…E SCOPRIMMO DI ESSERE NUDI

30 novembre 2007 at 9:52 16 commenti

Ma Benigni recita Dante, oppure lo interpreta?

Nulla di tutto questo: Benigni lo vive. Benigni è Dante.

Lo è, nell’abbacinante climax che lo travolge fino a lasciarlo esanime: corpo morto. Lo è, nel momento in cui vede sgretolarsi di fronte a sé le illusioni di cui la sua carne e il suo spirito – il suo spirito fattosi carne – si erano nutriti fino a quel momento. Quando il suo vecchio della montagna, il vecchio d’oro, si tramuta in polvere di creta, stoppia fangosa. Polvere e nulla.

Roberto Benigni nel Quinto dell’Inferno, andato in onda ieri sera su Rai Uno.

Muore, in quel momento, e non risorge. L’ideale resta vuoto. La lettera, ferma. Cupo artifizio, cembalo che tintinna. La vita non è sogno. La vita non è letteratura.

Ma la letteratura dà la vita. Il corpo stordito, l’ansito d’una comprensione, il baricentro sbieco, il turbine assordato in cui ruotano a spirale mani, troni, potenze, dolori, liquami, tormenti, tutto risolto (e perduto) in una bocca che bacia tremante: quella è l’umanità. L’umanità che pecca per troppo amore, è l’umanità assetata d’amore. Povera, miserrima. Benigni è Dante, perché Dante è uomo. Tutti gli uomini. Ciascun uomo.

Ma Benigni è anche l’uomo Dante, di quel tempo e di quello spazio. E’ il Dante trasmigrato, con la sua affannata e sensuosa sperdutezza, nel corpo di Roberto in forza d’una eretica, e benedetta, metempsicosi artistica.

Chi da sé cade, non risorge. Cade, e giace nel sepolcro freddo della sua insipienza disperante e ansiosa. Ma d’un freddo che è domanda, pretesa. Un freddo che vuole l’eternità. Che pretende d’afferrarla, possederla, violentarla per troppo amore. Smania. Unicità.

“…l’altro piangea, sì che di pietade/io venni men così com’io morisse” (Inf. V, 140-141). Ari Scheffer, Paolo e Francesca, 1835.

Con l’uomo Dante corpo morto, s’annulla il “mio”. Solo nella perdita, solo nell’abbandono nell’altro, il corpo morto risorge. E’ la prova suprema. E’ sovrumana. E’ necessaria. Di troppo umano si muore. Ma quel troppo umano, nell’implacabilità dell’eterno, quanto ci sembra meritevole d’un singulto pietoso.

Daniela Tuscano (www.scrivi.com) 407142113_7d89e2973f_m.jpg

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(R)ESISTIAMO ANCORA! IL MALE OSCUR(AT)O – Giornata della lotta all’Aids: e le istituzioni dove sono?

16 commenti Add your own

  • 1. nightclawer  |  30 novembre 2007 alle 10:45

    trovo meraviglioso sia il sommo poeta sia benigni, ma credo che dovrebbe studiare meglio la “COMMEDIA” e abbandonare le tesi, già superate, di Francesco De Santis.
    NClaw

    Rispondi
  • 2. stra_namente  |  30 novembre 2007 alle 11:26

    Ero già stata a teatro ad ascoltarlo ed ieri sera non ho voluto perdermelo in televisione. Mi affascina per come dona i versi di Dante, per come si commuove veramente fino alle lacrime, per come ha dentro di se ogni parola che non è solo poesia ma UMANITà. Ne rimango ogni volta incantata.Grazie per il tuo piacevolissimo scritto.

    Rispondi
  • 3. mentecritica  |  30 novembre 2007 alle 11:31

    Grazie Daniela,
    molto gradito, grazie.
    La prossima settimana va il pezzo sull’eutanasia.

    Rispondi
  • 4. apogea2  |  30 novembre 2007 alle 14:45

    Mi perdo dentro le tue parole, ne ascolto il suono e mi piace. Grazie e buona giornata Daniela. Lu

    Rispondi
  • 5. giovanni  |  30 novembre 2007 alle 17:08

    L’Unità.it

    «Noi a volte si crede di essere chissà che, e invece siamo solo dei buffi che fan ridere», dice Roberto Benigni sul palco di Raiuno e così butta lì di corsa la didascalia al suo bestiario umano quasi tutto chiuso nel recinto del potere. Che sta facendo quel comico toscano che si agita scomposto davanti alle telecamere con la «presunzione» di trasmettere Dante ai suoi maligni italiani? Lasciate stare il fatto che sta salvando, con i suoi ascolti, una importante rete televisiva tutt’ora governata da gente che avrebbe mandato al rogo le belle cose che quel comico porta nelle tasche dell’anima. Benigni, con l’umiltà dell’intelligenza e il coraggio del corpo sta forse montando una nuova divina commedia, un sequel, o una postfazione se volete, che riguarda il nostro tempo e che può essere annessa a quel canto d’amor terribile e di furore poetico che «sfuggì» dalla vita di Dante agli inizi del nostro linguaggio.

