MAKWAN NON C’E’ PIU’ – L’ingiustizia rimane

6 dicembre 2007 at 20:22 15 commenti

Ciò che, fino all’ultimo, supplicavamo non accadesse, è invece avvenuto: la condanna a morte del 21enne iraniano Makwan Moloudzadeh – “reo” di omosessualità  -, in un primo momento sospesa per la mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale, è stata eseguita ieri, senza che nemmeno i familiari del giovane ne fossero al corrente, e mentre la società civile si preparava a una grande manifestazione in suo favore. Non si è ripetuto, quindi, il miracolo di qualche mese fa, quando riuscimmo a scongiurare il rientro in patria (e la conseguente lapidazione) di Pegah Imambakhsh, anch’essa iraniana, anch’essa omosessuale.
Salviamo Makwan 
Ma Makwan abitava in Iran; come vi abitavano Mahmoud e Ayyaz (rispettivamente, 16 e 18 anni), omonimi, fra l’altro, dei due amanti regali d’un meraviglioso testo del XII secolo, Il Poema celeste. A loro, però, era toccata una sorte ben più efferata – e prosaica: vennero impiccati sulla pubblica piazza. E non si può nemmeno dire che il mondo assistette impotente, dato che la notizia giunse quando ormai tutto si era concluso.

Anche noi umanisti, che da sempre ci battiamo per la giustizia e i diritti delle minoranze soprattutto perseguitate, abbiamo provato un senso di nausea, sconforto, abbattimento. Mentre raccoglievamo firme, inviavamo petizioni a “Sua Eccellenza” Ahmadinejad – quello che, in un’Università americana, aveva assicurato che “l’omosessualità era un vizio dell’Occidente, dal quale il suo paese era indenne”,  dimostrando un insospettato senso dell’umorismo (nero) – e alle autorità politiche e religiose del paese, il corpo del giovane Makwan giaceva già esanime e freddo su un rozzo tavolo di legno.

Abbattuti, sì, e disgustati. Non solo per l’Iran, naturalmente; troppo comodo liquidare la questione con le solite categorie della barbarie levantina. Tutti sappiamo, via, che quella che un tempo fu la Persia merita una classe dirigente migliore dell’attuale. Ahmadinejad è un qualsiasi Mussolini in salsa orientale. Anche per il nostro “crapùn”, peraltro, i finocchi non esistevano, perché il glorioso e rurale popolo italico era scevro dalla corruttela morale delle restanti, molli, plutocratiche nazioni europee. Tutti maschi puri e duri (le donne non venivano neppur prese in considerazione, e non è un caso che, allora come oggi, la violenza viriloide si scatenasse anche contro queste ultime): i “sospetti”, al più, li si spediva al confino, con la vaga e incomprensibile accusa di “disfattismo” (vedi Una giornata particolare).

Disgustati, dicevamo, anzi schifati, schifatissimi, perché già immaginiamo le smorfie sgangherate di certe mummie di casa nostra. Le quali, della sorte di Makwan e di altri come lui non solo se ne fregano, ma in fondo ci godono. Pensiamo ai Volonté, ai Calderoli, ai Mastella, ai Berlusconi, alle Mussolini, agli Storace e alle zitelle in cilicio; in particolare a queste ultime, alla (Ga)Binetti che solo ieri si è rifiutata di ratificare un testo anti-omofobia al Senato, con la motivazione della doppiezza della “lobby gay” la quale, secondo lei, si servirebbe di questo stratagemma per sovvertire la morale. (Di “lobby ebraica” parlava pure Hitler: corsi e ricorsi storici.)

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Ce la immaginiamo, l’onorevole penitenziagite: cos’hanno da lamentarsi, questi sodomiti? Se non gli piace qui, vadano altrove, dove non si limitano a condannarli a parole, come facciamo noi alfieri della santa normalità! Lì, il male, lo eliminano alla radice! Oddio, una volta andava diversamente, e senza dubbio la pia vergine rimpiange i tempi gloriosi in cui i sodomiti venivano spediti al rogo senza tante storie. Da parte sua, le sta tentando tutte per spostare indietro le lancette della storia (ehh, signora mia, oggi non c’è più religione!…), e bisogna riconoscere che il momento è per lei propizio: con le sue giaculatorie sta tenendo in ginocchio (sui ceci) tutta la maggioranza.

Noi però, forse utopici, forse sognatori, ma, senza falsa modestia, persone serie, disposte ad ascoltare tutti purché non razzisti né discriminatori, attente a riflessioni antropologico-religiose scevre da pregiudizi e approssimazioni, non possiamo demoralizzarci. Non ci è permesso. Appoggiamo pertanto l’iniziativa di gionata che il 13 dicembre p.v. darà vita a una veglia anti-omofobia assieme alle donne e agli uomini della REFO di Firenze, presso il Centro comunitario Valdese. Il Gruppo EveryOne  inoltre, già sostenitore della causa di Makwan, istituirà un premio annuale da donare a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l’omofobia.

Non dimentichiamo, però, che per evitare altri Makwan le ricorrenze e i premi non bastano. Occorrono ascolto, cultura ed educazione, perché, sulla scorta di De André, in futuro “non ci resti solo la gloria / d’una medaglia alla memoria”.

