Posts filed under ‘gli imperdibili’

BORSA DI STUDIO “ENZO BALDONI” – Un’opportunità per i giovani

Se il ricordo del martirio di Moro e delle vittime del terrorismo è stato scandalosamente ignorato dalle testate giornalistiche nazionali, figuriamoci quello di Enzo Baldoni. Siamo un Paese di corta memoria, noi; De André si domandava “E lo Stato che fa?”, rispondendo poi: “…si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”. In verità noi abbiamo smesso da un pezzo di costernarci; quanto poi all’indignazione e all’impegno, meglio stendere un velo pietoso. Abbiamo solo gettato la spugna. Senza dignità, però; anzi, con crassa spudoratezza.

Enzo Baldoni, chi era costui? E che importa? Passato, passato. E il passato, in quanto tale, non conta più. Si volta pagina. Chiese, istituzioni, partiti, vivono e s’accapigliano per questioni cogenti e meschine. E si lagnano, ipocriti!, perché le nuove generazioni non guardano di là dal proprio naso…

Qualche isolato (matto, senza dubbio) prova ad andare controcorrente. L’Accademia di Comunicazione di Milano, con l’adesione di Art Directors Club italiano, ha istituito una borsa di studio che permetterà a un giovane talento creativo di frequentare gratuitamente il Master in Copywriting.

La borsa di studio è stata intitolata appunto a Enzo. “Il legame tra Baldoni e l’Accademia è stato stretto – spiega l’anico giornalista Emanuele Bottiroli. – Egli la sostenne fin dalla fondazione, nel 1988, diventandone poi uno dei docenti. In questa attività ha curato sempre l’educazione dei giovani, unendo alla passione una forte carica di umiltà”.

L’obiettivo è dunque valorizzare la creatività giovanile attraverso un uso originale della parola. L’unico mezzo, affermava Ungaretti, per tentare di descrivere l’ineffabile.

La borsa di studio verrà presentata il 12 maggio alle ore 11.00 presso l’Accademia di Comunicazione, via Savona 112/A, Milano. Per maggiori informazioni, consultare il sito http://www.accademiadicomunicazione.it/ .

Daniela Tuscano

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

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10 maggio 2007 at 18:02 5 commenti

IN CALABRIA, DOMANI, FACCIAMO SORGERE IL BENE CONTRO LE MAFIE

Su giornali e tv impazza la questione Vallettopoli, Maria De Filippi proclama solennemente, con voce da baritono, “basta coi programmi-spazzatura!!!!” ( 😮 ), fini teologi e giuristi cattolicanti si accapigliano sui “valori etici non negoziabili”. Noi, in occasione della XII giornata della memoria per le vittime e dell´impegno, riceviamo e volentieri pubblichiamo (del resto facciamo, altrettanto volentieri, a meno):

Polistena, Piana di Gioia Tauro, terra di Calabria. Saranno circa trentamila persone provenienti da tutta Italia domani, mercoledì 21 marzo, per le strade della cittadina calabrese, per la dodicesima giornata della memoria e dell´impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Un impegno che ci sentiamo di dover rendere alle oltre settecento vittime uccise dalla criminalità organizzata ed ai loro famigliari. La Giornata della memoria e dell´impegno è dedicata, soprattutto a loro, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell´ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori uccisi solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

                       

Un’intensa immagine di don Luigi Ciotti.

