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STORIE DI ORDINARIO MENEFREGHISMO

1) Il Bush è incavolato. Di brutto. Condoleezza, poi, non ne parliamo. Con chi ce l’hanno? Ma col nostro governo, no? Perché accidenti, o meglio, shit, questi maledetti italiani sono sempre i soliti. Inaffidabili. Piagnoni. Perfetti, tipici vecchi europei, cuore tenero, pizza & mandolino & trinariciuti. Ma come? Pur di salvare Mastrogiacomo trattano coi terroristi? Con quei mostri medioevali? Fuck off! In effetti è uno scandalo: tutti, andiamo!, sanno che per la liberazione delle due Simone e della Sgrena l’amico Silvio non aveva scucito un centesimo. Ferreo e impavido a fianco dell’amico George, per difendere la civiltà occidentale. Pare anzi che i sequestratori, dopo aver visto in televisione le loro facce feroci, se la fossero fatta sotto e avessero restituito gli ostaggi con tante scuse. Poi c’è scappato un morto, tale Calipari, ma quella era una svista dei “nostri”, di altri amici. Tutti amici. Quindi si è chiuso un occhio (e pure l’inchiesta). E poi Calipari era stato imprevidente. La macchina che trasportava lui e la Sgrena correva troppo (si narra, addirittura a 20 all’ora): i poveri soldatini yankees, giustamente allarmati, hanno fatto fuoco. In ultima analisi, Calipari se l’è cercata. Si potrebbe quasi dire che… si è suicidato.

La copertina del “manifesto” del 7 marzo 2005, dedicata al funerale di Nicola Calipari.

E’ andata così, vero? Viceversa non si spiegherebbe il motivo di tanto livore. Viceversa, se pure Silviuccio avesse sganciato e/o trattato, un to-tò sul didietro lo meritava anche lui. Invece, per lui, sempre grandi sorrisi: caro amico, amico caro. Tutti amici.

Viceversa si potrebbe sospettare che l’amministrazione americana se la pigli col governo di “sinistra” (…) solo perché le sta antipatico, e miri a farlo cadere. Magari con l’appoggio, discreto ma costante, di qualche palazzo d’Oltretevere. Siamo malfidenti, lo sappiamo. Malfidenti e ingrati. Sembriamo comunisti.

George & Condi, insieme per sempre. 

E per carità, no: perfino papa Ratzinger ancora non ha stabilito se sia peggio essere gay (pardon, deviati) o comunisti. Un bel dilemma. Sorvoliamo. Ciò nonostante, qualche perplessità resta. Cioè: ma se siamo italiani inaffidabili, perché gli strateghi americani continuano a reclamare l’invio di nostre truppe? Visto che valiamo poco, beh, ci lascino a casa. Nessuno piangerà, credo.

Taliban frusta un gruppo di donne ( www.rawa.org)

Parimenti: come mai questi grandi combattenti, questi raffinati strateghi, ancora non sono usciti da una guerra che doveva durare pochi mesi, e invece si protrae da ben quattro anni? E senza alcun risultato concreto, visto che i Taliban sono tornati al loro posto, le donne continuano a portare il burqa e Bin Laden resta uccel di bosco? Oddio, per la verità alcuni risultati si sono visti: qualche migliaio di terroristi catturati e/o eliminati, circa 60.000 vittime civili, bambini inclusi. E un Paese completamente distrutto. Ma anche in questo caso, si tratta di sviste. E poi, erano afghani: ergo, amici di terroristi, o terroristi in erba. Questa è la legge della guerra preventiva, e questi i suoi frutti.

Enzo Baldoni con Alì, l’amico iracheno al quale il giornalista aveva regalato le protesi agli arti inferiori. 

2) Bush non è il solo a essere arrabbiato. Sembra lo sia, e di bruttissimo, Sandro Baldoni, fratello di Enzo (do you remember?). Ma per motivi affatto diversi. Ce li spiega in un’accorata lettera a “Repubblica”: “Ricordiamo come se fosse ieri la solitudine della nostra famiglia di fronte alle scelte più delicate e determinanti, le notizie contraddittorie o addirittura palesemente false che giungevano dal Sismi e dalla Croce Rossa Italiana in conflitto tra loro – scrive Sandro, – lo sguardo muto e accigliato del Vaticano che evidentemente non ci considerava abbastanza cristiani per essere degni d’aiuto”, ed è quest’ultima frase a ferire di più. Perché disgraziatamente vera.

In quel caso si potrebbe affermare che il governo berlusconide tenne duro, mostrò i muscoli (o la mascella), e non trattò con nessuno. Cioè se ne strafregò, allo stesso modo della Chiesa già in aria di restaurazione ratzingeriana. Enzo fu lasciato solo, peggio: la stampa governativa, Feltri in testa (indimenticabile il suo “pirlacchione” rivolto al free-lance, https://danielatuscano.wordpress.com/2004/08/27/enzo-e-morto-sconfitta-dellumanita/), lo irrise nel momento stesso in cui veniva trucidato.

Gli americani se ne strafregarono in eguale e peggior modo, probabilmente di Baldoni non sentirono nemmeno parlare; solo l’Italia, e purtroppo dopo, venne percorsa da un fremito di panico: e per questo, sempre dopo, si capì che non ci si poteva permettere un’altra figuraccia, che il cinismo aveva pure un limite (adesso il problema non si porrebbe nemmeno); e si tentò di evitare il bis. Ma non si risparmiò Calipari (dagli americani). Il sacrificio di Baldoni, in altre parole, servì almeno a questo: a permettere che la pietà non morisse del tutto. Non nel cuore della gente, intendiamo. Ora i parenti esortano l’attuale governo a non dimenticarli, a lavorare perché sia loro restituito almeno il corpo del congiunto. Vedremo come finirà questa volta.

3) Da diverso tempo si parla di scuola. Bisognerebbe compiacersene, d’abitudine è un tema che non interessa nessuno. In sostanza, ce ne freghiamo anche di quello – d’altronde il motto “me ne frego”, tornato prepotentemente attuale, è stato coniato proprio qui, nella ridente terra del sole e dell’amore. Veramente qualcun altro, e proprio per la scuola, gli aveva contrapposto un “I care”, m’importa. Ma si trattava di un prete strano. Uno di quelli che il Vaticano ha sempre avversato. E infatti è stato presto messo in archivio, come un peso fastidioso. Anche la Chiesa se ne è fregata.

Si parla di scuola, dicevo. Ma non come ci si potrebbe aspettare: non dell’interminabile precariato degli insegnanti, non degli stipendi miserabili, non dei programmi obsoleti, non dei tagli ai docenti di sostegno (per saperne di più e firmare la petizione per le immissioni in ruolo cfr. ivi, comm. 2 e 20). Nient’affatto. Gli insegnanti sono presentati come pericolosi squilibrati, e tale squilibrio non è motivato dalla frustrazione per i problemi di cui sopra, ma da una inquieta vertigine sessuale. La scuola, per i media, è divenuta il luogo d’ogni perversione, e l’allarme principale è costituito dal telefonino. Al punto che il nostro impagabile ministro ha pensato di vietarlo per legge. Chi osava obiettare che sarebbe stato sufficiente far rispettare i regolamenti d’istituto ha ricevuto una severa rampogna. Vietato non vietare. Pugno di velluto in guanto di ferro. In egual maniera funzionavano le leggi secentesche, fantasiosamente spietate coi deboli, imbelli e tremebonde coi forti. Barocchismi di ritorno.