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/12/paola-binetti-mi-risponde/)

”In Iran non ci sono omosessuali come invece qui da voi. In Iran non sono perseguitati, perché non esistono” (Mahmoud Ahmadinejad, discorso alla Columbia University, New York, 24 settembre 2007)

ULTIM’ORA: I TALIBAN IMPICCANO 12ENNE. “Era una spia della Nato”. Così i terroristi afghani hanno “giustificato” la forca per un bambino colpevole di aggirarsi troppo spesso in una zona controllata da soldati americani. Siano essi “sodomiti”, o troppo curiosi, o macchine da guerra, o carne per i pedofili, i ragazzi, a questo mondo di adulti, piacciono moltissimo. Specialmente alla griglia. (9 dicembre 2007)

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IL GIARDINO DELLA CONOSCENZA CONTRO L'”ASSOLUTO RELATIVO” – I “giovani”, Moni Ovadia e la vita integra

15 commenti Add your own

  • 1. laura  |  7 dicembre 2007 alle 1:58

    Da La Repubblica

    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/gay-impiccato-iran/gay-impiccato-iran/gay-impiccato-iran.html

    Non so chi fosse Makwan, ma la pena di morte è sempre sbagliata

    Annuncio poi che al senato hanno approvato le leggi contro l’odio ai gay. Il voto contrario della strega Binetti non ha impedito la ratificazione della legge. 🙂

    Rispondi
  • 2. Gionata  |  7 dicembre 2007 alle 10:33

    Cara daniela
    grazie di cuore per le parole che scrivi… anche noi siamo profondamente dispiaciti per quanto è accaduto ma non ci arrendiamo… naturalmente alla veglia del 13 ci saremo certamente…

    un saluto da tutti noi

    webmaster di gionata

    Rispondi
  • 3. Fabio  |  7 dicembre 2007 alle 13:19

    ciao

    come molti di voi sapranno, in questi giorni si stà discutendo sull’opportunità di inserire la parola orientamento sessuale tra i motivi di discriminazione, nell’ambito del paccheto antiviolenza della legge Mancino.
    Il senato ha ieri sera votato la mozione grazie al voto di fiducia, ma subito dopo le dichiarazioni di Chiti e Mastella hanno ammonito il governo dall’approvarla.
    Per questo, saremo presenti davanti al tribunale di Milano, martedì 11 dicembre alle ore 18,30 per ribadire la nostra presenza come cittadini italiani che hanno il diritto di essere tutelati nei loro diritti fondamentali.
    Saremo li in silenzio, ma il nostro silenzio sarà un urlo di presenza in questa nostra società. E saremo li inammovibili di fronte alla certezza dei nostri diritti.

    Rispondi
  • 4. Giuliano  |  7 dicembre 2007 alle 18:23

    Mi associo al dolore di tutti, ma la mia reazione è legata al fatto che si è uccisa una persona. Già questa è una sconfitta della umana civiltà. Che poi il motivo per qui questo ragazzo è stato ucciso era la sua omosessualità , provoca certamente rabbia e frustrazione.
    Ricordo tuttavia (ma non vorrei suscitare un vespaio) che dovremmo cercare di “dialogare” anche con culture e religioni le cui leggi, a noi, sono estremamente lontane e per questo incomprensibili.
    Noi siamo occidentali e ragioniamo come tali. Le nostre categorie ci gridano dentro che ciò che è avvenuto è un assassinio assurdo ma … ci sono dei “ma” da considerare.
    Nella Messa di oggi ricorderò al Signore il giovane Makwan e pregherò anche per i suoi uccisori “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!”

    P. Giuliano

    Rispondi
  • 5. Federico Salviati  |  7 dicembre 2007 alle 18:35

    Iran: un’intera citta’ ai funerali del giovane gay impiccato.

    Non aveva ancora compiuto 20 anni .

    Almeno seimila gli abitanti di Paveh che hanno portato l’ultimo saluto a Makwan Moloudzadeh, il ragazzo giustiziato per il reato di ‘lavat’, ossia per aver avuto rapporti sessuali con una persona del suo stesso sesso. Tantissimi i giovani presenti Almeno seimila abitanti di Paveh, una cittadina del Kurdistan iraniano con 8.000 residenti, hanno partecipato ai funerali di Makwan Moloudzadeh, il giovane iraniano impiccato all’alba di mercoledì con l’accusa di sodomia. In un filmato diffuso dal comitato per l’abolizione della pena di morte in Iran si vedono 300 vetture entrare nel cimitero di Paveh. Tantissimi i giovani presenti alla cerimonia funebre.

    Makwan Moloudzadeh è stato impiccato mercoledì mentre le autorità giudiziarie iraniane si erano impegnate a rivedere il processo. Il giovane curdo, che non aveva compiuto ancora 20 anni, è stato condannato a morte per il reato di ‘lavat’, ossia per aver avuto rapporti sessuali con una persona del suo stesso sesso. Makwan aveva avuto una relazione omosessuale all’età di tredici anni con un ragazzo di un anno più piccolo.

    La Repubblica islamica viola con frequenza il trattato che vieta l’esecuzione di minori all’epoca del reato, pur essendo tra i firmatari.

    Rispondi
  • 6. ronny  |  8 dicembre 2007 alle 10:57

    Caro fratello,

    “in paradiso ti accolgano gli angeli e i santi, ti accolga la dolce
    Madre, nostra madre e del nostro Signore”.

