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PIZLAND – L’OroscoPizza Perpetuo!

Diciamolo francamente: li leggiamo tutti, sempre, ma non c’azzeccano mai. Mi riferisco ai vaticini, letture astrologiche, previsioni cosmiche, aruspici, insomma agli oroscopi dell’anno nuovo. In questo periodo impazzano i vari Starman-Maga Maghella-ZipZap con le loro stralunate capacità divinatorie (chessò, fine di tutte le guerre, Bush in esilio su Marte, scudetto all’Audax Bresso). Laughing In fondo, finché si attengono alle panzane in senso stretto, sono anche divertenti (eppure ricordo che anni fa una rivista “specializzata” annunciava a tutta pagina: “1992, sconfitto l’Aids”. Da sedia elettrica). Mad Io comunque vado sul sicuro e vi offro un OroscoPizza che almeno ha il pregio di poter essere riciclato ogni anno senza tema. Oh, lo so, mancano dei gusti fondamentali (pizza alla napoletana, secondo me sublime, alla siciliana, capricciosa…) mentre hanno strizzato fin troppo l’occhio a quella che in passato veniva definita “nouvelle cuisine” – ‘na ciofeca, la pizza al philadelphia se la mangino loro! puke_l – ma questo ho trovato, e questo vi regalo. Domattina parto per la montagna, torno all’Epifania, o con la Befana (no, non sono io, cattivelli…). pottytrain1 Quindi vi saluto tutti adesso. Ciauz – forse con un nuovo blog? – e non strafogatevi…

D. T.

Ariete: Segno di Terra e d’azione, governato da Marte, il focoso Ariete sprizza entusiasmo ed energia da tutti i pori. Combattente innato, per l’audacia a volte avventata che manifesta merita una caldissima Pizza con salame piccante, magari con aggiunta di polvere di peperoncino. 

Toro: Attenti, riflessivi, oculati, per il nostro tranquillo e un po’ pigrotto Toro ci vuole una bella Pizza con panna e prosciutto crudo, un connubio di gusti sani e semplici, come questo segno di Terra, sinonimo di stabilità. 

Gemelli: Il loro elemento è l’aria, hanno una grande capacità di adattamento e sono di agile intelligenza. Niente è più indicato di una Quattro stagioni variegata e fantasiosa, che ben si concilia con la loro creatività e comunicativa. 

Cancro: Per il sensibile Cancro ci vuole una pizza ricca di ingredienti teneri e burrosi. Consigliamo una Pizza stracchino e philadelphia, un’accoppiata di sapori profondi e delicati, ideali per la grande immaginazione dei nostri trasognanti Cancerini. Leone: Il segno è governato dal Sole. I Leoni hanno grande capacità di dominare e padroneggiare, supremazia, ottimismo e senso di ammirazione non gli mancano. Vogliono tutto e allora Pizza mari e monti. Più di così… 

Vergine: Segno di Terra famoso per la precisione e l’ordine. I Verginelli possiedono una mente logica e organizzativa, pochi semplici concetti ma ben chiari e saldi, come la Pizza alla romana: pochi semplici ingredienti ma intensi e saporiti.

Bilancia: Equilibrio, armonia, gentilezza sono i segni distintivi della Bilancia, un segno d’aria cui calzano a pennello le caratteristiche della pizza più famosa: la Margherita, una pizza gentile e armoniosa nella sua equilibrata semplicità. [E’ la mejo… è la mia!!!Wink Razz love1 ]
 

Scorpione: Il suo elemento è l’acqua, governato da Plutone, simbolo di distruzione e rigenerazione, istintivo e impetuoso, decisamente estremista. Consigliamo una Pizza salsiccia e cipolla, ricca di calcarea sulphurica, il sale omeopatico dei nostri Scorpioncini. 

Sagittario: L’elemento fuoco domina il segno. La loro curiosità, il loro spumeggiante ottimismo, i loro inarrivabili slanci sono degni di una croccante Pizza alla marinara guarnita con insalata di mare, calamaretti, cozze e vongole. 

Capricorno: Il Capricorno è segno della tenace e lucida volontà, dell’ambizione concentrata in un unico scopo. Logica, raziocinio e sangue freddo contraddistinguono i nativi del segno. Per loro Pizza fumée, un gusto intenso che soddisfa il loro tenace senso del dovere. 

Acquario: Eccentrici e indipendenti, vogliono libertà d’azione. Si sa, i nostri cari Acquari sono grandi idealisti, anche se un tantino indisciplinati. Per loro la pizza giusta è la 4 formaggi, che offre un connubio di sapori adatto alla loro personalità eclettica e originale. 

Pesci: E’ il segno della sensibilità emotiva, dell’intensa ricettività psichica, della ricerca dell’assoluto con un pizzico d’irrazionalità. Tutto ciò ben si concilia con una croccante Pizza con funghi e panna, un connubio di sapori delicati, intensi e indimenticabili come i nostri cari Pesciolini.

FELICE 2008!!!


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31 dicembre 2007 at 0:06 14 commenti

SILVIO: “BASTA COI PARRUCCONI…”

“…viva il parrucchino!!!”.Repubblica delle Bandane. Shocked Cool Rolling Eyes Razz bounce puke

D. T.

 

Come eravamo: prima e dopo la “cura”.

21 novembre 2007 at 7:16 3 commenti

FACCIA DI PALTA 2007 – Partecipa anche tu alla nomination!

Mi associo all’invito dell’amico blogger Raffaele Mangano e stilo la mia personale classifica del “Faccia di Palta 2007”. Eufemismo, questo, cui ricorriamo “perché, da bambini, il prete ci vietava di dire ‘faccia di m…’ o ‘faccia da c…’, e aveva trovato un sostituto, un termine comprensivo di entrambi”, spiega Raffaele.

“Lo sai fratello, siamo nella merda/A proposito, come ti va?” (Zucchero)

Nel frattempo siamo cresciuti, il prete non può più metterci in castigo, ma le “facce di palta” sono sempre lì, più numerose e potenti di prima! Noi abbiamo individuato sei papabili, oltre ai fuori concorso (per quanto mi riguarda, le “tre B”: Berlusconi, Bush, Bagnasco e l’outsider Previti: ma l’elenco sarebbe sterminato), che la sottoscritta nomina qui sotto. Mi piacerebbe adesso conoscere la vostra personale graduatoria. Buona inzaccherata a tutti!