Memoria è anche impegno. Impegno verso la società tutta e, prima ancora, verso la nostra coscienza di cittadini, laici e cristiani, che vivono il proprio tempo con speranza, senza rassegnazione. I loro nomi risuoneranno lungo le vie del corteo che da Piazzale Catena giungerà a Villa Italia. Ciascun nome corrisponde a una storia, una data, una vita spezzata. In terra calabrese è in corso un processo di cambiamento della cultura: segnali di cittadinanza, con protagonisti persone , gruppi impegnati in percorsi di conoscenza, di consapevolezza, di denuncia, di operatività come antidoti necessari al proliferare della criminalità organizzata. La lotta alla criminalità non ha sud e non ha nord. Il problema è di tutti. Siamo davanti a una vera e propria guerra. Una “guerra” fatta di soldati, di armi, di morte ma al tempo stesso dimenticata, invisibile. E che si alimenta, prospera, governa e continua a fare vittime.
E sono proprio i numeri e le statistiche che ci costringono a riflettere, ad intervenire, a prendere coscienza che siamo davanti ad un fenomeno sociale ed economico di proporzioni drammatiche. Soltanto negli ultimi dieci anni ben 2500 persone sono rimaste vittima del crimine organizzato e di queste 155 vittime innocenti. E non possiamo dimenticare anche i “morti vivi”, ovvero “le vittime dell´usura, del racket, della droga. Ma i traffici delle mafie fanno anche altre vittime: ci sono il contrabbando e la tratta degli esseri umani dietro alle 7mila persone tra cui 2.141 dispersi che dal 1988 sono morte sulle rotte per raggiungere l´Unione europea.
Davanti ad una guerra come quelle che ogni giorno combattiamo contro le mafie, c´è bisogno di una sensibilità nazionale. Quindi, il 21 marzo a Polistena, in Calabria, come occasione per ribadire la solidarietà nazionale sulla questione della lotta alle mafie, come occasione per rendere tanto più tangibile il filo rosso che lega tutti le regioni e le città del n ostro paese nella memoria, nella resistenza, nella elaborazione di culture e prassi sociali e politiche antagoniste alle mafie.
Il 21 marzo a Polistena per affermare che ognuno di noi è presente, per fare la nostra parte. Non per essere eroi, ma semplicemente cittadini, con i nostri diritti e i nostri doveri. “Calabria” dal greco “kalon-brion”: “faccio sorgere il bene”. Il 21 marzo a Polistena per testimoniare il bene ed il positivo presente in questa terra meravigliosa. Un bene sorto nonostante i grandi problemi e le profonde contraddizioni che da troppo tempo lacerano questa regione, un bene che nasce dall´impegno di tanti cittadini onesti a cui dobbiamo riconoscenza e gratitudine.
Abbiamo bisogno più che mai di una politica che recuperi il suo primato e la sua sostanza etica. Non onnipotente, ma nemmeno appiattita sulla pura gestione dell´esistente per la paura di perdere consenso. Una politica che sappia trasformare e guardare lontano, perché solo una politica capace di progetto, di tensione, di sogno, di profezia è una politica vicina alla vita.
Dobbiamo creare una vicinanza tra il senso del vivere e una politica che dia senso alla vita. Perché la politica ritorni ad essere quel camminare insieme che riempie di libertà e speranza il nostro essere cittadini. Ne hanno bisogno i tanti parenti delle vittime di mafia, ne abbiamo bisogno tutti.
In attesa di una primavera senza mafie.

Luigi Ciotti (“Liberazione”, 20 marzo 2007)

21 marzo 2007 at 14:02 2 commenti

PER NON “LIQUIDARE” IL FUTURO… – Prossimi appuntamenti del Comitato Milanese per l’Acqua

Illustri politici ed eminentissimi principi della Chiesa si scannano a vicenda sulle unioni civili. Il Papa, cioè il card. Ratzinger, tuona incessantemente contro i “deviati” responsabili – secondo lui – di tutte le catastrofi dell’umanità dal Diluvio Universale in poi. Autorevoli quotidiani si contendono l’ultimo scoop sulla premiata ditta PdM (s.n.c., come i due si descrivono: pezzi di m…). Questa sollecitudine dei governanti più o meno intonacati verso gli autentici problemi del Paese è, per i poveri mortali, motivo di consolazione; pare anzi che alcuni di noi, riconoscenti e commossi di tanto zelo, si siano recati in pellegrinaggio da San Mastella da Ceppaloni per accendere il cero d’ordinanza.