4) Gherardo Colombo (sopra) lascia la magistratura, denunciando: “Non mi permettono di lavorare”. In compenso si sono ripresi Carnevale. Avete capito bene, proprio il simpaticone scarcera-mafiosi che “non piangeva Falcone neppure da morto”. Fedele al suo iridato cognome, ora si abbandona a crasse risate. E azzecca, garbuglia, sofistica, pignoleggia. Soprattutto, assolve. E’ davvero il caso di dire che, in Italia, il Carnevale non finisce mai.

Probabilissimo che, grazie a quell’indulto così Clemente – morbido nome da Papa della Restaurazione – dai banchi degli imputati Cesare Previti torni a quello dei senatori. La Clemenza è infinita.

Dal blog di Massimiliano Frassi www.massimilianofrassi.splinder.com: “A) il video con l’intervista ai figli della donna kamikaze: ‘Quanti ebrei ha ucciso la vostra mamma? Ed oggi dov’è?’ Risposta: ‘In Paradiso!’. Oltre il concetto di infanzia violata. b) Dov’è don Pierangelo Bertagna, reo confesso di abusi sessuali su 40 bambini? Cosa sta facendo oggi? Ma soprattutto, perché non è ancora in carcere?”. Senza commenti.

5) Papa Ratzinger ripristina la Messa in latino. E appronta un giro di vite contro il teologo Jon Sobrino http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Sobrino (sotto). Sobrino, grande amico e aiutante di Oscar Romero, è l’ultimo rappresentante della teologia della liberazione, un intellettuale di spicco e, specialmente, un instancabile apostolo dei poveri. Ma per la gerarchia è reo di predicare un Cristo umano, troppo umano. Il Cristo di Ratzinger è ieratico, scarnificato, giudice. Dei peccati sessuali anzichenò. Sobrino si occupa troppo delle sofferenze materiali dei nullatenenti, invece di insegnar loro la rassegnazione e il silenzio; e poi si sa, il Regno di Dio non è di questo mondo. Per loro. Quindi meglio stiano zitti e buoni. Sarcasmi a parte, non permettiamogli di cacciare Sobrino e di sostituirlo con Lefebvre. Firmiamo la petizione (vedi commento n° 1). Serve un segnale forte, fortissimo. I tempi di Bellarmino non devono tornare.

6) Le maggiori organizzazioni cattoliche si preparano per la manifestazione pro-famiglia, sponsorizzata dal Vaticano e prevista il 12 maggio prossimo. Non per colpire il governo, assicurano, ma piuttosto per “sensibilizzarlo” sull’indispensabile ruolo dell’istituzione, “basata sul matrimonio tra uomo e donna”, nella società e nella vita. Nulla da obiettare, figuriamoci. Ci si domanda però perché proprio ora: in cinquant’anni di regno (demo)cristiano tali gruppi avrebbero dovuto scendere in piazza centinaia di volte, dato che i timorati ministri diccì, pur empiendosi la bocca di concetti quali “sacralità del matrimonio”, “figli” e “fecondità”, non attuarono mai una politica familiare attenta e responsabile. Tanto è vero che la natalità in Italia è diventata la più bassa d’Europa, mentre nella protestante Europa del Nord (in certi ambienti l’aggettivo è tornato ad assumere una valenza spregiativa) si assesta intorno ai 2-3 figli per donna. Ma senza andar tanto lontano, sarebbe stato logico veder sfilare la protesta cattolica contro la Finanziaria di Tremonti, che colpiva duramente le famiglie italiane.

Invece, non è accaduto nulla. Al contrario: mai i rapporti tra il Vaticano e il governo furono idilliaci come durante il Berlusconi II (fascismo escluso).

Normale s’insinuino, anche qui, alcuni sospetti, a partire dalla scelta della data, la stessa del referendum anti-divorzio del 1974. Forse sempre non a caso il raduno si terrà un mese dopo quello a favore dei Dico. E quando qualcuno ha agitato lo spauracchio delle unioni gay, si è assistito a un crescendo di attivismo, di proclami contro lo smarrimento dei valori non negoziabili, per giungere fino ad aperti insulti: “deviati”, “materialisti”, “sodomiti”, “contro natura” e altre squisitezze linguistiche.

Francis Bacon, Studio sul ritratto di Innocenzo X di Velazquez, Iowa, Museo Des Moines Arts.

Altre associazioni – Agedo (genitori di omosessuali), l’Arcigay –  si sono auto-invitate al convegno; va da sé che nessuno le aveva convocate, ma la piazza è pubblica. Però, però… evitiamo ambiguità, si è premunito Domenico Delle Foglie, uno dei promotori (il testo del proclama in http://www.vita.it/articolo/index.php3?STAMPA=S&NEWSID=78237 , n.d.A.). Il meeting è contro i Dico. E gli omosessuali, beh, mica si può cacciarli apertamente, ma non si aspettino concessioni (Delle Foglie dà per scontato che tutti i gay siano a favore delle unioni civili). Non pare li si gradisca molto come compagni, ecco. E per taluni questa manifestazione per la famiglia assomiglia, sotto sotto, a un corteo anti-omosessuale. In tal caso, per la prima volta nella loro storia i cattolici, seguaci di quel Cristo che difendeva gli emarginati, sfilerebbero contro una minoranza. Speriamo di no, benché il rischio esista data la martellante campagna di Ratzinger, il quale ha più volte additato nei gay l’origine di tutti i mali (compresa la scarsa prolificità degli italiani, diventati, “per colpa d’un gaio edonismo”, debosciati rammolliti).

Si parlerà pure di revisione della legge 194, e le prime avvisaglie sono giunte da Milano, con la proposta di legge di un cimitero per i feti.

Non resta che osservare. Con molta attenzione. All’evento presenzierà compatta la destra parlamentare, con acclusi deputati & senatori e le rispettive due o tre famiglie. Tanto, loro dei Dico se ne fregano e possono sceneggiare pure una impavida opposizione: grazie al Regolamento Speciale dei Parlamentari, infatti, ai loro congiunti, conviventi o sposati in terze o quarte nozze, senza distinzione di sesso, è prevista una congrua pensione, del tutto simile a quella dei coniugi unici e indivisibili. Non alla volgar plebe, ma non scandalizziamoci: al mondo non siamo mica tutti uguali. Alcuni lo sono più di altri.

Il signorile gesto di Daniela Santanché, An, convivente e strenua avversaria delle coppie di fatto, attesa al “Family Day”.

Non saranno da meno alcuni ministri del cosiddetto centrosinistra, fra cui – poteva mancare? – l’immarcescibile Mastella (quello col nome da Papa): il quale trova “scostumati” i gay ma costumatissimo Previti. Chissà cosa ne pensa l’ex-tronista Zequila, un tempo noto come “Er Mutanda”.

Così le armate di Benedetto sperano di assestare un colpo decisivo a Prodi, far tornare l’amato Cavaliere e, con lui, una politica ligia agli interessi vaticani. E poi delle famiglie chi se ne frega, l’importante sarà raggiungere lo scopo.