FACCE DI PALTA 2007

Non vanno in ordine di “merito”. Le scrivo così come mi vengono in mente.

1) Karzai, il presidente-dandy fantoccino di Bush, che tanto piace agli stilisti. Fra le sue prodezze, gli riesce l’impossibile: fa sloggiare Emergency, sbatte in galera Hanefi, liberandolo poi dopo 3 mesi con tante scuse (perché lui è uomo di mondo: ha fatto il militare a…), e, ciliegina sul bigné, si accorge che la guerra scatenata dal suo amico-padrone Bush miete vittime soprattutto fra i civili. Un acume politico non indifferente, attento che mo’ ti dànno del pacifista. E saresti fuori moda.

2) L’intero centro-sinistra italiano. Già ci vuole un bel coraggio a farsi chiamare così: più che “di sinistra”, infatti, gente come Mastella, la Binetti ciliciata, CarraBobba, Parisi ecc. sono sinistri. Il fatto è che dallo scorso anno a questa parte non ho ancora visto un solo provvedimento politico che vagamente possa definirsi progressista. Addirittura, il rifinanziamento alle “missioni di pace”, i dardi dalemiani contro la magistratura, la sostituzione di De Gennaro con Manganelli – un nome, un destino – e l'”attento ascolto delle piazze” (clericali) di Fassino mi ricordano una musica per altri spartiti.

3) Ricucci e consorte (o serve la maiuscola?…). Puah, non mi sembra il caso di commentare.

4) Montezemolo. Idem con patate.

5) La pattuglia di femmine folli: Brambilla, Carfagna, Gardini, Santanché, Claudia Koll. Della serie, quando le vacche diventano pecore. Del Signore.

6) Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti e l’intera giunta comunale di Milano, in lizza anche per l’amministrazione più razzista e discriminatrice del dopoguerra. Privatizzazioni a go-go (acqua compresa), partecipazione con gonfalone al Family Day, finanziamento al Festival della Busecca e rifiuto di sovvenzioni al cinema gaylesbico dopo 21 anni. “Mai più soldi agli omosessuali”, assicura il suo vice De Corato, che li considera alla stregua dei peggiori criminali. Costretto a una tardiva, insufficiente e parziale ritrattazione alla quale nessuno crede, lui per primo, incassa la piena solidarietà di Matteo Salvini, capogruppo legaiolo. Che merita, almeno, la palma della sincerità. “Ha detto quel che pensa”, afferma. Ne sono convinta anch’io: De Corato è infatti un neofascista e la giunta pure. Tutto il resto è cavillo, vaniloquio, fumo.

Daniela Tuscano

26 giugno 2007 at 6:29 14 commenti

MA CE STANNO A PIJA’ PER…?

…Così pare. E siamo giunti anche alla Giornata del Pedofilo. Proprio così: il 23 giugno i pedofili (e le pedofile: come fatti recenti hanno dimostrato, e come ha appurato Massimiliano Frassi dell’Associazione Prometeo onlus , il fenomeno non fa distinzione di sesso, orientamento sessuale, classe sociale) di tutto il mondo intendono protestare (con l’esposizione di una simbolica candela azzurra) contro le discriminazioni nei loro confronti, e rivendicare il loro “diritto” di “amare” i bambini (e i ragazzi). Non è la prima volta, del resto, che la cultura e la psicoanalisi sono violentate in modo del tutto decontestualizzato e utilizzate come pretesto per giustificare le proprie perversioni. Usare l’intelligenza al servizio dell’errore è una delle forme in cui si manifesta il peccato contro lo Spirito, l’unico irremissibile secondo il Vangelo. I siti dei pedofili si rivolgono direttamente agli adolescenti e sono spesso subdoli, seducenti, ben scritti, graficamente accattivanti. Sul web le pagine che annunciano a livello mondiale il “boy love day” del 23 Giugno, attaccano “i pochi adulti che con le loro violenze gettano fango sui milioni di adulti che amano gli adolescenti, come già si faceva nell’antica Grecia”. ”Io amo i ragazzi – spiega chi ha ideato il simbolo della candela azzurra- ma non ho mai violentato o molestato nessuno, queste sono distorsioni che i media fanno di noi”. Gli stessi siti invitano gli adolescenti a non aver paura di lasciarsi andare a scoprire il sesso con chi gli sta accanto, anche se si tratta di un adulto.

avete il diritto ed il dovere di essere testimoni

E da Brescia a Palermo le associazioni che si battono contro la pedofilia rilanciano l’allarme “Ormai stiamo assistendo alla normalizzazione del fenomeno – continua Frassi, in passato costretto a girare con la scorta per le minacce ricevute dai pedofili,- è necessario chiudere questi siti internet che propongono questa scandalosa propaganda”.
E non di sola propaganda si tratta; recentemente il nucleo investigativo telematico della procura di Siracusa ha oscurato il sito fonte di liberazione del bambino, il cui ideologo (un educatore della Lombardia) oltre a diffondere concetti come ”Vogliamo poter amare chi ci pare e piace, nella maniera che ci pare, senza limiti di età e sesso credo o altro, senza che nessuno interferisca nella nostra vita privata” è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico e di biancheria intima di bambini.
Dalla teoria è passato alla pratica, come molti pedofili.

Per oscurare i siti pedofili clicchiamo QUI.

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Vae Victis. E a proposito di siti da oscurare, sarebbe interessante dare un’occhiata anche a questo: WWW.PRIEBKE.IT . Proprio oggi siamo stati raggiunti dalla splendida notizia della scarcerazione del criminale nazista non pentito Erich Priebke (93 anni). Motivo? Affinché possa lavorare. In uno studio legale. E approntare l’ultima revisione alla sua brennografia Vae Victis che, come recita il sito sopracitato, costituisce pure un “eccezionale documento umano”. Elementare, Watson. In compenso papa Clemente Mastella ha dichiarato che “gli dispiace molto per gli ebrei”.

Il criminale di guerra Erich Priebke: un “lavoratore” di 93 anni.