Dal sito umanista www.simbolodellapace.net

Poi ok, la consapevolezza di stare in così buone mani ha anche i suoi lati negativi. Il primo è la noia: visto che pensano a tutto loro, uno non sa più cosa fare; e molti appunto stanno a casa, o restano precari a vita, sennò sai che barba, sempre lo stesso lavoro. Altri giocano a cowboy e indiani, e invero non da soli, ma in molte parti del mondo. Recitano benissimo, fra l’altro: sembrano veri. Così ci si sono messi anche gli umanisti, tanto per creare un po’ di suspence, e il 17 marzo prossimo saranno a Roma, in piazza Navona, per il simbolo della pace più grande del mondo. Un po’ anacronistici, d’accordo, a rompere ancora con guerra e pace, ormai passate di moda, ma ripetiamo, per ammazzare il tempo – il verbo è quanto mai d’uopo, visto che ormai non è rimasto più molto da ammazzare… – tutto fa brodo. O meglio, acqua.

Sì, l’acqua, anche in questo caso una roba banale, e infatti se ne sciupa a profusione, tutti sanno che è una risorsa inestinguibile, adesso poi che per via dell’effetto serra si sciolgono i ghiacciai e l’inverno è sparito ne avremo a dismisura. Logica pertanto l’oculatezza dei nostri esperti, i quali ogni tanto fanno capolino dalla tv per convincerci, “cari inferiori!”, che la privatizzazione idrica è il toccasana per tutti i guai. Gli crediamo, manco a dirlo. Ma siamo dei mattacchioni. E abbiamo deciso di creare un po’ di scompiglio coi Comitati per l’Acqua Pubblica, organizzando banchini assieme ad altri mattacchioni. Da soli, però, non ci divertiamo. Quindi se a qualcuno va di unirsi ci troviamo nei seguenti luoghi e giorni:

– Giovedì 15/3 dalle ore 20.45 raccolta firme al Teatro Strehler, MM Lanza, in occasione dello spettacolo teatrale di Paolini sull’acqua;

– Venerdì 16/3 ore 20.30 Coca Cola: i diritti negati, serata presso le Acli, Via della Signora 3 (MM San Babila/Duomo);

– Sabato 17/3 dalle 10.30 alle 12.30, raccolta firme al mercato di via Benedetto Marcello;

– Mercoledì 21/3 convegno umanista sulla privatizzazione dell’acqua a Palazzo Marino, Sala Alessi;

– Sabato 24/3 dalle 10.30 alle 12.30 raccolta firme al mercato di via Fauché; dalle 15.00 alle 18.00 raccolta firme all’Ipercoop di Bonola (q.re Gallaratese);

– Sabato 31/3 dalle 10.30 alle 12.30 raccolta firme al mercato di viale Papiniano.

Fatti salvi, naturalmente, gli impegni seri. In fondo voglio bene al mio Paese e non intendo abbandonarlo nelle grinfie degli immorali, sennò la Carfagna mi scomunica.

Daniela Tuscano (vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/11/23/acqua-fonte-di-vita-o-di-guadagno/ )

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DANIELE MASTROGIACOMO LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/mastrogiacomo/index.html