7) L’allusione a Zequila e ai tronisti mi ha incastrato, ne sono conscia. E molti di voi, adesso, si aspetteranno io parli di… Ma no, ragazzi: non mi ci colgono. Dolente, non mi ci colgono. Stavolta permettete anche alla sottoscritta di fregarsene. Già il corpo la espelle, e tanti saluti: nemmeno degna di entrare nei lepidi lazzi del Bagaglino. E, come vaticinava Testori, “quando un Paese si diverte col Bagaglino significa che non siamo alla frutta, ma alla merda”. Meglio chiuderla qui, credetemi.

Daniela Tuscano (vedi anche Rahmatullah torturato: il governo italiano deve agire, ivi, comm. n° 21)

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23 marzo 2007 at 7:10 44 commenti

SORPRESA, E’ STATO IL FESTIVAL DELLE CANZONI – Si è concluso Sanremo 2007, con alcune novità

Il lavoro sporco lo lascio ad altri. A quelli che era tutto preparato. Che è uno scandalo aver speso così tanti soldi. Che il tizio ha portato la canzone furba. Che se non sei ammanicato lì non entrerai mai. Che basta col Grande Vecchio e le sue propaggini. Che, insomma, la politica è sangue e merda.

Naturalmente è vero. O lo è in gran parte. E quando ti prende quel sopore arrendevole, che quasi ti tranquillizza, non sai se è rassegnazione, impotenza o paralisi. Conferma di appartenere al gregge, logica del numero, che quel mondo, e non parlo certo dello spettacolo, tu non lo vivrai mai da protagonista, e subisci la loro potenza ottusa, il “Festivàl” con l’accento sulla A, la fissità ottuagenaria che ti doppierà, e tu sparirai, ma loro no.

Pippo Baudo e Michelle Hunziker, presentatori del Festival.

Già. Quei brani ce li avranno pure imposti. Ma se Sanremo è un santo da operetta, o da opera buffa, se non è una cosa seria, sotto sotto – Pirandello docet – il messaggio è serissimo. E, ogni tanto, perfino comprensibile. Così spuntano leggeri miracoli di parole, come bolle dorate su uno statico acquitrino. Compaiono, deflagrano poi svaporano, tornando alle loro sfere. Lontanissimi da lì, alieni di passaggio. E tuttavia, capaci di confortare.

Nella fattispecie. Far salire sul podio un Al Bano e un Mazzocchetti rientra perfettamente nell’habitus sanremese. Talmente normale, prevedibile, lapalissiano che non scandalizza nemmeno più. E’ la ratifica dell’impotenza e dell’estraneità. Ma, per una volta, a carte scoperte. In un certo senso è scontato anche il primo posto di Simone Cristicchi (foto sotto), che già il Festival (o Festivàl, a piacere) doveva vincerlo lo scorso anno. E, come da copione, il vincitore morale dell’edizione precedente… ecc. ecc. O forse – m’illudo? – era una richiesta di scuse: sì vabbene abbiamo promosso ‘ste due mummie (Alby & Pier, n.d.A.), ma vi lasciamo Cristicchi. Perché alla fine, diamine, la canzonetta c’era. O la canzone. O la canzonona. O, sì ecco, la Signora Canzone. Perché trattavasi di quello. Di un brano coi fiocchi. Sulla malattia mentale, non so se mi spiego.  

E per parlare in modo credibile di una simile roba, matto ci devi essere, e Simone, con quell’aria stralunata da Archimede Pitagorico, ha indubbiamente il physique du role. Ma non basta. “Mi chiamo Antonio e sono matto”: caschiamo sempre sulle parole, e il matto non ricorre ad eufemismi, quelli li usiamo noi, apparentemente sani, per circoscrivere e isolare il mostro. Senza dubbio Cristicchi voleva andare a parare lì, dal mostro. E quando l’ho visto salire sulla seggiola, nel silenzio rarefatto, con le braccia spalancate per l’ultimo, sanzionatorio volo muto, un brivido mi ha percorso la schiena. In lui ho rivisto non Antonio, ma Andrea, incontrato tanti anni fa in un reparto psichiatrico. Un giovanotto allampanato e occhialuto e anch’egli perso in un sorriso senza scopo, che la scienza aveva dichiarato guarito, e che due giorni dopo il ritorno a casa, si gettò nello stesso gorgo muto. Tanto diverso da Icaro, che non era matto, ma scemo, perciò temerario e impertinente. Il volo dei Simone-Antonio-Andrea è inerme, evocativo, accusatore, solitario, umanissimo, così simile al nostro quotidiano, al senso di paralisi di cui parlavo all’inizio, da farci capire che i mostri siamo noi, o tali ci ha resi il torrente carsico dei soprusi, delle ingiustizie, del chiasso informe contrabbandati per normalità. Antonio fratello nostro, in fondo, meritava soltanto un abbraccio.

Accanto a Cristicchi mi sarebbe piaciuto vedere Paolo Rossi, di cui mi ha commosso l’omaggio al grande Rino Gaetano, o un Silvestri con la sua ironica Paranza, o un Fabio Concato: quest’ultimo, in una prosa elegiaca, ha raccontato la vicenda del cinquantenne licenziato da una società che propaganda il giovanilismo a tutti i costi, ma a quell’età ti considera un rottame. Mi sarebbe piaciuta Tosca, una vera attrice in musica, di quelle d’un tempo come le sue sue atmosfere teneramente rétro, alla Gabriella Ferri. Personalmente tifavo per Amalia Gré, che non sarà un portento di simpatia ma ha presentato un brano raffinato senza essere snob, uno swing al ralenti (opportunamente affiancato, la sera dei duetti, dal bravissimo Mario Biondi). Era troppo, lo so. Ma il troppo, a Sanremo, assume

un significato particolare. Indica possibilità di scelta. E vuol dire che qualcosa da salvare esiste. La musica, probabilmente.

E’ stato giusto premiare la bellezza arruffata del giovane Fabrizio Moro (foto sotto). Sarà che viene da San Basilio, cui sono legata per ragioni affettive, sarà che mi ha divertito quella sua puntualizzazione: “So scrivere anche cazzate”, ma vivaddio, Fabrizio è i miei studenti. Quelli che prof quest’anno voto per la prima volta e vorrei andare però è tutto un casino mi aiuti. E poco importa se crede di essere

 

un dritto, il suo scarabocchio in musica ha qualcosa di primitivo, e avvince. Non scomodiamo l’impegno, per carità. E’, forse, solo una lallazione. Ma quando i nostri ragazzi pretendono di re-imparare a parlare, a pensare (Pensa!) possiamo voltar loro le spalle? 

Chiamatele canzonette, se volete.

Daniela Tuscano (www.step1magazine.it)

TI REGALERO’ UNA ROSA 

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54
E vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perchè ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore
Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare 

Simone Cristicchi

Da “Il mondo della disabilità”, http://www.padritrinitari.191.it 

4 marzo 2007 at 9:22 10 commenti

MA DI QUALE INFORMAZIONE STIAMO PARLANDO? – Botta e risposta tra Daniela Tuscano e Massimo Del Papa

Allora, Massimo.