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Rivoluzione umanista. Non si può dar certo torto a Carlo Olivieri, del Partito umanista, quando afferma che da molto tempo la politica italiana rappresenta uno degli spettacoli meno decorosi mai conosciuti. Per molti e validi motivi.

Da un lato, una politica economica che non osa, nemmeno teoricamente, discostarsi dai dettami di quella legge di mercato che ha dimostrato più volte la sua inefficacia; dall’altro, una politica estera assolutamente servile nei confronti del partner americano, la cui attuale amministrazione è la peggiore che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, perché in assoluto violenta e bellicista.

“Il senso di vergogna tende poi a tradursi in veri e propri conati di vomito – incalza Olivieri – quando scopriamo dei privilegi che la classe politica italiana riserva per sé, come il riconoscimento delle unioni di fatto dei parlamentari, grazie al Regolamento speciale del 1993 che garantisce al convivente del parlamentare stesso, e all’eventuale prole, gli stessi diritti di un coniuge legale. Pertanto assistiamo allo scempio di tanti piacioni don Abbondio con nome da postribolo che si pavoneggiano al Family Day, vengono additati da alti prelati come esempi di specchiata coerenza cristiana e demonizzano i DiCo studiati per la plebaglia, usufruendo dei Pacs studiati per lor signori e relativi drudi e drude. “Perché io so’ io e voi nun siete un ca…!!!!”.

“Più sostegno alla famiglia”: uno dei manifesti elettorali di Pierferdinando Casini, parlamentare “cattolico” divorziato e convivente, con figlie, ostilissimo ai DiCo. Alla faccia della coerenza.

Fa fremere di rabbia l’altro lindo esempio di clericofascista d’antan, il leggendario Gustavo Selva (già noto come RadioBelva) che, per raggiungere gli studi televisivi, ha costretto un’ambulanza – cioè un mezzo del servizio sanitario – a correre per le vie di Roma bloccate in occasione della manifestazione del 9 giugno.

D’Alema: “Consorte, facce soggna’…”.

Provoca ribrezzo il tentativo di forzare il Parlamento per varare una legge che blocchi la pubblicazione di intercettazioni fra esponenti dei Ds e alcuni indagati per la scalata Unipol a Bnl.

Grida poi vendetta l’aggressione delle forze dell'”ordine” ai danni di un gruppo di pensionati (!) intenzionati a formare una catena umana intorno ai palazzi del potere: “Quando sappiamo – accusa Carlo – che, mentre un terzo di questi pensionati vive con meno di mille euro al mese e uno su quattro con meno di 500 euro mensili,  nel febbraio di quest’anno il governo italiano ha firmato un accordo con gli Stati Uniti per una linea di assemblaggio all’aeroporto di Cameri”. L’obiettivo è acquistare un centinaio di aerei F 35, il cui costo è 100 milioni di euro cadauno. Mentre ci si preoccupa di trovare un impiego dignitoso al povero Priebke.

Davanti a tutto questo scempio “c’è bisogno di un nuovo umanesimo – riflette Olivieri – che accenda il fuoco della rivoluzione a un destino solo apparentemente ineluttabile”. Sì, abbiamo non solo il dovere, come ho scritto una volta, ma il diritto di sperare; e non solo, abbiamo il diritto di costruire un nuovo mondo. C’è bisogno di una rivoluzione umanista.

Daniela Tuscano (grazie a Pibua e a Carlo)

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

13 giugno 2007 at 13:47 12 commenti

A VOLTE RITORNANO

“Noi vogliamo un’Italia diversa, un Paese in grado di incoraggiare chi vuole crescere […]. La parola evocativa di questo sogno è merito, nel senso di premiare chi merita […]. Invece prevale l’occupazione della società da parte dei partiti e la statalizzazione avanza senza controllo attraverso canali subdoli e non dichiarati con un neointerventismo pubblico che nasconde la convinzione che il peggiore gestore pubblico sia preferibile al migliore imprenditore privato”.

“Serve capacità di leadership, perché mai come oggi la qualità di una classe dirigente si misura sulla sua capacità di governare il cambiamento” e “capacità di leadership vuol dire soprattutto riconoscere che la cultura del rischio è un valore”.

Luca Cordero di Montezemolo, 24 maggio 2007

La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. […]

La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.

Silvio Berlusconi, 29 gennaio 1994

…ma ‘na padellata de c***i vostri? No, eh?!?… coffee cussingpottytrain2 pottytrain5

Daniela Tuscano, 25 maggio 2007

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

25 maggio 2007 at 0:10 7 commenti

E ADESSO, SCOMUNICATECI TUTTI

Dai miei amici David Puente e Gianfranco Monaca, biblista, ricevo e pubblico. Stavolta tralascio i commenti (più chiaro di così…), salvo segnalare il link per chi volesse solidarizzare con Andrea Rivera (cfr. più in basso), luoghicomuni79@hotmail.com , e soprattutto esprimere pubblicamente la mia vergogna di cattolica per l’uso sconsiderato, superficiale e vagamente impudico che del termine “terrorismo” ha fatto “L’Osservatore Romano”. Lo considero un insulto per le autentiche vittime dello stesso. Come cittadina, poi, deploro il comportamento (ser)vile di politici, sindacati e mass-media, tutti contro Rivera per timore d’inimicarsi il Vaticano.

E nel frattempo, davanti a una Chiesa sempre più clericale e sempre meno evangelica, i nemici veri (mafiosi, pedofili, dittatori, guerrafondai, ecoterroristi – questi sì! -, multinazionali, speculatori) si stanno già fregando le mani alla faccia nostra. 😦

Daniela (vedi anche: https://danielatuscano.wordpress.com/2007/04/28/fior-di-calabria/, https://danielatuscano.wordpress.com/2007/03/21/in-calabria-domani-facciamo-sorgere-il-bene-contro-le-mafie/)

Don Ciotti oscurato da Mons. Bagnasco

ciotti.jpg

Per quanto rappresenti Mons. Bagnasco, per quanto ritenga vergognose le scritte e le intimidazioni nei suoi confronti, ritengo che ci sia un oscuramento verso qualcuno che sta facendo uno sforzo maggiore e sul campo, non dietro una scrivania. Parlo di Don Ciotti (sopra).

