue tardive inquietudini. Ma già non ci pensava più. Si trovava di fronte un giovanotto dalla bellezza così esplicita da risultare, in qualche modo, banale. Certo facile; e lui non voleva complicarsi la vita. “E’ tutto lì”, rifletteva, osservandolo. E continuava: non ho nemmeno bisogno di corteggiarlo. Con quel fisico da paura.

Così diversi, i suoi occhi, dallo sguardo azzurro che lo aveva irretito, inaspettato e vinto, alcuni anni prima. L’azzurro, si sa, scivola via come acqua. È il colore del vento e dell’aria. Gli aveva chiesto, ridendo: “Dove scappi?”. E quello sguardo si era voltato fissando in una rapida istantanea i ciuffi roridi di sole. Un bagno di gioventù. Le labbra tumide e imbronciate, la pelle bianca e mesta. Forse i suoi gusti erano troppo pucciniani. Musicali.

Lui, che amava rintanarsi nel grembo notturno, era rimasto colpito da quelle suole di vento. Pensava ai suoi sogni di libertà, puro come un’oasi di frescura. Ma catturarli, che illusione! E un brutto giorno, ancora una volta, l’assenza.

Chi gli stava davanti, adesso, era fin troppo presente. Un profilo definito e schietto. Un giovanotto che amava il mare e gli scogli e gli anfratti che mai, mai lui avrebbe violato. Al più, gli bastava dipingerli.

Tese la mano verso quegli occhi ampi e comprensivi. Già avvertiva il calore della pelle abbronzata.

Ma esitò. “Ha una ragazza”.
Occhi scuri.
“Bella”.
Indagatori.
“Intelligente”.
Nitidi.
“Giovane”.
Obliqui.
“Ha un cuore”.
Orfana di gioia.
“Lui la ama”.

Gli abbandonò una virgola di carezza sugli zigomi forti. Poi fletté il capo, umilmente. Rubando un’ispirazione, un effluvio di amore sano. Il ragazzo non aveva smesso di sorridergli, sicuro ed amico come solo i perfettamente normali sanno essere. E lui provò un rapido conforto, in bilico fra crepacci di fuoco.  

Daniela Tuscano (www.lepaginedellanostravita.it )

***

Le Presbytère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat, Queen, Elton John, Maurice Béjart (1927-2007). Toreador dell’aria.

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Entry filed under: arte e cultura, frammenti, Uguali&Diversi.

SILVIO: “BASTA COI PARRUCCONI…” IL SUONO DI MILANO

15 commenti Add your own

  • 1. apogea2  |  23 novembre 2007 alle 1:44

    Complimenti, veramente sei bravissima, le tue parole catturano, sanno trasmettere l’emozione, la gioia di quello che fai. Continua a deliziarci, Lu

    Rispondi
  • 2. Donatella  |  23 novembre 2007 alle 8:29

    Si!

    Vorrei farmi scorrere dalla tua lingua, dai tuoi sospiri.

    Desiderio di te,

    fra le mie braccia

    e tutto si unisce come da opera completa!

    Come musica sottofondo…

    nostri piaceri,
    nostri sudori.

    La voglia mia cresce non solo una volta ma mille.

    Una notte non basterebbe

    per compensarmi dell’amore mio per te!

    Mi donerei con occhi socchiusi,

    le labbra tue si poserebbero in quella lei umida
    sublime immagine.

    Guerriero delle ore mie,

    rispondi ad ogni mio muovermi lento

    e poi sferza l’arma dentro me.

    Si…!

    Ondeggia dolcemente

    tra le braccia mie,

    che tu possa frugare fino all’anima,

    ed asportare lo spirito mio ribelle,

    per poi salir sulle mie curve, in retro,

    e penetrarmi ancora senza tregua…

    Rispondi
  • 3. pasqualino  |  23 novembre 2007 alle 9:32

    AMORE… ALLA FINESTRA

    Ciao come stai …alla finestra

    Facevo due passi , passavo da qui.

    No , non credevo di perder la testa

    che stupido a pensarla così.

    Tutto è successo un venerdì

    fotografato nella mia mente.

    Così come chiaro fu quel tuo si…

    ho visto vicino quel che era lontano

    E se mi guardo intorno vedo questa nuova luce che c’è

    Non chiederò mai conto al tempo

    un momento o una vita sarà…

    Insieme a te , i tuoi occhi e i miei

    Insieme a me..finchè vuoi.