La prima domanda è lapidaria, e anche un po’ scema: cosa pensi di Previti (foto) ai servizi sociali, più precisamente nella comunità di don Picchi (aiuterà minorenni e tossicodipendenti, mantenendo lo stipendio da deputato: 12.000 euro al mese!!! – n.d.A.)?

Chissà perché considero un po’ pelosa la zelante carità di certi prelati per questi poveri peccatori, subito redenti a quanto pare. Pensi che le intercessioni di mons. Mastella (sotto) c’entrino in questa edificante vicenda di pubblica redenzione?

La seconda riflessione è più articolata (o prolissa, vedi tu…).

Domenica scorsa (18 febbraio, n.d.A.), durante un pigro pomeriggio tardo-invernale, mi sono imbattuta nella rubrica di approfondimento di Domenica In, curata da un professionista di razza come Massimo Giletti.

L’ambizione di Giletti è leggendaria: fare un giornalismo popolare (a proposito, sai se è iscritto all’albo?) e nel contempo di qualità. Lodevole. E quanto ha sgomitato, e sgomita, per raggiungere i suoi obiettivi, ma dopo ciò che ho visto ogni dubbio è dissipato: li ha pienamente raggiunti. Siamo ormai all’apoteosi.

L’argomento su cui si discuteva erano “i telefonini a scuola”. Prevedibile, data la kermesse di notizie di cui hanno infarcito i media in questi giorni. Ma Giletti è uomo universale: poteva accontentarsi di simili inezie? Nossignori. Non poteva. E infatti, con rara maestria, nel giro di un’oretta ha spaziato dai film sexy anni ’70 (protagoniste supplenti e alunni guardoni, of course: Fenech e Vitali in testa) al bullismo (termine comprensibile soltanto da chi l’ha coniato, peraltro), dalla violenza sulle donne al disagio adolescenziale; e non è mancato un accenno, fulmineo ma significativo, alle coppie gay.

Il fascinoso Giletti (www.pantelleria.it)

Giletti, però, non ha voluto strafare, e ha chiamato a raccolta un gruppo di esperti del settore. Vale a dire: Klaus Davi (chi è? Cosa fa? Da dove spunta veramente?), lo psicologo di Italia sul Due – lanciato da Costanzo e poi deputato di FI – Alessandro Meluzzi, la superlativa Lory Del Santo (da antologia lo scambio di battute fra lei e l’ammiccante Giletti: “La mia scuola era molto severa… ma certo che alcuni professori… mmm… quando avevo 14 anni uno di loro volle accompagnarmi a casa in macchina… mmm…”, “Eeehh, ma diciamolo Lory, a 14 anni tu eri bellissima… ehhhhhhhhh…”). Quindi Eleonora Giorgi, cui, dopo una dotta dissertazione del Meluzzi sui doveri dei padri e delle madri, si deve il trinciante e risolutivo sillogismo: “E allora vedi? Ci vogliono un padre e una madre, mica due padri e due madri!”. Dopo la Gardini e la Carfogna ora anche la Giorgi si candida come “maitresse” (non sogghignare, maliziosone…) à penser della morale teo-cojon. Chissà se, anche in tal caso, le eccellenze Ruini, Fisichella e Tonini approveranno benedicenti.

Le locandine di alcuni film con Lory Del Santo (a sinistra) ed Eleonora Giorgi (a destra)

Più tardi è stata la volta di Chiara Moroni e del suo affondo contro i messaggi perversi della tv; solo che, a sentir certi toni da una berlusconiana, mi si annebbiavano le idee. In compenso un rappresentante dei Verdi di cui non ricordo il nome ci ha (credo) dispensato pillole di rara saggezza. L’inciso è d’obbligo perché del fervorino del nostro progressista non ho capito una mazza: delle sue quattro parole, sette erano in inglese. Faceva più figo, più “glamour”: sta di fatto che la sottoscritta, e verosimilmente non solo lei, decifra unicamente il volgare italiano, quindi confido nell’acume del nostro politicante, aveva un’aria da primo della classe, avrà sicuramente enucleato concetti fondamentali. Anche se incomprensibili ai più.

Concludeva la carrellata un’insegnante elementare che, da ciò che raccontava, o non sapeva tenere una classe (di bambini), o era finita in mezzo a delinquenti in erba. Può succedere, si capisce. Come può succedere che si abusi del cellulare (ma in tutte le scuole dove ho insegnato, e in 16 anni ne ho viste tante, il regolamento d’Istituto ne vietava espressamente l’uso), che docenti e/o alunni sclerino, ecc. ecc. Ma che un gruppo di parolai incompetenti, lolite invecchiate, analisti da gossip e diplomate al Cepu presentino il mondo della scuola come un Grande Bordello dove prof e studenti trascorrono il tempo a spogliarsi, palpeggiarsi e, dulcis in fundo, ammazzarsi a vicenda, insomma quel micidiale cocktail di pornografia e violenza in cui sguazzano i gossipari sopra citati, non è soltanto insoffribile, ma criminale.

Criminale, non semplicemente e non tanto verso gli educatori, contro i quali è in atto una evidente opera di denigrazione (coi nostri limiti siamo rimasti gli unici assertori del diritto al pensiero; e il pensiero è il primo nemico della tirannide consumista); ma soprattutto nei confronti di loro, dei ragazzi. A differenza di quanto blaterano i tanti urloni strapagati per berciare in tv le loro fesserie, noi li incontriamo veramente, ogni giorno. Li troviamo smarriti, incerti, smarriti, deboli, come tutti i giovani, e come tutti i giovani scompostamente contraddittori, in preda ai sogni e terribilmente concreti, alla ricerca, talora spasmodica, di risposte vere. Certo, la realtà che li circonda è quella che è. E loro vorrebbero credere in qualcosa, ma non sanno da dove cominciare: gli hanno distrutto tutto e ora vorrebbero strappargli via l’unico tratto che li differenzi dagli adulti: l’innocenza. Non quella romantica e ipocrita dei vecchi sussidiari, che era un’altra invenzione degli adulti, ma quella autentica, fatta di ansie, dubbi, sete di assoluto, bisogno di fiducia, speranza, bellezza. E invece no: gli fanno credere che di speranza e di bellezza non se ne trova più nemmeno a scuola, li invitano a odiare e a odiarsi, a diffidare, a sopprimere, a digrignare i denti, a essere contemporaneamente vittime e carnefici.

Lo fanno attraverso giornali, film, spettacoli. Lo fanno attraverso Giletti e circo annesso. E domando: siamo proprio indifesi davanti a questa “informazione”, a questi figuri? Sappiamo bene che basta un’ora di Giletti per rovinare un lavoro di sei mesi in classe. Tu sei giornalista, io insegnante e mi appresto a diventare pubblicista: è ancora possibile esercitare questa professione con dignità?

Daniela Tuscano 

Previti da don Picchi: spero che venga picchiato. Su Giletti & c., concordo col tuo senso di nausea dalla prima all’ultima parola. Io, molto democraticamente, certi programmi li vieterei, spedendo in un gulag quanti a vario titolo vi partecipano. E’ ancora possibile praticare questo mestiere? No, è morto. Di più approfondito trovi, sul “Mucchio” in edicola, il servizio sul libro di Giuseppe Altamore I padroni delle notizie.

mdp (www.babysnakes.splinder.com – Vedi anche https://danielatuscano.wordpress.com/2006/07/28/per-lindulto-governo-sinistro-ti-ringrazio/ )

Raccolgo la provocazione di Massimo, sperando che altri rispondano. Del resto, se entrambi resistiamo, significa che qualcosa ancora si può fare… e io ne sono convinta. Malgrado tutto. 😉 (D. T.)