Sui quotidiani nazionali si parla tanto di Bagnasco appunto, sui TG delle TV parlano solo di lui, ma nessuno per ora racconta a pieno degli atti vandalici alla cooperativa agricola Valle del Marro, che era stata realizzata dall’associazione Libera dello stesso Ciotti, fatta su terreni confiscati alla ‘ndrangheta.

Mons. Angelo Bagnasco, presidente Cei.

Mi piacerebbe sentir parlare un po di più di Don Ciotti, persona che da tempo ha a che fare con le mafie, rischiando la vita. Questo mi ricorda Aldo Pecora, quando a Vicenza ci parlava dei media che hanno poca considerazione dei ragazzi di Locri. Come mai non hanno tanta rilevanza mediatica? Intanto nei TG abbiamo visto dei “bellissimi” servizi sul polline e su Nina Moric mentre fa una sfilata. Quanta spazzatura in TV…

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– L’Osservatore romano giudica “vili attacchi” quelli pronunciati dal palco durante il Concertone del Primo Maggio e paragona le parole di Andrea Rivera, uno dei conduttori, ad un gesto di “terrorismo” .

Andrea Rivera, aveva detto: “Il Papa non crede nell’evoluzionismo. La Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana”.

In Italia, dal 1861 in poi, la libertà di espressione è assicurata, a Roma come a Genova, dalla Costituzione e dal codice civile.

Come cittadino sono indignato per le stupide minacce al vescovo Bagnasco di Genova così come lo sono per quelle ad Andrea Rivera. E lo sarei anche se non le condividessi. In questo caso, però, sono sostanzialmente del suo parere, e aspetto di essere indagato ed eventualmente arrestato come terrorista.

Colgo l’occasione per dichiarare tutto il mio disaccordo con il sindacato a cui sono iscritto, per la mancanza di senso di laicità unitariamente dimostrato.

Cordialmente

Gianfranco Monaca

Asti

IL DISCORSO E LE REAZIONI: http://liberoblog.libero.it/politica/bl6843.phtml

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html

3 maggio 2007 at 8:21 24 commenti

IPSE DIXIT

“…e pertanto ci impegniamo solennemente a esportare la democrazia in Afgna Afganh Abgnani Agfani Aphganis IRAK”

 

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RAHMATULLAH LIBERO http://www.emergency.it/appello/index.php?ln=It 

20 aprile 2007 at 17:31 7 commenti

STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

1) Il Bush è incavolato. Di brutto. Condoleezza, poi, non ne parliamo. Con chi ce l’hanno? Ma col nostro governo, no? Perché accidenti, o meglio, shit, questi maledetti italiani sono sempre i soliti. Inaffidabili. Piagnoni. Perfetti, tipici vecchi europei, cuore tenero, pizza & mandolino & trinariciuti. Ma come? Pur di salvare Mastrogiacomo trattano coi terroristi? Con quei mostri medioevali? Fuck off! In effetti è uno scandalo: tutti, andiamo!, sanno che per la liberazione delle due Simone e della Sgrena l’amico Silvio non aveva scucito un centesimo. Ferreo e impavido a fianco dell’amico George, per difendere la civiltà occidentale. Pare anzi che i sequestratori, dopo aver visto in televisione le loro facce feroci, se la fossero fatta sotto e avessero restituito gli ostaggi con tante scuse. Poi c’è scappato un morto, tale Calipari, ma quella era una svista dei “nostri”, di altri amici. Tutti amici. Quindi si è chiuso un occhio (e pure l’inchiesta). E poi Calipari era stato imprevidente. La macchina che trasportava lui e la Sgrena correva troppo (si narra, addirittura a 20 all’ora): i poveri soldatini yankees, giustamente allarmati, hanno fatto fuoco. In ultima analisi, Calipari se l’è cercata. Si potrebbe quasi dire che… si è suicidato.

La copertina del “manifesto” del 7 marzo 2005, dedicata al funerale di Nicola Calipari.

E’ andata così, vero? Viceversa non si spiegherebbe il motivo di tanto livore. Viceversa, se pure Silviuccio avesse sganciato e/o trattato, un to-tò sul didietro lo meritava anche lui. Invece, per lui, sempre grandi sorrisi: caro amico, amico caro. Tutti amici.

Viceversa si potrebbe sospettare che l’amministrazione americana se la pigli col governo di “sinistra” (…) solo perché le sta antipatico, e miri a farlo cadere. Magari con l’appoggio, discreto ma costante, di qualche palazzo d’Oltretevere. Siamo malfidenti, lo sappiamo. Malfidenti e ingrati. Sembriamo comunisti.

George & Condi, insieme per sempre. 

E per carità, no: perfino papa Ratzinger ancora non ha stabilito se sia peggio essere gay (pardon, deviati) o comunisti. Un bel dilemma. Sorvoliamo. Ciò nonostante, qualche perplessità resta. Cioè: ma se siamo italiani inaffidabili, perché gli strateghi americani continuano a reclamare l’invio di nostre truppe? Visto che valiamo poco, beh, ci lascino a casa. Nessuno piangerà, credo.

Taliban frusta un gruppo di donne ( www.rawa.org)

Parimenti: come mai questi grandi combattenti, questi raffinati strateghi, ancora non sono usciti da una guerra che doveva durare pochi mesi, e invece si protrae da ben quattro anni? E senza alcun risultato concreto, visto che i Taliban sono tornati al loro posto, le donne continuano a portare il burqa e Bin Laden resta uccel di bosco? Oddio, per la verità alcuni risultati si sono visti: qualche migliaio di terroristi catturati e/o eliminati, circa 60.000 vittime civili, bambini inclusi. E un Paese completamente distrutto. Ma anche in questo caso, si tratta di sviste. E poi, erano afghani: ergo, amici di terroristi, o terroristi in erba. Questa è la legge della guerra preventiva, e questi i suoi frutti.

Enzo Baldoni con Alì, l’amico iracheno al quale il giornalista aveva regalato le protesi agli arti inferiori. 

2) Bush non è il solo a essere arrabbiato. Sembra lo sia, e di bruttissimo, Sandro Baldoni, fratello di Enzo (do you remember?). Ma per motivi affatto diversi. Ce li spiega in un’accorata lettera a “Repubblica”: “Ricordiamo come se fosse ieri la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro – scrive Sandro, – lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d’aiuto”, ed è quest’ultima frase a ferire di più. Perché disgraziatamente vera.

