Pagine vostre…

…e anche un po’ mie… 😉 : spazio dedicato ai lettori che vogliono diventare “creatori” del blog. Libero sfogo alla fantasia, all’arte, alla gioia e alla tristezza, ai messaggi e ai segreti… Solo razzismo e discriminazione non sono invitati…

Benvenuti,

vostra Daniela

(pubblicato la prima volta il 4 settembre 2006. Grazie a PetaloSs per la fotografia, regalatami il giorno del mio compleanno…)

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118 commenti Add your own

  • 1. cristiano  |  7 settembre 2006 alle 14:55

    C’è sempre un aldilà che ancora non conosciamo.
    Possiamo immaginarlo, pensarlo, sognarlo, ma non viverlo finché il futuro non diventa presente.
    E non è detto che in quel presente futuro noi ci saremo ancora…
    Siate quindi conduttori, TRAMITE, siate canali aperti, siate strade e siate ponti!
    Non si può fermare ciò che è inarrestabile.
    Potete solo illudervi di opporre una qualche resistenza, dicendo di no.. oppure lasciare che passi attraverso di voi,lasciandovi fare..

    Rispondi
  • 2. danielatuscano  |  7 settembre 2006 alle 15:04

    Sinceramente questo pensiero non mi è del tutto chiaro.

    A te piace molto la parola TRAMITE perché sei un uomo sempre in movimento. Lo trovo positivo se si tratta di un’esortazione a confidare sempre in un futuro che dev’essere comunque accettato e vissuto anche se non corrisponderà alle nostre aspettative. Ciò è segno di umiltà.

    E’ il finale che mi lascia perplessa… “potete solo illudervi”… perché illudersi? Sembra quasi che la strada sia già stata tracciata e non possiamo comunque opporci…

    A me viene invece in mente uno dei principi dell’azione valida: “NON OPPORTI A UNA GRANDE FORZA. RETROCEDI FINCHE’ NON SI INDEBOLISCA; ALLORA, AVANZA CON RISOLUTEZZA”. Questo mi piace molto.

    Rispondi
  • 3. luna  |  11 settembre 2006 alle 15:49

    E’ bella l’idea di essere una strada, un ponte tra “ora” e quella splendida incognita che è il futuro. Dove, è vero, potremmo anche non esserci.
    Eppure io non mi arrendo al lasciarmi attraversare, non riesco ad abbandonarmi al flusso. Cerco sempre di disegnarlo, questo futuro, di immaginarlo, di plasmarlo come lo vorrei.
    E non è mai come lo vorrei.
    Tutta fatica sprecata? Forse.
    O forse no. Credo e spero che qualche impronta dei miei sforzi resti nel mio futuro. Che tanta fatica lo renda un po’ più vicino a quello che vorrei, per me e per gli altri.
    Io dico di no! Mai arrendersi…

    Rispondi
  • 4. cristiano  |  14 settembre 2006 alle 17:11

    in realtà è proprio tutto già scritto nella mente di Dio, e non potrebbe essere altrimenti… 🙂
    ciò non toglie che siamo liberi di scegliere di aderire oppure no al suo progetto…

    Rispondi
  • 5. luna  |  14 settembre 2006 alle 17:59

    Questo lo credo anch’io. Ma una volta qualcuno mi ha detto “Dio sa cosa tu liberamente sceglierai”. Bello no?
    Salvaguardiamo il libero arbitrio, senza il quale non c’è colpa né merito.
    L’idea della predestinazione porta all’inerzia. Io credo invece che dobbiamo agire per costruirci il futuro che vogliamo.

    Rispondi
  • 6. cristiano  |  15 settembre 2006 alle 16:12

    attenzione

    non ho parlato di predestinazione, ma ammetto di essere stato vago e che le mie parole potevano essere facilemente fraintese

    è una cosa diversa quella che intendo e adesso provo a spiegarla
    Io credo che per volontà di Dio le cose si evolvono nel lungo termine da una situazione A ad un B, e non può essere altrimenti (sennò non sarebbe più Dio!) :un po’ come l’acqua del torrente che scende a valle dalla fonte e non risale i pendii!!. Non è importante il cammino che seguirà, potrà volerci più tempo ma l’acqua alla fine andrà dalla fonte verso valle. In questo cammino si inserisce la ns libertà : possiamo procurare un ostacolo (momentaneo, insignificante ai fini di un processo che va inappellabilmente in una direzione) oppure cercare di favorire il “flusso dell’acqua”=”degli eventi escatologici”.
    In questo sta secondo me la forza del ns libero arbitro, il valore della ns libertà ed il “conseguente merito” che ne possiamo acquisire.

    Rispondi
  • 7. luna  |  19 settembre 2006 alle 18:03

    Non so.
    Da una parte sono d’accordo con te. Essendo credente, riconosco che Dio SA. Che c’è un fine preordinato.
    Però è così difficile vedere un fine in quello che ci succede intorno. Nelle vicende dell’uomo e più in piccolo nella nostra storia individuale.
    Terzani dice che in fondo alla sua vita ha “trovato il filo”. Ha riconosciuto la strada e quindi anche la meta della sua esistenza.
    Io non ci riesco.
    Per usare una bella immagine che tu hai scelto, l’acqua che scorre verso valle, io credo che noi tutti siamo piccole gocce d’acqua: c’è una foce, certo, ma nel mezzo della cascata si vedono solo tante bollicine.
    E ci si sente un po’ sballottate.

    Rispondi
  • 8. patricia  |  20 settembre 2006 alle 14:56

    Dopo di 30 anni … in mia amata Argentina si ha fatto giustizia !!!

    30.000 persona ha stata sparita cosi..come si niente…. secuestrada de sua casa…. per la notte…. portata a un centro clandestino de detenzion …. torturados fino alla morte…(si aveva fortuna) la maglioranza de questi ragazzi e ragazze de non piu de 19 anni …. hanno stato adormentado e messo in un aereo ( il volo della morte) e lanzado al mare.

    ogni tanto arrivava un cadavere alla costa de uruguay e argentina . ma per paura nessuno diceva niente .
    e se mettevan in tomba comunitaria.

    questo ha successo dal anno 1974 quasi fino a 1983 ..
    tra tutti questi sparito …stanno 1 amico mio e e 3 conosciuto del quartieri.

    ragazzi che in quel momento aveva no piu de 14 e 15 anni.
    oggi per prima volta …ha stato sentenziado a prision perpetua … de por vita e in una carcere comun….ETCHECOLATZ … PER GENOCIDA .

    per Genocidaaaaaaa…al fin se ha messo il nome
    che corresponde
    Adesso solo manca che uno a uno …di questi represore di quella trementa dittatura militare…

    sea giudicato come a lui. GENOCIDA .

    per prima volta dopo de 30 anni …se sta facendo giustizia .
    ogni tanto ancora un ragazzo o una ragazza de 30 anni …che ha nato in prision ..e poi ucciso a sua madre …. e venduta o data a un militare che non poteva avere figli … apare tra di noi …con un ADN cercando a sua vera famiglia … e un dolor molto grande ancora .

    pero se sta da poco facendo giustizia.

    pato .

    Rispondi
  • 9. luna  |  20 settembre 2006 alle 18:47

    A volte capita di perdersi…La vita non è una certezza.Io ho sempre cercato di aggrapparmi ai miei affetti,li ho stretti talmente forte a me eppure nessuna forza è riusicta a trattenerli con me per sempre.E cosi’ ho visto passare nella mia vita giorni inutili,giorni disperati,soffocati,senza aria perche’ ho perso cio’ che credevo fosse la cosa piu’ importante…l’amore degli altri.Non capisco perche’ non si possa avere il sorriso della persona che ami per sempre.Non capisco perche’ l’amore è la cosa piu’ difficle e complicata.Non capisco perche’ la sofferenza va dove c’è altra sofferenza e si accumula fino a diventare un fardello difficle da sopportare.
    Piu’ passa il tempo e piu’ mi chiedo come sia difficile capire cosa sia giusto fare o come comportarsi con le persone.Ho fatto in passato un grande errore,quello di dare agli altri il primo posto,la prior’ta’ assoluta.CHiaramente sono usicta sconfitta da questo mio modo di fare e di comportarmi…Ho passato giornate indescrivibli, ho pianto lacrime che si rincorrevano tumultuose nei miei occhi,ho lasciato nei miei giorni vuoti incolmabili di noia e solitudine ma alla fine ho capito che non si puo’ vivere cosi’ senza darsi la giusta importanza.Piano piano ho riacquisito fiducia in me stessa e ho capito che l’amore arriva solo se tu per prima ti ami.Cosi’ ho asciugato le lacrime,ho regalato allo specchio il mio piu’ bel sorriso e ho indossato la fiducia nella vita abbandonando cosi’ la confezione dei barbiturici,abbandonando l’idea di morire…e per chi poi?Per la gente che non mi ha saputa amare…Adesso sono una donna nuova,eppure non rinnego quei momenti e infatti ho trovato il coraggio di parlarne proprio qui nel blog di un’amica.Dnaiela ti voglio bene. Luna

    Rispondi
  • 10. donatella  |  21 settembre 2006 alle 17:53

    Guardate un po’ cos’ho trovato oggi…

    In salute il sesso debole sono gli uomini
    A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
    http://www.pensiero.it/ 18/09/2006 12.01.00

    Nonostante il nostro modello culturale dominante sostenga il contrario, il sesso debole è quello maschile. Almeno dal punto di vista sanitario. Le donne vivono più a lungo degli uomini (aspettativa media di vita +5,2 anni), e in qualsiasi fascia di età li si misuri, i tassi di mortalità sono più elevati tra i maschi.
    Gli uomini muoiono prima delle donne, sono colpiti più spesso delle donne da patologie durante la loro vita, soffrono più facilmente di patologie croniche e si ammalano in media più precocemente delle donne. Ma perché?
    Si tratta della classica domanda da 1 milione di dollari, e non è disponibile un’unica risposta. La differenza dipende da un complesso mix di cause genetiche (gli uomini hanno un cromosoma X e un Y, le donne due X; gli uomini hanno più testosterone, le donne più estrogeno, gli uomini hanno livelli inferiori di colesterolo HDL e più grasso addominale), sociali (maggiori stress lavorativi in media, minore comunicazione su temi inerenti la salute con amici e parenti maschi e minore abitudine a consultare il medico) e comportamentali (gli uomini tendono ad adottare più comportamenti rischiosi, ad essere più violenti ed aggressivi, fumano mangiano e bevono alcool di più in media).
    Chiave della questione è la mentalità da ‘macho’: quando si parla di salute, sono tanti gli uomini che nascondono la testa sotto la sabbia e negano i loro sintomi più a lungo possibile. E quando non possono più negare che il problema esista, stringono i denti invece di cercare assistenza medica come dovrebbero. Questa “Sindrome John Wayne” impedisce di fatto agli uomini di fare i passi che sarebbero necessari per salvaguardare la loro salute, passi che Harvey B. Simon, professore di Medicina alla Harvard Medical School, riassume in questo decalogo:

    1 Evitare tabacco e droghe
    2 Fare esercizio fisico regolarmente
    3 Mangiare con attenzione e moderazione
    4 Mantenersi magri
    5 Limitare i bicchieri di alcol a 1 al giorno massimo
    6 Evitare stress eccessivi
    7 Indossare le cinture di sicurezza e guidare a velocità bassa
    8 Minimizzare l’esposizione ai raggi UVA, alle radiazioni e alle sostanze inquinanti
    9 Usare protezioni contro le malattie sessualmente trasmissibili
    10 Recarsi immediatamente dal medico ad ogni sintomo strano o dolore.

    Fonte: Simon HB. An ounce of prevention. Newsweek 12/09/06.
    david frati

    Donatella 🙂

    Rispondi
  • 11. erica  |  21 settembre 2006 alle 20:50

    IL SENSO DEL MARE

    Siamo come conchiglie vuote sulla spiaggia.
    Aspettiamo che l’acqua della battigia ci riporti in mare. Ci sembrerà unico. E unico rifugio saremo noi per lui.
    Siamo lì, pronti a tornare in mare e aspettiamo.
    Questo pensa la ragazza seduta sull’arenile di una spiaggia infinita. È molto giovane. Ma il pensiero è di quelli profondi, di quelli che affiorano raramente e non si sa perché né come: sembra un fulmine che squarcia il cielo estivo, che ti dice che pioverà.
    La sabbia, qualche conchiglia e il mare alto e maestoso. Tutto è calmo, solo il mare resta inquieto. Lui è così, non lo puoi fermare, mai.
    La ragazza guarda e pensa >.
    Un fulmine segna ora davvero l’orizzonte e per un attimo illumina le onde. Non è ancora notte, ma già non è più giorno.
    Una voce profonda ad un tratto chiede >.
    Dentro un paio di jeans, maldestramente arrotolati fin sopra il ginocchio, c’è un ragazzo magro, con i capelli un po’ lunghi e bagnati.
    Ha gli occhi scuri e profondi di chi sa leggere nel cuore. Sembra essere arrivato dal mare, un attimo prima non c’era nessuno su quella distesa di infinito di fronte all’infinito.
    quando un bacio arriva all’improvviso e nessuno dei due sa perché sta succedendo, quando nessuno dei due sa chi ha cominciato, quando chi si bacia non sente altro che il pulsare del sangue nelle vene, allora, in quell’istante, scende la notte che con le sue tenebre protegge gli amanti. E solo il grande mare vede e sa. Ma non parlerà.

    Rispondi
  • 12. cristiano  |  22 settembre 2006 alle 17:37

    Ciao Luna

    sono d’accordo con te: nella vita non abbiamo certezze solide, molte cose inevitabilmente passano e si trasformano, anche i bei legami, anche le belle persone con cui, in qualche breve attimo, abbiamo sentito il paradiso.

    Potremmo dire un po’ malinconicamente che esiste un’unica certezza: quello che niente è per sempre…Ma questa non è una verità del tutto negativa. Come in ogni situazione, dipende anche in buona parte da come ci poniamo noi di fronte a qualcosa che non ci aspettiamo o non vorremmo che fosse così.

    L’anno passato (proprio di questi tempi) si è interrotto un legame che io sentivo molto importante con la persona che amavo.

    Sono stato lasciato nel momento in cui ho sollevato delle questioni, in cui ho avanzato il desiderio di conoscere in che direzione ci stavamo muovendo, perché sentivo di fare molta fatica ma non capivo verso quale meta (che cosa sognava come futuro insieme?). Mi sono reso conto che non c’era dall’altra parte alcuna esigenza di cambiare le cose ma, soprattutto, che io non ero centrale e preferito nella sua vita (”…se anche non ci sei sto bene lo stesso..” mi son sentito dire). E tre anni fa, all’inizio, ti assicuro che non era così… Quindi capisco molto bene ciò che descrivi quando dici ” Non capisco perche’ non si possa avere il sorriso della persona che ami per sempre… etc” e lo sconforto che hai passato dopo.

    Sai, per la prima volta nella mia vita, ho deciso allora di lasciarmi attraversare completamente dalla sofferenza. Non le ho resistito. E contemporaneamente andavo avanti, con le cose di tutti i giorni, con gli amici più cari, con le altre piccole certezze , o se vuoi, ancore di salvezza , che mi erano rimaste. Sono cambiato. Anch’io come te avevo dato moltissimo al mio amore, ci avevo messo tutto me stesso. Quello che ho capito, alla fine, dopo molti mesi di duro peregrinare,è che la cosa che era importante era proprio quella che ti ho appena detto: l’aver riconosciuto la mia capacità totale di darmi, facendo delle scelte mature, ragionate, e non solo istintive (come si potrebbe presupporre quando ci sono in ballo dei sentimenti o l’emotività). Quindi il rapporto è finito, ma rimango con un io più forte, più consapevoile della mia capacità di amare e dare, ripeto in modo maturo e generoso.

    Scorrendo quello che hai scritto, io leggo in te(e credo di non sbagliarmi) la stessa capacità di amare, donarsi,dedicarsi all’altro.

    Cara Luna, prorpio questa è secondo me la prima inossidabile certezza che devi tenere nel tuo grande cuore! Se ti riconosci questo valore vedrai che sarà più facile anche volerti bene.. e di conseguenza amare scegliendo la persona giusta stavolta.

    Ho capito infatti anch’io a mie spese che non è nell’altro/a che devo trovare le risposte ai miei limiti. Gli altri me li possono “illuminare” con la torcia del loro volermi bene, mi possono aiutare con la loro presenza: ma tutto è dentro di me, il peso più grosso (sia dell’accettare i limiti che di volerli superare)è compito mio

    Questa è la consapevolezza e la certezza cui sono arrivato, e credimi: questa non me la toglie più nessuno!

    Un grande abbraccio a Luna ed a tutto il sistema solare

    Cris 🙂

    ps: questo è quello che scrivevo allora:

    La mia storia si è chiusa otto mesi fa.

    All’inizio è stato come vivere in una dimensione irreale: mi rendevo conto che la mia vita aveva subito una tremenda sterzata ma non mi pareva possibile. Avvertivo che questa ferita di colpo mi aveva reso incompleto e debole. Ma allo stesso tempo mi aveva aperto una porta privilegiata, una porta che mi faceva sentire in alcuni momenti straordinariamente vicino agli altri ed alle cose, con una nuova mai sperimentata empatia.

    Fu così che ,nel processo di elaborazione del patatrac, seguendo il richiamo della memoria,cercai e trovai una canzone di Peter Gabriel del 1992, il cui titolo è “Blood of Eden” (ho scoperto solo di recente che fu composta all’indomani della fine del suo matrimonio).

    Più l’ascoltavo e più mi rivedevo nell’uomo-Peter: quello che guarda nella finestra il suo riflesso,che non osserva cioè il mondo oltre il vetro ma ha bisogno di rimettere a fuoco se stesso. E percepisce l’oscurità che ha dentro, l’oscurità di nodi che devono venire sciolti: le domande che non avranno mai risposta,i ma e i se che non hanno più ragione di essere ma restano ancora lì, sospesi come impalcature incomplete ed inutili… forse le corde stesse dell’anima, aggrovigliate e bloccate in una contrazione di dolore, come fermate nell’attimo esatto della realizzazione della perdita..

    E poi “the union, the union…” la parola riecheggia con una dolcezza struggente: quasi fosse un gioco bello che nel sangue dell’Eden ci sia quest’unione,“con l’uomo nella donna e la donna nell’uomo”. Poco importa se il testo cita solo lui e lei, io l’ho sentita ugualmente mia questa cosa, l’ho sentita fortemente mia.

    Dopo il secondo ritornello la musicalità soft tribale (gli arrangiamenti son veramente degni di nota!) cede il passo ad un momento topico, una rottura sul piano melodico che crea uno spazio più ampio.

    Giunge così il passaggio per me più bello della canzone, il cui testo recita pressappoco così:

    “Alle mia richiesta
    tu mi hai lasciato entrare in quella tenerezza…
    la corrente mi porta via, nessuna certezza,
    niente su cui fare affidamento , cui aggrapparsi
    per un momento…
    oh che momento è questo,
    per un momento di oblio,
    un momento di beatitudine..”

    La sensazione che ne ricevo, anche adesso che lo rileggo, è quella di una tremenda vulnerabilità, che ho provato sia nei momenti di forte intimità (era allora un cedere alla tenerezza) sia, nella situazione diametralmente opposta,ovvero al momento della fine della storia (ove questa debolezza scaturiva dal vuoto,dalla mancanza di chi non ci sarebbe stato più con quell’intensità).

    Questo passaggio mi ha dato la possibilità di lasciarmi attraversare dalla sofferenza del presente e, nel ricordo allo stesso tempo soave e nostalgico di ciò che era stato, di intravedere ,a poco a poco, che avevo realizzato alcune cose molto importanti, che sono poi rimaste mie.

    Al di là di come e perché si fosse conclusa la storia,infatti, avevo vissuto un’esperienza di profonda intimità e fiducia, che mi aveva cambiato. Mi aveva fatto sperimentare una modalità di amore più maturo,fatto di scelta gratuita, di darsi all’altro nelle piccole e grandi cose, fatto di voglia di costruire e volontà di essere presente.

    Mi aveva altresì dato il coraggio di essere chiaro e sincero. Perché nel focolare dell’amore, bisognava far bruciare tanto le cose belle quanto le ombre o le paure: le une per dare forza all’amore, le altre per poterle superare e far si che non divenissero ostacolo insormontabile o inciampo all’amore stesso che le aveva in qualche modo generate.

    Avevo conosciuto altresì uno spaventoso baratro di oblio e un meraviglioso spazio di beatitudine, ma quello che ho iniziato a capire va ben oltre ciò che ho “perduto”, va ben oltre il capolinea di questo legame.

    C’è una parola infatti che mi rimbomba nella testa da novembre scorso: questa parola è tramite.

    Se non fosse stato per quello che ho vissuto col mio ragazzo, compresa la rottura, non sarei arrivato alle consapevolezze che ho espresso prima. Dunque la storia e lui sono stati per me il tramite, il passaggio per mezzo del quale è stato possibile tutto questo.

    Ed io stesso mi sono scoperto tramite: lo sono stato sicuramente per lui, ma lo sono adesso nella vita di tutti i giorni con coloro che incontro, anche se ogni volta in modo diverso e a me sconosciuto.

