SAREMO PARITA’

29 dicembre 2007 at 9:54 14 commenti

Le letture immediatamente successive al Natale sono quanto di più lontano dall’aura appiccicosa e dolciastra con cui si suole circonfondere questa festa. Dopo la liturgia della Natività gli Atti degli Apostoli ci raccontano un martirio, vale a dire una testimonianza: testimonianza finita, come forse qualcuno ricorderà, nel sangue. Stefano è un giovane, e la sua giovane vita viene stroncata a sassate. Lo accusano di bestemmia. E’ un “irregolare”, un empio. Vicino a lui si trova un altro giovane, davanti al quale i carnefici depongono il mantello della vittima: un certo Saul, “Saulo” come traduce (male) la Concordata, un ragazzo dagli ideali, o forse dall’ideologia, granitica: non ha dubbi né mezze misure, Saul(o). Lo immaginiamo impettito, spavaldo, vanitoso, sicuro di sé e della sua giustizia, inflessibile come un fuso, dalla barba appuntita e curata, lo sguardo tagliente e fisso, con l’espressione trasognata e latebra del fanatico. Il tipico fondamentalista, del quale l’autore degli Atti non manca di sottolineare: “Saul(o) era uno di quelli che approvavano la lapidazione di Stefano”.

Il salmo 30, che ci presenta il grido del povero afflitto, contiene un’espressione potentissima: “Si è spento nel dolore il mio occhio”. Il 28 dicembre, poi, si raggiunge il climax di angoscia col celebre episodio della strage degli innocenti (Mt 2, 13-18).

Enfant Jésus allongé sur la croix

E. Stelzmüller, Il Bambino Gesù steso sulla croce, © MCEM, pittura su vetro.

“Anche a te una spada trafiggerà l’anima”: la profezia di Simeone a Maria, nel Vangelo odierno, è la chiave per comprendere la scelta di queste letture. Ogni nascita è una freccia lanciata nel cielo del mondo. Il nostro. E’ un “atto contro natura” (Ungaretti) e una sfida alla convenzione, una novità di Dio prima ancora che umana. Ogni nascita comporta una morte: la morte del vecchio, delle certezze consolidate, dell’abitudine quotidiana, ma anche la sofferenza e la domanda. L’antica e sempre attuale domanda: amore, e giustizia. Non si dà l’uno senza l’altra. Ecco perché i morti innocenti, di cui i bambini sono un palpabile simbolo, scandalizzano, scuotono e colpiscono: sono il povero dall’occhio spento dal dolore, un dolore provocato dal peccato, dalla perdita di umanità, e quindi di pace, e quindi di Dio – e viceversa.

Perciò i presepi delle nostre chiese pongono là, nell’ultimo orizzonte, appena sfiorato da un balenìo di luce, oltre la città, sopra le dune, tre croci. Perché il tenero bambino finirà lì. Perché lì è il senso ultimo di quella nascita. Perché la risurrezione comporta lo sperdimento d’un corpo conquistato, per una riappropriazione definitiva. Il Risorto porterà impressi su di sé, per sempre, i segni della Passione. Mai verrà cancellato il suo passaggio terreno, l’orma del dolore innocente e, assieme, l’impronta della giustizia per cui questo suolo geme.

L’ultimo, disperato appello lasciato da Iole Tassitani alla migliore amica esprimeva lo stesso dolore e la stessa forza disperante: “Sono stata parità. Intendeva dire “rapita”, ma il vocabolario automatico del cellulare ha tradotto la prima parola memorizzata. Un errore? Non crediamo. “Parità” è la parola più diffusa, ben più di “rapita”. Siamo parità, o meglio, dovremmo esserlo. Iole era stata parità, fin quando l’avevano considerata un essere umano. Poi l’hanno degradata a oggetto, un oggetto di cui disfarsi non appena conquistati altri oggetti, a cui lo sciagurato maschio aguzzino non ha neppure avuto l’incosciente coraggio di sacrificare sé stesso: il denaro. Iole è stata parità fin quando i suoi simili l’hanno vista come la pupilla degli occhi, dell’identico genere umano. Ma, squartata sull’ara di un miserando vitello di stagno, non “serviva” ormai più. Del resto, la prima lettera di Giovanni non potrebbe essere più chiara: chi non ama i fratelli (e le sorelle) non ama Dio. Né – conseguentemente – sé stesso.