20 febbraio 2007 at 12:35 12 commenti

VICENZA, COME VOLEVASI DIMOSTRARE

E’ andata esattamente come si prevedeva: un grande corteo (notevole, e forse maggioritaria, la presenza femminile) di pace, forza e allegria. Slogan desueti? Può darsi, ma a noi non pare. Erano comunque, sono e saranno, gli slogan del Movimento Umanista, e mai come in questo momento storico risultano attuali. Altro che desuetudine.

Tutto come previsto, ho scritto. Ma previsto da chi? Dai nostri politici? Dai nostri intellettuali? …Beh, non proprio. Al contrario. A sentire i loro comunicati, a leggere i loro giornali, a seguire le loro televisioni, a Vicenza c’era da temere come minimo la terza guerra mondiale. Adesso è sbucato persino il nostro “Amato” Topolino per spiegarci che, se non è successo nulla, il merito è suo. Cioè, per capire: è merito suo di un’analisi socio-politica del tutto sballata, e di conseguenza è merito suo se tutto è filato liscio. Chiaro, no? Ci è pure capitato di leggere su un giornale “progressista” le accomodanti parole di un generale americano, in versione zuccherino, che se non lo vedevi addobbato di mostrine sembrava un hippy post-litteram: giusto manifestare, siamo in una democrazia, la guerra in Iraq? Oddio, io l’ho sempre considerata sbagliata, ecco. Però la colpa non è mica di tutti gli americani.

Allora viene da pensare, ancora una volta, che gli scemi siamo noi. Che siamo analfabeti. O che l’italiano è diventato una semplice espressione grafica: si scrive una cosa ma se ne ha in mente un’altra. Succedeva così nel Seicento, succede così in quest’epoca di novella Controriforma.

Avessimo infatti capito che non ce l’avevano con noi, né col movimento per la pace in blocco. Che sì, in pratica hanno scritto che fiancheggiava i terroristi, che stava creando un clima di tensione come si evinceva dalla violenza negli stadi avvenuta poche settimane prima (già, secondo la spericolata fantasia di taluni alla testa dei criminali assassini di poliziotti non c’erano balordi senz’arte né parte, e di simpatie semmai destrorse, ma i loro veri ispiratori erano i pacifisti: afferrata l’antifona?). Hanno scritto e detto questo e molto altro, hanno blindato la città, Grilli e MaScalzoni prevedevano scenari da seconda Intifada, e com’erano seri, e come parlavano gravi e compunti: e noi, idioti e permalosi, ci siamo cascati! Macché, ma ci volevano bene, le loro parole erano quelle, ma stavano solo scherzando. E non si può nemmeno più scherzare?

 

Ma, via! Non scherza forse un presidente del Consiglio che loda le manifestazioni di piazza, e al tempo stesso ci fa sapere che non cambierà un tubo, e che questa base s’ha da allargare? Come sketch è divertente e raffinato; non possiamo negarlo. Colpa di noi illetterati plebei, per i quali “pace” significa “pace” e nient’altro. Ma i nostri mattacchioni stanno su ben altro livello verbale. Difatti, se per loro i pacifisti sono terroristi, le azioni militari in Iraq e Afghanistan sono “missioni di pace”. Lo si deduce, oltre che dai brillanti risultati ottenuti (solo ieri 66 morti fra cui molti bambini, ma iracheni: chi se ne frega?), dai fantasiosi nomi conferiti a tali missioni: Vendetta infinita era, in effetti, un po’ troppo scoperto; non c’era gusto, si capiva subito, e allora addio divertimento. Meglio, molto meglio Libertà duratura, poi Giustizia sempiterna, domani, chissà?, Benessere incommensurabile.  Il gioco, ammettiamolo, vale la candela. Parimenti scherza, non può che scherzare, un noto politico che un giorno sì e l’altro pure tuona contro le unioni di fatto. Altrimenti, le sue esternazioni sarebbero inspiegabili. Chi prenderebbe sul serio uno con un nome da postribolo, divorziato e convivente, che pretende di insegnare ad altri il vero amore, benedetto e santificato dalla Chiesa?

 
 
 
 
 

Insomma, siamo un Paese di ridanciani e cretini noi se non ce ne rendiamo conto.  Forse perché l’anti-americanismo, diventato un peccato persino più imperdonabile della convivenza (e ci vuol tutta), ci ottenebra la mente. E poco importa si obietti che l’anti-americanismo non c’entra un piffero, che nessuno di noi si sogna di contestare una democrazia i cui valori molti hanno apprezzato e la cui dirigenza oggi semmai rimproverano, proprio perché ha tradito quei valori; d’altro canto, per quanto concerne gli umanisti, la cosa sarebbe doppiamente assurda, visto che Silo, fondatore del movimento, è egli stesso americano. Certo, perché gli americani non sono solo gli statunitensi, ma anche gli argentini, i brasiliani, gli ecuadoregni ecc.

Macché. Ci hanno accusato pure di questo, e meno male che i roghi non vanno più di moda altrimenti per noi sarebbe finita male.

Ma forse, anche in questo caso, scherzavano.

Ci attraversa solo un sospetto, ma chiediamo venia in anticipo, a motivo della nostra ottusità e della nostra proverbiale mancanza di umorismo: che si confonda la voglia di scherzare col senso del ridicolo. Nella remota ipotesi, infatti, che i nostri politici-esperti-generali-moralisti ecc. abbiano parlato sul serio, bisognerebbe come minimo consigliar loro di cambiar mestiere; e di dedicarsi a qualche lavoro socialmente utile, che so, i netturbini o i muratori, di cui oggi si avverte gran bisogno, liberando dall’incombenza i numerosissimi laureati, immigrati e no, costretti a un lavoro “sporco” o a rischiare di volar giù da qualche impalcatura visto che i posti a loro spettanti sono occupati da incompetenti notori.

Ma le cose stanno senz’altro diversamente. Stavano solo scherzando. E’ confortante sapersi in così buone mani. Ci vuole proprio una bella, larga, confortante risata.

“IO C’ERO”: PARLANO I PROTAGONISTI

Tra i partecipanti al corteo di Vicenza c’erano anche loro, il mio amico Cristiano, del Gruppo Emmanuele, che abita nella città del Palladio da molti anni; e l’altro mio amico Alberto, del Movimento Umanista, che a Vicenza è andato partendo dalla sua Milano. Li abbiamo intervistati.

– Cristiano, come si è svolta la manifestazione?

In maniera serena, pacifica e molto composta. C’era odore di vino e di marijuana.

– Ci sei andato di tua sponte o con qualche gruppo organizzato?

Sono andato per mia volontà, ma mi sono trovato all’ultimo momento assieme ad altri 3 miei amici del gruppo del teatro da me frequentato.

– Perché volevi esserci?