    Buongiorno amore..alla finestra

    facevo due passi..ma che bugia !

    Voglio vederti e ancora rivederti

    e fra le mie braccia stringerti piu forte !

    E intanto il mondo che c’è fuori

    invidioso parla..parla di noi

    andremo forse all’inferno ?

    Meglio..così al caldo starà il cuore tuo sul cuore mio

    gli occhi tuoi dentro ai miei

    Il cuore mio su quello tuo

    le mani tue..su quelle mie.

    Rispondi
  • 4. Roby  |  23 novembre 2007 alle 11:01

    bellissimo!
    grande daniè

    Rispondi
  • 5. fra Roberto  |  23 novembre 2007 alle 12:25

    le 35 righe sono come 35 sospiri…..ansiosi…..pieni di vita e di voglia di correre via quando sei invece piantato a terra da qualcosa più forte di te.
    Grazie
    abbracci
    fra Roberto

    Rispondi
  • 6. Tina  |  23 novembre 2007 alle 12:37

    A mio padre
    17/03/2003

    Il grigiore dell’inverno sta lentamente lasciando il suo posto al sole. Sembri tu, nel tuo abito preferito che sa di colonia e con gesti precisi ed osannanti indossi le tue scarpe lucide, come nuove, ed esci nel mondo, nelle vie affollate di cose, persone, rumori. Sembri tu, dentro una scatoletta blu di metallo, a scorazzare libero per le strade, tra la gente, i sensi vietati, i vicoli tortuosi e ben conosciuti, mentre cerchi pane da annusare, comprare e vederne la bellezza mentre, ancora caldo, evapora dal sacchetto con il suo fragrante profumo e appanna i piccoli vetri. Sembri tu, sulla riva di un mare azzurro, mentre aspetti i pescatori al loro rientro ed ammiri i loro pesci comprandoli e portandoli con te come fossero preziosi tesori da regalare alla famiglia. Sembri tu, intento, come sempre, a raccontarci il tuo passato, mentre affondi nei meandri dei ricordi ed estrai frammenti che si illuminano alla luce dei tuoi occhi. Sembri tu, mentre tieni con la tua mano quella di un bambino e lo accompagni a vedere i porti, i presepi di natale, le pecore al pascolo, felice di assomigliare per un poco lui, a quel bambino, e di sentirne la gioia, l’innocente piacere. Sembri tu, amabile marito, esemplare padre, dolcissimo nonno, occupato dal tempo mentre vieni sbalzato fuori e portato al di là, in un mondo diverso, sognante, che non sarà più lo stesso. Sembri tu, barcollante e indeciso, che vaghi su una strada alla ricerca della tua e non vedi, non senti, non parli più… chiuso a riccio nel silenzio di un male che, velocemente, ti allontana da noi. Sembri tu, nel tuo letto, lo stesso dove hai trascorso pomeriggi d’estate, notti d’inverno, abbracciato alla tua esile metà come un bimbo con la sua mamma, come un papà con la sua bimba. Sembri tu, dimagrito e spento, mentre affannosamente respiri e non hai più voce e cerchi i nostri occhi sui quali indugiare, le nostre mani da accarezzare. Sembri tu, avvolto dal dolore che non riconosci, mentre confondi il giorno con la notte, la luce con il buio e ti lasci andare in un sonno profondo, ammaliante sogno che Dio ti ha donato, finalmente. Sembri tu, all’ombra di te stesso, mentre in un rapido susseguirsi di immagini sfocate te ne vai via, abbracciato ai nostri cuori mentre il tuo continua a scandire i minuti con i suoi battiti regolari e precisi. Sembri tu, in un pomeriggio di freddo nevoso, mentre lasci il tuo corpo e con un gelido vento ci saluti regalandoci la consapevolezza della vera morte, del vero andar via. Sembri tu, immobile ormai e bellissimo, con una compostezza ed un sorriso appena accennato, bagnato dalle poche lacrime che ci restano mentre forse già ci osservi dall’alto di un corpo che ci hai offerto per dimenticare, finalmente, lo strazio del tuo viso, il ricordo del tuo respiro. Sei tu papà, perfetto per sempre. Ricordo di un uomo che ci ha insegnato l’amore ed il vero bene come uniche regole di vita. Immagine di coerenza e lealtà che ovunque ci accompagneranno permettendoci così di restare uniti. Il grigiore dell’inverno sta lentamente lasciando il suo posto al sole. Tu sei lì. Ciao papà.