    E’ sconvolgente come basta talvolta poco per perdere quello che credevamo importante o ricevere in dono qualcosa di speciale che non ci aspettavamo.Ho sperimentato entrambe queste situazioni e credo di aver imparato ad ascoltare un po’meno la mia voce (chi sono io per sapere ciò che è bene per me?) ed un po’di più quel silenzio dove forse si manifesta Dio, imparando poco alla volta a lasciarmi attraversare dalla Sua volontà. Ho avuto la sensazione di cadere senza alcuna possibilità d’appiglio. Ma non so dirvi come quella caduta, a un certo punto, è diventata un volo.

    Rispondi
  • 13. danielatuscano  |  27 settembre 2006 alle 17:19

    Mi piacerebbe commentaste questa bellissima canzone. Non la traduco perché il testo è comprensibilissimo anche per chi abbia poca dimestichezza con la lingua inglese. Ogni volta che l’ascolto, rimango incantata.

    LOVE

    Love is real, real is love
    Love is feeling, feeling love
    Love is wanting to be loved
    Love is touch, touch is love
    Love is reaching, reaching love
    Love is asking to be loved
    Love is you
    You and me
    Love is knowing
    we can be
    Love is free, free is love
    Love is living, living love
    Love is needed to be loved

    John Lennon

    Rispondi
  • 14. elena  |  27 settembre 2006 alle 20:00

    Meravigliosa canzone l ho riascoltata con piacere…Love is needed…to be loved…
    bellissima frase, l amore va vissuto,nutrito,amato, è una meraviglisa passine, un insopportabile delusine, una dolorosa assenza…tutti lo inseguiamo, lo desideriamo, lo temiamo. L’amore è un sentimento così forte che ci spinge a superare ogni limite

    Rispondi
  • 15. donatella  |  27 settembre 2006 alle 20:27

    infatti la canzone fa da se’….ti vedo romantica oggi…ne sono contenta…
    ….I sentimenti piu profondi dobbiamo veramente cercarli …in noi stessi e Amarci veramente!!! e il risultato con il tempo ( di lavoro..)….sara comeTu lo vorrai! un abbraccio forte Donatella

    Rispondi
  • 16. luna  |  28 settembre 2006 alle 10:23

    Io non ho molta dimistichezza con l’inglese e quindi mi trovo in difficolta’ nel tradurla.Posso pero’ capire e ugualmente inserirmi in questa conversazione visto che l’amore è senza dubbio la verita’ piu’ cercata e lo sara’ sempre perche’ tutti vorremmo capirci quaalche cosa di piu’.
    “Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce”.Lo so,dani,perdonami ma non riporto la quotation visto che non so di chi sia questa frase.Secondo me questa frase è l’unica grande verita che possediamo sull’amore.Non possiamo pretendere che la ragione conosca i moti del cuore,il suo automatismo,in quale fisiologica regione del cuore possaimo custodire i ricordi.E’ scientificamente provato che el emozioni nascono nel SNC e non nel cuore ma per chissa’ quale motivo,ci siamo affezionati a questo organo e siamo convinti che le emozioni e i ricordi siano conservati in questo organo.
    Il cuore è il nostro organo vitale,senza amore non ci sarebbe vita ergo il cuore rappresenta l’amore,le emozioni ad esso correlate.
    Ma a quest mia romantica visione, si puo’ dare una spigezione piu’ fisiologica di questa credenza…Le emozioni che nascono nel SNC determinano una serie di impulsi elettrici,chiamati potenziali d’azione,che stimolano i neuroni a secernere neurotrasmettitori conme quelli del sistema adrenergico.Questineurotrasmettitori,legandosi sui recettori effetto presentio sul cuore determinano un’aumento della pressione arteriosa in seguito a vasocostrizzione periferica dei vasi sanguigni.Ecco come questa verita’ fisiologica possa spiegare la ragione affettiva nel disegnare nel cuore il locus dei ricordi e delle emozioni.
    Mi sono un po’ persa ma è forse deformazione universitaria…Spero mi perdonerete questa digressione.
    L’amore dunque muove l’esistenza di ogni persona.
    Io ho notato che i piu’ cercano di negare questa loro ricerca,la nascondono ma alla fine unc uore da solo non puo’ resistere…Si guarda intorno e vede la felicta’ delle persone che camminano per strada stringendosi la mano.Questo è il senso asoluto della nostra esistenza,che vi piaccia o no è cosi’.L’amore non è solo quello che nasce fra due persone,ma è un qualcosa che mettiamo in ogni piccolo gesto che facciamo.
    Purtroppo pero’ all’amore non possiamo relegare il ruolo di messaggero della felicita’.Io non posso raccontare l’amore felice..Non l’ho mai conosciuto.Potrei riempire pagine e pagine di amore tristi,delusi,isolati,lontani,fragili…
    Sicuramente il mio intervento non è molto pertinete al testo della canzone ma mi andava di scirvere queste parole…Nonostante tutto,nonostante mi abbiano sfiorata e annientata dolori atroci,l’amore è qui…è il centro della mia vita che non hop ancora trovato in un cuore puro.
    Al tempo do la possibilita’,un giorno,di raccontarvelo…
    baci

    Rispondi
  • 17. adele  |  28 settembre 2006 alle 17:16

    Mi viene in mente una canzone un po’ vecchiotta di Finardi (che fine avrà fatto?) che diceva:
    “perché l’amore non è nel cuore, ma riconoscersi dall’odore. E non può esistere l’affetto senza un minimo di rispetto e siccome non si può farne senza, devi avere un po’ di pazienza perché l’amore è fatto di gioia, ma anche di noia!”
    Ed è proprio vero. I primi tempi di una relazione sono sempre facili, esaltanti. Poi però ci sono anche periodi di “noia” il che non vuol dire che l’amore viene meno. Ma l’amore secondo me è un impegno quotidiano che si esprime in mille modi.
    baci a todos!
    adele

    Rispondi
  • 18. danielatuscano  |  28 settembre 2006 alle 11:12

    Questa è la mia interpretazione:

    L’amore è vero: è il “fine” dell’uomo.
    Vero è l’amore: qui nel senso di “reale”. Va trovato, assaporato, donato.
    L’amore è sentire: è provare qualcosa…
    Sentire amore: …di grande, di oblativo.
    E’ voler essere amato: la natura umana: “Non è bene che l’uomo sia solo”.
    L’amore è toccare: anche il corpo ha il suo linguaggio per comunicare amore.
    Toccare è amore: l’amore non è un sentimento astratto, si esprime con gesti, anche semplicissimi, ma autentici.
    L’amore è raggiungere: trovare una mèta, un porto.
    Raggiungere l’amore: come Fabio Volo, “è una vita che ti aspetto”.
    L’amore è chiedere di essere amati. Perché essere amati è un diritto sacrosanto.
    L’amore sei tu: nell’amore erotico l’altro diventa l’”unico”…
    Tu ed io: …ma si apre anche a un “noi” che abbraccia poi tutta l’umanità.
    L’amore è conoscenza: leggere con gli occhi dell’amore è capire il mondo.
    Di cosa possiamo essere: solo amando comprendiamo chi siamo veramente.
    L’amore è libero: non ha pregiudizi, non ha barriere, non ha ostacoli.
    Libero è l’amore: si trova e soffia dove vuole.
    L’amore è vivere: e non soltanto esistere.
    Vivere l’amore: diventa concetto universale.
    L’amore è aver bisogno: la santa umiltà. Sentire di “dipendere” (positivamente) da qualcuno.
    Di essere amati. Se torneremo come bambini, non dovremo più vergognarci di quella dipendenza…

    Rispondi
  • 19. danielebausi  |  10 ottobre 2006 alle 20:24

    SE FOSSI STATO DIVERSO

    A volte mi sono chiesto come sarebbe stata la mia vita se fossi stato diverso!
    Se tutto quello che ho visto e vissuto mi sia piaciuto davvero o semplicemente accettato.
    Talvolta trovo la risposta nascosta tra le pieghe della rabbia di un rapporto non riuscito o non cominciato nel verso giusto; oppure quando vedo una coppia che si bacia sull’angolo della strada.

    Avrei voluto davvero tutta questa semplicità?

    Magari a ritrovarmi coinvolto in una squallida routine di obblighi e doveri; di appuntamenti programmati; e cose così….

    Non lo so. Quel che so per certo è che forse, al mezzogiorno dei miei passati quaranta forse avrei sofferto di meno, non avrei avuto dei rimpianti di uomini che non si sono svegliati nel letto accanto a me la mattina, non sentirei la mancanza del bacio della buonanotte alla sera, di una carezza sincera.

    Mi giro intorno e vedo tanta insofferenza; uno stato di non serenità da parte di molta gente che non è soddisfatta del proprio lavoro, della propria vita, dei propri legami affettivi. Che non si sente libera. In fondo è questa la cosa più importante: la libertà.

    Allora mi chiedo, perché ci costruiamo un esistenza basata solo sull’illusione dello stare bene scendendo a compromessi che ci negano questo stato. Obbligati ad avere una ragazza/o, sposarci, fare figli che poi non accettiamo, per trovare poi fughe in momenti di piacere da cogliere furtivi sui marciapiedi, e addirittura pagando. Non c’è niente di male, ma allora perché non ci sforziamo a costruire la nostra vita escludendo per un momento la volontà di una società che si crede avanti nei tempi, civile, e non corriamo qualche rischio per trovare la via che ci porti davvero ad un’esistenza, non dico felice, ma almeno serena e gioiosa, questo sì.

    Di lamenti al telefono perché stasera lui non è venuto da me perché ha preferito andare con i suoi amici a giocare a calcetto; o di lei che aveva la cena con le sue amiche di solo donne; o che doveva andare a guardare il figlio della sorella perché aveva litigato con il suo uomo e quindi il bimbo era solo. Quanti di questi esempi riempiono le nostre giornate? Quanti sms riempiono la memoria dei nostri cellulari con sfoghi improponibili?

    Certo che nel vivere non è tutto rose e fiori, questo lo sappiamo, ma possiamo fare qualcosa perché questi vengano meno.

    Molti dei miei amici che si sono sposati e che hanno fatto figli, sono separati o tradiscono la moglie anche con i gay o trans. Se nella loro natura si nascondeva un’altra personalità, allora perché non vestirla bene e portarla fuori?

    Solo perché stato e chiesa hanno detto che l’uomo si deve accoppiare con la donna nel sacro vincolo del matrimonio e deve procreare?

    E così invece cosa procreano? Solo dolore e sofferenza; una vita fatta di sbagli e di infelicità.

    No, non mi vedo così. Forse meglio la solitudine, che l’illusione di una vita felice che poi si trasforma in litigi e piatti rotti, di bambini in lacrime e sballottati di qua e di là come pacchi postali.

    Io dico no a questa vita. Preferisco la mia; da omosessuale, da uomo solo, ma sicuramente da uomo sereno….e libero.

    Rispondi
  • 20. pasqualino  |  11 ottobre 2006 alle 11:48

    Proprio un anno fa….iniziavo in punta di piedi , con tanta paura ed incertezza ad avere i miei primi approcci con i ragazzi…
    Alle spalle…una piccola storia con una ragazza , molte cotte purtroppo non corrisposte verso l’universo femminile ed una particolare attrazione verso i ragazzi che cresceva giorno dopo giorno.
    Chi è davvero fortunato…incontra casualmente qualcuno “predisposto” a condividere un sentimento profondo e sbarazzino..figlio della sua giovane età.
    Nella restante maggioranza dei casi…non si può sfuggire ad una dogana quasi dovuta : la CHAT.
    Per chi non vive a Roma…a Firenze…Milano…ma in una città che non ha punti di incontro “sani” oltre che le squallide zona di battuage…la chat , i siti e i profili virtuali sono l’unico metodo per poter conoscere qualcuno.
    E così..inizio a tuffarmi in questo mondo nuovo…ricco di nickname “bizzarri” che sono tutto un programma.
    Si parla di incontri occasionali…
    La cosa che mi stupisce…da un lato , e che mi fa rimanere un po’ deluso , è che molti ragazzi fanno quasi a gara nel voler “incontrare” il maggior numero di persone possibili.
    X fare esperienza ? probabile…
    Ma… cambia il volto….ma non la sceneggiatura.
    Cambiano i luoghi ma non i personaggi.
    E allora…la prospettiva è quella di un gran via vai…di passeggeri…che salgono e scendono da una macchina.
    Alla quale rispondo con un deciso : PASSO.
    Non prima…naturalmente di condividere un paio di km con qualcuno.
    Eh si…
    Perché ci si illude che prima o poi…un “viaggiatore casuale” possa diventare qualcosa di piu. Possa sottoscrivere un “abbonamento” ai sentimenti.
    Passa..il tempo…. L’apatia mista ad una alienazione telematica…mi spinge a rassegnarmi…ad “accontentarmi” fin quando …all’improvviso un raggio di sole appare.
    La parola “Amore” ….probabilmente è esagerata. Ho sempre dato molta importanza a questa parola e per questo non l’ho mai detta a nessuno.
    Però.. quando due occhi si riflettono , ci si addormenta e ci si sveglia con un unico viso nella mente. Si aspetta che un sms arrivi …allora…non sarà “Amore” (adesso..) ma un parente molto vicino.
    Questa persona , un ragazzo , ha circa la mia età (25 anni…). E già dalla prima uscita assieme…si ha la netta sensazione…di aver probabilmente condiviso qualcosa in una vita passata. Due anime che si sono appoggiate su un’unica amaca leggera e impalpabile.
    Adesso….non mi chiedo quanto durerà..
    Perché…l’amore ha una dimensione tutta sua dove le varibili temporali non contano.
    Probabilmente…solo il presente. Senza passato nè futuro.
    Si vive il momento senza chiedersi nulla.
    Tutto mi sembra diverso…
    Adesso so qual è la differenza tra il “fare sesso” e “fare l’amore”.

    E la seconda opzione è di gran lunga superiore ed emozionante…per chi non l’ha vissuta prima.

    Rispondi
  • 21. cosma  |  11 ottobre 2006 alle 12:50

    Testimonianza estremamente interessante oltre che bella! Cosma

    Rispondi
  • 22. giancarlo  |  11 ottobre 2006 alle 15:41

    Non sarà amore…
    e se non è amore quello quasi nessuno sa cosa sia… allora…
    vorrei essere estremamente banale e retorico e augurarti tanta felicità… ma quella già ce l’hai… augurarti che duri per sempre… ma quello non so neanche se augurartelo… ti auguro che finché durerà sia un sentimento così bello e completo come lo descrivi ora…

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  • 23. laura  |  12 ottobre 2006 alle 13:45

    Mi piace quest’immagine della strada, del percorso da seguire. Mi piace l’idea di avere un compagno lungo il percorso (per un tratto, una tappa o, chissà? per tutta la strada).
    Mi piace anche dirsi “per sempre” e se poi non lo sarà, non vale di meno il momento in cui l’ho detto, perché lo credevo e lo volevo.
    E mi piace dirsi “amore”, perché è il nome più giusto per questo sentimento che non ha bisogno di un nome – ma è bello chiamarlo così.
    Ecco perché è differente fare sesso e fare l’amore.
    Grazie per il tuo intervento, così dolce e così pieno di luce.

    Rispondi
  • 24. pasqualino  |  12 ottobre 2006 alle 21:15

    ciao Danielina.

    Ho appena letto i commenti riguardo al “mio post” sul tuo blog. molto carini e dolci.

    Beh..al momento non so che dire. Dopotutto …una obbligatoria razionalità mi imporrebbe di dire che è ancora presto.

    Quello che piu mi spaventa…è che. E’ vero..anche io sono bsx..ma nel senso meno squallido del termine. Ho conosciuto ragazzi bsx..con la fidanzata che poi come al solito vanno a cercare sex clandestino con ragazzi come se si riuscisse a lasciare il cuore a casa per un paio d’ore.

    L’amore che intendo io…è quell’amore altamente cantato dal nostro Renatino. un Amore senza volto…

    Una persona che mi trasmette qualcosa..e mi fa innamorare…non ha importanza se sia un ragazzo o una ragazza. PERO’… andrei fino in fondo alla storia.

    Lui… per fortuna… è lontano dalla rapida maturità che molti suoi coetanei volenti/nolenti raggiungono.

    Un tipo timido…che non frequenta discoteche e locali gay perchè non si sente a suo agio.

    Apro parentesi…io ci sono andato solo due volte nella mia vita (questa estate)…in disco gay…. Lo ammetto..eheh con l’obiettivo di rimorchiare..senza successo (forse perchè non sono tanto “spregiudicata”…hihihi).

    Non vorrei trasmettergli tutta la mia passione …perchè ho paura che possa disturbare il suo “apparentemente” precario equilibrio emotivo.

    è la sua prima storia.. (in assoluto). è la mia prima storia .

    Ammetto anche che è difficile..entarre in punta di piedi nella vita di un’altra persona. ognuno ha i propri amici…le proprie abitudini.

    La mia unica paura è non vorrei che fosse un fuoco di paglia…ma questo solo il tempo potrà dirlo.

    Da un lato.. devo ammettere che in così poco ma intenso tempo trascorso assieme , mi ha dato una grande prova di amore..che non dovrei MAI sottovalutare : mi ha concesso la sua prima volta. dicendo…che se anch ein passato avrebbe avuto l’occasione..si era promesso di farlo solo con una persona che “amava”.

    Lui preme affinchè anche io..dica quella parolina magica… “Ti amo”.

    Ma ho paura a dirla ancora…anche se vorrei. (non l’ho mai detto a nessuno).

    Intanto…son partito dal Tvb…al Tvtb…Tvtmtb…Tvtmtmtmtmtb…eheh prima o poi arriverò al Ti amo.

    Intanto ieri…ho voluto comprare un piccolo oggettino…

    anzi..ne ho presi due. ho preso due laccetti…con una crocetta. Una per lui ed una per me…

    scommetto che fai fatica a seguire questo mio discorso..HAI RAGIONE. sto scrivendo di getto ..tutto quello che mi viene in mente senza un filo logico..perchè per ora..non ne ho. 🙂

    Passo le mie giornate con un enorme PESO sul cuore…non so perchè.

    Una continua attesa…di qualcosa…forse perchè penso a lui quando mi sveglio , quando mi addormento e durante la giornata.

    non mi vien in mente nulla di piu adesso…. 🙂

    UN BACIO

    Rispondi
  • 25. andrea  |  13 ottobre 2006 alle 16:12

    scusami pasqualino… non voglio mancarti di rispetto, hai scritto delle cose molto sentite ma…mi lascia un pò perplesso quell’AMORE SENZA VOLTO… mi sembra quasi che oggi questa perdita dell’identità sia un segno di debolezza sopratutto degli uomini…fino a che punto l’indifferenza per l’oggetto d’amore (uomo/donna) è segno di apertura e fino a che punto diventa una non accettazione della propria e dell’altrui realtà…e della paura di rapportarsi verso l’altro sesso?ripeto che non voglio negare il tuo amore…forse sono un pò “vecchio stampo”…ma qualche volta ho l’impressione che le scelte omosessuali siano una specie di rifugio per non affrontare la diversità della donna…se vorrai rispondermi…ti ringrazio, ma sei libero di scegliere…comunque ti sono grato per la tua testimonianza…ciao

    Rispondi
  • 26. pasqualino  |  13 ottobre 2006 alle 17:37

    no…non è paura dell’altro sesso. ma piuttosto..NON paura dello stesso sesso.

    Rispondi
  • 27. pasqualino  |  15 ottobre 2006 alle 8:49

    ANSA da “casa mia”: ieri ci siamo detti TI AMO!!! 🙂

    Rispondi
  • 28. danielatuscano  |  15 ottobre 2006 alle 10:06

    ‘Sto Pasqualino è troppo interessante… devo assolutamente rispondergli, giuro-giuro-giuro… 😉

    Rispondi
  • 29. laura  |  15 ottobre 2006 alle 23:18

    Finalmente avete detto quello che sentivate. La parola non aggiunge nulla al sentimento, è vero, ma dà sicurezza sentirsi dire dall’altro le stesse cose che proviamo noi.
    E’ un atto di coraggio. E anche un po’ buttarsi nel vuoto.
    Come dice Renato “da questa altezza sai, non ci si salva mai… mi ami? Magari…”.

    Rispondi
  • 30. andrea  |  16 ottobre 2006 alle 14:10

    innanzi tutto sono contento per te…c’è così bisogno di amore a questo mondo che quando se ne trova un pò c’è solo da rallegrarsi.
    noto che le tue risposte sono concise ma molto significative…e mi fa piacere…anche se resto un pò esitante su questa voglia (in generale, non mi riferisco a te) di vivere l’attimo,che certo è una cosa giustissima, e il non resistere o forse non pensare al tempo…oggi molte famiglie sono sfasciate… la maggior parte dei ragazzi che conosco hanno i genitori separati e questa mancanza si sente.ti faccio comunque tanti auguri…

    Rispondi
  • 31. pasqualino  |  16 ottobre 2006 alle 16:59

    anche io..infatti…sono figlio di genitori separati..ma per quello che mi riguarda…sono felice di aver vissuto sempre con ma madre e di non aver condiviso un solo attimo con quel “signore” che sarebbe mio padre. che oltre il nome.. non mi ha mai dato nulla , pur abitando a pochi metri di distanza in linea d’aria. come dice Renato Zero..”chi ha voluto un figlio e poi non l’ha cercato mai”.

    Rispondi
  • 32. danielatuscano  |  18 ottobre 2006 alle 16:44

    In questa sezione intervengo poco perché, come dice il titolo… è riservata soprattutto a voi.

    Lo faccio ora per cercare di rispondere ad Andrea… i cui timori comprendo e trovo in parte fondati, ma che non dovrebbe forse cadere nell’equivoco opposto, la generalizzazione.