14 marzo 2007 at 13:20 6 commenti

UN ANNO FA TOMMASO ONOFRI… OGGI, BENITO

Si apre domani il processo agli assassini del piccolo Tommaso Onofri, https://danielatuscano.wordpress.com/2006/04/03/tommaso-tragedia-annunciata/ . A fianco di questa piccola vita stroncata, una vita “adulta” ma fragile e indifesa come quella di un bimbo: la vicenda di Benito, malato e senzatetto. Dai blog di Massimiliano Frassi e di Morgan, due storie parallele che riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Casalbaroncolo è una piccola frazione alle porte di Parma.
Poche case, di quelle “di una volta”, con l’aia polverosa e gli animali da cortile che razzolano liberi.
La strada che attraversa questa frazione passa attraverso la campagna, inseguendo rigagnoli e fossati ed obbligando così le auto, malgrado lo spazio disponibile, ad una percorrenza a senso alterno.
Lungo il fiume Enza il bosco si infittisce, coprendo la luce del sole in quelle giornate in cui la nebbia se n’è stata generosamente assente.
Ad ogni spiazzo sciatte prostitute di colore richiamano fin dalle prime ore del mattino clienti in cerca di facili contagi. Pochi metri dopo una stradina sterrata accompagna ad una radura che un gruppo di volontari sta cercando di ripulire, restituendo alla sacralità acquisita del posto anche una parvenza decorosa. Pulita. Rispettosa.
L’uomo alla mia sinistra si porta alla bocca l’ennesima sigaretta, quindi indicando un paletto conficcato nel terreno e coperto dal nastro della polizia scientifica dice: “quello è il posto esatto dove hanno trovato mio figlio Tommy, sepolto dal letame e dalle foglie marce”.
Accadde tutto un anno fa ma a pensarci bene sembra solo ieri.
Una normale, normalissima famiglia, padre, madre e due bellissimi bimbi ancora piccoli, insieme a due cani ed un gatto, una famiglia qualunque, da poco trasferita nella casa di campagna, da ristrutturare col tempo, arrabattandosi con le rate del mutuo ed i sacrifici che le stesse comportano, la famiglia Onofri, venne sorteggiata dal destino, dal fato, chiamatelo come volete. E’ quel qualcosa a cui bastano pochi istanti per cambiare per sempre il registro della tua vita. Toglierti dai binari e spedirti altrove, senza biglietto di ritorno, senza che tu abbia anche solo il tempo per chiedere una motivazione. Mario Alessi e Salvatore Raimondi, con la complicità di Pasquale Barbera e della moglie di Alessi, Antonella Conserva, progettano e realizzano il rapimento del figlio più piccolo degli Onofri, Tommaso. Dagli occhi azzurro cielo ed i capelli ricci e biondi, quasi un putto, già un angelo forse.
La storia la sappiamo tutti. Perché tutti l’abbiamo seguita da vicino. Con un espediente Alessi e Raimondi entrano in casa, immobilizzano i genitori e rapiscono il bimbo. Una delle due persone oltre al passamontagna ha un casco e non parla, forse perché è identificabile e non vuole farsi riconoscere. E’ la stessa persona che con una mano punta la pistola alle tempie del bimbo e con l’altra lo accarezza in volto.
Vicino al palo della polizia scientifica un totem di peluches, carico di pupazzi e disegni. La sua ombra dona la parola infanzia alla terra pregna del sangue di un innocente. Qui tra qualche giorno verrà inaugurata un grande stele, di marmo, “così pesante” dice il padre “che nessuno potrà mai toglierla”, con sopra un’immagine di Tommy e dei versi a lui dedicati.
Lo stesso posto verrà bonificato, magari per farci un giardino, portarci i bimbi per fare delle passeggiate, incontrarsi ed incontrare, permettendo così alla vita di riguadagnarsi lo spazio sottrattole un anno fa con l’atto peggiore che mente umana potesse concepire.
La zia di Tommy lì, vuole una panchina “per parlare col suo adorato angioletto” ogni volta che ne sente il bisogno……
“Uno lo teneva fermo da dietro, mentre un altro con una pala lo colpiva violentemente in volto”.
Non si può ascoltare il racconto del padre senza pensare ancora alle immagini di Tommy entrate nelle nostre case. Tommy sul passeggino, mentre mangia la pappa, col costume di carnevale, con lo sguardo di chi ha fatto una birichinata. Sempre sorridente, sempre allegro. La violenza con cui il piccolo è stato ucciso non ha eguali ed i dettagli vanno rispettosamente omessi. E poi non aggiungerebbero nulla a questo orrore.
Casa Onofri è un porto di mare, a dimostrazione che vi sono tante persone cattive ma molte di più sono quelle buone. La volante della polizia che staziona perennemente fuori da qui, tiene alla larga curiosi e sciacalli, anche se ogni tanto qualcuno la fa franca, come quel noto prete assiduo frequentatore della Tv più che delle Chiese, il quale in piena emergenza si fece vivo non prima di aver convocato i fotografi. Purtroppo per noi per gente così c’è sempre un’isola dei famosi su cui approdare.
Dentro casa invece è un via vai di amici, molti dei quali incontrati a causa di questa tragedia ma per questo forza viva.
Paola Onofri ha una maglia bianca con un grande cuore rosso e la scritta Tommy nel cuore. Ogni gesto, ogni parola, ogni ricordo è per quel suo figlio che in quella dannata notte sedeva dove ora siedo io.
