Posts filed under ‘Italia, Europa, mondo’

SAREMO PARITA’

Le letture immediatamente successive al Natale sono quanto di più lontano dall’aura appiccicosa e dolciastra con cui si suole circonfondere questa festa. Dopo la liturgia della Natività gli Atti degli Apostoli ci raccontano un martirio, vale a dire una testimonianza: testimonianza finita, come forse qualcuno ricorderà, nel sangue. Stefano è un giovane, e la sua giovane vita viene stroncata a sassate. Lo accusano di bestemmia. E’ un “irregolare”, un empio. Vicino a lui si trova un altro giovane, davanti al quale i carnefici depongono il mantello della vittima: un certo Saul, “Saulo” come traduce (male) la Concordata, un ragazzo dagli ideali, o forse dall’ideologia, granitica: non ha dubbi né mezze misure, Saul(o). Lo immaginiamo impettito, spavaldo, vanitoso, sicuro di sé e della sua giustizia, inflessibile come un fuso, dalla barba appuntita e curata, lo sguardo tagliente e fisso, con l’espressione trasognata e latebra del fanatico. Il tipico fondamentalista, del quale l’autore degli Atti non manca di sottolineare: “Saul(o) era uno di quelli che approvavano la lapidazione di Stefano”.

Il salmo 30, che ci presenta il grido del povero afflitto, contiene un’espressione potentissima: “Si è spento nel dolore il mio occhio”. Il 28 dicembre, poi, si raggiunge il climax di angoscia col celebre episodio della strage degli innocenti (Mt 2, 13-18).

Enfant Jésus allongé sur la croix

E. Stelzmüller, Il Bambino Gesù steso sulla croce, © MCEM, pittura su vetro.

“Anche a te una spada trafiggerà l’anima”: la profezia di Simeone a Maria, nel Vangelo odierno, è la chiave per comprendere la scelta di queste letture. Ogni nascita è una freccia lanciata nel cielo del mondo. Il nostro. E’ un “atto contro natura” (Ungaretti) e una sfida alla convenzione, una novità di Dio prima ancora che umana. Ogni nascita comporta una morte: la morte del vecchio, delle certezze consolidate, dell’abitudine quotidiana, ma anche la sofferenza e la domanda. L’antica e sempre attuale domanda: amore, e giustizia. Non si dà l’uno senza l’altra. Ecco perché i morti innocenti, di cui i bambini sono un palpabile simbolo, scandalizzano, scuotono e colpiscono: sono il povero dall’occhio spento dal dolore, un dolore provocato dal peccato, dalla perdita di umanità, e quindi di pace, e quindi di Dio – e viceversa.

Perciò i presepi delle nostre chiese pongono là, nell’ultimo orizzonte, appena sfiorato da un balenìo di luce, oltre la città, sopra le dune, tre croci. Perché il tenero bambino finirà lì. Perché lì è il senso ultimo di quella nascita. Perché la risurrezione comporta lo sperdimento d’un corpo conquistato, per una riappropriazione definitiva. Il Risorto porterà impressi su di sé, per sempre, i segni della Passione. Mai verrà cancellato il suo passaggio terreno, l’orma del dolore innocente e, assieme, l’impronta della giustizia per cui questo suolo geme.

L’ultimo, disperato appello lasciato da Iole Tassitani alla migliore amica esprimeva lo stesso dolore e la stessa forza disperante: “Sono stata parità. Intendeva dire “rapita”, ma il vocabolario automatico del cellulare ha tradotto la prima parola memorizzata. Un errore? Non crediamo. “Parità” è la parola più diffusa, ben più di “rapita”. Siamo parità, o meglio, dovremmo esserlo. Iole era stata parità, fin quando l’avevano considerata un essere umano. Poi l’hanno degradata a oggetto, un oggetto di cui disfarsi non appena conquistati altri oggetti, a cui lo sciagurato maschio aguzzino non ha neppure avuto l’incosciente coraggio di sacrificare sé stesso: il denaro. Iole è stata parità fin quando i suoi simili l’hanno vista come la pupilla degli occhi, dell’identico genere umano. Ma, squartata sull’ara di un miserando vitello di stagno, non “serviva” ormai più. Del resto, la prima lettera di Giovanni non potrebbe essere più chiara: chi non ama i fratelli (e le sorelle) non ama Dio. Né – conseguentemente – sé stesso.