    Per tutto ciò che ti hanno fatto sopportare e patire non c’è dubbio che gli angeli, i santi e la dolce Maria ti accolgono. Dolce ragazzo so che un detto delle tue terre della tradizione spirituale di Zoroastro (altri perseguitati! ), dice che quando due ragazzi diventano amici, una nuova stella brilla nel cielo e la stella ha vita finchè dura l’amicizia fra i due ragazzi sulla terra. Vedi fratello, la tua stella, non potranno i tuoi e nostri persecutori spegnerla; continuerà a brillare, perchè la nostra dolcissima madre Maria le sue stelle più care e amate le tiene a corona del suo capo.
    ronny, monaco arancione (vetero cattolico), tuo fratello,

    Rispondi
  • 7. Valeria  |  8 dicembre 2007 alle 18:47

    mi pare proprio che l’Iran stia diventando lo stato “nazista” del 21° secolo, gli uni si erano legato al paganesimo, questi al fanatismo islamico. Il diavolo lavora facile e bene con loro e,secondo me,sta festeggiando in questo momento.
    Non voglio tacere e nemmeno voglio cadere nell’indifferenza,non è questo il ruolo di chi si proclama cristiano.
    Che riposi in pace sto ragazzo…

    Rispondi
  • 8. queerboy  |  8 dicembre 2007 alle 19:43

    APPELLO AI CREDENTI

    In queste ore si fa un gran parlare della tenuta del Governo Prodi che è apertamente messa in discussione per la presenza nel “Pacchetto Sicurezza” di norme così dette anti-omofobia.

    In pratica con l’articolo in questione (articolo 1) si istituisce anche in Italia il “crimine d’odio” che intende tutelare le persone omosessuali e transessuali da forme di odio razziale prevedendo sanzioni per chi discrimini o propagandi la discriminazione di persone sulla base delle differenze sessuali come già succede per chi “diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

    Alcuni politici e commentatori stanno cercando di bloccare tale provvedimento adducendo come motivazione che con esso si istituirebbe una sorta di “ideologia di stato” che limita la libertà di espressione e che soprattutto proibisce di divulgare le basi del sentimento religioso cristiano.

    Questo non è in alcun modo vero e l’intento è tutt’altro; ma forse è meglio andare per ordine.

    In quasi tutti gli stati membri della Comunità Europea e in moltissimi stati occidentali esistono leggi del tutto simili a questa tanto osteggiata in Italia e non credo risulti a nessuno che in quei paesi la libertà di culto e di espressione sia limitata dalla presenza di normative anti-omofobia. C’è qualcuno che ha mai sentito di un provvedimento contro un parroco o contro un Imam per la sua fede? Ci sono, è vero, alcuni provvedimenti giudiziari che vedono coinvolti esponenti religiosi (sempre di basso livello gerarchico!) ma questi non hanno “propagandato” la fede cristiana, mussulmana o ebraica ma incitato a commettere crimini violenti contro le persone oppure hanno insultato le stesse in modo pesante e grave oltre che in contrasto con gli stessi insegnamenti religiosi che dovevano promuovere e difendere.

    Per chi millanta che con la legge in oggetto si vuole mettere il bavaglio al Papa basta dire che il Papa è il capo di uno Stato Estero e che, come tale, non è perseguibile per reati sanciti dalle leggi italiane così come non lo è (e nemmeno noi “comuni cittadini”!) per quelli sanciti da leggi spagnole, francesi o iraniane.

    Il tanto pericoloso articolo oggetto della rottura tra i politici cattolici e il resto del governo prevede la modifica della legge Mancino (già 654/75) sulla base dell’articolo 13 N°1 del Trattato di Amsterdam che l’Italia ha già sottoscritto nel 1997 e che mira a proteggere i cittadini da ogni tipo di “discriminazione basata sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

    L’introduzione di tali modifiche alla legge Mancino prevede, in pratica, che un cittadino che venga pesantemente insultato o picchiato a causa della propria omosessualità possa vedere i suoi aguzzini condannati con l’aggravante del crimine di discriminazione senza doversi appellare alla Corte Europea per questo. I preti e i credenti non rientrano tra le persone che incorrono in tale sanzione a meno che non incitino alla violenza o non manifestino apertamente non dissenso ma disprezzo per l’omosessualità.

    In pratica si istituisce più un aggravante che un reato nuovo, e questo dovrebbe essere chiaro. La Chiesa, qualora dovesse passare il provvedimento, non sarebbe costretta a tacere sull’omosessualità o a cambiare il proprio giudizio in merito ma tutti (preti e credenti compresi) dovrebbero assumere un atteggiamento più civile nei modi e nei termini.

    Le intenzioni politiche di chi si schiera contro l’emendamento anti-omofobia non sono quelle di difendere la Chiesa (che, come ripeto, non è sul banco degli imputati per simili reati in nessuno stato che abbia adottato una normativa simile!) ma di difendere la propria libertà di offese che è ben altra cosa rispetto alla libertà di parola.

    Per capire bene basta fare un esempio pratico: in base alla legge Mancino attualmente in vigore sono già tutelate le differenze di razza, etica, nazionalità e religione. Questo non esclude la possibilità di dichiarare di non condividere la religione cattolica o islamica o di non trovare attraenti le persone di origine asiatica. Quello che la legge sancisce è il divieto di insultare o molestare i cattolici o i mussulmani sulla base della loro religione o gli asiatici per il loro aspetto fisico. In più tali sanzioni sono di norma considerate aggravanti più che reati veri e propri.

    In Italia il cosiddetto “crimine d’odio” non esiste e questo porta a delle situazioni assurde che sarebbero evitabili con l’introduzione di uno strumento più moderno come quello che si vuole istituire e che tanto temono alcuni politici. Per assurdo si potrebbe dire che le persone omosessuali e transessuali vengono discriminate per volere normativo (e qui non si sta parlando di discriminazioni di cittadinanza ma di discriminazioni di genere in senso stretto).