Sorride Paola e per tutti ha parole di forza e di aiuto. Quanto ai fantasmi ed al dolore solo lei sa fino in fondo quanto male facciano e quanto difficile sia tenerli a bada. E’ il dolore di una madre a cui hanno strappato il dono più grande.
Tutti noi dobbiamo a questa famiglia delle scuse. Li abbiamo sviscerati, passati ai raggi X, giudicati.
Partendo dal padre Paolo. Gli confesso di averlo odiato, “e pure tanto” perché quando la notizia del ritrovamento di un Pc con immagini pedopornografiche emerse, in un certo qual modo mi sentii tradito. Tradito e ferito. Sembrava un ulteriore oltraggio verso quel bimbo rapito e facile quindi fu pensare che le cose fossero pure collegate.
Oggi quell’inchiesta è chiusa. Paolo ha patteggiato sei mesi, ribadendo però che le immagini non avevano come protagonisti dei bimbi seviziati ma delle modelle minorenni ma consenzienti, ed ha pagato per quello che definisce “un grandissimo errore”.
Chi ancora deve essere “sezionato” sono gli aguzzini di Tommy, in un’inchiesta che non ha ancora svelato quei lati oscuri che la attanagliano.
E mentre ogni singolo membro della famiglia ha subito più ore di interrogatorio di quante fino ad oggi non ne abbia sostenute Provenzano, lo stesso, forse, non si può dire degli aguzzini i cui ruoli sono ancora tutti da chiarire. In primis quello della moglie di Alessi, Antonella, la stessa che tenendogli la mano giurava davanti alle telecamere di pregare per Tommy e che suo marito ovviamente “non c’entrava nulla”. Seduta nei salotti bene della tv, con i capelli di fresco pettinati, invitava i rapitori a liberare il bambino, mentre probabilmente da qualche parte del suo corpo ancora riecheggiavano le grida di Tommaso. Catturato, spaventato, seviziato, ucciso.
Penso a cosa può avere provato. Me lo immagino caricato a forza su di uno scooter con due individui dal viso coperto, mentre nel buio si allontana.
Sullo sfondo sempre più piccola la luce di casa. Mente il cuore dei genitori e del fratellino battono all’impazzata, tra paura e dolore.
Vorrei avere la macchina del tempo, catapultarmi lì, toglierlo dalle sgrinfie degli aguzzini e scusarmi con lui. Per l’inutile turbamento. Ora torniamo a casa piccolo, finiamo la pappa e giochiamo con la spada che ti piace tanto ed il tuo fratellino, calmando anche lui che starà ancora tremando per l brutto spavento. Mentre gli uomini cattivi resteranno chiusi per sempre, là fuori dalla porta, buio col buio.
“Al funerale di Tommy vennero quasi 60mila persone, da non crederci come sia tanto amato” dice commosso Paolo, mentre organizza per il 01 aprile una grande marcia che riempirà Casalbaroncolo di gente da tutta Italia. Ma che Tommy non se ne sia realmente mai andato non lo dimostrano solo i ricordi, le fotografie, i suoi giochi, sparsi per la casa. Lo dimostrano i risultati che grazie al suo sacrificio oggi vengono raggiunti.
Con la neonata Associazione Tommy nel Cuore (www.tommynelcuore.org ) gestita direttamente dai genitori dato che durante i giorni del rapimento e della successiva scomparsa chi la creò pensò bene di farsi più i propri che gli altrui affari, oggi vengono aiutati tanti bambini. “Si sceglie di volta in volta un singolo progetto, portandolo poi a compimento. Ora è la volta di Roberta, 12 anni, affetta da una malattia rara che in quanto tale le impedisce di avere l’aiuto necessario. Roberta è nata con una patologia che le ha bloccato lo sviluppo del ventricolo sinistro. Servono tantissimi soldi per l’operazione che si terrà prima dell’estate negli Stati Uniti e sul sito di Tommy c’è direttamente il conto corrente della mamma di Roberta che ogni euro che riceve spedisce subito ai medici negli Usa, ultima speranza di vita per la sua piccola”. A giorni inizierà anche il processo. Davanti ai coniugi Onofri sfileranno non solo gli ultimi dodici dolorosi mesi, ma anche i demoni che hanno cancellato il loro futuro. “Per loro non proviamo odio, ma solo indifferenza” dicono all’unisono, “perché l’odio è un sentimento mutevole e potrebbe trasformarsi, l’indifferenza no”, è forte come il granito che ricorda Tommaso in una squallida piazzola.
Col processo torneranno le telecamere. E certi folli paradossi. “Scoprimmo del ritrovamento del cadavere di mio figlio dalla Tv. Quando il magistrato venne a darci la notizia, mia moglie era già sotto valium”.
Anche per questo dovremmo loro delle scuse.
E promettergli che non li lasceremo soli. Mai. Aiutandoli a dare un senso al sacrificio del proprio piccolo, il cui cuore, se bene ascoltiamo, ancora batte dentro le mura di questa casa. Come nelle case di milioni di italiani, dove altrettanti Tommy ora ricevono il bacio della buona notte e vanno a letto.
La nebbia che scende su Parma avvolge tutto. Strade e coscienze.
La radura è ancora più tetra, mentre una coppia di pervertiti, cacciati subito dai vigili, cerca di trastullarsi proprio a pochi passi dal posto dove l’anima di Tommy ha lasciato il suo corpo. L’orrore, come l’imbecillità, si sa non avere mai limiti.
Dallo stereo dell’auto Renato Zero canta: “oltre il tempo, l’amore ha vinto…per questa notte oltre la vita, per ogni lacrima che scenderà…” (Pura luce da La curva dell’Angelo) e chiude così un incontro con una famiglia che mai dimenticherò.