    È troppo? Che importa cosa separa Dante da Benigni, seguite cosa li unisce e teniamo presente che il primo era esule, costretto a star fuori dalla porta della sua «realtà», mentre il secondo sta dentro, così dentro da citare i personaggi dei suoi «gironi» a distanza d’alito da loro. Per questo, il ritratto, la galleria di ritratti dedicati ai politici, in un sistema che sembra in grado di digerire lo sgarbo, è lavoro affidato a una visione piegata dall’umorismo. Infatti, la gente, il pubblico in sala ieri rideva, come rideva della devastante marginalità sociale di Chaplin, come ride – quando non è domata dal conformismo accademico – degli incubi reali di Kafka.

    Ma c’è altro che unisce i due toscani, nonostante gli ottocento anni che li dividono, ed è la poesia. Ci sembra che Benigni – con Fo – non si presenti tanto sul palco in modo che, sotto il profilo professionale, si può definire «preparato», Benigni è soprattutto ispirato, sia quando sconfina con il tormentone dedicato a Clemente Mastella, sia quando cita, parlando di sesso e potere, «l’armadio delle libertà». Con il corpo piegato all’indietro, ad arco esile, «vomita» ectoplasmi poetici dopo averli immersi in un bagno epico: da Berlusconi a Prodi, da Buttiglione al solito Mastella, la quotidianità mediocre, sofferente, arrogante – quando c’è arroganza – viene trasfigurata e portata sulle stelle di una nuova mitologia con il suo carico di male e di bene, di stupidità e di ingenerosità e la offre al pubblico, a chi sa ascoltare perché sappia che la mitologia non è altro che poesia e che della mitologia non è artefice il potere, ma il poeta.

    Che sarebbe stata quella scaramuccia mediterranea che va sotto il nome di «guerra di Troia» se non fosse esistito Omero? Così Benigni mostra a chi vuole ascoltarlo, a chi ha scelto quelle telecamere in una prima serata senza veline e senza reality, che la mitologia non è una divinità lontana ma materia presente, carne e sangue, vizi e virtù, un dito nel naso, una parola offensiva, una carezza. Ma usando sempre il teatro offerto dalla «casta» come modello di ogni umana rappresentazione, di ogni frustrata e dolente banalità, come ha fatto Dante. Ciascuno col suo linguaggio d’arte, con la sua chiave. E ancora, Roberto, con quel suo sguardo che si fa «politico» quando, prima di abbracciare fratello Alighieri, torna a quell’altra visione gioiosa e commossa d’Italia che rifonda il senso di appartenenza di questo popolo senza ingenuità su una comunione d’intelletto e d’arte, culturale ben prima che statuale. Guarda caso, è una delle «colpe» che qualche padano rimprovera ancora e purtroppo all’autore della Divina Commedia. Pochi giorni fa, hanno detto: Benigni lasci stare Dante, perché il divin poeta non merita quelle comiche amenità. Fortuna che Roberto non gli ha dato retta.

    Rispondi
  • 6. rizzri  |  30 novembre 2007 alle 21:26

    ho letto qualcosa , ma mi è bastato per aggiungerlo tra i preferiti. Ogni tua frase mi arricchisce…. insegni, affascini, scuoti gli animi….grazie

    Rispondi
  • 7. raffaele  |  1 dicembre 2007 alle 0:56

    Ciao Daniela,grazie per questo regalo.
    E’ sempre interessante e piacevole potersi abbandonare,anche se solo per pochi minuti,ad una piacevole lettura.Specialmente se la suddetta riguarda un argomento cosi’ importante.E’ stupefacente come riesci a semplificare,pur usando un lessico da grande letterato quale sei,queste tue considerazioni,questi tuoi pensieri.
    Francamente non conosco bene Benigni come artista,l’ho sempre seguito poco.Ma recentemente ho sentito,che per queste sue straordinarie performance,ha ricevuto una candidatura al premio Nobel.
    Mi piace pensare che Benigni,anche se per arti diverse,sia molto vicino a Renato come straordinario interprete della vita,come mercante di poesia,come grande comunicatore di massa.
    Ti ringrazio ancora perche’ da tempo il mio intelletto non era allenato a ragionare…
    Un grosso bacio,Raf.