Volevo dimostrare che non sono d’accordo sul fatto di costruire od ampliare basi militari, a maggior ragione in questo caso così pericolosamente attaccate alla città. Una minaccia per la popolazione civile e anche per i beni artistici (Vicenza è molto bella).

 
 
 
 
 

– Si è parlato di una città blindata…

La città era ben protetta. Mentre mi recavo al punto di ritrovo ho visto o attraversato alcuni gruppi di militari (carabinieri, guardia di finanza , etc) che erano a presidiare alcuni punti strategici, pronti ad intervenire in caso di disordini. Non ho però respirato una tensione insopportabile. C’era un alto livello di attenzione (anche dall’alto alcuni elicotteri continuavano a monitorare la situazione), le misure prese (tra cui quella di chiudere le scuole e gli esercizi commerciali) sicuramente hanno contribuito a mantenere più sotto controllo la situazione.

– Come motivi le paure irrazionali manifestate da politici e mass-media nei giorni immediatamente precedenti il corteo? A parer tuo c’è l’intento di diffamare il movimento per la pace?

Credo che le paure fossero solo in parte irrazionali. Qualche anno fa abbiamo assistito anche noi ai terribili fatti di Genova e, non più tardi di una settimana fa, abbiamo purtroppo visto come assembramenti di persone comuni (tifosi in quel caso) possono attirare e nascondere dei violenti imbecilli. Il dissenso non fa piacere a nessuno, ma non penso che ci sia qualche macchinazione per gettare del fango sui pacifisti.

– Sai descrivere la “fisionomia” dei partecipanti? Tra essi si trovavano, per esempio, gruppi cattolici?

Purtroppo non ho visto tutto il corteo. Sono rimasto per lo più nella metà di fondo, composta da molti gruppi politicizzati o comunque di sinistra (varie associazioni sindacali, gruppi comunisti, comunisti anarchici…) provenienti da tutt’Italia (molto forte la partecipazione dal Salento e dalla Toscana). So che gli scout di Vicenza hanno marciato in corteo.

– E riguardo agli infiltrati, ai facinorosi, ai violenti?

Non so se ci fossero molti infiltrati violenti. Ho solo visto lo striscione di quelli che chiedevano la liberazione degli arrestati a Padova e Milano (subito allontanati). Con mia sorpresa e gioia, invece, ho visto alcuni Americani che si sono uniti alla protesta. Condivido quello che hanno detto: il corteo non era anti-popolo-americano ma anti-politica-americana di Bush. Il distinguo quindi è d’obbligo. Credo che alle volte si giochi troppo con le parole e semplificando si mettano i presupposti per le generalizzazioni ottuse. Mi piacerebbe sapere realmente quanti sono negli USA le persone che la pensano così (anti Bush). Per questi ho stima, per gli altri dico : “Poveri noi!”.

– Ed eccomi a te, Alberto. Cominciamo da una polemica terminologica. Hai sempre affermato che la definizione “no global”, affibbiata in genere a tutto il movimento per la pace e quindi anche agli umanisti, ti ha sempre infastidito…

Sì, mi infastidisce, perché è scorretto. Noi umanisti, infatti, siamo per una vera globalizzazione: che riguardi cioè non solo le economie, come avviene ora, ma i diritti e le opportunita’ per le persone e per i paesi. Oggi assistiamo ad una globalizzazione delle economie dei paesi più ricchi (Europa, Nord America, Estremo Oriente) e a un’arretratezza mostruosa dei paesi piu’ poveri (ad esempio l’Africa). E questo non ci sta bene. Ma da qui a definirci no-global ce ne corre. E’ l’esatto contrario. Noi non siamo né nostalgici, né romantici utopisti.

– Il segretario della Uil, Angeletti, ha dichiarato che il terrorismo non è un problema del sindacato italiano ma della società italiana…

Anch’io penso che il problema terrorismo abbia radici nella
società. Il fatto che esistano “sindacalisti terroristi”
non e’ sinonimo di sindacato terrorista. Sarebbe come fare di un filo d’erba un fascio.

– Ritieni ci sia un clima di intimidazione e si cerchi di far passare per violento l’intero movimento pacifista?

Sì. Penso che il clima di intimidazione sia strumentale: serve per scoraggiare gli attivisti e chiunque voglia un cambiamento non violento, e per ridurre il numero di manifestanti.

– Credi anche tu che “antiamericano” equivalga oggi a un’infamia di cui ci si deve liberare?

Sì. La parola viene usata come insulto per intendere che si è contro gli americani (statunitensi) e la loro cultura. Invece gli
“antiamericani” la maggior parte sono persone che non condividono la linea di governo della leadership politico-economica statunitense.

– Si cerca di collegare in un clima di unica violenza fatti molto diversi tra loro, come il terrorismo e il teppismo criminale degli pseudo-tifosi di Catania, col pretesto che bisogna arginare le forze eversive. Sei d’accordo?

No. Secondo me sono violenze di natura diversa: la primo si ammanta di una forte componente ideologica, è organizzata e ha obiettivi politici, la seconda non ha nessuna di queste componenti. Comunque l’unico “antidoto” alla degenerazione del clima è la non-violenza attiva, che gli umanisti propugnano da sempre. In un prossimo incontro potremmo parlarne più diffusamente, ci stai?

– D’accordo!
 

Daniela Tuscano (nelle foto: umanisti in partenza per il corteo, Jan Tamas, i manifestanti a Vicenza e un’immagine allegorica sulla pace inviatami da Donatella Camatta. Vedi anche: L’intervento umanista, http://www.pumilano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=204&Itemid=1 , http://www.petition online.com/vicenza/ , http://www.partitoumanista.it/petizioni , https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/16/un-bel-gioco-dura-poco-per-scongiurare-lampliamento-della-base-usa-a-vicenza/)

18 febbraio 2007 at 13:05 16 commenti

IL FUNERALE DEL CONDOM USATO

La mia amica Franca Banti, del Partito umanista milanese, mi ha inviato un’amena quanto interessante mail, che sottopongo all’attenzione dei lettori. 

Avrei una proposta per un’iniziativa sul “capolavoro” varato all’unanimità dal consiglio regionale della Lombardia (Tutti d’accordo, anche i consiglieri del centrosinistra ) in merito al funerale dell’embrione lombardo che stabilisce che tutti i feti morti in Lombardia, a causa di interruzione di gravidanza sia spontanea sia volontaria, abbiano diritto alla sepoltura, che sarà a carico della famiglia oppure della struttura sanitaria dove è avvenuta l’interruzione di gravidanza e le Asl avranno il compito di informare i familiari della possibilità di richiedere la celebrazione di un funerale e quindi la sepoltura in apposite aree cimiteriali.   