    Andrea ha ragione, oggi la tendenza è il disimpegno, l’attimo fuggente, l’immediatezza, in una parola: il materialismo, anche in campo amoroso.

    Del resto, è vero anche l’opposto: oggi più che mai i giovani cercano valori, stabilità, punti di riferimento. Me ne accorgo ogni giorno a scuola. Molti dei miei studenti sono figli di coppie separate, e anche quelle unite possono dimostrare una preoccupante immaturità: mi càpita abbastanza spesso di dover loro ricordare che sono sì un’educatrice, ma che il mio compito non è sostituirmi a loro.

    Come si sia giunti a questa situazione, è molto difficile da capire. Un fatto è sicuro, le cause sono innumerevoli, la prima delle quali a mio parere è il consumismo. Ma proprio perché ci troviamo di fronte a un fenomeno complessissimo non dobbiamo abbandonarci a giudizi aprioristici.

    La tentazione è forte. Oggi tutti parliamo ma comunicare è diventato un’impresa titanica, anche per chi, da sempre, è maestro in quest’arte (pensiamo alla Chiesa). Si è (volutamente?) confuso il benessere materiale con quello spirituale e – di conseguenza – la libertà con l’arbitrio. Ognuno può affermare la sua verità. E il male non consiste tanto in questo, quanto nel fatto che ognuno si sente maestro di sé medesimo col risultato che o tutti vogliono imporre le loro ragioni, o che qualsiasi ragione ha lo stesso valore. Ed è logico che, coi presupposti di cui sopra, tale valore è nullo.

    Si tratta, però, di una piaga di cui tutti indistintamente siamo vittime e colpevoli. Dal discorso di Andrea sembra invece emergere altro. Il nostro amico ha senz’altro ragione ad affermare che l’omosessualità può indicare la paura di relazionarsi con l’altro sesso, e magari anche di affrontare un discorso amoroso più profondo e duraturo della semplice passione iniziale. In alcuni casi è proprio così, e – la precisazione mi pare doverosa – questo è il ritratto veicolato dai mass-media e, ogni tanto, pure da certi gay organizzati, quando propongono di sé un’immagine pregiudizialmente provocatoria, edonistica, antagonista, incentrata sulle sole tematiche erotiche e poco o per nulla sensibile ad altri temi. E’ l’immagine dei gay “ricchi”, e penso si comprenda che con tale termine non mi riferisco soltanto al conto in banca.

    Ma l’omosessualità non è semplicemente questo, come l’eterosessualità non è solo amore eterno, maturo, aperto alla vita, naturale ecc. In fondo sai anche tu che solo il Papa e i clericali suoi amici sono rimasti gli unici a ritenere gli omosessuali indegni di stare al mondo perché incapaci di qualsiasi sentimento umano. La verità, che né al Vaticano né ai dolcigabbani interessa o piace mostrare, è che esistono gay/lesbiche responsabili, equilibrati, religiosi o comunque con solidi valori (alcuni hanno recato un originale apporto alla speculazione intellettuale/teologica), così come eterosessuali profondamente instabili e immaturi. Ognuno coi pregi e i limiti della propria condizione umana. Che non vanno certo negati, ma neppure enfatizzati, altrimenti si sconfina nel mito, cioè nell’illusione, e allora sono guai seri per tutti.

    Perciò, come spesso faccio, voglio provocarti: se Pasqualino avesse parlato del suo amore per una ragazza, ti avrebbero assalito gli stessi dubbi? 😉

    Tuttavia – ripeto – ti comprendo. Penso che la tua sia una reazione normale, di cui non devi scusarti. Non si darà mai una parola definitiva sull’omosessualità e probabilmente è giusto così, può contribuire a mantenerci umili, a riflettere sul mistero della natura umana. Ma mi rendo anche conto delle obiezioni che le si possono, a volte le si devono muovere. Il fatto che oggi se ne parli assai di più è probabilmente un segno dei tempi e io l’ho colto come tale, accettando quindi di discuterne, ma coi diretti interessati – è fondamentale -. Ti consiglio quindi di continuare a parlarne con Pasqualino o con altre persone che incontrerai, perché, come diceva il beato papa Giovanni, le teorie sono sempre le stesse, ma gli uomini cambiano, e il confronto – che non è cedimento – è sempre costruttivo se si parte da presupposti comuni. E, alla fine, è comunque cambiato qualcosa. Ci sentiamo più completi e, se anche ci siamo convinti di essere nel “giusto”, sapremo comunicarlo meglio e con maggior sicurezza agli altri.

    Nel caso di Pasqualino tu stesso hai individuato in lui un bisogno di amore durevole, una domanda di senso, e quell'”amore senza volto” può certo significare indifferenza, ma anche un’aspirazione a superare le barriere delle convenzioni per riuscire finalmente a crescere in umanità. Ti è sembrato anch’egli, in un modo o nell’altro, un “uomo in ricerca” e questo mi sembra un ottimo presupposto per percorrere insieme un buon tratto di cammino.

    Rispondi
  • 33. PetaloSs  |  18 ottobre 2006 alle 18:12

    Ciao Danina… come mai mi hai invitato qui?

    Interessantissimi gli interventi dei tuoi amici..

    Baci troppi

    Rispondi
  • 34. Massimo Trapani  |  18 ottobre 2006 alle 18:13

    Riusciremo, alla fine a fare di questo mondo, un mondo normale? Un pianeta dove l’acqua non ha prezzo, il sole sempre lo stesso colore. Riusciremo a guardare quel piccolo musino nero, giallo, rosso, arcobaleno e a dirgli eccotene le chiavi, adesso abbine cura tu, fai meglio di quanto questa generazione ignorante non abbia mai fatto.

    Rispondi
  • 35. pasqualino  |  19 ottobre 2006 alle 16:40

    ebbene si…i suoi dubbi nello stare con un ragazzO.. sono saltati fuori… la soluzione ? chiudere a malincuore..prima che qualcuno si faccia del male sul serio. Il mio unico atto d’amore..

    Rispondi
  • 36. andrea  |  20 ottobre 2006 alle 5:32

    hai ragione daniela, un discorso come quello che dici è molto più complesso e forse è meglio trattarlo di fronte a un articolo… mi dispiace per pasqualino anche se forse dovremmo stare tutti un pò attenti a parlare subito di amore…ma ogni caso è a sè…

    Rispondi
  • 37. laura  |  24 ottobre 2006 alle 14:51

    Dovremmo stare più attenti a parlare subito d’amore? Non credo.
    Se una storia finisce, non è detto che non sia stato vero amore. Purtroppo non sempre il vero amore trionfa su tutto. A volte ci sono ostacoli che non riusciamo a superare.
    Eppure ogni amore ci regala qualcosa. A Pasqualino ha regalato la possibilità di conoscere la differenza tra fare sesso e fare l’amore. E non mi sembra un regalo da poco.
    Cito sempre Renato, è vero… ma anche qui stanno bene le sue parole “amore dopo amore, non ho imparato niente!”. Ogni volta dobbiamo trovare il coraggio di lanciarci nel vuoto. E secondo me, ogni volta ne vale la pena.

    Rispondi
  • 38. pasqualino  |  24 ottobre 2006 alle 18:50

    è vero… l’amore nonha uno standard di durata per essere definito tale. anzi..parliamo di amorI.

    Rispondi
  • 39. danielatuscano  |  25 ottobre 2006 alle 15:45

    Domenica scorsa.

    Quattro amici perfetti, e due in particolare: io e lui, sono dieci anni che mi regala questo dono, la parte più bella e più profonda di sé. Le relazioni, di qualsiasi tipo, hanno sempre bisogno di un rinnovato “sì” per mantenersi. Sono molto felice di ricevere da parte sua piccoli gesti quotidiani sinceri. L’attimo lento e infinito in cui ci si sofferma per un abbraccio. E anche un… “questo contatto mi eccita”. E’ un’energia vitale. E: “Non voglio tu vada via!”. In verità non vado mai via da questi squarci di paradiso.

    E non si può che pregare perché non finiscano…

    Rispondi
  • 40. roberto  |  25 ottobre 2006 alle 17:58

    Molto delicato Daniè… si vede che gli vuoi bene… 🙂

    Rispondi
  • 41. Massimo Trapani  |  27 ottobre 2006 alle 9:48

    Grazie al cielo ho tanta gente mi vuole bene, ho donne che mi amano per come sono e non per come vorrebbero io fossi, piu’ magro, piu’ fico, piu’ palestrato, piu’ macho.
    Grazie al cielo esistono persone sanno guardare aldila’ della prima immagine, del primo sguardo, persone uomini e donne che hanno dato a me le loro mani per rialzarmi le mille e mille volte sono caduto e io gli ho dato le mie.
    Grazie al cielo, anche qui, in questo mondo di transistor e di cavi coassiali ho trovato anime pulite con cui dialogare, discutere dei milioni di perche’ della vita, litigare, si, forse a volte, non si puo’ essere d’accordo su tutto, per fortuna aggiungo non siamo cloni infatti l’un dell’altro.
    Grazie al cielo non ho bisogno di fossilizzarmi dentro un posto come quello che sai tu Danie’ regalare a loro i miei momenti di insana follia poetica (peccato non c’e’ uno smile con la risata!), oppure cercare di seguire discussioni sempre meno interessanti, sempre piu’ complicate da una sorta di razzismo verso il nemico, di qualsiasi colore esso sia !!!
    Grazie al cielo ho ancora voce per parlare, ho ancora mani e voglia di scrivere qualcosa, scusa se a volte preso da papirismo acuto, lo faro’ anche qui.
    A presto, un’abbraccio Ma’

    Rispondi
  • 42. laura  |  27 ottobre 2006 alle 19:19

    Sono due giorni che mi girano in testa queste parole di Daniela. I rapporti che hanno bisogno di essere rinnovati, che vogliono sempre un nuovo sì. Il desiderio di stare insieme, l’emozione, quell’arricchirsi e accendersi reciproco dell’amicizia. Ogni volta ci credo. E poi… poi l’amicizia finisce, ci si perde nello spazio di qualche chilometro fisico e di qualche anno luce dei sentimenti. Allora mi viene da pensare che è stata tutta una fregatura.
    Eppure ero io quella che diceva a Pasqualino che l’amore resta tale anche se non dura per sempre. Lo stesso dovrebbe valere per l’amicizia. O no?
    Ho le idee confuse. In fondo in fondo, sento che è come dice Renato, che “Amico è l’eternità”. E ce li ho, di amici perfetti. Non perfetti in astratto, perfetti per me. Quei brividi di cui racconta Daniela, li sento anch’io.
    E c’è una gioia un po’ dolorosa, la paura di perdersi. Il “non andare via” che è insieme una richiesta e una promessa.

    Rispondi
  • 43. pasqualino  |  28 ottobre 2006 alle 12:57

    Non mi ricordo chi disse… “L’amico..è quella persona a cui racconteresti (anche se non lo fai) la tua parte piu segreta.

    Rispondi
  • 44. danielatuscano  |  28 ottobre 2006 alle 19:01

    Come scrivevo altrove una delle frasi che detesto di più è quel “Siamo SOLO amici” così diffuso soprattutto nella nostra cultura occidentale. E’ un segno piccolo, ma indicativo, di come venga considerato questo sentimento, un surrogato dell’amore (benché entrambi i termini abbiano la medesima radice) quando non una semplice conoscenza. Gli amici, per intendersi, non sono quelli della pizza il sabato sera o gli riempitivi quando manca il/la partner.

    Poi vabbè, per comodità di linguaggio ci si esprime anche così, il problema è che molti l’amicizia la percepiscono proprio in questo modo, e allora è ben più grave.

    Voi parlate di Renato, del nostro Renato, ebbene, una delle doti che gli riconosco come artista e molto probabilmente anche come uomo, è stata quella di aver esaltato al massimo l’amicizia, di averle riconosciuto la dignità che giustamente le spetta. Si può dire che è il sentimento che ha cantato di più (esiste amicizia anche in amore, e lui è stato il primo e l’unico a dirlo). E’ per questo che è così affettivamente… democratico. E mi piace molto.

    Rispondi
  • 45. donatella  |  29 ottobre 2006 alle 10:34

    Pensiero su cui vorrei rifletteste anche voi……( per la coppia…o chi la sta cercando)

    “L’uomo e la donna non sono uguali, ma complementari. In natura, ciò che è assente nell’uno è presente nell’altro e viceversa. Uomo e Donna sono profondamente diversi nel corpo, nella mente e nello spirito. Essi colgono la realtà attraverso i sensi che sono però sintonizzati a frequenze diverse in base alla loro natura; di conseguenza vedono il mondo da prospettive differenti.
    l’ uomo si interesa più alla forma delle cose, al loro aspetto esteriore, mentre la donna ne vede la profondità, si interessa alla loro bellezza, a tutte le loro sfumature.”

    “Conoscere le differenze ti aiuterà a comprendere gli uomini, a sapere ciò che pensano, ciò che vogliono, ciò che desiderano. In questo modo saprai a chi dedicare la tua vita. Il tuo corpo, la tua anima, il tuo essere non devono essere donati a chi non ti merita. Quando ti donerai a un uomo sarà per aiutarlo a crescere, per condurlo lungo il cammino dell’amore.Gli insegnerai ad amare e, grazie alla forza di quell’amore, la vostra potra essere un’unione luminosa; se non lo farai la tua vita sarà sterile. Dovrai imparare ad aiutare gli uomini a ritrovare la loro essenza spirituale. Solo così ti eleverai….”
    Noi donne viviamo per amare; senza amore la nostra anima si inaridisce e la nostra vita non è degna d essere chiamata vita.
    Donandosi per amore, si riceverà amore”

    abbraccio

    Donatella

    Rispondi
  • 46. Daniele  |  31 ottobre 2006 alle 12:16

    se il tema di questa pagina è amore e affini permettetemi di aggiungere il link al video dei miei bimbi, che ho preparato con amore



    Rispondi
  • 47. donatella  |  1 novembre 2006 alle 18:05

    UN ATTIMO

    In un attimo devo Pensare
    con il Cuore su questi Corpi
    straziati, martoriati……………

    I Visi spenti dal Dolore….
    …dalla Morte!

    …..Con le Mani inondate…..
    di Sangue…L’anima Mia…..
    sfugge ogni Orrore….Con un
    …..soffio d’ Amore………….
    ……Grido Pace!!!!

    Donatella59

    Rispondi
  • 48. MIO PADRE (un piccolo facista )  |  4 novembre 2006 alle 8:02

    Sto sola in casa….
    alla fine ..sto sola in casa….
    a volta mi piace la solitudine …
    stare e restare tra le miei cose …e non condividire il mio spazio con nessuno …anche sia per un attimo..
    Adesso sto bene…perche sono sola in casa.
    e lo meglior di tutto …e che no mi sento sola..anzi.
    sto piena di ricordi questa sera che non ho sogno …e solo
    ho voglia di fumar ..sentire la musica de pink floyd …e
    ricordare .

    quando arriva fine anno … mi faccio un pensiero indietro..
    ho vissuto in questo anno 2006 cose maravigliosa…
    ho ritrovato amici che mai prima ho conosciuto..ma sento che stesso sono ritrovata a titti loro.
    come si no averli conosciuti prima ..e solo un errore ..u orrore che mi ha fatto la vita.

    Per chi non mi conosce … vivo in Buenos Aires… Sono nata qui ..(per un sbaglio della natura …sono nata qui )

    Questo paese e maraviglioso veramente ….
    non c’e dubbio su questo …
    di nord a sud la belleza della natura ha fatto sua opera piu bella…con questo paese mio.

    si guardo piu dietro nel tempo ..posso vedere gli indiani …il fuoco… dinosauri per tutta la patagonia … il verde..fiumi di acqua fredda e cristalina. e un horizonte che non finisce mai.

    il mare …no e mare…è un ocenano ..il mio caro Atlantico .
    e non vorrei pecare de insolente ..ma la cordillera de LOS ANDES
    e la piu bella del mondo …lo giuro questo.

    questo paese mio no ha stato mai destrutto per nessuna guerra.
    ma si abbiamo fatto ricco per la seconda guerra mondiale sopra tutto… perche era il semen caduto in mia terra che ha dato il pane a tanti paese in guerra .

    Mio padre ha nato in Italia….la sua famiglia in Monasterace ..(reggio calabria) e mia nonna in Badolato.
    MIo padre ha nato nel anno 1904 …….( vecchio lui )
    si ha mangiato la due guerra mondiale….come un pane caldo si ha mangiato la due guerra.
    Lui era gia in Roma … quando aveve 18 anni si ha andado a Roma
    e li ha rimasto fino al 46 .
    en la seconda guerra mondiale ha stato vicino a Mussolini …lo ha amato e idolatrato fino alla fine.
    Ha lasciato a sua famiglia nel sud per fare la sua vita a Roma .
    e li al comando de Mussolini ha vissuto quasi tutta sua vita giovanne.
    (scusa a chi mi leggi ..so che il mio italiano e un desastro 🙂 )
    ma no scrivo per voi…scrivo per me…e io ..mi capisco perfettamente anche in questo bruttissimo italiano mio. 🙂

    Dopo della morte de Mussolini ha scapato da Roma a piedi ..si si.. a piedi ..a Genova ..perche li aveva un navio che daba la oportunita di andare verso il continente Americano.
    Qualcuno andava verso nord… Stati Uniti …qualcuno ..tanti tanti..verso il sud… Argentina.
    Della mano de un Dittatore JUAN DOMINGO PERON ha trovato come tanti faciste e nazi … la porta aperta di questo paese.
    Mio padre oddiava a Peron . ma lo oddiava davvero. anche xche grazie a lui ..mio padre ha salvato la sua vita … stesso lo oddiava. ancora non so bene il perche… o si … non so…
    si lo penso bene… so il perche …ma e lungo da raccontare..e strano anche.

    Arrivato nel 46 a Buenos Aires … ha trovato un posto di lavoro con un prete … la chiessa catolica le ha aperto la sua porta..e le ha dato una vita nuova.
    Perche la chiessa catolica di quel tempo era (non so adesso 🙂 )
    una bella complicita di amore per la gente facista ..sembra.
    Qui ha conosciuto a mi Madre. una Romana .. che ha stata abandonata in un convento di monaca…perche la mia nonna materna ..ha comesso il sbaglio di restare in cinta qui. in una vacanza.. e non poteva ritornare a Roma con una figlia ..gia che non aveva un marito . 🙂
    Mia madre ha conosciuto a lui …(mio padre) perche lui ..come molti italiani qui ha lavorato en la construzione .
    e facendo la recostruzione della scuola “Santa felicita” dove mia madre era cresciuta ..la ha conoscuta e enamorato.
    certo…
    lui aveva gia 53 anni .. e mia madre ..soltanto 21 .. come no enamorarci di una bella Romana cosi giovanne? e pura…virgen anche.? 🙂
    mia madre ha scelto sposarlo perche era o lui ..o andare a altra citta lontana da Buenos Aires a lavorare di schiava piu meno.
    allora ha scelto sposarci con mio padre.

    nel anno 63 ho nato 🙂 … e no per il amore ..securamente..sino per i sexo ..questo lo so e lo immagino adesso…
    veramente non sono un produtto del amore.

    quando io aveva 4 anni …mia madre ha trovato in un altro uomo Italiano il vero amore… e tra lui si ha andado … dimenticando una valigia in casa de mio padre : io.

    ma adesso ..solo adesso ho capito che questa valigia di nome Patricia era troppo pesante per lei ..
    e la storia ritorna .. la sua storia di abandono ..ritorna sempre.
    ho vissuto la mia vita ..la mia infancia con mio padre…
    lui ha fatto de madre..di padre . e lo ha fatto bene ..si.
    Ma mi ha fatto imparare da piccola .. che la gente nera solo serve per divertire a i bianco… che la gente Judia ( Ebrei) eranno criminale… che eranno la scoria della terra .. e cosi via ..con tutti tipo di racconto ..mi faceva imparare chi era nemico della umanita.
    Una volta ..mi ricordo adesso … era avanti a una immagen de Jesus Cristo ..morto … in una chiessa .. io mi sono fermata avanti a questa immagen … e mi sono domandada il perchè …lui..il figlio da Dio ..era cosi ..di questo modo brutale ..morto.
    a vieni mi padre ..si ferma dietro mio ..e mi dice: vedi ? a questo uomo lo hanno ucciso gli ebrei.
    io ho sentito un oddio in quel momento per il popolo ebreo ..
    e cosa ho fatto ?
    ho studiato la storia ..
    e grazie a mia natura umana ..ho pensato … ho pensado per me stessa..cosa ha succeso ..come ha succeso tutto …
    ho capito sul serio ..che per fare che un uomo buono muora cosi… se bisgona la aiuta di millardi di uomini buoni che non hanno fatto niente per aiutare a che questa terrible ingiustizia sia.

    poi con el tempo ..e gia piu grande in eta ..io .
    ho capito del oddio de mio padre… a tutti quanto era diverso a il suo pensiero.
    e una volta in la uscita di una chiessa…le ho detto…
    El uomo no è fatto alla imagen di Dio …sino Dio e fatto alla immagen del uomo ”
    e li ..in quel momento ho saputo che mio padre mai .mai piu poteva influenziar su mio pensiero e mio punto di vista.