Non sono più parità le vittime dello tsunami di cui ricordiamo l’anniversario. Non sono parità i bambini (e gli adolescenti) venduti alle guerre, ai pedofili, al consumismo – e questo significa il fanciullo nella mangiatoia, non il pacioso vecchio rubizzo che nell’immaginario metropolitano l’ha ormai spodestato. Non sono stati parità gli operai della ThyssenKrupp, deceduti l’uno dopo l’altro sempre in nome della reificazione (cfr. ivi, commento n° 6). Non sono parità quei cristiani palestinesi per i quali il Natale non coincide con abbuffanti pandori ma una ricorrenza che può costare la vita. Non è più parità nemmeno Benazir Bhutto. E’ stata una leader controversa; ma ha rischiato per il suo paese e per la democrazia, ben sapendo che i fondamentalisti l’avrebbero potuta uccidere, non tanto perché, secondo loro, serva degli americani ma perché – lo sappiamo bene – “non era parità”: cioè, era donna. Tornerò a parlare di lei. Qui mi preme sottolineare che i fondamentalisti – di qualsiasi religione, e anche di nessuna – odiano le donne. Loro che sterminano i gay sono, per usare un efficace neologismo di Luce Irigaray, i primi uomosessuali. Delle donne non sanno proprio che farsene, sono solo un problema, poiché l’umanità si coniuga con un unico sesso: il loro, naturalmente.

Saremo parità soltanto quando nasceremo, anzi, ri-nasceremo a noi stessi. Le letture, spietate, ci esortano anche alla speranza: se è vero che persino il lapidatore Saul(o) si è convertito, se è vero che dobbiamo anche sopportare questo insopportabile scandalo di misericordia… nel quale annegare la nostra piccola e gretta giustizia. Per una Giustizia che ci assimila ed espande, per cambiare nome. Trasumanare è l’unico modo per renderci ancor degni di abitare questa Terra.

Daniela Tuscano

Dedico a tutte le vite nate/spezzate un brano che mi è piaciuto:

ANNA MAGNANI

Da tegole e calcinacci
verso la vita mi affaccio
indosso il cappotto di mio zio
soldato scampato alla guerra
Passando tra sfollati
e ragazzini in festa
cerco la mia vecchia casa,
i nespoli abbandonati
una acacia modesta
con un bacio apro la porta

E ho in mente
la faccia dell’Italia coi denti stretti
e il sangue che cola
ma il cuore di pietra

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire
la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

Foglie d’ ulivo argentate
raccontano una Pasqua lontana
il tetto che quasi frana,
una rondine giace senza vita
fra una scarpa e un secchio

E ho in mente la faccia dell’Italia
la statua grigia e vetra di Mazzini
coi suoi lisi taccuini

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire
la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

E mi sembra di udire
la voce calda di Anna Magnani
che intona una dolce melodia

Adriano Celentano (Testo: Vincenzo Cerami – Musica: Carmen Consoli)

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Entry filed under: dalla parte di lei, Italia, Europa, mondo, religioni e società, Uguali&Diversi.

SE NON VI FIDATE DI BABBO NATALE… PIZLAND – L’OroscoPizza Perpetuo!