    Per fare un paio di esempi:

    La legge, giustamente, prevede che non si possa dire “sporco negro” o “ebreo infame” e sanziona chi pronuncia simili insulti. Se poi insulti del genere sono proferiti durante, per esempio, una rissa questi costituiscono un’aggravante perchè sono forme di discriminazione razziale o religiosa.
    Se, nelle stesse condizioni, si grida “frocio di merda” non si commette un crimine razziale e la vicenda diventa da dirimere a livello esclusivamente civile allo stesso livello di un insulto qualsiasi.
    Questo fa sì che le persone che volontariamente discriminano altri per il loro orientamento sessuale non incorrano in alcun tipo di reato se non quello di ingiuria personale che ha una valenza nettamente inferiore.
    Negli ultimi due mesi ci sono stati episodi di violenza contro ragazzi omosessuali a Roma e Bari. In assenza di una legge ad hoc tali reati rientreranno nelle norme giuridiche di una qualsiasi scazzottata e le vittime non vedranno riconosciuto il proprio diritto a vivere serenamente la propria vita e la propria sessualità perchè non c’è alcuna legge che difenda loro e quelli come loro da attacchi ignobili basati esclusivamente sul pregiudizio e sull’odio razziale.
    Per assurdo se gli stessi ragazzi appartenessero ad una qualsiasi confessione religiosa e per questo fossero stati insultati avrebbero invece visto le loro credenze tutelate dalla legge.
    Quelli che dicono che con l’emendamento alla legge Mancino si vuole istituire in Italia il “reato di opinione” sanno bene che le loro affermazioni non sono veritiere e sanno anche che, come ho già detto, tali norme non impedirebbero nè ai prelati nè ai fedeli (e non solo cattolici, si badi bene!) di esprimere dissenso per gli atti omosessuali. Il dissenso non è un reato in sè ma lo diviene nel momento in cui sfocia nel disprezzo.

    La conseguenza per il clero sarebbe quella di dover stare più attento alle parole pronunciate, cosa che, del resto, già è prevista dallo stesso catechismo cattolico (ad esempio) che giudica deplorevole ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Secondo il Nuovo Catechismo, infatti, l’omosessualità è “un atto intrinsecamente disordinato” ma, essendo stata superata la visione di scelta personale, è una condizione e le persone omosessuali non possono essere discriminate sulla base di ciò.

    In pratica quelli che oggi si stracciano le vesti in difesa della FEDE e della Chiesa non hanno ancora accettato la nuova visione della stessa dottrina nei confronti di gay, lesbiche e transessuali (cfr: Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358: Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione).

    In realtà la “paura” dei cattolici in politica non riguarda il Papa o la fede ma se stessi e i loro colleghi. Se quell’emendamento proposto dovesse passare si aggraverebbero di molto le posizioni della stessa Binetti, di Mastella, di Volontè e di tutti i leghisti che a piene mani elargiscono insulti e odio propagandando discriminazioni e pregiudizi spacciandoli per verità di fede ma che afferiscono esclusivamente alla loro cultura personale e che costoro pretendono di far passare per legge divina e da questa di introdurla nelle leggi dello Stato.

    Se passasse l’emendamento alla legge Mancino personaggi come Gentilini non sarebbero più tutelati dal Codice per inneggiare alla “pulizia etnica dei gay”. Gianni Prosperini non si potrebbe più permettere di dire “I gay garrotiamoli” e la Binetti non potrebbe più sostenere che “L’omosessualità è una devianza”.

    E’ questo il motivo di tanta acredine: non verrebbe impedita la libertà di parola o di pensiero, ma l’impunità di insulto cui i nostri politici tanto tengono.

    Per questo mi appello ai credenti perchè non si facciano ingannare dalla propaganda politica che vuole millantare leggi “anti-pensiero-cattolico” per difendere norme ad personas che garantiscano “mani libere” da reati e in questo modo non solo non tutelano dei cittadini ma, assieme ai politici, proteggono anche quelli che commettono reati ben più gravi basati esclusivamente sul pregiudizio e sull’odio.

    Rispondi
  • 9. REFO Firenze  |  9 dicembre 2007 alle 11:09

    «Verrà il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente,
    ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà»

    Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)

    Si può morire a 21 anni perché omosessuali? In Iran si può. Makwan Moloudzadeh non è il primo e non sarà, purtroppo, l’ultimo ad essere giustiziato in Iran per il reato di “lavat” (letteralmente, sodomia) che, secondo il Codice Penale iraniano è punito con la pena capitale. E’ l’ultimo di una lunga catena di morte, un vero e proprio olocausto, dal 1979 ben 10.000 omosessuali sono stati giustiziati nella repubblica islamica iraniana.
    Ma si può essere uccisi solo perché omosessuali, per eseguire un imperativo morale, culturale o religioso? La pena di morte è un abominio ma in questo caso è qualcosa di una gravità enorme.

    La vicenda di Makwan è simile a quella di tante altre persone uccise in Iran e nel mondo perché omosessuali e di cui non sapremo mai né il nome né la storia.
    Di fronte a tanta violenza e all’assordante silenzio sia delle Chiese che delle istituzioni italiane, le donne e gli uomini della REFO di Firenze hanno deciso, come cristiani provenienti da diverse confessioni (valdesi, battisti, cattolici, veterocattolici e altri), di combattere questa battaglia non solo firmando petizioni ma anche con la forza della preghiera.

    Ecco perché giovedì 13 dicembre alle ore 21 ci riuniremo presso il Centro comunitario Valdese di Via Manzoni 21 a Firenze, insieme a quanti vorranno essere con noi, per pregare e gridare la nostra sete di giustizia, di amore e di compassione, perché non si dia più la morte nel nome dell’unico Dio dei cristiani, degli islamici e degli ebrei.

    E Tu cosa fai? Vuoi scegliere il silenzio e la rassegnazione o vuoi testimoniare la tua speranza di giustizia affidandoti alla forza della preghiera?