Non sono più parità le vittime dello tsunami di cui ricordiamo l’anniversario. Non sono parità i bambini (e gli adolescenti) venduti alle guerre, ai pedofili, al consumismo – e questo significa il fanciullo nella mangiatoia, non il pacioso vecchio rubizzo che nell’immaginario metropolitano l’ha ormai spodestato. Non sono stati parità gli operai della ThyssenKrupp, deceduti l’uno dopo l’altro sempre in nome della reificazione (cfr. ivi, commento n° 6). Non sono parità quei cristiani palestinesi per i quali il Natale non coincide con abbuffanti pandori ma una ricorrenza che può costare la vita. Non è più parità nemmeno Benazir Bhutto. E’ stata una leader controversa; ma ha rischiato per il suo paese e per la democrazia, ben sapendo che i fondamentalisti l’avrebbero potuta uccidere, non tanto perché, secondo loro, serva degli americani ma perché – lo sappiamo bene – “non era parità”: cioè, era donna. Tornerò a parlare di lei. Qui mi preme sottolineare che i fondamentalisti – di qualsiasi religione, e anche di nessuna – odiano le donne. Loro che sterminano i gay sono, per usare un efficace neologismo di Luce Irigaray, i primi uomosessuali. Delle donne non sanno proprio che farsene, sono solo un problema, poiché l’umanità si coniuga con un unico sesso: il loro, naturalmente.

Saremo parità soltanto quando nasceremo, anzi, ri-nasceremo a noi stessi. Le letture, spietate, ci esortano anche alla speranza: se è vero che persino il lapidatore Saul(o) si è convertito, se è vero che dobbiamo anche sopportare questo insopportabile scandalo di misericordia… nel quale annegare la nostra piccola e gretta giustizia. Per una Giustizia che ci assimila ed espande, per cambiare nome. Trasumanare è l’unico modo per renderci ancor degni di abitare questa Terra.

Daniela Tuscano

Dedico a tutte le vite nate/spezzate un brano che mi è piaciuto:

ANNA MAGNANI

Da tegole e calcinacci
verso la vita mi affaccio
indosso il cappotto di mio zio
soldato scampato alla guerra
Passando tra sfollati
e ragazzini in festa
cerco la mia vecchia casa,
i nespoli abbandonati
una acacia modesta
con un bacio apro la porta

E ho in mente
la faccia dell’Italia coi denti stretti
e il sangue che cola
ma il cuore di pietra

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire
la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

Foglie d’ ulivo argentate
raccontano una Pasqua lontana
il tetto che quasi frana,
una rondine giace senza vita
fra una scarpa e un secchio

E ho in mente la faccia dell’Italia
la statua grigia e vetra di Mazzini
coi suoi lisi taccuini

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire
la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

E mi sembra di udire
la voce calda di Anna Magnani
che intona una dolce melodia

Adriano Celentano (Testo: Vincenzo Cerami – Musica: Carmen Consoli)

29 dicembre 2007 at 9:54 14 commenti

QUINTO, NON UCCIDERE

Approvata la moratoria alla pena di morte

“Quinto, non uccidere”

Senza se e senza ma.

D. T.

19 dicembre 2007 at 8:16 5 commenti

MAKWAN NON C’E’ PIU’ – L’ingiustizia rimane

Ciò che, fino all’ultimo, supplicavamo non accadesse, è invece avvenuto: la condanna a morte del 21enne iraniano Makwan Moloudzadeh – “reo” di omosessualità  -, in un primo momento sospesa per la mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale, è stata eseguita ieri, senza che nemmeno i familiari del giovane ne fossero al corrente, e mentre la società civile si preparava a una grande manifestazione in suo favore. Non si è ripetuto, quindi, il miracolo di qualche mese fa, quando riuscimmo a scongiurare il rientro in patria (e la conseguente lapidazione) di Pegah Imambakhsh, anch’essa iraniana, anch’essa omosessuale.
Salviamo Makwan 
Ma Makwan abitava in Iran; come vi abitavano Mahmoud e Ayyaz (rispettivamente, 16 e 18 anni), omonimi, fra l’altro, dei due amanti regali d’un meraviglioso testo del XII secolo, Il Poema celeste. A loro, però, era toccata una sorte ben più efferata – e prosaica: vennero impiccati sulla pubblica piazza. E non si può nemmeno dire che il mondo assistette impotente, dato che la notizia giunse quando ormai tutto si era concluso.