In quel caso si potrebbe affermare che il governo berlusconide tenne duro, mostrò i muscoli (o la mascella), e non trattò con nessuno. Cioè se ne strafregò, allo stesso modo della Chiesa già in aria di restaurazione ratzingeriana. Enzo fu lasciato solo, peggio: la stampa governativa, Feltri in testa (indimenticabile il suo “pirlacchione” rivolto al free-lance, https://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-dellumanita/), lo irrise nel momento stesso in cui veniva trucidato.

Gli americani se ne strafregarono in eguale e peggior modo, probabilmente di Baldoni non sentirono nemmeno parlare; solo l’Italia, e purtroppo dopo, venne percorsa da un fremito di panico: e per questo, sempre dopo, si capì che non ci si poteva permettere un’altra figuraccia, che il cinismo aveva pure un limite (adesso il problema non si porrebbe nemmeno); e si tentò di evitare il bis. Ma non si risparmiò Calipari (dagli americani). Il sacrificio di Baldoni, in altre parole, servì almeno a questo: a permettere che la pietà non morisse del tutto. Non nel cuore della gente, intendiamo. Ora i parenti esortano l’attuale governo a non dimenticarli, a lavorare perché sia loro restituito almeno il corpo del congiunto. Vedremo come finirà questa volta.

3) Da diverso tempo si parla di scuola. Bisognerebbe compiacersene, d’abitudine è un tema che non interessa nessuno. In sostanza, ce ne freghiamo anche di quello – d’altronde il motto “me ne frego”, tornato prepotentemente attuale, è stato coniato proprio qui, nella ridente terra del sole e dell’amore. Veramente qualcun altro, e proprio per la scuola, gli aveva contrapposto un “I care”, m’importa. Ma si trattava di un prete strano. Uno di quelli che il Vaticano ha sempre avversato. E infatti è stato presto messo in archivio, come un peso fastidioso. Anche la Chiesa se ne è fregata.

Si parla di scuola, dicevo. Ma non come ci si potrebbe aspettare: non dell’interminabile precariato degli insegnanti, non degli stipendi miserabili, non dei programmi obsoleti, non dei tagli ai docenti di sostegno (per saperne di più e firmare la petizione per le immissioni in ruolo cfr. ivi, comm. 2 e 20). Nient’affatto. Gli insegnanti sono presentati come pericolosi squilibrati, e tale squilibrio non è motivato dalla frustrazione per i problemi di cui sopra, ma da una inquieta vertigine sessuale. La scuola, per i media, è divenuta il luogo d’ogni perversione, e l’allarme principale è costituito dal telefonino. Al punto che il nostro impagabile ministro ha pensato di vietarlo per legge. Chi osava obiettare che sarebbe stato sufficiente far rispettare i regolamenti d’istituto ha ricevuto una severa rampogna. Vietato non vietare. Pugno di velluto in guanto di ferro. In egual maniera funzionavano le leggi secentesche, fantasiosamente spietate coi deboli, imbelli e tremebonde coi forti. Barocchismi di ritorno.

4) Gherardo Colombo (sopra) lascia la magistratura, denunciando: “Non mi permettono di lavorare”. In compenso si sono ripresi Carnevale. Avete capito bene, proprio il simpaticone scarcera-mafiosi che “non piangeva Falcone neppure da morto”. Fedele al suo iridato cognome, ora si abbandona a crasse risate. E azzecca, garbuglia, sofistica, pignoleggia. Soprattutto, assolve. E’ davvero il caso di dire che, in Italia, il Carnevale non finisce mai.

Probabilissimo che, grazie a quell’indulto così Clemente – morbido nome da Papa della Restaurazione – dai banchi degli imputati Cesare Previti torni a quello dei senatori. La Clemenza è infinita.

Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com: “A) il video con l’intervista ai figli della donna kamikaze: ‘Quanti ebrei ha ucciso la vostra mamma? Ed oggi dov’è?’ Risposta: ‘In Paradiso!’. Oltre il concetto di infanzia violata. b) Dov’è don Pierangelo Bertagna, reo confesso di abusi sessuali su 40 bambini? Cosa sta facendo oggi? Ma soprattutto, perché non è ancora in carcere?”. Senza commenti.

5) Papa Ratzinger ripristina la Messa in latino. E appronta un giro di vite contro il teologo Jon Sobrino http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Sobrino (sotto). Sobrino, grande amico e aiutante di Oscar Romero, è l’ultimo rappresentante della teologia della liberazione, un intellettuale di spicco e, specialmente, un instancabile apostolo dei poveri. Ma per la gerarchia è reo di predicare un Cristo umano, troppo umano. Il Cristo di Ratzinger è ieratico, scarnificato, giudice. Dei peccati sessuali anzichenò. Sobrino si occupa troppo delle sofferenze materiali dei nullatenenti, invece di insegnar loro la rassegnazione e il silenzio; e poi si sa, il Regno di Dio non è di questo mondo. Per loro. Quindi meglio stiano zitti e buoni. Sarcasmi a parte, non permettiamogli di cacciare Sobrino e di sostituirlo con Lefebvre. Firmiamo la petizione (vedi commento n° 1). Serve un segnale forte, fortissimo. I tempi di Bellarmino non devono tornare.

6) Le maggiori organizzazioni cattoliche si preparano per la manifestazione pro-famiglia, sponsorizzata dal Vaticano e prevista il 12 maggio prossimo. Non per colpire il governo, assicurano, ma piuttosto per “sensibilizzarlo” sull’indispensabile ruolo dell’istituzione, “basata sul matrimonio tra uomo e donna”, nella società e nella vita. Nulla da obiettare, figuriamoci. Ci si domanda però perché proprio ora: in cinquant’anni di regno (demo)cristiano tali gruppi avrebbero dovuto scendere in piazza centinaia di volte, dato che i timorati ministri diccì, pur empiendosi la bocca di concetti quali “sacralità del matrimonio”, “figli” e “fecondità”, non attuarono mai una politica familiare attenta e responsabile. Tanto è vero che la natalità in Italia è diventata la più bassa d’Europa, mentre nella protestante Europa del Nord (in certi ambienti l’aggettivo è tornato ad assumere una valenza spregiativa) si assesta intorno ai 2-3 figli per donna. Ma senza andar tanto lontano, sarebbe stato logico veder sfilare la protesta cattolica contro la Finanziaria di Tremonti, che colpiva duramente le famiglie italiane.