(da www.politbjuro.com)

Fa inorridire l’immaginazione perversa che sovrappone il corpo di un bambino a un grumo di cellule che per delibera regionale ha ottenuto un’anima e che, ordina il provvedimento, sarà buttato in una fossa comune come le vittime dei genocidi.  E’ davvero ipotizzabile che una donna chieda al medico cui si è rivolta (volontariamente) per abortire di consegnarle il feto per il funerale? Che la stessa donna prenda la cassetta (la provetta o che altro…) e si presenti davanti a un prete dicendo: questo è il mio “prodotto abortivo”, può benedirlo? Inoltre:  che cosa resta di un feto di meno di venti settimane? Niente, come hanno spiegato i medici interpellati. Poco o niente, perché sempre di “prodotto abortivo” si tratta. E’ terribile? Può darsi, ma è forse peggio pensare (anche solo per un secondo) che tutto finisca in una “fossa comune”. A meno che quella fossa comune non debba diventare un monumento alla memoria, un “monito” per le donne che si trovano davanti a un bivio. Qualcuno ci spieghi il senso di questa nuova legge che mette in difficoltà tutti: le donne che abortiscono, i medici non obiettori, le aziende ospedaliere che devono mettere in pratica la norma e, crediamo, la Chiesa (un funerale per il feto, una parola buona per la madre “colpevole”?).   La proposta è di portare all’estremo il processo alle intenzioni che si fa alla donna comprendendo anche l’uomo…  

IL FUNERALE DEL CONDOM USATO  Propongo un appuntamento davanti alla Regione in un giorno X per consegnare al sig. Formigoni una cassa carica carica di… preservativi usati (se proprio non riusciamo a produrne tanti naturalmente possiamo provvedere a riempirne un po’ di liquido similare…).  

Non si tratterà di humour inglese, questo è pacifico; ma di fronte alla prospettiva (o tentazione?) di scaricare addosso al pudibondo Formigoni una quintalata di condom gocciolanti temo di non resistere. D’altronde, come si dice, chi di “cazzate” (proprie) ferisce, di “cazzate” altrui (e usate) perisce. 😀 

Daniela Tuscano

13 febbraio 2007 at 16:46 14 commenti

I PASCAROLESI: NOI NON DISCRIMINIAMO NESSUNO!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

“La rabbia è un veleno della mente…essa sorge quando subiamo una contrarietà o una delusione. La rabbia è una grande energia devastante, capace di coinvolgere tutti…” E’ un pò quest’aria che nelle ultime settimane si respira tra gli abitanti del Paesello in questione: PASCAROLA. La rabbia…la rabbia per il non detto e il non fatto, la rabbia per le tante bugie, per le tante parole estranee ai concreti comportamenti e alle idee dei cittadini. La rabbia di essere coinvolti in questioni che, in un certo qual modo, non ci appartengono, perchè non abbiamo nè detto nè fatto. Quindi la rabbia, a questo punto, si tramuta in un grande Dolore.
Pascarola da sempre è stato un paesino che ha fondato il suo essere su basi Cattolico-Cristiane praticate e concretizzate, essendo la Parrocchia l’unica realtà esistente qui. Da anni si seguono e si promuovono valori di accettazione dell’altro (CHIUNQUE ESSO SIA), di rispetto reciproco, sia di accoglienza che di solidarietà. Ecco perchè mi arrabbio, ci arrabbiamo così tanto quando sentiamo e leggiamo certe bugie che ci coinvolgono. Ci ritroviamo sui giornali da un giorno all’altro, su tutti i siti e forum d’Italia, accusati di razzismo ed emarginazione e cacciatori di Omosessuali dalla realtà Parrocchiale…
A quanto vedo, Daniela, nemmeno io pensavo che il mio paese fosse così rinominato ultimamente, o meglio, così preso di mira…
Diciamo che le discussioni, da qui, come in altri forum, è stata un pò la goccia che ha fatto traboccare il vaso… Avevamo scelto IL SILENZIO…Ma se non sbaglio, proprio tu scrivevi che “I parrocchiani di Pascarola, a quanto pare, si credono buoni cristiani, e anzi proprio in nome del Cristianesimi si sentono in dovere di discriminare e spingere e loro pastori a fare altrettanto” Poi continui: “com’è tristo questo loro cristianesimo degradato a moralismo. La loro fede è del tutto autoreferenziale. E’ la fede-atea e senza amore dei fondamentalisti” e mi fermo qui. Ecco quello che (in parte) scrivi di noi…Il 18 Gennaio.E per fortuna che hai sempre avuto il beneficio del dubbio… Purtroppo su questa storia si è alzato un polverone inutile,in tal modo mi associo ai miei concittadini. Ti dico di più, si è parlato sia con il parroco in modo diretto, e sia con il giornalista che ha pubblicato l’articolo su Repubblica: il parroco in merito dice di non sapere nulla dell’intervista col giornalista, di contro quest’ultimo, dice che per avere informazioni così precise e dettagliate altra fonte non poteva avere che Padre Edoardo. Chi dice la verità? Ti dico questo: ad una diretta proposta di incontro tra giornalista, alcuni parrocchiani e Padre Edoardo, quest’ultimo ha deciso bene di non presentarsi…Il che lascia molto da riflettere…
Mi fa piacere che tu chiedi chiarimenti riguardo questi fatti, però passare per cittadini razzisti, ipocriti e soprattutto di “fede-atea” e senza amore, ci fa rabbia. Come ci fanno rabbia certe manie di autoglorificazione, esaltazione di sè, eventi plateali, dove ciò che conta non è l’ESSERE,ma l’apparire, non è gioire perchè si ama Qualcuno, ma vedere quanto siamo belli e bravi nel preparare un evento religioso di fede profonda… OGNI CITTADINO DI QUESTO PAESE HA UNA FEDE DI VERO AMORE, PRIMA VERSO IL BUON DIO, POI VERSO IL PROSSIMO, E ANCOR DI PIU’ VERSO IL PROSSIMO IN DIFFICOLTA’ ED EMARGINATO. Non a caso una delle realtà più proficue in Paese è la CARITAS PARROCCHIALE.
E, intanto di bocca in bocca, di sito in sito si tramandano voci false ed insensate,solo per l’autoesaltazione di qualcuno…che forse voleva farsi un pò di pubblicità, mettendo a tacere altre realtà del Paese…
Ma noi su questo non vogliamo pronunciarci più di tanto. Il mio intervento,come quello dei miei concittadini, vuole essere solo un chiarimento, non vogliamo nè commiserazioni, nè facciamo vittimismo…Per ora attendiamo, pazientiamo, trattiamo la nostra rabbia come si tratta un piccolo bimbo appena nato, la accarezziamo con tanto amore e fede, perchè un’offesa fatta a noi è anche un dolore. Però pazienza significa anche sopportare, subire, attendere e cercare di comprendere. Un annetodo racconta che un torturato, nel momento del più violento dolore, e di sofferenza, disse al suo torturatore:>. Quindi, noi attendiamo, senza fretta, che ci venga restituita quella serenità di vivere nel nostro paesello senza alcuni etichettamenti negativi. In fondo LA PAZIENZA E’ INTELLIGENZA COSTRUTTIVA, tanto che questi eventi ci fortificano anche nello Spirito, perchè davanti a ciò che sta accadendo, le nostre armi più forti sono la FEDE e la PREGHIERA.

*Titty*

La lettera sopra riportata è una delle tante giunte in questo blog a seguito della notizia, pubblicata da molti media e siti (“Repubblica”, gay.it, stampa locale nonché singole testimonianze), di un episodio di discriminazione anti-gay da parte dei parrocchiani di Pascarola (cfr. https://danielatuscano.wordpress.com/2007/01/18/cecita-e-tristezza/#comments, dal n° 16 in poi). Ma i pascarolesi non ci stanno: non abbiamo cacciato nessuno – protestano – né abbiamo scritto al vescovo perché allontanasse gli omosessuali, come è stato scritto.