    Rispondi
  • 8. rizzri  |  1 dicembre 2007 alle 1:59

    Cara Daniela, stasera ho avuto il grande privilegio di vedere Benigni nel “quinto Inferno” in replica su raisat, incuriosita sia dalla critica che da questo tuo splendido articolo. Sono ancora scossa dall’emozione, e rapita sentivo dentro anche le tue parole: “…è il Dante trasmigrato….metempsicosi artistica.” Una grande commozione, che riesco a malapena ancora a contenere….Che genialità. Che profondità. Che uomo straordinario.

    Rispondi
  • 9. elena  |  1 dicembre 2007 alle 13:57

    Emozionante l’articolo e superlativo Benigni, per una volta non mi sono vergognata di essere italiana… grande

    Rispondi
  • 10. giugiu  |  2 dicembre 2007 alle 15:24

    Benigni riesce a toccare tutte le mie emozioni,mi accompagna come in un viaggio nella Divina Commedia,mi accompagna dentro Dante in un altro viaggio parallelo che si incrocia e si snoda allo stesso tempo,quando come per magia riesce a farmi apparire tutti quei personaggi che la popolano e ti li fa sembrare molto più che miti,quando all’improvviso mi fa apprezzare il nome che viene pronunciato da Dante così d’impatto e all’improvviso quando a questo personaggio si rivolge come nel caso di Paolo e Francesca,quando chiede a Francesca che finalmente lì pronuncia il suo nome di parlargli dell’innamoramento,è li che Benigni riesce ad emozionarmi,quando sottolinea questi colpi di alta letteratura e a quel punto il mio viaggio continua e stavolta da solo perchè sole vogliono andare le mie emozioni.

    Rispondi
  • 11. elena  |  4 dicembre 2007 alle 17:40

    DA GIOVEDI’ 6 DICEMBRE ALLE 23.00 SU RAI 1

    Tutto Dante 13 puntate…dedica alla Divina Commedia
    con due puntate doppie la notte di Natale e il 1 gennaio
    si partirà con XXXIII Canto del paradiso, quindi si prosegue con i
    primi 10 canti + il XXVII e il XXXIII dell’Inferno…

    ciaooo…baci elena

    Rispondi
  • 12. giugiu  |  4 dicembre 2007 alle 21:20

    grazie Elena ma le puntata saranno ina a settimana o consecutive ?

    Rispondi
  • 13. elena  |  5 dicembre 2007 alle 18:53

    in 13 puntate……

    Rispondi
  • 14. targa58  |  10 dicembre 2007 alle 7:39

    Che dire? Ogni tua parola, ogni tuo commento è arte e poesia, e verità, è tutto un coro d’amore che sfinito s’adagia sul commento di sé. Con orgoglio, ti seguo Pat

    Rispondi
  • 15. Marco  |  13 dicembre 2008 alle 7:18

    La Divina Commedia di Benigni e’ penosa! Ma capisco perche’ possa piacere agli italiani..perche’ sono un popolo di mediocri, niente di piu. Non riescono a sentire l’ accento delle campagne pratesi, non vedono come Benigni non si trovi a proprio agio mentre “recita” la Commedia, non colgono il fatto che abbia una sola nota dall’inizio alla fine di ogni canto. Gli italiani sono oramai un popolo da Grande Fratello, un meschino popolo televisivo, non c’entra la destra o la sinistra, la politica non c’entra, e’ l’italiano medio che riverisce la bassa cultura a rappresentare il vero problema. E non c’e’ nemmeno soluzione a tal problema. Perche’ i cretini in Italia sono quasi 60 milioni, quindi troppi. Non perdetevelo Benigni a Natale, mi raccomando!

    Rispondi
  • 16. danielatuscano  |  13 dicembre 2008 alle 7:29

    Se c’è una cosa che non sopporto è la supponenza di sedicenti “puristi” che, oltre a scandalizzarsi fuori misura, nel loro furore fondamentalista scendono all’insulto da trivio. Era sufficiente CAPIRE il mio articolo (o, forse, leggerlo) per rendersi conto che mai ho sostenuto essere Benigni il miglior “dicitore” della “Commedia”, ma ne ho sottolineato la sensibilità spontanea, istintiva, da artista.

    Per il resto non ho nulla da aggiungere. Sono un’insegnante di italiano e di norma non guardo il “Grande Fratello”. Ho però l’educazione (e sufficiente intelligenza) per evitare d’entrare nei blog altrui dando loro dei cretini. Si vergogni, Marco.

    Rispondi

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