Invece, non è accaduto nulla. Al contrario: mai i rapporti tra il Vaticano e il governo furono idilliaci come durante il Berlusconi II (fascismo escluso).

Normale s’insinuino, anche qui, alcuni sospetti, a partire dalla scelta della data, la stessa del referendum anti-divorzio del 1974. Forse sempre non a caso il raduno si terrà un mese dopo quello a favore dei Dico. E quando qualcuno ha agitato lo spauracchio delle unioni gay, si è assistito a un crescendo di attivismo, di proclami contro lo smarrimento dei valori non negoziabili, per giungere fino ad aperti insulti: “deviati”, “materialisti”, “sodomiti”, “contro natura” e altre squisitezze linguistiche.

Francis Bacon, Studio sul ritratto di Innocenzo X di Velazquez, Iowa, Museo Des Moines Arts.

Altre associazioni – Agedo (genitori di omosessuali), l’Arcigay –  si sono auto-invitate al convegno; va da sé che nessuno le aveva convocate, ma la piazza è pubblica. Però, però… evitiamo ambiguità, si è premunito Domenico Delle Foglie, uno dei promotori (il testo del proclama in http://www.vita.it/articolo/index.php3?STAMPA=S&NEWSID=78237 , n.d.A.). Il meeting è contro i Dico. E gli omosessuali, beh, mica si può cacciarli apertamente, ma non si aspettino concessioni (Delle Foglie dà per scontato che tutti i gay siano a favore delle unioni civili). Non pare li si gradisca molto come compagni, ecco. E per taluni questa manifestazione per la famiglia assomiglia, sotto sotto, a un corteo anti-omosessuale. In tal caso, per la prima volta nella loro storia i cattolici, seguaci di quel Cristo che difendeva gli emarginati, sfilerebbero contro una minoranza. Speriamo di no, benché il rischio esista data la martellante campagna di Ratzinger, il quale ha più volte additato nei gay l’origine di tutti i mali (compresa la scarsa prolificità degli italiani, diventati, “per colpa d’un gaio edonismo”, debosciati rammolliti).

Si parlerà pure di revisione della legge 194, e le prime avvisaglie sono giunte da Milano, con la proposta di legge di un cimitero per i feti.

Non resta che osservare. Con molta attenzione. All’evento presenzierà compatta la destra parlamentare, con acclusi deputati & senatori e le rispettive due o tre famiglie. Tanto, loro dei Dico se ne fregano e possono sceneggiare pure una impavida opposizione: grazie al Regolamento Speciale dei Parlamentari, infatti, ai loro congiunti, conviventi o sposati in terze o quarte nozze, senza distinzione di sesso, è prevista una congrua pensione, del tutto simile a quella dei coniugi unici e indivisibili. Non alla volgar plebe, ma non scandalizziamoci: al mondo non siamo mica tutti uguali. Alcuni lo sono più di altri.

Il signorile gesto di Daniela Santanché, An, convivente e strenua avversaria delle coppie di fatto, attesa al “Family Day”.

Non saranno da meno alcuni ministri del cosiddetto centrosinistra, fra cui – poteva mancare? – l’immarcescibile Mastella (quello col nome da Papa): il quale trova “scostumati” i gay ma costumatissimo Previti. Chissà cosa ne pensa l’ex-tronista Zequila, un tempo noto come “Er Mutanda”.

Così le armate di Benedetto sperano di assestare un colpo decisivo a Prodi, far tornare l’amato Cavaliere e, con lui, una politica ligia agli interessi vaticani. E poi delle famiglie chi se ne frega, l’importante sarà raggiungere lo scopo.

7) L’allusione a Zequila e ai tronisti mi ha incastrato, ne sono conscia. E molti di voi, adesso, si aspetteranno io parli di… Ma no, ragazzi: non mi ci colgono. Dolente, non mi ci colgono. Stavolta permettete anche alla sottoscritta di fregarsene. Già il corpo la espelle, e tanti saluti: nemmeno degna di entrare nei lepidi lazzi del Bagaglino. E, come vaticinava Testori, “quando un Paese si diverte col Bagaglino significa che non siamo alla frutta, ma alla merda”. Meglio chiuderla qui, credetemi.

Daniela Tuscano (vedi anche Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire, ivi, comm. n° 21)

23 marzo 2007 at 7:10 44 commenti

SORPRESA, E’ STATO IL FESTIVAL DELLE CANZONI – Si è concluso Sanremo 2007, con alcune novità

Il lavoro sporco lo lascio ad altri. A quelli che era tutto preparato. Che è uno scandalo aver speso così tanti soldi. Che il tizio ha portato la canzone furba. Che se non sei ammanicato lì non entrerai mai. Che basta col Grande Vecchio e le sue propaggini. Che, insomma, la politica è sangue e merda.

Naturalmente è vero. O lo è in gran parte. E quando ti prende quel sopore arrendevole, che quasi ti tranquillizza, non sai se è rassegnazione, impotenza o paralisi. Conferma di appartenere al gregge, logica del numero, che quel mondo, e non parlo certo dello spettacolo, tu non lo vivrai mai da protagonista, e subisci la loro potenza ottusa, il “Festivàl” con l’accento sulla A, la fissità ottuagenaria che ti doppierà, e tu sparirai, ma loro no.

Pippo Baudo e Michelle Hunziker, presentatori del Festival.

Già. Quei brani ce li avranno pure imposti. Ma se Sanremo è un santo da operetta, o da opera buffa, se non è una cosa seria, sotto sotto – Pirandello docet – il messaggio è serissimo. E, ogni tanto, perfino comprensibile. Così spuntano leggeri miracoli di parole, come bolle dorate su uno statico acquitrino. Compaiono, deflagrano poi svaporano, tornando alle loro sfere. Lontanissimi da lì, alieni di passaggio. E tuttavia, capaci di confortare.