Massimiliano Frassi (http://massimilianofrassi.splinder.com/ )

*****

AIUTIAMO TUTTI ASSIEME BENITO!

Massimo ed io abbiamo incontrato Benito, un senzatetto che da anni vive a Roma e che fra mille problematiche sopravvive sotto un ponte della città. È stato un incontro emozionante, abbiamo ascoltato sofferenze e momenti di un uomo che cerca di affrontare la vita nonostante i pesanti giudizi e le palesi vicissitudini. Nella prima parte del video che potete vedere ci racconta alcuni dei suoi ricordi che a volte, anche se ben celato, lo commuovono.
Benito è ammalato di diabete, percepisce una pensione di poco superiore a 300 euro e circa 80 di questi devono essere impegnati ogni mese in medicinali. La situazione, come molte altre, è drammatica. Egli trova difficoltà a camminare anche a causa di un paio di amputazioni alle dita di un piede, ha subito alcune operazioni e il suo grave stato di salute peggiora giorno dopo giorno.
Benito, in un misero letto che tutte le notti subisce il freddo e la solitudine, ha bisogno del nostro aiuto, le difficoltà che deve combattere lo rendono sempre più debole.

ATTIVIAMOCI AMICI BLOGGER! Creiamo CONCRETEZZA!

DIFFONDIAMO LA VOCE SU TANTI BLOG: una persona di Cuneo può conoscere uno di Lecce che a sua volta ha un amico a Roma che può aiutarci a dare momenti migliori a Benito!
Massimo ed io crediamo che si possa dare una sistemazione migliore a Benito, a lui serve una piccola stanza dove vivere con più dignità e con meno sofferenza.
Se conoscete qualcuno che ci possa aiutare scrivetemi una mail che trovate sulle mie informazioni personali. Sarò ben felice, con la collaborazione di Massimo, di attivarci assieme per produrre qualcosa di concreto.
Anche il più piccolo aiuto può essere importante: cibo, vestiti, conoscenze che possano fare trovare un alloggio o un medico che possa eseguire in modo gratuito una visita seria, indirizzi utili e ovviamente, se qualcuno lo desiderasse, anche piccole somme di denaro che noi saremo ben lieti di donare a Benito mettendoci per la serietà e la trasparenza la nostra faccia e i nostri nomi pubblicamente.

Io cercherò di rendere noto tutto ciò che è stato fatto nella maniera più trasparente possibile attraverso video che inserirò nel blog. Buona visione http://www.youtube.com/watch?v=d5IP_l2FSRg&eurl= e diamoci da fare per dare una vita migliore a Benito! Spargete la voce e grazie per la collaborazione.

 

Morgan (http://www.acmedelpensiero.blogspot.com/ )

 

5 marzo 2007 at 17:19 7 commenti


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