    Rispondi
  • 7. valeria  |  23 novembre 2007 alle 15:49

    a volte tante polemiche portano a qualcosa di
    positivo:hai scritto ispirandoti a lui, alla faccia di
    tutti quelli che gli si accaniscono contro.

    Rispondi
  • 8. maurizio  |  23 novembre 2007 alle 16:30

    Girovagando per il web mi imbatto in questo blog e in questo racconto al tempo stesso sensuale e commovente…Complimenti Daniela, tornerò a trovarti. 🙂

    Rispondi
  • 9. giuseppe  |  23 novembre 2007 alle 22:39

    carino il racconto che mi hai segnalato,curioso…
    Intrigante.Chi è la tua fonte di ispirazione ?
    I racconti tratti in qualche modo dalla realtà sono le mie letture
    preferite,amo tutto ciò che è in bilico tra leggenda e realtà per poi
    ricercarne i luoghi per mitizzare ancor di più..

    Rispondi
  • 10. danielatuscano  |  23 novembre 2007 alle 23:20

    Chi è la mia “fonte”? Prova a indovinare………… 🙂 😛

    Rispondi
  • 11. patti  |  24 novembre 2007 alle 18:04

    Beh Daniela, non so in realtà quale sia la tua fonte ma…..sguardo azzurro…labbra tumide e imbronciate…….mi ricorda qualcosa, o meglio, qualcuno….( e tu sai bene chi!!). Comunque complimenti!

    Rispondi
  • 12. danielatuscano  |  24 novembre 2007 alle 20:44

    Sei sulla buona strada, Patti… sull’ottima, per quanto concerne lo sguardo azzurro. Eppure non è il protagonista principale. Ma ormai, riguardo a quest’ultimo, non occorre molta immaginazione… 😉 😛 Un salutone

    @ Maurizio: grazie, a presto!

    Rispondi
  • 13. Raffaele  |  25 novembre 2007 alle 18:31

    Grazie Daniela direi che non è proprio male il ragazzo,il racconto è superlativo…Mi ricorda un episodio della mia vita.

    Rispondi
  • 14. raffaele  |  2 dicembre 2007 alle 22:22

    Ciao Daniela,negli ultimi giorni mi e’ capitato spesso di pensare agli amori clandestini.
    C’e’ da dire che,nel corso della mia vita questi amori non solo sono stati cosi’,ma nella maggior parte dei casi addirittura platonici.
    Un po’ come accade nelle canzoni di Renato…
    Ti confesso che anche ultimamente mi sta capitando questo.Proprio quando pensavo non potesse piu’ succedermi,eccomi qua.
    Da un po’ di tempo c’e’uno scambio di battute,un gioco di sguardi intriganti,una sottilissima ironia con un nuovo collega di lavoro.Caspita quanto mi attrae!
    Come al solito mi ripeto di rimanere con i piedi per terra,ma vorrei non negarmi un paio d’ali.(Tanto per citare il Nostro).Ho quasi paura a rompere questo gioco cosi’ infantile,non vorrei svegliarmi,voglio continuare a sognare…Ti assicuro che mi basta questo.E’ la forma piu’ alta dell’amore,perche non e’ “sporcata “dal sesso,dalle frivolezze.Nella mia vita ho sempre campato di amore elemosinato,e posso dirti di essermi nutrito fino a stare male,fino a soffocarmi.
    Pero’ chissa’,magari questa e’ la volta buona che mi fidanzo…

    La situazione mi ricorda molto la zerofollissima canzone Magari,dove questi due uomini architettano ogni stratagemma per vedersi e per elemosinarsi…Vogliono viversi,anche solo nella speranza.E’ tutto cio’ che succede spesso a noi gay,a quelli piu’ sensibili,che si innamorano anche solo per un piccolo gesto…Questi siamo noi,questo e’ Renato Zero.
    Ti mando un bacio,Raf.

    Rispondi
  • 15. attesa  |  10 dicembre 2007 alle 21:12

    “ha un cuore” e invece non sembra interrotto. è fluido. è nero. forse è solo ombreggiato. so che mi piace.

    Rispondi

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