Nella fattispecie. Far salire sul podio un Al Bano e un Mazzocchetti rientra perfettamente nell’habitus sanremese. Talmente normale, prevedibile, lapalissiano che non scandalizza nemmeno più. E’ la ratifica dell’impotenza e dell’estraneità. Ma, per una volta, a carte scoperte. In un certo senso è scontato anche il primo posto di Simone Cristicchi (foto sotto), che già il Festival (o Festivàl, a piacere) doveva vincerlo lo scorso anno. E, come da copione, il vincitore morale dell’edizione precedente… ecc. ecc. O forse – m’illudo? – era una richiesta di scuse: sì vabbene abbiamo promosso ‘ste due mummie (Alby & Pier, n.d.A.), ma vi lasciamo Cristicchi. Perché alla fine, diamine, la canzonetta c’era. O la canzone. O la canzonona. O, sì ecco, la Signora Canzone. Perché trattavasi di quello. Di un brano coi fiocchi. Sulla malattia mentale, non so se mi spiego.  

E per parlare in modo credibile di una simile roba, matto ci devi essere, e Simone, con quell’aria stralunata da Archimede Pitagorico, ha indubbiamente il physique du role. Ma non basta. “Mi chiamo Antonio e sono matto”: caschiamo sempre sulle parole, e il matto non ricorre ad eufemismi, quelli li usiamo noi, apparentemente sani, per circoscrivere e isolare il mostro. Senza dubbio Cristicchi voleva andare a parare lì, dal mostro. E quando l’ho visto salire sulla seggiola, nel silenzio rarefatto, con le braccia spalancate per l’ultimo, sanzionatorio volo muto, un brivido mi ha percorso la schiena. In lui ho rivisto non Antonio, ma Andrea, incontrato tanti anni fa in un reparto psichiatrico. Un giovanotto allampanato e occhialuto e anch’egli perso in un sorriso senza scopo, che la scienza aveva dichiarato guarito, e che due giorni dopo il ritorno a casa, si gettò nello stesso gorgo muto. Tanto diverso da Icaro, che non era matto, ma scemo, perciò temerario e impertinente. Il volo dei Simone-Antonio-Andrea è inerme, evocativo, accusatore, solitario, umanissimo, così simile al nostro quotidiano, al senso di paralisi di cui parlavo all’inizio, da farci capire che i mostri siamo noi, o tali ci ha resi il torrente carsico dei soprusi, delle ingiustizie, del chiasso informe contrabbandati per normalità. Antonio fratello nostro, in fondo, meritava soltanto un abbraccio.

Accanto a Cristicchi mi sarebbe piaciuto vedere Paolo Rossi, di cui mi ha commosso l’omaggio al grande Rino Gaetano, o un Silvestri con la sua ironica Paranza, o un Fabio Concato: quest’ultimo, in una prosa elegiaca, ha raccontato la vicenda del cinquantenne licenziato da una società che propaganda il giovanilismo a tutti i costi, ma a quell’età ti considera un rottame. Mi sarebbe piaciuta Tosca, una vera attrice in musica, di quelle d’un tempo come le sue sue atmosfere teneramente rétro, alla Gabriella Ferri. Personalmente tifavo per Amalia Gré, che non sarà un portento di simpatia ma ha presentato un brano raffinato senza essere snob, uno swing al ralenti (opportunamente affiancato, la sera dei duetti, dal bravissimo Mario Biondi). Era troppo, lo so. Ma il troppo, a Sanremo, assume

un significato particolare. Indica possibilità di scelta. E vuol dire che qualcosa da salvare esiste. La musica, probabilmente.

E’ stato giusto premiare la bellezza arruffata del giovane Fabrizio Moro (foto sotto). Sarà che viene da San Basilio, cui sono legata per ragioni affettive, sarà che mi ha divertito quella sua puntualizzazione: “So scrivere anche cazzate”, ma vivaddio, Fabrizio è i miei studenti. Quelli che prof quest’anno voto per la prima volta e vorrei andare però è tutto un casino mi aiuti. E poco importa se crede di essere

 

un dritto, il suo scarabocchio in musica ha qualcosa di primitivo, e avvince. Non scomodiamo l’impegno, per carità. E’, forse, solo una lallazione. Ma quando i nostri ragazzi pretendono di re-imparare a parlare, a pensare (Pensa!) possiamo voltar loro le spalle? 

Chiamatele canzonette, se volete.

Daniela Tuscano (www.step1magazine.it)

TI REGALERO’ UNA ROSA 

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54
E vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare 

Simone Cristicchi

Da “Il mondo della disabilità”, http://www.padritrinitari.191.it 

4 marzo 2007 at 9:22 10 commenti

MA DI QUALE INFORMAZIONE STIAMO PARLANDO? – Botta e risposta tra Daniela Tuscano e Massimo Del Papa

Allora, Massimo.

La prima domanda è lapidaria, e anche un po’ scema: cosa pensi di Previti (foto) ai servizi sociali, più precisamente nella comunità di don Picchi (aiuterà minorenni e tossicodipendenti, mantenendo lo stipendio da deputato: 12.000 euro al mese!!! – n.d.A.)?

Chissà perché considero un po’ pelosa la zelante carità di certi prelati per questi poveri peccatori, subito redenti a quanto pare. Pensi che le intercessioni di mons. Mastella (sotto) c’entrino in questa edificante vicenda di pubblica redenzione?

La seconda riflessione è più articolata (o prolissa, vedi tu…).

Domenica scorsa (18 febbraio, n.d.A.), durante un pigro pomeriggio tardo-invernale, mi sono imbattuta nella rubrica di approfondimento di Domenica In, curata da un professionista di razza come Massimo Giletti.

L’ambizione di Giletti è leggendaria: fare un giornalismo popolare (a proposito, sai se è iscritto all’albo?) e nel contempo di qualità. Lodevole. E quanto ha sgomitato, e sgomita, per raggiungere i suoi obiettivi, ma dopo ciò che ho visto ogni dubbio è dissipato: li ha pienamente raggiunti. Siamo ormai all’apoteosi.