    Da quel momento no ho creduto piu in un Dio .. in quella immagen che mi hanno venduto per anni …per secoli… e cosi che sono diventata agnostica.
    vedere per credere.

    e ho visto.

    ho visto il orrore de mio padre… e ho visto quanto lui era cattivo nel confronto di chi no la pensa come lui .
    ho scelto la libertà.

    la liberta de pensiero sopra tutto.

    nel 2001 ho lasciata nel libro di visita della Fosse ardeatine ..
    un scritto .. che ho firmato.. chidieno perdono per tutto quello che ha fatto mio padre in nome di quello che lui credeva era lo giusto.
    Mio padre a morto quando io aveva 18 anni …da li avanti ..ho vissuto sola il mio cammino fino adesso…
    e sono qui…
    e sono qui a scrivire in un bruttissimo italiano … che continuo amando a mio padre… a mia madre dove vuoi che sia ancora.
    che ho capito ..davvero ..(come ho detto in altro intervento ) che alla vita non la ensegna nessuno.

    ho cercato di stare vicina al Che Guevare perche era mio puto di partita per capire la parola LIberta.
    ho sempre stata vicina al popolo palestino ..perche lo ho scelto cosi…e ho capito cosi la storia di quella regione .
    ho cercato di stare con la musica di un Canta-autore spagnolo
    Joan Manuel Serrat..per imparare cosa e la vita …e cosa succede alla gente povera e libera del mondo.
    ho cercato di stare vicina a Silvio Rodriguez (poeta Cubano) per sapere cosa e la lotta per la liberta.
    Adesso ho cercato e trovato di stare vicina a Renato Zero per capire e imparare come si lotta per la ugualda nel mondo …per dire No alla discriminazione … per dire Si al mondo vero.

    Alla vita no la esegna nessuno (Gabriel G.Marquez -il amore in tempo del collera) ..
    e cosi…
    e veramente cosi…
    alla vita no la esegna nessuno….

    e come dice il poeta Spagnolo ANTONIO MACHADO : caminante no ha cammino …si fa cammino al andare.

    ancora sto andando il mio cammino …calma ..a volta divento matta perche non arrivo mai al finale del mio cammino…
    ma forse la vita e fatta cosi …
    un cammino di andada ..senza ritorno….
    uno va murendo da quando e nato..
    e se sai bene ..dove uno vive..ma mai se sai dove uno va a morire….
    aspetto con tutto il cuore…che il mio addio alla vita sia a Roma…dove tutta la mia storia ha comenzato.

    ho vissuto …confesso che ho vissuto (pablo neruda)
    ho viaggiato … ho fatto della mia vita un viagge..senza fine.
    ho scelto il mio posto nel mondo …
    Roma.

    ho scelto il mio finale… anche .. chiudire miei occhi respirando Italia.

    Li … in Italia ha stato el principio della mia storia ..della mia vera vita.

    Buenos Aires e veramente la citta piu bella del mondo …
    pero mie radice sta di la … dove la sangue ha un tinte tricolore… verde ..bianco .. rosso..
    anche si ogni volta che guarde il cielo …veda per sempre la
    Bandiera che mi ha dato la vita… il bianco della nuvole ..il blu del cielo …e il giallo del sole della mia carissima per sempre Argentina ..che amo e ho amato tanto.

    voleva scrivirmi …si si..scrivirme questo … per ricordare chi sono ..e dove vado.

    e per non dimenticare … che sempre c’e una ragione nascosta in ogni gesto 🙂
    e che quando dico: Ti voglio Bene… e che veramente … voglio cosi bene.

    ciao a tutti

    grazie di questi incontri :))

    pato 🙂

    Rispondi
  • 49. danielatuscano  |  31 ottobre 2006 alle 15:30

    Troppo carini… Non ci sono parole: poesia pura. Prima del peccato, prima del male, la vera Umanità.

    Rispondi
  • 50. danielatuscano  |  6 novembre 2006 alle 15:56

    L’unica cosa che mi dispiace, in questo momento, è che Patricia sia così lontana.

    Vorrei averla vicina, più vicina, per poterla stringere, per donarle quell’amore che le è stato negato, ma anche per custodirla come una gemma preziosa. La sua anima da artista, da pittrice per la precisione, l’ha donata a me, qui, e ne sarei onorata e gelosa, se non fosse che quelle sue pennellate, da lei definite “bruttissimo italiano” e invece simili a felici, impressionisti tratti di luce, sono fatte per volare, per posarsi su tutti noi, per tornare poi al cielo più pure e più pregne di amore universale.

    Un amore che va al di là delle convenzioni. Lei, che si definisce agnostica, che di amore ha visto solo pietose e atroci caricature, lei ignora, forse, che il suo modo di porsi è uguale a quello di Cristo l’ebreo: “Mio padre e mia madre sono quelli che seguono i miei comandamenti”; “Chi non odia suo padre e sua madre più di me, non è degno di me”. Per questo amore esigente. E l’amore, se vero, è necessariamente giustizia, parità, dignità.

    Sennò è un amore debole, deviato, piccolo, come è “piccolo” quel padre, anche qui in senso evangelico (“piccolo nel Regno dei Cieli” significa, di fatto, escluso). Patricia, artista, creatura vicina al cielo, non ha cercato per sé, ma nemmeno per gli altri, scuse e giustificazioni. Ha percepito fin da subito di essere “orfana” di qualcosa di essenziale: della verità.

    Non si è arresa, non si è trincerata dietro la fallaci certezze che la circondavano. Ha percorso il suo cammino da sola.

    Ma era veramente sola?

    Quando afferma di amare anche la solitudine, non avvertiamo stridere qualcosa?

    L’essere umano non è fatto per stare solo.

    Ma Patricia, anche sola fisicamente, non lo è in realtà. E’ accompagnata dalla fede, dall’amore. Dalla ricerca. Fede, amore e ricerca sono degne compagne di viaggio, discrete e all’apparenza silenziose, ma sempre pronte a offrirti la loro mano forte e salda. Che Pato non ha esitato ad afferrare. Mentre le mani del padre si alzavano allo scopo di percuotere, mentre le mani dei monsignori benedicevano degli assassini, la mano invisibile di un ebreo crocifisso, di un eroe della libertà, di un artista deriso e sbeffeggiato la sorreggevano e le indicavano il giusto sentiero.

    Ora chiediamo a lei di diventare quella mano, quella via. Ora tocca a lei non lasciarci soli. Abbiamo bisogno di lei, della sua dolcezza, del suo essere donna, dei suoi passi di cielo.

    Rispondi
  • 51. pato  |  6 novembre 2006 alle 16:26

    grazie di quest parole Daniela…
    mi hanno culpito il cuore la tua vicina amizicia…
    grazie di questo spazio …ha volta uno bisogna raccontarci
    e si sta bene qui .

    un bacio grande 🙂

    pato 🙂

    Rispondi
  • 52. Adele  |  7 novembre 2006 alle 9:37

    Cara Patricia!
    Grazie per averci donato questo racconto, e come dice Daniela, il tuo italiano è bellissimo, perché in ogni frase, in ogni parola, sento il battito del tuo cuore.
    Ti ammiro per il come hai affrontato il tuo percorso, che in un certo senso ricorda un po’ il mio. E se vuoi ne possiamo parlare.
    Ti ringrazio anche, per non esserti arresa, per non aver lasciato nessuno modellare la tua mente, la tua intelligenza, per aver preferito percorrere la strada difficile…

    Non sei sola, Patricia, anzi, se guardi verso il tuo caro Oceano Atlantico, e lasci lo sguardo andare lontano lontano… vedrai le coste dell’Africa, è lì che mi trovi!

    Ti abbraccio forte!!!

    adele

    Rispondi
  • 53. Massimo Trapani  |  7 novembre 2006 alle 19:06

    Grazie Pato, ci voleva il blog di Daniela per capire quanto cuore, quanta umanita’, quanta vita vissuta ci sia dietro quella dolce ragazza bionda troppo lontana che smozzica l’italiano e che pur cosi’ e’ riuscito a far diventare gonfio il mio cuore.
    Grazie Pato di essere cosi’ non cambiare, mai e poi mai, anche dovessi torturare l’italiano in eterno ti preferisco cosi’ rispetto a tanti che usano al loro posto i congiuntivi e poi dentro ci mettono il vuoto.Un bacio.

    Rispondi
  • 54. pato  |  8 novembre 2006 alle 0:57

    Ciao 🙂 Adela .. grazie ..e certo che piaceria che tu racconte un po della tua vita …a volta se bosogno raccontare a chi no ti conosce di persona un po della nostra storia …che nel fondo quasi sempre tutti abbiamo qualcosa in comun credo.

    in tanto io voleva dire che non sono sola…e no mi sento mai sola….
    per fortuna qui ho tanti ..tanti amici …e due carissime amiche che sono miei sorelle che non ho .
    quello che mi manca …e la tabola grande … quella che si fa in famiglia…pero un giorno la vado a avere pure io 🙂
    ho provato fare la mia famiglia… due volta…
    pero …no…
    no mi ha piaciuto stare insieme cosi … come sposata…
    no mi sono sposata mai legale …ho vissuto due volte con due bellissime ragazzi che adesso sono amici miei.
    pero io sono un po strana … bhe…molto strana…
    no se trova facilmente alla persona giusta …questo credo lo sapiamo quasi tutti ..vero?
    Amo stare in casa…. amo il mio cane… amo leggere …e viaggiare… mi piace la storia … e la astronomia …
    mi piace condividire soltanto una canzone in silenzio con il uomo che amo.
    e sentire il stesso brivido quando per esempio … ascolto Figaro
    di Renato Zero .
    pero voglio che quello rimani x anni ..fino alla fine…e no solo nel tempo che c’e la cura di un amore nuovo.
    e ..cosi simplice…quando se finisce la pasion …per me ..il amore anche si ha finito.
    Ma no solo la pasion sexual..sino anche quella che te dico ..del piccolo brivito che se senti quando se guarda un film o se ascolta una musica…o se condivide un libro.

    e dificile certamente per me fare la mia famiglia.
    trovare la persona giusta …in questo tempo dove tutto el mondo corre tra il soldi …
    no so..
    io sempre sto dispuesta a enamorarmi …
    cosi come sempre sto dispuesta a dire Addio.

    Mia casa e quasi sempre piena di amici…
    per questo quando sto sola … sola sola in casa…e un piacere per me.
    per ritrovarmi.
    e come io dico sempre…
    quando si ha il anima piena di ricordo…mai se sta sola ..veramente.

    allora racconta un po della tua storia …scuro anche tu ha voglia di raccontare un po di te.

    ti mando un bacioooooo grande

    ciao 🙂

    pato

    Rispondi
  • 55. pato  |  8 novembre 2006 alle 1:00

    Massimo …(tuo cognome no me e famigliar) pero per tue parole
    vedo che si conosciamo …
    allora
    conosco 3 Massimo…
    zerofolle lo tre…
    qual sei tu?

    in tanto grazieeeeeeeeee
    sei un amore per quello che mi hai detto …

    ti mando un bacio e racconta anche tu ..dai..un po della tua storia 🙂

    pato 🙂

    Rispondi
  • 56. Massimo Trapani  |  9 novembre 2006 alle 11:54

    Cara Pato e’ vero sono uno di quei zerofolli che scrivono su zenzero (zerotp per la precisione!).
    Si magari un giorno raccontero’ un po’ della mia, intanto mi limito a ridirti grazie per la tua e a mandare un bacino anche a te

    Rispondi
  • 57. Adele  |  12 novembre 2006 alle 18:06

    Cara Pato,

    Grazie per il bacio ed eccomi qui, provo a raccontarmi.

    Anche se non ci conosciamo bene, mi sembra che abbiamo già diverse cose in comune. Intanto anch’io sono un’italiana che vive nell’emisfero australe… e se non sbaglio abbiamo tutt’e due la testa in giù (ero molto distratta durante le ore di geografia!).

    Anche mio padre è fascista, ma più per qualunquismo che per fede politica. Purtroppo, a differenza del tuo, non è mai stato un buon padre.

    Sono cresciuta nella cucina di mia nonna; lontana dai miei. E seppur ancora ne pago le conseguenze, forse quella è stata la mia benedizione, perché l’amore incondizionato di mia nonna mi ha aiutato a diventare la persona che sono.

    Ho studiato letteratura. Mi sono innamorata dell’Africa e poi del teatro. L’Africa è stata il primissimo grande amore della mia vita, anche se non ho mai capito come sia successo. Ricordo un giorni che mia zia mi chiese cosa volevo fare da grande. E io risposi senza esitazioni e senza nemmeno pensarci un attimo “Voglio andare in Africa”. Avevo cinque anni e lo ricordo come fosse ieri, seduta in quella bellissima cucina della nonna (vi assicuro, l’appartamento aveva anche altre stanze e il bagno, non solo la cucina!).
    E trent’anni dopo, o quasi, sono arrivata a Città del Capo. Senza un soldo, senza nessuno, senza nemmeno la sicurezza di poter rimanere.

    Ma la vita a volte decide quel che è giusto per te.

    Sono ancora qui, felice, realizzata professionalmente.
    Ho una compagna meravigliosa e stiamo aspettando la nostra prima figlia (si perché io già penso al(la) secondo/a!) che dovrebbe arrivare spero tra poco.

    Che altro posso dirti?
    Che amo le parole, i libri, l’odore delle matite colorate, i fumetti, il mare, la mia gatta, cucinare, RENATO (über alles!), i miei amici, le voci del bambini che in questo momento stanno giocando fuori dal mio portone, il sole, i dizionari, van gogh, il “bush” (non quell’idiota in america, il bush è come viene chiamata la natura selvaggia qui in sud africa, posti incontaminati dove ci sono ancora leoni, zebre, giraffe e altri animali fantastici), le persone intelligenti e mille altre cose ancora…

    Ti abbraccio e ti dico a presto!

    Adele

    Rispondi
  • 58. pato  |  14 novembre 2006 alle 15:16

    Ciao Adele ….
    Che bello posto dove vive 🙂 …solo lo conosco per foto e film
    e perche guardando il mondo e inevitabile guardare Africa…

    Sopra tutto il sud di Africa….gia che sta in linea retta con Buenos Aires 🙂

    no so si qui si puo mettere foto …pero ti lascio mia mail
    renatozeropato@yahoo.it per si mi puoi mandare qualche foto di te e di tua compagna e di questo paese maraviglioso .
    Del continente Africano solo conosco Marrocco 😦 e niente piu 😦

    pero conosco quasi tutti perche io amo la geografia…amo questo pianeta … e ogni tanto le do un giro a miei libri di geografia e anche in internet.

    sopra tutto da quando la Google ha messo online il Mondo io posso giocare un po di piu su dove guardare ..per vedere cosa e giu e poi leggere.

    cosi che gia ha una famiglia ? questo vuoi dire che non ti ritorna piu in Italia a vivire?

    so cosa si prova con un padre cosi …mi spiace che nemeno con te ha stato buono.
    pero no se puo dire dove uno va a nascere…si nace ..e gia…
    poi se da grazie di la vita che ti hanno dato …e si va avanti come sia … come si sai ..come si puo… ma sempre avanti.

    no ho capito una cosa ..forse per il idioma ..scusa :)) e che a volta mi faccio casino ancora.
    ma stai incinta ? stai aspettando adesso una bimba ? la tua prima figlia ? …
    si e cosi …mile di auguri allora….
    ma vicino a gli animale …che sono la cosa che piu amo nel mondo…. no puoi meno che essere felice li.

    grazie de tua storia …e come lo hai provato tu … sempre c’e un tempo per il pianto e un tempo per la rissa…
    adesso ti tocca sorridere …

    un bacioooooooo

    mandame foto si vuoi 🙂

    pato 🙂

    Rispondi
  • 59. pato  |  14 novembre 2006 alle 15:22

    Zerotp … :)) sei tu 🙂

    ciaooooooooo….
    bene..allora aproffita per raccontare un po di tua storia …
    cosi poso guardare come in un libro la tua vita anche

    ok?

    baciooo
    pato:)

    Rispondi
  • 60. Adele  |  15 novembre 2006 alle 13:34

    Heilà Pato!
    Scusa, non sono stata chiara, è che Daniela lo sa già e ne avevamo già parlato. Non siamo incinte, né io ne la mia compagna, siamo in lista d’attesa per un’adozione. Abbiamo scelto di adottare una bambina. La procedura burocratica è quasi giunta al termine, tra un paio di settimane dovremmo ricevere la visita a casa da parte dell’assistente sociale e poi non ci rimarrà che aspettare il suo arrivo. Ecco perché dico che aspettiamo una bambina… è meno convenzionale ma è pur sempre un’attesa!

    Un bacio e ti manderò alcune foto del sud africa molto presto.

    Posso anche spedirle qui al blog se Daniela lo desidera. Ma mi devi anche spiegare come fare, Daniela, perché oramai l’avrai capito che sono una ciuccia in materia!

    Vi abbraccio tutt’e due!
    (come mi sento buona oggi… ;-))

    adele

    Rispondi
  • 61. pato  |  15 novembre 2006 alle 15:00

    ahhhh..ora capito 🙂

    bene…e una atteza come tu dice…..
    e la bimba gia la conosci tu ? la hai gia visto ?

    che bellooooooooo…..
    no aveva letto dove tu hai scritto su questo…
    dove e scritto ?
    un bacio forte…e aspetto tue foto 🙂

    pato 🙂

    Rispondi
  • 62. danielatuscano  |  15 novembre 2006 alle 18:33

    Uhmmm… visto che sono chiamata in causa 😀 sconsiglierei la foto al blog. Perché? Presto detto: gli utenti non possono inserire immagini!

    Certamente Adele può spedirla al mio indirizzo mail (così la vedo anch’io, a proposito A., che ne pensi di quella che correda il mio articolo Amico Assoluto? E dell’articolo stesso?), certamente poi posso postarla qui, ma dovrei creare una fotogallery apposita… non è escluso lo faccia presto… ma adesso non saprei da quale parte iniziare.

    Se Pato vuol conoscere di più sulla vicenda di Adele può dare un’occhiata al mio vecchio articolo Vade retro single https://danielatuscano.wordpress.com/2006/09/05/vade-retro-single/ , o meglio, ai commenti ad esso, e le sarà tutto più chiaro.

    Bye bye girls… 😉

    Rispondi
  • 63. marie teresa  |  24 novembre 2006 alle 17:08

    LA MIA MONTAGNA… KALONGO UGANDA…

    ho vissuto qui dal 64 fino al 75 prima la montagna
    era bellissima…. piena di foreste,alberi secolari di
    mille tipi, con diversi tipi di scimmie:scimpanzé,
    gorilla…..abitavo proprio sotto la montagna.”ci
    chiamovano le ragazze del sotto monte” ora invece ci
    abitato dei rifugiati nelle loro povere capanne di
    paglia e fango, una dietro l’altra, che sono fuggiti
    dal massacro dei ribelli del nord uganda….con il
    problema della sovrappopolatione, malattie,
    ecccc…..e li’ i bimbi non hanno neanche il posto
    dove giocare…….. immagina se ci fosse un incendio
    tutto brucerebbe in un batter d’occhio.
    durante il periodo della pioggia le frane provocano
    disastri, visto che non c’é piu’ la protezione degli
    alberi usati come combustibile….!!! ho un netto
    ricordo degli alberi di cannella…. ogni domenica noi
    eravamo sotto questo albero a masticare,raccogliere i
    rami per la pulizia dei denti(spazolino da denti),
    anch’essa non c’è piu’ ..
    di tutto questo mi è rimasto solo un meraviglioso
    ricordo….
    …. vorrei condividere questo ricordo con voi…ciao
    mariae teresa.