14 commenti Add your own

  • 1. Misterbraun  |  29 dicembre 2007 alle 11:17

    Capisco la tua voglia di riportare alla cruda realtà dopo la dolce “falsità” del Natale. Io non credo all’odio dei fondamentalisti per le donne, però vedo anch’io falsità. Non mi occorre andare a cercare rapitori, assassini ecc.; la falsità che davvero mi turba è quella di chi mi è vicino. Della gente “normale”. Di chi va in Chiesa eppoi superficialmente vive parlando bene e non facendo nulla; di chi scrive per dare insegnamento e non ha tempo né di vedere, né di riflettere, né di capire.

    Rispondi
  • 2. vaibhava das  |  29 dicembre 2007 alle 12:09

    I femministi uomini vogliono figurare paritari per indurre le donne a stralavorare, a casa e fuori; sono i più creduti ed hanno le leve del potere. I loro benzinai sono gli arabi. Né l’uno né l’altro vogliono capire che, nel rispetto equanime, ciascuno è sé stesso e non c’è ragione né di appiattimenti, né di superlavoro per le donne con la scusa della parità.
    Nello stilnovismo ciascun genere è onorato, ma non uniformato agli altri. Due genitori ridotti a due padri fanno l’assurdo; oggi.

    Rispondi
  • 3. ernesto  |  29 dicembre 2007 alle 13:58

    Vaibhava Das, mi sembra tu abbia mescolato un sacco di temi diversi, i due padri, lo stilnovismo… che c’entrano? Daniela ha posto degli esempi, è chiaro che la delinquenza si annida nella normalità… ma questo l’abbiamo sempre detto…

    Rispondi
  • 4. Tina  |  29 dicembre 2007 alle 16:02

    Una storia, l’ennesima, nella quale cambia solo il nome della donna vittima e per la quale mi sento premere il cuore da sofferenza, da senso di sconforto e qualcosa di più.. macedonia di pensieri, tanti, diversi tra loro. Dici bene, Ernesto, la delinquenza si annida nella normalità… ma ci è sempre più difficile distinguerla, la normalità.

    Rispondi
  • 5. maurizio  |  29 dicembre 2007 alle 19:48

    Un bell’articolo e una bella canzone. Complimenti e auguri

    Rispondi
  • 6. ronny  |  29 dicembre 2007 alle 22:34

    Stefano, si può senz’altro definire più che il primo “caduto”per il Cristianesimo, ” il primo vero precursore del cristianesimo” , almeno così come si è affermato in seguito con l’interpretazione di Paolo di Tarso delle Scritture Ebraiche.
    Stefano, infatti, era un esponente, se non il portavoce dell’ala riformista del Cristianesimo, composta da ebrei ellenizzanti e da non ebrei aderenti alla nuova dottrina. Quest’ ala riformista del Cristianesimo era tesa ad un rinnovamento nell’interpretazione della Bibbia, e trovava quindi l’ostilità da parte degli Ebrei ortodossi e l’emarginazione da parte dei cristiani dell’ala “conservatrice filoebraica” che facevano capo a Giacomo, Pietro e gli altri discepoli ebrei, che comunque frequentavano il Tempio, ottemperavano alle usanze ebraiche e si sentivano pienamente parte del contesto ebraico. Con l’assassinio di Stefano, si volle più in generale colpire un’eresia e attuare una discriminazione tra cristiani che potevano considerarsi una “corrente o scuola ebraica” e cristiani “pagani o al di fuori dell’ebraismo” . Mentre infatti Stefano fu massacrato per le sue idee e i componenti della sua fazione dispersi, non fu torto un solo capello a Pietro e agli altri ebrei cristiani, cioè
    alla fazione cristiana conservatrice “ebraico-ortodossa” , la quale peraltro non mosse un solo dito per salvare Stefano. La dispersione al di fuori di Israele dei cristiani ellenisti, comunque, darà inizio alla predicazione universale del vangelo che farà sorgere fiorenti comunità in tutti i territori dell’Impero Romano e oltre. Non c’è dubbio che la grandezza di Stefano e della sua componente, non sta tanto nel suo “sacrificio” , sacrifici per la propria fede e le proprie convinzioni, ve ne furono e ve ne sono in tutti i contesti culturali, religiosi e storici, quanto piuttosto “nell’aver visto giusto”: il messaggio cristiano era fatto per essere aperto a tutti e non rinchiuso in limitazioni culturali, religiose o”nazionali” .
    “Onore quindi a Stefano!”.