L’argomento su cui si discuteva erano “i telefonini a scuola”. Prevedibile, data la kermesse di notizie di cui hanno infarcito i media in questi giorni. Ma Giletti è uomo universale: poteva accontentarsi di simili inezie? Nossignori. Non poteva. E infatti, con rara maestria, nel giro di un’oretta ha spaziato dai film sexy anni ’70 (protagoniste supplenti e alunni guardoni, of course: Fenech e Vitali in testa) al bullismo (termine comprensibile soltanto da chi l’ha coniato, peraltro), dalla violenza sulle donne al disagio adolescenziale; e non è mancato un accenno, fulmineo ma significativo, alle coppie gay.

Il fascinoso Giletti (www.pantelleria.it)

Giletti, però, non ha voluto strafare, e ha chiamato a raccolta un gruppo di esperti del settore. Vale a dire: Klaus Davi (chi è? Cosa fa? Da dove spunta veramente?), lo psicologo di Italia sul Due – lanciato da Costanzo e poi deputato di FI – Alessandro Meluzzi, la superlativa Lory Del Santo (da antologia lo scambio di battute fra lei e l’ammiccante Giletti: “La mia scuola era molto severa… ma certo che alcuni professori… mmm… quando avevo 14 anni uno di loro volle accompagnarmi a casa in macchina… mmm…”, “Eeehh, ma diciamolo Lory, a 14 anni tu eri bellissima… ehhhhhhhhh…”). Quindi Eleonora Giorgi, cui, dopo una dotta dissertazione del Meluzzi sui doveri dei padri e delle madri, si deve il trinciante e risolutivo sillogismo: “E allora vedi? Ci vogliono un padre e una madre, mica due padri e due madri!”. Dopo la Gardini e la Carfogna ora anche la Giorgi si candida come “maitresse” (non sogghignare, maliziosone…) à penser della morale teo-cojon. Chissà se, anche in tal caso, le eccellenze Ruini, Fisichella e Tonini approveranno benedicenti.

Le locandine di alcuni film con Lory Del Santo (a sinistra) ed Eleonora Giorgi (a destra)

Più tardi è stata la volta di Chiara Moroni e del suo affondo contro i messaggi perversi della tv; solo che, a sentir certi toni da una berlusconiana, mi si annebbiavano le idee. In compenso un rappresentante dei Verdi di cui non ricordo il nome ci ha (credo) dispensato pillole di rara saggezza. L’inciso è d’obbligo perché del fervorino del nostro progressista non ho capito una mazza: delle sue quattro parole, sette erano in inglese. Faceva più figo, più “glamour”: sta di fatto che la sottoscritta, e verosimilmente non solo lei, decifra unicamente il volgare italiano, quindi confido nell’acume del nostro politicante, aveva un’aria da primo della classe, avrà sicuramente enucleato concetti fondamentali. Anche se incomprensibili ai più.

Concludeva la carrellata un’insegnante elementare che, da ciò che raccontava, o non sapeva tenere una classe (di bambini), o era finita in mezzo a delinquenti in erba. Può succedere, si capisce. Come può succedere che si abusi del cellulare (ma in tutte le scuole dove ho insegnato, e in 16 anni ne ho viste tante, il regolamento d’Istituto ne vietava espressamente l’uso), che docenti e/o alunni sclerino, ecc. ecc. Ma che un gruppo di parolai incompetenti, lolite invecchiate, analisti da gossip e diplomate al Cepu presentino il mondo della scuola come un Grande Bordello dove prof e studenti trascorrono il tempo a spogliarsi, palpeggiarsi e, dulcis in fundo, ammazzarsi a vicenda, insomma quel micidiale cocktail di pornografia e violenza in cui sguazzano i gossipari sopra citati, non è soltanto insoffribile, ma criminale.

Criminale, non semplicemente e non tanto verso gli educatori, contro i quali è in atto una evidente opera di denigrazione (coi nostri limiti siamo rimasti gli unici assertori del diritto al pensiero; e il pensiero è il primo nemico della tirannide consumista); ma soprattutto nei confronti di loro, dei ragazzi. A differenza di quanto blaterano i tanti urloni strapagati per berciare in tv le loro fesserie, noi li incontriamo veramente, ogni giorno. Li troviamo smarriti, incerti, smarriti, deboli, come tutti i giovani, e come tutti i giovani scompostamente contraddittori, in preda ai sogni e terribilmente concreti, alla ricerca, talora spasmodica, di risposte vere. Certo, la realtà che li circonda è quella che è. E loro vorrebbero credere in qualcosa, ma non sanno da dove cominciare: gli hanno distrutto tutto e ora vorrebbero strappargli via l’unico tratto che li differenzi dagli adulti: l’innocenza. Non quella romantica e ipocrita dei vecchi sussidiari, che era un’altra invenzione degli adulti, ma quella autentica, fatta di ansie, dubbi, sete di assoluto, bisogno di fiducia, speranza, bellezza. E invece no: gli fanno credere che di speranza e di bellezza non se ne trova più nemmeno a scuola, li invitano a odiare e a odiarsi, a diffidare, a sopprimere, a digrignare i denti, a essere contemporaneamente vittime e carnefici.

Lo fanno attraverso giornali, film, spettacoli. Lo fanno attraverso Giletti e circo annesso. E domando: siamo proprio indifesi davanti a questa “informazione”, a questi figuri? Sappiamo bene che basta un’ora di Giletti per rovinare un lavoro di sei mesi in classe. Tu sei giornalista, io insegnante e mi appresto a diventare pubblicista: è ancora possibile esercitare questa professione con dignità?

Daniela Tuscano 

Previti da don Picchi: spero che venga picchiato. Su Giletti & c., concordo col tuo senso di nausea dalla prima all’ultima parola. Io, molto democraticamente, certi programmi li vieterei, spedendo in un gulag quanti a vario titolo vi partecipano. E’ ancora possibile praticare questo mestiere? No, è morto. Di più approfondito trovi, sul “Mucchio” in edicola, il servizio sul libro di Giuseppe Altamore I padroni delle notizie.

mdp (www.babysnakes.splinder.com – Vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/07/28/per-lindulto-governo-sinistro-ti-ringrazio/ )

Raccolgo la provocazione di Massimo, sperando che altri rispondano. Del resto, se entrambi resistiamo, significa che qualcosa ancora si può fare… e io ne sono convinta. Malgrado tutto. 😉 (D. T.)

20 febbraio 2007 at 12:35 12 commenti

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