Anche noi umanisti, che da sempre ci battiamo per la giustizia e i diritti delle minoranze soprattutto perseguitate, abbiamo provato un senso di nausea, sconforto, abbattimento. Mentre raccoglievamo firme, inviavamo petizioni a “Sua Eccellenza” Ahmadinejad – quello che, in un’Università americana, aveva assicurato che “l’omosessualità era un vizio dell’Occidente, dal quale il suo paese era indenne”,  dimostrando un insospettato senso dell’umorismo (nero) – e alle autorità politiche e religiose del paese, il corpo del giovane Makwan giaceva già esanime e freddo su un rozzo tavolo di legno.

Abbattuti, sì, e disgustati. Non solo per l’Iran, naturalmente; troppo comodo liquidare la questione con le solite categorie della barbarie levantina. Tutti sappiamo, via, che quella che un tempo fu la Persia merita una classe dirigente migliore dell’attuale. Ahmadinejad è un qualsiasi Mussolini in salsa orientale. Anche per il nostro “crapùn”, peraltro, i finocchi non esistevano, perché il glorioso e rurale popolo italico era scevro dalla corruttela morale delle restanti, molli, plutocratiche nazioni europee. Tutti maschi puri e duri (le donne non venivano neppur prese in considerazione, e non è un caso che, allora come oggi, la violenza viriloide si scatenasse anche contro queste ultime): i “sospetti”, al più, li si spediva al confino, con la vaga e incomprensibile accusa di “disfattismo” (vedi Una giornata particolare).

Disgustati, dicevamo, anzi schifati, schifatissimi, perché già immaginiamo le smorfie sgangherate di certe mummie di casa nostra. Le quali, della sorte di Makwan e di altri come lui non solo se ne fregano, ma in fondo ci godono. Pensiamo ai Volonté, ai Calderoli, ai Mastella, ai Berlusconi, alle Mussolini, agli Storace e alle zitelle in cilicio; in particolare a queste ultime, alla (Ga)Binetti che solo ieri si è rifiutata di ratificare un testo anti-omofobia al Senato, con la motivazione della doppiezza della “lobby gay” la quale, secondo lei, si servirebbe di questo stratagemma per sovvertire la morale. (Di “lobby ebraica” parlava pure Hitler: corsi e ricorsi storici.)

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Ce la immaginiamo, l’onorevole penitenziagite: cos’hanno da lamentarsi, questi sodomiti? Se non gli piace qui, vadano altrove, dove non si limitano a condannarli a parole, come facciamo noi alfieri della santa normalità! Lì, il male, lo eliminano alla radice! Oddio, una volta andava diversamente, e senza dubbio la pia vergine rimpiange i tempi gloriosi in cui i sodomiti venivano spediti al rogo senza tante storie. Da parte sua, le sta tentando tutte per spostare indietro le lancette della storia (ehh, signora mia, oggi non c’è più religione!…), e bisogna riconoscere che il momento è per lei propizio: con le sue giaculatorie sta tenendo in ginocchio (sui ceci) tutta la maggioranza.

Noi però, forse utopici, forse sognatori, ma, senza falsa modestia, persone serie, disposte ad ascoltare tutti purché non razzisti né discriminatori, attente a riflessioni antropologico-religiose scevre da pregiudizi e approssimazioni, non possiamo demoralizzarci. Non ci è permesso. Appoggiamo pertanto l’iniziativa di gionata che il 13 dicembre p.v. darà vita a una veglia anti-omofobia assieme alle donne e agli uomini della REFO di Firenze, presso il Centro comunitario Valdese. Il Gruppo EveryOne  inoltre, già sostenitore della causa di Makwan, istituirà un premio annuale da donare a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l’omofobia.

Non dimentichiamo, però, che per evitare altri Makwan le ricorrenze e i premi non bastano. Occorrono ascolto, cultura ed educazione, perché, sulla scorta di De André, in futuro “non ci resti solo la gloria / d’una medaglia alla memoria”.