    Ti aspettiamo. Un abbraccio da tutti noi

    Gli uomini e le donne della REFO di Firenze

    Rispondi
  • 10. danielatuscano  |  10 dicembre 2007 alle 16:26

    Iran: un amico di Makwan spiega perché il ragazzo è stato assassinato

    Paveh, Iran, 8 dicembre 2007. Seimila cittadini iraniani hanno partecipato in lacrime al funerale di Makwan. La campagna per la vita del ragazzo gay assassinato dal regime della Repubblica Islamica ha raggiunto ogni angolo del Paese e sta generando la nascita di un movimento di opinione che coltiva l’indignazione per l’ultimo di una serie di efferati crimini di stato.

    Makwan è diventato una leggenda. Il suo martirio commuove e unisce il popolo iraniano, oppresso da una dittatura feroce. “Noi amiamo Makwan. Makwan vive in noi,” dicono a voce sempre più alta i cittadini. Un ragazzo iraniano di Paveh, la città in cui nacque Makwan, ha inviato un messaggio a tutti gli attivisti attraverso il blog “Gays Without Border”, nato durante il caso di Pegah e sempre vicino al Gruppo EveryOne.

    “Sono un cittadino di Paveh, la cittadina in cui viveva Makwan. Lo conoscevo molto bene e tutti, in città, sanno che era innocente o almeno che non meritava l’inumano verdetto emesso da una banda di criminali che dovrebbero avere quale compito l’amministrazione della giustizia in Iran. Desidero dirvi la verità riguardo ai motivi che hanno condotto alla tragica morte di Makwan.

    I giovani che vivono a Paveh, che siano curdi o sunniti, sono privati di molti diritti; in maggioranza sono senza lavoro e la città ha sempre subito forme di persecuzione da parte del regime, dopo la Rivoluzione Islamica, per le attività politiche. Ora la gioventù di Paveh è piena di rabbia, un sentimento accumulato in tanti, troppi anni di ingiustizia. Per diffondere un’atmosfera di terrore, il regime ha sacrificato Makwan, in modo che i giovani non protestino più, per nessun motivo.

    L’hanno giustiziato e useranno questa violenza per raggiungere i loro torbidi fini politici. Questa azione però è stata condannata da tutta la città e ha generato fra di noi un clima di unione e consapevolezza. Siamo accorsi in massa al suo funerale, per protestare contro il regime e le sue politiche repressive. Lancio un appello a tutti i gruppi internazionali per i diritti umani affinché continuino a protestare contro le sentenze del regime, che mette a morte giovani innocenti. Gli attivisti per i diritti umani, in tutto il mondo, devono continuare a operare per la giustizia e fare del loro meglio per mettere di fronte alle loro responsabilità coloro che hanno emesso l’iniquo verdetto e procedono nel loro contegno senza alcuna vergogna. Grazie”.

    Roberto Malini

    http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=872&Itemid=1#jc_allComments

    Rispondi
  • 11. Riccardo  |  12 dicembre 2007 alle 12:24

    La Commissione europea, rispondendo a una interrogazione di Marco Cappato, dichiara di avere inviato a Roma una lettera di ingiunzione per non avere recepito la direttiva contro l’omofobia.

    Mentre in Italia non si placano le polemiche sul pacchetto sicurezza e specialmente sulla parte relativa ai reati legati alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale, la Commissione europea risponde a un’interrogazione presentata dai deputati Marco Cappato (Radicali) e Sophie In’t Veld (liberale olandese) sul mancato recepimento della relativa direttiva europea (la 2000/78/ce). La commissione ha fatto
    sapere di avere “già inviato a tre Stati membri (Lettonia, Finlandia e Italia) lettere d’ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prenderà un’ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione”.

    “Non dispiaccia troppo all’amico Angius che ha duramente scoperto il problema, rimproverando il…silenzio dei radicali – ha spiegato Cappato, presentando la risposta ricevuta dalla Commissione -. Mi auguro ora che l’Italia voglia finalmente adempiere agli obblighi europei in materia di lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, modificando la legge di trasposizione al fine di rispettare pienamente la direttiva UE e la politica anti-discriminazioni europea. Dopo la nostra interrogazione, che supera disquisizioni cavillose su errori veri e presunti su articoletti e paragrafini – conclude Cappato -, ci auguriamo ora che intervenga il Parlamento approvando il maxiemendamento sulla lotta alla discriminazione ed alla violenza già approvato dal Senato, senza le quali l’Italia potrà essere portata davanti alla Corte di Giustiziae condannata per violazione del diritto comunitario”.

    Rispondi
  • 12. Andrea Panerini  |  14 dicembre 2007 alle 21:36

    Una serata fredda, molto fredda. Un’occasione triste. Una preghiera, però che ci ha riscaldato i cuori.
    In silenzio, davanti a una miriade di candele che si univano per formare una croce tremolante, al centro del cerchio formato dai partecipanti, abbiamo pregato, ci siamo commossi, abbiamo ascoltato i pastori valdese e battista.

    Abbiamo meditato sulla Scrittura, sull’amore di Dio verso gli uomini e su come “uccidere nel nome di Dio sia la peggiore bestemmia verso il Signore” come ha detto il pastore valdese Pawel Gajewski commentando un passo della Genesi.

    Makwan era al centro dei nostri pensieri, assieme agli altri diecimila vittime del genocidio degli omosessuali in Iran, molte delle quali senza nome e senza volto.
    Una strage degli innocenti verso la quale ci sentiamo impotenti, forse anche colpevoli. Una strage per cui non dobbiamo chiedere vendetta ma giustizia e perdono. E chiedendo giustizia e perdono al Signore abbiamo pregato anche e soprattutto per i carnefici, per i responsabili di tanta empietà e ingiustizia. Perché lo Spirito possa illuminarli e condurli verso l’amore di Dio che è l’unico che permette di amare il prossimo.