    Rispondi
  • 64. danielebausi  |  25 novembre 2006 alle 15:49

    IL VENEZIANO CHE HA RUBATO IL MIO CUORE

    Erano anni che non mi capitava più una cosa così.
    Anche perché credevo che quando si raggiunge una certa età, diciamo, di maturazione, più adulta, certe cose non succedessero più tanto che siamo più capaci a controllare le nostre emozioni, saperle gestire meglio, o magari addirittura con più controllo. E invece no. Io non ci sono riuscito.
    Credevo di riuscirci, invece non riesco proprio per niente.
    Ho preso una cotta spaventosa per un ragazzo troppo giovane, troppo lontano e troppo etero.
    Tutto è cominciato un tranquillissimo e banalissimo pomeriggio di metà settimana; il ragazzo in questione è il nuovo barista del bar dove sono solito andare a prendere il caffè con la mia collega.
    Dopo il primo apprezzamento su quanto fosse bello, è finita lì.
    Anche dopo il primo momento che ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto farci sesso, è finita lì.
    Il pomeriggio seguente, senza la mia collega, sono tornato a prendere il caffè e abbiamo cominciato a parlare. Mi ha raccontato che è di Venezia e che in questo momento si trova a Firenze in attesa che assumano un barista fiorentino dopo di che ritornerà nella sua splendida città.
    Così parlando mi ha raccontato che qui non conosce nessuno e la sera a casa da solo si annoia e non sa cosa fare, così l’ho invito a venire a giocare a pallavolo con me e con i miei amici.
    A me piace conoscere gente nuova e sono anche molto disponibile e altruista.
    Ha accettato subito e ieri sera ci siamo andati. E’ stato divertente perché eravamo in tanti e poi lui gioca anche molto bene.
    Io non gli avevo detto di me anche se pensavo che qualche sospetto gli potesse essere venuto anche perché io non lo nascondo, ma però non ritenevo necessario o importante dirglielo…O almeno non subito. In fondo lo conosco da 48 ore. Anche ai miei compagni di gioco li avevo raccomandati di non fare le solite battutine che sono soliti fare, proprio per il motivo sopra citato. Comunque, giochiamo, poi negli spogliatoi, facciamo la doccia e dopo lo riaccompagno a casa.
    Durante il tragitto ho preso il coraggio a quattro mani e gliel’ho detto. Tutto normale, nessun problema, nessun pregiudizio, tutto ok. Io gli ho spiegato che per una mia forma di correttezza verso chi frequento, preferisco dirlo perché non si vengano a creare equivoci o incomprensioni, o semplicemente, un atto di sincerità nei confronti degli altri.
    Tornato a casa i sensi di colpa stavano crescendo; sensi di colpa per cosa, poi. Non lo so.
    Ma ero agitato; ripensavo e ripensavo a quello che gli avevo detto, in che modo, quali parole avevo usato e mi sforzavo di ricordare le sue risposte. Non serviva a niente, quel senso d’inquietudine continuava e aumentava. Così ho preso il cellulare e l’ho chiamato. Gli ho chiesto scusa (di che poi…) che avevo avuto il timore di averlo offeso, o ingannato in qualche modo, che mi facevo un sacco di seghe mentali per questa rivelazione, non sapevo nemmeno io cosa ma era la chiarezza che desideravo avere. O meglio, avevo bisogno di sentirmi dire che la nostra amicizia non era compromessa per la mia dichiarazione.
    Non lo è, mi ha assicurato, quindi tutto ok. Così vado a letto tranquillo, ma il pensiero di lui, delle parole, delle frasi dette, ecc. continuavano a ballarmi in testa.
    Tutto ciò era strano per una persona con la quale vuoi stringere solo un’amicizia e per giunta che sai che presto se ne andrà.
    Ho dormito un sonno profondo ma il risveglio questa mattina è stato traumatico. Ho preso coscienza che tutto questo interesse verso di lui era dettato da una cotta enorme che, come ho scritto prima, non ricordavo più di avere avuto non so neanche io da chissà quanto tempo.
    L’ultimo pensiero prima di dormire è per lui, il primo, aperto gli occhi è per lui, un piccolo senso di gelosia per la sua ragazza con la quale sta insieme da sei anni.
    Sto vivendo un turbinio di sensazioni, emozioni, confusione, e non so cosa fare.
    Dirglielo mai, e poi, per cosa? Cosa cambierebbe? Niente, e poi il 20 dicembre se ne torna a casa sua e chissà mai se lo rivedrò.
    Sto così male che neanche io riesco a crederci e a quantificarlo. Cerco di convincermi che il mio interesse è puramente amichevole, così è nato e così è come volevo che andasse. Non è così e me ne sto accorgendo proprio adesso, anche in questo momento che scrivo il mio cuore batte a mille.
    Cercherò di controllarmi e continuare a frequentarlo per quel poco tempo che ancora rimane, assorbendone il più possibile della sua essenza e per poterla poi conservare nello scrigno segreto del mio cuore.

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  • 65. danielatuscano  |  26 novembre 2006 alle 10:21

    Caro Daniele, non capisco perché ci si debba vergognare di provare delle “cotte” e non, per esempio, di incavolarsi senza motivo, di covare rancore per mesi e a volte per anni, di essere maleducati e di vendicarsi su chi ci ha fatto un torto o presunto tale. Non pensiamo mai a “controllare” queste reazioni, davanti a questi comportamenti non c’è limite d’età che tenga, parole come “decoro” e “senso della misura” non sono che vuoti proclami (e spesso lo sono in effetti, ma per altri motivi).

    Ma quando avvertiamo della tenerezza per qualcuno… ecco che scattano le difese, i distinguo, i pudori…

    Da un lato, si tratta di una reazione comprensibile: in questi momenti viene fuori il nostro io, siamo del tutto noi stessi, con la nostra capacità d’amare ma anche con la nostra vulnerabilità, che vogliamo preservare dalle incomprensioni e dalle cattiverie di un mondo egoista, arido, invidioso.

    Ma, dall’altro, dovremmo ricordare che l’amore non è mai “debole” (nonostante le sentenze anti-evangeliche di qualche pastore del Vangelo); trasmette sensazioni positive anche a coloro che non ne sono direttamente coinvolti. Quello di Daniele molto probabilmente non è amore, è appunto una cotta o infatuazione che dir si voglia, ma può benissimo essere vissuta alla luce dell’amore: vale a dire, indipendentemente dai risultati concreti; con fiducia e simpatia nei confronti di un moto dell’animo che ci rende più umani, disponibili, sinceri e – perché no? – bambini. Perché mai una persona di 40 anni dovrebbe accontentarsi di sentimenti pallidi e misurati? Quale vita amorfa, gretta, sterile sarebbe la sua?

    La maturità di una persona non si misura quindi dall’intensità della sua passione, ma dal saperla gestire. E gestire non significa soffocare, bensì accettarne innanzi tutto l’esistenza.

    Nella fattispecie, Daniele teme principalmente due cose: perdere l’amicizia di una persona che gl’interessa (non solo fisicamente) e, nel contempo, non ottenere da lui il soddisfacimento della passione (essendo il ragazzo eterosessuale).

    In virtù di quanto esposto sopra, fra i due timori il più fondato è senza dubbio il primo; perché la cotta, romantica, dolce, travolgente quanto si vuole, bella da provare, elisir di giovinezza e così via, però non ha lunga vita a meno che non si trasformi in qualcos’altro; mentre l’amicizia e la stima durano per sempre, indipendentemente dall’orientamento sessuale (e poi se anche il giovanotto fosse gay, ma tu non gli piacessi, cambierebbe qualcosa per te?).

    All’amore servono l’amicizia e la stima, alla cotta no. E Daniele potrebbe innamorarsi di una persona che non gli tributasse questi sentimenti e che, per giunta, avvertisse indifferenza nei suoi confronti? Conoscendolo, non credo proprio. Viva pertanto questo “sogno” come tale, anch’esso ha il suo sacrosanto valore ed è giusto poterlo condividere con altri, magari anche confidarlo al destinatario (se è intelligente e sensibile, capirà). L’unico errore da non commettere è toglierlo da quella dimensione dorata e intatta per piegarlo a una materialità che lo annullerebbe.

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  • 66. danielebausi  |  28 novembre 2006 alle 11:46

    PALLONCINI NELLA POLVERE BIS

    Rispolvero questo post perchè quello che che spesso è solo immagine nei nostri occhi, ieri è stata realtà.
    I tg e i giornali ci riempiono di immagini di guerra; ci raccontano di vittime tra soldati e civili, di bambini morti o mutilati.
    Ieri mattina, mentre svolgevo il mio servizio all’ospedale pediatrico, una mia amica che fa servizio lì, mi ha chiesto se l’accompagnavo a trovare una sua amica ricoverata.
    In quel reparto abbiamo saputo che c’è un bambino iracheno di circa 4 anni al quale sono state mozzate le mani per una bomba, probabilmente una “pappagallo verde”.
    Con i moncherini si arrangia a mangiare il gelato e fa volare un palloncino tirandogli delle spintarelle da sotto.
    Io e la mia amica gli abbiamo portato un camion dei pompieri che cammina, gira quando trova gli ostacoli e suona la sirena.
    Non potete immaginare la felicità che si è dipinta sul volto e negli occhi di questo bimbo quando ha visto il camion.
    Ecco, cosa certi politici avrebbero bisogno di vedere DAL VIVO.

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  • 67. danielebausi  |  5 dicembre 2006 alle 16:29

    Giornata Europea della Disabilità
    Firenze 3 dicembre 2006

    Abbattiamo le barriere….Questo è il nostro slogan nonché il nome che abbiamo dato alla giornata del 3 dicembre che i volontari dell’unità spinale di Careggi insieme al gruppo giovani dell’AVO ( o meglio, con quello che ne è rimasto) hanno dato vita ad una giornata indimenticabile.
    Una giornata all’insegna dell’educazione civica, affinché ognuno di noi non si comporti in modo così superficiale e distratto da lasciare ingombranti blocchi per tutti coloro che, per un motivo o l’altro, sono costretti a passare per le nostre strade su una sedia a ruote e spesso si trovano ostacoli insormontabili. Un esempio? Una bici legata ad un palo sul marciapiede. Io sono un ciclista e ogni giorno ci sono sopra sia per andare al lavoro che per piacere e talvolta sono stato costretto a parcheggiare in questo modo.
    Ma da quando quest’estate sono entrato in contatto diretto con questa realtà, il mio modo di esistere è cambiato perché non mi rendevo conto. Adesso lo so e vorrei che lo sapessero tutti. Per questo è nata la giornata della disabilità.
    Grazie alla generosità di molta gente, abbiamo avuto uno spazio espositivo in Via Bellini dove abbiamo allestito un grande mercatino di Natale che ha portato centinaia di persone. Che ha fruttato anche un gran bell’incasso. GRAZIE!!!!!
    Abbiamo avuto modo di stampare inviti, volantini, manifesti pubblicitari e articoli su due importanti quotidiani come La Nazione e Repubblica.
    Ma anche la generosità di negozi e ditte che ci hanno fornito tanto materiale e tutto nuovo per questa causa che, per mia sorpresa e per fortuna, sta a cuore di molti.
    Sin dalla mattina abbiamo avuto moltissima gente e io che ero addetto ai pacchi regalo ho avuto il mio bel da fare.
    Nel pomeriggio, dopo aver terminato il mercatino, abbiamo allestito la sala per un evento a dir poco straordinario. Si chiama “danceterapia” e Cristiano, l’ideatore di questa cosa, nonché disabile dalla nascita, si è esibito con Sabrina in una coreografia molto originale e commovente. Lui seduto sulla sedia a ruote e lei in piedi, hanno dato vita ad un’armoniosa e sensuale danza che li vede protagonisti in uno scambio di movimenti e figure, fino allo scivolare in terra e muoversi e rotolarsi in modo armonioso e dolce allo stesso tempo.
    Dopo di loro si sono esibiti in concerto “Le Contrazioni”; gruppo di ragazzi ospiti dell’unità spinale e quindi costretti sulla sedia ruote. Si sono esibiti in un repertorio piuttosto vasto che andava dai Pink Floyd ai Rem, dall’italianissima “Il mio nome è mai più” ed altre ancora.
    A dir poco una giornata memorabile, vissuta con gioia e allegria e con la piacevole visita di alcuni dei nostri volontari e alcuni dei nostri consiglieri.
    Ma la gioia più grande è stata la bellezza dello stare insieme, del gruppo e delle nuove amicizie che si sono formate.
    E’ stata la prima esperienza di collaborazione, dove ognuno ha fatto il suo ruolo e per qualcuno è stata la primissima in assoluto di un mercatino e di una giornata dedicata agli altri che esula dalle classiche due ore di servizio che facciamo in ospedale.
    Al di là dei risultati, è stata una grande emozione, una grande giornata, una grande esperienza di vita. Ed io, sono felice di averne fatto parte.

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  • 68. pato  |  8 dicembre 2006 alle 11:28

    Un Giorno come oggi …. era seduta in la porta di una casa vicina al mare
    nel sud de Argentina ….
    in un posto bellissimo che se chiama LAS GRUTAS

    Stava aspettando a miei amici per andare a dare un giro in bicicleta ….

    de pronto vedo correre un uomo piangendo ….e entra in una casa vicina
    alla mia

    Securo mi ha dato pena vederlo cosi …..
    de pronto vedo uscidere a una amica mia da dentro de casa …anche piangendo …

    e li ho saputa che a John Lennon le hanno sparato un colpo di pistola …
    sono entrata veloce a casa a guardare la tv.

    no se polteva ancora credere questo che aveva succeso …
    NO….

    ANCORA NON LO POSSO CREDERE !!!!

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  • 69. danielatuscano  |  8 dicembre 2006 alle 15:30

    La cosa peggiore è che ci hanno pure fatto un film, non su Lennon che sarebbe prevedibile ancorché inutile e probabilmente irritante (le biografie di artisti pop sono nel 99% dei casi delle ciofeche), ma su Mark David Chapman, il suo sciagurato assassino. Non mi si venga a dire che è un modo per analizzare il fenomeno del fanatismo ecc. Questi sono pretesti. Balle. Se proprio ci si vuole soffermare sul tema, in sé certo interessante, non c’è alcun bisogno di far uscire Chapman dal cono d’ombra in cui è giustamente relegato. Oggi si ricorda di John, si sa che “qualcuno” lo ha ucciso, ma i più non sanno dare il nome a questo qualcuno, e senza nome non vi ha identità. Ed è giusto così, Chapman ha cercato un riscatto dal fallimento della sua vita “sacrificandone” un’altra (e non importa, in questo senso, si trattasse di Lennon), e già sarebbe un’azione di una spregevole viltà, oltre che criminale; il fatto poi che abbia cercato visibilità con Lennon rende il suo delitto ancor più odioso, non perché John umanamente valesse più di qualsiasi altra persona, ma perché lo conoscevano tutti. Troppo facile, Chapman, facile e laido, ripararsi all’ombra della notorietà per ottenere due pagine sui giornali e sentirsi così, finalmente, uomo autentico. Spero che continuerai a consumare la tua inutile esistenza – non si parla di vita, ovviamente – nel fondo di un’anonima cella, dimenticato, anzi mai scoperto, da tutti. Giusto che si parli sempre e solo di John, di là dal genio che era, e mai di te. Quanto alla tua sorte dopo questa esistenza, che hai colpevolmente sprecato, non sono io a dover decidere. Ma fossi in te, mi preoccuperei sul serio.

    Rispondi
  • 70. pato  |  8 dicembre 2006 alle 16:48

    DATE UNA POSSIBILITÀ ALLA PACE

    Due, uno due tre quattro
    tutti parlano di
    borsismo, pelismo, draghismo, mattismo, straccismo, etichettismo
    questismo o quellismo, ismo, ismo, ismo.

    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace
    tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace

    Dai!
    Tutti parlano di ministri, sinistri, balaustre e scatolette
    Vescovi, pescovi, rabbini e braccidiferro
    E tanti saluti.

    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace
    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace

    Senti!
    Tutti parlano di
    Rivoluzione, evoluzione, masturbazione,
    Flagellazione, norme, integrazioni,
    Meditazioni, Nazioni Unite,
    Congratulazioni

    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace
    Tutto ciò che noi diciamo è: offri una possibilità alla pace

    Tutti parlano di
    John e Yoko,Timmy Leary, Rosemary,
    Tommy Smothers, Bobby Dylan, Tommy Cooper,
    Derek Taylor, Norman Mailer,
    Alan Ginsberg, Hare Krishna,
    Hare, Hare Krishna

    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace
    Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace.

    Rispondi
  • 71. danielebausi  |  12 dicembre 2006 alle 10:50

    FESTA DI COMPLEANNO MULTIRAZZIALE

    E’ stata gioiosa; senz’altro bella e divertente, una gran bella serata. la possiamo chiamare la cena che ha abbattuto tutti i pregiudizi. Una sorta di “united color of benetton” se vogliamo.
    Compleanno di Daniele il veneziano, bianco ed etero. Presenti: il suo collega di lavoro, di pelle nera; altri due suoi amici anche loro di colore; io, bianco e omosessuale, con altri due amici miei anche loro bianchi e omosessuali.
    Ben assortiti direi, ma nessun pregiudizio, nessuno sdegno, nessun commento o battutina, ma l’incoraggiamento ad essere aperti e disponibili verso il prossimo alla faccia di tutti quelli che non tollerano e che hanno pregiudizi di razza, di colore, di religione e così via.
    Al momento del brindisi, Daniele, il festeggiato, ha offerto da bere a tutti i presenti del ristorante versando spumante direttamente lui nei bicchieri che aveva fatto portare dal cameriere a tutti i tavoli.
    Non eravamo più in sette, ma tanti, tanti di più, tutti insieme in una grande festa, dove, torno a ripetere, nessuna differenza, nessuna diversità, era presente.

    Rispondi
  • 72. danielatuscano  |  12 dicembre 2006 alle 13:05

    Questi sono i compleanni che piacciono a me… 😉

    Rispondi
  • 73. danielebausi  |  21 dicembre 2006 alle 12:20

    LETTERA AD UN AMORE MAI NATO

    Ciao Dani,
    se stai leggendo queste parole
    vuol dire che ormai sei lontano,
    lontano da questa città,
    lontano da questo lavoro,
    lontano da questi occhi e da questo cuore.
    Certo di un fatto, l’averti conosciuto è stata la più bella cosa che mi sia capitata in questi ultimi anni.
    L’amicizia è un bene incolmabile e incalcolabile, che va oltre ogni ostacolo e problema.
    La tua disponibilità nei miei confronti è stata subito immediata, istantanea
    e l’esserti fidato di uno sconosciuto fa di te una persona davvero unica e speciale.
    Non è roba da poco, non siamo abituati a tanto calore.
    La gente è sempre molto sospettosa a nuove conoscenze, figuriamoci a nuovi inviti.
    Tutto questo non è passato inosservato, e sono certo che lo hai capito, ma la tua raffinatezza ed essere gentiluomo ha fatto sì che tutto ciò non fosse di peso.
    E’ vero, a volte sono invadente ed eccessivo, lo sò
    ma è l’estremo bisogno di darmi che mi fa essere così.
    Ma questo spesso viene sospettato come qualcosa di più di una semplice amicizia,
    del semplice e puro istinto di conoscere gente nuova,
    di misurarsi con altre realtà, di confrontarsi e di crescere.
    Non posso certo negare che non mi sei piaciuto,
    la tua bellezza non passa certo inosservata e superati i primi tormenti
    ho ripreso il controllo cercando, a volte goffamente, lo ammetto,
    di essere naturale e mentendo a me stesso che mi importavi il giusto.
    Non è così. Ho temuto di stancarti moltissime volte e cercavo di convincermi che la cosa non aveva importanza
    pur di non darti l’impressione di essere nei miei pensieri continuamente.
    Tradotto in parole povere, avevo preso una bella cotta per te, ma non avrò mai il coraggio di dirtelo apertamente
    proprio perchè mi vergogno moltissimo e se c’è una cosa a cui tengo è proprio la nostra amicizia.
    L’amicizia può durare per sempre, l’amore a volte no.
    E poi quale futuro avrei potuto avere. Sei giovane, sei bello, sei etero, sei lontano.
    Se poi forse per caso ci fosse stato uno sviluppo, mi sarei dovuto accontentare di averti per qualche volta e poi mai più.
    No, non ce l’avrei fatta! Quindi meglio farsene una ragione e rinunciare da subito. Ma avrei pagato qualsiasi prezzo per sentirmi, almeno una volta, stretto in un abbraccio.
    Ma queste sono tutte fantasie mie, piccole luci che ho acceso in fondo al mio cuore tanto per dare un senso a questa mia squallida vita senza amore.
    Preferisco averti accanto alla mia anima come amico, è più facile da sopportare, anche se forse, dopo che avrai letto questa lettera, resterò solo un lontano ricordo e non vorrai avere più niente a che fare con me.
    Ti capisco, forse anche offeso, ingannato, ma mi è bastato.
    Ho cercato di restare in un angolo a guardarti, muto spettatore dello spettacolo più bello del mondo, ma sono troppo estroso per applaudire soltanto.
    Mi è bastato stare a guardarti mentre lavoravi, sono stato felice quando siamo andati a giocare, a mangiare insieme, i brevi tragitti in auto, la sigaretta consumata di fretta al freddo.
    Sarei stato ore ad ascoltarti, con quell’accento che da sempre mi piace.
    Ma tu non sarai facile da dimenticare. Quei sorrisi che mi hai regalato stanno tutti quà dentro,
    in quel muscolo tanto caro alla nostra sopravvivenza e che contiene tutte le nostre emozioni,
    grandi o piccole che siano, e più stanno là dentro e più assumono valore.
    Adesso tutto questo è lontano, chissà se troverò mai il coraggio di chiamarti o di scriverti.
    Ho paura che tu non lo farai e io non avrò la forza di farlo per primo, perciò aspetterò che sia tu a dare il primo cenno e più tempo passerà e più mi capaciterò che tutto è finito.
    Passerò in rassegna ogni fotografia fatta, cercherò di ricordare la parole dette dietro a quella circostanza.
    Mi farà compagnia il ricordo di quei giorni che la tua presenza e il solo esserci, hanno riempito quel vuoto che da troppo tempo alberga in me.
    Passerò il tempo nella speranza che tutto non sia andato perduto e nonostante la mia confessione, tu voglia ancora far si
    che nella tua vita, ci sia ancora un angolino libero per questo pazzo fiorentino che ha avuto l’unica colpa… di volerti bene!

    Con affetto.

    Dani

    Rispondi
  • 74. pasqualino  |  22 dicembre 2006 alle 10:56

    auguri di Buone feste a tutti !! 🙂

    Rispondi
  • 75. danielatuscano  |  21 dicembre 2006 alle 19:48

    Ma veramente io non riesco molto a commentare… talmente bella e piena d’amore questa lettera, come fai a definire “squallida” la tua vita? Io sono convinta che molti ti amino, ma vabbè, sono parole che non vuoi sentirti dire ora, lo so…

    Sarebbe, davvero, una magnifica lettera di Natale.