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/12/paola-binetti-mi-risponde/)

”In Iran non ci sono omosessuali come invece qui da voi. In Iran non sono perseguitati, perché non esistono” (Mahmoud Ahmadinejad, discorso alla Columbia University, New York, 24 settembre 2007)

ULTIM’ORA: I TALIBAN IMPICCANO 12ENNE. “Era una spia della Nato”. Così i terroristi afghani hanno “giustificato” la forca per un bambino colpevole di aggirarsi troppo spesso in una zona controllata da soldati americani. Siano essi “sodomiti”, o troppo curiosi, o macchine da guerra, o carne per i pedofili, i ragazzi, a questo mondo di adulti, piacciono moltissimo. Specialmente alla griglia. (9 dicembre 2007)

6 dicembre 2007 at 20:22 15 commenti

(R)ESISTIAMO ANCORA!

Giornata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

STOP

Dedicata a:

Hina Saleem

Barbara Cicioni

Maria Antonietta Multari

Chiara Poggi

Giovanna Reggiani

la rom Emilia

Meredith Kercher

la quindicenne brasiliana stuprata in carcere da 20 uomini

la donna saudita punita con 200 frustate per aver subito violenza

…e a milioni di donne e bambine sconosciute che in passato, e in questo preciso istante, vengono umiliate dall’impotenza maschile, belligerante, religiosa, mercimediatica. E di cui non sapremo mai nulla.

Di fronte a questo scempio urliamo BASTA. Agli allegri telefilosofi della morte del femminismo, gridiamo SIAMO VIVE. E non dimentichiamo.

Daniela Tuscano (vedi anche: http://www.mentecritica.net/per-mariaantonietta-maschi-vergogna/cronache-italiane/daniela-tuscano/1145/)

25 novembre 2007 at 0:02 5 commenti

NO AI “BABY-ZOMBIES”, UN PASSO AVANTI

Comunico con piacere che il gruppo La Tribù – Nessuno tocchi Pierino di Bresso ha concluso, nel giro d’un mese, la raccolta di firme contro l’uso di psicofarmaci in età infantile. “L’ignoranza sull’argomento è pressoché totale – constata Daniele Quattrocchi, animatore dell’associazione – circa il 90% degli interpellati ignoravano cosa fosse l’ADHD. Ma non ci sentiamo, per questo, di colpevolizzare i genitori. Purtroppo, la maggior parte delle informazioni sul reale pericolo del trattamento con psicofarmaci sui minori si trova solo in rete”.

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Daniele Quattrocchi (primo a sinistra) con alcuni rappresentanti de “La Tribù”

La Tribù ha quindi chiesto al sindaco Manni un incontro pubblico, anche con la presenza di esperti, per illustrare i pericoli cui vanno incontro i nostri figli e per fornire risposte chiare e complete a tutti i dubbi possibili.

Daniela Tuscano (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/05/29/il-test-piu-idiota-del-mondo-salviamo-i-nostri-bambini-dal-ritalin/)

N. B.: INFANZIA DIMENTICATA. Non solo Europa. In questi giorni, il violento uragano che si è abbattuto sul Bangladesh ha reso orfani migliaia di bambini. Per un aiuto concreto, cfr. http://www.volontariperlosviluppo.it/1998/1998_5/98_5_03.htm)

20 novembre 2007 at 11:38 8 commenti

RESTA CON NOI! – Mons. Bregantini presto trasferito?

La notizia, una delle più importanti e – se confermata – gravi del momento, viene confinata dai potenti mezzi d'”informazione” in uno smilzo trafiletto, quando non è del tutto ignorata. Occorre invece diffonderla il più possibile, comunque si concluda la questione.

Intervenendo in un dibattito a Battipaglia (Salerno), ieri mons. Giancarlo Bregantini ha parlato del suo probabile trasferimento a Campobasso, diocesi rimasta libera dopo le dimissioni dell’attuale vescovo. “Siamo in attesa di una lettera da parte della Santa Sede. Sono anch’io a conoscenza di queste voci che riguardano il mio trasferimento, ma non so altro”. La notizia ha provocato un forte disorientamento; alcuni sperano in una intercessione del Papa. Bregantini, molto amato e impegnatissimo contro la mafia, aveva proposto in una lettera aperta del 2 aprile 2006 una scomunica ufficiale per i mafiosi: “Condanno – scriveva il vescovo – nel più forte dei modi questa ripetuta violazione della santità della vita nella Locride. La condanno con la scomunica. Quella stessa scomunica che la Chiesa lancia contro chi pratica l’aborto, è ora doveroso, purtroppo, lanciarla contro coloro che fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi, in applicazione estensiva del Canone 1398 Cjc, sentendo che questa grave sanzione giuridica ci aiuterà di certo a prendere sempre più coscienza del tanto male che ci avvolge, per poi saper reagire con fermezza e ulteriore impegno nel bene, nella difesa della vita, nella preghiera sempre più intensa per chi fa il male, nella formazione in parrocchia, seminando speranza nelle scuole, negli oratori, nei gruppi ecclesiali”.