    LODI: salmo 32 Mt 10,17-22
    SESTA: salmo 33 Lettura: (Qualche scritto
    conforme)
    VESPRI: salmo 36B At 6,8-10. 7,54-60

    Preghiera Propria
    Signore nostro Dio,
    in Stefano abbiamo visto un uomo di convinzioni profonde, che ha
    saputo mettere in
    pratica, anche nel momento critico della morte, di fronte ai suoi
    nemici. Dona anche
    a noi di perdonare i nostri nemici, sull’esempio di Stefano, che
    morendo ha avuto la
    forza di pregare per i suoi persecutori.
    Per Cristo, nostro Signore.
    – Amen.

    Rispondi
  • 7. Carlo Olivieri  |  30 dicembre 2007 alle 22:20

    L’ULTIMA TORCIA

    Anche Giuseppe è partito. Il nome di Giuseppe Demasi, il settimo operaio di 26 anni ustionato nell’incendio del 6 dicembre alla Thyssenkrupp di Torino, si aggiunge a quelli di Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Rosario Rodinò.

    Non dimenticheremo i loro nomi, le loro vite. Vite che, in un solo anno, se ne sono andate insieme a quelle di oltre mille altre persone, che in una fabbrica, in un cantiere o in ufficio cercavano di guadagnarsi la possibilità di mantenere le proprie famiglie, di mandare i propri figli a scuola, di curare i propri cari nel miglior modo possibile.

    Non dimenticheremo, però, neppure i veri responsabili di questi che non possono essere chiamati in altro modo se non “omicidi”. E siccome sono omicidi, i responsabili non possono non essere definiti “criminali”.

    Criminali sono i padroni delle grandi multinazionali, come la Thyssenkrupp, che pur di accumulare miliardi da destinare alla speculazione finanziaria, scelgono ogni giorno di giocare con la vita degli operai, risparmiando sulle norme di sicurezza.

    Criminali sono tutti i governi, come quello italiano, che hanno rinunciato alla propria funzione politica per far diventare lo Stato un semplice strumento del capitale finanziario internazionale.

    Criminali sono quelle banche che prima concedono investimenti sia alle aziende che alle istituzioni statali e poi pretendono, come i peggiori ricattatori e usurai, la garanzia di avere l’ultima parola sulle decisioni fondamentali.

    Ed ecco che l’intera società, non sono il mondo del lavoro, è diventata ostaggio di questa banda di teppisti in giacca e cravatta.

    Anche questa è una guerra. Una vera e propria guerra con i suoi morti e i suoi feriti, con le famiglie distrutte e con gli affetti stroncati. E se si tratta di guerra, l’unico modo per fermarla è far salire forte la voce della nonviolenza.

    La stessa pace che si invoca per fermare le guerre che si combattono a colpi di missili e bombe, deve essere invocata per fermare la guerra che si combatte sui posti di lavoro a colpi di sfruttamento e di precarietà.

    È una lotta di liberazione. Comunque. Sia che si tratti di liberare i paesi dalle bombe nucleari e dagli eserciti occupanti, sia che si tratti di liberare la società dagli speculatori e dagli strozzini. Solo così Giuseppe, Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e tanti altri non saranno partiti inutilmente. Per ogni torcia che si è spenta se ne accendano mille altre.

    Roma, 30 dicembre 2007

    Carlo Olivieri
    medico umanista

    Rispondi
  • 8. renato  |  31 dicembre 2007 alle 10:56

    come sempre lo scritto di Daniela mi inchioda a leggere fino alla fine. Bello il testo della canzone di Celentano (anche se non mi piace più di tanto) dedicato all’ineguagliabile Anna Magnani.