    Per ora non posso che dirti questo: se fossi stata il tuo amico veneziano, sarei più che orgogliosa di averti conosciuto. Buon Natale caro amico… 🙂

    Rispondi
  • 76. danielatuscano  |  23 dicembre 2006 alle 21:49

    LA VITA E’ UN DONO

    Nessuno viene al mondo per sua scelta, non è questione di buona volontà
    Non per meriti si nasce e non per colpa, non è un peccato che poi si sconterà
    Combatte ognuno come ne è capace
    Chi cerca nel suo cuore non si sbaglia
    Hai voglia a dire che si vuole pace, noi stessi siamo il campo di battaglia
    La vita è un dono legato a un respiro
    Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
    Ogni emozione che ancora ci sorprende, l’amore sempre diverso che la ragione non comprende
    Il bene che colpisce come il male, persino quello che fa più soffrire
    E’ un dono che si deve accettare, condividere poi restituire
    Tutto ciò che vale veramente che toglie il sonno e dà felicità
    Si impara presto che non costa niente, non si può vendere né mai si comprerà
    E se faremo un giorno l’inventario sapremo che per noi non c’è mai fine
    Siamo l’ immenso ma pure il suo contrario, il vizio assurdo e l’ideale più sublime
    La vita è un dono legato a un respiro
    Dovrebbe ringraziare chi si sente vivo
    Ogni emozione, ogni cosa è grazia, l’amore sempre diverso che in tutto l’universo spazia
    e dopo un viaggio che sembra senza senso arriva fino a noi
    L’ amore che anche questa sera, dopo una vita intera, è con me, credimi, è con me.

    Renato Zero
    🙂

    Rispondi
  • 77. Adele  |  1 gennaio 2007 alle 20:59

    BUONE FESTE A TUTTI!

    Vi rileggo con piacere ed emozione dopo una lunga assenza… il lavoro, le feste incombenti, persino un matrimonio si sono avvicendati nell’ultimo mese dell’anno, che è volato via senza quasi me ne accorgessi.

    E poi un giorno, il 21 dicembre per la precisione, arriva una telefonata… QUELLA telefonata! Io ero in un negozio intenta a pagare due paia di infradito… e quando ho risposto ho sentito dall’altro lato la voce oramai familiare dell’assistente sociale.
    Non posso raccontarvi gli istanti successivi perché non li ricordo proprio. Per fortuna ero con due amiche che hanno visto la mia espressione basita e mi hanno portata fuori dal negozio quasi di peso!

    Era lei: Rosa, la nostra bimba!!! E’ arrivata!!!

    Siamo andate a prenderla l’indomani all’una, all’istituto in cui si trovava. Quando me l’hanno messa in braccio mi ha guardata dritta negli occhi. Le avevano detto che saremmo andate a prenderla… E’ bella, ovviamente! E’ piccolina, ha due mesi ed essendo nata prematura è un po’ più minuta del normale. Le piace la musica e le piaccioni i colori vivaci.

    Ovviamente è un po’ una rivoluzione in casa. Intanto il cane ha fatto l’offeso per tre giorni; e poi ora c’è la sua voce, che ha cambiato l’atmosfera della casa. Ed è iniziata la litania della veglie notturne, le poppate, i rigurgiti, il singhiozzo, la stanchezza che sembra essermi entrata nelle ossa ma che si dissolve non appena Rosa accenna un tentativo di sorriso…

    Vi auguro quindi un anno all’insegna della gioia; quella gioia che è entrata in casa nostra con l’arrivo di Rosa. Vi auguro pace, in voi stessi, nelle vostre famiglie, coi vostri amici. Vi auguro di poter godere della bellezza della vita.
    Vi abbraccio, e se non mi faccio viva tanto spesso, abbiate pazienza!

    Adele

    Rispondi
  • 78. danielatuscano  |  8 gennaio 2007 alle 17:23

    Ciao a tutti, sono tornata ieri!

    Ho appena finito di leggere i vostri messaggi, ma mi ci vorrà la giusta calma per elaborarli tutti e rispondere come si deve. Certo che fra Adele, Dani e… Renatino, alla faccia di chi diceva che certi “individui” rovinano la famiglia… 😀

    Rispondi
  • 79. andrea  |  18 gennaio 2007 alle 16:50

    bentornata cara Daniela……

    Rispondi
  • 80. danielatuscano  |  19 gennaio 2007 alle 22:40

    …Volevo avvertire Daniele… che ho trasferito il suo post Alba Chiara qui, https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/08/gia-e-non-ancora/#comments : mi sembrava più adatto. 🙂

    Rispondi
  • 81. donatella  |  6 febbraio 2007 alle 22:43

    Mani

    Mani tese verso il silenzio …
    Mani che raccolgono pensieri…
    per ritrovare i propri sogni.
    Mani umide…
    umide di lacrime quando la tristezza vuole urlare
    il proprio dolore nel proprio silenzio !

    Rispondi
  • 82. danielebausi  |  15 febbraio 2007 alle 13:13

    UGUALI E DIVERSI

    Certi luoghi sono depositari di un qualche valore che oltrepassate quelle porte già lo dimentichiamo.
    Il giro di giostra della quotidianità, con i suoi mostri e parassiti, che inquinano il nostro tanto sospirato e raramente ottenuto quieto vivere, ci inghiotte come un mostro famelico venuto da altri mondi e ci costringe a tirare fuori il peggio di noi stessi. Così ci troviamo ad odiare, a non sopportare, ad uccidere, a picchiare, a scatenare la nostra incontrollabile rabbia verso il prossimo senza una vera ragione apparente: lo zingaro, l’ebreo, il “negro”, il ricco, il cinese, l’arabo, e via discorrendo. L’elenco potrebbe allungarsi ancora di molto. Per ognuno una motivazione che non voglio scrivere qui perché ognuno di noi ha la propria, la presunzione della ragione assoluta per odiare. Questo mondo istiga alla violenza razziale e non solo. Non passa giorno che i nostri tg non ci informino dell’ennesima strage in famiglia; dell’adolescente che ha accoltellato il suo coetaneo; le rivolte fuori dagli stadi; del ritorno delle brigate rosse, degli insulti e dei pestaggi ai danni delle persone di colore; degli stupri in pieno centro e in pieno giorno.
    Cosa sta succedendo a questo mondo?
    Cosa sta succedendo a noi esseri umani?
    Io non mi ritrovo più e non è la prima volta che lo dico, ma stiamo degenerando. Fin dove vogliamo arrivare, mi chiedo.
    Quando la mattina entro in reparto, mi trovo varie realtà che coesistono.
    I bambini di varie razze che giocano insieme senza distinzione di colore di pelle; ci gioca il bianco con il nero e il giallo.
    Magari non si capiscano, ma il loro linguaggio è universale e lingua del gioco è comprensibile a tutti. Si è perduto, negli adulti, quel linguaggio; nella fretta di crescere, di diventare maturi e saggi; essere grati a quell’esperienza che ci fa tanto essere superiori mentre dentro di noi non facciamo altro che accrescere, coltivare e nutrire del marcio che poi si scatena in odio.
    Quell’odio che poi riversano anche sui loro stessi figli abusando di loro, violentandoli, picchiandoli e quando va meglio, lasciati alla mercè di una tv spazzatura dove imparano solo violenza e cattiverie e poi ci meravigliamo se vanno a scuola armati di coltelli.
    Ci sentiamo offesi se qualcuno ci dice che siamo ancora dei bambini; io ci tengo ancora molto ad esserlo e non mi offendo per niente, tutt’altro, lo prendo per complimento.
    Confrontarsi con realtà diverse dalle nostre; conoscere usi e costumi di altri popoli; arricchirsi di esperienze che vengono da altri paesi non fa altro che farci crescere, aiutare di più a comprendere, farsi una cultura un po’ più aperta che non quella ristretta solo al nostro paese. Abbiamo dimenticato cosa potevamo imparare dall’arte che la nostra bella penisola ci ha offerto.

    E’ così bello stare seduti accanto al bimbo romeno che parla perfettamente l’italiano mentre la madre conosce a malapena tre o quattro parole; giocare con lui con il computer che insegna le parole e vedere il suo sorriso e i suoi occhi illuminarsi di gioia quando le scrive correttamente.

    Parlare con il padre del bimbo tunisino e scoprire lati dell’islamismo che non sono solo quelli del terrorismo e degli attentati, capire il perché delle loro azioni.

    La madre completamente velata e vestita di nero che culla il suo piccolo che ha perso le mani nell’esplosione di una mina anti-uomo.

    Condividere il dolore di una famiglia poverissima, dove il loro unico figlio tredicenne oltre ad avere i tre quarti del corpo ustionati ha anche un tumore.

    Il padre curdo con i suoi tipici baffoni neri che sembra più vecchio della sua età, che tiene in braccio il suo piccolo e che mentre ti avvicini con la borsa dei giochi, nell’incrociare i suoi occhi, rivedi la storia di un popolo massacrato dalle folli idee di un dittatore.

    E potrei continuare ancora a lungo perché cose così capitano ogni giorno. Tante genti, tanti popoli, tante storie diverse ma accomunate dalla stessa sorte e uguali nelle speranze che, usciti di lì, tornino a giocare, a correre, a gridare forte; uguali nell’essere bambino.

    Cosa darei perché un po’ di quella spontaneità rimanesse dentro di noi anche quando siamo cresciuti, quando si diventa uomini e la sete di potere ci contamina fino al punto di farci diventare freddi e crudeli. Contagiati dal denaro delle futilità; dai commerci illegali di droga, armi, feti. Armiamo un popolo di idee di grandezza, convincendolo ad ammazzare i suoi simili perché così sarà libero e non avrà più fame, mentre a sua volta diventerà schiavo di quella potenza che lo ha armato.
    Non conosciamo più il segreto di un abbraccio sincero, di un sorriso spontaneo, dell’amarci davvero senza convenienze. Ci guardiamo in cagnesco e se posso usare prepotenza su di te non ci penso su due volte per esserlo.
    Io non voglio crescere, non voglio infangarmi di più di quanto non lo sia già. Voglio che la mia mente lotti ancora per restare il più possibile ancora un bambino, perché il mondo degli adulti mi spaventa; non voglio diventare come loro. No! Non voglio e finche mi sarà possibile, non lo farò.

    Rispondi
  • 83. lea  |  6 marzo 2007 alle 22:28

    Il mondo non è così nero. Non solo così nero. Da bambini si sogna quel che gli altri ci fanno vedere nella loro bontà. Quei sogni diventano i nostri ideali, i nostri valori. Poi, crescendo, sbattiamo spesso contro la dura realtà, senza rinunciare a “sognare” e a lottare perché pensiamo che siano solo incidenti di percorso… Diventiamo adulti, davvero, quando sappiamo guardare alle cose più efferate senza rinunciare a lottare perché i nostri ideali si avverino, migliorando la terra. E forse la vecchiaia comincia quando impariamo a “dire sì” a tutto, anche al male che vive nel mondo. Senza più contrastarlo con forza, senza più “resistenza” direbbe Bonhoeffer, ma nella “resa” che porta la firma della debolezza di Dio: il misterioso “sì” di Dio al male, il “sì” di Maria sotto la croce, il “sì” di Gesù su quella stessa croce. Ma questo è dono dei santi.

    Rispondi
  • 84. danielebausi  |  31 marzo 2007 alle 17:59

    QUESTA E’ LA MIA VITA

    Forse è vero, forse non lo è.
    Ho camminato fino ad oggi in un vicolo cieco, credendo di essere solo una delle tante ombre senza significato. E forse lo sono. Ma non riesco ancora a rendermi conto del cambiamento che la mia vita mi sta ponendo davanti. Da quel fatidico viaggio in Brasile, dalla realtà povera ed emarginata, dove un ragazzino viene a venderti la sorella per guadagnare qualcosa per sfamarsi.
    Cosa è successo dentro di me? Perché sono rimasto ignaro della mia mente mentre il mio inconscio gli mandava segnali? Perché me ne sto rendendo conto solo adesso?
    Non ho risposte. Posso solo provare a ripercorrere le strade del mio vissuto e cercare una risposta.
    La mia famiglia è stata una famiglia seria, senza divorzi ne litigi, oggi direi un po’ troppo sopra le righe, perchè tanti problemi che si sono presentati, fossimo stati coinvolti anche noi figli, forse si sarebbero potuti risolvere. Ma a questo non c’è risposta.
    Secondo figlio, con una sorella di 11 anni più grande di me che quando avevo 9 anni, se ne è andata di casa perché sposa. Ho continuato a crescere nella solitudine e nella mancanza di un abbraccio perché questa era la filosofia di vita della mia famiglia. Io invece crescevo con un assoluto bisogno di quell’abbraccio, di sentirmi dire ogni tanto anche un “bravo” per aver fatto qualcosa di buono.
    Invece non andava così. I buoni risultati a scuola erano un dovere, il resto, un piacere.
    Gli anni dell’adolescenza sono stati quelli più duri perché ho dovuto affrontare i fantasmi di quell’età senza riferimento alcuno. Uno su tutti, l’omosessualità. Non era facile capire di essere diverso dagli altri, essere emarginato dai compagni di scuola e quindi non avere amici. Scuole medie e superiori senza che nessun compagno ti inviti alle feste o a studiare insieme. Nascondere l’imbarazzo dopo l’ora di ginnastica quando tutti i tuoi compagni sono sotto la doccia e tu vorresti sprofondare. Sono stato bocciato anche per questo, ginnastica non la facevo mai.
    Ma più di tutti soffrivo per una mancanza di dialogo. Non sapevo con chi parlarne, con chi confrontarmi, con chi scoprirmi. Nessuno che mi dicesse se tutto questo era giusto o sbagliato ma soprattutto che mi facesse sentire meno solo.
    Mi sentivo solo in famiglia, a scuola, per strada, al lavoro. Ho cominciato a lavorare a 16 anni in un negozio di merceria in centro. Il mio modo di essere non mi faceva stare sereno e il fatto che potessero scoprire il mio segreto, mi preoccupava tantissimo. Credevo che una volta scoperto, mi licenziassero.
    Dopo due anni sono partito per il servizio miltare. Destinazione, corpo degli alpini. Finalmente sarei stato lontano da tutto e da tutti e libero di vivere la mia vita. Non avevo paura di cosa potesse succedere lì dentro. Mi ero prefissato di fare tutto ciò che volevano senza controbattere, senza reagire, solo così sarei stato lasciato in pace. Non fu così, perché ogni giorno che passava, più forte diventava l’amicizia con i commilitoni e a nessuno importava come fossi o cosa facessi. Per la prima volta in vita mia mi sentii considerato, accettato per come ero, per ciò che trasmettevo, per ciò che davo con la mia personalità. Scoprii di essere un ragazzo simpatico e brillante, che stava bene con gli altri e gli altri stavano bene con me. Avermi in compagnia voleva dire divertimento assicurato. Io ero stravolto. Fino ad allora avevo vissuto di solitudine e adesso mi trovavo al centro dell’attenzione. Come poteva essere successo? Non lo so, non lo so; come non lo sapevo allora, non lo so nemmeno adesso. Ma probabilmente, come ho detto all’inizio, il mio inconscio mandava segnali che non mettevo in luce. Ma come tutte le cose belle, durano poco.
    Dopo il congedo tornai nella mia triste realtà del lavoro, del niente amici, dell’appiattimento totale. Della depressione. Non riuscivo a capire le persone che mi circondavano. La freddezza e l’indifferenza di chi mi stava accanto era tale da abbattermi. Cercavo di farmi nuovi amici, anche con ragazzi che lavoravano vicino a me, ma dopo un paio di volte che si usciva, tornava il buio. Sparivano nel nulla come se niente fosse.
    Da lì cominciò il mio declino, scivolavo sempre più in basso perché la mia mente si rifiutava di comprendere come mai durante l’anno di leva ero così apprezzato, e nella quotidianità così indifferente.
    Conobbi un ragazzo di vita in quel periodo. Mi portò a conoscere la sua compagnia e cercò di inserirmi. Non fu difficile inserirsi in una compagnia del genere perché eravamo tutti omosessuali e quindi già “reietti” dalla società. “Gente disprezzata e messa al bando, emarginata” e quindi confortata solo dai propri simili. Le domeniche pomeriggio le passavo con tutti loro al parco, luogo rinomato del vizio. Alcuni di loro si prostituivano, altri si davano a passanti casuali, gratis, ed io sedevo su un grosso tronco d’albero a guardare questa strana fauna di persone.
    Le mie giornate passavano così senza senso. Lavoro, casa, domeniche pomeriggio al parco, quando non andavo allo stadio a vedere la partita.
    Il passo successivo fu quello di passare dallo stare seduto sul tronco dell’albero a quello di un sedile reclinabile di un auto. Cominciai anch’io l’attività di prostituto. In fondo guadagnavo soldi per godere quindi che male c’era. Ogni tanto mi procuravo anche del fumo, con i soldi delle marchette, che poi dividevo con i miei compagni.
    Tutto questo durò per un intera estate, fino a quando un ragazzo che lavorava davanti al negozio dove lavoravo io, non mi chiese di andare a mangiare una pizza con lui e con un altro suo amico.
    Il 6 settembre del 1985 diedi addio a quella vita per cominciare a seguire colui che poi definirò come “angelo custode”. Da quella sera uscimmo sempre insieme, tutte le sere. I lunedì mattina andavamo a correre, tre sere a settimana in palestra, per qualche estate anche in vacanza con tutta la sua famiglia anche se qualche maldicenza si faceva sul mio conto. Suo padre non era molto contento che mi frequentasse per via delle voci che circolavano sul mio conto. Lo metteva sull’attenti riguardo i sospetti che aveva, e lui lo tranquillizzava dicendogli che il mio comportamento, nei suoi riguardi, era più che rispettoso.
    Stavo rinascendo grazie a lui.
    E’ stato l’amico che avevo bisogno; mi ha preso per le braccia e tirato fuori dal fango. Da quel momento la mia vita prese un’altra svolta. Nel gennaio del ’91 mia madre venne a mancare. Poteva essere di nuovo il declino che mi portava alla deriva. Non fu così. Decisamente detti un taglio alla mia vita di paure e clandestinità e affrontai la realtà. Con quei pochi amici che avevo, mi rivelai. Alcuni rimasero, altri se ne andarono. Affrontavo il tutto con fierezza e anche la mia sessualità non era più un problema. Mi resi conto che così ero e così avrei dovuto vivere e quindi cominciai anche ad accettarmi. Non avevo più paura di frequentare certi luoghi e di venir scoperto. In fondo se venivano persone che mi conoscevano, voleva significare che anche loro avevano a che fare con il luogo. Quindi da quel momento, testa alta. Dovevo essere me stesso fino in fondo e a chi non stava bene, poteva girare al largo, ma almeno avrei vissuto la mia vita in modo sereno.
    Oggi sono un uomo adulto, non vado fiero del mio passato ma neanche lo rinnego. Credo che siano stati passi importanti nel mio cammino. Un bagaglio di esperienze che mi hanno portato a capire cosa è bene e cosa è male, cosa sia giusto e cosa no, a scegliere, a diventare più ricco nel mio io, ad essere un uomo libero perché non mi sono mai piegato davanti a niente. Ciò che ho fatto l’ho fatto perché ho scelto di farlo e non perché qualcuno me lo ha comandato. Ringrazio Dio per non essere mai scivolato nella droga o di essere diventato un delinquente. Anche quando mi prostituivo o fumavo erba, lo facevo solo sulla mia pelle. Quei segni sono ancora molto ben visibili, testimoniano anni passati alla ricerca del mio io. Oggi l’ho trovato, sono sereno, perché felice, nel mondo di oggi, è una parola grossa. Vivo la mia vita con gioia, faccio quello che mi piace, ho un lavoro rispettabile, faccio teatro che amo. Sono volontario in un associazione che presta servizio negli ospedali ed io lo faccio in quello pediatrico. La mattina del lunedì non corro più, ma gioco con i bambini ricoverati.
    Ho due figli adottivi: uno in Nepal, si chiama Roshan ed ha 8 anni; l’altro lo sostengo con l’associazione Prometeo di Max Frassi che si occupa dei bambini ricoverati nell’ospedale Budimex in Romania. Sempre con l’associazione Prometeo, con il gruppo giovani della mia associazione di volontariato, stiamo sostenendo un altro bimbo dell’ospedale Budimex.
    In amore ho avuto alti e bassi, ma d’altronde non si può avere tutto. Mi piacerebbe molto e lo desidero con tutto me stesso che presto ci possa essere qualcuno al mio fianco per condividere tutto l’amore che porto dentro, ma sembra che ogni storia sia segnata da una mancanza di fiducia e di rispetto quasi incomprensibili. Eppure io cerco di essere sempre molto chiaro riguardo ai miei sentimenti ma pare che questo spaventi. Oppure è per via del mio aspetto grassottello e panciuto? Non sono certo il modello da palestra, ma per piacere dobbiamo per forza rimanere attaccati ai canoni del corpo perfetto, palestrato, tutto muscoli? E’ più importante l’apparire che l’essere? Allora se è così sarò destinato a rimanere sempre solo, ma spero proprio che non sia così.
    Godo di buona salute e la mia più grande gioia adesso è questa: non c’è altro di più importante nella mia vita che regalare un sorriso ad un bambino.
    Tutto il resto è zero.

    Rispondi
  • 85. Antonio  |  4 aprile 2007 alle 22:48

    Bel Blog.
    Sto facendo una cosa nuova a Bresso. Ti lascio l’ Url del sito per venire a vedere.
    Forse puoi partecipare e darmi una mano?

    Grazie

    T.

    Rispondi
  • 86. patricia  |  6 aprile 2007 alle 1:56

    la voce del silenzio :

    Per 5 o 6 ragazzi non se puoi giudicare a tutta una scuola

    o si?

    sono tutti colpevole di tanto male ?

    se sta giocando con la mente
    con la diversita

    la scuola se lava le mani
    la madre se lava le mani

    vorrei vedere a tutti altri di questa scuola
    uniti ..per strada …per dire no

    NON SIAMO TUTTI !!