    Preghiera ecumenica per le vittime dell’olocausto degli omosessuali in Iran

    “Si può essere giustiziati perché omosessuali? In Iran dal 1979 ben 10.000 omosessuali sono stati uccisi”

    Saluto

    Preghiera iniziale del pastore battista Raffaele Volpe

    2 Samuele 1,17-26
    Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova scritto nel Libro del Giusto: «Il tuo vanto, Israele, sulle tue alture giace trafitto! Perché sono caduti gli eroi? Non fatelo sapere in Gat, non l’annunziate per le vie di Ascalon, non ne faccian festa le figlie dei Filistei, non ne esultino le figlie dei non circoncisi! O monti di Gelboe, non più rugiada né pioggia
    su di voi né campi di primizie, perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi, lo scudo di Saul, non unto di olio, ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi. L’arco di Giònata non tornò mai indietro, la spada di Saul non tornava mai a vuoto.
    Saul e Giònata, amabili e gentili, né in vita né in morte furon divisi; erano più veloci delle aquile, più forti dei leoni. Figlie d’Israele, piangete su Saul, che vi vestiva di porpora e di delizie, che appendeva gioielli d’oro sulle vostre vesti. Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia? Giònata, per la tua morte sento dolore, l’angoscia mi stringe per te, fratello mio Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna.

    Salmo 119 (leggiamo insieme)
    Nella mia angoscia ho gridato al Signore
    ed egli mi ha risposto.
    Signore, libera la mia vita
    dalle labbra di menzogna,
    dalla lingua ingannatrice.
    Che ti posso dare, come ripagarti,
    lingua ingannatrice?
    Io sono per la pace, ma quando ne parlo,
    essi vogliono la guerra.
    Frecce acute di un prode,
    con carboni di ginepro.
    Me infelice: abito straniero in Mosoch,
    dimoro fra le tende di Cedar!
    Troppo io ho dimorato
    con chi detesta la pace.

    Genesi 4,13- 15
    Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da
    questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi
    incontrerà mi potrà uccidere». Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette
    volte!».

    Matteo 9,10-13
    Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui
    e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme
    ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

    Meditazione biblica di Pawel Gajewski su Genesi

    Salmo 141, 1-4 (leggiamo insieme)
    Con la mia voce al Signore grido aiuto,
    con la mia voce supplico il Signore;
    davanti a lui effondo il mio lamento,
    al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.
    Mentre il mio spirito vien meno,
    tu conosci la mia via.

    Meditazioni (ognuno può leggere il foglietto consegnatogli o può dire una breve meditazione)

    Qoelet (Ecclesiaste) 4,9-12
    Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. Infatti, se vengono a
    cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. Inoltre, se due
    dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? Se uno aggredisce, in due gli
    possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto.

    I SOGNI di Jacques Brel

    Vi auguro dei sogni
    in numero infinito
    e il desiderio furibondo
    di realizzarne qualcuno.
    Vi auguro di amare
    ciò che bisogna amare
    e di saper dimenticare
    ciò che bisogna dimenticare.
    Vi auguro delle passioni,
    vi auguro dei silenzi,
    vi auguro dei canti
    di uccello al risveglio
    e dei sorrisi di bambini.
    Vi auguro di resistere
    a tutto ciò che vuole
    farci affondare, all’indifferenza,
    alle virtù negative del nostro tempo.
    Vi auguro soprattutto
    di essere voi stessi.

    Benedizione finale del pastore battista Raffaele Volpe

    Rispondi
  • 13. Innocenzo  |  14 dicembre 2007 alle 21:42

    ieri sera a Firenze abbiamo pregato insieme… non eravamo tanti…
    tutti diversi per età, provenienza. .. Fiorentini e non fiorentini, valdesi, cattolici, battisti e veterocattolici. .. giovani e meno giovani … insieme per ricordare le vittime e i carnefici dell’olocausto degli omosessuali in Iran…

    La preghiera che ci ha unito e che ci ha aiutato a superare tutte le nostre differenze è stata semplice e forte allo stesso tempo… mentre eravamo raccolti intorno ad una croce fatta da tante candele a significare le tante vittime della violenza…

    Ma la nostra non voleva essere una preghiera funebre ma più
    semplicemente un cammino per trovare un senso a quanto è accaduto, per gridare la nostra angoscia e tenere vive le nostre speranze..

    Il lamento di Davide su Saul e suo figlio Giònata “la tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna” ha dato il via alla liturgia del ricordo….

    mentre il nostro pregare si è concluso con l’invito ad unirsi
    suggeriti dal Qoelet (Ecclesiaste) 4,9-12 “Meglio essere in due che uno solo, … Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto”.

    A suggello della serata la speranza instillata dai versi di Jacques Brel che dice “Vi auguro di resistere a tutto ciò che vuole farci affondare, all’indifferenza, alle virtù negative del nostro tempo. Vi auguro soprattutto di essere voi stessi”.

    Parole impegnative che ci invitano ad andare avanti e a cementare il cammino che stiamo facendo tutti insieme, pur nelle tante differenze e distanze che ci distinguono, perchè “una corda a tre capi non si rompe tanto presto”.

    Un abbraccio a tutti voi che siete in cammino

    Innocenzo

    Rispondi
  • 14. danielatuscano  |  16 dicembre 2007 alle 12:19

    Propongo una riflessione tratta dall'”Osservatore Romano” che considero, in alcuni punti, ragionevole e sensata, a parte la sgradevole allusione all’omosessualità come malattia e le presunte “nuove forme d’intolleranza”. Purtroppo non si può prescindere dall’effettiva omofobia vaticana, a cominciare dal Papa, di cui viene citata la Lettera del 1986. Non va infatti dimenticato che, al passo 10, l’astratta deplorazione della violenza antigay, viene di fatto giustificata – o, almeno, compresa – come reazione alle “provocazioni” degli stessi omosessuali.