Innanzi tutto li ringrazio per aver scelto la mia piccola tribuna come luogo dove farsi sentire, ed esporre la propria verità. Abbiamo concesso spazio a una voce; ora è bene ascoltare anche l’altra – purtroppo, nulla è giunto da parte del più diretto interessato, il sacerdote -. Come sanno i sempre più numerosi amici di questo blog, il nostro proposito – pur coi limiti di tutte le cose umane – è quello di stare dalla parte della giustizia e della correttezza. Purtroppo bisogna riconoscerlo: l’opinione pubblica è talora abbagliata proprio da quei mezzi di comunicazione che si vorrebbero autorevoli. Quando avviene non è solo per pressappochismo, o per il gusto del facile scoop (la notizia buona, è noto, non “tira”), ma anche per malafede. E questo è il primo, importante tema su cui i pascarolesi ci fanno riflettere.

Il secondo tema sono proprio loro, i gay. Ci rendiamo benissimo conto che anche su tale questione, come su altre scottanti e irrisolte, si fa spesso della partigianeria, quando invece occorrerebbe serenità, amore e fiducia (fede). E’ assolutamente vero che talune frange estremiste e politicizzate non perdono occasione per accusare la Chiesa; del resto è sempre così: anche quella del contestatore può diventare una professione, la più piatta e conformista del mondo. Sempre per amor di giustizia, però, si deve pur ammettere che nemmeno da parte delle gerarchie ecclesiastiche è molto spesso venuta una parola di comprensione e di amore verso questi fratelli e sorelle. Troppo di frequente abbiamo sentito verso di loro maledizioni, anatemi, persino offese grossolane (famigerato il parallelismo fatto dal card. Maggiolini tra le unioni gay e quelle tra cavalli, e non è purtroppo l’unico caso…); quindi una certa diffidenza e – diciamolo pure – prevenzione da parte nostra sarà stata certo sgradevole, ma spiegabile.

E proprio perché ho studiato per diverso tempo e con serietà i documenti ratzingeriani non posso che confermare tutto quanto ho scritto, e che non riguarda i singoli pascarolesi, quanto l’atteggiamento della Chiesa in generale; infatti dicevo: Se i pascarolesi si sono comportati in un certo modo è del tutto logico, perché questo è il messaggio che viene recepito dalla maggior parte dei fedeli”. E qui giungo al terzo punto.

Leggo che a Pascarola non solo non si viene discriminati, ma accolti: ed è bellissimo. Non semplicemente per il fatto in sé, ma proprio perché, visti i presupposti di cui sopra, trovare una parrocchia disponibile coi gay è impresa ardua. Saremmo anzi lieti di saperne di più, anche su altre iniziative, considerato che la filosofia di questo blog è dare risalto alle realtà positive, esistenti pur se snobbate dalla tv.

Sarebbe stupendo, anzi, se tutti quanti, ognuno coi propri talenti, collaborassimo insieme per rendere questo mondo più desiderabile, bello, vero e onesto. Il web ci ha danneggiati, protestano i pascarolesi, e non hanno torto; ma il web è solo un mezzo. E può essere utilizzato a fin di bene. Almeno in questa sede il nostro non è stato solo uno “scontro”, ma un “incontro”, o almeno un tentativo, di buona volontà; chissà che un domani, da questo piccolo seme, non nascano insperati e stupendi frutti.

Daniela Tuscano

5 febbraio 2007 at 20:40 6 commenti

LA GUERRA DEI BERLUSCONES – La saga della coppia in diretta sui media. C’interessa?

E vabbene, stavolta ne parlo. Ne era così contento anche il mio babbo… Hai visto, la moglie di Berlusconi (sig.ra Bartolini-Lario, foto sotto) si è lamentata dalle pagine di ‘Repubblica’ [i dettagli nel commento n° 1] per il comportamento maschilista del marito alla Notte dei Telegatti (sic, sic)! E’ un bel colpo…. Talmente bello, che il quotidiano ha pensato addirittura di sbatterlo in prima pagina. Ma anch’io, in fondo, ho un cuore e, per non essere tacciata di insensibilità d’animo – soprattutto verso il candore d’un padre che crede ancora esista la politica, e soprattutto una “maggioranza” e un'”opposizione”, – ecco cosa penso della “clamorosa” notizia.

…ma, alla fine, ci frega una cippalippa delle diatribe interne di due individui mossi evidentemente dallo stesso fine? Lui il solito “ganassa” imperioso e maschilista, lei che, invece, recita la parte della moglie illuminata e, ora, tradita (ricordiamo che si professava anche contro la guerra in Iraq: che dite, eleggiamo la signora a paladina dei pacifisti? Già Zanotelli scompare di fronte a lei)…
 
Se ne accorge adesso che il modello proposto dal marito è diseducativo? Quale acume, quale sensibilità, signora Bartolini-Lario ecc. ecc.! Brava, santi sentimenti! Sono almeno trent’anni che le televisioni del suo amato consorte ammanniscono messaggi di fanciulle-oggetto, scambi di coppia, grandi fratelli, talpe, puzzole, pupe, secchioni, tronisti, stronzisti, Lelimora e Costantini e Vannemarchi e il marito di Costanzo e i CecchipaVoni, e si è accorta solo oggi del benessere morale dei suoi figli/e? E di quelli altrui? Chissenefrega, naturalmente, secondo la più pura filosofia berlusconide.
 
…Se non altro, Truman era inconsapevole di quanto gli accadeva…

E il giornale di “sinistra” le concede pure la prima pagina (l’altra è sui Pacs), mentre l’Italia va allo sfascio e il governo di “sinistra” si appresta ad allargare la base Usa a Vicenza, incurante delle proteste dei più (e i giornali di “sinistra”, da bravi, o sorvolano, o sminuiscono la notizia, sennò si colpisce il governo di “sinistra”, ma che scherziamo?) .
 
Nel Paese del gossip si dà invece spazio all’Evita Peron nostrana, l’una ballerina (col dittatore, nella foto sotto), l’altra ex-attrice (diciamo così), e anzi ricordiamo l'”educativo” film col quale impose le sue… doti: Sotto sotto strapazzato da anomala passione, in cui interpretava la (svestita) parte della sposa gay di uno stralunato Enrico Montesano. Alla capricciosa moglie di un tiranno che si atteggiava a protettrice dei diseredati, hanno dedicato montagne di libri, canzoni, persino uno zuccheroso film con la boccheggiante Madonna, “don’t cry for me Argentinaaaaaaaa. ..”, chissà che non accada la stessa cosa alla dolce metà dell’italico tirannello?

Non fa bisogno di aggiungere che, come in ogni lieto fine che si rispetti, il premuroso e affranto maritino è corso ai ripari, con una lettera grondante mea culpa (anch’essa pubblica, s’intende). E vissero felici & contenti.
 
Certo, oggigiorno, tutto quanto fa spettacolo (tranne gli spettacoli seri, quelli degli artisti autentici intendo). Ma io, scusate, ho altro da fare che seguire la loro improbabile sit-com.

Daniela Tuscano

31 gennaio 2007 at 18:39 13 commenti

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