    IN UN SALOON DI SCUOLA SONO PIU DE 40 ALUMNI

    MICA SE PUOI SAPERE COSA LE SUCCEDE A OGNI UNO

    MICA HA TEMPO UNA MAESTRA A PARLARE CON OGNI UNO
    GIA CHE DEVE CORRERE DI UNA SCUOLA A ALTRA PER GUARAGNARE UN PO IN PIU…

    LA TRISTEZA PER QUESTO RAGAZZO CHE HA FINITO CON
    SUA GIOVANNE VITA COSI
    COLPISCI A TUTTI

    MA QUALE EL ESEMPIO ? SI LA DESTRA E LA CHIESSA
    FA ANCHE LORO QUESTA INTOLERAZA SU LO DIVERSO?

    MI SPIACE PER LUI

    CHE NON HA CAPITO IN POCHI ANNI …
    QUAL E LA REGOLA DI QUESTO GIOCO.

    BHU
    IO SOLA CREDO MI CAPITO ..
    MA NO IMPORTA …
    MI VOLEVA SFOGARMI SU QUESTO
    CHE MI HA GIRATO IN TESTA TUTTO IL GIORNO OGGI

    PATO

    Rispondi
  • 87. ernesto  |  6 aprile 2007 alle 10:55

    scusa pato ma non ho ben capito e comunque non sono daccordo.
    lo so anch’io che in una scuola non si può dar retta a tutto quello che succede ma il punto è chiedersi se si fa abbastanza in generale per proteggere i ragazzi omosessuali o presunti tali.
    a mio parere no, io ricordo di essere stato molto deriso ed emarginato e a quanto pare non sono l’unico.
    PER FORTUNA AVEVO LE CANZONI DI RENATO CHE MI TENEVANO COMPAGNIA, SE NON CI FOSSE STATO LUI IN QUEI MOMENTI NON SO COSA AVREI FATTO!!!!!!!
    a me non interessa se Matteo fosse gay o no, ma m’interessa molto di più una società che dice di essere progredita e nel frattempo continua a considerare l’omosessualità come una vergogna che porta al suicidio.

    Rispondi
  • 88. Erica  |  12 aprile 2007 alle 15:20

    mia madre vuole morire ed io non ho il diritto di fermarla….
    mia madre vuole morire e quando la guardo negli occhi mi accorgo che è già lontana
    mia madre vuole morire ed o non so a quale lacrima aggrapparmi perchè ho perso la consolazione del pianto…
    mia madre vuole morire ed io mi spengo lentamente mentre spalanco gli occhi asciutti al mondo….
    mia madre vuoel morire…a chi griderò il mio dolore?

    Rispondi
  • 89. patricia (pato)  |  13 aprile 2007 alle 2:26

    ernesto :

    sto con te
    securo no mi hai capito
    quello che voleva dire
    e che sto male perche la scuola fa finta di niente…

    la madre di questo ragazzo lo mette propio in un plano
    dove non se capisce niente…

    vorrei dire…

    qualcosa manca in la scuola

    e che si una maestra ha piu de 40 ragazzi in sua mani
    mai puoi sapere cosa le accade a ogni uno….

    io mi ricordo che la mia maestra ..sapeva
    di me…della mia famiglia
    de miei problemi

    e ogni tanto mi domandava …cosa mi succede che sto
    cosi giu…

    oggi una maestra…entra..da la catedra e vai via
    correndo a altra scuola …
    perche il suo stipendio non resta per arrivare a fine messe..

    non e colpa della maestra….
    e colpa di questa societa che sta ogni giorno piu sola….

    che gia non c’e un maestro….!!

    e quindi ?

    tu hai la fortuna de trovare in Renato il tuo Maestro

    altri securamente ancora sono soli…

    molto soli

    come questo ragazzo
    che non ha parlato forte su quello che le girava in dolore
    in mente..

    si me leggi piano piano ..securo puoi capire…

    parole per parole….

    mi spiace tanto….
    per lui

    e per tanti altri “LUI” che ancora sono la voce del silenzio ..

    pato 🙂

    Rispondi
  • 90. Agazio  |  18 aprile 2007 alle 14:00

    Patricia, la tua lettera mi ha davvero commosso!
    Un abbraccio da un calabrese di Monasterace!

    Rispondi
  • 91. patricia  |  19 aprile 2007 alle 21:13

    ma davvero sei de MONASTERACEEEEEEEE???????

    CHE NON TE POSSO CREDERE

    DOVE SEI ADESSO?

    SEI LA? SEI A MONASTERACE?

    AGAZIOOOOOO

    CHE BELLO SENTIRE IL NOME MORASTERACE QUI
    E BADOLATO ?
    COME STA TUTTO LA

    SCRIVIMEEEEE

    RENATOZEROPATO@YAHOO.IT

    RACCONTAMIIIIIIIIIII

    PATO:))))))

    Rispondi
  • 92. danielatuscano  |  20 aprile 2007 alle 6:31

    Antonio, ti ho scritto una mail! 🙂

    Rispondi
  • 93. Antonio  |  20 aprile 2007 alle 7:42

    Zinker scrive………

    Se l’ uomo della strada fosse alla ricerca del proprio io, quali pensieri-guida troverebbe per cambiare la propria esistenza?
    Forse scoprirebbe che il suo cervello non è ancora morto, che il suo corpo non è ancora inaridito e che, in qualunque situazione si trovi, è ancora l’ artefice del proprio destino. Può cambiare questo destino prendendo la decisione di cambiare seriamente se stesso, combattendo le sue meschine resistenze al cambiamento e la paura, imparando a conoscere meglio la propria mente, provando a comportarsi in modo da soddisfare i suoi veri bisogni, compiendo atti concreti anzichè limitarsi a vagheggiarli…..

    Rispondi
  • 94. danielatuscano  |  21 aprile 2007 alle 7:42

    …ne ho parlato proprio ieri a scuola… 😉

    Rispondi
  • 95. Antonio  |  21 aprile 2007 alle 8:44

    Don Juan dice………

    Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili.

    Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via.
    Se sentite di non doverla seguire, non siete obbligati a farlo in nessun caso.
    Ogni via è soltanto una via.

    Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore.
    Ma la decisione di continuare per quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ ambizione.

    Vi avverto:
    Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario.
    Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi.

    Questa strada ha un cuore?

    Tutte le strade sono uguali. Non conducono in nessun posto.
    Ci sono vie che passano attraverso la boscaglia, o sotto la boscaglia.

    Questa strada ha un cuore?

    E’ l’ unico interrogativo che conta.
    Se ce l’ ha, allora è una buona strada.
    Se non ce l’ ha, è da scartare.

    Rispondi
  • 96. Antonio  |  26 aprile 2007 alle 3:37

    La storia di un’ anima è quella del tributo d’ amore che l’ uomo dà a se stesso e agli altri: non esiste altra forma di carità nè di dovizia.
    In ogni angolo del nostro sapere si consuma la primogenitura del bene.
    In questi anfiteatri di gloria dolgono invece le nostre menzogne: il tributo che si può dare a Dio è solo la semplicità dell’ amore e il dolore di vederlo morire sul suo nascere come un bambino, di vedere incenerire il nostro linguaggio prima che tocchi il gaudio della logica e prima che si sia affannato a trovare la ragione.
    Per questo solo sentimento si può anche fare ardere il cuore.
    L’anima è una specie di inceneritore del corpo, un gesto sublime contro l’ empietà della vita.
    In senso assoluto l’ anima nega la morte come portatrice di una fine perchè il suo silenzio è eterno.

    Per Daniela……la mail non l’ ho ricevuta.
    Anch’ io ti ho scritto.
    Prova a scrivermi dal forum. Forse ho segnato male l’ indirizzo mail.

    Rispondi
  • 97. Antonio  |  3 maggio 2007 alle 6:30

    Vorrei una casa grande………….con tanta gente……….
    e dove nessuno sia solo!

    Questa frase tutto ciò che mi ricordo di un sogno che ho fatto quand’ ero bambino…….e che spero di realizzare!

    Vi abbraccio tutti.

    T.

    Rispondi
  • 98. danielatuscano  |  3 maggio 2007 alle 7:05

    Molto bello questo tuo pensiero, Antonio. Della “grande casa accogliente” ho parlato proprio nell’ultimo articolo pubblicato dalla “mia” rivista, e anche qui, trovi un breve scritto… https://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/01/la-casa-della-sciura-puntata-daniela-e-il-suo-ricordo/ 🙂

    Rispondi
  • 99. Antonio  |  10 maggio 2007 alle 5:32

    Ci sono frasi che si stampano nella mente e non riesci più a dimenticare.
    Si può dire che “modellano” la storia di una persona e che ne guidano la storia.

    In particolare ci sono due frasi davvero importanti nella mia vita, cadute nell’ anima e sedimentate nel tempo, quasi senza ragione:

    …..la vita è un soffio di gioia e di dolore,
    è un insieme di attimi,
    è il grande cuore del mondo.

    Buona giornata.

    T.

    Rispondi
  • 100. hania  |  10 maggio 2007 alle 6:59

    Grazie, Daniela, sorprendente, incredibile creatura, più fragile di tutti, più forte di tutti…

    Rispondi
  • 101. Nik  |  18 maggio 2007 alle 10:41

    Ma insomma…che t’hanno fatto sti maschietti…
    Dite tutte la stessa cosa…Gli uomini veri forse non ci sono piu forse perchè le donne vere che dovrebbero riconoscerli si sono ormai estinte. I diritti della donna son sacrosanti (grazie per ciò ch’hai scritto sulla vicenda di Hina) , le offese e le generalizzazioni sull’uomo risultano forse un po’ ripetitive e noiose. Svegliaaaaa! Anzi no, svegliamoci!!! 🙂

    MySpace URL:

    http://www.myspace.com/117900757

    Rispondi
  • 102. Antonio  |  21 maggio 2007 alle 18:23

    Ritengo il sito che segnalo di seguito molto importante.
    Ci sono dei momenti in cui ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità per migliorare la propria vita, e quella del paese.

    Questa è una di quelle volte:

    http://www.unparlamentodicittadini.net

    Ciao a tutti

    Antonio

    Rispondi
  • 103. Erica  |  25 maggio 2007 alle 12:12

    Dani!!!!!!!!!!!!!!!ho provato a chiamaerti. toi ho mandato un messaggio e un mp…..ti prego chiariamo la cosa??? c’è un incomprensione di fondo!!!!!! e non voglio perderti per un errore di un server!!!!!ti prego…ripondimi almeno con un sms!!!!….io ti voglio bene e lo sai!

    Rispondi
  • 104. Tony  |  2 giugno 2007 alle 8:51

    A mio giudizio è stata una grande testimonianza di un problema che esiste dentro e fuori dalla Chiesa.
    Spero che questo documento televisivo serva per dare coraggio alla più grande istituzione religiosa, stimata ed amata per tantissime ragioni, a volte vittima del proprio successo.
    Ho ancora negli occni l’ immagine della lettera indirizzata alla sede vaticana e tornata al mittente senza essere stata aperta.
    Una prova inconfutabile di una realtà da migliorare.
    Di seguito vi lascio il link di un articolo che ho trovato “equilibrato” che tratta di questo problema

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/02/grasso_monsignor_fisichella.shtml

    Buona giornata

    Tony

    Rispondi
  • 105. donatella  |  16 giugno 2007 alle 9:14

    Il mio Spazio

    Stanotte,
    fra le mie braccia mi hai amato,
    io ti ho adorato.
    Tu,
    lo chiami nuvola questo sentirti
    desiderato.
    Come non ti accadeva da tempo!

    Chi sa,
    mio dolce cavaliere..
    se nel tuo quotidiano,
    amerai pensarmi.
    Per un solo istante.
    Le ore del tempo portano banalità!
    Nel mio spazio,
    Tu sei… Amore!

    Rispondi
  • 106. GANIMEDE  |  2 luglio 2007 alle 13:26

    “Essere o non essere, questo è il problema.

    E’ forse più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito,

    le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o imbracciar l’armi,

    invece, contro il mare delle afflizioni, e, combattendo contro di esse metter loro una fine?”

    ( William Shakespeare – Amleto )

    Come trascorre il tempo, trent’anni della mia vita sono passati come un soffio; eppure è come se il tempo per me si fosse fermato. Mi sento chiamato a fare un primo bilancio della mia vita, a pesare, proprio come su di una bilancia, la mia esistenza, tutto il mio passato. “Signore, insegnami a contare i miei giorni e giungerò alla sapienza del cuore” (salmo 90,12). Ed è normale che, voltandomi indietro, io riveda e rilegga tutti gli avvenimenti della mia vita e mi accorga che Ganimede vive lentamente i suoi giorni, come se fosse in ritardo, senza fretta; il tempo passa ma lui cammina piano, ha bisogno del suo tempo prima che proceda spedito sui suoi passi, verso la strada della vita, e sembra quasi fermo a volte, come ad aspettare che qualcosa accada ancora…

    Si il mio cuore è fermo davanti ad uno specchio, la mia immagine vi si riflette ancora da quasi sei anni, da quando ho “scoperto” la mia “diversità”. Mi sono scoperto un’altra persona, la quale ha convissuto segretamente dentro di me. Una realtà che a tratti in tutti questi anni affiorava, ma che non osavo chiamare per nome: … Omosessualità!

    La mia prima reazione fu di rifiuto: “non può essere!” mi dicevo. Eppure, quando chiamai per nome questa realtà che prima non sapevo definire, tutto mi era chiaro. Alcune domande ebbero subito una risposta, e dovetti ammetterlo a me stesso.

    Ma altri interrogativi nacquero subito dentro di me, domande ancora più profonde, esistenziali. E mi rivolsi a LUI, a colui che solo poteva darmi le risposte. Ma LUI taceva e non capivo il perché. Più lo chiamavo e più “sentivo” il silenzio.

    Ricordo ancora i pianti, i singhiozzi nella notte, le grida smorzate per non svegliare nessuno. Ma LUI continuava a non rispondermi …

    Allora un giorno – lo ricordo ancora – lo “guardai” negli occhi e lo insultai, mi arrabbiai, lo offesi, perché LUI mi aveva fatto così, aveva permesso questo nella mia vita e non si degnava neanche di rispondermi!

    Decisi allora di fare di testa mia, di ricominciare da capo, di capire per conto mio. Furono mesi di grande sofferenza, di travaglio interiore, fino ad arrivare sull’orlo di una crisi di nervi…

    In questi mesi lessi molto, andai per le librerie della mia città per cercare sugli scaffali le risposte alle mie domande.

    Ma non mi bastava, dovevo incontrare i miei simili e, chattando, iniziai ad incontrare qualcuno (loro forse non lo sanno, ma oggi posso dire che mi hanno aiutato tantissimo; alcuni di loro sono tuttora miei Amici). Mi sono confrontato con loro ed ho scoperto un mondo sconosciuto, fatto non solo di grande sofferenza, ma anche di colore, di sapore, di allegria. Ed ho scoperto anche che esistono tante omosessualità, come se si potesse “inventare” la propria identità.

    Trascorsero così i primi mesi, tra libri ed incontri al buio.

    Dopo qualche tempo, sentii il bisogno di dirlo ad alcuni dei miei Amici, sapevo che potevo contare su di loro e che non mi avrebbero giudicato o allontanato. E sentii ancora più forte il loro Amore.

    Un giorno, mentre camminavo in centro, mi trovai davanti ad una Chiesa e, quasi come “chiamato”, entrai. Vidi un Sacerdote che confessava, allora mi inginocchiai davanti a lui e come un fiume in piena parlai … parlai … parlai … Al termine della Confessione sentii il mio cuore più leggero e percepii nuovamente la SUA Voce.

    Compresi che LUI non aveva mai smesso di parlarmi e non mi aveva abbandonato: mi sentii nuovamente AMATO!

    Rispondi
  • 107. lorenzo  |  3 agosto 2007 alle 18:50

    Ciao! Bel blog. Spero di tornarci presto. Buone ferie

    Lorenzo

    Rispondi
  • 108. danielebausi  |  4 agosto 2007 alle 11:29

    Sulle tracce di…GESU’

    L’emozione era forte; tanto da non farmi perdere neanche un minuto nel decidere di partire appena vista la proposta sul depliant.

    L’offerta era valida e il desiderio era ancor di più. Erano anni che volevo visitare quelle trerre ma i percorsi politici hanno ridotto di molto le possibilità.

    Più si avvicinava il giorno della partenza, più la tensione saliva: così lontano, da solo, in una terra molto dibattuta tra attentati e guerriglia, ma ormai era fatta. Ero pronto! Anzi no, non lo ero!

    Il ritrovo era all’aeroporto di Fiumicino alle 6,15 di giovedì mattina presso l’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi.

    Con gli occhi ancora abbottonati dal sonno, cercavo di scrutare le tante figure che popolavano l’ufficio nel via vai della raccolta dei documenti e della bandana gialla che ci avrebbe contraddistinto da tutti gli altri viaggiatori.

    Poiché ero solo, avevo chiesto l’abbinamento in camera d’albergo e cercavo di capire chi potessero essere gli altri viaggiatori solitari.

    Nel gruppo si contraddistinguevano alcuni preti di una comunità che saprò essere presente in Puglia e in Messico. Un Vescovo brasiliano con due padri e quattro seminaristi e altri come me. Un ragazzo, apparentemente distaccato e solitario, cattura la mia attenzione e così mi avvicino e mi presento. Si chiama Giorgio, rumeno, 22 anni ed è solo. O meglio, con il gruppo della parrocchia della comunità pugliese che ha raccolto ben 22 persone sulle 47 totali.

    La sera in albergo saprò che uno dei due con i quali dividerò la stanza. Al gate, in attesa di partire faccio conoscenza con un altro ragazzo che è da solo: Mirko, 30 anni, calabrese. Lui sarà il secondo con il quale dividiamo la camera.

    Con un’ora di ritardo finalmente ci imbarchiamo e con sole tre ore di volo raggiungiamo Tel-Aviv.

    Sono arrivato in Israele; ancora non ci credevo. La nostra prima destinazione è Nazareth, ma prima ci fermiamo a visitare la chiesa che ricorda il profeta Isaia e lì celebreremo la prima messa.

    Sono cosciente del fatto che la mia scelta è caduta su un pellegrinaggio in Terra Santa, sarà tutto nuovo e da scoprire, come le messe, le preghiere, ecc.

    A Nazareth alloggiamo in una specie di albergo. Sono strutture del tutto simili, solo un po’ più dimesse. La nostra stanza è molto grande e in tre ci stiamo comodamente. La stanchezza fa si che ci addormentiamo quasi subito. Il giorno seguente sarebbe cominciato il nostro pellegrinaggio.

    Una buona colazione e partenza per visitare gli scavi della città dei genitori della Madonna. Il pomeriggio visita alla basilica dell’Annunciazione.

    Un imponente chiesa strutturata su due piani; scendiamo di sotto dove si celebrerà la messa e poi raccoglimento e preghiera nella grotta dove a Maria apparve l’Angelo. Anche io seguo il gruppo e dopo la messa vado a pregare nella grotta. Lascio il posto a chi è dietro di me, risalgo le scale, incontro il Vescovo che aveva celebrato la messa e mentre mi avvio verso l’uscita, dal fondo dello stomaco mi sale un groppo che sfocia in un pianto a dirotto. Cerco di reprimerlo, ma inutilmente. Mi inginocchio davanti alla ringhiera e con lo sguardo continuo a guardare verso la grotta mentre le lacrime scendevano copiose. Ero sorpreso di questo fatto perché inaspettato. Non capivo perché ho cominciato a piangere senza motivo alcuno. Non stavo pensando a cose tristi, ma soltanto a dov’ero e a cosa stavo vedendo. La sera in camera ho raccontato l’episodio ai miei compagni. Abbiamo parlato di fede, di vita, di percorsi per quasi due ore. Una chiacchierata che mi ha fatto capire in che stato di confusione fossi riguardo la mia fede. Mirko mi ha consigliato di parlarne con uno dei padri per sentire la sua versione della cosa. Così ho fatto. La mattina successiva, dopo la visita e la messa sul Monte delle Beatitudini, ho parlato con padre Giacomo, il più giovane presente e quello con il quale mi sentivo più attratto. Mi ha detto che il Signore ti parla in molti modi diversi se hai il cuore aperto verso di lui. E questo è stato un modo. Un pianto liberatorio e di gioia.

    La sera, dopo cena, e dopo quasi trent’anni che non lo facevo, mi sono confessato.

    Non è stata una vera e propria confessione, direi piuttosto una lunga chiacchierata sulla mia vita, sui miei percorsi di fede, del perché mi sono allontanato e del perché mi sono riavvicinato; del mio lavoro e del volontariato, dei figli adottati a distanza e altro ancora.

    Tutto questo non era nella mia mente prima che partissi. Se qualcuno mi avesse detto che avrei pregato più volte al giorno e addirittura confessato, non gli avrei dato credito.

    Sono partito per visitare quei luoghi, in forma culturale, ma è impossibile restare indifferenti se tu hai il cuore aperto.

    Ogni giorno pregavo senza più fatica, con volontà e lasciavo aperta la mia anima e il mio cuore a ciò che gli occhi vedevano; un turbinio di emozioni e ancora qualche lacrima.