Non va infatti dimenticato che il Diritto canonico prevede la scomunica latae sententiae per chi si macchia del “peccato d’aborto”, ma sui crimini di mafia non spende neppure una parola. Sul sito “Ammazzateci tutti” la toccante testimonianza di Liliana Esposito Carbone, madre di Massimiliano, uno dei “ragazzi di Locri” ucciso il 24 settembre 2004: http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/la-calabria-ha-bisogno-del-vescovo-bregantini.php Speriamo tutto si chiarisca; ma, nel frattempo, teniamo desta l’attenzione, e prepariamoci a un’eventuale azione dimostrativa.

Daniela Tuscano

ULTIM’ORA (8 nov.): Confermato il trasferimento di mons. Bregantini. Papa Benedetto XVI ha ufficializzato la sua nomina a nuovo arcivescovo metropolita della diocesi di Campobasso-Bojano. La nomina è stata comunicata dal bollettino della sala stampa vaticana. Nessuna notizia su “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi. Tra i telegiornali italiani, l’unico a parlarne è stato il Tg3.

Comunicato Stampa L’Associazione Culturale umanista Color Porpora  si stringe intorno a mons. Bregantini e abbraccia idealmente tutti coloro che assieme a lui hanno lottato, sofferto e amato per realizzare una Calabria migliore, libera da tutte le mafie.

Sappiamo che un sacerdote è tenuto a obbedire, pur se gli costa dolore. Lo fa per amore della Chiesa. Ma noi non riusciamo a trattenere lo sconforto e lo scandalo per la decisione vaticana circa il suo trasferimento alla diocesi di Campobasso, che consideriamo un atto d’imperio non solo ingiusto, ma soprattutto irresponsabile.

Rinnovando la nostra solidarietà al vescovo non cesseremo di lottare, anche grazie al suo esempio, per il trionfo della pace, della giustizia e della legalità.

Milano, 8 novembre 2007

LA SUA RISPOSTA

Mons. Bregantini ha risposto al nostro messaggio stamane, alle 8.50. Con gratitudine lo riportiamo qui:

Grazie.
Dio continuerà ad aiutarmi a seminare speranza e gioia.
+ p. GianCarlo Maria Bregantini, Vescovo

Milano, 9 novembre 2007

7 novembre 2007 at 9:03 21 commenti

VECCHIO AMICO…

…sì, eri vecchio, ti ho sempre visto vecchio. Un diafano e tenace nonno. E volevo vederti così. In questo mondo di giovinastri settantenni rifatti e tinti, gradassi e feroci, tu solcavi le nostre vite lentamente perenne, ostinatamente démodé.

Ci hai sfiorato con la delicatezza pensosa d’una brezza padana, bianca, modesta, impalpabile, quieta e pingue. Ti temevano perché eri spirituale come la musica. Ma per questo, inafferrabile, nessuno ti ha mai imprigionato. Sei libero. Ancora. Definitivamente.

Daniela Tuscano

Enzo Biagi (Pianaccio di Lizzano, 1920 – Milano, 2007)

***

Impressionanti le manifestazioni d’affetto. Nel 2002 il grande giornalista fu licenziato dalla Rai per il famigerato “editto bulgaro” di Berlusconi (vedi sotto), ma il Tg 1 di stasera ha parlato soltanto di uno “scontro” terminato con l'”abbandono” dell’azienda da parte dello stesso Biagi.

 L'”EDITTO BULGARO”

« L’uso che Biagi, Santoro, … come si chiama quell’altro … Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »

Silvio Berlusconi, 18 aprile 2002

6 novembre 2007 at 21:30 13 commenti

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