    Resto insomma convinta che la Chiesa sarebbe assai più ascoltata, se imparasse anch’essa ad ascoltare, magari cominciando a emendarsi dei suoi peccati.

    L’orizzonte etico del confronto

    L’attuale dibattito, italiano e no, sull’omofobia apre una serie di questioni teoriche che hanno anche risvolti pratici. Il tema dell’omofobia è di solito presentato all’opinione pubblica all’interno del tema dell’intolleranza e dell’ingiusta discriminazione attuata nei confronti di persone che compiono scelte di tipo omosessuale. Se la questione fosse ricondotta entro questi termini si dovrebbe incoraggiare ogni iniziativa che tenda a combattere la cosiddetta omofobia.

    Già nel 1986 la Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica per la cura pastorale delle persone omosessuali si era chiaramente espressa in questi termini: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei Pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni” (art. 10).
    Ogni convivenza umana, infatti, non può che basarsi sul rispetto reciproco e dovrebbe (ma non sempre è così) riconoscere che la dignità personale è intrinseca ad ogni persona umana, in tutte le fasi della sua vita. Questo riconoscimento, in fondo, non è altro che la traduzione in termini etici del principio di uguaglianza. Ma questo principio non determina di per sé il riconoscimento del valore della pratica omosessuale, né basta per affermare una sorta di indifferenza nei confronti delle scelte delle persone, omosessuali o eterosessuali. L’omosessualità, maschile e femminile, resta, infatti, una questione aperta laddove diventi motivo per negare le differenze e per soffocare il dialogo pensante. Questione che, sul piano clinico, oggi vorrebbe essere chiusa. Infatti, benché Freud e la sua scuola abbiano interpretato l’omosessualità come un disturbo della personalità, nel 1973 l’associazione psichiatrica americana, a maggioranza, ha deciso di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie psichiatriche, scelta confermata nel 1984 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Da quel momento in poi si è ritenuto che definire malata una persona omosessuale significasse recarle un’offesa e, quindi, esercitare, nei suoi confronti, un atteggiamento intollerante. Il termine omofobia – che di per sé significa paura dell’identico – viene, quindi, introdotto per indicare un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone omosessuali e viene equiparato al razzismo. Il 18 gennaio 2006 il Parlamento Europeo adotta una Risoluzione contro l’omofobia; il 25 giugno 2006 il Parlamento Europeo approva una Risoluzione per combattere il razzismo e la violenza omofobica. In quel testo, l’omofobia viene definita “come una paura irrazionale o un’avversione contro l’omosessualità e il lesbismo, i gay, le persone bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio e perciò simile al razzismo, alla xenofobia e al sessismo”. Il Parlamento europeo “sollecita vivamente gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all’omofobia mediante un’azione pedagogica, ad esempio attraverso campagne contro l’omofobia condotte nelle scuole, le università e i mezzi d’informazione, e anche per via amministrativa, giudiziaria e legislativa”. Ora, si deve notare che tra gli atti che vengono considerati discriminanti c’è il fatto che i “partner dello stesso sesso non godono di tutti i diritti e le protezioni riservati ai partner sposati di sesso opposto, subendo di conseguenza discriminazioni e svantaggi”.
    Queste affermazioni meritano qualche pacata riflessione. In primo luogo va detto che si potrebbe condividere la condanna dell’omofobia senza per questo condividere l’affermazione che l’omosessualità non sia una patologia. Da un punto di vista logico, infatti, non si capisce perché definire qualcuno malato significhi offendere qualcuno: la malattia, di per sé, non è una colpa e non può essere annoverata tra gli insulti, ma tra le definizioni. Se qualcuno mi dicesse, per esempio, che sono cardiopatico, potrei rispondergli che si sbaglia, ma non che mi offende. Di fatto, per lungo tempo, purtroppo, c’è stato un uso indegno della definizione di una patologia come mezzo per stigmatizzare le persone, identificate con la loro patologia, come è avvenuto per le persone affette da sindrome di Down. Togliere lo stigma sociale alle patologie è un compito che resta da attuare e che non può mai dirsi esaurito. Una patologia non definisce una persona e una persona non è mai la sua patologia.
    Si potrà dire che è sbagliato il giudizio clinico formulato fino agli anni Settanta, ma non si potrà concludere che quella valutazione era soltanto una forma di discriminazione o di intolleranza. Ora, poiché la psichiatria e la medicina ufficiale tendono ad escludere che l’omosessualità sia una malattia, non resta che annoverare l’omosessualità nell’ambito degli atteggiamenti personali, delle scelte, delle decisioni di stili di vita.
    Ma se l’omosessualità è una scelta libera, uno stile di vita, un certo modo di essere e di esistere, allora resta aperta la questione, che vale per qualsiasi scelta di vita e di modo di essere – come quello eterosessuale, per esempio – di come debba essere valutata, di come, e se, debbano essere socialmente e giuridicamente tutelate le relazioni di tipo omosessuale.
    Non basta, infatti, che una scelta sia libera, che un certo modo di essere sia autentico, perché debba essere tutelato, difeso e promosso socialmente e giuridicamente. Il rispetto delle persone va al di là dei loro stili di vita, ma non implica che si debbano apprezzare e condividere anche i loro stili di vita. Si possono “comprendere” certe scelte anche se non le si condividono e anche se si ritiene che non debbano godere di una particolare promozione, senza per questo essere giudicati intolleranti. Discriminare, di per sé, significa distinguere, distinguere significa differenziare e il differenziare e il distinguere non costituiscono alcuna ingiustizia fintanto che non si è dimostrato che queste differenze non esistono. Ora, che l’omosessualità non sia identica all’eterosessualità è evidente: una volta appurato che omosessualità ed eterosessualità sono scelte o modi di relazione, resta aperta la questione teorica della loro valutazione.
    Qualsiasi comportamento, infatti, può essere valutato, lodato, biasimato, incoraggiato o no. Un conto, infatti, è il giudizio sulle persone, un altro, invece, è la valutazione dei comportamenti. Così, per esempio, si può dissentire nei confronti della poligamia o, per esempio, della poliandria e ritenere che essa non debba venire tutelata o difesa socialmente. Si può apprezzare l’amicizia e la si può praticare, ma si può anche ritenere che non debba essere giuridicamente tutelata, a differenza di altre relazioni che si ritiene, invece, per vari motivi, di tutelare o vietare (come, per esempio la poligamia o la poliandria).