    Ho attraversato in barca il Mare di Galilea dove Gesù camminò sulle acque; sono ridisceso a piedi dal Monte delle Beatitudini; ho pregato nell’Orto degli Ulivi, ho pianto e pregato sul buco dove è stata piantata la Croce; mi sono emozionato e ho pregato nella grotta della Natività, ho fatto il rinnovo della promessa battesimale nel fiume Giordano; sono salito in alto, su una collina, nel deserto delle Tentazioni, ho fatto la comunione nella grotta del Cenacolo dove si svolse l’Ultima Cena e ho visto il luogo dove Gesù apparve agli Apostoli per la prima volta dopo essere Risorto.

    Israele è uno stato bellissimo: ci sono angoli di una bellezza incredibile. Gerusalemme è una città di enorme fascino. Gli israeliani sono molto gentili e disponibili, un po’meno gli arabi che condividono questa battagliata nazione.

    Trovarsi di fronte al muro del pianto è di un emozionante unico. Alle due estremità ci sono le sinagoghe dove vanno a pregare in caso di pioggia. Due perché gli uomini e le donne sono divisi. Entrato nella sinagoga mi sono ritrovato in un’enorme grotta dove negli anfratti ci sono grandi librerie con tutti i testi sacri. Uomini, ragazzi, bambini, tutti vestiti uguali (o quasi) prendono il libro, se non ne hanno uno di loro proprietà, e si mettono di fronte al muro a pregare.

    Ci vorrebbero ancora pagine e pagine per poter raccontare tutto con i dovuti accorgimenti e le sue derivanti emozioni perché ogni sasso, ogni pietra, ogni albero, ogni strada che fai profuma di sacralità. Quello che posso dire con certezza è che sono partito con un idea e sono tornato con un’altra, che ciò che ho visto e vissuto resterà dentro di me per sempre, immutabile e in modo indelebile.

    La pace sia con voi!

    Rispondi
  • 109. samuele siani  |  27 settembre 2007 alle 17:00

    A mia sorella

    Cara C,
    da molto tempo, ormai, desidero scriverti queste parole. Poi, come spesso capita, si finisce per non farlo a causa di vari motivi, primo di tutti, forse, un’inutile vigliaccheria. A smuovermi, questa volta, in modo deciso, è stata una tua battuta a tavola l’ultima volta che ci siamo trovati da mamma e papà.
    È ora necessario che tu sappia alcune cose di me, per due ordini di motivi che adesso cercherò di spiegarti.
    Io e Biru non siamo amici. Con lui ho una relazione affettiva che dura ormai da quasi cinque anni con ben quattro di convivenza. Vorrei che cercassi di guardare a questa cosa, con gli stessi occhi di Yari. Yari ha ormai riunito nello stesso “insieme” me, Biru, i gatti, la macchina. Questo è quanto. Un insieme. E vede questo insieme in modo naturale, poiché – in quanto bambino – è puro, libero da pregiudizi e dall’annosa questione della “camera da letto” che tanto fa prudere la morale bigotta e maschilista. A me basta vedere gli occhi sorridenti di Yari che chiede a Biru di fargli fare la ruota tenendolo per i piedi (ops… forse questo non te lo dovevo dire!) per comprendere che Biru potrà essere un buon zio acquisito.

    Vorrei che capissi che con i bambini si può parlare di tutto, purché nel giusto modo (e a loro comprensibile) e per far sì che essi si fidino completamente degli adulti che li circondano. Parlo per esperienza, C: da molto tempo, frequento la casa di Alessia e Irmo. Lei non ha mai fatto mistero nei confronti del figlio della mia relazione con Biru, e Damiano vede la cosa nel modo più “normale” del mondo. I bambini non hanno pregiudizi; tutto dipende da come i genitori e gli adulti che li circondano li aiutano nella comprensione del mondo.
    Vorrei raccontarti un aneddoto: quando Damiano, aveva 7 anni, un giorno è tornato a casa piuttosto pensieroso. A un certo punto, smette di mangiare, guarda sua madre e gli dice:
    “Mamma, penso di essere gay.”
    E Alessia, in tutta calma: “Perché?”
    “Perché oggi a scuola volevo dare un bacio al mio compagno di banco. Lo vedevo bello”.
    Alessia lo guarda e gli dice: “Va bene, ma l’altro giorno volevi baciare Valentina! Allora facciamo così: per adesso non farti problemi. Quando sarai più grande capirai meglio queste cose. A me comunque va bene qualsiasi cosa. Sappi solo che le persone si amano di più se sono realmente se stesse e se tu un giorno ti accorgerai di amare un uomo considera che mamma e papà ti ameranno ugualmente e ti staranno più vicino ancora, perché questa società purtroppo alle volte ancora non capisce.” (qualora incontrassi Damiano per strada, puoi tranquillamente chiedergli di questo aneddoto. Te lo riferirebbe all’incirca con le stesse parole).

    Mi auguro che anche Yari possa trovare da te e da suo padre la stessa accoglienza alla vita.
    Ti racconto questo aneddoto per ribadire che i bambini sono terra vergine e tutto dipende da che tipo di semi si piantano.
    Con Yari, ho intenzione di rapportarmi in un modo completamente disponibile e trasparente. Voglio che Yari possa sentirsi libero di dirmi tutto, tutto, tutto quello che crede o vuole dirmi. Di potermi svelare i suoi timori, le sue ansie. Di pensare che non lo giudico, ma lo ascolto. Voglio che Yari sia libero. Perché per affrontare questo mondo così pieno di insidie è necessaria una “mente liquida”, capace di scivolare e di sbirciare nelle fessure. E non fermarsi alle apparenze o rimanere imprigionato nei pregiudizi. Non potrò, vista la mia ottusità, aiutare granché Yari nella conoscenza del mondo. E troverà comunque trappole che io non avrò mai affrontato o di cui non so nulla. Ma almeno dove posso, sarà mio dovere fargli evitare almeno i campi minati di cui sono e sarò a conoscenza. E non parlo certo solo di sessualità! Sarebbe una limitazione terribile (quanto alla sua formazione di “adulto in divenire” è anche per questo che ti stresso nel non dargli un’educazione religiosa che, al contrario di aprire, chiude. Sarà in grado da grande di decidere se affidarsi a qualche divinità o se considerarsi parte della natura, come una foglia, il vento, gli animali e la terra che trasporta col suo trattorino. E ad ogni buon conto, non arriverà comunque in ritardo visto che da millenni le religioni sono sempre il solito brodo).
    Ma dicevo, perché lui possa rapportarsi con me in un modo completamente disponibile e trasparente devo a mia volta essere disponibile e trasparente. È un vincolo imprescindibile.
    Non ti chiedo di affrontare un percorso che tu puoi non aver voglia di seguire. Ma su una cosa sono intransigente: non mi potrete chiedere, neppure tu in qualità di mamma e R in qualità di papà, di essere diverso con mio nipote, di fingere, di parlare a mezze verità.
    In futuro, quando potrà aver bisogno di capire meglio o potrà aver bisogno di essere sostenuto da possibili critiche o prese in giro, saprò sostenerlo e stargli vicino. Su ogni fronte. Ma quelle cose saranno comunque irrisorie di fronte a quel palazzo di verità, onestà e amore che col tempo avrà costruito, se saremo in grado, noi adulti, di dargli i giusti mattoni e il giusto cemento.
    Di fronte alla verità e alla trasparenza, Yari, ne sono certo, non potrà che farne tesoro.
    Questo è il primo e più importante motivo che mi spinge a scriverti.
    Il secondo invece è molto più pratico, se vogliamo. Non ti chiedo di sforzarti di considerare Biru tuo cognato. Ma ci tengo a chiederti di tutelarlo qualora mi succedesse qualcosa.
    Questo sciocco paese in mano alla Conferenza Episcopale ci ha privati anche di uno straccio di legge sui diritti dei conviventi qual era quello che ci avrebbe garantito il decreto legge dei DICO.
    Per questo, se mi succedesse qualcosa vorrei che Biru fosse aiutato e sostenuto e da te riconosciuto come la persona a me più vicina.
    Ora ti saluto. Lascia che queste cose prendano il loro spazio in te. Non pretendo nulla, né cambiamenti, né crisi, né discussioni. Meno che mai cose che mi farebbero venire il latte ai ginocchi tipo “capiscimi” (e che palle!).
    Io sono io. Mi hai sotto gli occhi. E da sempre. Devi solo guardare. E valutare, nello specifico, se sono o non sono un bravo zio.

    Rispondi
  • 110. danielatuscano  |  30 settembre 2007 alle 8:20

    Ho già ringraziato in altra sede Daniele e Samuele per le loro stupende testimonianze. Oggi scrivo anch’io una lettera. Molto più frivola di quella pubblicata qui sopra. Non la dedico a una sorella, che purtroppo non ho, ma, concedetemelo, al mio cantante preferito. E’ il suo 57° compleanno, e… voglio porgergli i miei auguri.

    Caro Renato, lo so…

    …questo mio messaggio rischia di perdersi in mezzo alla miriade di altri sullo stesso argomento. Eppure non ho resistito, nemmeno stavolta, a “personalizzarlo”.

    …non lo leggerai nemmeno. Eppure non riesco a non scrivertelo.

    …qui c’entri soltanto tu. Come uomo, non come artista. E all’uomo mi rivolgo, anche se, in fondo, l’ho sempre fatto. Ti ho sempre stimato così tanto…

    Vorrei che i miei auguri fossero, per dir così, protettivi. Tranquilli, pacati, lievi. Vorrei si posassero – permettimelo – sulle tue fragilità e, in qualche modo, le confortassero. Vorrei custodissero le tue passioni ingenue affinché resistano alle bufere del cinismo. Vorrei, anche, si trasformassero in un’eco di pazienza. Con questa parola concludevo un mio scritto su di te. Oggi tutti sono impazienti, pretendono, spremono, ansimano. La pazienza non è attesa spasmodica, è invece lentezza, quindi umanità. Prenditi tutto il tempo che vuoi, per te, non per noi, non per far bella figura, non per l’esteriorità. Prenditelo e basta. Puoi permettertelo, e noi non possiamo né vogliamo impedirtelo. Non io, comunque.

    Non, non, non. Questo sembrerebbe un augurio di negazioni. In effetti è così. Tutti quanti abbiam bisogno di vuoto. Un vuoto che, però, è l’esatto contrario del nulla. E’ al contrario pienezza, pienezza di ritrovare noi stessi. E pertanto ti auguro questo vuoto. Anche senza di noi. Anche senza di me.

    Se in questo, e negli altri giorni, sarai felice così, ciò inconsapevolmente mi basterà. Tanto, nell’assenza, io sempre ci sarò.

    P.S.: Oggi sarò a pranzo dai miei. Mi hanno annunciato che si servirà branzino al sale (che voi chiamate spigola) innaffiato da Falanghina tardiva! Beh, contraddico tutto, ma magari era una sorpresa e mi ritrovo a tavola un invitato inatteso. 😉 😛 😀

    Rispondi
  • 111. Stefano  |  1 ottobre 2007 alle 11:18

    sarebbe moltoo bello per Renato avere degli amici cosi’ come te……chissa’ che non ne abbia. se davvero cosi’ fosse ….sarebbe molto fortunato.
    baci
    Stefano

    Rispondi
  • 112. danielatuscano  |  18 novembre 2007 alle 10:29

    Il tuo avvento

    (a C.)

    Oggi è il tuo giorno,

    innocente amico,

    e non so distaccarmi da te.

    Eppure sei lontano,

    passione di freschi pensieri,

    malinconia orientale.

    Un tramite sei,

    assoluto relativo.

    Non il mio Cristo,

    ma un umile Cristiano,

    minatore dell’anima,

    pastello di grazia

    e serenità sconfinata.

    Risorgerai

    nel beato strazio,

    nella figlia rinnegata,

    nella mano aperta,

    nella fecondità siderale.

    Risorgerai

    e ti ritroverò

    nel momento in cui

    svaporerà il possesso

    Rispondi
  • 113. Daniele  |  4 dicembre 2007 alle 17:58

    E’ passato già un bel po’ di tempo da quando ho scritto su queste pagine le tre puntate dei ricordi del mio viaggio in Terra Santa.

    Oggi siamo in aria natalizia; le luminarie delle strade, i negozi colorati a festa, gli alberi di Natale, Il via vai dei regali da comprare e non. I buoni propositi e le cattive coscenze che non conoscono limiti.

    Io non mi sento sereno, non sto vivendo con la giusta emozione quest’aria natalizia. Per me c’è una grande zona d’ombra.

    Il lavoro non va bene; mi hanno accusato di cattiva gestione e quindi invitato a guardarmi intorno e valutare le varie offerte. Due resi spediti ad un negozio in Friuli, non sono stati mai fatturati, come se avessi regalato oltre trecento paia di scarpe. Nell’inventario mancavano oltre centosettanta paia di scarpe, ceme se le avessi ingoiate e tutto questo mi veniva urlato in faccia e condito con frasi del tipo “lei non si rende conto” oppure”voi siete dei privilegiati”. Accuse rivoltemi senza uno straccio di prove. Per fortuna, nelle settimane a seguire tutte queste infamità sono venute alla luce e tutto era perfettamente regolare. Dovrei pretendere delle scuse? No, non mi interesa, ci sarà il momento giusto anche per quello. Adesso devono trovare un’altra scusa per volere la mia testa.

    Le fatturazioni dei resi risalgono addirittura ai primi mesi del 2006, ma sono venuti adesso a dirmi che non c’erano. E loro dov’erano quando io lavoravo e gli mandavo le copie delle bolle d’accompagnamento?

    Adesso tutti tacciono. Io lo stesso. Il fatto è che mi trovo solo perchè la mia collega l’hanno mandata via. Scadenza di contratto a termine senza rinnovo.

    Quindi il mio Natale non è sereno come vorrei, ma la fede ritrovata mi aiuta tantissimo.

    Passo dopo passo mi accorgo di essere cambiato; di vedere le cose anche sotto un altra luce; più maturo? Oddio, questo mi spaventa.

    Ma questo cambiamento ha avuto una grande prova proprio il giorno della convocazione per rivolgermi le accuse sopra citate. Lui urlava, io in silenzio. Pochissime volte ho cercato di far valere le mie ragioni sempre con calma e senza mai alzare la voce, ma era talmente accecato dalla collera, che le sue grida coprivano i miei discorsi. Così mi sono rifugiato nel silenzio. L’ho fatto sbollire e dopo l’ho salutato e me ne sono andato.

    Questo non è il Daniele di sempre; questo è il Daniele di oggi, quello nuovo, quello rinato dopo che Gesù, o Dio, mi ha parlato. A suo modo, con un segno e io questo segno l’ho colto. Forse fino ad oggi non me ne sono mai reso conto totalmente, ma è accaduto e io sto facendo di tutto per non deluderlo.

    Nella sua Terra, nei luoghi di preghiera e d’infanzia. Dove tutto ha avuto inizio.

    Ancora cammino per quelle strade, sento la terra sotto i miei piedi, l’acqua del Mar di Galilea bagnarmi i piedi e le caviglie. Sento l’acqua del Giordano scorrermi sulla faccia e sul collo dopo il rinnovo del Battesimo. Tutto è vivo ancora dentro me; ogni parola, ogni Messa, ogni strada e ogni pietra. I miei compagni di viaggio, prelati e non. Come se fossi tornato ieri e invece sono passati più di quattro mesi. Che gioia riscoprire la Messa la domenica mattina. Ricordo quando ho cominciato a smettere perchè mi annoiavo. Ricordo anche quando ho rinnegato Dio per la malattia e la sofferenza di mia madre. Specialmente dopo che era morta. Ma ricordo anche la volontà di riconciliarmi, di ricominciare il cammino, di ritrovarLo. Annaspavo e non riuscivo a trovare la luce. Quel viaggio è stata la vera partenza. Dovevo ricominciare da lì e forse è proprio il Signore che quest’anno ha guidato la mia mano, o meglio, la mia mente a scegliere questo viaggio. Dovevo avere una scossa forte, e l’ho avuta. Anche la confessione mi aiutato ad aprirmi di più. Forse tenevo ancora una parte di me non libera, non mi ero del tutto aperto al Signore.

    Vorrei consigliarvi un libro che poi è diventato film: “7 km da Gerusalemme”. Non voglio dirvi niente, magari dopo che lo avete letto o visto ne parliamo. Io mi ci sono molto ritrovato.

    Per chiudere, voglio solo dire che spero che quella luce continui a splendere, a non dimenticare quella strada perchè l’oscurità è lì, in agguato, dietro il primo angolo di smarrimento.

    La pace sia con voi.

    Rispondi
  • 114. Raffaele  |  6 dicembre 2007 alle 17:09

    Ciao a tutti,ciao Daniela.
    Visto che si puo’ parlare a ruota libera volevo raccontarvi un pochino la mia passione per Renato Zero,mi pare poi che in questo blog se ne parli parecchio.Precisamente di una canzone che adoro dal titolo”Notte balorda”.
    Il brano in questione rispecchia a tuttotondo le mie nottate romane…La voglia di scoprire,di incontrare,di evadere,il desiderio…In essa e’ contenuta l’essenza della trasgressione,la nostra indole di uomini talvolta schiavi della ricerca di se stessi.
    L’ambiguita’ del testo lascia chiaramente intendere che la notte e’ l’alleata migliore per nascondere i nostri peccatucci,i nostri segreti e talvolta i nostri gusti sessuali…(Sia ben chiaro che parlo per me naturalmente,e magari per gli altri gay).L’atmosfera e’ quella che mi fa pensare alle mie “passeggiate” a villa borghese,a stazione termini,al galoppatoio in cerca di una “compagnia”,e a quelle persone che”se non hanno un’alba in piu’ gli do la mia”…Un mondo dove si celebra l’amiguita’ sessuale,il libero arbitrio…Spesso il mondo degli omosessuali…
    Ascoltatela!
    Raffaele.

    Rispondi
  • 115. danielatuscano  |  6 dicembre 2007 alle 17:28

    Beh sì Raf, questo blog è piuttosto frequentato dagli zerofolli, quelli “veri” (non i “sorcini” che si vedono in tv), e non potrebbe essere diversamente… 😉

    Ti ringrazio per la tua testimonianza, la veridicità di un artista si manifesta proprio nella sua capacità di “tradurre” il vissuto di molti. Senza dubbio Renato si trova maggiormente a suo agio quando descrive queste realtà un po’ periferiche e, in un certo senso, fuorilegge.

    Qualcuno lo riterrà “datato”, io penso sia stato in grado di mettere a fuoco il vero disagio interiore che, di là da un discorso socio-politico, tocca le corde più profonde dell’animo umano.

    Penso di far cosa gradita trascrivendo qui sotto il testo (1981) del brano da te citato.

    NOTTE BALORDA

    Notte avventuriera, tu
    Tutta in nero, tutta in blu…
    Notte, un’occasione dai
    A un peccato avuto mai…
    Notte
    Che schedata sei,
    Che nascondi e tutto sai…
    Notte fricchettona,
    Notte un po’ battona
    Notte, per amore
    Notte per chi muore d’un trip!
    Si,
    Dammi un’ombra, dammi una compagnia
    Che sia mia…
    E
    Se il mio tatuaggio, il giorno lo spia…
    Notte sia!
    C’è
    Chi si sballa solo giù all’osteria…
    Se non ha
    Un’alba in più,
    Gli do’ la mia!…
    Finché durerà,
    Ma per passare passa
    Notte balorda, la tua eternità!
    Ti convincerò,
    Ti costringerò
    Ad aprire il ventre a chi mente e a chi no…
    Notte da tresette,
    Notte da marchette…
    Notte nella sbornia,
    Notte per l’insonnia di un no!

    Tirar fuori tutti quello che hai lì,
    Fa bene, si!
    E
    Di bordelli far castelli e la via,
    Casa mia…
    Finché durerà,
    Ma per passare passa
    Notte balorda, la tua eternità!
    Ti corteggerò,
    Con te fingerò…
    Crederti una dama se ruffiana ti so!
    Sì,
    Dammi un po’ della tua sporca magia,
    E luce sia…
    E
    D’ogni avanzo umano un uomo farò,
    Anche un po’!
    Sì,
    Tu che un giorno già l’hai fatto con me…
    Fuori il prezzo…
    Dammi un vizio
    Che non c’è!…

    Rispondi
  • 116. danielatuscano  |  16 dicembre 2007 alle 11:27

    Convito

    (a Luz)

    Nel giallo dei miei pensieri
    sei apparsa tu,
    rassettando idee e affetti,
    nell’incalzare perenne della vita.

    E apparecchiasti per me
    una tovaglia di coccole rosse,
    ci sedemmo
    e pranzammo insieme.

    Non scialacquavi il tuo sorriso,
    parca e devota
    come l’accorta formica.

    Mi richiamavi
    al senso del cuore
    offrendomi schegge
    di fulgidi nasturzi.

    Colsi l’attimo: poi, soave,
    tornasti nel segreto incantatore,
    a me arcano e fuggitivo,

    in attesa, ridente,
    d’una nuova primavera di gioia.

    Rispondi
  • 117. rocco  |  9 gennaio 2008 alle 22:52

    Ciaoo…stò cercando di sviluppare un sito web – blog di recensioni di film,serie tv e videogiochi e altro…
    ti và di fare uno scambio link nel blogroll?
    il sito web è http://www.rapiditaliashare.net
    grazie e a presto

    Rispondi
  • 118. danielatuscano  |  11 gennaio 2008 alle 9:37

    Do un’occhiata, ma come spiegato in homapage adesso il mio link è un altro, http://dimelaltra.blogspot.com/ . Ciao ciao

    Rispondi

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