    Rispondi
  • 9. 14921492  |  1 gennaio 2008 alle 15:29

    sono stupita, ammirata e sconvolta dalla meraviglia del tuo scrivere. leggere di te è come ammirare un bel tramonto o un dipinto famoso: non ci si stanca mai.
    con profonda ammirazione,
    Luana

    Rispondi
  • 10. apogea2  |  2 gennaio 2008 alle 0:31

    Meravigliosa come sempre e profonda da non vedere dove finisce la tua anima…si di nuovo il migliore augurio e’ tanta forza per tutti, affinche’ ognuno possa affrontare le sue lotte quotidiane e sociali…Un bacio.Lu

    Rispondi
  • 11. rizzri  |  3 gennaio 2008 alle 0:32

    …Vengo da te, per riflettere di più, per conoscere di più, per condividere le tue stesse idee, la tua stessa rabbia, la medesima amara impotenza. Per perdermi in ogni tua profonda parola, in ogni tuo messaggio doloroso, che raggiunge ogni angolo più riposto del mio cuore, impreziosendomi di consapevolezza, elevandomi quei sentimenti di autentico valore

    Rispondi
  • 12. Daniele  |  3 gennaio 2008 alle 12:43

    Come fiocco di neve cado lento sulle tue parole. Sempre piene di luce, di speranza, d’amore. Anche quando a volte sono dure. Io mi ci sciolgo sopra a contemplarle, a rileggerle fino all’essenza, il nocciolo della questione come si suol dire.
    Il regalo di Natale più bello, quest’anno, è stato quello fatto.
    Per gli adulti, non ho speso gl’inutili gingilli che dopo la falsa sorpresa e sorriso di circostanza del piacere momentaneo, vciene riposto da qualche parte e dimenticato. I soldi destinati a loro, sono scivolati silenziosamente all’Ospedale Budimex di Bucarest che tu conosci. Quando ho dato il regalo ho fatto una premessa: “Stavolta il regalo non è l’oggetto che avete in mano, ma ciò che contiene la busta”. Avevo allegato piccoli pacchetti ad ognuno come busta di caffè, confezione di tè, cioccolatini, ecc. Il “regalo” era una foto di Alberto, bimbo di tre anni che viene ad unirsi agli altri piccoli angeli. Bè, qualche espressione sgomenta c’è stata, ma anche qualche soddisfazione. Soprattutto perchè credo di aver fatto il regalo più bello della mia vita. Un regalo non per me, non per i miei, ma per Alberto, per poter sperare che un giorno anche lui possa tuffarsi in soffici pandori.
    Kiss.
    D

    Rispondi
  • 13. federico  |  6 gennaio 2009 alle 23:47

    dovremmo fare tutti quanti i COMPLIMENTI a Daniele. dovremmo prendere lui come esempio per il prossimo Natale o perchè no.. per il prossimo compleanno di una persona CARA… che proprio perchè CARA capirebbe. Fate un giro online o in libreria e comprate ” i bambini delle fogne di Bucarest”, anche li tra le varie storie incontrerete il budimex. Io ne ho comprate e regalate più copie. Il costo va in beneficenza e gli amici vi ringrazieranno per avergli aperto la mente su una tragedia ancora troppo nascosta. Se poi vi capita.. prendete un aereo per la romania, oggi costano poco più di 50 euro. Capirete tante cose. Un abbraccio a tutti. F

    Rispondi
  • 14. Nathan Nate  |  3 febbraio 2009 alle 1:11

    Che meraviglia questa canzone! Musica e parole, la sua atmosfera mi porta lontano…e io che ho sempre amato la Magnani eppure, nella mia giovane età non l’ho vissuta molto, se non attraverso Mamma Roma… eppure c’è un legame insopprimibile che mi lega a lei, forse è il mio amore per la città Eterna, che si colora sempre d’inevitabile poesia grazie al mio Renato Zero.

    Rispondi

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