    Il fatto che l’omosessualità non sia né una colpa, né una devianza, né una malattia comporta semplicemente che, come ogni scelta, decisione, pratica relazionale, venga valutata, apprezzata o biasimata. C’è chi non apprezza la pratica della castità, la difesa della verginità, ma non per questo si fanno leggi per tutelarle socialmente e per rieducare chi non condivide questi stili di vita.

    Se negli orientamenti sessuali non c’è confine tra normale e patologico, c’è però confine tra ciò che si ritiene moralmente legittimo o no.
    Che, storicamente, si siano commessi abusi e ingiustizie nei confronti di persone omosessuali è vero: che oggi questo non deve più accadere è giusto. Ma assimilare quelle ingiustizie alla formulazione di valutazioni etiche che non condividono l’esercizio delle prassi omosessuali, che non condividono l’equiparazione del matrimonio alle unioni omosessuali, è ingiusto ed è lesivo della libertà di pensiero, di opinione e di valutazione. La stessa nozione di omofobia lascia perplessi: l’omofobia sarebbe una nuova forma di patologia socio-culturale da controllare e punire? Nei confronti degli omofobi sarebbe giusto praticare forme di correzione e di biasimo, analoghe a quelle che un tempo alcuni invocavano per le persone omosessuali? E chiunque non condivida l’esercizio della prassi omosessuale può essere definito omofobo?
    Ma se l’omosessualità è prassi normale come l’eterosessualità, se è scelta libera e volontaria, perché non può essere discussa e valutata alla stregua dell’eterosessualità? Non tutte le scelte e le relazioni eterosessuali sono da lodare e da incoraggiare: perché mai si può discutere di queste, mentre sarebbe un tabù discutere delle relazioni omosessuali? Qualsiasi persona omosessuale non si sentirebbe in realtà discriminata proprio dal fatto che le proprie azioni godrebbero, a differenza delle azioni e delle scelte degli eterosessuali, di una sorta di tutela preventiva? La persona omosessuale non sarebbe, ancora, posta in una condizione di minorità visto che le sue scelte, i suoi stili di vita, le sue decisioni sarebbero, per definizione, per legge, sottratte a qualsiasi valutazione? L’omofobia, se è ingiustizia, non è né paura né patologia, è un errore che va discusso e corretto nel libero confronto tra persone: i campi di rieducazione di chi ha valutazioni non corrispondenti al pensiero dominante dovrebbero essere storia passata. Alcuni aspetti delle risoluzioni sull’omofobia rischiano di essere simili alla logofobia, cioè alla paura del pensiero, del confronto, della libera discussione. E alla logofobia dovremmo sottrarci tutti, eterosessuali e omosessuali, gay o lesbiche, transessuali o no, se vogliamo prima di tutto riconoscerci come persone, cioè come amanti del lògos che è garanzia per la libertà del valutare, del giudicare, del vivere insieme.
    Ma per discutere e per praticare il rispetto reciproco, che è molto di più della semplice tolleranza, occorre riconoscere un terreno comune, bisogna condividere un orizzonte di valori.

    Non è vero che il puro soggettivismo etico garantisce il rispetto reciproco. Per rispettare gli altri è necessario comprenderli e per comprenderli bisogna riuscire ad usare, per così dire, un linguaggio comune. Il riconoscimento sociale richiede che si riesca a motivare il valore che viene espresso nella scelta personale, richiede, pertanto, che si costruisca un orizzonte di significati condivisi e condivisibili, richiede un dialogo e un confronto che vada ben al di là della semplice opzione personale.

    Un puro soggettivismo etico impedisce questo dialogo proprio perché esclude la commensurablità delle valutazioni e delle scelte. Se il fondamento del valore fosse la pura scelta, in nome di che cosa si potrebbe biasimare la scelta di essere omofobi, intolleranti, razzisti, sessisti qualora fosse, appunto, una libera scelta? Nessuno stato laico o aconfessionale può usare la nozione di giustizia, può appellarsi al rispetto dei diritti e dei valori senza introdurre esso stesso valori e criteri che permettano di distinguere il giusto dall’ingiusto, il lecito dall’illecito. Il dibattito sull’omofobia potrebbe costituire un’occasione per riaprire un dialogo serio e argomentato sulle ragioni e sui valori che permettono una convivenza umana dotata di senso e di rispetto, capace di non trasformare una legislazione contro l’intolleranza in una nuova forma di intolleranza verso chi pensa in modo diverso.

    Adriano Pessina

    Rispondi
  • 15. Elena Piazza  |  20 luglio 2008 alle 19:50

    Salve proffffffffffffffff!!!!!!!!!!!!!Tutto bene?Le vacanze come stanno andando?Ha deciso dove andare?
    Tanti saluti,,& Buone Vacanze=)=)
    Ele

    Rispondi

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